Passione in motel


Aprì gli occhi improvvisamente e dal soffitto si vide riflessa negli specchi. In un attimo si ricordò del bar, dell’uomo che vi aveva incontrato e del motel.
“Finalmente ti sei svegliata dormigliona”
Si girò verso la voce e lo vide. Alto, sulla quarantina. “Niente male davvero” pensò.
Era completamente nudo e Giulia vide che il suo membro oscillava mentre lui si avvicinava al letto. Si stava eccitando.
“Sei una bambina birichina” le disse “stanotte mi hai fatto impazzire”.
Giulia non ricordava molto, si era presa una sbronza colossale, ma sapeva di essere brava nel sesso ed era sicura di averlo fatto urlare dal piacere.
“Vieni qui” gli sussurrò.
L’uomo non se lo fece ripetere due volte e si inginocchiò sul grande letto ad acqua. Le afferrò le gambe e le aprì di scatto. Poi affondò il viso in mezzo alle cosce di lei, cominciando leccarle piano piano il clitoride turgido. Giulia inarcò la schiena per il piacere ed allargò di più le gambe per farsi penetrare meglio dalla lingua assetata di lui. I suoi gridolini di piacere lo eccitavano e si mise a leccarla più forte. Poi si mise sopra di lei, girandosi, per offrire alla sua bocca smaniosa il cazzo già in tiro. Lei non si fece pregare e lo ingoiò avidamente. Prese a succhiarlo come un cono gelato, su e giù, stringendolo con la lingua, mentre lui le infilava un dito nel buco più nascosto e continuava a leccarle la fica bagnata.
“Si, si, così, succhiamelo troia!” la incitava.
Le piaceva farsi insultare mentre scopava e lui lo sapeva.
Continuò a leccare e succhiare quel cazzo grosso e succoso fino a che non lo sentì fremere ed una calda cascata di sperma le invase la bocca e le scese sul collo.
“Sei proprio una cagnetta lussuriosa” le disse “mi hai fatto sborrare come un animale”.
Giulia non si fermò e continuò a leccare tutta la sborra. Se lo rimise in bocca e lo fece indurire nuovamente.
“Ti piace succhiare cazzi, vero troia? Dai, si, fammi godere ancora. Si, così te lo infilo nella fica bagnata e ti scopo come una cagna!”.
Si, le piaceva il sapore di un bel cazzo sbrodoloso, le piaceva farsi scopare così brutalmente.
“Scopami mio bel cazzone” gli rispose “fammelo sentire tutto”.
Lui non se lo fece dire di nuovo e la fece girare con la faccia al muro.
“Tieniti forte troiaccia, perché ora ti farai la scopata della tua vita”.
Le allargò le gambe e le infilò il grosso cazzo nella fica sbrodolante, poi cominciò a pomparla.
“Godi brutta zoccola, prendi questo cazzone, senti quanto è grosso!”
“Si, si, dammelo tutto!” Giulia stava davvero godendo come una pazza, lui era ben dotato.
Le palle di lui sbattevano veloci contro il suo culo mentre la pompava alla pecorina. Era un piacere infinito, qualcosa mai provato.
Ad un certo punto lui si fermò. “Adesso, mia bella troia, veniamo alla parte migliore”. Tolse il membro bagnato dalla fica e lentamente lo infilò nel buchino più piccolo. Giulia emise un grido di dolore ma lui non si fermò. “Non mi dire che ti fa male piccola acchiappacazzi”.
“No, continua” replicò lei, ormai troppo eccitata per fermarsi. Riprese a martellare a gran ritmo sfondandole il culo e facendola gridare di dolore e piacere.
“Oh si, si, si” diceva lei ad ogni colpo. “Mi piace, dammelo!”
“Troia! Ti spacco il culo, godi mignottona!” continuava ad eccitarla con questo gergo da animale mentre la sbatteva contro il muro. Le aveva afferrato i fianchi così da farla muovere a suo piacimento. Giulia era sfiancata dal piacere. Si infilò due dita nella fica e si mise a masturbarsi mentre il grosso cazzo dell’uomo si agitava nello sfintere. Era un amante instancabile ma stava per cedere. Giulia si sentì improvvisamente inondare dal piacere infinito dell’orgasmo mentre l’uomo le inondava il culo del suo abbondante sperma.
“Sei proprio una troietta vogliosa” le disse soddisfatto “davvero una pigliacazzi con i fiocchi”.
Lei lo ricambiò con una sguardo sensuale e si diresse verso il bagno. Si infilò sotto la doccia sperando che lui la raggiungesse e ricominciasse a farle provare quel piacere immenso. Ma non venne.
Quando uscì dal bagno si accorse che l’uomo se ne era andato. Le aveva lasciato 200.000 lire sul comodino ed un biglietto: “per te e per la stanza, mia piccola troia” c’era scritto.
“E’ la prima volta che mi pagano per scopare” disse a voce alta e infilò i soldi in borsa. Poi si vestì ed uscì dalla camera. Pagò il motel e salì sulla BMW, diretta a casa.

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