Il prezzo del segreto


Nella sala d’attesa l’atmosfera era tranquilla ed ovattata, ed il silenzio era rotto solo dal fruscio delle pagine delle riviste, che le signore in attesa del loro turno giravano di tanto in tanto.
Ogni mezz’ora circa l’infermiera con voce sommessa chiamava un cognome ed una delle donne scompariva al di là della porta dello studio medico.
Marina al contrario di tutte le altre era nervosa e preoccupata: quella era la prima visita dal ginecologo, nonostante i suoi 19 anni, non aveva mai ritenuto opportuno fare un controllo e sua madre l’aveva assecondata.
Negli ultimi mesi però il suo ciclo era diventato irregolare e le mestruazioni molto dolorose, e nonostante le proteste sua madre aveva fissato quell’appuntamento con il suo ginecologo.
Ora, man mano che il suo turno si avvicinava cresceva in lei la paura e la certezza che il suo segreto sarebbe stato rivelato a sua madre, con conseguenze disastrose.
I suoi genitori erano cattolici molto osservanti, quasi bigotti, sessuofobi e severissimi su tutto quello che si riferiva alla sessualità ed alla morale.
Le avevano impartito una educazione rigidissima, con proibizioni e tabù di ogni tipo, ma Marina aveva una natura esuberante e sensuale e ormai da 3 anni non era più vergine!
Nonostante avesse una vita sessuale abbastanza intensa, i suoi non avevano mai neanche sospettato lontanamente che la loro innocente bambina avesse conosciuto già la verga di numerosi uomini e che in mancanza di meglio, tutte le sere si masturbava furiosamente nel suo letto, fino ad addormentarsi stremata.
Ma ormai il suo segreto stava per essere rivelato e il disastro incombeva su di lei.
Non aveva tanto paura di sua madre, contava in una sorta di solidarietà femminile e poi aveva sempre avuto l’impressione che sotto quella immagine da casta e devota sposa, pulsasse un cuore caldo, ma suo padre! Lui si, era l’immagine stessa dell’austerità e della rigidità morale, e l’avrebbe senz’altro cacciata di casa, messa in un convento o qualcosa di simile, o punita in qualche altro modo terribile ed insopportabile, bollandola per sempre con un marchio di infamia.
Mentalmente ripassava le sue esperienze sessuali, cullandosi nella sciocca speranza di avere conservato nonostante i ripetuti amplessi una parvenza di verginità, ma quando arrivò con la memoria alla notte passata con l’animatore del villaggio all’Elba, l’estate precedente, perse anche questa illusione consolatoria, nel ricordo delle dimensioni e della potenza con cui l’aveva martellata per tutta la notte, lasciandole al mattino una languida sensazione di apertura totale e definitiva.
Il ginecologo avrebbe visto benissimo che la strada della sua micina era stata percorsa in lungo e in largo e lei sarebbe stata perduta.
“Eccoci” esclamò sua madre rispondendo alla chiamata dell’infermiera, e si alzarono avviandosi verso lo studio.
Il dottore era seduto alla sua scrivania, e si alzò per salutarle
” Buongiorno signora, come va ? Ci siamo visti da poco e andava tutto bene, mi dica cosa è successo ?”.
“Vede dottore, non sono qui per me ma per la mia bambina” a quella parola il cuore di Marina accelerò ” ha dei problemi mestruali e ho pensato che lei poteva aiutarci”.
Lui le sorrise e guardando Marina
” Senz’altro farò del mio meglio, ho in cura lei da oltre 10 anni e sarò lieto di aiutare anche sua figlia. Mi permetta ma non mi sembra più una bambina, quanti anni ha ?”
“Ho 19 anni” rispose Marina, guardando sua madre con aria stizzita, ma lei aggiunse”
Beh per una madre sono sempre bambine, e poi la mia Marina, dottore, è un po’ come una bambina, è ancora un fiorellino, insomma intatta, mi capisce?
“Certamente signora, lei mi conosce sarò delicato e attento”.
Marina aveva quasi la nausea, il suo “peccato” le cresceva dentro e rispose meccanicamente alle domande del medico circa i suoi disturbi, con sua madre che interveniva sempre e la disperazione che cresceva.
“Allora, adesso possiamo iniziare la visita” disse il dottore, alzandosi ed avvicinandosi al lavandino per lavarsi le mani
” Signorina si accomodi dietro al paravento e si spogli. Può tenere la camicia ed il golf, tolga la gonna, le calze e le mutandine.”
Marina si spogliò dietro al paravento, ed attese indicazioni su come proseguire.
Di lato, nascosto in parte dal paravento stava il lettino ginecologico, con quei ridicoli sostegni per le gambe,
Per la prima volta lo guardò con attenzione, circa 50anni, ben portati, brizzolato, un fisico snello ed elegante, un volto intelligente ed uno sguardo penetrante che esprimeva dominio di se e degli altri e che la faceva sentire indifesa..
Lui arrivò al suo fianco e la trovò così, quasi paralizzata e persa, in attesa di chissà che.
“Signora, vuol venire qui e stare vicino a sua figlia”
disse alla madre invitandola ad avvicinarsi per assistere alla visita, ma lei rispose
” No grazie dottore, ma preferisco restare in disparte. Di lei ho piena fiducia, e poi mi sento in imbarazzo ad assistere alla visita di mia figlia. Le raccomando solo di essere più delicato che mai, come le ho detto la mia piccola è ancora vergine”.
“Certo signora, lei mi conosce, sa quanto sono scrupoloso. Allora Marina, vuole accomodarsi sul lettino. Ecco, così va bene, adesso appoggi le gambe qui sui sostegni e si rilassi”
Si rilassarsi ! Per Marina era giunto il momento della verità e guardandolo con aria supplichevole gli disse con le labbra
“Per favore non dica nulla”, approfittando del fatto che la madre era alle sue spalle e non poteva vedere.
Lui la guardò con aria sicura e dopo aver calzato i guanti si sedette su uno sgabello posto ai piedi del lettino e si avvicinò alla sua vulva spalancata.
“Cara signora, allora ad un primo sguardo non ci sono problemi ” il cuore di Marina era impazzito
” la sua bambina è proprio sana e intatta, come lei l’ha fatta 19 anni fa!”
” Ah lo so dottore, ne ero sicura anche se sentirselo dire fa piacere” rispose ridacchiando sua madre.
Marina si lasciò andare completamente alla gioia per lo scampato pericolo, e si aprì involontariamente ancora di più al suo sguardo.
” Bene, rimane il problema dei dolori, io signora dovrei fare una visita interna, lei permette ? Sa con le ragazze vergini l’esame si fa per via anale e magari può essere fastidioso ”
” Dottore, se non c’è altro modo faccia pure, il medico è lei” disse sua madre girandosi quasi di spalle, come non volesse assistere alla profanazione di sua figlia.”
Non penso ci sia altro modo signora, la via vaginale è chiusa, e anche se dopo faremo un’ecografia, la visita ci dice molto di più”.
” Dottore, le ripeto ho piena fiducia in lei” concluse la madre, e Marina aggiunse
” Dottore mi farà male ?”
” No, farò pianissimo per farla abituare, e le metto una crema anestetica. Sua madre può dirle che ho un tocco molto delicato, non mi sentirà quasi”, le disse il dottore guardandola con uno sguardo complice
” e poi capisce bene, che visto che davanti è tutto ancora ben chiuso, bisognerà per forza passare da lì …dietro, non è d’accordo?”.
Incastrata!
Non le rimase che annuire, guardandolo prendere un tubetto di crema e cospargersi le dita guantate abbondantemente.
Poi ne prese una gran quantità ed iniziò a spalmarla sul suo buchetto, con delicatezza, più come un amante che come un medico.
Le ricordò il suo ultimo ragazzo, che l’aveva ossessionata con quella idea di farle il culetto, e glielo leccava a lungo quando facevano l’amore nella speranza di poterci entrare un giorno.
Lei non l’aveva mai concesso a nessuno, ma tutto quel parlarne e quelle estenuanti leccate l’avevano sensibilizzata al punto che ormai quando si masturbava un dito abbondantemente lubrificato correva a cercare quell’apertura segreta e la forzava dolcemente, intensificando l’orgasmo che ormai aveva stabilmente una componente anale.
Quei ricordi le eccitarono e per un attimo dimenticando dov’era si lasciò andare, ma si riprese con sgomento accorgendosi di essersi leggermente bagnata .
Alzò lo sguardo sul viso del dottore e capì che se ne era accorto.
Allo stesso momento lui appoggiò con decisione il medio della mano destra sullo sfintere e lo lasciò fermo, esercitando una lieve e dolce pressione.
” Si rilassi signorina, e faccia qualche bel respiro . Signora ci siamo quasi, e sua figlia non ha sentito male, vero ?”
“N-no, per nulla” rispose Marina con voce incerta per la confusione che quella spinta verso le sue profondità segrete le metteva dentro.
” Tesoro non agitarti, la visita è necessaria e il dottore è bravissimo” le disse sua madre interpretando erroneamente il tremore nella voce di Marina.
” Bene adesso cominciamo” disse il dottore e approfittando dell’abbondante lubrificazione affondò il dito nell’ano con un leggero movimento rotatorio.
Contemporaneamente, guardandola fisso negli occhi le infilò l’indice nella vagina e proseguì nella spinta fino ad avere la parete di carne che divide i due canali contro l’attaccatura delle dita.
Marina sgranò gli occhi nei suoi e lui le disse con le labbra
“Non dica nulla” e poi rivolto alla madre che ormai era girata di spalle e coperta quasi completamente dal paravento
” Ecco, allora adesso le lasciamo il tempo di rilassarsi ed abituarsi ” ed intanto frugava il retto e la vagina usando le dita per un eccitante massaggio interno
” ecco adesso ci siamo, ecco l’utero è a posto ” e massaggiava sempre più a fondo
“ecco le ovaie regolari, senza grosse cisti. Adesso un po’ di pazienza che palpo anche l’addome”, e con la mano sinistra poggiata sul pube le stirava verso l’alto le labbra e stimolava il clitoride, tormentato anche dal pollice della mano destra.
Marina era presa da sensazioni forti e contrastanti e su tutte l’eccitazione aveva avuto il sopravvento, tanto che dalla sua vulva colava un flusso continuo di umori che andava ad aggiungersi alla crema lubrificante.
Aveva appena iniziato a spingere impercettibilmente col bacino contro la mano che la penetrava che lui estrasse le dita dicendo
“Bene, abbiamo quasi finito, alla visita va tutto bene. Adesso facciamo l’ecografia.”.
Sua madre si girò a guardarla e vedendola rossa in viso le disse
“Cara, non ti devi vergognare, il dottore lo fa per il tuo bene, è il suo lavoro, e poi sarà il tuo ginecologo, ti seguirà se avrai dei bambini. Non è piacevole questa cosa ma si deve fare, l’ho fatta tante volte anch’io, piano piano ti abituerai”.
Marina si schermì, e bofonchiò un
” Si mamma lo so, è che mi devo abituare, è una cosa nuova” e sapeva bene a cosa si riferiva.
Nelle sue masturbazioni non si era mai spinta fino a penetrarsi il culetto ed ora le era rimasta una sensazione di vuoto che la irritava e l’aveva lasciata eccitata.
Il freddo gel della sonda ecografica sul ventre la strappò a queste sensazioni, mentre il dottore con perizia e rapidità esplorava le sue viscere con il fascio di ultrasuoni.
Scattò 5-6 fotogrammi, e poi le porse un telino per asciugarsi, mentre studiava le immagini.
” Signora, ci sono delle piccole cisti ovariche, ma sono poco evidenti, avrei bisogno di fare una ecografia dall’interno, un attimo di pazienza ed abbiamo davvero finito”.
E così facendo prese una sonda grigia dalla forma decisamente fallica, un oggetto di plastica lungo almeno 15 cm e grande quanto 2 dita affiancate.
Gli infilò sopra un guanto che spalmò abbondantemente di crema lubrificante all’interno ed all’esterno e rivolto a Marina disse
“Cara signorina, si rilassi ancora bene. Adesso devo introdurre questa sonda, come abbiamo fatto prima, e in pochi minuti l’esame è fatto”.
Sua madre si mise di nuovo in quella posizione di spalle, non voleva vedere, e Marina si preparò a quella intrusione, ben più importante del dito indagatore di prima.
Lui appoggiò la sonda all’ano, che lo accolse dilatandosi elasticamente, quasi senza sforzo, e la spinse con decisione e delicatezza, fino al fondo.
Marina si sentì riempire ed in un attimo l’eccitazione riprese il sopravvento e i suoi succhi fluirono abbondanti dalle sue labbra aperte.
Lui mosse con precisione la sonda, scattando i fotogrammi necessari all’esame, e poi prolungò l’intrusione di 1-2 minuti, parlando amabilmente con la madre, e allo stesso tempo approfittando della libertà concessa per affondare nel retto della ragazza quel simulacro di pene, accarezzando con la mano libera il clitoride gonfio e ormai sensibilissimo.
Marina si lasciò andare alle sensazioni ed ancora giunse quasi all’orgasmo (impossibile da raggiungere vista la presenza della madre), quando lui con un movimento fluido e deciso estrasse lo strumento con un risucchio che le restò nell’animo.
“Tutto bene” le disse porgendole un telino pulito,
” aspetti un attimo ad asciugarsi e rivestirsi, che le metto un piccolo ovulo disinfettante, così non avrà fastidi”.
Si chinò sul carrello e trafficò con qualcosa che lei non vide.
Le si avvicinò e le inserì in vagina una specie di pallina di plastica, dicendole con le labbra
“La apra a casa”.
Si girò verso il lavandino per togliersi i guanti e la lasciò sola dietro il paravento a sistemarsi gli abiti.
Marina udì solo confusamente il discorso che faceva a sua madre, e non lo capì completamente neanche quando lo ripetè a lei.
Lui le diede una serie di esami da fare e fissarono un appuntamento dopo un mese per un controllo e per iniziare una terapia ormonale.
Tornò a casa in preda ad una ridda di sensazioni, confusione, eccitazione, sensazione di pericolo, la consapevolezza di essere stata usata, ma anche la complicità trovata in un inaspettato alleato.
Sua madre le chiese se si sentiva bene, e dopo essersi rassicurata uscì per tornare al lavoro, lasciandola sola in casa.
Marina corse in bagno e con le dita insalivate affondò nella vagina ed estrasse la pallina che il dottore aveva inserito, facilitata anche da un cordino che pendeva fino all’esterno.
La aprì e dentro vi era un bigliettino frettolosamente piegato.
“Mi telefoni alle 20” c’era scritto e il suo cuore ebbe un tuffo.
Non sapeva come interpretare quel messaggio.
Un approccio sessuale? forse il dottore voleva finire il lavoretto?
O voleva chiarire il fatto della sua falsa verginità ?
Al ricordo dell’esperienza vissuta e nell’eccitazione della paura quasi meccanicamente iniziò a masturbarsi seduta sul water strofinandosi la vulva con il palmo aperto, infilandosi dentro la micina bollente due dita e massaggiando internamente le pareti rugose.
Il suo orgasmo era però ormai polarizzato sulla sua apertura posteriore e l’altra mano corse a tentarla, trovandola turgida e vogliosa di nuove aperture.
Fu il manico della sua spazzola preferita, liscio e poco più grande del suo dito ad affondare nel suo culetto, abbondantemente spalmato di crema idratante, e così ebbe finalmente l’orgasmo che dal pomeriggio le era negato, con le dita affondate nella fichetta e quel paletto di legno ben piantato nel suo buco palpitante negli spasimi finali.
Lo estrasse con piacere gustando la dilatazione dell’uscita, si lasciò andare contro lo schienale ancora con la mano sulla vulva bagnata e lucida e fece la pipì così, sentendola ruscellare tra le dita e scorrere nel solco gluteo, fino al buchetto, deliziandolo con quel flusso bollente.

4 thoughts on “Il prezzo del segreto

  1. Camillo 2 ha detto:

    Dite amici non è bello sapere che certe ragazzine hanno anche il sederino sensibile? E bello per il patner sarà visitarglielo ripetutamente. Pertanto alla nostra Marina il dottore che visita le riserverà? Voglio immaginarmela con uno strumento di calda carne innervata di passione che le sonderà il colon non in cerca di ciste maligne ma per cercarle il vero piacere della vita.

      • Ficologo ha detto:

        Si indubbiamente nella prima adolescenza si è curiosi, la mia sorellina di appena 10 anni veniva a spiarmi quando pomiciavo con la mia ragazza ed era talmente libidinosa che osò dirmelo. In breve mi fece capire che le sarebbe piaciuto. Le leccai la fichetta per oltre 4 anni e mi ero morbosamente attaccato a lei anche io. Però finì male.-

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