Sogno


Sogno, sogno una sera di mezza estate.
Sogno io e te fuoricittà, a cena in un ristorante all’aperto, sotto un pergolato di vite.
Un’atmosfera soffusa e romantica, fuori del tempo, lontana dalle convenzioni.
Una cena deliziosa, un vino delicato e pregnante, un cibo dal sapore schietto e sincero.
Tu sei deliziosa.
Una gonna lunga, dai colori purpurei e cangianti dai riflessi della stoffa leggera, svela i piedi nudi, incorniciati da sandali dorati dalle fattezze orientali.
Una camicetta in seta, color avorio, segna, delicatamente, il contorno dei tuoi seni.
Parliamo dei tuoi progetti e dei miei sogni.
Del mio passato e del tuo futuro.
Apriamo il nostro mondo con sincerità e fiducia, sentendo l’altro interessato a capire e non a giudicare.
D’ un tratto, appena terminato il dolce, mentre sorseggiamo un passito di Pantelleria, dai riflessi aurei, sento il tuo piede nudo appoggiarsi sulla mia sedia, sfiorando il lato esterno della mia coscia.
Istintivamente lo accarezzo con la mano, lasciando che le dita risalgano lungo l’arcata del collo fino a sfiorare la tua caviglia, ma, appena la supero, questa si ritrae, negandosi.
Sono stato inopportuno, immagino.
Ma, poco dopo, sento ancora le dita del tuo piede, e le sento sulla pelle della mia caviglia, al di sotto dell’orlo dei miei pantaloni, sollevato verso l’alto dal tuo piede che cerca il contatto con la mia gamba.
Per prolungare quel contatto, al cameriere, chiedo altri due bicchieri di vino dolce.
Il tono della nostra voce si fa più basso e profondo, mentre le parole dissimulano la tensione trattando banali argomenti. Improvviso sento il tuo piede spingere tra le mie cosce, le tue dita, mobili e curiose, esplorano le mie protuberanze.
Mi ecciti a dismisura.
Sento le tue dita cercare, attraverso i pantaloni, l’estremità del mio glande, mentre la pianta del piede preme sulla mia asta.
Quando chiedo al cameriere il conto, le parole mi rimangono in gola e, tra il tuo malizioso sogghigno, devo ripetere la domanda.
Usciti dal ristorante, nel parcheggio, finalmente, ti bacio, e in quel bacio esplode tutta la mia passione.
Ti spingo contro la carrozzeria dell’auto e, con tutta la mia forza, faccio aderire il mio pube al tuo, spingendo il mio membro già turgido e duro contro il tuo bacino.
Un bacio profondo e intenso che sembra non avere mai termine.
In auto, mentre usciamo dal parcheggio ed io lascio una generosa mancia al guardiano, ti siedi di traverso, con la schiena appoggiata alla portiera, appoggiando i piedi sulla mia coscia, alzando lentamente le tue ginocchia.
Lasci che la gonna scivoli lungo le tue cosce, risalendo fino al tuo inguine.
Sei nuda.
Il tuo pube si offre ai miei occhi in tutta la tua bellezza.
L’auto corre, devo controllare la strada, ma la mia attenzione è tutta tra le tue cosce.
La mia mano destra abbandona il volante, si appoggia al tuo piede, e, lentamente, risale sulla tua caviglia, la tua gamba, fino alle tue cosce, calde, morbide.
Sono trai tuoi peli.
Apro le tue intime labbra con i miei polpastrelli e, profondamente, faccio penetrare il mio dito nella tua vagina.
Le tue cosce si divaricano al massimo. I tuoi piedi nudi si alzano, il destro sul parabrezza, il sinistro sopra il mio poggiatesta.
La gonna oltre il ventre. Il tuo sospirare è affannoso. Incuranti delle luci della città, degli automobilisti che superiamo o che ci sorpassano, continuo ad eccitarti, ad aprirti, a farti bagnare, fino a farti implorare di continuare, fino a farti gemere di piacere, fino a fare un lago della tua figa.
Riprendi fiato, e ti ricomponi nella seduta.
Fumi una sigaretta.
Completamente abbandonata sul sedile, mentre il vento che entra dal finestrino aperto ti scompiglia i capelli.
Poi, a un tratto, mi chiedi di accostare, lo vuoi toccare, immagino, invece, no.
Scendi dall’auto e mi chiedi di guidare al mio posto.
Guidando ti dirigi in aperta campagna.
La tua mano destra, in un ampio rettilineo, abbandona il volante per aprire la mia zip ed entrare un attimo nei miei pantaloni.
Scendi fino a trovare il mio membro.
Il toccarlo turgido e ampiamente bagnato fa sobbalzare il tuo respiro.
Mi chiedi di spogliarmi.
Sobbalzo. Insisti.
Mi abbasso i pantaloni e mi slaccio la camicia, mi guardi un solo attimo.
Poi insisti: nudo.
Abbasso il sedile e mi spoglio completamente.
Nudo, solo per il tuo piacere.
La tua mano afferra il mio membro e lo stringe con forza, senza lasciarlo.
Ad un semaforo rosso ti chini verso di me e lo prendi completamente in bocca.
La tua lingua lo avvolge come un serpente di fuoco.
Un colpo di clacson, dietro di noi, sospende il magico rito.
E’ incredibilmente eccitante essere completamente nudo, solo per i tuoi occhi, solo per il tuo piacere di sfiorarmi quando la strada te lo permette, separato solo da un paio di lamiere dagli sguardi di ignari automobilisti.
Finalmente arriviamo in una zona solitaria, una stradina sterrata ai bordi di un campo di grano.
Finalmente, anche tu, ti spogli.
Completamente nudi ci baciamo, ci tocchiamo, ci guardiamo.
Poi si sediamo uno di fronte all’altro, con la schiena appoggiata all’interno delle portiere.
Le mie gambe sono spalancate di fronte al suo viso.
Sento i tuoi occhi nelle mie mani, nelle mie dita, nello stelo turgido del mio membro, nel glande rosso e lucido del mio cazzo.
Posso vedere i tuoi seni pieni e tesi ed i suoi capezzoli turgidi e rossi.
Le tue gambe, parimenti le mie , sono spalancate di fronte a me ed io posso posare il mio sguardo sul tuo pube fiammeggiante, sulle labbra che solcano la tua vagina, gonfie e lucide.
Faccio per alzarmi, per avvicinarmi alla tua vagina, ma, appoggiando il tuo piede al mio petto mi ributti dolcemente indietro.
I tuoi piedi sono posati di lato sui miei inguini e, spasmodicamente, si stringono sul mio membro.
La tua mano scende tra le tue cosce e le tue dita scompaiono dentro alla tua vagina.
Sono senza fiato. I tuoi piedi, sincroni, si muovono lungo la mia asta, sento il mio fallo scopare nella vagina creata dall’incavo della pianta dei tuoi piedi.
Sento tutti i miei nervi tirare, sento il respiro bloccarsi, sento la mia mano, i tuoi piedi, serrarsi attorno al mio membro e, finalmente, dal mio cazzo esplode una serie interminabile di schizzi di seme.
Sento le gocce, grosse e calde cadere e colare sulla pelle del mio ventre.
Sento sempre di più la tua eccitazione.
Sento i tuoi piedi stringere il mio membro per far eiaculare fino all’ultima goccia di sperma.
Sento le palme dei tuoi piedi nudi schiacciare il mio fallo, sento le tue dita giocare sul mio glande e affondare nei piccoli pozzi del mio seme.
Sento i tuoi piedi bagnati del mio seme spargere le gocce su tutta la mia pelle, mentre un piede si sofferma sui miei genitali sento l’altro risalire sul ventre, sul torace, sul collo, sulle mie guance, fino a contornare con malizia le mie labbra, eccitato, esaltato, bacio le tue dita umide, fresche, rosa.
Esausto appoggio la mia schiena di nuovo all’interno del sedile e appoggio la testa al bordo del finestrino completamente aperto.
Guardo le stelle, una cade, esprimo un desiderio, che questa notte di amore non abbia mai fine.
Improvvisa sento la tua bocca appropriarsi dell’intero mio membro.
Approfittando delle ridotte dimensioni la tua bocca riesce a prenderlo tutto e tu inizi a succhiarlo, ciucciarlo, a legarlo con la tua lingua.
Nella vagina della tua bocca il mio fallo si ridesta e tu puoi sentirlo crescere dentro.
E’ di nuovo turgido.
La tua bocca lo abbandona.
La tua lingua lo segue lungo l’asta.
Poi lo abbandona a sua volta e va a seguire la mia pelle, alla ricerca di gocce ancora vergini di seme da leccare, da succhiare, da inghiottire.
La mia eccitazione torna a fremere.
La tua lingua mi lecca ovunque, più apro le gambe e più profondamente affonda i suoi colpi.
Poi il tuo ventre si apre sul mio bacino e tue labbra si appoggiano sul mio membro.
Sento che si fanno accarezzare, divaricare, aprire dal mio glande.
Sento la mia asta sbattere sul tuo clitoride, sento il mio membro forzare il tuo vestibolo e penetrare dolcemente la tua vagina.
Sento il piacere.
Sento la tua eccitazione.
Sento il nostro respiro farsi caldo e affannoso, lo sento fondersi.
Sento i nostri corpi fondersi in un’unica entità.
Sento di volare, di impazzire, di mancare.
Sento la tua voce urlare roca e vivissima il tuo piacere.
Sento le pareti della tua figa sbattere contro il mio cazzo.
Sento la mia, e la tua, eccitazione giungere all’apogeo.
Ti sento urlare di piacere.
Sento il mio membro schizzare tutto il mio orgasmo nella tua vagina.
Sento la tua lingua penetrare la mia bocca e l’estasi impossessarsi delle nostre menti.
Usciti dalla macchina, il fresco della notte avvolge la nostra pelle. Siamo folli.
Completamente nudi ci godiamo l’aria fresca della campagna.
Ti bacio.
Ti appoggio alla macchina e mi abbasso.
Ti bacio sul pube.
Sento il tuo sospiro.
Ti faccio stendere sul cofano tiepido dell’auto.
Nuda , a gambe aperte verso il cielo.
Sei bellissima, una visione magica.
Affondo il mio viso, la mia bocca, le mie labbra nel tuo pube. Mentre la mia lingua separa, apre, penetra, le tue labbra.
Sento la tua vagina e tu senti al mia lingua.
Sei completamente aperta.
La mia lingua entra completamente nella tua figa, ti penetro saettando la mia punta in tutte le direzioni.
Sento le tue pareti bagnate, impregnate del nostro orgasmo.
Sento colare il tuo miele tra le tue cosce e sulla mia faccia.
Mi retraggo e mi avvicino al tuo clitoride.
Lo torturo con la punta della mia lingua.
Per poi improvvisamente affondare il viso tra le tue labbra e penetrare profondamente la tua vagina.
Pazza di eccitazione urli alla luna la tua gioia, la tua felicità, il tuo piacere.

Tornati a casa.
Chiuso alle spalle il portone.
Nel silenzio assoluto della notte profonda, mi appoggio a te sul portone e ti bacio con passione, un bacio d’addio o, forse da arrivederci.
Mi giro per raggiungere il portone ed uscire dall’androne del tuo palazzo, ma tu mi stringi da dietro e le tue mani scendono sul mio membro aprendo al cintura dei miei pantaloni.
Mi giro e ti ritrovo inginocchiata mentre estrai il mio membro per regalarlo alla tua bocca, mugolo di piacere.
Avida del mio sesso, la tua bocca resuscita i miei sensi sepolti. Sono un unico fuoco che brucia tra le tue labbra.
La tua lingua è il tuo clitoride, le tue labbra sono il tuo vestibolo e la tua bocca è la tua vagina.
Sto scopando nella tua bocca. Sto facendo all’amore in te.
Sto impazzendo di piacere.
E la tua lingua non mi dà tregua.
E la tua bocca è un vortice di follia.
L’orgasmo è lontano e la miei sensi fremono fibrillanti.
La tua mano chiede alla mia di aiutare la tua bocca bruciata.
Prendo il membro tra le dita e lascio il glande sbattere sulla tua lingua.
A velocità folle, nella tua bocca aperta il membro scivola sulla tua lingua.
Poi un singulto e, finalmente, il piacere.
Due primi orgasmi, il primo schizzo attraversa la tua bocca e va a bagnare la tua guancia, il secondo è tutto sulle tue labbra.
Per un attimo vedo il bianco del mio seme brillare sul tuo viso, imperlare di gocce la tua espressione gaia.
Poi la tua bocca si mangia il mio membro e la tua lingua gli si avvolge intorno.
Torno immediatamente a godere.
Sento grosse gocce schizzare nella tua bocca e scendere dentro di te.
Il mio membro è una fontana impazzita e la tua bocca non riesce più a contenerlo insieme a tutto lo sperma emesso.
Il tuo viso si ritrae quel poco da permetterne la fuoriuscita e la tua mano rimpiazza la tua bocca.
Continui a masturbarmi e io continuo a godere.
Dal mio membro piccole gocce di seme imperlano il tuo viso ed il tuo collo.
Il rumore di un inquilino mattiniero che esce di casa, interrompe bruscamente la scena.
La tua mano sparge i rigagnoli traslucidi, il mio membro torna a celarsi nei miei calzoni.
Un furtivo bacio, un lieve contatto delle tue labbra bagnate sulle mie, e tu sei già scomparsa sulle scale.

Esausto, torno a casa.
Disordinatamente mi spoglio.
Nudo, crollo sul letto. Immediatamente mi addormento e, nel sonno, sogno.
Sogno di te e di noi, rivedo il tuo viso, dolcissimo e, in esso, ho la visione di un bocciolo di rosa imperlato di gocce di bianca rugiada.

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