I due “si” più scontati della mia vita


Era un primo pomeriggio di giugno di qualche anno fa.
 Faceva abbastanza caldo come solo chi ha vissuto a Milano può immaginare.
 Vivevo in casa con mia sorella Gaetana e altri amici studenti.
 Mia sorella è una ragazza non bella ma che mi aveva sempre fatto arrapare, vuoi per le sue labbra morbide da pompinara, vuoi per il suo modo di fare da perfetta zoccola.
 Quel pomeriggio eravamo soli io e Gaetana, avevamo appena finito di mangiare e si era soliti lavare i piatti e successivamente per terra, come da turni prestabiliti.
 Lei indossava solo una maglia molto lunga che le arrivava fin sopra la coscia, ma era di cotone leggero per cui ad ogni suo movimento, tale da far aderire la maglia al suo corpo, si vedevano delle forme che non erano certo da top model ma che mettevano in risalto le sue rotondità da porcona quale era nel mio immaginario.
 C’è da premettere che mai mi ero sognato (o meglio sognato sì) di farle capire le mie voluttà, anche se forse qualche volta le aveva immaginate visto che comunque non mi negavo mai di lanciarle uno sguardo tra le cosce appena me ne capitava l’occasione (e qui voglio riportare un episodio che fu un mio continuo pensiero mentre mi scopavo le altre ragazze).
 Un giorno a tavola lei fece cadere un coltello per terra casualmente, o meglio la casualità la credevo io poiché nell’abbassarmi a raccoglierlo lei aprì le cosce mostrandomi le sue cosce, velate da candide calze bianche, e un paio di mutandine di pizzo del medesimo colore che a malapena riuscivano a contenere la sua soffice peluria.
 Credo di esser rimasto lì fermo a guardare per una decina di minuti, anche perché con la sua mano si aggiustò il davanti dello slip visto che man mano che allargava e stringeva le gambe per meglio farmi vedere il tutto, lo slip andò sempre più conficcandosi nella sua ampia fessurina scoprendo i suoi esili peli castani. Inoltre, spesso mi capitava di spiarla dal buco della serratura del bagno, mentre faceva la pipì.
 Ed era capitato che mentre mi masturbavo davanti alla porta, con la mia mano picchiassi sulla porta del bagno facendole forse notare la mia presenza (o almeno credo, visto che invece del suo normale bidè post-pipì, lei si voltava verso il buco della serratura, allargava le cosce e simulando il gesto del lavare, cominciava a masturbarsi , a toccarsi tutta, a bagnarsi le dita con la saliva e a passarsele sul buchetto del culo, sul clitoride, fino a ficcarsele dentro la fica, gemendo e morsicandosi i suoi carnosi labbroni dopo un po’ la vedevo venire, facendo spesso venire anche me nelle mutande).
 Ma comunque non si era mai verificata l’occasione che poi per la gioia dei miei sensi accadde.
 Dicevo di questo suo abbigliamento molto succinto dovuto alla forte calura di quel giorno, ma anche il mio abbigliamento non era da meno visto che indossavo dei pantaloncini corti di cotone, senza mutande sotto, data la mia abitudine di dormire senza durante la notte, e una canotta sopra.
 Dopo aver finito di mangiare mi ero, come d’abitudine, sprofondato sul divano a vedere la televisione in attesa del caffè che, come al solito sarebbe arrivato dopo il lavaggio del pavimento.
 Ad esser sinceri, quel giorno fu difficile riuscire a dare un solo sguardo al televisore, visto ciò che si presentava ostentatamente sotto i miei occhi.
 Infatti già mentre riponeva pentole e pentolini nell’apposito mobile, la maglia di Gaetana tendeva a fare su e giù, facendomi notare un po’ alla volta che la porca portava uno strettissimo perizoma, dato che quando alzava le braccia la maglia saliva e si mostravano due chiappe da capogiro che facevano presupporre che fosse nuda, mentre quando si calava si riusciva appena ad intravedere fra la folta peluria della fica un filo di stoffa bianco di pizzo.
 Ma il momento più eccitante fu quando iniziò a lavare il pavimento: devo precisare che Gaetana era solita muoversi, anche quando era vestita di tutto punto, con molta non curanza delle posizioni che assumeva, tali a volte da suscitare anche rimproveri bonari da parte delle sue amiche.
 Per fare un esempio quando indossava una gonna un po’ più corta del solito o con uno spacco un po’ più audace, e copriva le sue gambe con calze autoreggenti, spesso nei suoi movimenti, non curanti di chi gli si trovava di fronte, metteva in mostra l’elastico che le torniva le sue cosce ben sode, oppure se si abbassava a raccogliere qualcosa dal ripiano più basso del frigorifero era facile vederle il colore delle mutandine.
 A volte capitava che quando faceva un po’ più caldo si sbottonava la camicetta senza tener conto che il suo seno facesse bella mostra e soprattutto aprendo le gambe non teneva conto che chi le era di fronte si godeva uno spettacolo con i fiocchi.
 Ma al di là delle precisazioni torniamo al racconto.
 Ormai il mio sguardo tendeva sempre più a cercare furtivamente di scrutare quel panorama che mai come quella volta era così vicino e così scoperto, quando si inoltrava nei punti più ostili del pavimento, ormai la maglia diventava un qualcosa di superfluo visto che il suo culo mi si offriva nella sua quasi totale integrità.
 Credo che non vi sia bisogno di precisare che il mio cazzo ormai era in uno stato di erezione massima, dovuto questo anche al fatto che molto furtivamente la mia mano si era già inoltrata nella patta del pantaloncino e già da un po’ con le dita mandavo su e giù la pelle che copriva la cappella con mia somma goduria.
 Ma le cose sarebbero finite là ( o meglio per quanto mi riguarda nel bagno!) se ad un certo punto lavando, lavando non mi trovai l’oggetto del mio desiderio,
 il suo culo, ad un palmo o forse due dal mio naso.
 Forse io ho sempre avuto un olfatto sopraffino o forse era la mia eccitazione, ma a quel punto mi sembrò di sentire l’odore della sua fica, per cui dimenticai di dover mantenere un certo contegno e pian pianino cercai di avvicinare il più possibile il mio naso fra le sue cosce.
 Intanto non mi accorgevo che ero proteso a tal punto da far notare a Gaetana la mano nel pantaloncino che ormai non si accontentava più delle dita ma aveva completamente braccato il pisello e lo masturbava sempre più velocemente.
 La mia fortuna, che in quel momento mi evitò di fare una figura di merda, volle che mia sorella fosse in un periodo che non scopava ormai da tempo, per cui appena si accorse di quello che stava succedendo mi chiese se non avessi preferito a quel punto odorargliela più da vicino.
 La mia fu, credo, la risposta più scontata che abbia mai dato in vita mia:
 “Si!”.
 A quel punto lei si alzò quel poco di maglietta che le copriva quel poco di culo rimastole coperto e avvicinò le sue due chiappe sode alla mia faccia, e mentre io annusando l’acre odore della sua passera le leccavo il clitoride, lei gemendo di piacere mi spostò la mano e la sostituì con la sua.
 Ero al settimo cielo le dissi che non resistevo più e che sarei venuto di lì a poco, ma lei a quel punto mi fece promettere che se mi avesse fatto venire in quel momento non sarebbe finita lì, ma che anche lei avrebbe voluto godere subito dopo per cui non l’avrei dovuta lasciare insaziata.
 In quel momento dissi il mio secondo scontato
 “Si!”.
 E fu così che si accovaccio davanti alle mie gambe e aperta la sua bocca cominciò un pompino da oscar.
 Leccandomi le palle, morsicandomi la cappella, facendomi toccare con la punta del cazzo la sua più profonda zona della gola, arrivò il momento cruciale: l’avvisai che stavo per venire, ma lei continuava a tenerlo stretto fra le labbra, al ché non mi trattenni più e cominciai a sborrare nella sua bocca, lei continuava a menarmelo e a succhiarmelo e io continuavo a riempirle la bocca di calda sborra, e lei fece in modo di non perderne neanche una goccia, anzi quello che continuava a fuoriuscire dalla cappella lei cominciò a spalmarselo sulla faccia e successivamente a toccarsi fra le gambe.
 A questo punto ogni promessa è un debito, il tempo di arrivare dalla cucina alla sua stanza che lei si appoggiò alla sua scrivania, si tolse quella ormai inutile maglia e si scostò il lembo delle mutandine che ricoprivano la sua folta selva di peli e mi chiese di cominciare a chiavarla.
 Non me lo feci dire più di una volta e fattala stendere sulla scrivania cominciai a fotterla sempre più forte.
 Più quella visione delle sue tette piccole, di quel suo corpo rotondo mi eccitava e più la chiavavo con insistenza.
 Le morsicavo i polpacci e di tanto in tanto mi spostavo e sprofondavo la mia faccia fra le sua cosce, finalmente potendo assaporare la sua fica che tanto mi aveva fatto sognare, le slinguavo tutta la morbida passera le baciavo l’interno delle sue cosce corpose, poi ritornavo in posizione eretta e riprendevo a chiavarla e chiavarla e chiavarla!
 Lei assetata di sesso come era in quel periodo venne dopo pochi minuti.
 A quel punto però ero io che mi appropinguavo a fare la mia seconda inondata di sborra, ma a questo punto avvenne ciò che mai mi ero immaginato: lei mi scostò, si mise in piedi, si voltò e chinandosi sulla scrivania e mostrandomi il buchetto del suo culo mi disse:
 “Ora fratellino mio ficcamelo nel culo!” .
 Non servì neanche che mi bagnassi la cappella o mettessi della vasellina sui bordi del suo buchetto.
 Infatti con una piccola pressione la mia cappella entrò per la prima volta nel buco del culo di una donna: la prima volta che mi stavo inculando una ragazza, e per di più era mia sorella.
 Lei cominciò a urlare di piacere a dimenarsi tutta e credo che venne una seconda volta.
 Per quanto mi riguarda il solo pensiero di stare nella stanza di Gaetana e di essere lì ad incularmela mi fece eccitare da morire e dopo pochi secondi le inondai il suo secondo orifizio di tantissima sborra.
 Da allora quando capita, nascondendoci da sguardi indiscreti, ogni tanto mia sorella mi delizia con un suo pompino, in cambio però di una sana inculata!

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