Scommessa tra colleghi


Era il secondo anno consecutivo che perdevo la scommessa con Paolo, anche stavolta la sua squadra si era classificata prima della mia, mettendomi nella condizione di dovergli pagare una cena in un locale a sua scelta.
L’amicizia con Paolo, mio coetaneo: entrambi 34 anni, era nata sul posto di lavoro diversi anni prima, ma non aveva mai varcato la soglia dell’ufficio dove lavoriamo, probabilmente a causa della diversità caratteriale che c’è tra noi, superata solo dalla comune passione per il calcio.
Quanto io sono distinto e ricercato, tanto lui è rumoroso e un po’ triviale….
Fisicamente poi c’è un abisso: alto e magro io, basso e corpulento lui.
Ma quante discussioni sui fatti calcistici già avvenuti o in procinto di avvenire, era un interlocutore piacevole, non molto competente ma simpatico ed ironico.
La sera della cena ci vedemmo sotto l’ufficio e decidemmo di andare al ristorante con una sola macchina, la sua; fu un’ottima cena in un posto non eccessivamente elegante ma in cui potemmo mangiare piatti gustosi e bere vino di qualità, concludendo con qualche bicchiere di un prosecco fresco al punto giusto.
Durante la cena avevamo parlato di calcio, ma anche di donne e delle rispettive predilezioni sessuali, tanto che andando via rimpiansi di non essere in compagnia di una donna con cui sfogare il desiderio di sesso che mi stava progressivamente prendendo.
Mi consolai pensando che di lì a poco sarei stato a casa dove avrei trovato mia moglie, sicuramente già a letto addormentata, sarebbe stato bello svegliarla dolcemente e prenderla tra le braccia, sentendo il calore del suo corpo contro il mio e la delicatezza della sua pelle sotto le mie mani, l’avrei accarezzata fino a trovare la sua fica, umida ed accogliente.
I miei pensieri si interruppero all’arrivo del cameriere con il conto, che pagai non senza una certa rabbia; ci incamminammo verso la macchina, parcheggiata in una via tranquilla ed appartata.
Una volta in macchina Paolo anziché mettere in moto, appoggiò il braccio sul mio schienale, si assestò nel sedile e disse: “ora ci starebbe bene un bel pompino…”, convenni che sarebbe stata una conclusione ideale della serata, pensando che anche lui stesse rimpiangendo l’assenza di una donna, ma rimasi di sasso quando aggiunse: “perché non me lo fai?”.
Pensai che avesse colto qualcosa dei miei pensieri precedenti, magari notando un’espressione assente e un po’ lasciva, ma se anche così fosse, come si permetteva di chiedermi una cosa simile? Mai fino ad allora c’era stato il benchè minimo riferimento a cose di questo genere, né credo che i miei atteggiamenti gli avessero potuto far dubitare delle mie tendenze.
Stavo per convincermi che stesse scherzando quando lo vidi slacciarsi la cintura e sbottonarsi la patta dei pantaloni, furono istanti lunghissimi, pieni di un silenzio irreale in cui mi resi conto che l’idea di fare quello che mi chiedeva anziché rifuggermi, mi stava eccitando… non era in fondo quello di cui a volte mi veniva voglia vedendo un film hard?
Certo una cosa è un desiderio fugace, che dura il tempo della scena di un film, altro è trovarsi nella situazione di farlo per davvero.
Paolo non mi dette il tempo di riflettere ulteriormente, liberato il suo cazzo prese la mia nuca e iniziò a spingermi lentamente la testa verso il basso, incrociai il suo sguardo, era deciso ma accattivante mentre continuava a spingere, abbassai gli occhi e vidi il suo cazzo avvicinarsi sempre più, era scuro con una bella cappella, in uno stato di semi-erezione che me lo rendeva attraente.
Ora era molto vicino al mio viso e benchè non ancora ben eretto, mi sembrò enorme, pensai che non avevo mai visto un cazzo così da vicino; ne potevo sentirne l’odore e questo confuse ancor più i miei sensi, mi resi conto che non potevo tornare indietro quando avvertii che il mio era ormai completamente eretto.
“Su avanti, succhiamelo” ingiunse Paolo, con un tono amichevole ma deciso.
Questo mi irritò, in un rigurgito d’orgoglio maschile pensai che non doveva essere lui ad impormelo, ma io a volerlo fare, ero sul punto di ritirarmi su quando l’odore di quel cazzo così invitante sgombrò la mia mente da ogni pensiero: tirai fuori la lingua e l’accostai alla cappella, lui mugolò lievemente.
Era una sensazione tattile nuovissima quella che avvertii al contatto della mia lingua con la sua cappella, decisi di prolungarla ed iniziai a far scorrere la lingua prima attorno alla cappella stessa, poi lungo l’intera lunghezza dell’asta.
Ero esterrefatto: mi piaceva! E quanto mi piaceva! Sentii che era il momento di prenderlo in bocca, dischiusi le labbra e lo feci entrare, iniziando a muovere la testa su e giù ed a succhiare, stavo iniziando a gustarmi la presenza di quel cazzo nella mia bocca, quando avvertii sulla testa una pressione che non ammetteva repliche, Paolo voleva che ne prendessi in bocca molto di più di quanto non facessi; provai a farne entrare di più, ma mi sentii soffocare, allontanai a fatica un conato di vomito e feci per ritrarmi, ma la sua mano contro la mia nuca mi impedì di togliermelo dalla bocca.
Restai un attimo così, fermo con il suo arnese in bocca, poi sentii che Paolo iniziava a muoverlo lentamente su e giù nella mia bocca, lo assecondai, rilassandomi tornai a sentire l’eccitazione di quell’incredibile momento, in cui stavo scoprendo una nuova parte di me stesso. Dopo poco mi resi conto che riuscivo ad aprire di più la gola, ad ogni colpo del cazzo di Paolo riuscivo a migliorare quel sincronismo, tanto che mi venne naturale ricominciare a succhiare, un altro po’ e la lingua partì da sola, avvolgendo quel cazzo e facendomi sentire completamente riempito….. era magnifico!
Paolo smise di muoversi ed iniziai a farlo io, prima piano, attento a mantenere il sincronismo di tutti quei movimenti, come avevo appena imparato, poi sempre più velocemente…., ora assecondavo la volontà di Paolo che con le mani sulle mie tempie mi dettava il ritmo del pompino. Incredibile! Stavo facendo un pompino a Paolo e lo stavo facendo proprio come andava fatto, io che fino a dieci minuti prima non avevo neanche visto un cazzo da vicino! Sentivo il cazzo diventare sempre più duro nella mia bocca e percepivo i mugolii di Paolo in preda ad un’eccitazione che immaginavo facilmente, doveva essere favoloso godere nella bocca di un collega, dopo averlo messo in condizione di fare ciò che non avrebbe mai pensato di fare.
Mi chiesi cosa avrei fatto quando mi fossi reso conto che Paolo era sul punto di venire, pensai che non era il caso di farmi venire in bocca, sarebbe stato troppo umiliante, con che coraggio l’avrei potuto guardare in faccia l’indomani al lavoro? Nello stesso tempo pensavo che rinunciando avrei perso l’occasione di capire cosa si provava nel sentirsi riempire la bocca di sperma, doveva essere un buon sapore a giudicare da quello che percepivo dalle goccioline che cominciavano ad uscire dal cazzo di Paolo.
Il pensiero delle malattie mi tolse ogni dubbio: l’avrei fatto finire con la mano.
Convinto della decisione presa, tornai a concentrarmi sul pompino che stavo facendo, prendendoci sempre più gusto, era proprio una gran goduria, anche se per essere perfetto ci sarebbe voluto che qualcuno si fosse preso cura del mio cazzo, che intanto sentivo scoppiare nello slip.
Adesso Paolo era eccitatissimo, continuando a tenermi la testa tra le mani, la spinse sul suo schienale e, tenendomela ferma, prese a scoparmi la bocca con colpi sempre più violenti, mi resi conto se volevo evitare che mi venisse in bocca dovevo togliermi da quella posizione e dovevo farlo subito.
Provai a farlo, ma Paolo, che doveva avermi letto nel pensiero, mi strinse con maggior forza la testa tra le mani, mi sforzai, lottando contro quella pressione, ma non riuscii a cogliere nessun risultato apprezzabile, smisi di succhiare, tentai di dire che non volevo, ma Paolo continuava a tenermi fermo, ora non mi piaceva più, avrei dato chissà cosa per evitare quella che ora percepivo come una violenza, ma non c’era niente da fare.
“Stai fermo e succhia, che ora ti riempio la bocca…..”, ero immobile, annichilito, aspettavo che avvenisse. E avvenne, sentii un fiotto caldo colpirmi il palato, poi dopo una pausa un altro fiotto più violento, poi un altro ancora, abbondantissimo, cominciai ad avvertirne il sapore, salmastro e ricco di un afrore sconosciuto, inebriante.
“Lo vedi che ti piace?”.
Deglutii, senza accorgermene mandavo giù lo sperma di Paolo mano mano che arrivava.
“Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto…”.
Così dicendo lo tirò fuori, in tempo per far si che un ultimo schizzo si deponesse sul mio viso, dalla fronte al labbro superiore, una parte scivolò verso l’occhio, che iniziò a bruciarmi, irritato dal sipido dello sperma.
Paolo mi liberò la testa, estrasse l’uccello dalla mia bocca e, tenendolo in mano ad un centimetro dal mio viso, strinse la cappella nel pugno, facendone uscire una goccia di sperma, che mi spalmò sulle labbra, allontanandosi un sottile filamento unii le mie labbra alla punta della sua cappella, quasi a simboleggiare l’unione che era appena avvenuta.
Iniziò a ridere, una risata profonda, simpatica, molto maschile: “Dovresti vederti, con ‘sto baffo sul viso….”, ero rimasto nella posizione in cui Paolo mi aveva costretto, cercando di liberarmi l’occhio che continuava a bruciarmi.
Mi tirai su, riprendendo posto nel mio sedile, Paolo mi porse un kleenex, con cui mi pulii il viso, con la saliva cercavo di alleviare il bruciore dell’occhio, il palato rimaneva cosparso di sperma, continuavo a sentirne il sapore, anche se non così forte come poco prima, quando ne avevo la bocca piena.
“Ehi”.
“Lo sai che sei proprio una brava bocchinara…., chi l’avrebbe detto!”.
Il modo con cui Paolo mi stava trattando, le cose che mi diceva, pur umiliandomi mi eccitavano, sentivo il mio cazzo che spingeva ancora contro lo slip.
Parlai senza accorgermene, la parte ancora attiva di me, cercando di recuperare credibilità si manifestò e mi sentii dire: “Dai, ora tocca a me…., ho il cazzo che mi scoppia”, come se fosse una cosa normale spompinarsi a vicenda tra colleghi.
Paolo smise di ghignare, mi guardò come se fossi un marziano e disse: “Non sono mica frocio, io…..”:

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