La segretaria


Salve, questa è una storia mi è capitata proprio oggi.
Socio in un ufficio che si occupa, tra l’altro, di recapito documenti, dovevamo fotocopiare un plico di circa 40 pagine per una nostra cliente che avrebbe dovuto lavorarci.
Non abbiamo (sembrerà assurdo!) una fotocopiatrice in ufficio e così, dopo giorni in cui per pigrizia non abbiamo fatto le copie per la cliente, oggi lei è arrivata in ufficio su nostro appuntamento ma i documenti non erano ancora pronti.
Fatto sta che il mio socio mi indica, tra le varie possibilità, di andare anche in un’agenzia assicurativa proprio a una 50 di metri dal nostro ufficio.
Ed ora vi spiego perché la mia fantasia, ad un simile suggerimento, ha avuto un sobbalzo vero e proprio.
In quell’agenzia assicurativa lavora una ragazza stupenda: roscetta, bassina, ma fatta benissimo.
Un bel culo e delle gambe da sturbo sempre vestita in maniera provocantissima.
Una ragazza che tutti, in ufficio, avevamo adocchiato ed era sempre oggetto delle nostre conversazioni più maschiliste e oscene.
Non solo. La bimba gettava anche ogni tanto delle occhiate niente male.
Ogni volta che passavamo davanti alla sua vetrina per andare al solito bar buttavamo l’occhio dentro e lei, puntualmente ci stava fissando.
Ma, primo, sono fidanzatissimo con una donna che adoro e, secondo, sono un tipo fondamentalmente molto timido soprattutto con le donne.
Fatto sta che questa occasione delle fotocopie mi dava modo, per lo meno, di sbirciarla un po’ da vicino e di giocare un po’, oltre naturalmente a prendere un po’ di confidenza che non guasta mai.
Così, io e la cliente ci avviamo all’agenzia mentre il mio cuore impazzivo.
Entriamo e la ragazzetta era impegnata con un cliente.
Interrompendola le dico con il massimo delle mie capacità di charme e simpatia:
“Scusami, potrei fare delle fotocopie?” e lei, apparentemente indifferente,
“Ehm… Veramente non potremmo farle,… quante sono?”
“Beh, una quarantina.. Ma pensavo che faceste anche questo servizio..”
“no, no.. Non siamo abilitati a farlo..”
Ma non volevo certo arrendermi
“Vabè, dai, te le pago…”
“no, non possiamo essere pagati proprio perché non possiamo farle. Comunque, guarda, dato che ora ho un po’ da fare, ti mostro come funziona la fotocopiatrice e se vuoi te le fai da solo..”
“Benissimo.. Grazie mille”
Tutto questo naturalmente senza far trapelare nulla e alla presenza della persona che era in agenzia e della cliente.
Cominciamo a fare le fotocopie quando, dopo pochi minuti, il cliente si alza e se ne va e lei comincia a riempire dei moduli non dando il minimo spago a qualche mia occhiata buttata ogni tanto.
Mai come in quel momento ho odiato me stesso per non aver lasciato la cliente nel mio ufficio.
Stava diventando una compagnia molto scomoda.
Mi limitava non poco.
20 copie e niente.
Lei è sempre piegata sul quel modulo.
E passando per 30 arriviamo alla fine delle fotocopie.
Il cliente non è ancora tornato e non mi rimane che l’ultima mossa da fare.
“Senti, abbiamo finito.. Però davvero non ti devo nulla?”
“No, non ti preoccupare…”
Stavo per offrirle qualcosa da bere quando lei mi interruppe i pensieri proprio con questa frase
“Vorrà dire che mi offrirai qualcosa da bere…” con un sorriso.
Il ghiaccio era rotto e dovevo accelerare ora.
Il sangue mi stava scoppiando nelle vene e il cuore ormai non rispondeva ai comandi.
“Certo… Lo vuoi subito?”
“D’accordo, ti ringrazio… Un the freddo alla pesca”
Era fatta.. Un aggancio, un appiglio ormai c’era.
Dovevo solo liberarmi della cliente ma mi diedi la zappa sui piedi da solo.
“E tu vuoi qualcosa?” le chiesi e lei
“Certo! Un the freddo alla pesca”
Spiritosa – pensai fra me.
Cosicchè ci dirigemmo al bar ma la mia mente era ormai rimasta li dentro. Dovevo trovare il modo di liberarmi una volta per tutte della traduttirce.
Prendiamo qualcosa insieme e mi faccio preparare il the da portare alla troietta. Usciti dal bar dico alla cliente.
“D’accordo.. Allora ci vediamo o ci sentiamo” consegnandole le fotocopie.
Era l’ultima speranza.
Se accettava sarei rientrato nell’agenzia da solo e avrei avuto campo libero.
“D’accordo… Io vado allora.. Grazie di tutto a preso!”
Era fatta. Mi fermai un secondo con il the freddo in mano dopo averla salutata e feci due grandi respiri. Vai. Si parte.
Entro nell’agenzia e lei è ancora sola.
Mi avvicino alla scrivania mentre lei mi ringrazia con il suo sorriso malizioso.
O la va o la spacca penso e poi ho proprio perso la testa.
Non mi fermo neanche.
Le poggio il bicchiere sul tavolo e sicuro di me, supero la scrivania le metto una mano sotto il mento alzandole il viso.
Mi avvicino e la bacio voluttuosamente.
Assaggio la sua lingua ed è intrigante ed eccitante almeno quanto lei.
Dopo qualche secondo mi stacco da lei, la guardo negli occhi e le dico:
“So che ti piaccio così come tu piaci a me. Ora ti alzi, chiudi la porta e mi porti sul retro dove mi succhierai il cazzo, d’accordo? Se non lo farai, io me ne andrò e non avrai più una simile possibilità.”
Detto questo, mi scostai e la
fissai.
Lei era evidentemente sorpresa ma si riprese subito e senza dire una parola si avviò alla porta.
Era come in balia di me e delle mie parole.
Seguii i suoi movimenti con un sorriso malizioso e soddisfatto.
“brava” le dissi.
“Ti seguo”.
Lei lentamente e con gli occhi bassi mi passò accanto e entrò in una porta. Una volta dentro la richiusi e lei non riusciva a guardarmi negli occhi per la vergogna ma sentivo che ne aveva voglia.
“E’ inutile che fai tanto la ritrosa, troietta. Ora siediti su quella sedia e fammi vedere come ti masturbi per me”
Si accomodò sulla sedia e iniziò un timido movimento lungo le gambe per arrivare poi alla sua topa.
“Forza, ragazzina. Toccati per bene e dimmi che sei la mia troia”
“So…so.. sono la tua … troia”
Era in mio potere.
Mi slacciai lentamente la cinta e poi i bottoni dei pantaloni jeans.
Mi avvicinai a lei e abbassate le mutande le dissi
“Forza, succhia puttana e vedi di bere tutto”
Cominciò dapprima a toccarlo e poi ci prese gusto e lo succhio da vera bocchiara. Io le davo il ritmo con la mano sulla nuca e quasi glielo feci ingoiare.
Stavo per scoppiare e accompagnai la mia sborrata dicendole
“Bevi.. bevi succhiacazzi!!” e lei eseguì il mio ordine.
Una volta ricomposti le ripresi il visetto e avvicinandomi le dissi
“Questo succederà ogni volta che vorrò, in qualsiasi momento e se non si potrà farlo qui lo si farò altrove. Non deludermi mai troietta altrimenti sparisco così come mi hai visto arrivare.. – e schioccando le dita – così”.
Voltai le spalle e me ne andai soddisfatto della conquista fatta.

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