Risveglio allucinante


Mi chiamo Debora e sono una studentessa iscritta alla facoltà di lingue dell’Università di Pisa, ma vivo in un piccolo paese dell’entroterra ligure.
Passo i week-end a casa dei miei genitori e faccio rientro a Pisa la domenica sera in treno, ed è proprio una di queste sere che ho vissuto un’esperienza tremenda.
Il treno che prendo solitamente arriva a Pisa intorno alle 20.30 ma quella sera, poiché ero stata invitata ad una festa di compleanno, presi un treno che doveva arrivare a Pisa alle 2.00.
Essendo molto stanca, temevo di addormentarmi durante il viaggio, quindi pensai che sarebbe stato meglio mettere la sveglia dell’orologio alle 1.45 in modo da essere tranquilla di non proseguire il viaggio fino a Livorno dove il treno terminava la corsa, ma qualcosa non ha funzionato e io mi sono svegliata alle 3.15 nel deposito convogli della stazione di Livorno.
Appena mi sono resa conto di quanto era accaduto ho raccolto i miei bagagli per scendere dal treno, ma appena incominciato a scorrere il corridoio del vagone ho sentito provenire delle voci confuse da uno scompartimento. Mi sono avvicinata sperando che si trattasse di un ferroviere che mi potesse aiutare, ma giunta nei pressi dello scompartimento mi sono accorta che si trattava di tre marocchini che si apprestavano a trascorrere la notte sul treno.
Impaurita, ho cercato di tornare indietro per guadagnare l’altra uscita, ma giunta nei pressi di questa mi sono trovata davanti altre due persone che stavano salendo sul treno e che resesi conto di con chi avevano a che fare hanno provveduto subito a bloccarmi.
Subito hanno incominciato a rivolgermi frasi oscene e poi sono passati alle vie di fatto incominciando ad allungare le mani nonostante le mie urla.
Nel frattempo gli altri tre marocchini, attirati dal trambusto, si sono affacciati al finestrino e vedendo la scena si sono messi a ridere invitando i loro connazionali a portarmi sul treno per fermi tutti insieme una bella festa.
Trascinatami nel corridoio fino allo scompartimento da loro occupato, mi hanno gettato a terra e dopo aver frugato nei miei bagagli per vedere se vi era qualcosa di valore, hanno rivolto le loro attenzioni a me che stavo rannicchiata vicino al finestrino.
Subito le loro mani hanno incominciato a palparmi su tutto il corpo fino a cominciare a strapparmi i vestiti di dosso tra le loro risa, prima maglia e reggiseno mettendo a nudo le mie tette che uno ha cominciato subito a prendere a morsi, poi pantaloni e mutandine.
Le loro mani perlustravano tutto il mio corpo e le loro dita hanno incominciato a penetrarmi in ogni buco provocando non poco dolore.
Ad un certo punto, mi sono ritrovata inginocchiata e davanti a me vi era un dei cinque, con in mano un cazzo spaventoso, che mi afferrò la testa spingendola verso il suo arnese costringendomi ad ingoiarlo per intero riempiendomi la bocca fino quasi a soffocarmi.
In un attimo anche gli alti tirarono fuori i loro cazzi che erano tutti tremendamente grandi, ma uno in particolare era mostruoso. A turno mi scoparono in bocca costringendomi ad ingoiare la loro sborra.
Quando anche il quinto venne, pensai che il mio calvario fosse finito, ma neanche il tempo di pulirmi che già mi avevano messo schiena a terra. Intuendo le loro intenzioni comincia a divincolarmi ma fui subito immobilizzata e mentre due mi tenevano le braccia, due mi tenevano le gambe ben divaricate e il quinto cominciava a leccarmi la fica oscenamente esposta agli sguardi dei cinque.
Dopo avermi ben lubrificata il primo ha avvicinato il suo cazzo alle labbra della mia fica per penetrarmi ed incontrando una certa resistenza (del resto io ero quasi vergine e i loro attrezzi enormi), uso’ una delicatezza insperata per aprirsi la strada, ma una volta dentro ha cominciato a dare dei colpi lenti ma violentissimi per poi accelerare il ritmo fino ad inondarmi con un getto di sborra caldissimo. Subito dopo fu il turno del secondo, poi del terzo e così via fino all’ultimo che era quello con il cazzo più grosso, pensai che mi avrebbe squartata, mentre invece la sborra degli altri fece da lubrificante e mi penetrò quasi senza sforzo. Mentre ero impalata dall’ultimo di loro, mi obbligarono ad un movimento strano che mi portò a trovarmi seduta sopra il cazzo di questo, con il mio culo all’aria e subito capii che per me il peggio doveva ancora venire.
Incominciarono a leccarmi il buchino continuando ad allargarmelo leggermente per buttarci dentro un bel po’ di saliva così da lubrificarlo ben bene, resisi conto che lì ero ancora vergine. Io non avevo neanche più la forza di divincolarmi mentre il primo incominciava a spingere tra le mie natiche per cercare di violare il mio culo, ma quando con un colpo deciso mi ha sfondato credevo di morire e ho incominciato a sgusciare come un’anguilla, senza peraltro ottenere altro che due sonori ceffoni. Fui così costretta a soccombere, impalata da entrambe le parti, finche con un
sussulto entrambi mi vennero dentro. Fu quindi la volta degli altri a sodomizzarmi fino ad arrivare ancora a quello con l’uccello mostruoso. Gli altri quattro incominciarono a ridere vedendo che lui non riusciva a penetrarmi nel culo e lui nervosamente si rivolse a loro in arabo e subito dopo si stacco da me.
Speravo che avesse desistito, ma subito dovetti ricredermi quando dopo avermi fatto alzare in piedi lui si sdraio’ al centro dello scompartimento e gli altri mi presero ognuno per un arto e mi sollevarono da terra per portarmi sopra di lui. Mentre mi trovavo sdraiata sospesa per aria lui mi allargo’ le chiappe, ci butto sopra un po’ di saliva, quindi tenendomi sempre il buco ben allargato fece segno di calarmi sul suo cazzo. In quella posizione sentii il cazzo appoggiarsi al mio buchetto
e man mano che gli altri mi lasciavano sentivo sempre di più quell’attrezzo mostruoso straziarmi le pareti anali finche non mi penetro’ fino alla radice.
Cosi’ soddisfatto, lui se ne stava sdraiato a terra mentre gli altri quattro mi facevano lentamente fare su e giù finche non ebbi di nuovo l’intestino allagato. Dopo essersi tutti saziati per ben tre volte, si vestirono e mi lasciarono priva di forze all’interno di quello scompartimento, non prima di avermi tutti e cinque costretti a bere la loro urina tenendomi il naso chiuso per farmi aprire la bocca.
Quando uscii da quel treno ero distrutta sia fisicamente sia psicologicamente ma non raccontai niente a nessuno perché mi vergognavo troppo.

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