Pausa pranzo


Ho 27 anni, faccio l’impiegato, e quel giorno, come sempre nell’ora di pausa, mi recai al supermercato nei pressi dell’ufficio per acquistare qualcosa da mangiare.
Appena entrato nel reparto ortofrutta, che è quello più in prossimità dell’ingresso, non potei fare a meno di notare una di quelle donne che, secondo le mie preferenze, amo definire “vere femmine”.
Alta circa 1.75 mt, di età compresa tra i 40 ed i 45 anni, capelli neri lunghi ma raccolti, indossava un tailleur nero con gonna aderentissima, calze velate con riga nera, scarpe con tacco alto non volgari e una camicetta bianca che, nonostante la giacca, lasciava intuire due seni clamorosi, giudicati ad occhio almeno una 6^ misura.
Nonostante non dovessi comprare frutta mi fermai a lungo nel reparto guardando distrattamente tra i banchi, avvicinandomi di tanto in tanto a quella splendida donna fino a riuscire a percepirne il profumo sobrio ma eccitante. Cercavo le migliori angolazioni per ammirare ed immaginare le sue splendide forme, ma rimasi colpito anche dalla bellezza e dall’intensità dello sguardo dei suoi occhi verde scuro. Almeno un paio di volte mi resi conto che forse i miei sguardi si erano fatti un po’ troppo insistenti e che la “signora” si era resa conto di essere osservata in modo particolare, soprattutto quando mi ricambiò con un’occhiata a metà tra l’infastidita e la dubbiosa.
Inutile dire che la seguii attraverso gli altri settori del supermercato, cercando sempre di avvicinarmi a lei per avere un minimo contatto, disinteressato assolutamente dal poter comprare qualcosa, tanto ormai non avevo più fame..
Dato che sono un po’ timido, e soprattutto che temevo di fare una brutta figura, non riuscivo a trovare il coraggio di rivolgere la parola, con una semplice scusa, a quella donna che ormai era diventata in pochi minuti una vera ossessione.
Le mie paure e le mie ritrosie, sparirono di fronte alla vista delle casse che probabilmente avrebbero segnato la fine dei miei sogni e la perdita definitiva di quella splendida femmina.
La signora si fermò nel reparto detersivi ed io, inspirando profondamente mi avvicinai e le dissi :
“Mi scusi, signora, saprebbe indicarmi una marca di ammorbidente ? Sa, sono solo a casa e non sono molto esperto di bucato!”
Le mie parole mi sembravano ridicole ed idiote nel momento stesso in cui le proferivo.
La donna, mi fissò un istante e mi rispose alzando il sopracciglio destro : “Mi sono accorta che sono almeno venti minuti che mi segui, ma ancora non so se sei interessato alla mia spesa od intendi importunarmi.” Appena afferrai il senso delle sue parole, pensai di allontanarmi scusandomi, ma subito dopo la sua mano si avvicinò al mio bacino piazzandosi sulla patta dei pantaloni ed un sorriso soddisfatto pervase il suo volto, quando si accorse che nonostante il mio imbarazzo ero in piena erezione.
Tolse la mano rapidamente quando altri avventori transitarono tra gli scaffali ed io abbassandomi fingendo di guardare dei prodotti in basso, le passai una mano sulla gamba partendo dalla caviglia accarezzando l’intera coscia e fermandomi prima sull’elastico delle autoreggenti (che speravo portasse!) e poi su una delle sue formose chiappe che palpai senza ritegno e senza paura di essere visto. La donna con modo fermo ma cortese mi tolse la mano e mi disse: “Non ora e non qui” e si diresse verso le casse spingendo il carrello.
Comprai un confezione di chewing-gum ed attesi vicino all’uscita che anche la mia splendida dama finisse di pagare.
“Mi chiamo Luciana” mi disse indicandomi la sua macchina nel parcheggio.
Le dissi anch’io il mio nome e l’aiutai a riempire il portabagagli dell’auto.
“Vieni con me, abito qui vicino, e sono sola fino alle sette, dato che mio marito è al lavoro e i miei figli sono in vacanza in montagna”.
Appena entrato in auto cominciai a palparle le cosce, soffermandomi più volte sull’elastico delle autoreggenti e masturbandole la fica pelosa, con un rapido movimento di due dita.
Venne quasi subito e quasi per ricompensarmi slacciò la giacca e i primi due bottoni della camicetta dicendomi “Hai mai visto dei seni così grandi ragazzo mio?” Non mi ero sbagliato, aveva due tette enormi contenute a malapena in un reggiseno a balconcino di pizzo nero, che cominciai ad accarezzare strizzando i grossi capezzoli dalle grandi aureole, nonostante fossimo in macchina ormai immersi nel traffico.
La signora Luciana godeva dal farsi toccare le parti più intime del proprio corpo da un giovane sconosciuto, ed io avevo perso completamente la ragione.
“Scendi qui ” mi disse frenando “quello è il portone del palazzo in cui abito” indicando l’ingresso di uno stabile a circa 200 mt. di distanza “dammi il tempo di salire e poi citofona all’interno 14”.
Scesi dalla vettura quasi in stato di trance ed attesi fremente dieci minuti che sembravano non avere mai fine.
Finalmente citofonai e salii con l’ascensore al IV° piano di un signorile palazzo dove trovai l’uscio appena dischiuso.
“Permesso..” dissi con voce lieve e una volta chiusa la porta mi recai in salotto dove la magnifica signora mi aveva invitato con un lascivo “Avanti…”.
Luciana, 43enne sposata e madre di due ragazzi, si trovava in piedi con le mani sui fianchi e le gambe leggermente divaricate, indossava le calze autoreggenti, le scarpe con il tacco ma non aveva le mutande e dalla sua fica pelosa pendevano due grandi labbra rosse, aveva tenuto il reggiseno che scoppiava sotto la pressione di due enormi seni di forma a pera , leggermente calati e divergenti per via dell’incredibile volume.
“Spogliati, ragazzo mio..” In un attimo rimasi nudo, con il pene eretto puntato verso la donna più sexy che avessi mai visto.
Mi avvicinai e cominciai a leccarle le gambe velate, ammirando le sue caviglie sottili e le sue chiappone tonde. Le leccai la fica, con la faccia avvolta dalla sua folta peluria, per dieci minuti, durante i quali la “signora” mugolava bagnandosi di piacere.
Mi alzai e le morsi dolcemente i seni, prima di slacciarle il reggiseno, che fece debordare sul mio volto la più dolce massa di carne femminile mai vista. Mi dedicai alle sue tette enormi per tantissimo tempo mentre le trapanavo la fica con tre dita contemporaneamente.
Mi fece sdraiare sulla moquette e mi fece un pompino incredibile leccandomi in tondo la cappella e saggiando i testicoli.
Dopo il trattamento orale di questa supertroia maggiorata, venni, ma anche dopo l’eiaculazione il mio cazzo non perse vigoria.
La sdraiai con forza sul divano ed inginocchiatomi davanti a lei la penetrai con foga, tenendo le sue gambe incrociate attorno al mio collo e palpandole con forza le chiappe e le tette.
Mentre la sbattevo mi gridava che era una troia e che viveva solo per il cazzo.
Mi sedetti sul divano e la feci inginocchiare davanti a me.
Avvolse il mio cazzo con le sue enormi mammelle che riusciva a malapena a tenere con entrambe le mani.
Dopo un dolce andirivieni prese il mio cazzo e cominciò a manganellarsi i grossi seni in maniera sempre più forsennata, infine riprese a menarmelo fino a riempirsi di sperma le tette, il mento e la base del collo.
Me ne andai baciandola profondamente con la promessa che ci saremmo rivisti al supermercato il giorno seguente.

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