Una donna per amico (III parte)


Dopo quella deludente esperienza, Cinzia incominciò a covare per il professore Giugni una crescente antipatia, accentuata dal fatto che lui, apparentemente inconsapevole della delusione provata dalla ragazza, continuava a corteggiarla, approfittando di ogni momento in cui restavano soli.

Così dopo poche settimane, Cinzia prese una delle sue tipiche decisioni d’impulso, ed una sera la comunicò a Gianfranco.
“Sai Gian, non posso continuare così.
Ogni volta che lo vedo, ogni volta che mi sorride con quella sua aria complice…. mi viene una gran voglia di prenderlo a calci nelle palle.” gli disse.
“Cerca di stare tranquilla, non ne vale la pena” cercò di blandirla lui, conosceva bene il carattere impulsivo dell’amica e temeva che potesse dar seguito alla minaccia.
“Lo so, hai ragione, ma io non lo sopporto più quel pallone gonfiato, debbo assolutamente fare qualche cosa, ho….” non finì la frase, ma non ce ne era bisogno.

“Ma dai, che cosa potresti fare…. ti manca poco a laurearti….” disse Gianfranco, ma lei scosse la testa
“Fosse anche un mese…. sarebbe troppo, ormai ho deciso, cambio tesi e relatore….” gli comunicò.
Gianfranco incredulo si oppose con forza
“Non fare la matta, buttare così un anno di lavoro…” ma Cinzia aveva assunto l’atteggiamento caparbio che ben le conosceva.
Tentò nuovamente
“Ma non pensi ai tuoi genitori ??? hanno fatto tanti sacrifici, ora che pensavano fosse quasi finita, un anno ancora e per cosa, per una cazzata che oltre tutto hai creato tu volendo a tutti costi scoparti il bel professore..”, Cinzia alzò le spalle “Non mi sono pentita, almeno ho scoperto che razza di stronzo è” disse subito, poi continuò
“Comunque per quanto riguarda i miei hai ragione, ma non ti devi preoccupare, ho già trovato un lavoro e persino un appartamento….”

“Cazzo, sei proprio decisa allora, possibile che devi sempre fare simili cazzate…” non seppe trattenersi dal dire Gianfranco “, lei non gli fece nemmeno caso
“E dimmi, che razza di lavoro avresti trovato ??? Avrai il tempo di studiare e lavorare alla tesi ???” le domandò subito dopo.
“Certo, avrò tutto il giorno libero, dovrò abituarmi a dormire di meno, ma ce la farò.
Mi hanno presa al Mocamba, farò la cubista…….” gli disse
sorridendo.
“Dai non fare la bambina, non ce la farai mai a mantenerti con quello che ti daranno per ballare sui cubi….” sbottò Gianfranco sempre più irritato Cinzia annuì
“Già è forse è vero…. ma alcune colleghe mi hanno assicurato che all’occorrenza non è difficile arrotondare la paga….” rispose con aria maliziosa.

Gianfranco era allibito, la fissò a lungo senza parlare, poi riuscì finalmente a dire
“Dimmi che ho capito male !!! dimmi che non hai intenzione di metterti a battere !!!!!”, Cinzia sussultò infastidita
“E non fare il drammatico Gian, adesso non batto, eppure tua moglie mi ritiene una puttana, che differenza vuoi che faccia se faccio qualche marchetta di tanto in tanto….”

Gianfranco avrebbe dovuto sapere che prendere di punta Cinzia non serviva a nulla, ma quella volta non riusciva a controllarsi.
Era troppo indignato ne vedere l’amica rovinarsi la vita per uno stupido orgoglio e per colpa di uno stronzo come il professor Giugni.
“Tu devi essere impazzita, t’impedirò io di fare altre sciocchezze” le disse quasi urlando.
“E come intendi fare ???
Cocco bello… sono maggiorenne e faccio quello che voglio sai !!!!” rispose lei con altrettanta rabbia.
In breve scoppiò un furioso litigio, il più furioso litigio che mai fosse scoppiato tra di loro.

“Non sei ne mio padre ne mio marito… per quanto mi riguarda puoi anche andare a fare in culo” disse alla fine l’esasperata Cinzia. Gianfranco, tutto rosso in viso si alzò
“Se intendi rovinare tutta la tua vita… fai pure”, disse poi con ostentazione, trasse un paio di banconote dal portafoglio e le gettò sul tavolino davanti a Cinzia
“Dal momento che devi abituarti a prendere soldi dagli uomini, incomincia con questi e paga tu il conto….” si voltò e se ne andò senza nemmeno guardarla.

Solitamente le liti tra di loro duravano pochi minuti, ma quella volta non
fu così.
Cinzia continuò a seguire orgogliosamente i suoi piani, Gianfranco, attese sempre meno pazientemente che lei ci ripensasse, infuriandosi sempre più ogni giorno che passava, elemosinando notizie dagli amici pur di non andare a cercarla.
Ben presto la frattura tra di loro divenne insanabile, e l’umore di Gianfranco peggiorò ulteriormente.
Luciana cercò di fargli capire che stava rovinando anche la loro vita, ma
riuscì solo a far si che anche tra di loro scoppiassero furiose litigate.

Ormai non andava più al solito bar, se non in rarissime occasioni. Rientrava a casa solo per mangiare e dormire, e passava quasi tutte le notti a camminare solo lungo le strade della città cercando di trovare qualche cosa da fare per fermare Cinzia.
Mille volte passò davanti alla discoteca dove lei lavorava, fu sul punto di entrare e cercarla, ma alla fine se ne andò senza fare nulla.

I mesi passarono e nulla accadde sino ad un pomeriggio insolitamente caldo di fine settembre.
Quel giorno Gianfranco stava aiutando a spostare alcune pesanti lastre di acciaio.
Ad un tratto, mentre camminava all’indietro, inciampò leggermente e per pochi istanti perse l’equilibrio.
La mano allentò leggermente la presa sulla pesante lastra, e l’immane peso la trascinò verso il basso.
La lastra in pochi istanti prese velocità sfregando libera sul guanto che proteggeva la mano di Gianfranco.
Lui riprese l’equilibrio ed istintivamente cercò di arrestare il movimento della lastra serrando nuovamente la presa della mano.

Non appena la pressione aumentò, il bordo tagliente della lastra lacerò con facilità la pesante pelle del guanto, raggiunse in pochissimi istanti la carne e proseguì tagliando la carne ed i tendini.
Gianfranco lanciò un urlo di dolore e mollò la presa, e solo per pura fortuna la pesante lastra, cadendo a terra non fece altri danni.
Lo portarono prontamente al pronto soccorso.
Vi rimase a lungo, mentre i medici lavoravano con pazienza ed abilità per suturarlo.
Alla fine lo bendarono e lo rimandarono a casa.

Entrando in casa, aveva la testa che gli doleva, la mano che pulsava dolorosamente, si diresse rapidamente verso la camera da letto.
E trovò sua moglie Luciana, a letto con il suo amante.
Rimase pietrificato, sulla soglia della camera.
Fissò a lungo i due corpi avvinti nell’amplesso, sino a che i due non si accorsero di lui.
Luciana lanciò un grido disperato, si coprì il viso con le mani e poi scoppiò a piangere.
L’uomo dopo l’iniziale smarrimento, rimase immobile a fissarlo, pronto a fronteggiare l’inevitabile furia di Gianfranco.

Nella stanza regnava un silenzio carico di tensione, rotto solamente dai singhiozzi di Luciana.
Poi dopo molto tempo, Gianfranco si riprese, e scosse la testa
“Calma amico…. non ho intenzione di fare niente di drammatico…. voglio solo parlare con mia moglie. Io vado di la, rivestiti e vattene per favore….” disse rivolto all’uomo.
Si voltò e se ne andò senza attendere risposta.
Andò in salotto e si versò da bere.
La mano gli tremava, e venne assalito da un violento tremito.
Con rabbia, scagliò il bicchiere contro una parete.

Respirò profondamente, cercando di controllarsi.
Poi si versò nuovamente da bere e si sedette sul divano.

L’amante di sua moglie comparve nel corridoio, si fermò a guardarlo, indeciso sul da farsi.
Gianfranco non si voltò a guardarlo e rimase tranquillo sino a che l’uomo non si decise ad andarsene.
Passò ancora qualche minuti, finì di bere poi si alzò e raggiunse Luciana in camera.
Lei stava ancora distesa sul letto, con il viso affondato nel cuscino. Il suo corpo sussultava per i singhiozzi.
Lui si sedette sul letto vicino a lei.
Il corpo di Luciana si irrigidì, quasi lei si aspettasse che lui la picchiasse.

La sua rabbia svanì di colpo
“Potevo pensare che non accadesse prima o poi ???” si domandò e non perse tempo a rispondersi, conosceva troppo bene la risposta.
Allungò una mano ed accarezzò i capelli biondi di Luciana.
“Dai Luciana, non fare così, ormai è successo, ma non è colpa tua, la colpa è solo mia….” le disse.
Le si mise a piangere con ancora maggior disperazione.

Con dolcezza, la prese per le spalle e la costrinse ad alzarsi, con le dita le asciugò le lacrime che le striavano il viso, ma altre si sostituirono alle prime.
“Stai tranquilla, non sono nelle condizioni di farti scenate ne prediche…. lo sai che non sono un’ipocrita…” le disse e tornò ad asciugarle il viso dalle lacrime.
Lentamente Luciana si calmò.
“Che cosa hai intenzione di fare ??” trovò la forza di domandare lei. Gianfranco scosse il capo
“Niente, solo quello che vuoi tu…. ma io non penso che convenga continuare così, ci faremmo solo del male, ed io te ne ho già fatto anche troppo…”.
Luciana annuì e quasi si rimise a piangere
Per la prima volta lei si rese conto della mano fasciata di lui
“Che cosa è successo ?” domandò allarmata
“Niente… niente di grave non ti preoccupare..” rispose
“Dimmi piuttosto, quel tipo… è una cosa seria o solo un’avventura ???”
“Non so, sono così confusa… una cosa seria, almeno spero…” rispose lei stringendosi forte a lui e nascondendo il viso sul suo petto.
“Sono contento sai ??” rispose Gianfranco riprendendo ad accarezzarle i capelli
“Senti… io vado dai miei per un po’ di tempo… dobbiamo pensare con calma, se restassi qui non ci riusciremmo… se hai bisogno sai dove trovarmi e… non ti preoccupare di nulla, io voglio solo che almeno tu sia felice…..”
Si alzò e se fece per andarsene
“Gianfranco…” lo fermò lei
“Tu che cosa farai ???” gli domandò
“Te l’ho detto, andrò ad abitare dai miei, e poi troverò un’altra sistemazione…” iniziò a ripetere lui, lei lo interruppe
“Non intendevo questo… Ti metterai con cinzia ???” .

Gianfranco sconsolato lasciò cadere le braccia lungo i fianchi
“Dai Luciana, per favore !!!
Te l’ho ripetuto migliaia di volte…
Ti sbagli, e spero che questa volta tu possa credermi, tra me e Cinzia non c’è mai stato nulla… siamo solo amici anzi, eravamo solo amici dal momento che non la vedo da mesi……”
Luciana scosse la testa
“Io ti credo sai ??? Ti ho sempre creduto, o meglio sono convinta che voi ci crediate, che non vi rendiate nemmeno conto di amarvi o abbiate paura di ammetterlo anche con voi stessi…
Quando ti ho sposato, sapevo che eri innamorato di lei, ma speravo che il tempo…..”
iniziò a dire.
Gianfranco non voleva ascoltarla, non aveva la forza di ascoltarla. Si tappò le orecchie con le dita e si voltò uscendosene.

Non fu facile spiegare le cose ai suoi, ma alla fine loro lo accolsero con
affetto, e stare a casa dei suoi fornì a Gianfranco l’alibi per staccarsi ulteriormente dagli amici e dalle abitudini.
Conduceva ormai una vita monacale, non usciva quasi mai e passava le serate in casa.
Un giorno, una domenica pomeriggio, si recò al solito bar per comperare le sigarette.
Ad un tratto si sentì afferrare alle spalle
“Beccato finalmente….” si voltò e riconobbe Lamberto.

Lo costrinse a sedersi con lui ad un tavolo ed a bere qualche cosa e per
lungo tempo lo tormentò.
“Dai Gianfranco, ci manchi, non puoi continuare così, prima o poi dovrai ben deciderti a passare oltre questo brutto momento….” gli disse
“Hai ragione, ma ancora non me la sento. Sono ancora tutto incasinato…. con le pratiche per la separazione poi…” si scusò lui
“Non raccontare palle, eri già incasinato prima della faccenda di Luciana…. cazzo non puoi rovinarti la vita per quella troietta di Cinzia….” rispose Lamberto.

“Stai attento, se non vuoi farmi incazzare vedi di parlare in un’altro modo di lei….” rispose Gianfranco furioso
“E come vuoi che ne parli, lo è sempre stata…” si guardò platealmente intorno poi continuò
“Mi sa che qui dentro l’unico che non se l’è scopata sei tu” .
Gianfranco non poteva controllarsi, così si mosse per alzarsi ed andarsene , la Lamberto
“Dai Gianfranco, smetti di proteggerla, adesso poi si è proprio organizzata…. l’anno vista alla discoteca… ogni sera dopo il numero esce con uno diverso… giovani o vecchi, belli, brutti non fa differenza, basta che paghino”

A quel punto Gianfranco fu accecato dalla rabbia.
Si divincolò facilmente della stretta dell’amico, e senza che questi potesse fare nulla, lo afferrò per la giacca e lo sollevò costringendolo ad alzarsi.
I loro visi si trovarono a pochissimi centimetri e gli occhi furiosi di Gianfranco si puntarono in quelli spaventati e sorpresi di Lamberto.
Durò un istante, poi la ragione ebbe nuovamente il sopravvento in Gianfranco.
Lo allontanò con una spinta, e Lamberto inciampò nella seggiola rotolando a terra mentre Lui si allontanava a passi veloci.

Era inverno, e la sera stava scendendo rapidamente, incurante del freddo che aumentava rapidamente, camminò furiosamente per molto tempo, sino a quando non ritornò forzatamente alla realtà ritrovandosi , casualmente, di fronte alla discoteca dove lavorava Cinzia.
Il suo primo istinto fu quello di entrare ed andare a cercarla, ma non sapeva se Cinzia lavorasse quella sera.
Pensò di andarsene, ed iniziò ad allontanarsi, ma non fece nemmeno cento metri e ritornò sui suoi passi, questa volta deciso ad entrare. I suoi tentennamenti parvero non dover terminare mai.

Poi ad un tratto, stava percorrendo un tratto buio in fondo al parcheggio affollato di macchine quando sentì delle voci, si voltò ma a causa della luce riuscì solo a vedere alcune figure indistinte che camminavano nella sua direzione.
Poi riuscì a captare le voci
“Ragazzi tirate fuori i soldi ho io torno in dietro…..” riconobbe la voce di Cinzia. Istintivamente si nascose dietro ad un’auto.
Le figure si avvicinavano, poi si fermarono vicini ad un’auto.
Ora li distingueva chiaramente.
Cinzia portava un giubbotto di pelle ed una minuscola gonna, con alti stivali di pelle.
Con lei c’erano due ragazzi, uno armeggiava con la portiera della macchina, l’altro aveva estratto il portafoglio.
Gianfranco vide che passava dei soldi a Cinzia
“Tutto qui ???” la sentì dire
“Con questo freddo, dovrete accontentarvi di una cosa veloce…” ridacchiò lei.
Si spostarono portandosi dietro alla macchina e quasi scomparvero alla sua visuale.
Rimase fermo alcuni istanti, poi spinto dalla curiosità iniziò a spostarsi lentamente, stando attento a non far rumore.
Poi si arrestò nuovamente, inebetito nel fissare la scena.

La portiera della macchina era aperta, Cinzia stava seduta sul sedile ed i due ragazzi erano in piedi i suoi fianchi, uno si appoggiava alla portiera.
Le mani di Cinzia erano sollevate e si muovevano veloci nel buio, masturbando i membri eretti dei due giovani.
Cinzia si spostò, avvicinando il viso al ragazzo che stava appoggiato alla porta, mentre la mano destra non smetteva di masturbare l’altro
“Ahhh si dai succhiamelo bene….” sentì gemere il ragazzo.
La testa di Cinzia prese a muoversi nell’oscurità, ma per Gianfranco era come se fossero in pieno solo.
La sua mente non stentava a vedere chiaramente la scena.

Poi Cinzia si voltò per riservare lo stretto trattamento all’altro ragazzo mentre la mano, questa volta la sinistra, riprendeva ad agitarsi nell’aria.
“Cazzo Franco… questa si che è una vera troia…” balbettò il secondo ragazzo.
Il primo si era chinato, ed aveva slacciato il giubbotto di Cinzia, la sua mano era penetrata nella scollatura del vestito ed accarezzava il suo seno.
Cinzia si fermò.

“Servizio veloce ragazzi…. forza mettetevi questi che vi faccio scopare….” poi si alzò e mentre i due armeggiavano per infilarsi i preservativi, Cinzia si stese sul cofano della macchina e sollevò le cosce aprendole ed offrendosi oscenamente. I due si spintonarono sino a che uno ebbe la meglio e la penetrò.
All’altro non restò altro che menarselo mentre guardava.
Dopo qualche istante si spostò e prese la mano di Cinzia affinché fosse lei a farlo
“Almeno mi scaldo le mani….. fa un freddo”, poi si rivolse all’atro
“Sbrigati, altrimenti dovrai finire da solo… non ho tempo da perdere io” gli disse. Il ragazzo, accelerò il ritmo e meno di un minuto dopo iniziò a gemere venendosene.

Non appena si fu staccato da Cinzia, l’altro prese il suo posto e la scena
si ripeté.
Poi Cinzia si rialzò, si sistemò la gonna e si allontanò salutandoli con un
“Ok cocchi… è stato fantastico, quando tornerà a tirarvi… sapete dove trovarmi.” Gianfranco era allibito, impietrito dalla scena a cui aveva assistito, ma vedendola allontanarsi, istintivamente prese a seguirla.
Camminarono per quasi cento metri, ed ormai la luce era più viva, ma lui non se ne era nemmeno accorto.

Ad un tratto Cinzia si arrestò e si voltò verso di lui.
“bene, allora non mi ero sbagliata, c’era proprio un guardone !!! Piaciuto lo spettacolino ???”
“Forse ti piacerebbe fare qualche giochetto ????” gli disse mentre si muoveva verso di lui.
Ad un tratto fu sufficientemente vicina per riconoscerlo.
Per un attimo Gianfranco vide strane nuvole passare nei suoi occhi, poi lei riassunse l’espressione di poco prima
“Sei tu…dio come sei conciato… una volta invece di fare il guardone scopavi come un riccio… o sbaglio???” lo canzonò.

Gianfranco provò a parlare, ma dovette schiarirsi la voce
“Adesso vieni via con me… dobbiamo parlare” le disse
“Se vuoi scopare ed hai i soldi OK….. altrimenti io ho da fare” gli rispose Cinzia.
“No… tu vieni con me… me lo devi, più di vent’anni di amicizia conteranno qualche cosa ???” lei scosse la testa
“E` un ricatto, va bene ma non servirà a nulla…” rispose
“Hai la macchina ??” gli domandò
“No…” rispose lui
“Prendiamo la mia…” concluse Cinzia e prese ad allontanarsi seguita da Gianfranco.

Salirono in macchina
“Dove andiamo… al solito bar ???” domandò lei.
Gianfranco la guardò in modo molto espressivo e scosse la testa
“Meglio di no… ha casa tua ??”, lei fece un cenno d’assenso
“Guarda che non mi vergogno mica sai….” si sentì di dover precisare
“Sono vestita da puttana, e allora….”, ma Gianfranco non le rispose.

Non parlarono finché non furono nell’appartamento di lei
“Allora, siamo a casa mia… che cosa volevi dirmi ???” gli domandò continuando a mantenere il suo atteggiamento sicuro e sprezzante.
Ancora una volta, Gianfranco non parlò.
Si guardò intorno, prese uno straccio e lo bagnò nell’acqua, poi si avvicinò a lei, e prese a passarglielo sulle labbra e sul viso, mentre lei lo fissava stupita.
“Per poter parlare voglio vedere nuovamente la Cinzia che conosco e non questa ridicola caricatura…” le spiegò.
“Non ci riuscirai mai, io sono sempre la stessa e tu vuoi vedere qualche cosa che non esiste…… comunque lascia, se proprio ci tieni mi lavo….” si spostò ed andò in bagno a lavarsi la faccia.

Quando tornò piroettò come una modella in passerella
“Va bene così ????” domandò con sarcasmo. Lui annuì.
“Lo sai che io e Luciana ci siamo lasciati ?” le domandò, lei annuì
“Dicono che hai trovato la santerellina a letto con un altro…” gli rispose . Gianfranco annuì
“Doveva succedere prima o poi, il nostro matrimonio non ha mai funzionato e stava andando rapidamente a rotoli…” le spiegò brevemente facendo un gesto con la mano come per dire che non importava più.
“Sai, questa sera per la prima volta mi sono chiesto perché dopo la nostra litigata, io ho smesso di scopare ed invece tu ti sei messa a fare la puttana….” disse quasi distrattamente.

“Che cazzo vuoi che ne sappia… io ho bisogno di soldi e tu ??” rispose lei infastidita ma lui non l’ascoltava
“Poi mi sono ricordato quello che mi ha detto Luciana la sera che ci lasciammo….”
“Avrà dato sicuramente la colpa a me…” s’intromise Cinzia.
Lui scosse la testa
“No ha dato la colpa a me…. mi ha detto che quando ci sposammo, lei sapeva che io ero innamorato di te, ma sperava di cambiare le cose con il tempo….”

Cinzia scoppiò a ridere
“Cazzo è più stupida di quanto pensassi ??? Tu innamorato di me ??? Nahhhh” disse riprendendo il vecchio gioco di sempre…. ma questa volta Gianfranco non rise e continuò a fissarla.
Ad un tratto lo scherzo non le parve più tanto divertente.
Tentò ancora
“Dai Gian… non dirmi che anche tu… non dirmi che pensi di essere innamorato di me ???”.

Lui lentamente annuì, e subito si rese conto che per la prima volta lo ammetteva anche con se stesso
“Si… sono innamorato di te… lo sono sempre stato anche se non te l’ho mai detto, anche se non l’ho mai ammesso nemmeno con me stesso”.
Lei lo fissava stupita
“Ti dirò di più” continuò lui
“Anche tu sei innamorata di me, ma faresti qualunque cosa per non ammetterlo, esattamente come me sino a questa sera.”

“Sei pazzo…” disse lei e lui sorrise
“Forse…. ha noi sono sempre piaciute le scommesse vero ???” lei annuì
“Allora facciamone una….” l’incalzò lui
“Non ho soldi da buttare ….” rispose seccamente Cinzia
“Giusto… allora faremo così, se perdo io ti darò mezzo milione, e se invece vinco…. tu farai quello che ti chiederò ….”
“Che scommessa del cazzo ed in che cosa consisterebbe ???” gli chiese lei.

Gianfranco le si avvicinò “Io scommetto che se ora faremo all’amore, alla fine anche tu mi dirai che mi ami……” lei scosse la testa
“Non scopo con gli amici….” e si voltò per allontanarsi.
Lui la fermò, bloccandola per le spalle
“Non siamo più amici… non ricordi… non ci parliamo da mesi…” poi si chinò a baciarla.
Le labbra di lei erano calde e morbide, sentì che si sarebbe perso in lei… la sua lingua penetrò nella bocca di Cinzia, calda ed accogliente.

Si staccarono
“Mettiamoci più comodi…” disse mentre la spingeva verso il piccolo letto, le abbassò le spalline e fece scendere il vestito.
Il bel seno di Cinzia comparve sodo e roseo, le dita di Gianfranco solleticarono abilmente i capezzoli che si ersero
“Vedi… incominciamo molto bene….”
“Io vedo solo che mi piace scopare… e che tu ci sai fare….” rispose lei
“Ssssss. Tu devi parlare solo alla fine…..” si chinò a baciarle i capezzoli, e Cinzia trasse un gemito.

Non passò molto tempo prima che si ritrovassero nudi sul letto, la mano di lui scorrendo lungo le cosce sode e vellutate raggiunse il pube di lei.
“Sei già bagnata…”
“anche tu non scherzi….” rispose lei pronta, lanciando un’occhiata al membro duro ed eccitato
“ssssss, comunque il paragone non regge, io ho già ammesso di amarti… quindi….”.

Si chinò nuovamente a baciarle i seni, poi scese lungo il ventre piatto e raggiunse la sottile peluria pubica.
La lingua sfiorò il clitoride di Cinzia che sussultò.
Continuò a lungo, poi senza smettere si girò lentamente, il membro giunse alla portata di Cinzia che prese ad accarezzarlo, poi lui si spostò ancora, e lei poté accoglierlo in bocca.
Questa volta fu Gianfranco a sussultare di piacere.

Lottando per mantenere il controllo di se stesso, Gianfranco la eccitò sempre di più, incominciò a notare la tensione che precede l’esplodere dell’orgasmo, continuò portandola al limite dell’esasperazione, poi si arrestò
“No.. non ti fermare.” gemette lei.
Rapido Gianfranco le fu sopra. Il turgido glande, accarezzò il clitoride, si lubrificò con gli umori di Cinzia, poi iniziò a farsi largo in lei, si assestò ed infine penetrò in lei
con decisione.

Cinzia lo accolse con un gemito, si strinse a lui e gli passò le cosce intorno ai fianchi facendolo affondare ancor di più in se.
Pochi colpi ed esplose nel prolungato gemito dell’orgasmo.
Lui lo soffocò baciandola con furia, mentre i suoi lombi acceleravano il ritmo scuotendola con colpi possenti.
I capezzoli di lei si ergevano con forza impressionante, premendo contro il suo petto come grossi aghi.

I fremiti di piacere del corpo di Cinzia parevano non dover mai terminare, si rallentavano, divenivano più languidi, ma non cessavano.
Lui smise di baciarla… poi scese a succhiarle i capezzoli mentre non smetteva di scoparla con foga
“ohhhh ….Gianfranco”, gemette Cinzia accarezzandogli i capelli.
Quando si rialzò e la fissò negli occhi, lei vi lesse il piacere che cresceva inarrestabile e venne assalita dalla voglia di sentirlo godere dentro di se
“Dai Gian…. vieni… te ne prego……” disse aggrappandosi a lui.

Il pensiero del membro di lui che sussultando le allagava l’utero con caldi e furiosi getti di sperma, la fece nuovamente eccitare e fremere di piacere… voleva sentirlo godere… doveva sentirlo godere….
Si accorse che lui aveva rallentato il rtimo, tornò a guardarlo e vide che lottava per
ricacciare il piacere
“Ti prego Gian… vieni ti voglio dentro….” gemette, mentre l’eccitazione s’impadroniva nuovamente di lei.
Lui continuò impassibile, sino a che il desiderio di Cinzia non divenne insopportabile, lei si abbracciò a lui, assecondò i suoi movimenti con i propri. Alllora lui accelerò il ritmo dei fianchi e si chinò su di lei
“Ti amo…” sussurrò e poi la baciò e poco dopo iniziò a godere.

Il membro di Gianfranco le sussultava prepotente nel ventre, Cinzia, sussultava ad ogni sferzata di caldo sperma che si abbatteva dentro di lei rispose con entusiasmo al bacio mentre a sua volta veniva travolta dall’orgasmo.
Quando si le loro bocche si separarono, si ritrovò abbracciata stretta a lui nel tentativo di prolungare indefinitamente l’ondata di piacere e benessere che l’attanagliava.

Se avesse potuto vedersi in quel momento, si sarebbe vista sorridere come da troppo tempo non faceva più, come forse non aveva mai fatta. Incredula ascoltò la sua voce risuonare dolcissima nella stanza
“Anch’io ti amo Gian…. ti ho sempre amato…..”

Molto più tardi… dopo che ebbero nuovamente fatto all’amore e la magia si fu ripetuta… a Cinzia ritornò in mente la scommessa
“Allora vigliacco… hai vinto la scommessa… posso sapere che cosa mi toccherà fare per soddisfare la tua fantasia malata….” scherzò percuotendogli dolcemente il petto con i pugni.
Lui le sorrise e poi la baciò per la millesima volta, i loro occhi s’incontrarono ancora langui di piacere
“La cosa più terribile che ti potesse capitare… una punizione eterna per espiare i tuoi troppi peccati…” iniziò a dire lui con voce caricaturale
“… dovrai vivere con me per tutta la vita…….”

La vide annuire lentamente, mentre i loro occhi rifiutavano di staccarsi
e… la commozione ed il piacere si fondevano in una miriade di meravigliosi riflessi dai colori dell’arcobaleno…..

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