Mia Moglie 2


Mia Moglie 2

La deliziosa parentesi con Maria però, non aveva assopito i miei istinti sessuali casalinghi.
La presenza di Monica non aveva aumentato, come mi aspettavo, il numero dei nostri incontri scoparecci, anzi, li aveva bloccati.
Era una tortura.
Lei mi lanciava sguardi pieni di calore. Pensando a quello che avevamo fatto e a quello che potevamo fare assieme, mi eccitava immediatamente.
Dovevo sicuramente recuperare il terreno perduto, ed ora, passata la prima settimana dalla cacciata di casa di Monica, dovevo agire, e riconquistare il posto che mi spettava: quello di padrone di casa!
La situazione sembrava tranquilla. Cominciavamo a rilassarci, dato che Renzo non si era mai fatto né sentire, né vedere.
La paura che facesse qualche azione denigratoria con le foto stava scomparendo. Perché dunque, non tornare alle nostre seratine scoparecce?
L’occasione propizia, arrivò il giorno dopo, di Venerdì.
I genitori di Elvira, l’amica di Eva, la invitarono per tutto il week-end in montagna.
Era la prima volta che Eva trascorreva un week-end via da casa, ma accettai ben volentieri. Dovevo sistemare un po’ di cose a casa, e l’occasione era grande.
Rossana s’incavolò, ma oramai avevo promesso ad Eva quel week-end, e la piccola era tutta gasata.
Alle 20,00 la piccola partì tutta saltellante, ed io chiusi la porta, mi girai ed osservai le due donne che stavano in piedi aspettando l’inevitabile.
“Ora abbiamo tre giorni tutti per noi. Care signore, dobbiamo metterci d’accordo su come gestire la situazione.”
“Che situazione?” chiese maliziosamente Monica.
“Cazzo! Qui non si scopa più?
Tu te ne vai mezza nuda in giro, facendomi tirare l’uccello. Lei invece appena la tocco mi morsica…. Allora, cosa ne dite intanto di darmi un po’ di sollievo? E’ da un pezzo che sogno di scoparvi assieme, tranquillamente,
solo, senza quell’intruso di Renato!”
Rossana ribatté:
“Non è più la stessa cosa… Dobbiamo stare attenti. Magari quell’idiota d’investigatore è ancora appostato lì fuori…”
“Però se c’è, è solo per suo gusto personale. Forse è un guardone, o forse gli piacete, e gode nel vedervi far sbattere.
Io non lo temo, anzi, se proprio volete una prova, questa sera vi sbatto qui, davanti al finestrone che da sul giardino, così se c’è, si menerà l’uccello in vostro onore!”
“Sei un porco… Ho sposato un porco!” protestò Rossana.
Per tutta risposta Monica si avvicinò al finestrone ed osservò fuori:
“Credi davvero che sia ancora là?”
“No, non lo credo, ma se ci fosse, giuro che vi scoperei davanti a lui. Subito!”
Monica si girò e corse in camera sua, tornando poco dopo con una busta.
“E’ questo il numero di telefono di quell’investigatore. Ne sono certa.
Renzo lo ha usato ancora per controllare certi suoi dipendenti.
Le buste giallognole che contenevano le prime foto sono le stesse che ho visto altre volte”.
“E allora?”
“Allora chiamalo. Fallo venire qui davanti a riprenderci, a fotografarci!”
“Sei impazzita Monica?” protestò Rossana.
“No. Ci ha ripresi a nostra insaputa. Voglio divertirmi ora alle sue spalle!”
“Ma… -balbettai – cosa gli dico?”
“Fallo venire qui. Digli che gli offriremo uno bello spettacolino. Basta che sia discreto. Poi alla fine, voglio che si faccia vedere e che ci dia il materiale che avrà ripreso.”
“Se è un serio professionista, credo non accetterà”.
“Tu credi?” mi chiese, porgendomi la cornetta.
Pensai che avesse proprio ragione.
Aveva avuto la possibilità di vederci all’opera per 4 sere, e probabilmente non avrebbe perso l’occasione di una quinta volta…
Digitai il numero di un telefonino.
Squillò a lungo, finché una voce roca mi rispose dall’altra parte:
“Pronto?”
“Lei non mi conosce. Anzi, mi conosce perché ha fatto un ottimo lavoro su di me. Un lavoro per il signor Renzo Danieli. Si rammenta?”
“Mah… Non saprei…”
“Non si preoccupi. Non voglio assolutamente infastidirla. Anzi, voglio invitarla questa sera di nuovo nei pressi di casa mia.
Io e mia moglie, assieme naturalmente alla moglie del signor Renzo, vorremmo deliziarla per l’ultima volta con un nuovo spettacolino.
Gradiremo che con la sua indiscrezione, ci facesse un buon servizio.
A fine serata, ci consegnerà subito il materiale e pagheremo il tutto.
Che ne dice?”
“E’ una richiesta alquanto insolita… ”
“Le ripeto che non vogliamo assolutamente infastidirla.
Mi rendo conto che è una richiesta insolita, ma le assicuro che in noi non c’è nessun tipo di rancore.
Lei non ha colpe per quello che è successo. Ma dato che è successo, gradiremo sfruttare la sua abilità come fotografo e la sua discrezione, per nostro puro divertimento…”
“Questa sera stessa? Ho un impegno ora…”
“Faccia lei l’ora. La aspetteremo”.
Passarono alcuni secondi. L’uomo stava evidentemente valutando bene quanto proposto.
Poteva essere una trappola, ma poi decise:
“Facciamo per le 23,00. A quell’ora io sarò appostato.
A fine lavoro, la aspetterò al bar in fondo via Milano”.
“Non preferisce consegnarci il materiale subito qui a casa?
Potremmo bere qualcosa assieme alle mie due donne…”
L’invito era allettante, e doveva anche servire a superare la diffidenza dell’uomo.
Restò in silenzio, poi rispose:
“Se dopo una decina di minuti che avete finito non mi sono fatto vivo, vuol dire che l’aspetterò al bar. Sa… devo avere le mie certezze…”
Certo, voleva vedere se quello che dicevo era vero, o se era solo un modo per attirarlo in una vendetta.
Non poteva immaginare invece, che era tutto vero, che lo facevamo solo per divertimento, soprattutto quello di quella pazza scatenata di Monica.
“Va bene. Si fidi, non se ne pentirà!”
Chiusi la comunicazione e lanciai uno sguardo alle due donne.
“Adesso cosa avete intenzione di fare?”
“Lascia fare a noi. Questa sera saremmo noi a condurre il gioco” disse decisa Monica.
Ci sedemmo e cominciammo ad aspettare le 23,00.
C’era un silenzio assoluto, mentre scorrevamo sbadatamente i canali della televisione.
Il tempo sembrava non passare, mentre il mio cazzo, già eccitato al pensiero, dava segni di inquietudine.
Alle 22,00 le due donne s’infilarono in camera, e si prepararono per benino.
Uscirono con due completini, uno bianco per Monica e l’altro per Rossana nero. Meravigliose!
Girarono su sé stesse, poi indossarono le vestaglie e si coprirono per bene e si sedettero accanto a me tranquillamente.
Il tempo intanto, anche se troppo lentamente passava, e quando mancavano oramai 15 minuti alle 23,00, accesero il videoregistratore, ed inserirono la cassetta che l’investigatore aveva spedito a Renzo.
Non l’avevamo ancora vista, e fu abbastanza divertente.
Era un vero peccato che l’immagine risultasse fissa sul divano e sulla poltrona a fianco della televisione, e che non fosse stata regolata da qualcuno con lo zoom.
Certo che di porcate su quei mobili ne avevamo fatte, e senza mai preoccuparci di chiudere gli infissi!
Il vetro era a specchio, e di giorno non si poteva vedere dentro, ma di sera, con la luce accesa… si vedeva tutto!
Quelle immagini, durarono poco più di 10 minuti, ma furono abbastanza affinché io mi eccitassi.
Monica era già al lavoro, ed aveva praticamente già una mano infilata nella sua figa.
Rossana giocherellava con un vibratore di color nero, che risaltava sul suo completino bianco.
Feci per avvicinarmi, ma mi scacciarono.
Mi accomodai sulla poltrona di fronte a loro, e stetti ad osservare l’inatteso spettacolino, pensando che probabilmente il tizio era già fuori per piazzare i suoi maledetti arnesi!
Evidentemente, la settimana d’astinenza e l’atmosfera aveva incendiato anche le mie due donne.
Ora se la menavano che era un piacere davanti a me.
La mia eccitazione era al massimo.
Era straordinario il fatto, che dopo svariati anni di matrimonio e altri di fidanzamento, io continuassi ad eccitarmi all’idea di scopare con Rossana. E non era solo la presenza di Monica ad eccitarmi, era la complicità che si era instaurata tra noi che mi eccitava maggiormente.
Il fatto che ero lì, davanti a loro, cosciente che avremmo scopato, che non si aspettava altro che quello, era un motivo d’eccitazione straordinario.
Ad un certo punto non resistetti e mi alzai.
Rossana si arrabbiò:
“Fermo lì! Abbiamo detto che stasera il gioco lo gestiamo noi”
“Non ce la faccio” dissi estraendo il cazzo e cominciando a menarmelo.
“Eh no! Fermo lì” e così dicendo si alzarono, mi presero e mi fecero sedere su una sedia.
Rossana corse in camera e tornò con due paia di manette che io avevo acquistato per i soliti nostri giochini, e mi ammanettarono con le mani dietro la schiena, e con una caviglia alla sedia.
Ero immobilizzato.
Per prima cosa Rossana mi aprì i pantaloni ed mi estrasse il cazzo che era già allo spasimo.
Girarono il divano di traverso, in modo che dall’esterno, grazie alla vetrata si potesse vedere bene cosa stava succedendo.
Loro si ridistesero, fecero ripartire la cassetta, e cominciarono a giocare tra loro con i vibratori.
Ne avevano sei a loro disposizione, e a turno li usarono tutti.
Era incredibile vedere Rossana che infilava il vibratore nel culo di Monica, mentre questa, distesa sulla schiena, con le gambe in alto, ne succhiava un altro.
Era una tortura immane.
Il mio cazzo pulsava facendomi male. Sentivo distintamente i battiti del cuori nel mio cazzo.
Monica si alzò, si mise un fallo in figa, in piedi davanti a me, poi se lo estrasse e me lo passò sulle labbra.
Estrassi la lingua, ed assaporai quel suo meraviglioso gusto.
Poi si girò. Si piegò porgendomi il culo davanti al viso, ma non facendomelo raggiungere per pochi centimetri.
“Puttana” sussurrai.
Rise sonoramente, mentre Rossana si avvicinò, e spostandola di lato, affinché risultasse ben visibile dalla finestra, le sputò sul culo, e piano piano le infilò un grosso vibratore in culo, lentamente, girandolo piano.
Monica digrignò i denti dal dolore, ma resistette, tenendosi ben dritta sopra quei lunghi tacchi a spillo.
Il cazzone anche se con fatica, entrò nel culo. Lo lasciarono lì, mentre le due troie si baciavano appassionatamente.
Io ero a pochi centimetri da quel bellissimo culo, incredibilmente sfondato da quel cazzone che stava ancorato dentro l’ano saldamente!
“Ragazze…” supplicai.
Fu peggio.
Rossana si staccò dalla bocca di Monica e mi si avvicinò.
Si chinò vicino al mio cazzo, e lentamente gli diete dei colpi di lingua come fosse un cono gelato. Credevo che la cappella saltasse via come un tappo di spumante di pessima qualità!
“Aaahhh!” gridai battendo i piedi dalla voglia.
Rossana si alzò e si sedette sulle mie ginocchia.
Il cazzo si strofinò sulla sua pancia mentre mi scambiava dei baci appassionati.
Mi massaggiava piano il cazzo con l’interno delle sue cosce.
Intanto Monica si era sfilato il cazzone di plastica, e si era portata dietro di me, e stava baciandomi lentamente sul collo.
Pensavo proprio di essere prossimo all’infarto.
Avevo sognato quel momento, di averle ambedue solo per me, ma ora stavo seriamente pensando che mi avrebbero portato velocemente alla tomba.
Credo che la pressione fosse ai limiti storici per un essere umano.
Se solo mi avessero toccato il cazzo avrei schizzato fino al soffitto.
Mi lasciarono un po’ di respiro, andando verso il finestrone, e mettendosi a giocare con le rispettive fighe.
Alzavano le gambe fino al davanzale, e facevano entrare ed uscire i loro stramaledetti cazzi, lasciando stare il mio.
Il supplizio andò avanti per alcuni interminabili minuti, poi decisero che era venuto il mio turno.
Mi liberarono e mi spogliarono, poi si misero alla pecorina appoggiate con le mani sul finestrone. Quel fottuto porco aveva così la possibilità di riprendere tutto e meglio….
Mi buttai su quei culi meravigliosamente protesi in alto.
Mi inginocchiai e presi a leccarle dai piedi fino alla figa, passando lentamente anche sull’ano.
Si dimenavano tutte, non disdegnando di toccarsi nel breve periodo che io ero sul corpo dell’altra.
Ero arrivato al limite supremo della sopportazione.
Presi per i fianchi Rossana, e subito glielo infilai in culo.
“Non venire subito, porco….” sussurrò.
“Perché? Non ce la posso fare per molto….”
“Se vieni così, non può riprendere nulla il tizio di fuori…”
La faccenda del tizio le era ancora ben presente nel cervello di Monica, che dimostrava di essere una vera troia.
Dopo pochi colpi dovetti uscire per non venire subito.
Mi presero e mi fecero accomodare sul divano.
Si inginocchiarono, e cominciarono a succhiarmi, alternandosi l’uccello.
Lo fecero con molta maestria, stando attente a lasciarlo non appena questo si metteva a pulsare, indicando che ero vicino a sborrare.
Ero veramente preoccupato. Fino a quanto mi avrebbero fatto soffrire in quel meraviglioso modo?
Monica ad un tratto si alzò, e richiese la sua parte di cazzo.
Mi salì sopra, e s’infilò il cazzo, mentre Rossana si sedette sulla mia bocca.
Ero così eccitato, così “tirato” al massimo, che la sborra non tardò ad annaffiare abbondantemente la figa di Monica, la quale non voleva smettere di agitarsi sopra me.
Dovetti scostarle violentemente da sopra me per liberarmi.
Caddero a terra, e subito vollero ripulirmi della mia stessa sborra, che ancora gocciolava dal cazzo.
Non chiesi di meglio.
Finito il lavoro di ripulitura, le due mi guardarono con uno sguardo di rimprovero:
“Noi non siamo venute…”
Cazzo!
Le feci distendere a gambe aperte sul divano, e cominciai a sditalinarle con frenesia.
“Stronzo… mettici la lingua…” protestò Rossana.
Mi ci buttai nuovamente, su quei suoi peli castani, e non ci misi molto a farla venire. Anche lei era arrivata al limite.
Poi presi Monica, le infilai tre dita, le quali si trovarono immerse nel mio stesso sperma, e cominciai a vibrarli velocemente.
Si aggrappò al mio braccio urlando, finché anche lei, muovendo convulsamente le gambe, non venne.
Estrassi la mano in condizioni pietose.
Ora le due donne erano sfatte, stanche, con le gambe aperte ancora verso la finestra.
Certamente, se il tizio era veramente lì fuori, si era goduto un bel spettacolo!
Ero sfinito. Mai avrei creduto di poter partecipare ad una cosa simile.
Quelle due donne mi avevano eccitato in un modo che credevo impossibile.
Erano quasi le 24,00 quando le due donne andarono in bagno per risciacquarsi. Lo spettacolo era finito.
Andai a lavarmi anch’io, aspettando l’arrivo dell’ investigatore.
Non feci in tempo a lavarmi, che il campanello suonò.
Finalmente potevo vedere negli occhi l’uomo che ci aveva messo nei guai…
Mi misi velocemente un paio di pantaloncini ed andai ad aprire.
Rimasi deluso. Non era certamente un investigatore tipo film. Avanti con gli anni, sulla sessantina, con i capelli arruffati, di color castano – rosso, con qualche chiazza bianca.
Trasandato, con un contenitore voluminoso in mano, si fece avanti sicuro.
“In tanti anni di lavoro… non mi era mai capitato niente di simile…” cominciò senza nemmeno presentarsi.
Si accomodò senza aspettare il mio invito, prese fiato e continuò:
“Devo dire che temevo per la mia incolumità… Credevo fosse uno scherzo, ed è dalle 22,00 che giro attorno alla casa per scoprire le vostre intenzioni.
Certo, l’invito era allettante. Raramente ho visto delle scene di sesso come in quel mese che vi ho pedinato…
Ma come cazzo…. Devo dire che sei un tipo fortunato…”
“Sì, ma per poco tu ci rovinavi…”
“Ho fatto il mio dovere. Il fatto di essere qui ora è contro la deontologia professionale, ma devo dire che l’occasione per rivedervi ancora all’opera… mi ha solleticato molto”.
I suoi grandi occhi, che sembravano sporgere dal viso, non stavano fermi, e sembravano andare alla ricerca delle due femmine.
“E’ da molto che fa questo lavoro?”
“Prima facevo la guarda notturna, poi ho lavorato per un’impresa investigativa, e da dieci anni lavoro da solo”.
“Il filmato l’ha fatto dalla pianta qui fuori?”
Sorrise:
“No. Ho un camper parcheggiato in strada. Sul tetto c’è un bauletto impermeabile, che posso alzare anche di un metro, con dentro una videocamera.
Con quell’aggeggio, ho potuto superare la vostra siepe e puntarla contro mil finestrone.
Dal posto di guida ho potuto accenderla, controllare l’inquadratura far partire la registrazione.”
“Ma le immagini sono ferme…”
“Sì lo so. E’ che lavoro da solo. Non ho nessuno da mettere alla consolle, per cui ho dovuto accendere la videocamera, puntarla sul finestrone, zoomare al massimo e lasciare che vada da sola. Eravate due coppie, e mentre una scopava di qua l’altra si stava divertendo in un’altra stanza, e dovevo fotografare il tutto, poi a dire il vero… non volevo vedervi attraverso il tubo catodico. Volevo vedervi dal vivo!”
Simpatico il tipo!
“Ti sei divertito eh?”
“Fossero così tutti i casi!”
Mi alzai, e gli offrì da bere.
Nel frattempo arrivarono le due donne, avvolte nelle loro leggere vestaglie.
Presentazioni di rito, e poi la faccenda tornò ad essere seria.
Monica aveva il dente avvelenato con il tizio, che si chiamava Loris.
Lo accusò di essere stato causa della sua rovina.
Loris non si scompose, e sorseggiando il liquore ribatté:
“Mia cara signora. Lei ha un hobby del tutto legittimo. Può farsi sbattere da chi vuole, quando vuole e dove vuole. Ma pure suo marito ha il dovere di sapere la verità.
Non mi sento, come ha detto lei, un lurido spione. Io faccio il mio dovere.
Se io sono un lurido spione, lei come si definirebbe?”
La domanda era “pesante”, e Monica andò su tutte le furie:
“Lei è un maledetto impiccione! Si vende come le puttane!
Spia la gente e gode magari nel vederla rovinata!”
Loris fece per alzarsi:
“Lo sapevo che sarebbe finita così”.
Lo trattenni:
“Aspetti. Monica è nervosa e deve capirla… Comunque ora Monica si farà perdonare. Vero Monica?”
Monica restò di sasso. Non capiva cosa io volessi dire:
“Ehi, non vorrai che io scopi con quest’essere qui, vero?”
“Ma non hai capito che questo signore gode nel guardare?
Se solo avesse voluto scopare, ti avrebbe ricattata. Ne aveva tutta la possibilità! Invece ci ha fatto la posta per 4 settimane, per il solo piacere di riprenderci! 4 settimane di appostamenti fino all’alba, quando il lavoro era bello e concluso dopo la prima ora del primo mercoledì!”
Avevo colpito nel segno! Il mio ragionamento filava che era una meraviglia, e Loris abbozzò il colpo, e si mise a sudare.
Monica guardò Rossana, e questa gli fece un segno d’assenso. Anche lei era della mia idea.
Monica si liberò della leggera vestaglia, si mise in mezzo al salotto, e fece uno spettacolino coi fiocchi.
Quel suo magro corpo abbronzato, con quella figa depilata delicatamente, con solo un abbozzo di peli sul pube, di dimenava forsennatamente sotto i colpi di un fallo artificiale.
I suo capelli svolazzavano ritmicamente, mentre con ambedue le mani faceva entrare ed uscire il cazzo dalla sua figa, distesa a gambe aperte a pochi centimetri da Loris.
E quel cazzo finto, se lo infilò dappertutto, leccandolo, massaggiandolo e tornando a infilarselo in figa vigorosamente.
Loris sudava copiosamente, e non le staccava gli occhi di dosso.
Monica ad un tratto lo invitò a masturbarsi, e Loris non se lo fece ripetere.
Estrasse il suo cazzo di piccole dimensioni e si mise a menarselo.
Monica gli si avvicinò, estrasse la lingua invitandolo a sborrargli addosso, ma appena cominciò ad eruttare un po’ di sborra, lei la schivò ridendo:
“Brutto porco. Cosa credi… Sei vecchio, e sei uno spione. Ora ti sei divertito, e dopo le numerose seghe che ti sei fatto nel giardino, ti abbiamo dato la possibilità di svuotare le tue vecchie palle davanti a noi! Ora vattene!”
Monica si rialzò ed indicò decisa la porta.
Loris rimise via il suo molliccio cazzo, mi consegnò due rollini ed una cassetta dicendomi:
“Questo è il materiale che ho girato questa notte.
Le do la mia parola d’onore che non farò un fiato su tutto questo… Ho i miei vizi, ma so fare il mio lavoro…”
“Quanto le devo?”
“Vuole scherzare?… Se volete divertirvi ancora… Io con tatto e discrezione….”
Risi di gusto. Lo salutai e lo osservai mentre ingobbito, frettolosamente usciva dalla mia casa.
Potei così vedere il camper posteggiato in strada, con quel strano contenitore sopra la cabina di guida. Era un guardone, ma aveva ingegno….
Rientrai in casa.
Le due donne stavano raccattando i vari aggeggi disseminati per il salotto.
“Che si fa?” chiesi, mostrandogli l’effetto della scenetta precedente, ovvero il mio cazzo di nuovo duro.
Mi guardarono, e risposero prontamente:
“Fino ad ora ci siamo divertite. Ora pensiamo a farci una bella scopata!”
Corremmo sul lettone.
Finalmente potevo scoparle come volevo io, comodamente, senza Renato e senza quell’intruso di Loris fuori dalla finestra.

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