Io e lei


Era cominciato tutto un mese prima, era stata quella festa a portare una rivoluzione nella nostra relazione, Simona era rimasta affascinata in un primo tempo e poi spaventata. Per un paio di settimane era stata crisi, ma come era successo altre volte il brutto periodo aveva migliorato la nostra relazione, facendoci conoscere una faccia del nostro carattere che aveva sorpreso entrambi. Dalla soluzione della crisi erano nate nuove idee, nuovi interessi e la voglia di realizzarli ci aveva portato a parlarne anche se era stato molto imbarazzante sia per Simona che per me.
Dopo una settimana di lavoro avevamo passato un venerdì sera tutto sommato tranquillo, il sabato mattina Simona era passata a prendermi a casa per andare in piscina. Sulla via del ritorno c’eravamo fermati in un negozio dove Simona mi aveva comprato una bella camicia vista durante la settimana che avevo passato fuori città. Arrivato sotto casa scendo dalla macchina e apro il portabagagli, è colmo di scatole e quella della camicia non si trova più:
“Cosa sono tutte queste scatole?”
“Ah, Giacomo prendi tutto quello che c’è nel baule, sono dei regali che ho pensato di farti, mi piacerebbe ce tu li usassi al più presto”
“Cioè?!? Sii sincera, cosa hai in mente, cosa vuol dire “al più presto”? Non facciamo prima se mi dici cosa intendi!”
“E’ vero, facciamo cosi: ti aspetto alle quattro a casa mia, ovviamente devi avere addosso tutti i miei regali”.
Ci diamo un bacio e con le mani piene di pacchetti salgo le scale. Non faccio in tempo ad entrare in casa che il telefono comincia a squillare, è Claudio che inizia a raccontarmi cosa mi sono perso la sera prima a non andare nella solita discoteca. Mentre lui parla io comincio a scartare i pacchetti, nessuna carta regalo, solo scatole di diverse dimensioni, la prima che apro contiene un rasoio a mano e un biglietto “raditi”, ascoltando Claudio vado davanti allo specchio “la barba me la sono appena fatta, che cosa vuole, meglio di cosi???”. Claudio mi propone un sabato sera alternativo, un uscita con dei sui amici che sono venuti in città a trovarlo, accetto e chiudo la comunicazione curioso di scoprire il contenuto delle altre scatole, spero di trovare la tanto sospirata macchina fotografica digitale. Ma quando apro la seconda scatola e ci trovo un vestito fatto a tubino le mie idee si confondono, apro le altre e con stupore trovo un completo di biancheria intima femminile, delle calze e delle scarpe con tacchi altissimi, fino a quel punto avevo pensato ad un errore ma la dimensione delle scarpe non lascia adito a dubbi… Simona ha compiuto il grande passo, le scarpe ed evidentemente tutto il resto sono per me, il “raditi” è riferito alle mie gambe evidentemente e non alla mia faccia! Sono emozionato, provo la stessa sensazione che provano i bambini quando sono scoperti a combinare qualche guaio, giro per casa come impaurito che qualcuno abbia visto, o sappia cosa è successo.
Vado in bagno, per fortuna mi è rimasta della schiuma da barba e riesco a depilarmi le gambe, la pelle liscia mi fa impazzire e corro in camera dove ho lasciato tutti i vestiti, riordino tutto, metto via i miei abiti maschili e lascio sul letto quelli che dovrò mettere nel pomeriggio per andare da Simona. Mangio e incomincio a capire che la parte difficile sarà arrivare fino al suo appartamento, probabilmente la parte più rischiosa sarà quando dal parcheggio del suo condominio dovrò salire fino al suo appartamento; per fortuna non è estate e la temperatura esterna mi permette di usare un soprabito per coprire il mio abbigliamento, ma le scarpe? No, per quelle non posso fare niente… fossi almeno un po’ più basso, il mio metro e ottantacinque più i dieci centimetri di tacco se non di più, mi renderanno quantomeno vistoso!
Tra un pensiero e l’altro sono gia le due, mangio e torno in camera a vestirmi. Richiamo alla mente tutti i gesti che ho visto fare dalle ragazze che ho visto vestirsi nella mia vita, e tento di ripetere tutto, mi preparo come se avessi un appuntamento importantissimo, la crema per ammorbidire la pelle, il profumo e poi ci vorrebbe il trucco… sarà un caso, ma Simona aveva dimenticato parte dei suoi trucchi a casa mia due settimane prima. Dopo almeno tre tentativi decido che il make up può andare, sono abbastanza soddisfatto, anche perché non posso pretendere troppo, non ho sicuramente lineamenti femminili, e la parrucca, che è quella usata alla festa, sembra uscita da un film degli anni settanta! Prendo in mano la guepiere nera, provo a metterla, ma l’operazione non è delle più semplici, sono costretto a slacciare i cordini che la stringono sul davanti che una volta indossata servono ad assottigliare la vita, in un’altra scatola ci sono due pezzi di gomma a forma di seno (almeno una quarta) li infilo nelle coppe e la mia figura comincia a cambiare… mi siedo sul letto, e incomincio ad infilare le calze, il nylon sulla pelle liscia mi regala attimi di gioia, mentre faccio scivolare la calza sulla gamba mi sento seducente, come se potessi avere ai miei piedi chiunque, una sensazione strana e diversa da qualsiasi altra provata finora. Allaccio le calze alla guepiere e mi infilo il vestito, prima di guardarmi allo specchio mi metto le scarpe col tacco, deve essere stato difficile trovarle del mio numero, sono semplici scarpe nere col tacco squadrato ma sottile, essenziali ed eleganti; comode?! No, ma nessuno ha mai detto che bisogna sempre essere comodi! Camminare è un impresa, ma con qualche appoggio arrivo davanti allo specchio: spaziale, non mi riconosco e, in effetti, non sono tanto male, secondo me molto meglio di molti travestiti che ho visto in giro per le strade, ma l’importante è che piaccia a me e a Simona… già Simona, ma che ore sono?
Indosso l’impermeabile e dopo aver dato un’occhiata sul giroscale scendo fino al mio garage, salgo in macchina e mi avvio verso casa di Simona. Per strada ho una folle paura che qualcuno mi possa riconoscere, anzi che un amico veda la mia macchina e poi venga a chiedermi chi era che la guidava, una sorta di panico, agitazione, ma fa tutto parte del gioco. Al semaforo, mi guardo nello specchietto, il trucco va bene, il ragazzo nella macchina dietro mi sorride e la cosa mi stupisce, forse non sono effettivamente cosi male. Dopo dieci minuti e per fortuna nessun intoppo, sono a casa di Simona. Sono nel parcheggio apro la portiera della macchina e mentre osservo la mia scarpa che si appoggia per terra, sussulto:
“Buongiorno!”
E’ una vicina di casa di Simona che sicuramente non mi ha riconosciuto, ma mentre la guardo, mi sorride e vedo che i suoi occhi indugiano sulla mia gamba; lo spacco nel vestito lascia vedere la fine della calza e nonostante l’incredibile imbarazzo alzo lo sguardo e le sorrido, ovviamente evitando di parlare, l’immagine sarebbe alquanto stridente. Esco dalla macchina sperando che gli incontri con i vicini siano finiti, le scale che portano all’appartamento dove abita Simona, all’ultimo piano, sono una dura prova per le mie gambe, ma l’eccitazione sale ad ogni passo. Finalmente ci sono, suono il campanello e la porta si apre quasi subito, entro, e mi tolgo il soprabito appoggiandolo sulla sedia che c’è nell’entrata; il soggiorno prende luce dalle grandi finestre, non ho ancora avuto il coraggio di voltarmi verso la mia ragazza per vedere come è vestita e quali sono i suoi commenti sul mio travestimento. La sento avvicinarsi da dietro, si appoggia a me, mi abbraccia prima dolcemente, poi incomincia a passare le sue mani su tutto il mio corpo. Allungo le mie mani verso di lei, non la vedo, ma riesco a sfiorarle la schiena e poi scendo fino a toccarle il sedere, è coperto da un tessuto liscissimo, la sua gamba si attorciglia attorno alla mia e poi risale col piede fino all’altezza del mio ginocchio per allargare le cosce e permettere alle mie mani di esplorare il suo sesso. Non resisto più, mi giro e fugo tutti i miei dubbi, Simona è incantevole, indossa una sottoveste di seta color grigio, un paio di scarpe coi tacchi a spillo anche queste grigie e delle calze velatissime con la riga. Lo scollo della sottoveste lascia intravedere i suoi seni fantastici sostenuti dal reggiseno di una guepiere.
Mi mette una mano dietro al collo e mi fa abbassare la testa fino a quando le nostre labbra si trovano in un bacio dolce ma intenso. “Ciao Giacomo, ti stavo aspettando.” Continuiamo a baciarci in modo sempre più intenso, Simona esplora la mia bocca con la sua lingua eccitandomi ulteriormente, le sue mani stringono con forza il mio sedere e io la tengo stretta a me per farle sentire tutta la mia voglia di prenderla, stringendo sempre più forte spinge il suo pube contro il mio e inarca la schiena in modo che le labbra del suo sesso possano schiudersi sotto la pressione esercitata dal mio pene.
Simona incomincia ad ansimare, mi guarda negli occhi e sembra supplicarmi, lascia la presa del mio sedere e mettendomi una mano tra i capelli mi fa accucciare davanti a lei, si alza la sottoveste e mi mostra il suo sesso; il pelo è cortissimo, e fradicio degli umori della sua vagina. Allungo la lingua verso il clitoride, lo sfioro e Simona riesce a soffocare a malapena un grido di piacere, si avvicina ulteriormente in modo che con la lingua riesca a leccarla e penetrarla, le mie mani si appoggiano sul suo sedere e passo le mie dita lungo il solco tra le natiche, Simona si lascia andare e le mie braccia devono reggere il suo peso mentre la masturbo con la lingua, la cosa mi eccita, ma dopo pochi minuti le mie braccia mostrano i primi segni di cedimento.
“Giacomo lasciami sedere sul divano in salotto, ho voglia di prendertelo in bocca”
Mi fermo, lascio il culo di Simona che si avvia verso la cucina, io mi rialzo e barcollando sui tacchi a spillo la seguo.
“Ho avuto un idea, vieni in bagno con me!”
Simona annuisce e mi precede ancheggiando in bagno, si ferma davanti allo specchio, aspetta che io mi metta dietro di lei e poi incomincia a interrogarmi con lo sguardo.
“Chiudi gli occhi e riaprili solo quando ti darò il permesso”
Prendo il gel, verso quasi tutto il contenuto del tubetto sul palmo della mano e poi lo spalmo tra i capelli di Simona, l’effetto è quello che mi aspettavo: i capelli sembrano bagnati, non si muovono dalla piega che ho dato con le mani, non so bene perché, ma Simona con i capelli cosi mi eccita ancora di più, sembra ancora più fatale.
“Ok, riapri gli occhi e dimmi se ti piace quello che vedi”
“Si, direi proprio di si. Credo di stare anche meglio con questo rossetto più deciso”
Si ripassa il rossetto e mi stupisce una volta ancora, sembra che sappia già tutto quello che vorrei e che mi aspetterei da lei; è stupenda.
Mi sorride nello specchio, si gira ed esce dal bagno dirigendosi verso il soggiorno, mentre cammina continua a toccarsi i fianchi e le gambe, facendo salire e scendere la sottoveste e io la imito, visto che mi eccita vederla cosi disinibita.
Quando io arrivo in soggiorno lei è già seduta sul divano e si sta masturbando, quando mi avvicino mi mostra la sua mano bagnata e me la fa leccare, si leva la sottoveste, e alza il mio vestito scoprendo le calze e il reggicalze. Osservo le sue mani mentre si appropriano di me, una prende il pene e inizia ad andare avanti e indietro, l’altra stringe dolcemente le palle; in breve Simona si ritrova con il glande sulle labbra, lo bacia e lo succhia con avidità, lo prende in bocca.
“Prendimi, mettimelo dentro”
Le gambe fasciate dalle calze di seta sono appoggiate sulle mie spalle, Simona non le tiene larghe ma riesco a penetrarla senza alcun problema e intanto mi eccito accarezzando le sue cosce velate e baciando le sue caviglie. La penetro piano e con altrettanta dolcezza continuo a muovermi dentro lei, le sue caviglie si incrociano dietro il mio collo, posso sentire la pelle delle scarpe e i tacchi che si appoggiano sulla mia schiena. Simona è sempre più bagnata, riesco a spingermi ogni colpo più a fondo nella sua vagina.
“Dai adesso mettilo dentro tutto”
Mentre mi sussurra questa frase, allarga le gambe e io la penetro dandole un piacere immenso. Dopo alcune spinte siamo vicini all’orgasmo, Simona piega le gambe e appoggia le scarpe sul mio torace toccando i miei capezzoli con il tacco della scarpa, un brivido scorre lungo la mia schiena, Simona se ne accorge e porta il tacco davanti alla mia bocca, non resisto e inizio a leccarlo subito dopo esplodo dentro di lei mentre i muscoli vaginali si stringono e fanno di noi una cosa sola.
Mentre il mio sesso si sgonfia dopo l’orgasmo, Simona ed io continuiamo a baciarci, stanco mi siedo, anche io, sul divano.
“Giacomo, se vuoi facciamo da cena e intanto pensiamo a cosa fare dopocena”
“Va bene, vuoi che ti dia una mano?”
“No, faccio da sola, intanto vai a rinfrescarti il trucco, non pensare di poterti presentare a cena in queste condizioni.”
E’ vero, in effetti, guardandomi nello specchio del bagno mi accorgo che il trucco è completamente sbavato, mi levo le scarpe, dopo tutto questo movimento i miei piedi soffrono parecchio, inizio a struccarmi, e in quel momento entra Simona:
“Rimettiti le scarpe immediatamente, questa sera non puoi levartele per nessun motivo.”
Detto questo mi aiuta ad infilarle, i nostri sguardi si incrociano e sorridiamo, la complicità che abbiamo raggiunto era impensabile per me fino a poco tempo fa.
Quando arrivo in sala da pranzo è quasi tutto pronto, manca solo il cibo in tavola, ormai mi sono abituato a camminare coi tacchi alti e la cosa mi riempie di gioia e anche Simona sembra essere orgogliosa di me.
“Ti do una mano?”
“No, siediti, arrivo tra un minuto”, Simona porta in tavola la cena, e si siede di fronte a me, incominciamo a mangiare e discorriamo delle solite cose, ad entrambi sembra normale che io sia vestito e truccato come se fossi una ragazza. Arriva il momento del dolce, e Simona mi chiede di andare a prenderlo. Mi alzo e sparecchio, portando in cucina tutto quello che non serve, Simona rimane ferma al suo posto, e mentre le passo a fianco, mi tocca il sedere, mi fermo e lei scende con la mano lungo la gamba per risalire sotto la gonna, con mia sorpresa ignora il mio pene e riserva tutta la sua attenzione sul mio sedere. Mi piego per baciarla, lei continua a toccarmi e la mia eccitazione cresce. Simona sposta la sedia, alza la sottoveste scoprendo il suo pube rasato e allarga le gambe
“Hai voglia di leccarmi?”
Non rispondo neanche, mi inginocchio e incomincio a baciare le sue cosce avvicinandomi sempre più al suo sesso, si bagna, e spinge la mia testa verso il suo ventre. La penetro con la lingua e allarga le gambe ancora di più, esco e scendo, passo la mia lingua fra le natiche:
“Bagnami tutta lì, cosi sarà più facile dopo…”
Non riesco ad intuire cosa mi attenda, immagino solo qualcosa di nuovo, e, infatti, dopo essersi lasciata portare vicina all’orgasmo, Simona mi blocca:
“Fermati, ora vorrei che mi aiutassi a fare una cosa.”
Ci alziamo e andiamo in camera sua, apre una scatola simile a quelle che contenevano i miei indumenti e mi fa vedere un oggetto del quale avevo già sentito parlare, sono delle mutande che hanno attaccati tre falli di gomma: uno all’esterno e altri due all’interno.
“Aiutami a metterle”
Mentre le infila riprendo a massaggiarla come facevo prima in sala da pranzo, il fallo davanti è più lungo e grosso e si ferma contro le labbra della vagina.
“lo metti dentro tu?”
Lo prendo in mano, lo faccio scorrere all’esterno del sesso per bagnarlo e lo infilo lentamente dentro Simona, la sua faccia è rossa, gli occhi socchiusi, la bocca aperta, il piacere le sta togliendo il respiro. Prendo in mano il fallo posteriore, Simona prima d’ora non ha praticato molto sesso anale, si è lasciata penetrare qualche volta dalle mie dita, ma non è mai sembrata entusiasta. Lo bagno con un po’ di saliva, lei mi da in mano un tubo di crema e io ne spalmo un po’ vicino al suo ano, non perdo l’occasione e avendola spalmata, la penetro col mio dito, Simona sospira per un attimo, poi mi prende la mano e si sfila il dito, che subito rimpiazzo con il piccolo fallo.La sua schiena è inarcata, non deve essere facile stare in piedi con quei tacchi, la guepiere stretta e due cazzi che ti penetrano.
“Adesso torniamo di là, tu devi finire di sparecchiare.”
Mentre sgombero il tavolo Simona si toglie la sotto veste e si siede, continua a guardare il fallo eretto che esce dalle sue mutande, sembra che lo ammiri, ogni tanto la vedo che lo prende in mano come se lo stesse masturbando.
“Ecco, ho finito”
“Vieni qua e succhiamelo come io faccio col tuo, Giacomo, anzi, ora non sei più Giacomo, sei una ragazza”
Mi inginocchio davanti a Simona, inizio col baciare la cima, poi lo metto in bocca, almeno tutto quello che ci sta, rifaccio tutte le cose che ho visto fare a Simona e qualcosa che lei non ha mai fatto, ma che ho visto in qualche foto. Si vede che non gode tanto quando lo lecco, la sua espressione cambia quando lo muovo, facendolo ruotare evidentemente l’altro fallo che la penetra deve essere collegato. La sensazione che provo è strana, eccitante, ma al tempo stesso mi vergogno, non sono sicuro che la mia ragazza sia contenta nel vedermi comportare senza nessun problema come una donna, del resto questo è quello che mi sento in questo momento mentre lei ha preso le redini del gioco e si comporta come abitualmente farei io.
Mi ferma, mi fa alzare e mi fa mettere con la faccia rivolta verso il tavolo.
“Allarga le gambe, le devo legare ai piedi del tavolo”
Divarico le gambe, per fortuna il tavolo non è larghissimo, e Simona lega le mie caviglie ai piedi del tavolo, non posso muovermi. Si avvicina da dietro, mi toglie il tubino e rimango in guepiere, calze e scarpe coi tacchi. Prende in mano il mio pene, mi masturba, il fallo di plastica è tra le mie natiche, con la mano sinistra lo prendo e lo muovo passandolo tra le mie gambe, con la destra prendo il mio pene e continuo a masturbarmi. Simona stringe i miei finti seni tra le sue mani, è incredibile, godo come non ho mai fatto prima, nella mia mente si proietta l’immagine di quello che stiamo facendo e questo mi esalta. Simona si allontana, non mi giro per vedere cosa sta facendo, quando ritorna mi spinge con la faccia sul tavolo, mi mette a novanta, sento che spalma la stessa crema che le ho spalmato io prima, ho paura, niente di cosi grosso non mi ha mai penetrato, stringo i muscoli, ma il massaggio che mi fa Simona, riesce a rilassarmi, sento che spinge, e mi penetra lentamente, il dolore che provo è minimo, e nel frattempo sono anche riuscito a tornare a masturbarmi. Una volta raggiunto il fondo, Simona inizia ad andare avanti e indietro, piano piano; sfrutto le sue spinte per masturbarmi e sento che ci stiamo avvicinando all’orgasmo, i nostri respiri sono affannati, non riesco a girarmi per guardarla negli occhi, ma so che sta godendo tantissimo come me, esplodiamo assieme.

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