La mia storia


La storia che vi voglio raccontare ha inizio circa un anno fa, quando mi marito è stato trasferito a Milano.
A quarantasei anni non è facile iniziare una nuova vita e così mi sono ritrovata sola, in una città fredda ed indifferente e senza amici.
Mi marito era quasi sempre fuori per lavoro ed io passavo intere giornate in casa a girare da una stanza all’altra come un leone in gabbia.
E’ stato così che ho iniziato a passare il tempo davanti al computer, fortunatamente dopo quasi quindici anni di lavoro come segretaria lo sapevo usare benissimo.
Trascorrevo intere giornate a scrivere e-mail ad amici sparsi in tutto il mondo oppure a conversare in qualche chat.
Effettivamente le bollette del telefono erano un po’ salate, ma ero continuamente circondata da amici.
Una volta, per curiosità, mi sono collegata con una chat erotica, credo si chiamasse Medichat e ad essere sincera mi sono divertita molto.
Da quel giorno, appena avevo un minuto di tempo libero, mi sedevo davanti al computer e mi dedicavo ai moltissimi amanti distribuiti in ogni angolo d’Italia.
Non ero una “vampira del sesso” e non avevo mai tradito mio marito, ma il sentirmi desiderata mi eccitava moltissimo, essere al centro dell’attenzione, dei sogni e dei desideri di così tanta gente era una cosa piacevolissima. Inoltre i discorsi erano sinceri, gli uomini mi dicevano chiaramente quello che avrebbero voluto farmi se fossi stata tra le loro mani e non come succede nella realtà, dove un uomo finge di essere tuo amico, di essere totalmente disinteressato a te, ma poi pensa solo a portarti a letto.
Purtroppo, una volta spento il computer, ricominciava la noia quotidiana e la solitudine.
Durante una delle tante serate passate davanti al computer, ho conosciuto Francesco.
Lui era un ragazzo di Roma di diciannove anni, ancora vergine e con una voglia indescrivibile di fare sesso con una donna più grande di lui, con una “donna matura” come la chiamava lui.
Nella realtà era timidissimo e per questo conosceva poche donne, ma davanti al monitor si trasformava diventando la persona più audace del mondo.
Mi colpì il suo impeto, la voglia repressa, ma soprattutto la sua fantasia, la sua sensibilità e la cura di ogni minimo particolare.
Non era come gli altri che si limitavano a dire dove avrebbero voluto mettermelo, le sue parole erano coinvolgenti, seducenti e non so cos’altro.
Così decisi di accettare la sua proposta e diventammo amanti virtuali.
Con il passare dei giorni il nostro rapporto, anche se solo attraverso un filo, diventava sempre più coinvolgente ed intimo.
Ci raccontavamo ogni cosa che facevamo ed ogni pensiero che avevamo, tra noi non c’erano segreti.
Non so spiegarvi il motivo, ma mi stavo innamorando di lui.
Era continuamente nella mia testa ed il mio unico desiderio era quello di chattare con lui.
Dopo due settimane che ci frequentavamo, mi rivelo il suo desiderio di incontrarmi, di conoscere realmente la donna che “monopolizzava i suoi sogni”.
Senza pensarci sopra, felice come una bambina, (approfittando della solita assenza di mio marito) lo invitai a passare il fine settimana a casa mia.
Dopo pensai che avevo fatto una stupidaggine, che non sapevo cosa sarebbe successo e come sarebbe finita, ma ormai era troppo tardi.
I giorni passarono rapidamente e fu venerdì.
Chiusa nel bagno cercai di darmi l’aspetto più bello possibile e poi mi vestii come piaceva a lui (o meglio come piace a tutti gli uomini).
Un body di pizzo che lasciava intravedere tutto, un paio di autoreggenti nere velatissime, una gonna lunga fino al ginocchio che lasciava intravedere dove finiva la calza ed iniziava la morbida pelle, una camicia di seta bianca con i primi bottoni slacciati e per completare un paio di scarpe con il tacco vertiginoso.
Erano circa le venti quando suonò il citofono, era lui, il cuore iniziò a battermi a mille ed il mio corpo fu pervaso da un misto di eccitazione e paura.
Sembrò passare un’eternità, poi il campanello squillò, corsi ad aprire e lo vidi proprio lì davanti a me.
Era bello, alto e con un fisico atletico, stentavo a credere che fosse ancora vergine, era la tipica persona che le donne prenderebbero il numeretto per averlo.
Era lì immobile davanti alla porta, in silenzio con una rosa lunghissima tra le mani.
La mia reazione fu quella di abbracciarlo e baciarlo.
Probabilmente il mio gesto allontanò la sua timidezza perché, stringendomi forte a se, mi disse:
– Sei più bella di quanto avessi mai potuto immaginare e questa sera sei solo mia –
Pensavo che dopo il lungo viaggio fosse affamato, perciò lo feci accomodare nella sala da pranzo, dove avevo preparato una deliziosa cenetta a lume di candela.
Ci sedemmo ed iniziammo a mangiare Sarà stata la luce diffusa delle candele o forse la visione di quel corpo perfetto, ma io avevo perso ogni barlume di lucidità ed avevo solamente voglia di fare l’amore con lui, mettere in pratica tutte le fantasie erotiche frutto dei nostri messaggi.
Non eravamo neppure arrivati al secondo boccone quando ho allungato il piede sotto il tavolo e l’ho posato tra le sue gambe.
Con il tacco premevo leggermente sui suoi testicoli mentre con la punta della scarpa iniziavo un lento movimento lungo la sua asta che diventava sempre più dura.
Francesco lasciò cadere le posate, portò le mani sotto il tavolo ed afferrò la mia caviglia.
La massaggiò per un po’, poi sfilò la mia scarpa ed iniziò a guidare il mio piede sul suo pene. Io spingevo con tutta la forza che avevo, mentre lui lo muoveva su e giù, prima lentamente, poi sempre più rapidamente.
Il suo respiro si faceva sempre più profondo ed i suoi movimenti sempre più frenetici.
Attraverso le dita dei piedi sentivo la sua verga sempre più grande e più dura.
Poi improvvisamente mi fermò e sussurrando mi disse:
– Dai fermati, altrimenti vengo subito.
– Ora tocca a me –
Non finì neppure di parlare e già era sparito sotto il tavolo.
Sentivo le sue mani forzare le mie ginocchia per allargarmi le gambe e le sue labbra dolcemente posarsi sulla parte interna delle coscie non coperta dalle calze.
Per agevolare il suo lavoro misi le gambe sul tavolo.
Non potevo crederci, io la persona più tranquilla del mondo, io che non avevo mai tradito neppure con il pensiero mio marito, adesso stavo con le gambe oscenamente aperte davanti ad un ragazzo che avevo visto per la prima volta si e no un’ora prima.
Lui non si lasciò ripetere l’invito due volte e dopo essere riuscito, con non poca fatica, a sbottonarmi il body, affondò la sua bocca nella mia figa colante.
Mentre la sua lingua faceva su e giù lungo la fessura sempre più larga ed il mio corpo si inarcava assecondando i suoi movimenti, io riuscivo solamente ad ansimare sempre più forte fino quasi ad urlare.
Francesco era come un bambino che esplora un mondo sconosciuto.
Sentivo le sue mani afferrare le mie labbra ed aprirle fino a farmi male, sentivo le sue dita infilarsi in profondità nel mio utero, poi le sentivo tentare di forzare il piccolo buco del mio, ancora vergine, culetto.
Un colpo forte e deciso, un piccolo urlo di dolore ed il suo indice entrò nel mio retto. Bastarono dieci minuti di quel massaggio ed io raggiunsi un orgasmo indimenticabile.
Ero ancora stravolta quando lo vidi riemergere da sotto il tavolo e dirmi con un sorrisetto malizioso:
– Ora tocca a te mostrarmi cosa sai fare –
Io, accettando la sfida, mi alzai e, dopo averlo preso per la mano, lo condussi nella camera da letto.
Una leggera spinta e lo feci cadere sul letto.
Rimase immobile mentre io mi spogliavo davanti a lui.
Via la camicia, poi giù la gonna ed infine addio al body.
Mi sdraiai sopra di lui e mentre con la lingua cercavo la sua iniziai a sbottonargli la maglia.
La mia bocca scendeva lungo il suo corpo muovendosi lentamente lungo il collo, poi sul petto e la pancia.
Mentre continuavo a leccare il suo ombelico, gli slacciai i pantaloni, aiutata da un suo movimento del bacino li calai ed infine giù i boxer.
Il suo maestoso cazzo schizzò fuori.
Era veramente grande, non sono un’esperta in materia, ma quello era proprio gigantesco.
Mentre con le mani rincorrevo i suoi testicoli, li afferravo e li strizzavo leggermente, continuavo ad alternare saporite leccate della magnifica verga a difficili tentativi di prenderla tutta in bocca.
Lui non restava passivo, ma continuava a scoparmi con il piede.
Sentivo la mia figa bruciare, sventrata dal suo piede c he era intrato in me per più della metà.
Ero inebriata dal suo odore, dal suo sapore e da quel mix di dolore e piacere.
Stavo provando un orgasmo continuo e sentivo che anche lui stava per venire, ma poi all’improvviso mi fermò nuovamente.
Mi prese per spalle e mi tirò a se.
Mi fissò negli occhi e mi disse con voce autorevole e decisa:
– Voglio spaccarti, farai tutto quello che ti chiedo? –
Io, incuriosita, annuii con la testa.
Lui si alzò, sparì nel bagno e tornò dopo poco portando alcuni asciugamani ed il barattolo della mia crema idratante.
Legò le mie mani alla spalliera del letto, quindi mi legò i piedi insieme alle mani ed infine mi imbavagliò.
Infilò un dito nel barattolo di crema e poi la spalmò sul mio culo non trascurando l’interno.
Quando fui bella unta, puntò il suo cazzo sul piccolo buchino e con in colpo violentissimo lo fece sparire dentro.
Una fitta intensissima corse lungo la mia schiena ed un forte urlo di dolore fu soffocato dal bavaglio.
Il dolore mi provocava un piacere unico.
Mi stantuffò per più di un’ora, sembrava non raggiungere mai l’orgasmo poi alla fine lo sentii venire dentro di me.
Ero distrutta, dal mio culo bucato continuava ad uscire sperma mischiata a sangue.
Mi faceva male tutto il corpo, ma ero felicissima, non avevo mai goduto così tanto.
Ci siamo addormentati abbracciati.

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