Viaggio a Cuba


Sono sposata da quasi tre anni ed il mio matrimonio è sempre stato perfetto, ho una bella casa, lavoro come segretaria presso uno studio notarile e sono ben pagata, mio marito è molto affettuoso e spesso mi aiuta pure nelle faccende di casa.

L’unico neo della mia vita è che mi vorrei tanto avere un figlio e nonostante i tentativi fatti con mio marito non sono mai riuscita nell’intento fino a che……

E’ successo tutto qualche mese fà in occasione di ferie estive, avevamo in programma un viaggio a Cuba di due settimane per rilassarci e provare finalmente a raggiungere il nostro sogno, ma un improvviso impegno di lavoro ha trattenuto mio marito.
Il primo pensiero è stato quello di rimanere e fargli compagnia nel caldo agosto di Milano, ma avendo soltanto poche ferie all’anno sono partita ugualmente in compagnia di una mia amica molto cara.

Lei era già stata altre volte a Cuba e conosceva molti locali e molti posti dell’isola in cui era possibile divertirsi.

La stanza dell’albergo che condividevamo era davvero molto lussuosa, ma non fidandomi del posto nuovo ed avendo con me una discreta quantità di denaro, oltre alla carta di credito, chiesi ad Anna (la mia amica) se non fosse prudente depositare il tutto presso la direzione ma mi dissuase dicendomi che non ci trovavamo in un luogo sperduto ed i furti sono davvero rari.

Andammo allora nella meravigliosa spiaggia dell’hotel per prendere la prima tintarella anche se io devo usare davvero la massima attenzione perché sono di carnagione molto chiara, con capelli biondi ed occhi verdi.
Circondate da palme ed acqua cristallina, sedute sulla sabbia soffice assistemmo estasiate al più bel tramonto che avessi mai visto.

Al ritorno in camera però trovammo una brutta sorpresa, la porta era spalancata ma senza il minimo segno di effrazione ed ovviamente la mia borsa nascosta nell’armadio era sparita e con essa tutte le mie possibilità economiche.

Fortunata i ladri non avevano avuto molto tempo e la valigia nell’armadio di Anna era rimasta intatta.
Ovviamente le chiesi un piccolo prestito di 50 dollari che mi diede volentieri a patto di non avvertire la polizia dell’accaduto perchè sarebbe stata, secondo il suo parere una inutile perdita di tempo ed io accettai.

Passammo la serata in una discoteca per turisti e per dimenticare l’accaduto spesi quasi tutti i miei pochi dollari e mi trovai presto al punto di partenza.

Anna mi disse che non poteva mantenermi per tutto il soggiorno, ma che conosceva un modo per farmi guadagnare qualche dollaro.

Mi disse che la vita nell’isola per colpa del turismo occidentale era davvero molto cara, tanto che gli abitanti dell’isola per i loro miseri stipendi non potevano permettersi qualche ora di compagnia con le ragazze del posto,
abituate bene ai dollari americani, ma uno sforzo economico per una ragazza bionda occidentale l’avrebbero fatto sicuramente.

Sul momento rimasi davvero offesa della proposta immorale di Anna, ma dopo qualche sera trascorsa in camera da sola senza soldi neanche per la più misera discoteca decisi di accettare, sarebbe stato per il pomeriggio seguente.

Mi svegliai verso mezzogiorno ed Anna mi ordinò di farmi una doccia, di profumarmi e di mettere gli abiti che per me aveva preparato.

Indossai le calze a rete nere con giarrettiera, la minigonna sempre nera, il reggiseno a balconcino che facevo fatica a chiudere (Anna ha soltanto una seconda ed il mio seno è di almeno due misure superiore), una camicetta di seta bianca ed un paio di scarpe rosse con tacchi a spillo.

Anna mi truccò molto pesantemente, evidenziando le mie labbra carnose con un bordo a matita nero su un rossetto molto carico.

Nella hall dell’albergo tutti gli uomini mi guardavano e scambiandosi gomitate ridevano tra loro, forse sarebbe bastato tornare in camera e lasciare la porta socchiusa, ma ormai ero in ballo…..

Un taxi ci aspettava e prima di salire il conducente tese la mano come a pretendere un pagamento anticipato, ma Anna scambiò con lui alcune parole in spagnolo, di cui capii poco, e tutto si risolse.

Anna mi disse di salire al fianco del conducente e lei andò dietro.

Spesso durante il tragitto il tassista girava lo sguardo e mi sorrideva posando la sua mano sinistra sulle mie cosce ed accarezzando la zona che rimaneva scoperta dalle calze.

Era un uomo sui 40 con carnagione scura ed una folta barba incolta, emanava un odore di sudore misto a rum ed io abbandonata a tale gioco rimanevo immobile senza la minima volontà di fare di qualcosa.

Attraversammo tutta la città e ne uscimmo, il viaggio durò una ventina di minuti, quando infine giungemmo in un piccolo villaggio di case fatiscenti disposte in modo disordinato attorno ad un molo di legno.

L’auto si fermò proprio nel centro di una piazzetta non asfaltata ed il tassista mi afferrò i seni dicendo qualcosa in spagnolo che non capii.

Anna allora intervenne dicendo che si era accordata con lui, in cambio della corsa avrei dovuto baciarlo.

Si aprì la cerniera dei pantaloni, mi abbassò il capo e cominciai a baciarlo, era davvero molto eccitato e non ci volle tanto che raggiungesse il piacere, all’ultimo istante non me la sentii di ricevere il suo seme e mi fermai.

Mi bagnò la camicetta e dopo qualche secondo andò su tutte le furie, Anna disse che non era questo il modo di comportarsi, ma che era il momento di scendere, l’autista ci avrebbe aspettato per il ritorno e per avere ciò che gli era stato promesso.

Anna mi portò verso una casa semplice, in legno, dall’aspetto trasandato, quasi abbandonata.

Davanti all’uscio un gruppetto di persone ci aspettava, non ebbi il coraggio di alzare gli occhi e guardarli, notai soltanto che molti di loro erano di colore e piuttosto malvestiti.

La casa aveva una sola stanza con al centro un letto a due piazze con sponde in ferro battuto, i vetri delle finestre erano rotti e dall’esterno era possibile vedere tutto.

Anna aveva una grossa borsa nera con se, di quelle che usano i fotografi, la aprì e ne estrasse una benda, notando che ero molto imbarazzata disse che così avrei avuto meno problemi, e me la mise.

Non riuscivo più a distinguere niente, neppure le ombre o la luce del sole dalle finestre.

Ad un tratto sentii una mano accarezzarmi le cosce e lentamente alzarmi la gonna, mi distesi sul letto aspettando…… senza una parola due mani possenti mi afferrarono le caviglie ed io le assecondai offrendo la mia intimità.

Con colpi lenti ma decisi entrò in me.

Non avevo la forza nè di fare e nè di dire nulla, lo sentivo gemere mentre oltre le finestre piovevano commenti ed incitamenti a far presto, come desiderosi di arrivare al proprio turno.

Ero sempre bendata e non riuscivo a vedere il suo viso, ma sentivo che era al culmine della sua eccitazione, allora sapendo che non stava usando nessun tipo di precauzione lo spinsi delicatamente per i fianchi per fargli capire di uscire.

Per risposta a tale gesto mi afferrò con forza le natiche e con un sussulto venne dentro me.

Si mise a ridere soddisfatto e disse qualcosa ai suoi amici che a turno entrarono nella stanza e mi presero

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