L’appetito vien mangiando. Ovvero “il nostro secondo trio”


Quanti di voi hanno letto, e spero apprezzato, la nostra avventura con Chiara che ha fatto vivere, a me e ad Enrica, una notte e un giorno pieni di emozione e passione, sa che quella è stata la prima volta in cui ci siamo lasciati coinvolgere in un rapporto a tre.
Evidentemente ci è piaciuto perché tornati alla nostra vita quotidiana nei nostri rapporti, purtroppo non quotidiani, ma molto intensi, non è mai mancata la voglia di evocare un’altra donna che fosse lì con noi a prendere e a dare piacere così come aveva fatto la nostra amica Chiara.
Quando, con molta tristezza, salutammo Chiara ricevemmo da quest’ultima in regalo uno dei due falli di gomma con cui lei ed Enrica si erano sollazzate. Enrica aveva scelto quello con le cordine che permettevano ad una donna di legarselo in vita, perché, disse, aveva una certa idea che naturalmente si guardò bene di spiegarmi
Per qualche tempo quell’attrezzo venne usato dalla mia Enrica nelle nostre scopate per provare quel piacere in più che le dava la sensazione della doppia penetrazione, oppure per scoparsi da sola nei momenti in cui mi desiderava ma non avevamo la possibilità di vederci.
Un bel giorno mentre ci amavamo con la solita passione Enrica cominciò a ricordare una mia passata fantasia. Una delle prime volte in cui avevamo iniziato ad evocare la presenza di un’altra donna, o di un altro uomo, io avevo espresso il desiderio di farmi un’altra mia collega, Sara. Mentre scopavo Enrica le raccontavo tutto quello che avrei voluto fare a quella splendida mora. Le dicevo di quanto mi sarebbe piaciuto poggiare il mio cazzo duro in mezzo alle sue tettone per farmi fare una bella spagnola che avrei concluso irrorandole la faccia di sborra; oppure di come l’avrei volentieri scopata alla pecorina, prima in fica e poi nel buchetto più stretto, ecc.
Naturalmente quella era rimasta una pura fantasia, un momento di particolare eccitazione che rimaneva fra me ed Enrica, un gioco che finiva dopo le nostre scopate.
Intanto, però, avevamo vissuto quella splendida esperienza con Chiara per cui il fatto che Enrica avesse ripreso dopo tanto tempo quella fantasia proprio su Sara, e il ricordo della risposta che mi diede quando aveva scelto il regalo di Chiara, provocò in me una fortissima eccitazione e il desiderio pressante che Sara fosse a nostra completa disposizione nel nostro letto.
Enrica, naturalmente, si accorse di quanto mi fossi eccitato al pensiero di farmi Sara: “porco!… mi stai scopando alla grande… mi fai morire… siii!… pensi a lei, vero…porco?… pensi a lei e ti fotti la mia fica… continua…così… dai… mi fai venire…. Ora, si… vengo!…”
Mai come quella volta il mio cervello andò completamente in tilt mentre, a mia volta, godevo nella bellissima fica di Enrica che continuò a lungo a gemere per l’intenso piacere che stava provando. Un piacere intensissimo mi svuotò di ogni forza, le braccia non mi sorressero e mi accasciai sul corpo della mia donna. Restammo immobili l’uno sull’altra per molto tempo, aspettando che i nostri respiri affannosi tornassero regolari.
“La voglio anch’io…” affermò Enrica, “voglio guardarti mentre le fai ingoiare tutto il tuo cazzo, voglio farmi leccare la fica mentre la fotti… voglio scoparla insieme a te…” intanto percorreva con la bocca il mio corpo, leccandomi e baciandomi, fino a raggiungere il mio pene che prese subito a tormentare. “…lascia fare a me… e tra qualche giorno l’avremo tutta per noi… oh, come sarà bello leccare e succhiare il tuo cazzo insieme a lei… vederlo schizzare sperma sulle nostre facce…ora fottimi ancora, tesoro… vieni, prendimi da dietro… così… fottimi la fica… dammelo tutto, mi piace tanto… ti amo…mi piace come mi scopi… si, fallo uscire tutto e poi affondami dentro ancora, Ah!, così, si… ancora… ancora… non fermarti più… lo sento pulsare.. com’è tosto!… lo vedo, sai?… lo immagino mentre affonda dentro me, vedo la sua pelle che si ritira quando affonda e poi torna su quando lo ritiri… colpiscimi forte… Oh, si… strapazzami le tette mentre mi fotti, si dai…che voglia di cazzo che ho… del tuo cazzo, amore mio. Inculami ora… piano… fallo lentamente… mi piace prenderlo lentamente dentro… uhm! Fa ancora un po’ male… ma è bellissimo, sai? Mi piace tanto quando mi fotti il culo… ecco ora sei tutto dentro… sta fermo… fatti sentire…piano… fottimi piano, ti voglio godere a lungo… voglio godermi a lungo il tuo palo che mi fotte il culo… resisti più che puoi amore mio… fammi impazzire!”.
Il mattino dopo Enrica era già alle costole di Sara. Avevano sempre avuto, in ogni caso, dei buoni rapporti per cui non le fu difficile trasformare un normale rapporto fra colleghi in una solida amicizia.
Del resto Sara era sempre stata una ragazza abbastanza loquace e non aveva fatto mistero di qualche confidenza abbastanza personale anche con me.
Alta, mora, come ho già detto, un fisico prorompente appena appannato da qualche filo di grasso di troppo, due tette che si potevano immaginare imponenti quando portava magliette strette, due cosce dritte e sode che un paio di volte, scherzando, ero riuscito ad afferrare con una mano.
Aveva un fidanzato gelosissimo e che, a suo dire, la trattava piuttosto male tanto che spesso mi aveva confidato che stava per lasciarlo. Tutte le volte però non aveva avuto il coraggio di farlo.
Fu proprio di questa situazione che approfittò Enrica. Dopo aver consolidato il suo rapporto di amicizia con Sara, approfittò di una violenta lite che quest’ultima aveva avuto con il fidanzato per via di un’altra con cui, pare, fosse andato a letto.
Enrica ormai parlava con Sara assolutamente di tutto; erano diventate così intime che parlavano di sesso, scambiandosi pareri, esperienze fatte, voglie e addirittura le posizioni preferite. Inoltre Enrica l’aiutava molto a superare le sue paure ed insicurezze; insomma l’aiutava anche sul piano psicologico.
Naturalmente le confidenze di Sara furono l’occasione, per me ed Enrica, per nuovi stimoli fantasiosi nei nostri incontri di letto; ci sentivamo un po’ vermi, lo ammetto, però tutto restava rigorosamente tra me ed Enrica, confinato nei nostri momenti di “ginnastica da letto”.
Quando Sarà scoprì le corna da parte del suo ragazzo, Enrica non ci pensò un attimo: gli disse immediatamente che, prima di lasciarlo, gli doveva rendere pan per focaccia tradendolo con un altro.
Sara ammise di averci pensato e di averne molta voglia, ma era frenata dal pensiero di farlo col primo che capitava e, comunque, non era sicura di riuscire a farlo veramente.
A quel punto Enrica, dopo averla convinta che comunque aveva bisogno di una esperienza diversa, forte, gli disse di stare tranquilla, che avrebbe pensato lei a tutto, nella massima discrezione. Sara doveva soltanto lasciarsi andare, per una sera, pensando soltanto al proprio piacere e non se ne sarebbe pentita. In ogni caso avrebbe potuto tirarsi indietro in qualsiasi momento, i loro rapporti non ne avrebbero minimamente risentito.
Ottenuto il consenso di Sara, la invitò a cena per la sera successiva promettendogli una serata indimenticabile e facendosi promettere che si sarebbe fidata ciecamente di lei.
Naturalmente venne immediatamente ad avvertirmi e così, finalmente, mi ritrovai seduto sul comodo divano di Enrica ad aspettare Sara mentre Enrica finiva di preparare la tavola.
Sarà diventò rossa come un peperone quando mi vide, ma Enrica fu lesta a rasserenarla con mille moine e impegnandola negli ultimi preparativi per la cena.
Il clima cordiale che instaurammo mentre mangiavamo e diversi bicchieri di vino contribuirono a far rilassare Sara tanto che fu facile ad Enrica introdurre qualche argomento “piccante”, a cominciare dal classico cibo afrodisiaco, continuando con argomenti più consistenti, per finire con la banana mangiata a mo’ di pompino.
Io stesso non mancai di palpare le cosce ora dell’una ora dell’altra incontrando debolissime resistenze.
Terminata la cena Enrica sottolineò quanto si fosse eccitata a causa dei nostri discorsi e come desiderasse qualcosa di più piccante in quanto non poteva certo rimanere con quella voglia addosso.
Non attese una nostra risposta, tanto aveva già in mente tutto quello che doveva accadere quella sera, e propose il classico strip poker, che però, per essere più veloci, avremmo fatto con le classiche carte napoletane. In pratica si trattava di individuare un capo di abbigliamento e farlo togliere alla persona che avesse preso dal mazzo la carta più bassa.
Per quanto mi riguardava diedi immediatamente il mio assenso; Sara, invece, cercò di introdurre qualche distinguo ma fu interrotta immediatamente da Enrica che se la portò in bagno con la scusa di darsi una sciacquata. Quando tornarono erano entrambe allegre e decise ad iniziare il gioco. Era evidente che Enrica, ancora una volta, era riuscita a far cadere le indecisioni di Sara. Per parte mia avevo approfittato della loro assenza per accendere il nostro piccolo registratore a cassette che usavamo per registrare le nostre scopate allo scopo di risentirci, dopo, per eccitarci di nuovo, e lo avevo nascosto in un luogo sicuro.
Cominciammo il gioco e fui subito costretto a togliere la giacca e la camicia, ma ad Enrica andò, si fa per dire, ancora peggio perché essendo a casa sua aveva indossato degli indumenti più comodi, una gonna ed una maglietta, per cui dopo un quarto d’ora aveva già il bel seno scoperto, mentre Sara conservava ancora il reggiseno che, comunque, lo copriva ben poco, la gonna e l’intimo. Naturalmente quando Enrica, con movenze da spogliarellista, si tolse il reggiseno non mancai di esternare il mio apprezzamento per la sua solidità e la bellezza dei capezzoli ritti ed eccitati, rimarcando quanto sarei stato felice di succhiarli e accarezzarli. Enrica prese spunto dalle mie affermazioni per proporre di passare a un gioco più concreto. L’idea era di scrivere su dei bigliettini un compito “particolare”; ciascuno di noi avrebbe pescato tra i biglietti ed avrebbe dovuto assolverlo senza tirarsi indietro e rispettando rigorosamente quanto ci fosse scritto.
Eravamo tutti e tre molto eccitati, e la proposta fu subito accolta senza remore anche da Sara che mi sembrava ormai se non del tutto coinvolta, perlomeno interessata a ciò che sarebbe potuto accadere.
In ogni caso, per non forzarla troppo ed anche per tirare il gioco più a lungo possibile, decidemmo che non era certo il caso di cominciare subito a impegnarci in compiti tipo “fatti scopare”, ma con qualcosa di meno brutale ma ugualmente impegnativo ed eccitante. Oltre a compiti di spogliarello, visto che avevamo ancora parecchi vestiti addosso, sui bigliettini scrivemmo cose del tipo “bacia il sesso di…, accarezza il sesso di…”, ecc; il compito forse più impegnativo era quello di simulare un pompino o leccata di una delle due fiche. L’unico punto di discussione si aprì, date le residue remore di Sara, quando proposi che le due ragazze avrebbero dovuto assolvere al compito descritto sul biglietto estratto anche se si fosse trattato di accarezzarsi o baciarsi tra di loro. Su questo punto ci fu una breve discussione che fu superata quando Enrica affermò che il gioco doveva presupporre comunque un elemento di rischio, altrimenti non ci sarebbe stato gusto.
Promessoci reciprocamente, ancora una volta, che da quel momento in poi non ci saremmo tirati indietro di fronte a niente, cominciammo il gioco.
Fu Enrica, per diritto di anzianità, la prima a pescare un bigliettino il quale recitava: “Togli le mutande a Sara e poi baciale la fica una volta sola”. Sara diventò immediatamente rossa in viso, ma non oppose la minima resistenza quando Enrica le si inginocchiò davanti e infilò le mani sotto la sua gonna; tenne gli occhi bassi, su Enrica, per tutto il tempo che questa si prese per sfilargli gli slip; li alzò al soffitto quando le labbra della mia donna si avvicinarono al suo sesso per baciarla dolcemente e si girò di lato per non farmi guardare.
Terminato il compito di Enrica toccò a Sara estrarre un nuovo biglietto in cui trovò scritto: “accarezza il sesso di Enrica, tempo 1 minuto”. Guardai preoccupato Sara, temendo una reazione negativa che in effetti ci fu, anche se meno decisa di quanto mi sarei aspettato. Anche in quel caso, comunque, Enrica fu pronta a trovare una soluzione. Affermò che capiva la situazione di Sara ed era pronta ad accettare una deroga, anche se sarebbe stata l’unica della serata, ma alla sola condizione che avrebbe comunque assolto il compito accarezzando il mio sesso. Sara si scusò con Enrica chiedendogli di avere pazienza: non si sentiva e non era certo una verginella in fatto di sesso, ma per lei trovarsi ad accarezzare una donna era una situazione del tutto nuova ed aveva bisogno di un po’ di tempo per abituarsi; poi mi si avvicinò e lentamente mi posò la mano sul cazzo, da sopra i pantaloni che purtroppo avevo ancora addosso. Guardava fisso in basso mentre strusciava il palmo della mano sul mio pene eccitato, ma le sollevai dolcemente il viso e avvicinandomi fino a quasi sfiorarle le labbra le sussurrai: “brava, così… che bella manina dolce hai!… lo hai fatto diventare duro… lo senti?”
Purtroppo quel minuto finì troppo presto; Enrica, inflessibile, fece smettere Sara e mi invitò a pescare il mio bigliettino. “Accarezza il culo di Sara per 30 secondi” recitava quello che presi. Ben felice mi posizionai alle sue spalle ed afferrai subito i suoi glutei nudi. Sara protestò debolmente che avrei dovuto accarezzarla da sopra la gonna, ma non si sottrasse minimamente così potei riempirmi le mani a mio piacimento di quel culo tondo arrivando anche a toccarle con le dita il buchetto provocandole un brivido di piacere che avvertii distintamente.
Il successivo biglietto estratto da Enrica le comandava di succhiare i capezzoli di Sara per ben tre minuti. Con grande piacere osservai Sara che si distendeva sul divano e diceva ad Enrica di essere pronta. Enrica, visibilmente felice ed eccitata assolse il compito con grande passione tanto che Sara dopo pochi secondi chiuse gli occhi, poggiò una mano sulla testa di Enrica e si abbandonò alle carezze sapienti della sua bocca.
Un gemito di disapprovazione, da parte di entrambe le ragazze, accolse il mio stop, alla fine del tempo previsto, ma le regole dovevano essere rispettate ed ora toccava a Sara estrarre il successivo biglietto. “bacia il cazzo di Donato e simula un pompino, durata 3 minuti” comandava il biglietto ed io maledii il fatto di avere ancora i pantaloni, però quel gioco era eccitante proprio per questo in fondo. Sara non ebbe il coraggio di guardarmi negli occhi; si inginocchiò davanti a me e poggiò le labbra sui miei pantaloni all’altezza del bozzo ben visibile, poi aprì la bocca e iniziò ad andare su e giù con la testa non disdegnando, ogni tanto, di tirar fuori la lingua simulando di leccarmelo. Durante la finta fellatio la incoraggiai lodando la bellezza della sua bocca rammaricandomi, nello stesso tempo, di non poter penetrare davvero in quella bocca carnosa.
Terminato anche quel compito toccava a me estrarre un nuovo biglietto ed ebbi la sfortuna di pescare un “spoglia Donato” che mi costrinse a denudarmi davanti alle due ragazze mentre avrei voluto che quel biglietto fosse capitato a Sara. Comunque feci buon viso a cattivo gioco e improvvisai lo spogliarello incitato da Enrica e Sara che, sedute sul divano, lanciavano piccoli gridolini ad ogni mio movimento.
Alla fine presentai il mio cazzo teso davanti ai loro occhi movendolo con le mani ora verso il viso di Enrica, ora verso il viso di Sara, chiedendo ad entrambe se gli piacesse e se lo volevano in bocca. Entrambe mi illusero aprendo la bocca, avvicinandosi al mio palo proteso e poi ritraendosi poiché, come dissero, il gioco non lo prevedeva e le regole andavano rispettate.
Terminato il mio compito, via via estraemmo tutti gli altri biglietti ed alla fine restammo tutti e tre completamente nudi e più che mai eccitati.
Ma avevamo tutta la notte davanti a noi per cui decidemmo di giocare ancora o, perlomeno, furono le due ragazze a deciderlo poiché io avevo espresso chiaramente il desiderio, carezzando lascivamente le cosce polpose di Sara, di potermela finalmente scopare. Purtroppo ero in minoranza e dovetti acconsentire a un nuovo gioco che consisteva nel raccontarci a vicenda l’esperienza sessuale più bella che ci fosse capitata nei minimi particolari.
Cominciò Enrica che raccontò l’incontro a tre che avevamo avuto con Chiara, senza però ancora rivelare che l’uomo ero io. Quel racconto suscitò un notevole interesse in Sara che di continuo chiedeva ad Enrica di scendere sempre più nei particolari e di spiegargli le sensazioni che aveva provato. Quando gli chiese di fargli vedere le posizioni che aveva assunto proposi immediatamente che allo scopo sarebbe servito fargliele vedere praticamente visto che eravamo in tre. La proposta fu accettata ma alla condizione che avremmo evitato di… “arrivare al sodo”, avremmo cioè soltanto assunto una determinata posizione senza andare oltre.
La cosa era di una eccitazione pazzesca: mi ritrovai con Sara sotto di me, il cazzo a pochi millimetri dalla sua fica e non potevo prenderla. Mi posizionai, poi, davanti alla sua bocca, le mani che avevano afferrato la sua testa e che la tiravano verso il mio pene, ma non potei riempirle la bocca, come avevo fatto con Chiara; poi Enrica si mise sotto di Sara e cominciò a muoversi come la stesse chiavando mentre io, da dietro, le appuntai il cazzo al buchetto. Spinsi un po’, non potendone più, provocando un grido di dolore che fece scomporre quel magnifico quadretto.
Le ragazze mi richiamarono all’ordine. Ci risistemammo sul divano, l’uno vicino all’altro, e ricominciammo il gioco del racconto.
Toccava a me. Raccontai il primo incontro che avevo avuto con Enrica (per chi fosse interessato veda il racconto “finalmente una donna”). Alla fine Sara mi gratificò affermando che l’avevo veramente eccitata e che non vedeva l’ora di proporci la sua esperienza, dalla quale non potemmo non desumere che avevamo sottovalutato la sensualità di quella ragazza.
Ci raccontò della prima volta che aveva veramente goduto con un uomo, un ragazzo che aveva conosciuto al mare in campeggio. All’anagrafe Beniamino, ma si faceva chiamare Benny, con la ipsilon, sottolineava, e a dispetto del nome buffo aveva, ci confidò Sara, un fascio particolare e soprattutto un cazzo che si rivelò davvero notevole.
Si erano conosciuti nella discoteca all’aperto del campeggio ed avevano ballato a lungo, quasi senza parlarsi. Ad un certo punto Sara cominciò a sentire nel basso ventre l’eccitazione di Benny e le sue mani che dalle reni, lentamente, scendevano sempre più giù, fino all’attaccatura delle natiche. L’abbigliamento di Sara naturalmente era piuttosto minimo: solo una maglietta che gli arrivava all’inizio delle cosce e, sotto, il costume. Ballando Benny non aveva smesso un attimo di guardare nell’incavo dei suoi seni e, incoraggiato, dal silenzio di Sara, aveva iniziato a far scendere sempre più giù le sue mani, fino a cominciare a sentire i suoi glutei tondi. Alla fine le aveva chiesto di andare a fare una passeggiata. Sara assentì e si trovò a camminare con quel quasi sconosciuto nella pineta del campeggio, con Benny che teneramente l’abbracciava sempre più stretta. Camminando si ritrovarono in una radura ben riparata dove presto scoprirono la presenza di due coppie che, sdraiate a pochi metri l’una dall’altra, si baciavano strettamente avvinghiate senza curarsi della presenza degli altri. Evidentemente erano due coppie di amici che avevano deciso di appartarsi insieme per evitare eventuali incontri indesiderati che una coppia isolata può subire. Restavano comunque tutti vestiti, nonostante la foga delle loro carezze.
Sara e Benny rimasero a lungo a guardarli, non visti, incapaci di distogliere gli occhi da quello spettacolo, fino a che Benny non palpò, deciso, il sedere della nostra amica stringendo quei due favolosi globi di carne. Prese per mano Sara e la condusse a non più di 6 metri dalle due coppie che solo allora si accorsero della nuova presenza interrompendo le loro effusioni per capire cosa volessero i due nuovi arrivati. Si tranquillizzarono subito, però, quando videro Sara e Benny che si sdraiarono a loro volta e subito cominciarono a baciarsi e toccarsi per tutto il corpo.
Benny andò subito al sodo stringendo con la mano aperta il sesso di Sara che allargò subito le cosce per facilitargli il compito e confermargli che era a sua completa disposizione; nel contempo allungò la mano per accarezzare il suo cazzo da sopra i pantaloncini. “Avrei voluto infilare subito la mia mano nei suoi pantaloncini per afferrare il suo cazzo che sentivo lungo e durissimo, ma il piacere che mi faceva provare quella mano in mezzo alle cosce mi illanguidì a tal punto che mi abbandonai completamente. Sdraiata a terra, le braccia e le cosce aperte, sentivo la sua mano che correva, impaziente, dalla mia fica al mio seno, per poi tornare alla fica e poi ancora al seno, fino a quando non si fermò per un attimo, mi guardò negli occhi, scostò il costume e infilò un dito nel mio sesso aperto, fradicio di umori. Rimestò a lungo con le dita nella mia fica e intanto mi baciava i seni che io stessa gli offrii tirandoli fuori da sotto la maglietta, poi, leccandomi, scese verso il mio pube. Mi inarcai per aiutarlo a togliermi il costume, schiusi le cosce… e la sua bocca in un attimo fu sulle mie labbra provocandomi un lunghissimo gemito che i nostri…(me li ero praticamente dimenticati) diciamo colleghi non potettero non sentire. Infatti guardando verso di loro, irrigidendomi per qualche momento, scoprii che entrambe le coppie avevano interrotto le loro effusioni e ci stavano guardando. Potevamo distinguerci perfettamente perché gli alberi non riuscivano comunque a nascondere il chiarore della luna e a quel punto pensai che avremmo potuto avere delle noie ma notai subito che dopo qualche attimo, pur continuando a guardare verso di noi, ricominciarono a toccarsi tra di loro evidentemente eccitati dallo spettacolo che stavamo offrendo. Una delle due ragazze infilò una mano nei pantaloni del suo uomo che si irrigidì per un attimo e subito si girò verso la compagna baciandola appassionatamente. Mi piacque pensare che forse loro erano venuti in quel posto solo per limonare un po’, ma i mugolii che involontariamente erano usciti dalla mia bocca, provocati dalle carezze di Benny, la vista della sua testa tra le mie cosce aperte che non lasciava alcun dubbio su cosa stesse facendomi, insomma la nostra passionalità, li aveva portati a osare qualcosa di più”.
A questo punto del racconto di Sara la mia mano, meccanicamente, corse a carezzare lentamente il mio cazzo teso ed anche Enrica, notai, si stava accarezzando. Sara a sua volta le carezzò con una mano le cosce e poi, lentamente, sostituì la sua mano a quella di Enrica carezzandole dolcemente la fica.
Guardandola negli occhi continuò il suo racconto.
“Intanto Benny si era accorto che mi ero distratta ed aveva sollevato la testa ma fui subito pronta a spingerlo di nuovo verso il mio fiorellino perché continuasse la sua meritevole opera. Mi abbandonai di nuovo alle sensazioni che la sua lingua mi provocava e tornai a spiare cosa facessero le altre due coppie. I due più vicini si erano di nuovo sdraiati; si baciavano e intanto la ragazza aveva ancora la mano dentro i pantaloni di lui. Potevo nettamente distinguere il “rigonfiamento mobile” provocato dal su e giù di quella mano.
L’altra coppia era più distante tanto che in pratica ne distinguevo solo le sagome ma capii che il ragazzo stesse leccando la fica della donna. Era sicuramente lui, poiché vedevo bene il seno scoperto della ragazza che ansimava per il piacere.
Benny intanto mi afferrò con entrambe le mani i seni mentre si dedicava decisamente a succhiare e leccare la mia clitoride. Cominciai a gemere più forte incapace di trattenermi e dopo un po’ venni attirando la testa di Benny sul mio pube e muovendomi col bacino per strusciarmi di più sulla sua bocca. Mi rilassai solo quando l’ultimo palpito dell’orgasmo lasciò il mio corpo e il mio sguardo andò spontaneamente ai nostri vicini. Ci stavano guardando. Sono sicura che mi avevano ammirato per tutto il tempo in cui avevo goduto. Se mi avessero detto, solo qualche ora prima, che mi sarei trovata in quella situazione, sono sicura che sarei morta di vergogna al solo pensiero, invece mi rilassai completamente mentre carezzavo la testa di Benny che si era sdraiato su di me, con la testa abbandonata sul seno. A fugare ogni paura, inoltre pensò la ragazza più vicina a noi la quale mi sorrise strizzandomi l’occhio. Aveva ancora la mano dentro ai pantaloni del suo amico; la tolse, gli poggiò le mani sulla testa spingendolo in basso, verso il suo pube, si tolse da sé le mutandine e poi lo attirò verso la sua fica invitandolo chiaramente a fargli lo stesso servizio di cui avevo goduto io.
L’uomo dell’altra coppia era in ginocchio davanti alla sua donna sdraiata. Guardò per qualche secondo le evoluzioni dei suoi amici, poi tirò sulle sue spalle le gambe della ragazza e cominciò anche lui a slinguarla facendomi capire che era già da un pezzo nuda”.
Sara interruppe ancora il suo racconto per un po’; il tempo di cambiare di posto per venirsi a sedere in mezzo, tra me ed Enrica. Tornò con la mano a stuzzicare la fica di Enrica e poi, da quanto lo aspettavo!, scese lentamente anche verso il mio pene sempre eretto. Mi guardò con aria lasciva e affermando che ora era completamente libera da ogni remora ed eccitata come non mai, lo afferrò saldamente e poi iniziò lentissimamente a farmi una sega. Ci assicurò che tutto quello che stava raccontandoci era assolutamente vero e poi ricominciò.
“Lo spettacolo che mi offrivano le due coppie, in modo particolare quella più vicina, era incredibilmente bello tanto che ero già di nuovo eccitata e vogliosa di carezze, ma come me lo era Benny che si sedette sul mio seno e non c’era certo bisogno di parole per capire cosa volesse. Glielo accarezzai col palmo della mano per un po’ e poi, abbassati quanto bastava i pantaloncini, lo tirai fuori. Ragazzi che sberla di cazzo aveva! Avevo immaginato che fosse grosso quando prima lo avevo accarezzato ma l’asta che mi si parò davanti andava al di là di ogni aspettativa, era grosso e lungo; più lungo di questo che sto menando ora… non ti offendere Don, anche il tuo è bello… lo senti come te lo meno? Ti piace, vero?…piace anche a me tenerlo tra le mani… attento a non venire però… mi piace sentirlo in mano ma… mi piace di più in altre parti… hai detto che hai voglia di scoparmi… ti voglio anch’io… voglio sentire tutto il tuo cazzo dentro di me… voglio godere e farti godere come non mai… ma abbi pazienza.
Dunque, dove ero rimasta… Ah, già, al cazzone di Benny. Credo che anche la mia vicina fosse rimasta sbalordita dalle dimensioni di Benny perché proprio quando lo tirai fuori sentii distintamente un suo gemito più forte; del resto non potevo darle torto, quel palo duro quasi mi sconvolse e desiderai immediatamente di sentirmelo dentro la fica. Capivo bene, però che Benny voleva prima qualcos’altro che peraltro non mi dispiaceva. Così cominciai a leccarlo lungo il tronco tenendolo ben stretto in mano mentre la muovevo su e giù; mi dedicai presto alla punta dove concentrai le attenzioni della mia lingua prima di imboccarla e succhiarla provocando fremiti continui nel corpo di Benny il quale cominciò a sussurrarmi di sbocchinarlo per bene, di fargli sentire la lingua, di succhiarlo, ecc. Lo accontentai volentieri seguendo tutte le sue indicazioni per un po’, ma in quella posizione non potevo girare la testa per guardare quello che avveniva a pochi metri da me, così lo feci sdraiare promettendogli che lo avrei “servito” meglio stando più comoda.
Mentre cambiavamo posizione guardai verso gli altri. La coppia più vicina a noi si era lanciata in uno stupendo 69, mentre l’altra aveva deciso di passare a cose più concrete, infatti l’uomo aveva messo la sua ragazza alla pecorina e se la stava sonoramente scopando, sentivo distintamente i loro gemiti e le invocazioni della ragazza a penetrarla più a fondo.
Benny, intanto, reclamava la sua parte. Mi posizionai in modo che alzando gli occhi potessi sbirciare verso le altre coppie e presi ad andare su è giù sul suo cazzo lentamente. Chiudevo le labbra sulla punta, poi mi spingevo giù ingoiandone più che potevo, di nuovo risalivo sulla punta, la leccavo, la succhiavo e poi ancora giù per poi risalire ancora e ricominciare. Quante porcate mi diceva Benny! Ogni tanto alzavo gli occhi per sbirciare gli altri. Purtroppo i corpi della coppia a noi più vicina mi impedivano di guardare bene anche l’altra di cui potevo gustare solo il busto dell’uomo, che si dimenava freneticamente avanti e indietro, e soltanto sentire i gemiti della ragazza che veniva scopata. Tuttavia lo spettacolo che mi offriva l’altra ragazza, proprio di fronte a me, era sufficiente a fare aumentare sempre più la mia eccitazione e la voglia di fare qualunque porcata. Muoveva il proprio corpo avanti e indietro su quello del compagno in modo da sfregare il suo pube sulla bocca di quest’ultimo e nello stesso tempo pompare il suo cazzo duro ingoiandolo quasi completamente ogni volta che si protendeva in avanti. Mi eccitava vedere quella bocca inghiottire e rilasciare quel palo di carne mentre facevo lo stesso servizio al mio amante.
Intanto la ragazza presa alla pecorina venne, sussurrando parole che non compresi e ciò mi fece venir voglia di sentire anch’io la mia fica piena. “prendimi ora”, sussurrai a Benny, “ma fallo piano, questo bastone che ti ritrovi può essere pericoloso…”. Benny si mise su di me e fui io stessa a guidarlo verso le mie piccole labbra. Delicatamente Benny entrò tutto dentro la mia passerina e mi riempì come mai mi sono sentita. Gli afferrai le natiche per tenerlo fermo, chiedendogli di farmi abituare alla presenza del suo cazzo e continuai a guidarlo quando cominciò a muoversi piano dentro e fuori di me. Intanto un rantolo mi annunciò che uno dei due ragazzi stava godendo; era quello più lontano che dalla posizione che aveva dedussi si era fatto fare prima una spagnola per poi sborrare in bocca alla sua donna. Gli altri due intanto continuavano il 69, ma ad un tratto la ragazza si sollevò, le belle tette all’aria, e venne dimenandosi sulla bocca del suo amico. Terminato l’orgasmo guardò per qualche momento verso di me e poi si abbassò di nuovo, afferrò il cazzo dell’uomo e tenendolo ben dritto ritornò ad ingoiarlo con buona lena. Era chiaro che di li a poco avrebbe avuto anche lei la bocca piena di sperma. Difatti, dopo qualche secondo i muogolii della ragazza e l’irrigidimento dell’uomo mi confermarono che anche loro erano giunti al termine della loro gioiosa fatica.
Era tempo anche per me di godermi per bene il cazzo che Benny continuava a rimestare nella mia fica, ora non avevo più distrazioni, per cui incitai il mio uomo a fottermi più forte, consapevole del fatto che gli altri mi guardavano e sentivano benissimo: “chiavami, scopami, fottimi… dai… così… spaccami la fica… che cazzo che hai… lo sento fino in gola…” andai incontro ai suoi colpi freneticamente continuando a dire porcate a ruota libera e…venni, venni in un modo meraviglioso; non so se fu merito degli attributi di Benny o del fatto che fossi eccitata dalla presenza di estranei, ma non ho mai più goduto con l’intensità di quella volta.
Benny ebbe la delicatezza di lasciar defluire il mio piacere e poi mi chiese se poteva venirmi dentro. Al mio diniego disse che era un peccato non poter riempire la mia bella fica, ma lo rassicurai promettendogli un gran pompino con ingoio finale che lo avrebbe fatto impazzire. Lo feci uscire da me e gli andai sopra cominciando a leccare i suoi pettorali davvero notevoli per poi pian piano scendere verso la sua mazza tesa. Prima di imboccarla guardai verso quelli che ormai consideravo miei amici. Non mi sorpresi quando mi accorsi che ci guardavano, seduti e teneramente abbracciati. Toccava a me ora; avevo già offerto lo spettacolo del mio orgasmo e ora gli dovevo il finale.
Il cazzo di Benny vibrava nella mia bocca, aveva piccole scosse ogni volta che lo colpivo con la lingua o scendevo giù a inghiottirne quanto più potevo. Benny mi incitava ad essere porca, ma non avevo certo bisogno di sentirmelo dire. Me lo misi nell’incavo tra i seni e lo menai a lungo mentre ne succhiavo o slinguavo la punta e quando Benny quasi mi gridò che non ne poteva più lo imboccai decisa stringendolo con le labbra e lo pompai fino a quando, tremando, non mi riversò in gola una quantità enorme di sperma che mi affrettai a ingoiare.
Ci riposammo per un po’ di tempo e poi, in silenzio, ci rivestimmo. Solo la ragazza che era stata più vicina a noi, prima di andarcene, mi sussurrò: “è stato bellissimo”, poi ciascuno si incamminò verso il campeggio.
Per me però la serata non era ancora finita. Infatti poco prima di arrivare in prossimità delle prime tende Benny si fermò stringendomi forte e baciandomi prese la mia mano e se la portò sul cazzo di nuovo duro. Mi sussurrò che ero stata grande e che mi voleva ancora e non faticò minimamente per convincermi perché al solo pensiero di riavere quel bel cazzo dentro nuovi flussi di piacere andarono ad aggiungersi agli umori lasciati dal precedente orgasmo.
Mi ritrovai sulla spiaggia, lontano da occhi indiscreti, con Benny che mi brancicava da per tutto mentre mi diceva tutto quello che avrebbe voluto farmi. A fatica mi staccai da lui, raggiunsi la battigia, assaporai a pieni polmoni la brezza marina, mi spogliai lentamente e, infine mi sdraiai sulla sabbia con le cosce aperte. “Sono tua”, dissi semplicemente. Benny mi si parò immediatamente dinanzi nudo e col cazzo svettante. Si distese su di me immergendosi profondamente nella mia fica in fiamme. Mi amò a lungo facendomi godere più volte e io seppi ringraziarlo facendolo godere altre due volte nella mia bocca.
Nei giorni successivi ebbi altri incontri bollenti con Benny, e inoltre divenni amica della ragazza della prima sera, quella che avevo visto meglio, Serena. Divenimmo tanto amiche che una sera, dopo aver congedato Benny, mi chiese se tra me e lui c’era qualcosa di serio ed alla mia risposta negativa mi confessò che avrebbe voluto provarci. Il ricordo di quel bel cazzo che aveva visto e i resoconti che puntualmente gli avevo fatto delle nostre successive scopate l’avevano infiammata e desiderava anche lei sentirsi piena di quel cazzo meraviglioso.
Cosa non si fa per amicizia! Dissi a Serena che non avevo nulla in contrario, anzi, era meglio che mi prendessi un po’ di riposo perché negli ultimi tre giorni avevo scopato come una matta con Benny.
Il giorno dopo Benny non si vide. Verso le 21,00 le mie amiche di tenda uscirono con i loro ragazzi, anche perché sapevano che normalmente verso quell’ora ero già impegnata con Benny. Quando arrivò gli si leggeva in faccia che era del tutto spompato. Feci finta di essere gelosa e lo trattai male e lui cercò di negare di essere stato con un’altra offrendomi di fare l’amore. Mi spogliò e cominciò a leccarmi prima i seni, poi la fica con l’evidente intenzione di farmi godere nella speranza che mi calmassi. La cosa non gli riuscì perché gli afferrai il cazzo dicendogli che avevo voglia di essere scopata subito. Il pene reagì subito alle mie sollecitazioni ma non certo come sapevo riuscisse a fare; in ogni caso lui spense le mie recriminazioni penetrandomi e baciandomi in bocca. Il poverino ci mise molto impegno tanto che riuscì a farmi godere e poi mi presentò il solito conto: pompino con ingoio, ma la quantità di sperma che uscì fuori alla fine non era nemmeno lontanamente paragonabile a quella delle sere precedenti.
Sapevo che Serena sarebbe venuta a trovarmi, perciò, con la scusa della gelosia, lo buttai fuori dicendogli di non riprovare a ripresentarsi con il cazzo flaccido che aveva.
Seppi poi da Serena che avevano passato quasi tutta la giornata in tenda a scopare e Benny gli aveva fatto vedere le stelle facendomi rimpiangere di non prendere la pillola perché mi descrisse una serie di orgasmi incredibili, culminati con un piacere terribile quando le aveva allagato la fica col suo sperma. Inutile dire che il giorno dopo andai in farmacia e la pressi anch’io. L’ultima notte, sulla battigia, mi tolsi lo sfizio: lo feci godere dentro due volte ed avrei volentieri approfittato anche della terza, ma Benny volle salutare la mia bocca, irrorandola per l’ultima volta”.
Durante il racconto di Sara avevo più volte dovuto fermare la sua mano che mi menava il cazzo, per non godere. Quando smise il suo racconto gli chiesi se davvero avesse vissuto quell’esperienza. “tutto quello che vi ho raccontato è vero”, rispose Sara, “com’è vero che ora ho voglia di sdraiarmi e abbandonarmi completamente a voi… sono vostra fatemi quello che volete… anche tu, Enrica, baciami… leccami, fammi quello che vuoi… fammi fare ciò che vuoi… voglio abbandonarmi come quelle notti sulla spiaggia… voglio godere con voi…”.
Naturalmente non ce lo facemmo ripetere due volte. L’assalimmo con le mani e le bocche, leccandole e carezzandole tutto il corpo, concentrandoci, dopo aver assaggiato ogni centimetro della sua pelle, io sulla fica ed Enrica sul buchetto di dietro. Enrica mugolava forte e ciò ci spingeva a impegnarci sempre di più su quel bellissimo corpo che si apriva, voglioso, alle nostre voglie. Lasciai Enrica tra le cosce di Sara e avvicinai il mio cazzo alla bocca di questa strusciandolo sulle sue labbra. “questo non sarà una sberla ma ti darà piacere comunque, te lo assicuro… non ci hai detto se Benny ti ha fatto il culo, ma non credo… era troppo grosso vero?” Sara non poteva fare altro che annuire con la testa visto che ormai le avevo infilato metà del mio cazzo in bocca. “Vedi, il vantaggio di un cazzo normale sta nel fatto che lo puoi prendere tranquillamente nel culo e stasera avrai questo piacere… ti chiaverò la fica… ti sborrerò in gola e poi mi farò il tuo bel culetto… sapessi da quanto desidero fotterti…quante volte in ufficio mi è venuta la tentazione di metterti a pecorina e farmi il tuo culo tondo.. ora sarà mio…finalmente”!
Sara mugolava come una cagna in calore; aveva afferrato il mio cazzo con la mano e me lo menava avanti e indietro mentre glielo spingevo in bocca; intanto Enrica con la sua abile lingua la stava portando al settimo cielo. Me ne accorsi e chiesi ad Enrica di farmi posto contando sul fatto che non ci sarebbe voluto molto per farla godere. Presi a chiavarla subito vigorosamente con colpi profondi ai quali Sara rispondeva venendomi incontro col bacino, segno evidente che apprezzava il servizio che le stavo rendendo. Intanto Enrica le succhiava i capezzoli o almeno tentava di farlo perché le mie spinte facevano sobbalzare i bei seni di Sara; uno spettacolo meraviglioso.
Enrica lasciò i capezzoli per tuffarsi sulla bocca di Sara; le lingue si intrecciavano e sparivano l’una nella bocca dell’altra, lunghi mugolii sottolineavano il piacere delle due donne fino a che il grido di Sara, che divenne un gorgoglio nella bocca di Enrica, annunciò l’orgasmo di quella splendida ragazza. Quanto miele fluiva dal suo sesso pieno del mio cazzo!
La baciai anch’io rallentando il ritmo dei miei colpi fino a fermarmi per far defluire la mia eccitazione. Non potevo venirle dentro e, comunque, desideravo la sua bocca. Gli occhi lucidi di Enrica, però, ed un suo bacio appassionato chiedevano chiaramente di spegnere anche la sua eccitazione, per cui la feci sdraiare a terra, vicino al divano su cui Sara giaceva abbandonata e la penetrai dolcemente scopandola e leccandole i seni, come sapevo le piaceva.
Tuttavia resistetti solo pochissimi minuti poiché l’eccitazione era alle stelle. “Scusami, Enrica”, le dissi, e lei: “non ti preoccupare, lo so che vuoi farti la sua bocca… ma fammi godere… leccami, mangiami la fica… come sai fare tu”.
La feci godere con la bocca e poi aspettai che si riprendesse dall’orgasmo perché volevo che vedesse lo spettacolo di Sara che mi succhiava e beveva il mio sperma. Mi sedetti in poltrona ed invitai Sara a compiere il suo dovere. La ragazza venne verso di me in ginocchio, e in quella posizione cominciò a mordicchiare il mio pene abbandonato sul pube. Lo leccò tutto fino ai testicoli e poi lo imboccò suggendolo lentamente mentre Enrica la incitava a ingoiarlo tutto ed io le dicevo quanto fosse bella col mio cazzo in bocca e quanto avessi desiderato quel momento. Ben presto Sara applicò un ritmo costante al suo pompino; mi rilassai completamente, chiusi gli occhi per meglio concentrarmi sulle sensazioni che quella bocca stupenda mi regalava, le inondai la bocca con numerosi schizzi di sperma.
Quando mi riebbi, Enrica e Sara si baciavano con gusto leccandosi e succhiandosi le lingue. “È buono lo sperma del mio uomo, vero?” chiese Enrica. Solo allora Sara capì che ero io l’uomo di cui spesso le aveva parlato Enrica. Sorrise, dopo un attimo di esitazione, e rispose: “insomma, mi avete fottuta”. “E no”, rispose pronta Enrica; “finora ti ha fottuta solo Donato, ma rimediamo subito… andiamo a letto… vedrai che ti combino!”
In camera tirò fuori dal cassetto il fallo di gomma regalatole da Chiara e lo indossò velocemente, poi si fece ammirare maneggiando il dildo come se stesse facendogli una sega, chiese a Sara di aprire le cosce promettendogli che l’avere fatta impazzire di piacere e si piazzò su di lei strusciandole il cazzo finto sul pube e tra le grandi labbra. Lentamente la penetrò e fu accolta con grande piacere da Sara che le esternò tutta la sua approvazione con frasi inequivocabili.
Mi godetti a lungo le evoluzioni delle due ragazze che si presero l’un l’altra prima nella posizione canonica, poi alla pecorina, e poi di lato o con le cosce sulle spalle. Quando Enrica, mentre stavano leccandosi a vicenda le fiche, cominciò a stuzzicare col fallo di gomma il culetto di Sara, il mio cazzo cominciò a dare segni di ripresa e allora mi avvicinai, mi misi dietro ad Enrica che aveva il culo all’aria e cominciai a strusciare il pene tra le sue natiche; Sara ne approfittò per imboccarlo e dargli qualche succhiata, ma Enrica la richiamò all’ordine perché era sul punto di godere. Difatti di lì a poco venne sulla bocca di Sara e poi le ricambiò il piacere succhiandogli la clitoride mentre le infilava tutto il cazzo nella fica.
Dopo il reciproco orgasmo, le ragazze si abbandonarono sdraiate l’uno a fianco all’altra e io ne approfittai per sedermi su di loro a gambe larghe, col cazzo ben in vista davanti ai loro occhi. Iniziarono subito a giocarci con le mani e con le lingue fino a che non fu di nuovo in piena erezione.
Menandomelo lentamente Sara sottolineò che, certo, il cazzo di gomma aveva il vantaggio di non ammosciarsi mai, ma un bel cazzo duro di carne non aveva comunque paragoni perché ti pulsa dentro, è caldo, e poi ti gratifica con quei fiotti bollenti di sborra che a lei piacevano tanto; tanto che si ripromise di riprendere la pillola perché, disse, baciandomi sulla punta, “ora che ti ho incontrato voglio approfittare ancora dei tuoi servigi”.
Intanto Enrica dopo aver rassicurato Sara che mi avrebbe volentieri diviso con lei tutte le volte che voleva, reclamò la sua parte di cazzo “vero”, e, mettendosi alla pecorina, invitò me a penetrarla e Sara a sdraiarsi sotto di lei a succhiarle il bottoncino. L’accontentammo entrambi volentieri e in poco tempo grazie ai mie colpi violenti ed alle succhiate di Sara la portammo all’orgasmo.
Per ringraziarmi della bella cavalcata Enrica mi disse che avrebbe preparato per me il culo di Sara per cui se la portò in bagno dove la fece entrare nella vasca da bagno e cominciò ad ammorbidirgli il buchetto con acqua calda e sapone. Anche in quel caso godetti di uno splendido spettacolo. Enrica aveva fatto piegare Sara e mentre con una mano le carezzava la fica e la clitoride, con l’altra le massaggiava il culetto, fino a che non riuscì a infilarle dentro tutto il dito medio. Sara mugolava che era un piacere e alla fine affermò che non vedeva l’ora di sentirsi il mio cazzo nel culo.
Naturalmente una volta tornati a letto Enrica completò l’opera leccandola e lubrificandole il buchetto e finalmente si rivolse a me dicendomi: “ora… è pronta… inculala… ma sta attento a non venire… dobbiamo fare tante cose ancora”.
Mi posizionai dietro Sara prendendola per le natiche, Enrica guidò il mio cazzo sul buchetto, spinsi provocando un grido di dolore, ma non mi fermai incitato da Enrica che intanto dava consigli a Sara su come comportarsi. Lentamente, ma deciso, penetrai dentro, fermandomi di tanto in tanto per darle modo di abituarsi a quella nuova presenza. Sara gridava con la faccia affondata nel cuscino, consolata da Enrica che le prometteva un grande piacere dopo il dolore. Quando fui completamente dentro, nonostante la gran voglia di muovermi in quello stretto budello, mi fermai, mi piegai sul corpo di Sara baciandole e leccandole il collo e la schiena, mentre Enrica, sotto di lei, le succhiava i capezzoli.
Fu Sara stessa che dopo un po’ cominciò lentamente a muovere il bacino avanti e indietro: “Ora, si… mi piace… fa ancora male, ma… il piacere è più grande… muoviti, muoviti… inculami… così!… Uhm…porco!, mi hai rotto il culo… mi hai fatto un gran male ma mi piace… mi sento così porca!…e mi piace… mi piace sentirti duro… aprimi… aprimi tutta!…”
Enrica intanto era scivolata con la testa fra le sue cosce dove cominciò a martoriarle la clitoride provocando ancora di più l’eccitazione di Sara che ci invitò a usarla come meglio credevamo, a incularla, leccarla, chiavarla… a nostro piacimento.
Rallentammo per qualche momento per non far salire troppo la tensione e godere troppo presto, ma Sara non resistette dal tuffarsi con la bocca sulla fica di Enrica esposta davanti al suo viso. Enrica lasciò fare per qualche minuto, poi si sollevò, indossò il suo fallo di gomma e tornò a sdraiarsi sotto Sara invitandola a penetrarsi. Sara non ci pensò due volte e ben presto fu piena in entrambi i buchi.
Baciò in bocca Enrica e poi ci incitò a sconvolgerla. Cominciammo a dare colpi violenti a turno, io nel culo, Enrica nella fica, provocando ogni volta un grido alla gola di Sara che intanto non smetteva di sottolineare quanto godesse nel sentirsi piena di due cazzi, di come la fottevo bene nel culo, di quanto fosse bello baciare la bocca di Enrica mentre strusciava i propri capezzoli contro quelli di lei. “Godo… Godo di culo e di ficaaaaaa!” gridò alla fine mentre si dimenava tra i due cazzi.
Dopo divenne languida e non finiva più di ringraziarci per tutto il piacere che le avevamo fatto provare ed affermò che quando volevamo era a nostra disposizione, aperta a qualsiasi esperienza con noi. Enrica ne fu felice ma osservò che il modo migliore per ringraziarla era rendergli lo stesso servizio, così dopo una rapida puntata in bagno a ripulirci delle tracce di sangue che Sara aveva lasciato, fummo di nuovo pronti a darci piacere.
Sara espresse il desiderio, prima di arrivare a farci insieme Enrica, di incularla lei stessa, perciò indossò il pene finto e penetrò nel buchetto iniziando subito a fotterla riempiendola di cazzo e di numerose ingiurie. Lo spettacolo era delizioso e non potevo fare a meno di parteciparvi. Mi misi dietro Sara e gli puntai il cazzo tra le chiappe dove lo strusciai a lungo prima di penetrala nella fica.
Giocammo a lungo in quella posizione che non ci permetteva di prenderci completamente ma era eccitantissima, poi andai ad offrire il mio cazzo alla bocca di Enrica e Sara mi aiutò spingendo a più non posso da dietro in modo da dettare lei stessa il ritmo alla sua bocca fino a che Enrica non ne potè più: “ora!… vieni a scoparmi anche tu… quella porca mi sta facendo impazzire… mi incula alla grande… riempimi anche del tuo cazzo… così!… fermi!… fatemi sentire… dai… dai, fottetemi, scopatemi culo e fica… ah! È terribile… più forte… più in fondo… Sara… Oh, Sara! Che bello! Spingi… spingi… Donato sta per venire lo sento… dai, amore, vieni… riempimi la fica di sborra… lo sai che mi piace sentirti schizzare… AAhh! Eccola… eccola… Sara, mi sta allagando la fica di sborra… tesoro ancora… resisti, ancora pochi colpi e… eccomi, vengo… vengo… mi fate godereeee!”
Le ragazze si accasciarono esauste sul mio corpo. Enrica tremò a lungo prima di rilassarsi e baciarci dolcemente.
Sarà però aveva ancora voglia di godere e così, anche a mo’ di ringraziamento finale per noi, si sdraiò con le cosce oscenamente spalancate, si infilò il cazzo di gomma nel culo e mentre lo menava su e giù si masturbò davanti a noi invitandoci a godere di quanto fosse porca, fino a che non venne gridando.
Stremati, ci addormentammo abbracciati, ma nella notte dovetti subire un nuovo attacco da parte di quelle assatanate che si alternarono sul mio cazzo fino a che non godettero ancora e poi mi deliziarono con un doppio pompino alla fine del quale si divisero equamente le ultime gocce di sperma rimastomi.

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