Carla una bella gnocca


gnocca

Bella gnocca

Caro Stefano

sono il marito di Carla ed anche a nome suo ti invio questo messaggio per soddisfare la tua richiesta di notizie ed anche perché tu possa comprendere i nostri orientamenti per evitare equivoci..
Per questa ragione più che dilungarmi in una descrizione lunga preferisco raccontarti un episodio recente per darti una percezione precisa di noi.
Un sabato mattina dell’inverno scorso, come al solito siamo tornati a casa dopo aver fatto le spese necessarie per tutta la settimana. E’ il giorno dedicato a questa incombenza dal momento che per tutti e due è l’unico giorno libero dal lavoro. La nostra casa è alquanto isolata dal centro abitato, viviamo in campagna con tutti i vantaggi e gli svantaggi connessi. E quel giorno era particolarmente freddo e nebbioso come capita spesso dalle nostre parti. Carla, mia moglie, era indaffarata in cucina ,io invece seduto vicino al camino leggevo il giornale. Quando suonò il campanello della porta d’ingresso come al solito prima di aprire diedi uno sguardo dalla finestra da dove è possibile vedere chi è. Sai dal momento che siamo abbastanza isolati è una precauzione per evitare brutte sorprese anche perché purtroppo ci siamo già passati.
E chi ti vedo ? Il solito ragazzo extracomunitario con la sua enorme borsa piena delle solite cianfrusaglie e per giunta nero come il carbone. Sia chiaro che io non sono razzista, ma diciamoci la verità ormai non se ne può più, sono tanti e poi sono talmente insistenti. E quello che era all’ingresso non era da meno, nonostante gli avessi detto che non ci occorreva niente non andava via anzi insisteva per vendere qualcosa farfugliando parole incomprensibili. A quel punto Carla sentendo la mia voce alquanto alterata venne a vedere cosa mai succedesse. Apriti cielo! Appena vide quel ragazzo infreddolito cominciò ad arrabbiarsi con me perché non avevo cuore, ero un razzista. Come era possibile vedere una persona in simili condizioni e non aiutarla? Effettivamente quel ragazzo doveva soffrire il freddo. S’avviò alla porta e la aprì facendolo entrare in casa. Sempre farfugliando ci disse di chiamarsi Abram e di essere del Senegal. Carla aveva ragione, Abram continuava a tremare per il freddo tanto da spingerla a preparare un po’ di latte caldo per cercare di riscaldarlo. Nel frattempo lui tirava fuori dal suo borsone una quantità incredibile di mercanzie che chiaramente a noi non servivano affatto, ma oramai ero entrato nell’ordine di idee di dover comprare qualcosa pur di liberarmene .Quando Carla gli mise davanti la tazza di latte caldo, Abram le rivolse uno sguardo di riconoscenza, ma ben presto quello sguardo si trasformò in qualcosa di diverso. Evidentemente si era riavuto ed era tornato ad essere un giovane maschio in presenza di una donna che sebbene molto più anziana di lui egualmente ispirava pensieri non proprio innocenti. Io immediatamente me ne ero reso conto e speravo che la cosa finisse il prima possibile, ma non avevo fatto i conti con Carla. Perché anche lei se ne era accorta e la cosa certamente non le dava fastidio. Come ogni donna anche lei si sentiva lusingata dall’essere ammirata da persone dell’altro sesso e poi l’idea di ispirare chissà quali desideri in un ragazzo molto più giovane la faceva letteralmente impazzire. L’unico problema di Carla era che non s’accontentava dell’ammirazione. Ed infatti ,mentre fingeva di interessarsi a dei tovaglioli che Abram le proponeva, quasi distrattamente , mi chiese di andare a prendere altra legna per il camino. Temevo quel momento ma non potevo fare altro che assecondarla, sapevo come sarebbe finita, come già era successo per il passato. L’ultima cosa che vidi mentre uscivo per andare alla legnaia fu lo sguardo di Carla dal quale traspariva tutto il suo piacere nel constatare il mio disagio.
Ovviamente impiegai molto più tempo del necessario per trasportare qualche pezzo di legno. Non potevo fare diversamente, dovevo accettare il tutto senza alcuna possibilità di impedirlo. Se succedeva tutto ciò era solo ed unicamente mia la responsabilità. Volentieri sarei rimasto fuori al freddo ma sapevo di dover rientrare, non avevo scelta. E rientrai .
Quale potrebbe essere la reazione di un marito che entra in casa e trova la propria adorata moglie inginocchiata con un cazzo in bocca e per di più il cazzo di un negro? C’è da diventare leghisti ed io lo sono, per questo diventa ancora più umiliante per me che spesso vado in giro affermando che se non chiudiamo le porte agli extracomunitari rischiamo di veder scopare le nostre donne con i negri.
Sapessero i miei amici cosa mi tocca sopportare, chissà cosa direbbero dal momento che sono uno dei più attivi in questo tipo di propaganda.
Ed ora ero lì ,Abram stravaccato sul mio divano dove poco prima leggevo il giornale e Carla inginocchiata davanti a lui alle prese con quel grosso cazzo color carbone. Lo leccava in modo indecente in tutta la sua lunghezza cominciando dalla base fino alla punta, poi una volta arrivata in cima lo faceva entrare in bocca quasi completamente. Sembrava che lo volesse ingoiare tutto e lo faceva lentamente quasi volesse assaporare fino in fondo il piacere che le procurava sentirsi fra le labbra quel cazzo così duro e grosso. Quando si accorsero del mio rientro, Abram ebbe un momento di smarrimento, non sapeva cosa fare ma in breve la lingua e le labbra di Carla gli fecero capire che non aveva niente da temere, anzi tornò a rinchiudere gli occhi e sempre più rilassato gemeva per il piacere. Tra un gemito e l’altro farfugliava qualcosa, immagino ringraziasse Allah per quel dono inaspettato.
Carla invece lasciò per un attimo la sua preda continuando sempre però a carezzarlo con le due mani, e rivolgendosi a me, con sadico piacere, disse
“Guarda che bello, questo si che è un cazzo! Altro che voi che ce l’avete duro! Guarda mi sembra di pietra.” E così dicendo di nuovo si rituffò a succhiarlo. Abram dal canto suo godeva in modo sempre più sfrontato, anzi mi sorrideva anche il figlio di puttana e pur non avendo capito quanto detto da Carla era consapevole del piacere che le stava dando. Chissà da quanto tempo era in astinenza, certo per loro non è facile scopare con donne italiane, e forse anche per questo non riuscì più a resistere. Me ne accorsi dal modo in cui stringeva la testa di Carla tra le sue mani e di come la premesse sul suo cazzo, stava letteralmente esplodendo nella sua bocca. Le sue contorsioni sul divano durarono tantissimo, ne aveva scaricata di roba nella bocca di Carla che solo quando lui rimase immobile mollò la presa. S’alzò e sorridendomi mi venne vicina , avvicinò le sue labbra alle mie e mi baciò. Fu un bacio particolare, molto particolare. Sentivo il sapore orribile della sua saliva mista allo sperma del nero e lei me lo scaricava in bocca .Non aveva ingoiato una sola goccia per farmi quel regalo, chissà quanto si divertiva in quel momento. Poi si fermò e sempre guardandomi negli occhi mi disse di ingoiare. Con grande disgusto deglutii e lei di nuovo riprese a baciarmi scaricandomi in bocca quel disgustoso liquido.
Alla fine mi poggiò una mano sul cazzo, ne tastò la consistenza e mi disse ” Accontentati di questo!”
Ecco questa è mia moglie Carla ……e questo sono io. Se hai compreso ciò che noi desideriamo, e se ti va ,daccene conferma altrimenti non resta che salutarci.

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