Maria Teresa


Maria Teresa è da qualche tempo una collaboratrice della ditta in cui lavoro da diversi anni e possiede un corpo mozzafiato con due tette esagerate ed un culo che parla, ma sta sempre molto sulle sue e non socializza quasi mai con nessuno.
Un giorno, all’uscita dal lavoro, la trovo disperata a trafficare intorno al cofano della macchina e quindi mi offro di aiutarla visto che di motori qualcosa ci capisco.
Trovato subito che il motivo per cui l’auto non partiva era per via della batteria a terra, risolvemmo il problema facendo un ponte con la mia batteria permettendole così di ripartire.
Il giorno seguente appena arrivato in ditta, Maria Teresa mi viene incontro vestita come al solito con un completo che mette in risalto tutte le sue forme e stranamente si dimostra molto socievole al punto che mi chiede se in mensa avremmo potuto mangiare insieme. Chiaramente accettai al volo poiché era un’occasione più unica che rara, così che alle dodici e trenta in punto mi trovavo sulla porta ad attenderla e lei non si fece aspettare a lungo, anzi, arrivò quasi subito con al seguito un paio d’impiegati che le guardavano il suo splendido culo e commentavano ridendo.
Ci sedemmo ad un tavolino e mangiando s’incominciò a parlare del più e del meno senza che riuscissi a suscitare in lei particolari interessi, fino al momento in cui cominciammo a parlare di vacanze e del fatto che io possedevo una piccola barchetta.
Mi disse che lei amava tantissimo il mare e che passava ore a prendere il sole, quindi, cogliendo la palla al balzo la invitai a passare una giornata in una spiaggetta isolata che si poteva raggiungere solo via mare e dove si poteva stare lontani dalla massa.
Lei accetto entusiasta e la domenica dopo ci ritrovammo a Levanto dove io tengo la mia barca.
La vidi arrivare coperta solo da un pareo che lasciava intravedere il suo minuscolo costume e mentre passava sulla spiaggia per raggiungermi non ci fu un solo uomo che non la notò con la sua andatura ancheggiante da far venire il mal di testa.
Salimmo sulla barca è quando si levo’ il pareo credetti di morire per tutto quella roba che mi trovavo davanti e dovetti faticare non molto per staccargli gli occhi di dosso.
Dopo qualche istante lei si accomodò a prua sul prendisole mentre io a poppa stavo al motore per raggiungere la spiaggetta isolata. Lo spettacolo che mi si offriva era sublime, lei sdraiata con il culo rivolto verso di me e con il suo mini costume tutto infilato tra due chiappe che sembravano sode come il marmo. Giunti alla spiaggia ci accomodammo sugli asciugamani e Maria Teresa si tolse il reggiseno sfoggiando due tette incredibili che, associate al minislip, provocarono in me un’erezione che mi costrinse a mettermi sdraiato a pancia sotto. Sicuramente lei si accorse di quello che mi stava succedendo e guardandomi, sul suo viso comparve un sorriso malizioso che non faceva che peggiorare il mio imbarazzo. Ci mettemmo a prendere il sole e lei dopo qualche istante si assopì mentre io continuavo ad ammirare quello spettacolo della natura.
Ad un certo punto assunse una posizione a pancia sotto con le gambe leggermente divaricate mettendo in mostra oltre al suo splendido culo dei ciuffi di pelo biondo che fuoriuscivano dal costumino. Fu quella situazione che non mi permise più di controllare la mia libidine e così decisi di provarci a costo di fare una figura di merda e di prendere qualche manrovescio. Allungai una mano tra le sue cosce e scostato il costume infilai un dito nella sua figa cominciando a frugarla dentro per vedere la reazione. Lei si svegliò e mostro’ subito di gradire la cosa allargando ulteriormente le gambe ed allungando la sua mano verso il mio costume che ormai stava esplodendo.
Visto che la cosa stava funzionando, presi il coraggio a due mani e la feci voltare, gli allargai le gambe e, scostato il costume, affondai la mia lingua tra le labbra della fica ormai fradicia fino a farla urlare di piacere, quindi mi sdraia su di lei e la penetrai fino alla radice del cazzo e mi resi conto che non doveva aver preso dei gran cazzi perché la sua fica era ancora abbastanza stretta e avvolgeva il mio cazzo come una guaina provocandomi un incredibile godimento.
Stavo ormai per venire quando decisi di provare il tutto per tutto, estrassi il cazzo e provai a farla girare a pancia sotto per mettere bene in mostra il suo buchino posteriore che incomincia subito a leccare per poi penetrarlo, ma nonostante l’avessi insalivato per bene, quando provai a penetrarla nel culo feci una fatica incredibile tanto che dovetti desistere sconsolato. Lei mi disse che non aveva mai permesso ad alcuno d’incularla ma che pensava che fosse giunto il momento di provare anche quell’esperienza, così mi diede l’idea di provare a lubrificargli il suo buchetto con l’olio di cocco che usava per abbronzante.
Non me lo feci ripetere due volte e le rovesciai mezza bottiglietta tra le chiappe incominciando ad infilargli nel culo un dito, poi due e poi tre, mentre lei si contorceva per il dolore che le stavo causando, ma soprattutto per il godimento che diventò ancora maggiore quando la penetrai con decisione con il mio cazzo ormai prossimo all’esplosione. La sentivo contorcersi sotto di me e questo mi provocava un godimento che non avevo mai provato prima, estraevo il mio cazzo e la ripenetravo per vedere il suo sfintere allargarsi e chiudersi ormai procurandole solo piacere.
Le venni nel culo e il mio fiotto caldo si faceva largo nel suo intestino mentre lei urlava dal piacere, quindi estrassi il cazzo e lo offrii ancora sporco di sborra alla sua bocca che lo ingoio incominciando a far roteare la lingua per pulirmelo.
Dopo poco, entrambi esausti, cominciammo a rivestirci in silenzio e salimmo sulla barca per fare ritorno in paese senza scambiare una sola parola su quello che era successo, ci salutammo ed il lunedì successivo ci ritrovammo in ditta dove lei rincominciò a comportarsi con estremo distacco, come se nulla fosse accaduto.

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