L’ufficio di mia moglie


L’altro pomeriggio decisi di passare in ufficio da mia moglie per un saluto.
Lei lavora in uno studio professionale insieme ad altre tre persone.
Entrai e notai con sorpresa che era rimasta sola.
“E gli altri dove sono finiti?” e lei per tutta risposta mi disse
“Boh, probabilmente, visto che è venerdì, hanno deciso di accorciare la giornata”.
Non feci caso più di tanto alla risposta e cominciai a guardare meglio mia moglie: ha 37 anni e un fisico ancora snello e scattante, vita sottile, cosce lunghe e soprattutto un culo alto e sodo da fare invidia.
Ero in contemplazione quasi assente quando mi sono reso conto che stava in piedi davanti a me, dandomi le spalle, leggermente china su un tavolo a controllare dei documenti.
Quasi in trance mi avvicino lentamente, le poggio le mani sui fianchi e le sfioro il collo con le labbra.
La sento rabbrividire e contemporaneamente dirmi
“Che fai, potrebbe rientrare qualcuno, te lo immagini che figura?”.
Quel brivido però mi aveva lanciato.
Riprendo a baciarla sul collo mentre con le mani risalgo verso le tette che sento sotto il maglioncino leggero perfettamente sode e senza reggiseno.
Poi con le labbra risalgo verso le sue fino a vellicarle il labbro inferiore con la lingua.
A quel punto anche lei schiude la bocca e tira fuori la lingua fino ad incontrare la mia, toccandola, solleticandola e intrecciandola fino ad infilarla tra le mie labbra sempre più profondamente.
Io con una mano infilata sotto il maglioncino continuo a massaggiarle le tette e i capezzoli ormai dritti e duri per l’eccitazione mentre con l’altra mano scendo ad esplorare le cosce da sotto la gonna.
Il mio cazzo ormai duro preme contro le sue chiappe sode e lei, accorgendosene, allunga una mano e comincia a sbottonarmi i pantaloni fino ad impossessarsi della verga.
Sento la sua mano calda che lo afferra sicura, mentre la mia è ormai sulla soglia dei suoi slip, ormai fradici in mezzo alle cosce.
Con un dito comincio ad intrufolarmi tra i suoi lunghi peli fino ad affondare tra le grandi labbra viscide di godimento.
Ho una voglia matta di leccarla: le calo gli slip fino a farglieli sfilare, poi le chiedo di mettersi in ginocchio alla pecorina sul tavolo così da avere la figa all’altezza della mia bocca.
Mi faccio largo tra i peli e do una prima leccata, lunga e profonda che le strappa un gemito di goduria.
I peli però sono veramente troppi: mi fermo un attimo e senza che lei se ne accorga raccolgo dal tavolo un paio di forbici da carta e, raggruppando i peli tra le dita, do un colpo di forbici sfiorando le grandi labbra, così da eliminare tutto il superfluo.
Lei si accorge della cosa solo quando sente il rumore delle forbici, si guarda da sotto le cosce e con voce rauca mi dice
“porco, sei un porco, adesso però leccami”.
Non me lo faccio ripetere e riprendo a spatolare le grandi labbra con decisione, allargandole con le dita e infilando la lingua nella vagina quasi come a scoparla.
Non resisto più, la faccio scendere dal tavolo e lei si mette in piedi a gambe larghe con la pancia e le tette stese sul tavolo: la cappella violacea è ormai a contatto con la figa che cola umori sulle cosce.
La punto sull’ingresso e comincio a spingere con decisione: il cazzo entra senza difficoltà nel canale ormai fradicio e sento mia moglie tirare un sospiro profondo mentre con una mano comincia a masturbarsi.
Sono eccitatissimo e mentre stantuffo con vigore vedo le crespelle del culo dilatarsi per il godimento.
Allora le appoggio un dito e comincio a infilarlo lentamente, mentre lei ha un brivido di godimento che la scuote tutta.
Poi, ne infilo un secondo, e poi un terzo.
Lei gode come una porca e allora sfilo il cazzo dalla figa e lo punto sul buco del culo.
Dapprima ho un po’ di difficoltà, poi la cappella entra e lentamente tutto il cazzo si impossessa del retto di mia moglie.
Comincio a entrare e uscire sempre più profondamente, mentre lei con due dita si scopa la figa.
Il mio cazzo sente quelle dita attraverso la sottile parete che divide la figa dal culo e l’eccitazione sale al massimo.
Lei si accorge che sto per venire e, con un movimento secco e un rumore osceno, si sfila il cazzo dal culo ormai dilatato, si gira e accuggiandosi tra le mie gambe lo prende tutto in bocca.
Bastano solo due leccate che la sborra comincia ad uscire a fiotti, interminabile, tagliandomi le gambe per il prolungato orgasmo, mentre lei con mezzo cazzo in bocca sta bene attenta a non perderne una goccia.
Alla fine ci rivestiamo e decidiamo di andarcene anche noi: per oggi l’ufficio ne ha avuto abbastanza.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...