Il “mio mitiko” venerdi’ diciassette!!!


-Su un venerdì 17 Marzo 2000 a caso… –
(Il mio venerdì sul Monte Rashamon, di Manuela; condiviso-riveduto e scorretto con Vale)
Di Manu, Vale, The Cat, La biondina e le fighe pelose, The Lawyer e Svalabard…
Ricordo di avere visto un film, tempo fa. Tempi dell’università… .C’era una amica che frequentava Lingue Orientali che mi aveva trascinata al cinema per un seminario sulla cinematografia giapponese in una mattina invernale nella quale non avevo niente di meglio da fare… O forse ce lo avevo ma non mi andava di farlo, tanto fuori pioveva… Insomma: quattro o cinque film, tutti strani, in una sola mattinata… Follia pura, ma nel complesso piuttosto interessante… Credo sostanzialmente per una ragione: il ciclo di film verteva sul tema della sessualità nella cultura e letteratura giapponese, un mondo contorto ma soprattutto un vissuto e immaginato diversissimo da quello della cultura occidentale…
Una delle cose che mi facevano impazzire del mio periodo universitario era il potersi confrontare, contaminare e assorbire stimoli di persone che frequentavano corsi, di laurea e non, diversi da quello che io frequentavo, o che lavoravano nella stessa città; c’erano angolazioni diverse nel guardare soggetti uguali; c’era la possibilità di considerare altri temi che altrimenti nel mio ambiente avrei ignorato… Perché ogni ambiente ha dei “luoghi comuni”, delle maschere d’ordinanza, una tendenza per il modo di fare, vestire; dei luoghi comuni che si creano quando un certo tipo di ambiente tende ad affermarsi come identità, cercando di distinguersi e rendersi speciale, una sorta di piccolo mondo “eliocentrico” del quale quell’ambiente si considera il perno attorno al quale ruota il resto del contesto… Così gli Architetti vestivano e parlavano da architetti in opposizione agli Economisti, Aziendali-e-non, quelli dell’Accademia erano alternativi a tutto, c’erano i Filosofi, gli Storici, i Letterati, quelli di Lingue Occidentali diversi da quelli di Lingue Orientali… Ognuno aveva i suoi luoghi rituali di frequentazione, un modo di vestire, di parlare, di muoversi, delle musiche preferenziali… C’erano alleanze trasversali, fascini reciproci… E anche all’interno delle singole realtà c’erano le “etnie” a seconda dei corsi seguiti, del “guru” preferito e delle specializzazioni… Il tutto forse un po’ infantile, snobistico e banale visto da un certo lato; molto tenero a naturale visto da un altro… Ognuno alla ricerca della sua strada e della sua identità, frazionando e selezionando sempre di più le singole realtà sino a trovare o cercare di trovare il piccolo contesto che ti avrebbe suggerito quale fosse davvero la strada che avresti voluto seguire e conoscere meglio delle altre: perché, almeno per me era così. Una strada non precludeva il potere frequentare delle altre lontanissime e diversissime da quella che stavi percorrendo. Un qualcosa che arricchiva, che poteva correggere e dare parametri di confronto al percorso che stavi facendo. Quando inizi una ricerca è spesso istinto; hai pochi elementi in mano, e la necessità di assorbire come una spugna tanti stimoli per poter fare le tue scelte, sempre parziali, ma che sono tue, in base alla visione più vasta possibile, che è sempre limitata ma che può anche portarti a capire che sei sulla strada sbagliata e vuoi cambiare completamente… Comunque: la parte più bella era appunto quando le “etnie” differenti entravano a confronto: poteva essere la stanza dove studiavi assieme agli altri in appartamento, la biblioteca, un bar o un concerto, un viaggetto a trovare gli amici che avevano sfruttato la possibilità di farsi un periodo all’estero (possibilmente ci si sceglieva posti in nazioni differenti, tanto per fare il giro d’Europa con appartamento-base “a gratis”!!!).
Sta di fatto che più di qualche volta mi aveva affascinato parlare con delle amiche che frequentavano il corso di laurea di Giapponese. E spesso, negli studi della loro letteratura il tema sesso usciva in mille variegate sfumature: dall’arte alla letteratura, dalla storiografia alla struttura culturale…
Elementi di eleganza formale quasi magica ad aspetti contorti ed inquietanti. Un ruolo femminile preminentemente descritto da uomini, per lo più nei termini della “geisha”, la prostituta e comunque sempre subordinata all’uomo. Umiliata, usata, inquadrata in riti e ruoli e vestiti canonici. Il tutto mi arrivava ascoltando discorsi tra ragazze che parlavano tra loro di ciò che stavano studiando, da racconti dei loro viaggi in Giappone, da racconti di amiche giapponesi che venivano a trovarle…
Sensazioni frammentarie. Che potevano essere le più diverse. Il ragazzo di una delle mie amiche che per essere affettuoso e gentile con l’ospite appena arrivata dal lontano Giappone le andava a dare un bacio sulla guancia con il risultato che la ragazza si ritraeva inorridita; al racconto molto asettico che quella ragazza giapponese faceva dei suoi genitori che non si erano sposati per amore ma per accordi familiari dicendo che era una cosa usuale: il marito il giorno dopo il matrimonio andava nei bordelli e a bere e tornava a casa quando ne aveva voglia (ovviamente dicendo che nelle metropoli più grandi le cose stavano cambiando, ma molto lentamente). Al racconto della mia bellissima amica bionda cui nella sua parentesi nipponica i bambini regalavano le arance pur di poterle accarezzare i capelli e toccare le ciglia (che loro non hanno pare!) e gli uomini vedevano come la “gaigin”, la straniera, che per quanto conoscesse bene la lingua o potesse essere dentro la loro cultura sarebbe sempre rimasta la straniera, l’occidentale, e come tale anche la ragazza facile nei loro pensieri e quella temuta nel rivolgersi a lei in quanto appartenente ad una cultura dove la donna non era subordinata… Al racconto divertito di come le sue lunghe gambe in mostra sotto la mini avevano fatto andare a sbattere un ciclista contro una bancarella. Ai racconti di impiegati modello che dormivano in piedi nel metro’ del mattino per andare al lavoro o in placida lettura di giornali porno sugli stessi mezzi, o di uomini che si masturbavano al parco. Certo anche tutti i racconti di boschi dai colori incredibili, tra aceri neri di foglie rosse e neve, fonti di vapori bollenti dove fare il bagno, città dalle architetture fiabesche e templi incantati o ipertecnologiche, scolari in divise tipo “manga” e un Natale in kimono… Una vita media dal costo impressionante e insieme un fascino enorme verso quella cultura e una fatica mostruosa nel sentire la mancanza di tante piccole abitudini italiane che fino a quel momento avevano ritenuto grette e banali ma che una volta li diventavano un sintomo allergico di lontananza e mancanza… E poi immagini. Immagini erotiche in cui quasi costantemente il viso della donna era asettico, lontano dal piacere anni luce; o sofferente: la presenza di donne spessissimo legate, in giochi sado maso. Passive o, quando dominanti comunque sempre in un ruolo da immaginario maschile. Racconti dove le donne vengono sottomesse, umiliate, dove c’è violenza psicologica, o comunque morale di peccato e punizione permanente per la donna. Dove le gheishe ridono in modo stupido e si accoppiano senza sensualità, dove ci sono mostri… Fino ad arrivare ai nostri giorni con studentesse in divisa e manga dagli occhi occidentali, slip in mostra e donne a subire… Sempre: come un timore devastante della donna da reprimere ad ogni costo perché nel momento in cui vagamente si ammetta il suo potere o le sue qualità all’uomo giapponese resta poi ben poco… Comunque… impressioni tutte mie…
I film di quella mattina erano tutti piuttosto datati, alcuni in bianco e nero; tra questi, e mi scuso per il poco approfondimento sulla cosa, ce ne era uno che si chiamava qualcosa del tipo “Rashamon” o “Il monte Rashamon”… La trama era semplice. Un fatto, lo stesso fatto -un qualche omicidio se ben ricordo- raccontato da persone diverse. Risultavano racconti, tutti, diversi tra loro. Raccontati onestamente per come uno li aveva vissuti. Verità diverse a seconda del soggetto che le aveva vissute. Alla conferenza seguente era stato poi raccontato di un esperimento, una sorta di “spavento indotto”, qualcosa di comunque piuttosto emozionale, in una classe di bambini delle scuole medie. I quali, interrogati poi per iscritto sulla descrizione del fatto ne avevano dato versioni completamente differenti a seconda dell’emotività, del carattere, del posto in cui erano seduti, delle esperienze precedenti… .Anni dopo mi sono ritrovata a leggere un libro di Queneau, “Esercizi di stile”, dove uno stesso fatto, ambientato su un tram, viene raccontato cento volte secondo cento differenti stili… Quello timido, l’apprensivo, il glaciale, il forbito e l’ignorante, al congiuntivo, al passato, al presente, all’incontrario… … Un solo fatto, mille verità tutte… ugualmente vere.

Insomma: credo che la giornata che io e i miei amici abbiamo passato assieme tra venerdì e sabato penso ben si presti a un qualcosa di simile… Io ne do la mia versione, che probabilmente sarà molto differente dalla loro; da quella del mio stesso uomo come da quella della Biondina e il suo uomo, da quella del Gatto e da quella di Svalabard… Sono piuttosto curiosa, ma bando agli indugi e partiamo con la mia “cronaca emozionale”…

TEMA: IL MIO VENERDI’ 17… Di Manuela
-Svolgimento-

Il mio venerdì 17 è iniziato due o tre settimane prima; o forse due mesi fa… L’idea di ritrovarsi con alcune delle persone conosciute tramite il grande gioco era piuttosto confusa e forse anche piuttosto poco convinta e convincente: diversi i gradi di conoscenza, le aspettative le possibilità… Alcune persone già incontrate, in grado diverso, sensibilità diverse… Alcune con cui il rapporto epistolare era consolidato, alcune con cui c’erano stati dei semplici contatti e l’idea di ritrovarsi a parlare… Una sera mentre chatto con La Biondina mi chiede quale sarebbe stata la giornata che avevamo pensato… Le rispondo che parlando con la ragazza che gestisce il locale abbiamo stabilito che il venerdì è una giornata più tranquilla delle altre e che può essere uno dei giorni tra il 15 e il 25 Marzo perché prima sarebbe presto e dopo ho degli impegni… Al che lei risponde che non ci resta molto… :c’è Venerdì 17!!!! Subito la cosa mi sfagiola bene: una data tipicamente portasfiga e come tale perfetta in quanto sfidare il fato mi diverte… poi al Fata… il gioco di parole ci sta!!!! Senza pensarci troppo prepariamo l’invito come per una festa delle medie, badando bene a puntualizzare la natura mooolto tranquilla della serata e l’idea di trovarsi a ballare, parlare e bere qualcosa assieme… Lo prendiamo in modo solare e nella dimensione più facile e tranquilla… Qualche casino organizzativo perché al locale vogliono assicurarsi non si tratti di nulla di ambiguo, poi, assodata la natura dei polli e della festina, il mio compleanno ritardato, abbiamo il benestare e spediamo un po’ di e-mail. Dalle risposte non riusciamo a capire se saremo in due (in due no perche’ di tre persone siamo sicuri… ), in otto o in quaranta… Non ci poniamo il problema. In una dimensione fin troppo spensierata e con Vale che mi fa sentire davvero tranquilla inizio a “friggere” al pensiero di qualcosa che non ho idea come possa essere ma che mi eccita. Inizio a cercare il vestito per l’occasione e gli accessori girando per negozi, guardo, ripasso con Vale e gli faccio una sfilata optando per un vestito lungo e dorato che però si rivelerà di colore cangiante all’interno del locale… Un po’ trasparente, spalline, un sottovestito nero sotto… “Cerca la ragazza tutta d’oro” rispondo a chi mi scrive chiedendo “Come farò a riconoscerti?”… Tutto molto sul ridere… Nel frattempo sono i giorni in cui usciamo spesso con “the Cat”, in cui si crea una complicità sussurrata ma molto forte che trova spazio in aspetti quotidiani e di lavoro; in cui mi lo “sfruttiamo” nel senso che Vale per il mio compleanno recupera un computer usato ma più che consono all’uopo e Il Gatto me lo prende, rivolta, pulisce, farcisce, infiocchetta e personalizza e Vale mi prepara i cd da “grandegioco” con tutti i dati necessari… Qualcosa nell’aria c’è anche se nessuno dei tre ne parla o vuole pensarci coscientemente… La Biondina e il suo uomo li riesco a convincere a venire perché con loro ci terrei a dividere quel giorno di complicità perché sono stati i primi e quelli cui ci siamo legati in un rapporto di amicizia vera e equilibrata-nel senso che tutti e quattro siamo nuovi del “grandegioco”, come lo è del resto Il Gatto- e dopo che anche Svalabard da la sua adesione, anche se con lui non ci sono precedenti di persona, il gruppo base con cui “blindarci” a vicenda da sorprese è fatto. Una compagnia di giro variegata e improvvisata ma che si rivelerà ottima e divertente… Anche con tutti i “se” e i “ma” del caso… vista l’organizzazione andrà fin troppo bene…
L’ultima settimana che precede la cosa vola via rapida; io, puntuale in maniera magica, smaltisco a “piè pari” i miei “giorni con le ali” e sono tirata a lucido; poi ci sono casini di lavoro per me quanto per Vale e intoppi vari che fino a poche ore prima mettono quasi in forse la possibilità di andare al Fata Morgana davvero… Nel frattempo io ho il mio computer come regalo di compleanno e un sacco di inaspettate mail, fiori e regalini -COLGO L’OCCASIONE PER RINGRAZIARE DAVVERO TUTTI PER LA GRATUITA’ DI GESTI GENTILI E SORPRENDENTI-; trovato un posto consono per costi ed esigenze minime prenotiamo le camere in albergo… una singola per Svalabard, una doppia per La Biondina & The Lawyer e, per risparmiare ( in effetti la battuta è quella ma l’atto, realmente, non nasconde in partenza intenzioni bellicose in alcuna maniera!), una tripla per “gli altri tre” -io, Vale e The Cat, il quale, bontà sua e fortuna mia è un “giovanott”o di maniere squisite e presenza fisica (il che, guarda un po’ tu, “non guasta”), piuttosto… “.gradevole”!!!-…
Insomma… arriva il D-day e Vale assieme al Gatto mi passano a prendere a casa. Si parte per la gita!!!!
Sincronizzati i cronometri succede che quasi in modo “da film americano” arriviamo tutti quasi contemporaneamente all’albergo, facciamo un divertente e informale brindisi che, a stomaco vuoto, ci stende, appena il tempo di appoggiare i bagagli e decidiamo di puntare una pizzeria per sfamare gli appetiti e stemperare le emozioni e tensioni ben-mal celate. La Biondina dice che, per sue disavventure digestive poco precedenti, eviterebbe volentieri i ristoranti Cinesi… E ovviamente è a quel punto che scopriamo che Vicenza è in provincia di Pechino e inanelliamo nell’ordine numero 12 ristoranti cino-giapponesi e una serie di pizzerie chiuse. Alla fine riusciamo a stanare il “Carmine” della situazione e a spararci qualcosa di simil pizza solo di plastica…
E così siamo puntuali, con il giusto “ritardo accademico” che si addice alla star (ovviamente il mio tono è piuttosto ironico, in quel momento ero piuttosto vergognesca!) all’ingresso del locale; tralascio sul cambiamento di vestiti che è coinciso al primo mezzo strip tra le mie due “guardie del corpo/del porco/della porca” che mi provoca un certo turbamento e un loro impaccio di circostanza…
Dovete sapere che se per noi il posto (è la seconda volta che ci andiamo!) è stato perfetto per sentirci a nostro agio la sua localizzazione ha… diciamo… un’ambientazione neo-post-industriale, “molto Manchester in “Full Monthy” per chi ha visto il film… In mezzo a una zona industriale, per cui fino alle sei-sette è il regno del produttivo nord est commercial-industriale e dopo quell’ora… il regno dei vampiri!!!!!
Sta di fatto che gli occhi sbarrati della Biondina al sopraggiungere in loco difficilmente li scorderò. In realtà so che una volta dentro le cose cambieranno e che l’ambiente è davvero molto molto gradevole… Ma per lei è il debutto assoluto così posso perfidamente divertirmi nel rivedere me stessa la prima volta nei suoi occhi… ! Sono una carogna, ma fin da quel momento ci possiamo ridere addosso, il che aiuta… a stemperare la cosa e creare la giusta atmosfera.
Ci scappottiamo, la nostra amica Fatina all’ingresso ci accoglie con un sorriso e la solita gentilezza e siamo dentro… Bel bocconcino la Biondina: dopo quei tremila chilometri in macchina dopo lavoro è in forma smagliante anche se “avvinta come un’edera” al suo uomo per sentirsi protetta!!!
Si era detto che avevamo scelto il venerdì per via della tranquillità… Ma essendo che, da buoni ospiti, vorremmo per i nostri amici il posto, l’atmosfera, la coreografia, fossero le migliori; ma non abbiamo esperienza sufficiente per indovinare tutto… Beh… insomma… La calma e fin inquietante e le persone sono… diciamo eufemisticamente “non troppe”; qualcosa migliorerà col passare del tempo…
Ma il famoso e ribadito detto “la differenza la fanno le persone e lo spirito con cui entrano” funziona e subito, con il necessario minimo di tempo per acquietare gli animi, si crea l’atmosfera giusta. Dopo richiesta di una serie di cocktail improbabili e non sulle corde del barman ripieghiamo su dei cuba libre e andiamo al tavolo “riservato” e a ballare.
Dunque… succede che avevo promesso delle lezioni di ballo al mio amico Gatto, immaginandole come il momento di massima lascività possibile della serata. Inizio con Vale, poi lo tiriamo dentro e ballo con lui, poi con tutti e due facciamo la parte caricaturale di “Sabrina Salerno -con otto taglie di seno in meno-& i suoi Boyz”: tanto li non ci conosce nessuno ed è divertente ballare e ridere. Ma sono sincera… mi si muovicchiano addosso e inizio a ridere un po’ meno e ad avere le caldane… Poi però tutto ritorna normale, anche Svally si aggiunge e iniziamo a ridere: gente che facce attorno!!!!! Il bello è che, in teoria, ci dovrebbero essere persone che ci hanno detto sarebbero venute e che non abbiamo mai visto… Così, se già prima, all’albergo, ci eravamo messi a ridere immaginando, come in una scena di un film con Walter Matthau e Jack Lemmon, una ipotetica visione esterna delle finestre delle camere dell’albergo che si accendevano come lampadine impazzite e ignare l’una dell’altra degli ipotetici presenti-sconosciuti di due ore dopo al Fata, descrivendo scenette frenetiche, emozionali, buffe e improbabili… Beh, nel locale la lotta di sguardi è insostenibile: ma la compagnia già compiuta in se cancella il giochino ben presto.
Nella “U” descritta dal nostro “settore riservato” l’attività di studio reciproco è frenetica: parliamo tra noi, ci raccontiamo barzellette, stemperiamo l’atmosfera come fossimo al Bandiera Gialla o alla Ca’ del Liscio ma l’imbranamento è carinissimo e determinante nello scioglierci…
Seguono altri balli&cocktails, Vale inizia a fare il vigliacco in pista e io rilancio perché ormai sono tranquillissima. Poi succede che com’è, come non è, a un certo punto… -succede mentre si parla ravvicinati per via del volume alto (!!!)- mi ritrovo tra Vale e il Gatto e sento delle carezze “stereo” e uno sfiorio di baci accennati sul collo, e mi ritrovo inguainata in una pelle d’oca di prima qualità e quando mi giro dalla parte dove non c’è il mio uomo trovo delle labbra, che credo stessero passando casualmente da quelle parti, appoggiate sulle mie… Facciamo il punto della situazione: sono in braccio mano nella mano al mio uomo, ma girata dall’altra parte, e per una legge fisica le labbra non sono le sue; le sue sono quelle che ritrovo un attimo dopo… A quel punto meglio riprendere a ballare che tanto, da ferma, sto ballando lo “scheik” da sola…
E via in contropiede: in qualità di veterani del locale (!) decidiamo di portare la comitiva a fare un giro turistico oltre le colonne d’Ercole rappresentate dalle tende di velluto della parte privata… :ci manca l’ombrellino o bandierina d’ordinanza di queste occasioni -è il mio ramo in fondo!- e si va… Tutto tranquillo, tutto vuoto… ” E questo, signori e signore è la sala cinema con letto annesso, questi i box con vista all’interno -non sul mare ma comunque sul panorama-; questa la famosa atmosfera semibuia con serpentine giallo-blu e musichino d’ordinanza; questa la macchina nera che funziona come i box (e subito “the Lawyer” controlla se all’interno del bagagliaio ci sia qualche presenza inquietante)… “… Insomma: un tipico, infantile, atteggiamento teso al sarcasmo che nasconde un tipico, ineluttabile stato di eccitazione latente…
Poi succede che, dall’altra parte dicono che ” la festeggiata è desiderata”… Si dibatte un attimo sul tipo di “festa” che potrebbero volermi fare a ci ritroviamo nel nostro divanetto con Erre che al microfono annuncia la star: no, non sono io, questo giro la schivo… Trattasi di ballerina dai tratti orientali, occhi che squarciano il buio e curve mozzafiato in costume indigeno… Secondo The Lawyer un po’ di cellulite, secondo me perfetta per i miei immaginari canini assetati di carne femminile… Parte lo spettacolo. Mai capito come cavolo fanno a muoversi quasi da ferme in un modo così sensuale… Un culo strepitoso, e, saranno le luci “strobo” ma i suoi occhi fiammeggianti bucano la sala… Qualche “apertura”, un primo velo che parte e poi… Poi, vi devo dire, la parte che segue potrebbe interessare a del personale interessato da esperimenti medici. Perché, sissignori, l’uomo di cui vi sto per parlare non è un essere dalle doti cardiache normali, ma un soggetto al di fuori del comune. Perché dovete sapere, succede che, probabilmente su indicazione di Erre, la ballerina punta nella nostra direzione; e stante il fatto che: -a- La Biondina ha blindato il suo uomo; -b- Io sono stata blindata da Vale e dal Gatto… Beh, non resta che Svally, il quale viene pescato ed invitato (trascinato!) sulla sedia accanto al canonico palo di lap-dance al centro della pista. Ciò che segue è qualcosa che, spero e credo, per lui avrebbe da solo giustificato la lunghezza del suo viaggio per venire al Fata. Viene “sottoposto” a uno strip (lui con i denti a lei e lei con qualsiasi parte dei suoi arti superiori e inferiori, nonchè anche lei con la bocca) della serpentesca fanciulla; la quale, dopo averlo denudato ed essersi denudata in maniera infartesca (a tal proposito noi tutte e cinque carogne rimaste comodamente in visione presso il divano abbiamo pensato che, visti i passaggi della maglietta e della cintura del “malcapitato” tra le parti più private ed intime della splendida fanciulla cotali capi d’abbigliamento sarebbero finiti in una bacheca all’interno della casa di Svally a perenne ricordo di tale incredibile e spericolata performance!!!)… Beh, dopo questa prestazione già di per se notevole, il “soggettino” inizia a muoversi su di lui sopra e sotto, a destra e a sinistra, all’insù e all’ingiù… E’ mia opinione che un simile movimento possa indurre anche non a contatto effetti e reazioni collaterali di esplosione emotiva di dimensione incalcolabile! Il che in parte si è verificato ma il nostro eroe si è disimpegnato alla grande e con un certo stile, anche se le movenze delle mani a simulare un ipotetico volo d’angelo senza sfiorare “l’Araba Felice” potevano significare uno stato allucinogeno indotto o in alternativa una visione mistica da conversione religiosa imminente del tipo: ” Ho-visto-la-Madonna-nera-la-ho-quasi-sfiorata!!!”. Ed in effetti ciò che va a seguire sfiora quasi la punizione divina: perchè la creatura del deserto si arma di candele cerimoniali rituali e dopo aver fatto esercizio di autopunizione ne fa partecipe il nostro stoico amico -per fortuna in maniera limitata- il quale subisce e abbozza. Segue scroscio di applausi e rientro al posto dal quale era stato strappato a viva forza con andatura barcollante e sguardo tra il distrutto e il sognante. Il recupero dei suoi capi d’abbigliamento risulterà complesso ma compiuto dopo piacevoli traversie.
A questo punto… Erre riafferra il microfono e mi si avvicina; mi fa fare gli auguri (a quel punto i connotati per scovarmi sarebbero stati per quelli che non conoscevo perlomeno piuttosto indicativi… ) chiamandomi carinamente per pseudonimo -Manuela… .ma lei sa come mi chiamo nel reale… – e dicendo se ho una vaga idea di cosa succede a chi festeggia il compleanno al Fata Morgana. A questo punto parte la “dancing in the night” e sotto i riflettori, sulle note di “You can leave your hat on” (Tradotto a soldoni… “Puoi tenere addosso il cappello”… o, meno prosaicamente ” Tranquilla, se alla fine dello strip hai voglia di non toglierti il cappello fai pure, basta che ti levi tutto il resto!”), tutta sola vicino al palo della lap-dance e sotto i riflettori vengo invitata a fare da star e “stripparmi”… Canonicamente accenno il diniego, poi penso che sarebbe peggio e accenno dei movimenti… .Ora: vi dovessi dire tutto quello che in pochi istanti mi è passato per la mente sarebbe lunghissima; ero dibattuta tra l’osare alla grande e lo scappare a gambe levate ( ma farlo a gambe levate in quel locale sarebbe stato pericoloso!!!!!)… Metteteci in più un’altra cosa: in settimana, una sera in cui Vale mi era venuto a prendere in ufficio e trevandomi li da sola ero salita sulla scrivania, lo avevo immobilizzato sulla sedia e avevo fatto un numero che in confronto Kim Basinger poteva andare a fare il Pony Express o consegnare pizze a domicilio!!! Confesso immodestamente che mi era riuscito alla grande… .Insomma: guardo il palo dopo qualche mossettina, mi ci avvicino… Poi penso che se inizio poi mi piace troppo e rinuncio! Per mia fortuna me lo condonano. Ma vi assicuro: con i fari puntati non ci vedevo niente ma mi sentivo addosso ben più degli occhi di tutti quanti… …
Rientro al mio posto ridendo e Erre, carinissima e a sorpresa davvero mi porta un dello Champagne e dei dolci, e un regalino buffissimo, spiritoso e grazioso di conformazione nota anche se a dire il vero… .quello di Vale non ha gli occhi e la bocca ne la cordicella elastica la quale, una volta tirata lo fa “ballare” in maniera inquietante… ..
Seguono vari cocktails. Segue Erre che mi porta a ballare e mi presenta una ragazza carinissima che mi parla e mi dice che sono molto carina, che lei sta andando a farsi un giretto e che se la seguo non le spiacerebbe così tanto. Non prima di avermi alzato, ballando, il vestito sopra i fianchi con movimenti che “La piovra 5” in confronto era una dilettante. Mi riassetto da gara e parlo un po’ con Erre ballando. Nel frattempo sulla pista in modo defilato una coppia si cimenta in uno strano tipo di ballo… Lui, un incrocio tra l’avvocato Perry Mason e l’ispettore Canon è steso a terra, la bionda sopra di lui deve stare poco bene perchè si lamenta un casino, credo per un dolorino in zona pelvica, e lui la consola… .Il tutto piuttosto surreale…
E succede che, mentre i ragazzi stanno ordinando un Gin Tonic al bancone io e La Biondina riusciamo a stare un attimo da sole… .E la sua mano mi sfiora… .Balliamo un po’ da fermo e ci sediamo a parlare, robe di donne, non vi dirò mai cosa ci siamo dette, curiosi!
I ragazzi ci lasciano tranquille a chiacchierare e poi decidiamo di partire in contropiede. Ci guardiamo, ridiamo, ci prendiamo per mano e andiamo oltre le tende di velluto.
Abbiamo sentito nitidamente il degluttire dei nostri uomini e la sgommata susseguente al nostro seguito. Diranno poi che erano venuti dietro per proteggerci dai malintenzionati… ..Chissà come quella mossa ce la aspettavamo… ..forse intuizione femminile?
Sta di fatto che, per dirla alla “Luna Rossa” avevamo un paio di lunghezze di vantaggio, e nonostante la velocità di bolina con la quale giravamo per i box alcune mani che passavano di li hanno tentato l’abbordaggio, ma a parte i parabordi hanno afferrato ben poco, eravamo piuttosto agguerrite… .Poi è sopraggiunto il “Settimo Cavalleria” e in fondo è stato un bene… .Le mie Guardie Reali mi si sono piazzate a prua e a poppa di fronte a un box al quale interno un sandwich polli-gamberetta era visibile e soprattutto udibile (il timore che la stessero squartando era sminuito solo dal fatto che “Siiiiiiiiii!!!!!!!! Pompatemiiiiii!!! Ho voglia di cazzo!!!!!!!!” non era esattamente una invocazione d’aiuto… .
Comunque, al di la dell’eccesso di passione dovuto probabilmente al fatto di incarichi professionali nell’animazione della sala ammetto che la cosa faceva parecchio effetto. Anche perchè le mie guardie del corpo ora lo erano letteralmente, io stavo molto molto bene, le spalline del vestito erano scese e il vestito risalito… I baci sul collo, le carezze ormai mi avevano mandata in orbita, ero appoggiata nel corridoio in piedi tra i miei due angeli custodi, le loro mani (a dire il vero per qualche istante non solo le loro e quelle di Svally) sul culo e sulle gambe non erano affatto spiacevoli e me le stavano facendo aprire e insomma… ..non manifestavo intenzioni ferree di chiuderle… .In pochi istanti eravamo piuttosto in folle… .A quel punto, maggiko, The Lawyer, intuendo la mala parata e il poco controllo della situazione e l’avvicinarsi istantaneo di una serie di sagome, dall’interno del box più vicino ci fa : “Ragazzi, da questa parte!!!”. Tana!!! Eravamo in salvo!!!… .Oddio… in salvo… Quanto puoi esserlo trovandoti in un box semibuio con un lettone, quattro uomini e una bionda atomica, tutti con i sensi accessi come un flipper… .Tesi, imbranati quanto vuoi ma… Insomma: poco tempo per pensare, così rinuncio del tutto a farlo… Guardo di fronte a me… Una biondina davvero troppo troppo bella, un muso spaventato ma acceso come pochi, talmente liscia, morbida, profumata, calda e palpitante che, se mai era stato solo un pensiero, l’idea di accarezzare quel corpo di donna, di sentirmi donna in sintonia con una splendida creatura era magnetica, impossibile da resistere.
Poi la fortuna. La fortuna di una situazione per me folle ma con persone speciali… .Niente parole: ognuno sa il suo ruolo e i suoi limiti e i movimenti sono attenti, rispettosi, ma intensi, da urlare… .C’è tensione ma un desiderio formidabile. Che fosse carina lo sapevo, che si muovesse così non potevo saperlo… .Dolcissima, delicata ma intensissima e sensuale… .Le posizioni in campo… .Cercavo istintivamente di proteggerla… .Lo hanno capito, nessuno la ha infastidita, forse sfiorata appena per qualche istante… .Perchè, ovvio… .Vale un po’ poteva, lo ha fatto appena cercando la mia mano per accarezzarla assieme. Come il suo uomo su di me… Sentivamo quelle tensioni assieme, io e lei, e le dita si intrecciavano. E, per me, carnale, sensuale, delicato e violento, è stato il primo bacio vero a una donna. Tremendamente piacevole… ..la sua lingua, naturale, facile… .e un altro, e un altro ancora… l’avrei baciata per ore… Ma cercavo il mio uomo, ero in ginocchio, a sfiorarle di baci il corpo, i seni, le gambe e giù… E poi lei rifugiarsi dando il suo corpo al suo uomo mentre io dietro sentivo le mani di Vale prendermi e poi penetrarmi e farmi inarcare mentre altre mani, altri baci mi percorrevano il corpo, a scuotermi in un urlo che sentivo dentro, una tensione pari al non controllo su me stessa, aumentato dal vedere La Biondina girarsi e il suo uomo con attenzione prenderla dietro, il suo viso, i suoi gemiti… .Stavo scoppiando… le dita di Vale in bocca, a contorcermi, le gambe che da sole si aprivano sempre di più, istanti in cui mi sfioravano dieci mani… .Non c’era spazio, troppa tensione… .Parlando con lei dopo… .nessuna delle due è venuta realmente… .qualcosa di simile, molto simile ma non il top… … Il bello però: anche il tempo per risvegliarsi di botto e ridere dell’audio eccessivo dal box già descritto e, come inquilini disturbati dire “Basta, qui c’è gente che lavora, che diamine!!!!”… .
Poi rivestirsi badando di indossare ognuno i propri indumenti, altrimenti sai la critica degli stilisti all’uscita!… .Un attimo in sala cinema dove davano una serie piuttosto ermetica sui significati reconditi ma di solare espressione artistica (erano su una spiaggia!) e via alla sala “tranquilla”… .qualche ballo, la ripresa di un battito cardiaco vagamente plausibile, qualche foto di gruppo molto molto casta tipo “ritratto del safarista con la preda (ovviamente non io ma la biondina per me! Ha delle tette spaziali!!!) un saluto a Erre e via verso l’albergo… .
Degli ipotetici “altri presenti” poche tracce: qualcuno ci ha poi scritto dicendo che ci aveva visti ma non aveva avuto il coraggio di presentarsi (uno solo è stato molto carino e mi ha avvicinata in modo per altro molto gentile); una coppia ha sbagliato giornata (!) ed è arrivata li il sabato cadendo preda di un numero imprecisato di “singles” e battendo poi in ritirata!…
Una volta in albergo si festeggia sfiniti con una bottiglia di vino a tarda ora (le tre… le quattro… .mah!) in bicchieri di plastica marchiati dall’albergo, scambio di regalini e gadgets vari (avremmo preparato delle targhette a spilla tipo “Convenscion” con il manifestino di invito alla serata… .ma abbiamo avuto il coraggio di consegnarle solo dopo e come ricordo-souvenir… ). Avevamo dietro un po’ di musichina simpatica… .Mi sono beccata un librone di fotografia inguainato in una autoreggente e un paio di videocassette-medley di vari “telefilms” da parte di Svally, famoso critico e studioso del genere (Su “Eroxe’-Frammenti di un discorso erotico” le sue lezioni sono pubblicate e imperdibili! )… Cassette che, glielo dico qui, sto studiando con attenzione… .
Abbiamo fatto diverse chiacchiere e quattro risate dopodichè… .In modo poco convinto… .Ma non c’era ovviamente e per motivi personali e diversi, la possibilità di un ensamble collettivo… .e via a nanna. Beh ragazzi… .chi è stato il fortunato della situazione!?!?!
Essendo, come già detto, che per “questioni di risparmio” eravamo in tripla con Il Gatto… ..In realtà, credetemi, non c’era un programma, un’intenzione reale. certo si era voglia o no, creata l’occasione. E io non mi ero calmata dopo la doccia… ..Camiciola di spugna raso con bottoncini giusti ai lati del vestito e in rilievo sotto la stoffa (ma quelli erano roba con cui la mamma mi ha fatta!)… insomma… .ero li tra i due… .si parlava… .carezzine… .Ruggito da tigre e… non sono stata iooooo!!!! Mi sono saltati addosso!!!!
A parte le battute… .molta attenzione e qualche limite anche li ma… ..mi hanno mandata fuori giri e mi hanno fatta impazzire. Loro dicono il contrario, ma io da brava bambina, anche se ammetto che ero piuttosto scatenata (ma qui non so il parere dei “vicini di camera”), dico che erano loro scatenati… .Mi hanno fatta mo-ri-re!!!!… Insomma… un immaginario datato di anni… .due maschietti addosso… il mio uomo e un complice… ..Il piacere di essere spogliata nuda, presa e “costretta” al piacere… .Vi do dei “Flash”… molto molto miei…
Essere leccata “stereo”… .Due cazzi durissimi e grossi tra le mani da masturbare… .Le mani tra le gambe a farmi gemere… Io a cavalcioni del mio amante e col mio uomo dentro da dietro… Io in piedi su di loro sul letto a gambe divaricate a cercare i loro visi… I muscoli delle gambe di due uomini da accarezzare e baciare… Uno che mi immobilizza le mani con le ginocchia mentre mi palpa le tette e me lo mette in bocca e l’altro mi scopa con la lingua entrandomi fino al cervello fino a farmi venire e mi schianto di piacere sul letto urlando… E nemmeno li mi lasciano in pace… .mi massaggiano i piedi… mi succhiano le dita e sto male, mi riaccendo mentre l’altro mi lecca le braccia e il collo e mi masturbano ancora…
Non mi sarei spenta di mio, di istinto. Avrei voluto i cazzi finalmente in bocca, in figa, in culo, senza limite. Essere scopata e inculata selvaggiamente. Farmi sborrare addosso. Mi sentivo troia e mi piaceva, un animale… .
Ma entrano in ballo altri fattori. C’era il mio uomo da abbracciare… Che un pochino spiazzato lo era… .Così, in fondo, la cosa più bella: addormentarmi con la loro mani tra le mie, tra di loro… Un sonno strano… un sonno “poco”… .tre, quattro ore… .Non di più.
E un bellissimo risveglio: tra il normale impaccio del dopo e la stanchezza e il poco tempo che restava… .Un giro a Vicenza, un cappuccino Viennese galattico, qualche fotografia di rito in gruppo, il primo saluto a Svally… .Poi verso l’autostrada. Pausa cibo per salutarsi davvero con rammarico in un posto nel quale, vista la scortesia il tutto diventa in fondo divertente e da veri teppisti in gita di classe (vero maestro “the Lawyer”?) sabotiamo i contenitori di sale e olio prima di uscire… .Ci fermiamo di fronte ad una vetrina di un negozio di animali a fissare inebetiti una vaschetta contenente insetti-stecco (quegli insetti che sembrano dei rametti!!!) e siamo agli arrivederci… Troppo poco tempo!!!! Il dopo, il prima di una simile avventura avrebbero richiesto molto più tempo… .Perchè sono i momenti belli da dividere… .Comunque… .visti i rapporti è per fortuna un arrivederci. Magari non di tutti assieme ma abbiamo la fortuna di avere costruito qualcosa con persone straordinarie con cui quello che è nato è solo l’inizio di una amicizia vera e forte, non di una cosa che inizia e finisce li…
Tornati a casa, di corsa per esigenze pratiche di impegni sempre troppo pressanti, e intoppi vari… .Ci abbiamo messo un pochino a riprendere le coordinate: era normale. Però davvero poco!!!! Con il risultato che io in questi giorni… .beh… .Credo che l’interruttore “off” su di me non lo abbiano fatto di serie!!! Mi alzo su di giri, mi vesto su di giri, penso su di giri, mi bagno gli slip a pieni giri… .Sarà la primavera; sarà che uno dei regali di compleanno, quello di un @ngelo per l’esattezza, non era esattamente “un frullino da cucina” ;-e io ci ho talmente riso sull’uso di quegli arnesi che ho finito per giocarci in omaggio alla scienza e alla tecnologia del nuovo millennio-. Sarà che al telefono in questi giorni la voce di Vale mi fa uno strano effetto… ..Ieri sera ero da sola a casa e mi sono organizzata una tale festina da sola che sembrava di essere in mille… .:mai successo… .ho fatto un tale casino e mi sono sfinita completamente… .!!!! Ho un po’ la testa altrove… .ma ho la fortuna di averne una supplementare che mi permette di vivere anche la mia parte più fisica con un tale amore e una tale tranquillità da vivere con gioia ogni istante di questo per me mio misterioso modo di sentire… ..Grazie Vale, ti amo
Manu

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