Regalo di Compleanno


I11294l sole era alto e raggiante nel cielo, inneggiando alla vita che si sviluppava nel mondo.
Ma sia con il bello che con il cattivo tempo, la vita doveva continuare.
Spesso la monotonia della mondina era spezzata dalle arieggiate serate, dove a volte intercalava una festa.
In quel pomeriggio dove noi donne di età diverse, con il sedere per aria maneggiavamo nelle risaie, venne da noi il “padrun” (il padrone), portandoci a conoscenza che nella serata si sarebbe svolta una festa per il raggiungimento della maggiore età del figlio. Io ero felice perché all’indomani non avrei lavorato, cosi avrei potuto svagarmi anche mentalmente da un lavoro cosi stressante.
Il borbottio tra di noi inizio, mentre la capa ci lasciava almeno per una volta fare: lei era di solito tiranna.
La stagione si stava portando al termine, ed avrei dovuto cercare un’altra occupazione per mantenermi.
Venivo dalla Toscana, e girare per me era ormai una cosa normale.
Quella sera eravamo tutte attorno alla tavola imbandita.
A capo tavola troneggiava il “padrun” con a destra la moglie, molto bella per la sua età, ed alla sua sinistra il figlioletto già ben formato ed aitante. Io ero all’incirca al centro della tavolata.
C’era un bel brusio tra tutte noi che parlavamo, era molto bello.
Io guardavo tutte, ed a volte seguivo certi discorsi delle ragazze.
Stavo bene.
Ad un certo punto il padrun si alzo in piedi e inneggio ad un brindisi con il suo vino migliore.
Tutte lo seguimmo e brindammo per il giovincello.
Al termine della bevuta iniziarono le danze.
Quasi tutte ballavano.
Io me ne stavo in disparte a mirare la luna alta nel cielo con il mio bicchiere in mano.
Mi distaccai da loro: ero felice e tranquilla.
-“Non balla con le altre?”
Mi voltai e vidi il festeggiato.
-“No. Non mi va. Voglio godermi questa pace, questo nido di felicita.”
-“E bello qui di sera con un cielo stellato come questo.”
-“Gia.” E sorseggiai dal bicchiere.
Poi proseguii.
-“Buon compleanno Leopoldo.”
-“Grazie.” disse lui. poi continuo. –
“La stagione e finita e qui tornera la calma invernale. Mi mancherete. C’è sempre vita con voi.”
-” Già lo so. E cosi. Cosa vuoi fare nella vita?”
-“Andrò a Torino all’università. Mio padre vuole che studi, ed anche io
lo voglio. Studierò agraria. Sono bravo , sai?”
-“Lo so. Vedo come lavori.”
Gli diedi un occhiata per dimostragli che dicevo la verità.
Poi mi passai le mani sulle braccia per la frescura della sera.
-“Ti prendo qualche cosa per coprirti.”
-“No no, non importa. Non patisco.”
-” Si invece. Vieni che ti prendo una maglia.”
Lo seguii nei pressi della casa ed aspettai sulla porta, fino a che lui usci con una maglia molto bella.
La misi e poi incominciammo a camminare e a parlare.
Era molto buono e molto capace.
Si vedeva che avrebbe avuto un brillante futuro.
Arrivammo fino vicino ad un albero dietro la casa. Io guardai le stelle, e regno il silenzio tra di noi.
Poi mi voltai verso di lui, non pensavo a niente.
Era troppo bella quella sera. Lui mi guardo con occhi diversi dai miei, ed appoggiandomi le labbra sulle mie, mi bacio a lungo.
Mi prese le mani tra le sue.
Era un pochino timoroso, ma lo lasciai fare, come se fossi una cosa da esplorare, da coltivare.
Le sue mani arrivarono su fino alle mie spalle fino ad abbracciare il mio viso. Io gli rispondevo alla sue esplorazione dentro la mia bocca, sentivo l’eccitazione salire.
L’insalivazione aumentava e i nostri fluidi si mescolavano.
Eravamo abbracciati a cercarci nei nostri corpi.
Ci adagiammo per terra accaldati ed i respiri si facevano affannosi.
Ci spogliavamo a vicenda fino a raggiungere la n’udita pura dei nostri corpi.
Aveva una bella sberla di fava tra le gambe, e lui era molto eccitato dalla peluria della mia micettina.
Toccava i miei seni con avidità, ed essi erano duri e turgidi come chiodi. Chiusi gli occhi: che bella sensazione di estasi che stavo raggiungendo.
Gli toccai quel pisellone di dimensioni equine e subito in erezione si porto ai miei occhi.
Mi chinai su di esso e gli diedi un pizzico con le dita, mentre lui mi accarezzava i capelli.
Poi con la punta della lingua lo colpii a più riprese.
Era tutto eccitato e rispondeva con gridolini al mio tocco.
Poi lo affondai fino a farlo sparire nella mia bocca.
Era tutta insalivata, tanto che esso scorreva facilmente fra le mie labbra.
Dovevo stare attenta a non farlo venire: mi sentivo fremere.
Lo spompinai per bene ed a volte lui mi scopava la bocca tenendomi ferma la testa.
Poi lo guardai e gli dissi che doveva fare altrettanto.
Cosi mi coricai sull’erba a gambe larghe.
Lui si accovaccio e mi bacio le coscie. sentivo il suo respiro avvicinarsi, fino a che la bacio!
Stavo godendo.
Lui li prese un labbro tra le sue labbra slinguandolo per bene.
Poi mi spompino il clito.
Stavo raggiungendo l’estasi.
Un suo dito era dentro di me e seguiva un andirivieni veloce.
Lui si muoveva leccando.
Poi allargo le chiappette e mi passo la lingua dal basso quasi a cercare il buchino del culo, ed a grandi pennellate mi leccava tutta, e tutto il mio bagnato.
Poi gli dissi di cavalcarmi, che non ne potevo più.
Alla pecorina tenendomi fra i capelli mi infilo quel cazzo enorme dentro di me, tanto che gridai dal piacere.
Anche lui lo sentivo godere con ansimi sinceri.
Mi fotteva alla grande , come un grande amatore, quel porco che volevo in quel momento.
-“Siiiii. Cosiiii! Ti prego non fermarti. Tutto dentro deve essere.”
Mi fregava per toccare tutti i miei interni e mi palpava le tette.
Che bei momenti fino a che lui si fermo.
Ne estrasse la clava dalla micetta e punto dritto al culo.
Mi girai al tocco della cappella per fermarlo, ma era troppo tardi: stava spingendo di brutto ed io gridai come una pazza dal dolore.
-“Ferma!!!!” Disse lui.
-“Resisti ancora un poco. Poi sarai felice”
Era tenero dentro di me, e quel suo cazzo lubrificato dei miei umori scorreva piano. I miei muscoli anali si erano adattati a quella mazza vivente, ed ora godevo anche io di un nuovo piacere.
Mi stantuffava per bene, e ne ero contenta.
Mi inculò per diverso tempo, sembrava di sentirlo in gola.
Quando usci da me, mi venne sopra a 69 e amo la mia micetta con tutto se
stesso, ed io amai la sua verga, succhiandolo a più non posso.
Godemmo insieme…. nelle nostre bocche.
Poi lui si giro e mi bacio a lungo.
Sentivo l’odore della mia micetta sulla sua bocca, e lui sentiva il suo.
Rimanemmo abbracciati fino a che la brezza ci avvolse.
Ci rivestimmo e rimanemmo li a lungo in silenzio a mirare le stelle……..

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