La psicologa


Sara è una psicologa in erba, da poco ha ottenuto la laurea e segue i corsi di specializzazione per essere abilitata alla libera professione. Ha 32 anni, e si è sposata da un anno con uno dei miei migliori amici, nonché collega, col quale divido lo stesso studio di consulenza aziendale. Da circa tre mesi essi si godono la gioia della nascita del figlio. Sara è una donna molto attraente, capelli biondi, non tanto alta, con due bei seni grandi, e soprattutto un culo tondo da urlo, il quale dimostra tutta la sua bontà ogni qual volta indossa un paio di jeans o pantaloni attillati. Lei ama vestirsi comunque in modo molto raffinato ed elegante, spesso provocante, con ampi spacchi sulle gonne o décolleté che mettono in mostra la generosità delle sue tette. Ha una splendida carnagione chiara e due occhi castani profondi ed invitanti. La sua bocca ha labbra carnose e sempre truccate, anche quando resta in casa.
Nonostante la sua prorompente bellezza, l’antica amicizia che mi lega al marito ha sempre costituito un ostacolo insuperabile, anche di fronte alle mie più perverse fantasie erotiche. Essendo poi quasi sempre presente in casa, per motivi di lavoro, spesso sono coinvolto nelle intimità della loro famiglia, condividendone gioie e dolori.
Ma più di una volta ho avuto l’impressione che Sara cercasse in me, oltre questa candida amicizia, una certa complicità su quelli che erano i suoi sentimenti, le sue riflessioni, i pensieri di una donna felice, ma non pienamente soddisfatta. Capitava quindi che esternasse i suoi problemi in tono molto confidenziale, parlando di temi anche scottanti, quali il tradimento, o i rapporti intimi di coppia.
La prima volta che ebbi questa sensazione fu quando l’accompagnai al paese dei suoi genitori, che si trova sulla strada del ritorno a casa mia. Succedeva frequentemente, infatti, che il marito mi chiedesse di offrirle un passaggio, per questo o quel motivo, dato che lei non portava l’auto. Quel giorno, in pieno inverno, ci mettemmo più del dovuto per arrivare, dato le cattive condizioni della strada. D’altro canto con piacere si discorreva con lei, mi raccontava delle esperienze e delle storie ascoltate durante le sedute dei suoi pazienti, e quasi sempre si finiva col trattare argomenti tabù, quali il sesso e le sue devianze. Lei era ovviamente seduta al mio fianco, indossava una maglietta a girocollo con tantissimi bottoncini, una gonna bianca di lana al ginocchio, ed un paio di calze nere; aveva tolto la giacca di montone, in macchina c’era una bell’aria calda che contrastava piacevolmente con il maltempo di là dal finestrino. Mentre parlava, decise di stendersi un po’, e abbassò leggermente lo schienale del sediolino. Facendo questo movimento, la sua gonna inevitabilmente si alzò di una decina di cm., arrivando a metà coscia. Diedi uno sguardo furtivo mentre guidavo, e notai il bordo merlettato delle calze, il che mi fece pensare che indossasse quelle autoreggenti. Non so se lei si accorse del mio sguardo, ma con un gesto naturale e morbido accavallò le gambe, portando la sinistra sulla destra, scoprendo alla mia vista la pelle liscia oltre le calze. Cercai di mostrare indifferenza, ma il mio uccello ebbe uno scossone nei pantaloni. Lei continuò a parlare, approfondendo il discorso prima intrapreso, circa una sua paziente che viveva una storia extraconiugale con un amico di famiglia. Scese nei particolari del racconto, con voce insolitamente calda, turbando ancor più la mia eccitazione. Per poco non le misi una mano su quella coscia desiderabile, pensai all’errore che stavo commettendo e alla figura di merda che avrei potuto fare, distogliendo il pensiero. Arrivammo a destinazione, lei mi sfiorò la guancia con le labbra per ringraziarmi, e ci salutammo.
Dopo quel giorno, le cose tra noi cominciarono a prendere una piega particolare. Forse era un gioco per sfuggire alla quotidianità, oppure faceva parte della sua attività professionale, il fatto di stuzzicare le sensazioni dell’interlocutore e controllarne le reazioni. Comunque sia, ogni volta che ci trovavamo soli, Sara iniziava ad intraprendere discorsi piccanti e maliziosi, trovando in me un ascoltatore attento ed interessato.
Un giorno che ero allo studio, il telefono squilla e la segretaria mi passa la chiamata. Era Sara che mi pregava di andare a casa sua, perché c’era un problema con il figlioletto, e aveva degli operai in casa. Il mio amico, suo marito, era fuori sede, e mi aveva raccomandato di provvedere alle necessità di sua moglie durante quei giorni. Mi recai a casa di Sara, trovai due operai della compagnia del gas nel bagno, alle prese con la caldaia malfunzionante, e lei che doveva badare al piccolo di due mesi. Andammo in camera da letto, per cambiare il pannolino al figlio, dicendomi che prima aveva ascoltato uno degli operai, il quale aveva fatto pesanti apprezzamenti su di lei. In effetti, non era difficile che fosse accaduto; d’altra parte Sara li aveva accolti con un abitino da casa, una specie di vestaglietta molto corta, ben scollata sul petto, reggiseno bianco visibile e reggicalze di pizzo. Lei accostò la porta e s’inginocchiò sul letto, chinandosi sul bambino disteso sul materasso. Io ero dietro, e in un attimo mi salì il sangue alla testa. Non portava gli slip, e in quella posizione, la vestaglia si era alzata fino al culo. Le sue cosce erano leggermente allargate, il bianco delle calze contrastava con il castano dei ciuffi della sua fica semi aperta davanti ai miei occhi. Rimasi completamente fermo, abbagliato da quel belvedere. Andai dall’altra parte del letto, incontrai lo sguardo di Sara, che mi chiedeva di darle una mano. Mi posi di fronte a lei, seduto sul letto, io mantenevo il piccolo e lei lo cambiava. Di fronte a me si apriva un’altra magnifica vista. Le sue grosse tette erano compresse in un mini reggiseno bianco, e potevo guardarle perfettamente oltre la sua scollatura accentuata dalla posizione piegata del busto. Sara era certamente consapevole che io stavo osservando proprio lì, ma non fece nulla per evitarlo; anzi, i suoi movimenti divennero più lenti ed affettati, eccitandomi in maniera spaventosa. Non potevo muovermi, il cazzo duro formava una bozza evidente sulla patta. Lei sorrise: “Qualche volta dovrai sottoporti a qualche seduta sul mio lettino, vedo che hai dei problemi molto grossi!!! Mica puoi eccitarti con la moglie del tuo miglior amico?”. Restai senza parole, volevo nascondermi dalla vergogna, ma le sue frasi mi accentuarono l’erezione. “Sai cosa ha detto quel porco che sta di là?”, cambiò discorso, riferendosi all’operaio. “No… cosa?”. “Dopo un po’ che sono entrati, l’ho sentito dire a bassa voce all’amico che ho proprio la faccia di una troia, e che avrebbe voluto fottermi. Da una parte lo capisco, li ho ricevuti in questo modo, ma sono piombati all’improvviso, e figurati, non ho avuto nemmeno il tempo di infilarmi le mutandine. Anzi, se mi tieni il bambino, ne approfitto per indossarle”. Restai sconcertato, immobile sul letto, mentre Sara si avvicinò all’armadio di fronte, si piegò per aprire un cassettone in basso, e cominciò lentamente a rovistare tra i suoi indumenti intimi. In quella posizione aveva scoperto ancora di più le sue parti nascoste, potevo vedere bene la forma rotonda e morbida del suo culo bianco; le gambe ben divaricate consentivano al mio sguardo di osservare chiaramente le labbra rosa della sua fica leggermente socchiuse. Non ne potevo più, avevo il glande ingrossato che spingeva prepotentemente, quasi a scoppiare. Lei prese infine un paio di slip bianchi e se li infilò in modo naturale, alzandosi la vestaglia fino ai fianchi, e mostrandomi il suo bellissimo culo interamente. Poi si girò verso di me, guardandomi disinvoltamente, diede un’occhiata ai miei pantaloni e sbottò: “Ah, ma allora è proprio un caso grave il tuo. Sai, non me lo aspettavo proprio da te. E sì che sei un bel ragazzo, chissà quante donne hai avuto. Ti fai prendere in questo modo per una vestaglia un po’ scollata; e poi, fra di noi, non ti dovrebbe neanche sfiorare il pensiero”. Il suo comportamento così spontaneo mi faceva sorgere dei dubbi. Forse mi considera talmente uno di famiglia che per lei è naturale assumere atteggiamenti così intimi in mia presenza, oppure le piaccio veramente, ma non potendosi esporre più di tanto, data la situazione, mi stuzzica in continuazione per vedere come reagisco. Oppure si tratta puramente di un atteggiamento “professionale”, che le serve per approfondire le sue conoscenze e i suoi studi di psicologia. Non sapevo davvero cosa pensare, fatto sta che queste prime circostanze contribuivano a torturarmi la mente per quel che sarebbe potuto accadere, prima o poi. Ma ciò ve lo racconto nei prossimi episodi.

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