Chi l’avrebbe mai detto


Mi chiamo Franco, ho 38 anni, dopo il fallimento del mio matrimonio per risparmiare sull’affitto sono tornato da abitare con i miei in una villetta in periferia.
 La storia che sto per raccontare è realmente accaduta la scorsa estate.
 Durante il fine settimana ero rimasto solo in casa, non sapendo cosa fare, per ingannare il tempo, decisi di dare una sistemata al giardino e più precisamente di potare le rose da toppo trascurate, tanto che dal lato della recinzione avevano invaso il giardino dei vicini.
 Avevo iniziato il lavoro da pochi minuti quando vidi che Daria, la vicina, era scesa anche lei nel suo giardino.
 E’ una donna di 45 anni, nonostante l’aspetto gradevole non ancora sposata, secondo mia madre per colpa della madre troppo esigente, e forse era questo il motivo di una cera “acidità” che la rendeva antipatica a tutti.
 Non la vedevo da diversi anni, stavo per salutarla ma fui aggredito verbalmente.
 << Era ora che qualcuno si decidesse a fare un po’ di pulizia, sono stufa di vedere il mio giardino invaso dalle vostre rose, e non ho nessun’intenzione di fare come lo scorso anno quando le ho dovute tagliare io >>
 Non avevo voglia di mettermi a discutere, cosi le dissi di non preoccuparsi e che avrei cominciato il lavoro proprio dal suo lato.
 Detto fatto scavalcai la bassa recinzione che divide le due ville ed iniziai il lavoro.
 Era una giornata calda, il lavoro si rivelò più faticoso del previsto tanto che decisi di togliere la camicia e rimanere a torso nudo per cercare di avere un po’ di refrigerio.
 Daria che fino a quel momento era rimasta dentro casa venne fuori e mi portò un birra fredda.
 Fui ben felice di poter riposare un po’ così mi misi seduto per terra.
 Lei indossava un vestito leggero e lungo con uno spacco di lato che le arrivava fino a metà coscia.
 Si sedette su di uno sgabello basso che si trovava proprio di fronte a me e non si accorse che con quella posizione la parte posteriore delle cosce rimaneva scoperta fino al sedere tanto che riuscivo a vedere i suoi slip bianchi.
 Non ero mai stato attratto da lei, sicuramente per via del modo di vestire piuttosto anonimo che non valorizzava quello che ora vedevo con gran piacere, ma adesso era diverso e l’erezione del pene lo dimostrava.
 Probabilmente il mio sguardo era rimasto troppo a lungo in basso, infatti, lei si alzò di scatto tenendosi il vestito e mentre tornava in casa notai il rossore che era comparso sul suo viso.
 Ripresi il lavoro con la convinzione di aver fatto una figuraccia, ma il pensiero andava sempre alla stupenda visione di poco prima.
 Mi accanii quindi con una vecchia radice saldamente conficcata nel terreno e fu tanta la foga che misi per estirparla che quando cedette mi sbilanciai e finii con la schiena su di un ramo di rose.
 Probabilmente gridai per il dolore perché Daria venne subito in giardino chiedendomi cosa fosse successo.
 Quando vide i graffi sulla schiena disse che dovevano essere disinfettati e mi invitò ad entrare in casa.
 Mi fece accomodare nella sala da pranzo e poco dopo tornò con il disinfettante.
 Iniziò a pulire i graffi con molta delicatezza, sentivo che non era solo l’ovatta a passare sulla mia schiena ma anche le sue dita, era una sensazione piacevole, subito mi tornarono in mente le sue cosce ed i suoi slip e fui di nuovo in tiro.
 Voltandomi vidi che i suoi capezzoli premevano contro il vestito dimostrando chiaramente che era eccitata, lei si accorse della cosa, si girò di scatto e fece per andare via ma io reagii d’istinto, la presi per i fianchi e la tirai verso di me facendole sentire il pene sul sedere.
 La sentii irrigidirsi, per un attimo pensai che stava per urlare ma sua resistenza durò poco.
 Quando le posai le labbra sul collo sentii il suo corpo aderire perfettamente al mio e le sue mani si strinsero sulle mie gambe.
 Con una mano andai sul suo seno, riuscii attraverso la stoffa a prendere il capezzolo fra le dita tanto era duro ed eretto, con l’altra iniziai a tirare su il vestito.
 Arrivai subito alle cosce, il suo respiro si faceva sempre più affannato, sembrava che la mia erezione andasse di pari passo.
 Quando la mia mano arrivò sugli slip sentii che arano bagnatissimi.
 Iniziai a toccarla senza spostarli, sentivo la sua eccitazione crescere, li spostai con l’indice e appena il medio sfiorò le grandi labbra lei raggiunse l’orgasmo con una foga tale che fui costretto a metterle una mano sulla bocca per attutire le sue grida.
 Si girò verso di me con aria stralunata, stava per dire qualcosa ma glielo impedii dandole un bacio.
 Lei rispose inserendo tutta la sua lingua nella mia bocca, le presi la mano e la guidai sul pene che faceva fatica a restare dentro i pantaloni.
 Il respiro le tornò di nuovo affannato ma restava con la mano ferma sul membro senza muoversi, c’era qualcosa di strano nel suo comportamento che non riuscivo a capire.
 Iniziai a sbottonare lentamente il suo vestito lei fece altrettanto con i miei pantaloni ma con più fretta, ci ritrovammo solo con gli slip.
 Aveva un corpo magnifico, sembrava che gli anni non avessero avuto nessun effetto su di lei.
 Il seno era alto e sodo, era senza reggiseno, le gambe perfette e fianchi appena abbondanti, cosa che non mi dispiacque affatto.
 Mi tolsi le scarpe e i pantaloni buttandoli di lato, quando mi sfilai i boxer sussultò alla vista del pene eretto, rimase ferma immobile senza smettere di guardarlo, sembrava ipnotizzata ma il respiro affannato tradiva la sua eccitazione
 La feci sdraiare sul divano, mi inginocchiai vicino e iniziai a succhiarle un capezzolo.
 Iniziò immediatamente a gemere per il piacere, scesi allora verso il basso senza mai staccare la lingua dal suo corpo che sentivo tendersi ad arco.
 Quando giunsi all’altezza del pube mi fermai un po’ per poi passai all’inguine, avrei voluto stare li per più tempo ma mi afferrò la testa e la spinse verso la sua vagina.
 La mia bocca si ritrovo immersa in un mare di piacere, non avevo mai visto una donna bagnarsi così tanto, spinsi la lingua il più possibile dentro di lei.
 Ripetei l’operazione per una decina di volte, poi presi il clitoride fra le labbra, iniziai a succhialo e contemporaneamente lo tintinnai con la lingua.
 Esplose in un nuovo orgasmo, era una cosa sconvolgente era passato pochissimo tempo dal primo.
 Continuai a leccarla e lei continuò a godere, per potermi staccare dovetti fare forza sulle sue mani che continuavano a premere su di lei la mia testa.
 Mi alzai, la feci sedere sul divano e le misi il pene davanti la bocca, iniziò a baciarlo per tutta la sua lunghezza, poi finalmente tiro fuori la lingua e la fece girare a tondo sul glande per poi leccarlo come fosse un gelato.
 La mia eccitazione era al culmine, quando le dissi che stavo per venire mi mise le mani sui glutei e mi tirò a se.
 Il pene scomparve nella sua bocca, la mia eiaculazione fu immediata, lo sperma le giunse in gola ma lei non si stacco, continuò a succhiarlo avidamente e neppure una goccia del mio seme uscì dalle sue labbra.
 Lentamente il pene perse il suo vigore ma lei continuò a succhiarlo, sembrava che non volesse più lasciarlo, quando finalmente lo fece mi guardò in faccia e diventò rossa.
 Le chiesi quale fosse il problema e sentii una frase che mi sconvolse. << Non ho mai avuto un uomo, si…. insomma…., non ho mai fatto questo ne altro.>>
 Non riuscivo a credere a quello che avevo appena sentito, mi resi immediatamente conto che quella che stavo vivendo era un’esperienza fantastica, avevo davanti una donna che aveva impiegato 45 anni per lasciarsi andare e che sicuramente aveva voglia di continuare a sperimentare tutte le gioie del sesso.
 Questi pensieri ebbero la forza di farmelo tornare duro immediatamente, iniziai a baciarle tutto il corpo, non impiegò molto per tornare su di giri.
 La presi per mano e la portai in camera da letto.
 Tremava per l’eccitazione, ci mettemmo sul letto, la feci sdraiare su di me e iniziai a baciarla teneramente.
 Il pene sfiorava le grandi labbra della sua vagina e lei muoveva il bacino per sentirlo meglio, alcune gocce dei suoi umori caddero sul mio ventre.
 Continuammo così per qualche minuto, quando sentii che era al massimo le dissi di salire sul pene e metterlo dentro.
 Si tirò su, lo prese con una mano, lo portò all’ingresso del suo nido e vi si lasciò cadere sopra.
 Un lungo gemito liberatorio uscì dalle sue labbra.
 Rimase così per un tempo che mi sembrò interminabile, con le mani che premevano sul ventre come a voler toccare il caldo oggetto che era dentro di lei.
 Finalmente iniziò a muoversi, era alla prima esperienza ma sembrava che non avesse fatto altro per tutta la vita, i suoi movimenti erano precisi, si alzava fino a far arrivare il glande a sfiorare l’ingresso della vagina per poi ridiscendere fino a prenderlo tutto dentro, sempre più velocemente.
 Continuò così finché un nuovo e ancor più potente orgasmo la raggiunse.
 Sentivo le contrazioni dei muscoli vaginali avvolgere il mio pene, sembravano non finire mai mentre dalla sua bocca uscivano una serie infinita di si, era fantastico.
 La feci sdraiare ed invertii la posizione, questa volta fui io a stare sopra, non ebbi neanche bisogno di guidarlo dentro di lei, come appoggiai il pene sulla vagina entro da solo.
 Iniziai a muovermi con colpi decisi e regolari, Daria rispondeva benissimo, assecondando ogni mia spinta e spingendo con le mani il mio bacino contro di lei, la sua eccitazione era salita di nuovo, i miei affondi si fecero sempre più rapidi, lei iniziò ad incitarmi, continuai con quel ritmo a lungo finché non venni.
 Fu l’orgasmo più bello della mia vita, mi
 sembrava di vivere sensazioni nuove.
 Restai dentro di lei, ansimando come un maratoneta dopo l’arrivo, lei chiuse le gambe su di me e mi tenne stretto.
 Restammo in silenzio a lungo, fu lei a parlare per prima la cosa che disse fu:
 <<Grazie>>
 Era passata poco meno di un’ora da quando ero entrato in casa sua; ne uscii la sera del giorno dopo.
 
 Pero

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