Esibizionismo privato


Sabato pomeriggio di fine primavera, piove e non ho nessun’intenzione di uscire. La settimana è stata massacrante, mi sto rilassando sul divano, mentre sfoglio una rivista storica ascolto un disco di James Cotton (e lo sto riascoltando adesso mentre scrivo questo racconto).
Il Blues chiama la birra, è solo pomeriggio, un po’ presto per altro di più forte.
Ho già svuotato un discreto numero di lattine sono in pace con me stesso e con il mondo, sto aspirando il fumo dalla mia sigaretta al lento ritmo della musica. Il mio cervello vaga per i suoi sentieri del tutto privo di controllo. Con gli occhi fissi sulle immagini della rivista sogno rapito dalle melodie del genere musicale che preferisco.
E’ quasi con disappunto che accolgo Maura che rientra a casa dopo alcune commissioni.

– Ciao! Stai ascoltando della musica?- esordisce lei.

Penso: – Semmai stavo ascoltando musica – ma mi limito ad annuire con un grugnito. Poi, pentito della mia scontrosità aggiungo:

– Com’è andato il giro con Barbara…bene? –
– Si, abbiamo trovato delle cose carine vicino al centro…ma aspetta un attimo devo correre in bagno! –
– Incontinente! – gli urlo dietro, sempre mentalmente.

Ormai la magia è rotta, continuo l’ascolto ma senza la partecipazione emotiva di prima, mi dedico con più attenzione alla lettura, tanto so già che “l’attimino” in bagno non sarà breve.
La mia previsione è confermata dal rumore dell’acqua della doccia.
Circa un quarto d’ora più tardi, Maura, fa la sua comparsa in sala. Indossa l’impermeabile scuro con cui è rientrata, suscitando la mia perplessità. Si piazza a due metri da me e ancheggiando con uno sguardo seducente fa scivolare l’indumento ai suoi piedi.

– Ti piace? Anche Barbara ha preso un completino simile, solo che il suo è nero – mi chiede lei mentre appoggia una gamba sulla poltrona evidenziando le scarpe bianche con un tacco altissimo.

Le gambe sono velate da un paio di calze autoreggienti bianche che terminano poco oltre metà coscia. Un bustino, anche lui bianco, traforato e scollato, legato sulla parte frontale da una serie di lacci che faticano a contenere il suo seno, segue ogni curva del suo busto evidenziando in modo particolare la vita sottile, leggeri elastici lo collegano alle calze. Sopra di essi, gli slip, molto sgambati, lasciano scoperta un’ampia porzione del suo sedere, mentre sul davanti il gioco del pizzo lascia intravedere qualche biondo ciuffo di pelo.
Il tutto è di mio gradimento. Dopo un buon numero di minuti trascorsi ad osservare ogni dettaglio sento crescere in me l’eccitazione.

– Vieni qua! – l’invito indicando il posto al mio fianco sul divano.

Lei per risposta si siede sulla poltrona innanzi a me.

– Sai abbiamo scelto questo genere di biancheria per i nostri prossimi incontri.- esordisce lei – Lo avrei preso anch’io nero, però con la mia carnagione chiara….Barbara, invece, è stupenda in nero, dovevi vedere la faccia di commessi quando siamo uscite dai nostri camerini per confrontarci e consigliarci!
…Porcellone stai sognando Barbara con questo addosso vero?
Oppure stai immaginando me… come saprei farmi montare… o mentre cavalco qualcuno agghindata in questo modo? –

Mi assesto sul divano mentre prendo una sigaretta, mi chiedo dove vuole arrivare. Accendo e la guardo con espressione interrogativa.

– Le altre volte ero troppo impegnata ad ascoltare i miei sensi per osservarti, una di queste, poi, ero bendata!
Non so che cosa hai fatto, se mi guardavi o se c’eri tu dentro di me. Ero completamente persa nel mio piacere. Sentivo delle mani in ogni parte del mio corpo.
Ne avevo uno dentro e uno in bocca… tu eri lì o mi stavi guardando, godendo dello spettacolo?
So che ti sei fatto Barbara, vi ho sentito, poi non ho capito più niente. L’hai anche presa, dopo, in cucina, me lo ha raccontato lei, mi sarebbe piaciuto vedervi. –

Durante il suo discorso, Maura si accarezza le gambe facendo scorrere le mani lentamente, avanti e indietro, all’esterno e all’interno. Arrivando sino e sfiorare gli slip. Poco per volta le sue gambe si aprono arrivando a premere contro i braccioli della poltrona. Seduta eretta e ben appoggiata allo schienale spinge il busto in avanti inarcando leggermente la schiena, il seno preme contro il bustino e sembra voler strappare i lacci che lo costringono.
La sua voce non tradisce emozioni, è calda e lei le dà una tonalità sensuale, non è, però, la sua voce rotta, a tratti roca, priva del controllo della tonalità che lei ha quando prova piacere o quando è estremamente eccitata. Un leggero spasimo rompe il suo controllo solo quando la mano e giunge al pube e premendo contro gli slip li spinge dentro le labbra della vagina, bagnandoli.
Il tessuto rimasto prigioniero sottolinea fedelmente la forma della vagina e la chiazza umida che si va allargando è molto più esplicita del suo tono di voce.

– Ti piace vedermi godere. – non è una domanda e lei non si aspetta una risposta.
– Ti piace guardarmi, quando facciamo l’amore, non mi stacchi gli occhi di dosso.
Adesso, però, ti piace anche guardarmi mentre faccio sesso con qualcun altro. Mentre mi lascio spogliare e toccare anche nelle parti più intime.
Ti piace guardare come mi faccio prendere, vedere uno che entra dentro di me, il suo pene che mi allarga, che affonda nel mio ventre.
Ti piace vedere la mia faccia piena di sperma. Sperma che mi cola sul seno, sul bacino, sul pube.
Ti piace osservare la mia faccia mentre godo, mentre qualcuno mi fa scoppiare il cervello dal piacere.
Cos’è mi vedi più femmina, più libera e disinibita?
Ti senti appagato dal fatto che qualcuno apprezzi la mia qualità oltre a te… o semplicemente godi nel sapere che sono una porca?
Voglio vederti anch’io. Voglio guardarti mentre lo spingi dentro ad un’altra donna, mentre lo appoggi alla sua bocca. Voglio vederti venire dentro un’altra, guardare il suo ventre che accoglie il tuo seme o vederlo colare sul suo viso.
Non so che cosa provi tu, ma l’altra sera quando ti ho sentito con Barbara, al pensiero di quello che gli stavi facendo, sono quasi venuta.-

– Veramente è Barbara che si è fatta me! – Penso ma lei continua.

– Quando oggi mi ha raccontato della vostra sveltina in cucina, al termine di quella serata, mi sono eccitata. La stronza lo ha fatto mentre eravamo nel negozio, non osavo uscire dal camerino dove mi stavo cambiando.
Temevo che lei notasse la mia eccitazione!
Mentre mi descriveva il vostro incontro mi toccavo. Sono quasi venuta, lì nello spogliatoio del negozio.-

Maura, durante il suo monologo, ha continuato ad accarezzarsi. Dalle gambe è salita verso il seno, oltrepassandolo, per raggiungere la bocca. L’indice della sua mano destra ha giocato un po’ con le labbra della bocca, poi è sceso lentamente sulla gola mentre lei reclinava la testa all’indietro. Raggiunto il seno ha cercato le aperture del bustino, seguendone con cura il disegno.
La sua mano attirava il mio sguardo, gli occhi incollati al suo dito mi rendevano capace di notare ogni minimo particolare del suo abbigliamento e del suo corpo.
Aggira il pizzo sottile che contorna il seno, piano, infila la mano dentro, ripiega, con calma, all’interno la parte superiore, quella che ricopre la mammella, trasformandolo in un delizioso sostegno a balconcino. Ripete l’operazione anche dall’altra parte. Tutte e due le mani afferrano il seno premendolo mentre il viso assume un’espressione ispirata.
Perde il controllo della voce quando la mano sinistra scivola sul pube, sotto gli slip. Vedo il suo dito che ne allarga le labbra, si arcua gonfiando il tessuto. Lei si conosce meglio di chiunque altro, non fatica a trovare i suoi punti sensibili.
Inarca la schiena al primo impulso di piacere. Il seno sostenuto ben separato dal bustino mette in mostra due capezzoli che sembrano voler scoppiare dal turgore.
Provo l’irresistibile impulso di correre a baciarli, ma devo stare al suo gioco e mi trattengo.
Estrae la mano da sotto gli slip, solleva leggermente il sedere e gli sfila via. Appoggia le gambe sopra i braccioli della poltrona, una per lato, scivolando leggermente in avanti. Completamente aperta torna a toccarsi. Alterna ai leggeri massaggi violente penetrazioni del suo dito medio.
La sua voce è sempre più roca con variazioni di tono verso l’alto quando si spinge il medio fino in fondo alla sua vagina.
I suoi movimenti sono lenti, non sta cercando il piacere. Si sta eccitando e sta recitando per me.
Il mio pene sta esplodendo dentro i pantaloni, comincia a fare male. Sono tentato di tirarlo fuori e masturbarmi davanti a lei.
Perché no! Questo no non lo abbiamo mai fatto, non di persona, almeno, ma solo al telefono.
Lascio che la mia mano scivoli sul gonfiore che ho in mezzo alle gambe, un brivido di piacere percorre il mio corpo. Cerco di resistere alla tentazione d’imitarla e toccarmi come lei sta già facendo. Solo il pensiero di cosa potrà seguire alla recita mi trattiene.
Maura, notato il mio stato e, credo, intuiti i miei pensieri, interrompe la masturbazione. Si limita a seguire il bordo esterno della vagina, salendo su e massaggiandosi il ventre.
Mi guarda con due occhi lucidissimi e le pupille dilatate dall’eccitazione.

– Mi piace sentire i tuoi occhi addosso, quando scrutano ogni parte del mio corpo e si insinuano nelle mie parti più intime. A volte mi pare di percepire fisicamente la pressione de tuo sguardo, è come una carezza leggera che mi scorre tutta.
Osservo le tue razioni e capisco che ti piaccio, che mi vuoi… che sei in mio potere… come in questo momento. Non resiti più dalla voglia di saltarmi addosso…guardami… lo vuoi infilare al posto del mio dito… vero?….Ahhh!
Quando ero bendata, l’altra sera, sentivo i tuoi occhi, mi eccitavano. Li potevo sentire sulle tette mentre mi spogliavano, hanno seguito il vestito che scendeva e invidiato le mani che mi toccavano. I tuoi occhi erano fissi sul mio ventre, sulla vagina mentre qualcuno mi prendeva ed entrava dentro di me.
Mi eccitava sapere che mi stavi osservando e stavo scopando anche per te, per eccitarti.
Guardami…! –

Riporta le gambe sul sedile della poltrona, una per volta e molto lentamente mantenendole sempre aperte. Con un colpo di reni, lasciando cadere all’indietro la testa, scivola in ginocchio vicino all’impermeabile che aveva lasciato sul pavimento. China il busto in avanti sollevando il sedere, i suoi lunghi capelli biondi le ricoprono la schiena, appoggiata sui gomiti con le mani cerca tra le tasche dell’indumento.
Mi guarda con un’espressione d’intensa malizia quando trova quello che cercava: un oggetto di cristallo di forma ovoidale, molto allungato e leggermente arcuato.
Solleva il busto rimanendo in ginocchio con le gambe aperte, appoggia l’oggetto in mezzo al seno e lo guarda mentre se lo fa scorrere intorno ai capezzoli. La mano sinistra raggiunge la vagina e torna a stimolarla con movimenti circolari.
Si porta l’oggetto di cristallo vicino alla bocca, lo bacia, lo lecca lasciva e poi lo succhia con gli occhi chiusi emettendo dei leggeri gemiti. Il bacino si muove come se stesse cavalcando qualcuno seguendo il ritmo dell’immaginario pompino all’oggetto di cristallo.
Rimango a bocca aperta di fronte a quello spettacolo, gli occhi bruciano, fissi su di lei non ho più chiuso le palpebre per lubrificarli. Cerco a tentoni una sigaretta e l’accendino, la prima l’accendo per il filtro e me ne rendo conto solo dopo due boccate, con la seconda sono più fortunato. La nicotina mi riporta per un attimo alla realtà consentendo al mio cervello di registrare quello che vedo.
Una zona trapezoidale del corpo di Maura e disegnata dal bustino, dagli elastici reggicalze e dalle stesse calze. Al centro di essa il suo pube, la mano sinistra che sta aprendo le labbra della vagina mentre la destra si sta avvicinando con quel simulacro fallico. Lei interrompe la danza del bacino rimanendo immobile mentre l’oggetto scivola sulle sue cosce, il suo corpo è scosso solo dal respiro sempre più veloce. Lo avvicina alla vagina e mentre mi guarda negli occhi lentamente se lo infila dentro. Dischiude le labbra con un gemito mentre apre ulteriormente le gambe inclinando, al contempo, il pube per facilitare l’operazione. Lo accoglie per sette, otto centimetri la prima volta, poi presa confidenza lo spinge sempre di più all’interno mentre con l’altra mano si sditalina.
Continua a fissarmi mentre la sua espressione muta dal malizioso-erotico al puro piacere.
Man mano che si abitua a quel corpo estraneo dentro di se i suoi movimenti si fanno sempre più liberi, il bacino torna a danzare eroticamente mentre l’oggetto la penetra in profondità.
Ora non parla più, è completamente presa da quello che sta facendo.
Ho la sensazione che sia in attesa delle mie parole, che sia giunto il mio turno di parlare.

– Sei uno spettacolo, una fantastica porca… mi piaci!- Riesco a mala pena a sussurrare.
– Spingilo più dentro e toccati… voglio vederti venire… dai –

Il suo viso è trasformato, reso quasi irriconoscibile, dal piacere che sta provando. Mi rendo conto che sta godendo più per il fatto di esibirsi di fronte a me che per le sue azioni di autoerotismo.
Stare al suo gioco è facile le frasi e le esclamazioni, che riesco a balbettare, mi escono con una voce strozzata e incerta. Non riesco a staccare gli occhi da lei e questo la erotizza sempre di più.
Come gli ho consigliato prima si spinge dentro ritmicamente la maggior parte di quell’oggetto fallico, che è veramente di dimensioni importanti. Lo estrae completamente bagnato e due piccole tracce dei suoi umori stanno colando seguendo l’interno delle cosce.
Non si stimola più con l’altra mano che ora passa da allargare la labbra della vagina a massaggiare il ventre. Rallenta anche la penetrazione.

– Cosa vuoi da me?- mi chiede.
– Succhiamelo mentre ti scopi… questo voglio-
– Non ora, la prossima volta, in compagnia degli altri – ribadisce lei.

Non gli rispondo e mi metto in ginocchio davanti a lei sbottonandomi la patta dei pantaloni. Estraggo quello che ormai è un pezzo dolorante di carne, umido e arrossato, pronto ad esplodere.

– Se non ci pensi tu faccio da solo, guardalo, non ti fa pena? –

La sua risposta è un urlo di piacere, seguito dalle convulsioni del suo corpo. Chiude gli occhi mentre viene. Muove lentamente dentro di se l’oggetto di cristallo sino alla fine delle contrazioni orgasmiche.
Si siede per terra con le gambe raccolte e aperte, la schiena appoggiata al sedile della poltrona e la testa abbandonata su di esso mentre cerca di riprendere fiato.
E’ bellissima, mi metto a cavallo del suo bacino e avvicino il pene al suo seno. Come sente il contatto solleva la testa, guardandomi. Ha il respiro ancora veloce ma prende in mano in mio membro, lo studia un po’ e finalmente lo lecca.

– Non mi hai risposto!- dice lei interrompendo ciò che stavo aspettando con disperazione ormai.
– Succhia!- gli rispondo con un tono di voce implorante.

Lo ingoia con violenza per succhiarlo con vigore, la depressione all’interno della sua bocca mi provoca una fitta di piacere così intenso da fare male. Rilascia le guance e la depressione diminuisce, lo fa uscire seguendolo con le labbra e quindi rientrare allo stesso modo. La lingua mi fa impazzire all’interno della sua bocca.
Poche di queste mosse e sono pronto, lei lo capisce, le su labbra mi abbandonano, lo tiene a meno di un centimetro da esse raggiungendolo con la lingua. Leccandolo come un gelato mi fa uscire di senno, sto per esplodere ma la sua lenta stimolazione prolunga l’attimo che immediatamente precede l’orgasmo.

– Voglio vederti coperta di sperma! – Rantolo nell’attimo che gli esplodo sulla faccia.

Lei lascia che il mio orgasmo termini sempre leccandolo piano. I fiotti più densi si sono depositati sulla lingua e da qui lenti stanno colando verso il seno, i più liquidi gli imbrattano le guance e le labbra. Abbasso lo sguardo su di lei nell’attimo che lo ingoia un ultima volta per regalarmi il caldo piacere della sua bocca.
Mi alzo trascinandomi sul divano, lei rimane nella stessa posizione, lasciandomi tutto il tempo di ammirarla. Seduta in terra con le gambe rannicchiate aperte, la biancheria molto erotica e il mio seme sparso sul viso da vita ad una immagine indimenticabile.

– Grazie… ti accontenterò.- Lancia questa frase enigmatica mentre si dirige verso il bagno.

Torna quasi subito e si avvicina al telefono, compone un numero, e poco dopo la sento dire:

– O.K. sali pure-

Si accomoda nuovamente sulla poltrona, senza rivestirsi e senza slip.

– Non avrai dimenticato che, anche io, voglio godere nel vederti all’opera. Le altre volte non ho mai avuto la possibilità di guardarti con comodo, così ho pensato di prendermela oggi questa soddisfazione-

Suona il campanello e lei si alza per andare ad aprire, sconvolto dal fatto che vada vestita in quel modo mi chiedo chi possa essere-

– Uao! Che schianto!- La voce di Barbara irrompe nell’ingresso.

Mi ricompongo alla meglio e tento do assumere un’aria disinvolta, con pessimi risultati. Barbara, entrando in sala, nota infatti la mia espressione e colore del mio volto.

– Dovevi solo scaldarlo… non consumarlo! – Dice rivolta a Maura
– Come stai? Ti vedo leggermente sfatto. – Barbara sottolinea la sua frase con una leggera carezza sulla mia guancia.

Entra anche Maura che torna a sedersi sulla poltrona di prima senza essersi rivestita.
Barbara allora si piazza davanti a me , volgendo le spalle a Maura, con le gambe leggermente aperte ben salde per terra. Sfila la borsetta dalla spalla e l’appoggia sul tavolino a lato del divano. Si toglie anche la giacca rimanendo con la camicetta grigio scuro e la gonna nera, molto seria, lunga fino al ginocchio, ma deliziosamente fasciante, che mette in risalto le sue cosce e il leggero, quasi inesistente rigonfiamento del ventre.

– La tua donna, oggi, mi ha confessato un suo sogno: vuole vederti scopare con me.-

La brutale sincerità di quella frase mi lascia per un attimo di stucco, e dire che Maura mi aveva ripetuto per tutto il pomeriggio quella sua idea.

– Così abbiamo pensato di fare un giochino noi tre, lei doveva eccitarti e poi sarei dovuta arrivare io a sorpresa.
Ma vedo che lei è andata un po’ oltre!…Che gli hai fatto?-
– Se non lo facevo venire io minacciava di fare tutto da solo!- Si difende Maura.
– Si è spogliata, toccata e poi si è infilata quella cosa enorme dentro fino all’orgasmo… era impossibile resistergli.- Aggiungo.
– Vedo che ti è piaciuto il mio regalo! Sono contenta- Dice Barbara guardando Maura.

Avrei dovuto immaginarlo che quell’oggetto di cristallo era opera sua.
A questo punto, Barbara, inizia lentamente a spogliarsi. Sbottona la camicia tirandola fuori dalla gonna. Mentre l’operazione si completa posso notare che sotto indossa un bustino simile a quello di Maura, solo che il suo è nero. Non toglie la camicia ma la tiene indosso aperta, porta le mani dietro, sul sedere e libera la gonna lasciandola scivolare ai suoi piedi. La scavalca con un piede mentre con l’altro la alza portandosela alla mano, la piega e l’appoggia sul tavolino a fianco della borsetta.
Anche le calze sono simili ma nere. Gli slip sono indossati sopra gli elastici reggicalze, non molto elegante, forse, meno esteticamente arrapante, la linea retta dell’elastico reggicalze libero in contrasto con le curve delle cosce è uno spettacolo che non si dimentica, ma il significato di chiara disponibilità che emana dallo slip sopra l’elastico è molto efficace.
Lei fa un passo verso di me, con la sensazione di aver già vissuto quel momento, gli calo gli slip. Lei mi aiuta, facilita la mia operazione. Appoggio le labbra sulla sua peluria, ne bacio il contorno, salgo verso l’alto mentre con le mani gli accarezzo le gambe.
Maura è sempre seduta sulla poltrona e ci osserva.
Infilo una mano in mezzo alle gambe di Barbara muovendola in modo da invitarla ad aprirle, salgo verso il pube. Le si apre, poco, ma quanto basta per permettermi di raggiungere la vagina e di violarne le labbra.
E’ già umida.
Sospira, spingendo avanti il busto e abbandonando la testa all’indietro. A causa di questo movimento la sua camicia gli scivola dalle spalle e lei la lascia cadere.
Cerco di insinuare un dito dentro di lei ma, se non si apre di più, la posizione non è delle migliori.
Mi monta a cavallo delle ginocchia e mentre si dispera con i miei pantaloni la sua vagina è a mia disposizione.
So che Maura può vedere la mia mano sotto il sedere di lei, è a suo beneficio che infilo un dito dentro Barbara strappandogli un sospiro di approvazione. Cerco, inclinandomi di lato, di vedere l’espressione di Maura. Riesco nel mio intento, lei ha gli occhi incollati su di noi, la mano destra è appoggiata sul pube con due dita che seguono il contorno della vagina.
Sento la vagina di Barbara che sfugge dalla mia mano e immediatamente dopo le sue labbra raggiungono il mio pene. Maura apre la bocca in una silenziosa esclamazione di stupore e inizia a toccarsi con più decisione.
Lascio fare Barbara, sono venuto da poco e la mia sensibilità non è al massimo, posso finalmente cogliere le, a volte sottili altre profonde, differenze fra la bocca della mia donna e la sua.
E’ molto piacevole ma so che devo appagare il desiderio di Maura.
Dolcemente sollevo la testa di Barbara e la invito a tornare a cavallo. Ripeto sul suo bustino l’operazione che ho visto fare prima e trasformo il reggiseno in balconcino. Quel seno è un invito irresistibile per le mie labbra, lo bacio, lo lecco e ne succhio i capezzoli ritornando per un attimo bambino.
Voglio cambiare, dico a lei di sedersi sul divano. Quando sono libero mi alzo e mi spoglio guardando Maura negli occhi.
In mancanza di una adeguata biancheria sexy per uomo tengo addosso la camicia aperta. Mi inginocchio davanti a Barbara, la quale appena mi ha visto arrivare ha aperto, invitante, le gambe. Afferro le sue natiche e le trascino sul bordo del divano. Appoggio il pene alla vagina e spingo. Aiutato da lei che mi agevola inclinando il pube, la penetro dolcemente.
Anche lei vuole appagare il desiderio di Maura e sottolinea i miei lenti movimenti con delle esclamazioni di piacere. Secondo me esagera! Sembra che stia godendo come una pazza. Comunque, anche se sono convinto della recita, le sue esclamazioni e i suoi movimenti fanno effetto su di me, troppo effetto.
Recupero un po’ di controllo dedicandomi a stimolargli la vagina con la mano, allargandone le labbra quando entro e giocando, con quello che riesco a raggiungere, quando sono completamente dentro di lei.
Comincia a godere veramente, me ne accorgo dalle sue contrazioni.
In quella posizione non posso vedere Maura, cerco una soluzione, il lavoro mentale mi aiuta a mantenere il controllo delle mie sensazioni. Ne sono felice, è fin troppo facile perdere il controllo con una come Barbara, in quella situazione poi mi stupisco di me stesso per essere arrivato fino a quel punto.
Sussurro a lei:

– Ti voglio prendere da dietro…alla pecorina!-
– Siii…- è la sua risposta.

Esco e lei fa per mettersi in ginocchio sul divano, mostrandomi le terga. La fermo, non è quello a cui avevo pensato.

– No. Davanti a Maura.- gli dico.

Mi guarda con due occhi enormi, lucidi e con le pupille dilatate. Non dice niente ma il suo sguardo divertito e malizioso mi fa capire la sua approvazione.
Si inginocchia sul tappeto, rivolta verso la poltrona di Maura. Gattona verso di lei e piazza il viso praticamente in mezzo alle gambe aperte di Maura. Sollevando il sedere mi invita. La raggiungo e in un attimo sono nuovamente dentro di lei.
Maura osserva la scena con occhi sbarrati, si tocca e può sentire il respiro di Barbara sui suoi peli.
Con una mano masturbo Barbara mentre la penetro, lei inarca la schiena e ansima sulla mano della mia donna che si sditalina.
Maura muove il bacino al ritmo dei miei colpi a Barbara.
Mi sembra, ma non vedo bene, che Barbara stia leccando le dita della mano di Maura.
La situazione è molto eccitante e Barbara gode sino all’orgasmo che la invade con violenza, inarca ulteriormente il corpo, tanto da rendere difficile continuare la mia opera. E’ un orgasmo lungo e le sue contrazioni aumentano il mio piacere.
Il primo fiotto di sperma finisce dentro di lei, poi per beneficio di Maura, estraggo il pene e lo appoggio sul sedere di Barbara imbiancandolo.
Maura, alla vista di questo, viene più intensamente di prima, aiutata anche dal calore del respiro di Barbara che ha il viso appoggiato sull’interno della sua coscia destra.
Lentamente raggiungiamo il divano dove ci abbandoniamo al torpore post-coito.

Più tardi, salutata e ringraziata Barbara chiedo a Maura:

– Soddisfatta?-
– E tu?- è la sua risposta.
– Mi hai fatto impazzire con il tuo spettacolo di prima e di dopo.-
– Dopo?-
– Si quando prendevo Barbara da dietro e lei aveva la faccia fra le tue gambe, in quel momento eri più efficace tu del suo corpo-
– Umm… bene, sono contenta di esserti piaciuta!-
– Mi spiace solo di non aver pensato di riprenderti con le telecamera!-
– La prossima volta te lo ricorderò io, allora.-
– La prossima volta?-
– La prossima volta!-

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