Marzia arrapatrice


L’avevo conosciuta da pochi giorni e dato che era la fine di luglio le ho proposto una vacanza in Toscana, all’isola d’Elba. Erano ormai due anni che andavo nello stesso albergo e se la fanciulla avesse accettato, avrei disdetto la camera singola per prenotarne una matrimoniale. Marzia, una intrigante biondina venticinquenne, sulle prime ha tergiversato un po’ ma convinta forse dal fatto che non le andava di trascorrere il mese di agosto a Milano, ha accettato la mia proposta. Il sabato mattina con l’auto tirata a lucido e le valigie nel baule partivamo per la vacanza. Di lei sapevo poco, non avevamo trascorso che qualche ora insieme e sempre in compagnia di altre persone. Ma sicuramente provavo per lei una forte attrazione fisica. Non potevo sospettare che dietro a quel visino dolce si nascondeva una irrequieta e meravigliosa puttanella.
Se non fosse per il gran caldo che ci opprimeva il viaggio sarebbe stato perfetto. Ci fermiamo a bere una bibita all’autogrill e appena risaliamo in auto Marzia si leva la camicetta e rimane in reggiseno sventagliando un giornale a mò di ventaglio. Se a questo improvvisato spogliarello si aggiunge il fatto che la sua ridottissima minigonna le lascia quasi interamente scoperte le cosce, vi lascio immaginare lo stato del mio arnese imprigionato dai jeans che ho avuto la pessima idea di indossare. E leggendomi nel pensiero, Marzia mi dice che con una giornata così afosa avrei fatto bene a mettermi dei pantaloncini. Lo farei volentieri ma si trovano in valigia e allora lei con uno sguardo fra l’ingenuo e il puttanesco mi risponde: beh, per me se vuoi restare in mutande non ci sono problemi. Io che per natura sono un po’ esibizionista, la prendo in parola e alla prima piazzola mi fermo, mi tolgo i jeans e rimango con indosso i boxer che non possono nascondere la mia evidente erezione. Oltretutto sono chiusi da un solo bottone e riuscire ad impedire che fuoriesca qualcosa è un’impresa ardua. Marzia per un po’ finge di ignorare cosa sta succedendo nelle mie parti basse e proprio mentre sto perdendo la mia imbarazzante erezione, se ne esce dicendo che la gonnellina le fa sentire caldo e per solidarietà al fatto che io sono in mutande vuole rimanere pure lei in slip. Peccato che lo slip è un tanga che oltre alle splendide chiappe le lascia scoperta buona parte della micina. E in una frazione di pochi secondi il mio cazzo ritorna prepotente sull’attenti.
Ma a questo punto non faccio proprio niente per nasconderlo anzi indicandoglielo, le dico che la mia situazione è sinonimo di buona salute e buoni propositi nei suoi confronti, Prende di spirito la mia battuta e di rimando mi dice che anche lei si trova nella mia situazione. Ma di non pensare che sia disposta ad altro. E aggiunge che le piace osservare un uomo spogliato in una situazione come quella in cui ci troviamo.
Nel frattempo tento di pensare ad altro ma non ci riesco e senza sollecitarlo il mio cazzo ad un certo punto sguscia dai boxer e si presenta in tutta la sua erezione. Cerco di rimetterlo dentro ma a causa del traffico sull’autostrada sono costretto a guidare con entrambe le mani sul volante. Marzia sorride e mi fa: sei proprio ridicolo con quell’affare esposto all’aria, ma visto che ci sei lascialo pure fuori tanto ormai la figura del cazzo l’hai fatta, e se vuoi visto che hai fatto di tutto per mostrarmi il tuo uccello puoi pure menartelo. Colto nell’orgoglio maschile le dico che sono passati i tempi delle seghe e che potrei fare un’eccezione solo nel caso in cui la masturbazione fosse reciproca. Ma io non ho voglia di farmi un ditalino davanti a te, mi dice. Non sono eccitata come lo sei tu. E sono sicura che se mi tolgo il reggiseno e ti mostro le tette tu cominci a menartelo. Non credo che avrebbe il coraggio di restare tette all’aria su una strada dove chiunque potrebbe vederla, ma non faccio tempo a pensarci che eccola sganciarsi l’indumento intimo e esibire due bei meloni taglia quarta con due capezzoli che puntavano come due chiodi verso di me. Tutta questa situazione aveva contribuito ad aumentare la mia erezione e senza nemmeno accorgermi la mia mano destra dopo aver avvolto il bastone aveva cominciato il movimento del su e giù. Aveva vinto lei. La puttanella era riuscita nel suo intento, mi aveva costretto con le parole a farmi una sega. Ormai ero talmente infoiato che non me ne fregava più niente di cercare il piacere solitario. Marzia non toglieva gli occhi dalle mie zone basse ma con quel mezzo sorriso stampato sulle labbra sembrava volersi prendere gioco di me e del fatto che un uomo più vecchio di lei di quasi otto anni non riusciva ad evitare di menarselo così sfacciatamente.
Ormai non mi sarei più fermato e infatti aumentando il ritmo della sega dopo pochi minuti esplodevo in una sborrata esplosiva che lasciava le sue tracce sulla plafoniera della mia auto. Altra risata di Marzia che nel frattempo si era rimessa il reggiseno e la gonnellina. Alla prima piazzola mi fermo, mi rimetto dentro il mio pisello ormai sazio e cerco di avere un contatto con lei, ma mi allontana e dice che sono bravissimo a sfogarmi anche da solo e non ho bisogno di lei. Dovrei incazzarmi non tanto per il fatto che non ci vuole stare ma per avermi trattato da segaiolo, ma un po’ la pace che avevo raggiunto e un po’ la mia natura esibizionista ho evitato inutili discussioni dandole indirettamente ragione. Il viaggio poi proseguiva senza problemi fino a Piombino dove vengono effettuate le operazioni di imbarco dell’automobile.
Sulla nave che ci portava a Portoferraio Marzia mi chiedeva di scattare alcune foto. Sul ponte del traghetto ha voluto che la riprendessi sulla scaletta che saliva verso il secondo ponte. Si è fermata al quinto gradino e mi ha invitato a scattare la foto dicendomi di inquadrare bene le gambe per vedere poi la differenza al ritorno quando saranno abbronzate. Mi sono messo sotto, ho messo l’occhio al mirino e … solo allora mi sono accorto che era senza le mutandine. Se le era tolte quando era andata in bagno. Si divertiva a vedere la mia faccia meravigliata. E dopo aver sentito il clic dell’obiettivo con la solita aria sfrontata mi fa: l’hai inquadrata bene ? Ci hai messo cinque minuti per fare la foto. Non hai mai visto la figa per caso ? Poi siamo saliti sul secondo ponte e si è appoggiata al parapetto della nave. Mi sono avvicinato e strusciandomi contro le ho fatto chiaramente sentire che me lo aveva fatto diventare duro. Ride e mi dice: ma sei proprio un malato di sesso, ma una povera ragazza non può nemmeno togliersi le mutandine senza che tu pensi subito che abbia voglia di scopare.
Se proprio vuoi, fai come in macchina, fatti un segone. Certo che ora sta tirando troppo la corda ma ci troviamo in mezzo alla gente e non posso fare quello che avrei voglia di farle, alzarle la gonna e piantarglielo dentro da farla urlare. E mi limito a prenderla per mano e portarla al bar. E intanto ecco che si scorge l’isola d’Elba dove di lì a poco saremmo sbarcati.

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