Profumi


Racconto erotico

Racconto erotico

Avevo notato una ragazza in un bar, carina ma dall’aria un po’ strana.
Avevo chiesto al cameriere, mio amico, chi fosse.
Mi interessava.
Si chiamava Enrica e, con la sorella Elda, lavorava in una profumeria – centro estetico.
Decisi di fare il romantico.
Il giorno dopo entrai in profumeria con un mazzo di fiori.
Enrica era dietro il banco, insieme alla madre, una donna alta, bionda, elegante, sui cinquanta, che era la padrona del negozio.

Io ero pure “in tiro”, in giacca e cravatta.

Lei era carina, minuta, i capelli biondi e lunghi, gli occhi azzurri, e l’aria timida.

La madre si fece un po’ in disparte, e parlammo.

Riuscii a invitarla al cinema per quella sera.

Ma la serata fu troppo “aerea”.

Qualche bacetto e nulla più.

Lei mi parlò anche della madre, divorziata da tempo, e che vivevano da sole con un uomo, il compagno della madre.

Però la cosa continuava a interessarmi, per cui presi un appuntamento per una pulizia del viso, al centro estetico.

La settimana dopo tornai in negozio.

Trovai solo Enrica, che mi baciò con dolcezza, e mi disse di andare al piano di sopra, dalla Elda.

Mi stesi sul lettino, e comparve Elda.

Erano gemelle, quasi identiche.

Solo Elda portava i capelli a caschetto, ed era molto più espansiva della sorella.

“Ciao, sei il ragazzo di mia sorella ?” mi chiese avvicinandosi con un batufolo di cotone. Portava un camice bianco, aperto sul davanti.

Le vidi le tettine, piccole e sode.

“Siamo usciti una sera assieme” risposi

“Enrica ha dei bei gusti” mi disse., e la cosa mi fece piacere, mettendomi a mio agio.

Aveva un tocco molto leggero e delicato sul mio viso. Improvvisamente, mi eccitai.

Era estate, portavo un paio di pantaloni stretti, e il mio bel cazzone duro faceva fatica a rimanere dentro i pantaloni.

Improvvisamente ebbe l’impressione che Elda si fosse accorta dell’erezione, perché aveva abbassato lo sguardo, lentamente.

Non sapevo cosa fare, poi lei mi disse.

“Aspetta un momento” e mi lasciò solo.

Sentii da basso la voce di Enrica “Maurizio, come va?”

“Bene” risposi un po’ timidamente “sto aspettando tua sorella”.

“Allora vengo su a farti un po’ compagnia”.

Io ero eccitatissimo, e deciso a fare qualcosa.

La vidi entrare con la sua solita aria timida, il suo sorriso strano.

“Che cos’hai, sei tutto rosso!” mi disse

Basta, decisi di rompere gli indugi.

“Ecco che cos’ho!” mi tirai giù i pantaloni di colpo, mostrando il mio bel uccellone in pieno tiro.

Enrica si avvicinò, mi guardò intensamente, prese ad accarezzarmelo. Io le tirai giù la testa, brutale, e lei si trovò il mio cazzo in gola, e cominciò a succhiarlo, anche se con timidezza.

Mentre Enrica mi stava spompinando, mi accorsi che, entrando in estetica, aveva lasciato la porta a soffietto completamente spalancata.

E vidi che, sdraiata su un divanetto dell’atrio, Elda si stava menando la fighetta, a gambe aperte, senza ritegno.

Ero eccitatissimo, non capivo più niente, e feci segno a Elda di avvicinarsi.

Lei prima si sfilò il camice e, togliendosi le mutandine, senza neppure guardare la sorella che mi spompinava, mi presentò la sua fighetta bagnata da leccare.

Enrica finalmente, alzando lo sguardo, si accorse di sua sorella, staccò bruscamente la bocca dal mio cazzo e fuggì via, al piano di sotto.

Io rimasi un po’ bloccato, e smisi di leccare la figa di Elda.

“Cosa fai, stronzo ?” mi disse Elda, con un’aria incazzata.

“Sei porco come tutti gli uomini, altro che uscire con mia sorella. Scopami!”

Mi salì a cavalcioni, prese il mio cazzo tra le mani e se lo infilò nella figa, cavalcandomi come una forsennata. Io godevo come un porco, e sentivo Enrica piangere, giù di sotto, in negozio.

Più la sentivo piangere, più godevo.

Girai Elda, e glielo infilai nel culo, di colpo.

Sentivo la sua schiena magra sudata.

Lei cominciò a gemere a voce alta, senza ritegno.

Sentii che nel negozio entrava qualcuno.

Enrica ricominciò a piangere più forte. Io smisi di pompare nel culo di Elda, esitavo.

Poi, giù di sotto, qualcuno la calmò. Intanto Elda, per tutta risposta, si mise a farmi un bocchino.

Enrica smise di piangere proprio mentre inondavo di sborra il viso e la gola di Elda.

“Ora dovrò pulirmi io il viso” rise Elda.

Prese uno scottex, si pulì il viso, poi cominciò amorevolmente, con un tocco delicato, a pulirmi il cazzo con una tale dolcezza che mi tornò subito duro.

Elda se ne accorse, mi baciò, teneramente, con le labbra che sapevano ancora del suo culo.

“Sei proprio un bel stallone. Aspetta” mi bisbigliò all’orecchio.

Scese giù di sotto, e si mise a parlare con qualcuno.

ERA LA MADRE!, che aveva consolato Enrica giù in negozio.

Allora sentii che abbassare la saracinesca.

“Marca male” pensai, e feci per rivestirmi in fretta.

Ma vidi Elda tornare su di corsa, nuda, che mi bloccò

“Cazzo fai? Vieni subito giù!”.

E, come risposta alla mia esitazione, mi prese per il cazzo, come un cane al guinzaglio, facendomi male e mi portò giù di sotto.

Enrica era sdraiata, nuda, sul bancone dei profumi.

Elda, sempre con il mio cazzo tra le mani, mi disse

“Scopala, dai!”, e mi guidò fino alla figa della sorella.

Io presi a stantuffarla, con violenza, penetrandola a fondo, con i suoi piedi appoggiati alle mie spalle, mentre Elda sfregava il suo corpo contro la mia schiena.

E girando lo sguardo, prima di godere, vidi un paio di cosce stupende, nel retrobottega, fasciate da un paio di calze velate,.

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