Ho lasciato una rosa nel deserto. ho trovato una rosa nel deserto.


Non so mica nemmeno io cosa voglia dire questo titolo! Ed in realtà è qualcosa che mi si è impigliato tra i pensieri in questa strana giornata di primavera e che in qualche maniera sento che vuole uscire e giocare su questo foglio di carta.
Per ora mi diverto a seguirne i segni, come una di quelle “macchie di Rorshack”, quei “giochini” da psicologi… A dire il vero per rendere l’idea basterebbe parlare delle nuvole… :prima o poi questa cazzata ognuno di noi l’ha sperimentata… Sei li con gli occhi per aria (possibilmente non quando sei in macchina nel casino del traffico comunque, altrimenti, per esempio, potrebbero partirti 485.000 lire di carrozziere, giusto per dire una cosa a caso… .!);sei li che non pensi a niente (e già questo è una testimonianza di quanto poco hai da fare di interessante in quel momento o quanto poco hai voglia di fare di utile: io a volte adoro riuscire a cazzeggiare in maniera professionale alienando la mia persona da qualsivoglia attività proficua!), passano questi grossi ammassi di panna montata (perché questo le nuvole sono: diffidate da ogni altra spiegazione scientifica!!!) che ti ingolosiscono troppo irraggiungibili per la tua voracità, a troppe milionate di nanopasqualicurì (è una unità di misura tutta mia… .Come quando dici “gradi Farenheit” al posto di “gradi centigradi” perchè la parola suona che “sembra molto di più” anche se nella realtà è un casino in meno!) lassù in alto in un cielo troppo blu drappeggiato da un sole troppo giallo e troppo caldo per non inventarti la prima scusa inprobabile e scappare via da una improponibile giornata di lavoro e passarne invece una memorabile con una delle persone più affascinanti e curiose che io conosca: me stessa!!!!!!!! Come Thelma e Louise, solo che due gelati li paghi la metà! Fatto sta che sono li, quel coso di nuvole passa nel cielo e mi guarda, e mi fa anche le linguacce… .”Muso di cavallo!!!”, gli dico: insomma, capite anche voi che dovevo inseguirlo, per forza! E insegui insegui mi ritrovo dopo un’oretta in riva al mare; mi trovo impossibilitata ad andare oltre: non ho le scarpe da barca. Tanto vale stare li sulla sabbia e farsi coccolare dal sole… Non ho nemmeno il costumino, ma visto che è comunque una giornata guadagnata basta togliersi le scarpe (ripeto, non da barca!) e sbracarsi in bragche e maglietta e occhiali scuri a fare un pisolo, poi si vedrà…
Che libidine, non c’è gente… Coì dopo un portentoso acquisto di un asciugamano marca Marocco piazzo anche il bagnetto (libidine doppia con fiocco! il debutto stagionale!!!) in slip e reggiseno e mi faccio una zampettata lungo la spiaggia… E’ una sabbia ancora umida; ne ho lasciata da poco tempo di diversa, di sabbia, in un posto che adesso mi sembra così lontano per tante cose e così vicino per altre… Ci sono giornate in cui la tua testa vola e ti fai il giro del mondo a gratis… Ieri sera ero sfinita. Non di quelle cose da giornata impossibile, anzi. Ero appena reduce da una cosa piuttosto amena e divertente… : Avete presente che… Bando ai fronzoli, e non fatemi domande idiote: ero a un corso pre-matrimoniale. Ribadisco: ogni commento idiota lo stronco, sarebbe come sparare sulla croce rossa!!! Si, mi sposo, e la cosa mi prende un casino. Il copione prevede anche il corso di cui sopra. Divertente comunque, poco da sfottere: ieri sera c’era una psicologa che ha creato dei gruppi di discussione distribuendo dei foglietti… Nel gruppo mio e di Vale ovviamente c’erano i personaggi più eversivi e indisciplinati e i nostri commenti hanno divertito, imbarazzato e fatto ridere a seconda delle sensibilità. Insomma: confrontando poi con i fogli degli altri gruppi c’erano descritti una serie di scenari da “Maria De Filippi” che ti viene da pensare… “Ma cosa mai hanno fatto questi due menagrami per avere tanta sfiga in un solo matrimonio!?!”… E la suocera rompipalle; e un incidente che sfigura lei; e lui che lavora all’estero; e lei che non gliela cala… .Insomma, meglio di “Mai dire gol!” solo che mancava la Marcuzzi (e qui lo ribadisco senza mezzi termini: signori la Manuel@ se la farebbe senza pensarci un attimo!!!)… Sta di fatto che dicevo: lo avrete capito da queste righe: in questi giorni sono davvero “scentrata”!!! Un po’ è la primavera che davvero mi manda su di giri gli ormoni come uno sciami di api impazzite durante lo sciopero dei fuchi; un po’ che la mia testa ha seguito i benzinai nello sciopero di protesta… Resta il fatto che mi stanco senza fare nulla. Metteteci anche che la mia “scatola magica” è ricoverata dal dottore (perché il modem contestando l’idiozia della persona che si è trovata di fronte ha deciso di suicidarsi dopo sole tre settimane di vita!)… Insomma: mi tocca passare dall’ufficio che avevo dimenticato delle carte. Già che ci sono vado a vedere la mia trascuratissima posta… .E (sospiro!) trovo una letterina… Poche paroline, qualche immagine…
Adesso capisco perché sto scrivendo: cose di donne. Ho un’amica. Un’amica di quelle da non discutere. Ma ancora tutta da scoprire. Di quelle che all’inizio ci parli dolce ma che guardi in cagnesco e che poi non hai mai abbastanza tempo e abbastanza calma e abbastanza nessuno tra te e lei per viverla come vorresti; e la cosa ti innervosisce un po’ perché anche se è un rapporto che nasce e vive senza aspettative ne imposizioni d’altra parte il non poterlo vivere e sperimentare e usare come vorresti e potresti ti fa nervoso. E ragazzi, occhio a noi bimbe quando siamo nervose!!! Così ho capito Che Thelma ero io e fin qui avevo ragione. Ma che Louise era La Biondina e non la avevo riconosciuta (avendo entrambe problemi di lenti a contatto ed essendo che in riva al mare e dove c’è sabbia è d’uopo indossare gli occhiali, sexy quanto vuoi ma che a me danno fastidio come scopare su un bellissimo letto… Solo con una gamba rotta (il letto!)… Non riesci a concentrarti! E ti sbilanci!!!… Così ho comperato due birre (piccole!) rosse e ho brindato con lei. E non abbiamo parlato tanto; perlomeno con le parole. Abbiamo camminato assieme, ci siamo raccontate con i pensieri e gli sguardi. Ci siamo addormentate una addosso all’altra sotto i raggi del sole senza “giochi strani”… Strani perché poi: a me piace molto giocare con lei, mi piace toccarla e scambiarci la pelle, ma mi piace riderci raccontarmi e ascoltare; poi magari anche sfidarla a “occhi di tigre” e dividere con lei la parte divertente dell’essere femmine e provocare piccoli o grandi uragani. Mi manca molto; segno le tacche dei giorni che mi separano da qualche giorno con la mia amica, con il mio uomo e con il suo uomo, con i miei amici. Con la mia amante. Lo dico senza vergogna, perchè sfrondato da ogni retorica e peso questo è. Un’attraente dolcissima ragazza dagli occhi innocenti e dai movimenti inquietanti e istintivamente sicuri: quando sente di muoversi si muove, prende, senza chiederti o chiedersi; e lo fa sempre facile, perchè quando succede è il momento giusto. E io a volte continuo a “fare la Manuel@” ma la vera Manuel@ e lei, e mi piace questo scambiarci i vestiti e le sensazioni. In questo senso amo la mia amica, perchè non serve una spiegazione o un’intensità particolare, accade… Troppo poco tra l’altro, così dobbiamo inventarci uno spazio e un modo. Un modo che esclude anche i nostri uomini per alcuni istanti preziosi e necessari quasi. Come uno specchio, un vetro che ti trasporti di luogo in luogo, di tempo in tempo… Così mi ritrovo in Egitto. Non importa se ci sono stati milioni di persone: tra la sabbia delle piramidi, in un tramonto rosso fuoco in quel momento c’ero solo io. E ho trovato un sasso. Uno di quei sassi lavorati dal vento… Un sasso di dieci centimetri tutto fatto a strati. Compatto, liscio, giallastro. Ma tutto fatto a strati, di cui senti i rilievi, come i cerchi di un tronco sezionato nei suoi anni… Un piccolo miracolo, una microscopica enorme sorpresa. La mia rosa del deserto. Così fragile, così unica e orgogliosa senza bisogno di brillare. Liscia sulla mia pelle, sulle mie gambe nelle carezze che mi faccio camminando tenendo per mano Vale e standomene zitta di una felicità che sarebbe assolutamente inferiore se non fosse sussurrata. So che lei camminerà la mia stessa sabbia, di li a poche settimane. E le lascio il mio fiore, il profumo della mia pelle e il mio dirle “ti voglio bene” in un posto dove lei saprà trovarla, anzi: gliela passo attraverso il vetro, sento la sua mano che la prende dalla mia. e sento il sole sulla sua pelle, poche settimane dopo, adesso, sento i raggi sulla mia pelle. E i suoi capelli biondi profumarsi dello stesso henne acquistato nella stessa bancarella dallo stesso ragazzo. Poi ci ripenso e le sensazioni sono più confuse… .Come in quella fotografia che in questi giorni impazza nei telegiornali, quella di Bartali e Coppi che si scambiano la borraccia. E Se anche si vedesse il video con la spiegazione dimostrata di chi ha passato a chi quell’immagine sarebbe la prova dell’esatto contrario; l’istante magico che può essere tutto e il contrario. Già, forse io avevo trovato li la rosa perchè ce la aveva lasciata lei per me… .In ogni caso c’è: e in questa rosa ci siamo noi due. Due cose insignificanti, una cosa sola senza bisogno di enfasi o parolone. Una cosa che c’è. Allora sorrido… E penso che di tutte le sue immagini quella che ricordo più sensuale è quella di una ragazza stanca di tante ore di macchina e dei blue jeans scoloriti che le stavano come avrei voluto starle io guardandola: ma non lo dico con lascivia. Io ero tra le braccia del mio uomo, e lei del suo. Ed eravamo seduto in un bar. E c’era un sorriso e un sentirsi molto a proprio agio. Quella fisicità la senti per certe cose anche più di qualsiasi atto… Poi c’è la sensazione di come sarebbe naturale, semplice, piacevole, emozionato, divertente, sensuale sentire come è morbida, stare nude assieme e guardarci, fare i commenti di donnine e poi anche baciarci e giocare fino a sfinirci, complici di una sensualità non ambigua, di confidenze e confronti e domande scambiate senza parole. Di un desiderio sorprendente e passionale ma non astratto o gratuito di curiosità morbose, solo compiuto nel trovare il corrispondente della propria voglia. Ci starei volentieri adesso in maglietta (maglioncino di cotone anzi, sono freddolosa!) e slip a raccontarcela… Mangiando un’albicocca ricordando come Francesca mi ha regalato certe sensazioni e inquietudini che da sempre erano nascoste in me temendo se stesse: in quell’albicocca tutta la sensualità e la semplicita, il mistero il fascino di un desiderio… In poche, sufficienti ed essenziali parole. Sono molto orgogliosa di un sorriso in una immagine, di una ragazza tutta nuda, naturale e “scazzatissima” che mi ha scaldato il cuore, divertito ed eccitato. Di vento tra i capelli su una barca in un posto dove ero stata bene e vedevo era stata bene anche lei. In una immagine di luci di notte in quello stesso posto, che lo rendevano ancora più magico e incantato. Io lo ricordavo con le rondini a farci il nido, tranquille, nei suoi segni vecchi cinquemila anni, tra quei troppi turisti… Già, fosse qui adesso che è sera. Starei a guardarla sedute su un lettone, dopo una doccia. Con una musica bella, senza parola, a pettinarci una di fronte all’altra, a scambiarci gli occhi con la stanchezza che svanisce nel riflesso di una piccola luce sulle sue ginocchia. E solo allora gliele bacerei, solo con le labbra, lentamente; e le leccherei le cosce come una gatta; per rialzare il viso e guardarla, sfiorare le sue labbra con le mie, con una dolcezza e calma infinite, ascoltando i nostri cuori crescere nel battiti piano piano; per poi accarezzarle gli occhi con la mano, sfiorarle il naso e accarezzarle i capelli e portarglieli dietro le orecchie, baciarle il collo e poi le spalle, vederla inarcarsi e offrirmi i suoi meravigliosi seni a occhi chiusi, sentirli inturgidirsi tra le mie labbra e accarezzarle l’addome, baciarle l’ombelico… Sentire il suo profumo e non potere fare altro che andare inebriata alla sua rosa schiusa in un gioco che nessuna delle due dice o crede suo ma che ci prende, violarla inseguendo il labirinto dei suoi petali delicati e perfetti fino al centro, a spettinarli, a farli impazzire. Fino a sentremi afferrare per i capelli e trascinare in un intreccio di baci umidi e lingue, sentirmi scaraventare senza possibilità di negarmi a un corpo così liscio e morbido che mi rimanda violento il mio stesso desiderio ed eccitazione. E i miei seni contro i suoi, le mie cosce attorcigliate alle sue, il mio culo a sfregolarsi sul suo, incerte, eccitate, istintive… E le nostre gambe che si aprono, le rose che si cercano e si baciano, si cavalcano fino al pianto di piacere che ti da scariche su tutto il corpo. Profondamente donne, profondamente amanti, profondamente dei nostri uomini, un po’ più nostre di prima… Credo Vale capisca. Gli ho già regalato il suo odore, il suo sapore sul mio corpo. Volevo sentisse il piacere e le sensazioni che lei mi aveva dato, volevo farlo star male dalla voglia di lei; sono stata cattiva nello spingerlo a pensarla allo spasimo a immaginarla e pensarla molto forte, a obbligarlo a dirmelo… E in quel modo l’ho visto prenderla, farsela, possederla, baciarla: sapevo che da un’altra parte il suo uomo stava facendo la stessa cosa con me, che solo io e lei avevamo la chiave e per puro caso non eravamo assieme. E per fortuna di sensi ormai troppo impazziti che avrebbero forse spiazzato movimenti non ancora pronti a nascere ma già quasi compiuti… .Già: c’è qualcosa di incompiuto, ed è bellissimo. Ci sta facendo cercare, ci sta facendo trovare… In ogni caso ero li sulla sabbia e ho pensato che… in fondo non siamo molto differenti per dimensioni Biondina… Ho lasciato l’impronta delle mie forme sulla sabbia… Magari le trovi domenica sulla tua sabbia nel tuo mare… O forse io trovo le tue… In ogni caso sappiamo bene chi le ha lasciate per chi. E lo sappiamo solo noi.

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