Ragazze lo violentiamo?


Un paio di settimane fa era capodanno. Sono andato a casa di un’amica che organizzava la festa, lei mi disse che lo passava insieme agli amici nel suo chalet a Bardonecchia Vicino a Torino. Io ho accettato e alle 20 del 31 dicembre dell’anno scorso sono arrivato. La casa era sperduta sopra ad una collinetta, si raggiungeva tramite una stradina sterrata e buia che attraversa frutteti e sembra non finire mai. Il cielo era brutto, ma non aveva incominciato ancora di nevicare e quindi sono riuscito ad arrivare senza problemi guidando molto piano.
Dall’esterno lo chalet si presenza come una piccolo casale di campagna tutto in pietra. Suono al campanello ricomponendomi nel mio abito elegante e quasi subito la mia amica mi apre salutandomi festosamente con un ampio sorriso.
Entrando vidi subito Giorgia, una mia ex compagna di classe, bellissima come sempre, lei mi si avvicinò e mi salutò con un bacio sulla guancia, delicato e sensuale, uno di quei baci di chi vuole trasmettere qualcosa, vuole far capire senza dire.
Giorgia mi presentò alcune sue amiche che erano lì con lei. Tutte molto carine, simili tra loro. Tutte 18enni, magre e alte, fini e sensuali. Mi sedetti vicino a loro e cominciammo a parlare tutti del più e del meno amabilmente. Notai che gli invitati maschi erano pochi 2° 3 circa, io compreso. E loro mi dissero che ne sarebbero arrivati altri. Incominciammo a conoscerci e Giorgia stava sempre lì vicino a me, guardandomi di sottecchi con i suoi occhi di cerbiatta e ogni tanto lanciandomi sguardi dal significato inequivocabile. “Questa sera è l’occasione buona!” Pensavo tra me e me. Ero felicissimo di come si stavano mettendo le cose, avevo deciso di provarci con Giorgia; l’occasione era buona. A scuola lei era sempre stata la più figa della classe, la ragazza in cima alla Hit Parade delle fantasie erotiche di tutti i compagni e al tempo stesso quella fuori della portata di tutti. E forse quella sera io me la sarei scopata. Mi passavano per la teste le migliori fantasie erotiche su quello che avremmo potuto fare.

La festa continuò e per ore e degli altri invitati maschi neppure l’ombra, anzi ad un certo punto due ragazzi che c’erano salutarono e se ne andarono via: “Ci aspettano per la mezzanotte alcuni amici da un’altra parte!
Dobbiamo proprio scappare.” Ma l’impressione che mi fecero era che si trovassero a disagio in quell’ambiente totalmente femminile. Andati via loro mi resi conto che effettivamente ero rimasto io solo in quel salone con una ventina di ragazze, ma la cosa non mi dispiaceva particolarmente. “Fessi loro che se ne sono andati – Pensai – Io sto benissimo qui e almeno non avrò alcuna concorrenza per provarci con Giorgia!”
Al centro della sala si ballava in una pista improvvisata e si mangiava vicino ad un buffet. Io e Giorgia insieme a tre o quattro sue amiche, invece continuavamo a chiaccherare stando seduti su un divanetto un po’ appartato.
La discussione scese sul malizioso, si cominciò a parlare di gusti sessuali, di cosa piace o non piace fare. Le ragazze volevano prendermi un po’ in mezzo essendo io l’unico maschio, ma il ruolo di gallo del pollaio non mi dispiaceva e poi c’era Giorgia, che mi era seduta accanto e che continuava a guardarmi ed a muovermisi accanto in un modo così sensuale che mi stava facendo impazzire.
“E a te cos’è che ti fa impazzire a letto!” Mi chiese una di loro. Avevo addosso lo sguardo di tutte loro e volli fare un po’ lo spaccone. “Io Sono un tipo a cui piace fare trattamenti di sadomaso alle ragazze. Mi piace farle impazzire tormentandole dolcemente all’infinito, fino a che loro mi implorano di smettere, ma io continuo e continuo e continuo…”
“E loro di solito apprezzano?” Mi chiese Giorgia maliziosa. “Moltissimo! Te lo assicuro!” E a questo punto volli fare una battuta allusiva. “Puoi sperimentare di persona se credi!” Risero tutte e anche lei scherzando mi disse: “Ehi attenzione perché stasera se sbagli paghi…” Ridendo con le altre amiche. Io risi con loro: “Come Pago? Anche a te piace il sadomaso?” –
“Altroché! Anzi potrei decidere di torturarti un po’ questa sera.” E poi rivolgendosi alle amiche: “Che ne dite ragazze.. Lo violentiamo Marco questa
sera!” Tutte risero.. “Oh si buona idea!”, “Si dai dopo ti violentiamo allora!” Anche io risi di gusto a questa battuta maliziosa e un po’ provocante. “Allora sono spacciato, solo qui con voi cinque!” – “Più di quanto immagini” Mi rispose lei fissandomi con uno sguardo inequivocabile!
Era chiaro che ci stava. eccome! Questa serata sarebbe finita nel migliore dei modi. Ne ero certo.

Ormai era quasi mezzanotte e io e le ragazze ci riavvicinammo alle altre per brindare alla mezzanotte tutti assieme. Alle 24 in punto stappamo lo spumante, ci facemmo tutti gli auguri e urlammo tutti quanti assieme festosi al nuovo anno.
Dopo i festeggiamenti cercai Giorgia, non volevo certo perderla di vista. La stanza era quasi buia, immersa nella penombra e non la trovavo, guardai in ogni direzione ma non c’era. Girai per alcuni minuti per tutta la sala ma non la trovavo, alla fine tornai vicini ai divani dove eravamo prima e lei era lì da sola sprofondata in una poltrona. “Come mai sei qui tutta sola!”
Dissi con voce studiatamente calda e profonda, mentre mi sedevo accanto a lei cingendole le spalle con un braccio. “Aspetto che qualcuno venga a tenermi compagnia.” Rispose con voce morbidissima. Nel buio non potevamo essere visti e molto lentamente feci scivolare la mia mano sulle sue cosce, lasciate scoperta da una piccola minigonna aderente. Lei subito sembro impassibile e mi tolse subito la mano un po’ scocciata. Ma come, dopo il modo in cui si era comportata per tutta la sera ora voleva fare la preziosa?
Tornai alla carica carezzandole dolcemente un ginocchio. Lei allora si alzò e mi prese per mano: “Vieni con me.” Io le seguii ubbidiente. Attraversammo la sala e imboccammo le scale che portavano al piano superiore. Era tutto buio e non vedevo nulla, ma lei si muoveva agevolmente tirandomi dietro di se. Entrammo in una stanza con un grande letto matrimoniale, dove l’unica fonte di luce erano due candele accese.
Era fantastico! Altro che preziosa lei era persino più decisa di me! Ero felicissimo e già immaginavo come avremmo potuto fare l’amore per ore e ore e io l’avrei potuta sottomettere facendola urlare di piacere.
Mi spinse sul letto supino e mi salì sopra a cavalcioni, prendendo a baciarmi dovunque, sul collo, sulla bocca, mi sbottonò la camicia e prese a leccarli sul petto, mentre con la mano cominciava a carezzarmi sul pacco da sopra i pantaloni. Io stavo impazzando di piacere, ad occhi chiusi godevo del trattamento che lei mi stava facendo provando piacere per questo ruolo passivo in cui per una volta mi stavo trovando. Ero perso nel turbine del mio piacere quando sentii uno scatto e subito dopo un altro. Per un attimo non capii da dove provenisse, poi mi accorsi di avere un paio di manette ai polsi.
Rimasi perplesso, non me lo aspettavo. “Cavolo! A questa piace sul serio il sadomaso. Forse o fatto male a dire quelle stupidaggini prima.” Ma ero eccitatissimo e volevo continuare, lei dopo avermi ammanettato si era infilata fra le mie braccia forzatamente congiunte e continuava a leccarmi il petto nudo. Mentre con una mano si stava insinuando fra i miei pantaloni e aveva preso in mano il mio uccello, stringendolo con vigore.
All’improvviso si interruppe, si sfilò dalle mie braccia e si alzò in piedi.
“Adesso alzati” mi disse. Io mi misi seduto sul bordo del letto e solo allora mi accorsi che le mie manette erano attaccate ad un cavo d’acciaio che pendeva dal soffitto, da una carrucola mi pareva di vedere nel buio. Lei andò in fondo alla stanza dove il cavo ridiscendeva andando ad innestarsi su un mulinello fissato al muro. Prese a girare la manovella dell’ingranaggio lentamente e io mi accorsi che il cavo cominciava a tendersi. Le manette mi tiravano verso l’alto e mi trovai costretto prima ad alzarmi, poi a mettermi al centro della stanza, esattamente sotto la carrucola. Lei continuava ad avvolgere guardandomi estasiata, ora avevo le braccia tese sopra la testa tirate verso l’alto. “Piano, cominci a farmi male!” Lei si fermò e mollò anche un po’ il cavo.
Si avvicinò a me mi diede un lungo e passionale bacio sulle labbra. Poi, senza dire nulla uscì rapidamente dalla stanza, lasciandomi come un prosciutto a metà della stanza, legato con una corda al soffitto e a torso nudo. Passò un tempo che a me sembrava infinito, poi sentii i passi di lei che tornava. Cominciavo ad essere veramente seccato, volevo dirle che questo gioco non mi piaceva, che volevo che mi slegasse e che se voleva potevamo scopare in modo tradizionale, se no tante grazie e arrivederci!
Si accese la luce nella stanza. Chiusi gli occhi ferito dalla luminosità improvvisa lanciando un breve grido. Dopo qualche attimo li riaprii e vidi Giorgia che era entrata e dietro di lei le sue cinque amiche nella camera.
Che scherzo del cazzo! Pensai. “Ragazze questo gioco mi ha scocciato!
Giorgia aprimi immediatamente le manette!” Risero tutte di gusto e Giorgia:
“Te lo avevo detto che se avessi sbagliato l’avresti pagata Marco!” E un’altra: “Ora ci divertiremo un po’ con te! Niente di troppo sconvolgente vedrai.” A quel punto mi arrabbiai sul serio presi ad urlare come un ossesso (almeno le altre al piano di sotto mi avrebbero sentito e sarebbero accorse), le insultai dandogli delle cretine e delle depravate e gli ordinai di liberarmi, altrimenti me l’avrebbero pagata carissima! Ma non conclusi nulla, mentre urlavo una di loro mi aveva tolto le scarpe, mentre un’altra mi sfilava i pantaloni. In breve fui completamente nudo. Loro si divertivano e mi ridevano in faccia. Ero li appeso, completamente nudo che impazzivo di vergogna. E loro mi stavano tutte attorno mi toccavano dovunque, con le mani mi palpavano i genitali. Una prese una macchina fotografica e cominciò a scattare delle foto.
Ad un ordine di Giorgia mi si staccarono tutte di dosso, due di loro mi legarono dei bracciali di cuoio alle caviglie, quindi vi fissarono con dei moschettoni due cavi d’acciaio che erano attaccati alle pareti della stanza con dei rocchetti. Avvolsero i cavi fino a che mi trovai con le gambe totalmente divaricate. Giorgia aveva teso un po’ anche il caso che scendeva dal soffitto. Avevo le membra totalmente tese dai cavi che mi tiravano in tre direzioni. Mi facevano un male boia tutti i muscoli, specie quelli dei glutei per via della abnorme divaricazione delle gambe in una innaturale spaccata.
Vidi con terrore Giorgia, mentre estraeva un manico di scopa tagliato a metà da un cassetto e mi veniva dietro. “No! Che cosa vuoi fare! Fermati!” “Non ti preoccupare, alle donne capitano in continuazione cose del genere. In Somalia lo avete fatto addirittura con un razzo da guerra.” Le altre risero e lei incominciò lentamente a infilarmelo in culo, mentre tutte si divertivano un mondo. Mi stava facendo un male boia, Sentivo Gli sfinteri che venivano forzati e rotti da quel corpo estraneo e tutto intorno loro che urlavano, battevano le mani, incitavano Giorgia. Io urlavo non volevo ma loro continuavano a farmi male divertendosi e eccitandosi.
Nel frattempo dal piano di sotto stavano salendo un po’ alla volta anche le altre. Entravano a piccoli gruppi ma non sembravano per nulla sconvolte né stupite di quello che vedevano. Sapevano anche loro tutto di quello che stava succedendo ed erano partecipi e d’accordo. In breve la stanza fu piena di trenta ragazze urlanti che incitavano Giorgia a spingermi più a fondo un palo nel culo.

Alcune di loro si spogliarono del tutto. Giorgia mi stava muovendo il palo su e giù, simulando un amplesso e una ragazza totalmente nuda , davanti, mi prese il cazzo in bocca, che mio malgrado mi diventò duro.
Ora era soprattutto lei ad essere incitata dalle amiche. Si alzò prendendomi l’uccello in mano e cominciò a tirarmelo, al punto che sembrava volesse strapparmelo via. Mi domandò se avrei fatto qualsiasi cosa per loro tirandomelo forte. Io strillai e dissi si implorandola di smettere. Lei mi lasciò e mi fu anche tolto il palo dal culo.
Ma non era finita, subito arrivò dal piano di sotto una ragazza con una pentola piena d’acqua fumante, che doveva aver bollito fino a pochi attimi prima, me la mise sotto le gambe e mi misero il cazzo e le palle a bagno nella pentola. Urlai dal bruciore come un falco, ma loro continuavano a premermi il cazzo dentro, ce lo tennero per cinque minuti. Quando smisero il mio povero pene era rosso come il fuoco, la cappella era enorme.

A quel punto cominciarono una gara, le ragazze a turno dovevano darmi con la maggior violenza di cui erano capaci un pugno nelle palle e vinceva chi riusciva a farmi urlare di più. Giorgia era il giudice dei miei urli.
Io impazzivo, loro godevano a sottomettermi in trenta, ormai tutte completamente nude. Tutte eccitate continuarono a fare giochi perversi su di me che poi svenni. Mi deridono tutti i giorni, e a scuola non so se tornerò più, mi vergogno troppo.

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