Una storia come tante, una storia come nessun’altra


Credo che nella maggior parte dei casi siano le coincidenze, le circostanze, le casualità a fare la differenza, a poter far fare quel salto che esiste tra i mille immaginari, desideri e istinti che sono nelle gambe, nel cuore, nel cervello, nei muscoli di qualsiasi uomo e qualsiasi donna, e il vivere concretamente certe situazioni… Un confine che può essere insormontabile come la Grande Muraglia Cinese o sottile come un filo di seta, per chiunque. Perché potenzialmente chiunque può vivere qualunque storia, a patto che le sue corde siano toccate in modo irresistibile e unico da un insieme di mille fascini che formano un cocktail che stordisce e ti può fare oltrepassare qualsiasi principio e credo in favore di un profumo, un suono, una sensazione… A volte anzi, certe storie sono molto semplici e istintive da vivere, quasi impossibili da descrivere… Una mia amica… Una giornata particolare in cui c’era il “tiro” e l’atmosfera giusta e avevamo bisogno di parlare… Lo racconto come io ho sentito la storia mentre me la raccontava, come io l’avrei vissuta. Perché lo ammetto, mi ha centrata al cuore e fatto pensare quanto a volte la fisicità tanto snobisticamente denigrata dal cervello, unita a certi parametri può diventare prevalente, giustificata, inattaccabile. Si parlava di come per ognuna di noi era iniziato “il gioco”…
***
Probabilmente certe premesse c’erano… : io ero curiosa, molto, ma giocando il mio ruolo di donnina per bene non dovevo darlo a vedere… Non era nasconderlo, anzi… lui lo sapeva ed era dolcissimo a lasciarmi giocare quel ruolo, indossarlo come un travestimento poco convinto e quindi non truffaldino, un abito che indossi non nascondendo che è tuo solo in parte… Certo è che la complicità intuitiva tra me e lui esisteva già da un pezzo. Mi trovavo a mio agio, con lui osavo ogni giorno di più. Mi facevo trovare senza slip sotto, lo provocavo in “luoghi a rischio”, qualche foto mezza nuda, prima al mare, poi a casa, con già l’idea che qualcuno potesse guardarle quelle immagini, ma senza dirlo… Con lui il piacere di essere bella era diventato pericolosamente divertente perché per piccole cose ma iniziavo davvero a eccitarmi molto a cogliere nel quotidiano il fatto che tiravo molto i maschi… Anzi: non a coglierlo, ad essere onesta quello da un pezzo… : diciamo a compiacermene, a premeditare i movimenti… A giocarci nelle fantasie con lui.
Succede che, come ben sai, dal momento che condividiamo gioie e dolori del mestiere dei nostri maschietti architetti, ci troviamo in quei giorni a sfruttare la sua posizione di vantaggio: dovevamo trovare la nostra nuova casetta e aveva diverse opportunità per le mani… Era Agosto e ti confesso civettuolamente che ero molto bella, con taillerino “rampante” e camicetta bianca, scarpine in tono, fresca di parrucchiera e occhiali scuri griffati. La casa era questa e mi aveva incantato subito: su due piani, grande e piccola, vista stupenda, la soffitta… Già, la soffitta. La casa apparteneva ad un commerciante che non era in Italia da un pezzo e che lui conosceva per altri lavori. L’aveva data in affitto per alcuni anni a studenti con cui aveva un rapporto ottimo: l’avevano sistemata alla meglio ed era molto carina come atmosfera anche se davvero semidistrutta. Quell’atmosfera mi aveva portato indietro di qualche anno, al periodo della mia università… Mi divertiva. Fatto sta che lassù in soffitta c’era una pila infinita di giornali, di ogni tipo: fumetti, riviste di moto, settimanali. E faceva l’occhietto una rivista di scambi di coppia. Come capita spesso, facendo del facile sarcasmo e commenti snob la sfogliamo. Sotto quella molte altre… Certo… Fa effetto. Perché tra mille povertà c’erano foto piuttosto… accattivanti, anche solo per un aspetto. Molta quotidianità che se messa assieme a bei corpi di donne e uomini e frasi stuzzicanti… Insomma: capivo. Perché in fondo non mi sarebbe spiaciuto apparirci su quel giornale, uno sfizio, o per sentire le risposte… Capivo, e molto bene lo stimolo comune, l’esibizione… Da buona insegnante di Liceo trentaquattrenne capivo… Centinaia di uomini che si eccitavano a esibire e immaginare le loro donne coincidevano con centinaia di noi che si spogliavano eccitate di fronte alla macchina fotografica. Il timore di essere riconosciuta c’era… Ma anche quello di essere eccessivamente neutra, nel senso… Se sfida doveva essere io avrei voluto essere speciale, unica, “vincere”… Com’è come non è inizio a muovermi per lui che “scatta” sopra la pila di giornali, il sole da fuori che filtra dall’abbaino. All’inizio soft. Faccio le facce da sensualona, per ridere. Solo che mi vengono troppo bene… inizio ad aprire le gambe, a slacciare la camicetta. E a toccarmi. Chiudo gli occhi e parto, mi lecco le gambe, mi masturbo, mi spoglio. Il sudore mi sbava il trucco, mi metto a culo per aria, non ti dico a cosa pensavo, lo immagini, mi faccio di brutto. Lecco i cazzi sulle riviste, voglio provocare. Lui si spoglia, punta l’autoscatto e mi viene sopra. Mi lascio fotografare dopo che mi ha goduto in faccia… Da urlo quell’eccitazione…
Quei rullini stanno lì per un po’. Fino a che a Milano siamo a Ginevra e in stazione dei treni, un mese dopo, c’è una macchinetta che sviluppa in automatico… Quando spediamo alla rivista nessuno sa bene cosa si aspetta. So che vorrei le parole, i desideri, le sensazioni di chi mi vede. Quelle che conosco in chi mi guarda ma nessuno mi dice mai in certi termini… Passano due mesi credo, non ce ne ricordiamo quasi più. Un giorno però alla casella postale dello studio passo io e la corrispondenza è consistente in modo sospetto. Lo sarà per settimane…
La mia reazione… difficile spiegare. Lui torna a casa e mi trova nuda, stesa sul pavimento di marmo, che piango, circondata di lettere… Non hai idea. 358 il primo giorno… Di tutto. Per lo più spazzatura. Operai, ragazzini, coppie, gruppi di maschi, donne, scrittori affascinanti; lettere, foto, una videocassetta, due vibratori… Sensazioni indescrivibili, contraddittorie…
Sta di fatto che ripreso il controllo sono comunque diversa. A parole a nessuno dei due interessa concretamente, ma… Lo strano senso della sfida. Passa un po’… In fondo, lo ammetto, sono curiosa. All’inizio è banale e sfizioso: qualche telefonata per fare sbavare qualche uomo. Mi eccita molto ma è… li. Cercavo una come te. Ma già, allora eri davvero minorenne ancora… Comunque: una complice vera, una che sentisse come me, una “normale” con cui parlare… Immaginavo della mia età, non 11 anni più giovane come te … ! A essere onesta immaginavo “patinato”… Cioè… avevo la curiosità di una donna molto morbida liscia e bella, giovane. E provare due uomini assieme… Ti confesso che certe foto di “misure” da esposizione facevano effetto… Insomma c’è una coppia… Lei è bellissima per quanto vedo; perché vedo io… Lui mi lascia scegliere visto che credo non si aspettasse la mia improvvisa accelerazione anche se camuffata dietro a un “mi piacerebbe incontrare qualcuno come noi per parlare”. E’ molto giovane, bionda, capelli lisci, corpo bianco di muscoli e costole in rilievo, seno perfetto, gambe lunghe, sorrisi magnifici anche se a occhi “censurati”. E apre le gambe, in foto, pudicamente ma da gran troia… mi fa gola. E fa gola anche a lui… Tra le foto, del suo lui solo dettagli, ma inquietanti: un palo autentico di carne venosa… Dice che ha 27 anni lui, lei 21. Tra noi, me e lei nasce feeling… Strano. Chiaramente fisico e chiaramente tra trentacinquenne da pose estetiche e ragazzina insicura ma molto vogliosa. Ci sentiamo anche al telefono. Voce acerba ma sensuale, educazione, si parla del quotidiano… Poi, pochi giorni dopo mi spiazza. Arriva una cassetta audio. Lei che mi parla… Che si fa montare. E’ scomposta. Mi ansima che ha voglia di fica, mi dice che non ne può più, che le ho grosse, che mi vuole… lunghe pause… Voce che ansima e dice che dal vivo probabilmente non riuscirebbe a dirle certe cose… sento i rumori della penetrazione, le sue urla, lei che dice di averlo in culo… che mi chiama troia… Che mi dice che vorrebbe fossi lì a leccarle tra le cosce… Mi tremano le gambe, è un attimo, un lampo: voglio la biondina… Vado sul letto, punto la videocamera, ricambio senza stare lì a coprire il viso o cosa… Spedisco…
Succede che la domenica sono a casa dei miei, rituale cena parenti, un sacco di gente. Casualmente, credimi, sono sensuale come vestito… niente di che, ma… Gonna lunga e maglia a maniche corte, maglione con bottoni alle caviglie, tutto di lanetta a coste grigio, avvolgente e morbido, calze nere… Sono lì prima di mangiare (premetto che non mangerò niente) … A un certo punto parlo con Cecilia, la ragazza di mio fratello, capelli raccolti, un tailleur azzurrino, stanca, forse nervosa… Mi chiede di offrirle una sigaretta, lì dentro, maledetti salutisti, non si fuma, e andiamo in terrazza al primo piano. “Bel casino Sofia… Mi è arrivata la tua videocassetta, e adesso… ?”… Mi fulmina. Un attimo, un lampo. Che idiota! E’ bastata una fascetta sugli occhi e foto senza vestiti… Non avevo neppure lontanamente collegato la cosa… La guardo… Mai immaginato di Ce … E’ lei, è davvero bella… .Quindi… Mio fratello… Bastano poche parole: sa, mi ha vista assieme a lei nella cassetta. “Lui avrebbe molta voglia… è confuso… Io sto male.Sono molto eccitata… “. Non c’è tempo… Ci chiamano a pranzo ed è una tortura… Lui mi vede sconvolta, l’unico… A tavola dico solo “Cecilia… “. Capisce e impallidisce. Il problema è che la puttanella ha le cosce molto scoperte… .Sono in palla totale, cerco di coordinarmi, in fondo sono sposata, ho 35 anni… Bevo troppo, aspetto di parlare per chiarire… dopo pranzo… Appena c’è un po’ di calma e le stanze di sopra sono libere e tutti sono giù in sala saliamo. Ha le lacrime agli occhi… l’unica cosa che faccio invece che parlare è baciarla. Prima dolce, poi furiosa, lei risponde… Siamo lì senza saperci spiegare, entrano mio fratello e lui… Lui va dietro lei, mio fratello dietro me… Ci lasciano fare tra noi, ma sento le mani addosso e il vestito che sale. Lei da indifesa parte con un “Fattela” indirizzato alle mie spalle… Mica dico niente!!!! Mi posiziono e lascio fare, me lo mette dentro, trema emozionato, ma lo ha enorme, lei mi tappa la bocca con la mano… sto scoppiando… Vedo lo sguardo di lei, sorriso accennato e perverso, il mio uomo con una mano sotto la giacca e una tra le sue cosce, lei apre le gambe, siamo in un metro tra armadio e specchio, in piedi, in silenzio… Non si può… Decidiamo di andare da noi, confusione totale in testa. Arrivano dopo dieci minuti… Sono tesa, da marcia indietro e chiarimenti… Lei entra, mi spinge a forza sul divano, mi assale, mi si mette sopra e mi bacia… poi apre la giacca e mi guarda, sotto solo il reggiseno, lo sgancia, poi si alza… Resto li sul divano, vestita ma gonna un po’ su, gambe aperte, posizione da vacca, come una perfetta idiota. Mi guardano tutti e tre… Allora mostro la lingua e mi assalgono tutti e tre. Poi è delirio puro, piacere violento. La cosa più bella è lei e il suo sapore, la più appagante è due cazzi contemporaneamente, la più selvaggia le lingua di mio fratello in bocca e quando mi gode dentro… Ti confesso che vado via di testa, sento che il mio odore lo fa ingoiare, sono una bella donna e in più sua sorella, capisci? Non una bella donna “ma”, ma una bella donna “e in più”… Mi muovo per farlo impazzire e le sue misure fanno impazzire me… Siamo adulti, sappiamo… diventa una nottata da inferno paradisiaco…
Finita li. Anche perché si abita lontano e insistere sarebbe quello si stupido. Ma… come spiegarti? Se mi chiedessi ora se lo rifarei ti rispondo di si. Lo ho fatto e allora ci poteva stare, anzi no: mi ha fatta impazzire, tutto…
***
Capisco fin troppo bene, amica mia… Ci sono stata malissimo a pensarlo a casa, mi sentivo in te e so cosa vuol dire…

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