Quella bella signora troia dell’attico


Agosto. Per la prima volta Paolo non era partito per le vacanze con i suoi genitori. Al liceo era stato rimandato in due materie e doveva studiare per l’esame di riparazione.
Poteva sembrare strano ma quella era anche la prima volta, nei suoi diciotto anni, che Paolo era costretto a rimanere da solo a casa per venti giorni.
Intendiamoci: non era certo stato abbandonato a se stesso.
Prima di partire per il mare i suoi gli avevano riempito il frigorifero e la dispensa d’ogni ben di Dio; inoltre gli avevano lasciato denaro più che sufficiente per far portare pasti caldi e pizza tutti i giorni dalla pizzeria a due passi da casa.
Non avrebbe potuto essere diversamente: la sua famiglia si poteva definire benestante (il padre era uno dei commercialisti più noti della città), i genitori lo adoravano e non gli avevano mai fatto mancare nulla.
La cosa che a Paolo scocciava di più, a parte ovviamente il dover studiare in piena estate, era d’essere l’unico della sua compagnia ad essere rimasto in città: tutti gli amici erano in vacanza, chi al mare chi in montagna.
Anche il palazzo signorile dove abitava si presentava desolatamente vuoto, ad eccezione di Paolo e della signora Faletti, la ricchissima ed affascinante vedova di mezza età proprietaria dell’intero attico all’ultimo piano del palazzo, proprio sopra l’appartamento ove abitava la famiglia di Paolo.
Il marito della signora Faletti, più vecchio di lei di almeno vent’anni, era morto da poco più di un anno e le aveva lasciato in eredità un’autentica fortuna, costruita negli anni grazie al successo di una catena di negozi di antiquariato presenti in mezza Italia.
Paolo, sebbene avesse meno della metà degli anni della signora Faletti, ogni volta che la vedeva era affascinato dalla sua indubbia bellezza e dall’eleganza sfoggiata in ogni occasione.
Quel che più lo colpiva era che indossasse meravigliose scarpe con altissimi tacchi a spillo; Paolo, che era piuttosto timido e non aveva la ragazza, era morbosamente attratto dalle calzature femminili: leggeva spesso, di nascosto nella sua camera, riviste porno specializzate nel genere feticista e quando usciva con gli amici per andare in discoteca o in giro per la città non mancava di osservare con eccitazione ogni donna che calzasse scarpe o stivali a tacco alto.
Le scarpe indossate dalla signora Faletti erano di vari colori e forme ma per lui erano quelle più eccitanti che avesse mai visto; il modo stesso in cui le portava, naturale e provocante al tempo stesso, facendo risuonare i tacchi sul pavimento, sulle scale e nel cortile, contribuiva ad accendere i suoi sensi.
Il secondo giorno dopo la partenza dei suoi genitori, verso le sei di sera, stressato dopo un’intera giornata passata a sgobbare sui libri, Paolo era andato, come era solito, a scaricarsi e distendersi facendo un po’ di footing e di esercizi di stretching nel piccolo parco dietro casa.
Rientrando, stanco e sudato, davanti all’ingresso del palazzo s’imbatté proprio nella signora Faletti: era scesa dalla sua lussuosa Mercedes e, a quanto sembrava, non riusciva ad aprire con il telecomando, evidentemente guasto, il cancello che chiudeva il passo carraio dal quale si accedeva alle autorimesse interne.
Paolo si offrì di aprire manualmente le due ante del pesante cancello, ricevendo dalla signora uno smagliante sorriso di ringraziamento.
Mentre apriva il cancello non poté fare a meno di ammirare le sue splendide gambe, senza calze e ricoperte solo fino a metà coscia da una minigonna rossa, ma soprattutto le divine scarpette rosse a punta con alti tacchi a spillo di metallo.
Una volta entrata la macchina e chiuso il cancello Paolo decise di essere ancora cortese con la Faletti aprendole la porta del garage (anche quella infatti normalmente veniva aperta con il telecomando) con le chiavi che lei gli consegnò sporgendosi dal finestrino dell’auto; pensò che in fin dei conti la sua dimostrazione di gentilezza e cavalleria era un’occasione per ammirare da vicino l’oggetto dei suoi desideri e sperare di poter scambiare con lei qualche parola in più dei soliti buongiorno e buonasera.
Nell’attraversare il cortile verso l’ascensore Paolo, che restava volutamente un passo più indietro della provocante signora mora e con lo sguardo fisso sulle sue deliziose calzature, sentì chiaramente manifestarsi, negli stretti calzoncini da footing, il risultato della sua eccitazione e sperò che lei non si accorgesse di questo.
Salirono insieme sull’ascensore; una volta all’interno della angusta cabina Paolo potè apprezzare l’intenso profumo della signora e notò che, sebbene fosse alto quasi un metro e ottanta, lei, grazie a quegli altissimi tacchi a spillo, era più alta di lui di almeno cinque centimetri.
Mentre il suo sguardo era letteralmente calamitato da quelle favolose scarpe rosse e si accentuava la sua erezione la Faletti lo ringraziò nuovamente e, con sua grande meraviglia, lo invitò, per sdebitarsi, a prendere un aperitivo su da lei.
Paolo, imbarazzato, rispose o meglio biascicò che la signora non doveva disturbarsi, ma lei ribatté decisa che si sarebbe offesa di un suo rifiuto; al che Paolo non poté che acconsentire.
Era talmente confuso ed eccitato che si dimenticò che avrebbe dovuto fermarsi prima a casa sua, per fare una doccia e cambiarsi.
Quando entrò nell’appartamento della signora Faletti, all’attico, non poté fare a meno di restare impressionato dalla bellezza della casa, riccamente arredata con mobili splendidi, tappeti antichi e numerosi oggetti d’arte e d’antiquariato; il suo appartamento, al piano inferiore, era sicuramente bello e ben arredato, ma non era nulla in confronto a quello, che inoltre era grande almeno il doppio.
La signora gli disse di accomodarsi sul divano mentre lei si diresse, tacchettando sul parquet, all’ampio bar, che occupava quasi un’intera parete del soggiorno, per preparare gli aperitivi.
Dopo alcuni minuti ritornò con gli aperitivi e si sedette a fianco di Paolo.
Mentre beveva, assetato per la calura della giornata e gli esercizi fisici di poco prima nel parco, Paolo con la coda dell’occhio continuava ad ammirare della padrona di casa, che aveva accavallato le gambe e ora lasciava ciondolare dalla punta del piede una scarpa; a questo punto la sua erezione nei pantaloncini cominciava a divenire dolorosa.
Lei gli chiese cosa ne pensasse della sua casa e lui trovò il coraggio di rispondere che era bella ed elegante come lei.
La Faletti gli rivolse un altro smagliante sorriso come quello poco prima esibito in cortile e, con una luce strana negli occhi, disse che, oltre che gentile, era un gran bel ragazzo.
Paolo a quell’affermazione si sentì fermare il cuore; no non era possibile che lui fosse lì, nella casa della signora Faletti, seduto a venti centimetri da lei che lo aveva appena definito un gran bel ragazzo!
Evidentemente stava sognando.
Ma quando avvertì prima la mano destra di lei posarsi sul suo ginocchio sinistro e poi la punta della scarpa sinistra di lei sfiorargli la parte inferiore della coscia, si accorse che non era affatto un sogno e che tutto ciò stava accadendo veramente.
Paolo, immobile ed emozionato, non sapeva proprio cosa fare e come comportarsi, mentre la Faletti, continuando a sorseggiare l’aperitivo, con estrema naturalezza continuava ad accarezzarlo con la punta della scarpa di morbida pelle.
Poi la signora si alzò per andare a prendere noccioline e salatini e quando tornò si sedette proprio di fronte a Paolo, sul tavolino davanti al divano, e accavallò di nuovo le splendide gambe tornite, in modo che le scarpe si trovassero ora a pochi centimetri da lui.
Offrendogli la ciotola delle noccioline disse che si era accorta che sin da quando era scesa dalla macchina lui non aveva praticamente smesso di osservare le sue gambe, i piedi e le scarpe.
Paolo a questo punto arrossì e, più imbarazzato di prima, bofonchiò alcune parole di scuse, ma lei ribatté prontamente che non doveva scusarsi di nulla, perché era naturale che un ragazzo guardasse le donne e che anzi si sentiva lusingata dei suoi sguardi.
Mettendolo ancora più in difficoltà la Faletti gli chiese se gli piacessero le sue gambe e le scarpe che indossava, e intanto si tirò su sfacciatamente la minigonna e distese la gamba destra fino a posargli la punta della scarpetta proprio su quel punto dei suoi pantaloncini dove era sempre più evidente e doloroso il rigonfiamento del pene provocato dall’eccitazione.
Paolo rispose con un filo di voce che erano molto belle sia le gambe che le scarpe.
La signora senza dire nulla accentuò la pressione della scarpa sui calzoncini, muovendo il piede in su e in giù, a destra e a sinistra.

Paolo sentiva che stava per esplodere; fra l’altro, poiché i pantaloncini gli erano stretti, non aveva indossato le mutande sotto, perciò il contatto con quelle superbe calzature gli riusciva ancora più diretto e doloroso.
Mentre Paolo prese ad ansimare, ormai prossimo all’eiaculazione, la signora alzò l’altra gamba fino all’altezza del viso del ragazzo e appoggiò la punta della scarpa sulle sue labbra, invitandolo a baciarla e a leccarla liberamente e a succhiare il tacco.
Paolo, che fino a quel momento, erezione a parte, era stato praticamente immobile di fronte all’inatteso show erotico della signora Faletti, accolse istintivamente quell’invito e cominciò a baciare con passione e a leccare con cura prima la punta della scarpa, poi la suola e il resto e infine il vertiginoso tacco a spillo di metallo, che prese a succhiare avidamente.
Fu a questo punto che venne.
Il godimento che aveva sinora provato masturbandosi in bagno, leggendo riviste porno, non poteva essere assolutamente paragonato allo sconvolgente piacere che gli diede quella favolosa eiaculazione provocatagli in modo tanto inusuale quanto efficace dalla sua affascinante vicina di casa.
Paolo, estasiato e spossato insieme da quell’incredibile esperienza, si alzò, con i pantaloncini inzuppati di sperma, si scusò e fece per dirigersi verso la porta ma la signora Faletti, prima che potesse uscire, gli prese il volto fra le mani, lo trasse a sé e lo baciò con passione sulla bocca.

One thought on “Quella bella signora troia dell’attico

  1. Luciano ha detto:

    ……………….scritto bene,eccitante nei dettagli,peccato finisca nel momento in cui dovrebbe
    iniziare una scoperta fantastica con una signora che apprezza il fetish. Ci sarebbe da scrivere
    un romanzo e farsi tante seghe. Bravo. Luciano.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...