Notti di provincia


Viola tornò mezz’ora dopo. Sandra fremette d’orrore nel vedere che era seguita da Leffi. Ed era solo l’inizio. Uno per volta entrarono Dotti, Mauri, Vassalli, i coniugi Rebini ed infine Simonetta. Quest’ultima sembrava piuttosto imbarazzata, ma ciò non le impediva di guardare con interesse lo spettacolo di Sandra incatenata e con le gambe spalancate sul lettino.
Una volta tanto aveva abbandonato la sua tenuta da servetta in cambio di un abbigliamento da città.
Sandra era il centro d’interesse di tutti. Con sua gran vergogna, all’improvviso provò un insidioso calore nel sesso, che le fece dimenticare il dolore che le tormentava i muscoli ed i tendini. Viola avanzò verso di lei e le pizzicò con violenza la punta di una mammella.
– Miei cari amici – disse in tono enfatico, – siamo qui riuniti questa sera per accogliere tra noi una nuova recluta.
– È un peccato che suo marito non abbia potuto liberarsi questa sera – intervenne Mauri.
– Solo per questa volta – ribatté Viola, e si chinò su Sandra.
– Insisti nel voler vedere tua zia? – le chiese.
– Sì.
– Anche lei fa parte del nostro gruppo. Ci ha chiesto un favore e, per questo, è diventata nostra schiava per un certo tempo. Se vuoi che ti aiutiamo, devi passarci anche tu, altrimenti fai i bagagli e vattene.
Sandra si morse le labbra. Aveva un bel ribellarsi, ma la situazione la stava eccitando enormemente. Da quando era arrivata in quella città aveva subito tante di quelle umiliazioni da essersi lentamente trasformata in una masochista. La sua fica rovente, spalancata e colante, la tradiva. Capitolò, abbassando le palpebre.
– Farò quello che volete – mormorò.
– Allora tra poco vedrai tua zia – dichiarò Viola. – E lei ti spiegherà il resto. Ma, intanto, ciascuno di noi ti userà a proprio piacere. Chi comincia?
– Io – fece Leffi. – Tocca a me.
– Vai – rispose Viola.
Il pittore si liberò del giubbetto prima di aprirsi i calzoni. Il cazzo all’aria s’infilò tra le cosce divaricate di Sandra. Inginocchiatosi sul lettino e posate le mani a terra si allungò su di lei.
Per far indurire il membro non del tutto eretto Leffi lo sfregò contro la fica spalancata della ragazza. Quando lo ebbe ben dritto glielo cacciò di colpo dentro. Lei emise un grido soffocato. Sotto gli assalti brutali del pittore, si dimenava quel tanto che le consentivano i pesi che la tenevano divaricata e la cinghia che le serrava la vita. Godettero entrambi contemporaneamente.
Leffi ritrasse la verga dalla vagina inondata. Mauri si avvicinò per prendere subito il suo posto. Quando il pene dell’armatore la penetrò, Sandra trasalì appena. Era ancora stordita dal piacere che le aveva offerto il partner precedente. In ogni caso, sapeva che la serata sarebbe stata lunga e spossante, con tutti gli altri uomini e donne in attesa del proprio turno con fremente impazienza…
Capitolo quindicesimo
La vettura uscì dalla periferia di F… Non mancava molto alla mezzanotte. Mauri aveva al proprio fianco Dotti. Sandra e Viola stavano sul sedile posteriore. La ragazza era a pezzi. Le caviglie ed i polsi le dolevano ed il corpo era indolenzito. Nonostante ciò che aveva subito, era ancora eccitata. Le carezze pesanti che Viola le prodigava in modo svergognato tra le cosce e sui seni influivano non poco. La proprietaria del Viola’s Club era insaziabile. Era lei che si era occupata per ultima di Sandra quando tutti gli altri, tranne l’armatore ed il commercialista, se n’erano andati. Con lingua e dita aveva portato la ragazza sull’orlo dello svenimento.
Sandra era anche eccitata perché avrebbe ritrovato tra breve la zia. Questa volta era sicura. Margherita si trovava presso Mauri, nella grande villa che lui possedeva fuori città. Era lì che stavano recandosi ora.
L’armatore percorse per alcuni minuti una lunga strada di campagna, poi infilò una trasversale fiancheggiata da ontani e grandi querce. Cento metri più avanti dei fari illuminavano una cancellata incassata in un muro. Il portone, comandato a distanza, si aprì da solo. Al di là, si estendeva un viale4 in fondo al quale Sandra intravide la casa dell’armatore. Non era proprio un castello, come si aspettava vagamente, ma una specie di grande villa di campagna in pietra, molto antica. Mauri fermò l’auto vicino alla scalinata e tutti i passeggeri scesero. Sopra l’entrata brillava una grande boccia di vetro. La porta si aprì, Sandra non si sarebbe stupita se avesse visto un domestico in gilet a righe o una giovane servetta. Sulla soglia comparve invece una vecchia signora vestita in modo sicuramente banale. Mauri le andò incontro e la baciò con famigliarità. I tre passeggeri l’avevano seguito. L’anziana signora guardò Sandra con aria desolata.
– Un’altra! – sospirò.
– Un’altra per sostituire quell’altra – rispose ridendo l’armatore.
Si girò verso Sandra.
– Vedrà sua zia – disse, – ma si aspetti di provare una certa sorpresa.
La ragazza si sentì cogliere da una sorda inquietudine.
Dopo averli fatti entrare, Mauri condusse gli invitati lungo un corridoio adiacente al vestibolo. Improvvisamente aprì una porta e si scostò per far passare gli altri. Non appena ebbe varcata la soglia Sandra lanciò un grido di stupore e di spavento.
Il locale sembrava un piccolo salone arredato in modo lussuoso. A parte il fatto che la finestra era accuratamente tappata e che, su una coperta buttata per terra, era distesa una donna. Era Margherita. Legata ai piedi di un massiccio tavolo con una corda, un anello, ed un grosso collare per cani. Una sorta di guepière di cuoio, molto stretta ed ornata di borchie, le serrava la vita, facendo risaltare i seni e le natiche. Ai polsi ed alle caviglie aveva bracciali di cuoio muniti di un anello. Una sbarra di legno la costringeva a tenere le gambe spalancate. La pelle delle spalle, dei seni, dei glutei e delle cosce recava tracce di frustate.
Quando Mauri e gli altri erano entrati lei stava dormendo. La luce non l’aveva completamente svegliata. Fu l’urlo di Sandra che l’indusse a sollevare le palpebre. Si tirò su sulla coperta e guardò gli astanti con gli occhi ancora appannati dal sonno.
– Ah, sei tu! – esclamò attonita alla vista della nipote.
Sandra non osava guardarla in volto. Provava una forte umiliazione alla vista di sua zia in quella situazione di schiava, ancora di più sapendo che l’aveva accettata liberamente.
Margherita sedette con la schiena appoggiata alla gamba del tavolo.
– Dunque l’avete portata qui! – esclamò guardando Mauri, Dotti e Viola.
– Voleva vederti a tutti i costi – rispose l’armatore. Poi fissò Sandra. – Viola ti ha già spiegato. Margherita aveva bisogno di soldi per potenziare la sua attività. Si è rivolta a noi e, secondo le nostre regole, è diventata nostra schiava per un mese. Il tempo è scaduto ed adesso la sostituirai tu. Su, spogliati. Palpeggiatevi un po’, per festeggiare il fatto di esservi ritrovate.
Col volto in fiamme, Sandra si tolse il cappotto. Sapeva di non avere alcuna possibilità di tornare indietro, visto che aveva accettato la proposta di Viola. Non le restava altro che fare tutto quello che le fosse stato chiesto. Ciò nondimeno, l’idea di dover succhiare il sesso della zia le sembrava mostruosa. Esitava. Un’occhiata severa di Viola pose fine alle sue reticenze. Mentre lei si toglieva l’abito Mauri, per offrire maggiore comodità, liberò Margherita del laccio che le bloccava il collo e della sbarra di legno che le impastoiava le gambe. Dopo essersi massaggiata per qualche secondo caviglie e polpacci, Margherita si alzò per assistere come gli altri al denudamento della nipote.
Sandra si tolse con riluttanza reggiseno e mutandine. Quando fu nuda Viola la spinse verso la zia, non prima di averle assestato qualche sculacciata sulla groppa e sul solco del culo. Margherita cinse il collo di Sandra e le appiccicò un umido bacio sulla bocca. Morta di vergogna, Sandra glielo restituì. Le due donne iniziarono poi a sfregarsi l’una contro l’altra. Le borchie del corsetto che serrava Margherita irritavano la pelle della ragazza che però non se ne diede cura. Provava il desiderio morboso che l’aveva tormentata da quando era stata violentata collettivamente nella palestra…
– Sono un animale – pensò frugando tra i peli umidi del sesso di sua zia, – siamo entrambe degli animali…
Margherita la trascinò a terra sulla coperta. Dopo qualche contorcimento bestiale si ritrovarono una a capo e l’altra ai piedi, ciascuna con il naso schiacciato contro il vello dell’altra. Sandra prese subito a leccare la gatta bionda della zia i cui umori di lì a poco le inondarono le labbra ed il volto.
Si contorcevano sotto i reciproci assalti, incoraggiate da Viola e dai due uomini in piedi attorno a loro. A poco a poco Sandra andava perdendo coscienza, toccava il sesso della zia, lo mordicchiava e si rimpinzava delle rosse carni delle mucose… e Margherita le rendeva la pariglia. La medesima animalesca follia si era impadronita di loro… molto tempo dopo l’orgasmo restarono distese con il fiato mozzo, abbracciate, appiccicate l’una all’altra, incapaci di separarsi.
Viola, Dotti e l’armatore le aiutarono poi a rialzarsi. Mauri fece girare Margherita per slacciarle i lacci del corsetto di cuoio, quindi la liberò dei braccialetti e del collare per cani.
– Per te è finita – disse. – Ora tocca a tua nipote.
Sandra rabbrividì quando l’armatore le mise la guepière attorno al busto, stringendo al massimo i lacci.
– Oh, non così stretti! – protestò lei con voce strozzata. – Mi farà soffocare!
La zia le diede un bacio veloce sulle labbra.
– Non avere paura – le mormorò all’orecchio. – Ci si abitua presto, vedrai.
L’armatore finì di imbrigliarla con il laccio, il collare ed i bracciali di cuoio, però non le applicò subito la sbarra destinata a tenerle le gambe divaricate.
– Girati ed appoggia il busto sul tavolo – le ordinò.
Lei obbedì con un fremito inquieto. Sapeva a cosa si esponeva in quella posizione. Mauri prese infatti uno staffile ed iniziò a sferzarle le natiche.
Sandra si mise a gemere. L’armatore la colpiva con violenza e quando smise lei piangeva calde lacrime, il corpo scosso dai singhiozzi. L’uomo le sfregò le chiappe con la mano, il che non fece che aumentare l’irritazione.
– Hai la pelle molto tenera – le disse, – ma si indurirà. Adesso alzati e voltati.
Sandra si alzò e girò sui tacchi. Mauri e Dotti si stavano sbottonando i pantaloni. Il primo le si mise dietro, e dandole una spinta sulla schiena la costrinse a piegarsi in avanti. L’altro le sfregò il cazzo sulla faccia.
– Succhialo – le ordinò.
Sandra si prese la verga in bocca, mentre un fremito le percorreva tutto il corpo. L’uccello dell’armatore ora le sfiorava l’ano e si infilò lentamente ma senza difficoltà nel retto ammorbidito grazie alla seduta che si era svolta al Viola’s Club. Involontariamente Sandra diede un colpo di reni quando avvertì il contatto dei testicoli pelosi di Mauri contro le natiche. L’uomo le premette la nuca per richiamarla all’ordine.
Mentre pompava, Sandra non poteva di impedirsi di gemere sordamente per i colpi di maglio che le sfondavano il culo… due minuti dopo, doppiamente inondata negli orifizi opposti del corpo, per poco non svenne per la stanchezza.
Margherita diede un ultimo bacio alla nipote prima che l’armatore le mettesse i ceppi alle gambe e la legasse alla gamba del tavolo con il laccio.
– A presto – le disse. – Fai la brava, tornerò a trovarti…
Rimasta sola, Sandra sospirò profondamente e chiuse gli occhi nell’oscurità che regnava nella stanza.
La sbarra di legno, fissata agli anelli dei bracciali che le imprigionavano le caviglie, le teneva le gambe divaricate impedendole di distendersi sul fianco. Si sfiorò con le dita le grandi labbra doloranti del sesso.
Che ne avrebbe fatto del denaro che avrebbe ricevuto da Mauri, da Dotti e dagli altri, in cambio di quel periodo di schiavitù? Avrebbe avviato un’attività commerciale come sua zia? Non lo sapeva ancora, ma decise che ci avrebbe riflettuto su.
Lentamente le palpebre le si abbassarono. Si sentì pervadere da uno strano senso di pace… aveva tutto il tempo… tutto il tempo… era solo all’inizio.

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