Il treno dei desideri


Era fine luglio, e finalmente cominciavano le vacanze. Dopo un anno di liceo veramente duro era giusto prendere un po’ d’aria nuova. Non ci volle molto ad organizzare. In un paio di giorni riuscimmo a metterci d’accordo e prenotare un biglietto A/R Napoli-Barcellona senza data di ritorno; quando erano finiti i soldi, si tornava a casa.
Alla stazione c’era una gran folla di gente che partiva, tornava o semplicemente cazzeggiava. Faceva molto caldo, ma non ce ne fregava più di tanto; dopo 26 ore circa saremmo sbarcati in Spagna (era la prima volta per tutti e quattro) e l’emozione era alle stelle. Ci piazzammo nello scompartimento vuoto, ma di lì a qualche ora il treno si sarebbe riempito all’inverosimile. Infatti, già dopo Roma, non potevamo alzarci dai nostri posti, per paura di perderli. A dir la verità, non è che avevamo molta voglia di farlo, anzi volevamo solo dormire per affrontare il giorno dopo alla ricerca di una pensione a Barcellona.
Intanto il treno si affollava sempre di più, tra vacanzieri, lavoratori, extracomunitari, e anche qualche bella figa. A Grosseto però salirono tre ragazze olandesi, molto carine e il caso volle che si piazzassero proprio nel corridoio davanti al nostro scompartimento. Un po’ per ammazzare il tempo, un po’ per dare una spolverata al mio inglese (sarebbe stato necessario per acchiappare in Spagna) mi avvicinai all’unica che aveva rivolto lo sguardo verso di noi.
L’approccio non fu molto felice; ad ogni battuta, si guardavano tra loro ridendo e parlando in olandese. Capii che mi stavano prendendo per il culo, e ritornai al mio posto. Dopo una mezz’ora circa mi ero addormentato, quando quella di prima mi chiama (ci eravamo presentati) e mi chiede di cederle il posto, ché non ce la faceva più a stare per terra. A quel punto io mi ritrovai accanto alle altre due, ed una di queste, Annemiek, 16 anni scarsi, cominciò a rivolgermi alcune frasi di convenevoli. Mi sembrava ancora più carina guardandola negli occhi verdi che si ritrovava, e non potei fare a meno di notare che non indossava reggiseno, visto che i due capezzoli si ergevano in maniera evidente sotto il top rosa.
Durante lo scambio di chiacchiere, le scappava qualche sorriso, ma soprattutto mi accorsi che le sue gambe, ad ogni sobbalzo del treno, si accostavano alle mie. Pensai che era accaduto involontariamente, sennonché, con la scusa di dover prendere le sigarette dalla tasca dei jeans, lei appoggiò la mano sulla mia coscia, stringendola tra i polpastrelli. Ebbi subito un’erezione, difficile da nascondere, visto che indossavo un paio di pantaloni stretti. Provai a non mostrarmi imbarazzato, ma era difficile.
Le chiesi se avesse voluto fare un giro per il treno, nonostante i corridoi erano zeppi di gente; lei si alzò senza rispondermi, mi prese la mano per farmi alzare da terra, e con una scusa ci congedammo dagli altri. Camminavamo uno dietro l’altro, io davanti lei dietro. Fu uno slalom pazzesco a superare tutte le persone sdraiate che bivaccavano nel treno. Quando eravamo fermi, lei delicatamente appoggiava le sue tettine (portava una seconda) sulla mia schiena, strusciandosi leggermente. Sentivo il suo fiato dietro il collo farsi sempre più caldo. Cercai ovviamente un posto più isolato, ma non c’era niente da fare. Il treno era zeppo, ed anche i bagni erano tutti occupati.
Finché, tra un vagone e l’altro, con il pavimento che traballava, e le raffiche di vento che provenivano dai lati, mi fermai, e girandomi, le feci sentire la voglia della mia lingua sulle sue labbra. Lei non esitò un attimo, e restammo avvinghiati ad esplorarci le nostre bocche vogliose per qualche minuto, cercando di mantenere l’equilibrio in quella situazione a dir poco precaria.
Ma non c’era altro posto, e non ci muovemmo di lì. Sentivo il suo bacino muoversi contro il mio cazzo, poi all’improvviso con la mano aprì la cerniera dei miei jeans per liberare quel pezzo di carne che stava scoppiando. Contemporaneamente feci lo stesso e lei allargò le gambe in modo da facilitare l’ingresso delle mie dita tra le mutandine. Era completamente bagnata, probabilmente aveva avuto già un orgasmo, ma continuava a leccarmi il collo sospirando qualcosa.
Avrebbe voluto sicuramente impalarsi il mio arnese tra le gambe, nel suo profondo, ma sentiva di non staccarsi da quelle infaticabili dita che si insinuavano dentro di lei, ora in su e in giù, ora roteando attorno al suo clito, per poi addentrarsi nella fica ormai completamente fradicia di godimento. Ebbe il tempo di sussurrarmi qualcosa nell’orecchio, prima di scoppiare in gemiti di piacere, i quali mi fecero capire che aveva raggiunto un altro orgasmo.
Aveva ancora il mio uccello in mano, il quale non era stato sollecitato per niente, dato che lei si era concentrata solo sul lavoro delle mie dita. Si abbassò sulle gambe, sfiorò la punta dell’asta con la lingua, e ne assaggiò il sapore per poi infilarselo interamente in bocca. Cominciò a muovere la testa, con movimenti sempre più veloci, non risparmiando un centimetro con i suoi colpi di lingua. Non tardò a farmi raggiungere il culmine, scostò la sua bocca e le esplosi sul viso, poi lo riprese in bocca e mi pulì abilmente.
Tornammo al nostro scompartimento, e gli altri capirono subito che avevamo fatto una buona “amicizia”. Lei scese a Cannes, quasi piangendo perché era al termine delle sue vacanze, e si sentiva triste di dover tornare in Olanda. Ma almeno con un bel ricordo in più dell’Italia. Io continuai il mio viaggio in Spagna, dove fu tutto bellissimo, ma questa è un’altra storia.

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