Avventura marina


Sono su una spiaggia deserta. Il mare è di un bellissimo color verde smeraldo. Dicono che in quella cala di mare vi siano tante cose da vedere nei fondali.
Una leggenda del paese vicino dice che in queste splendide acque esistono creature sottomarine capaci di catturare gli uomini che si immergono e violano la pace di alcuni luoghi.
L’acqua.
In essa ci si perde. Senza peso, liberi nei movimenti, è la cosa più incredibile in cui si possa stare, è il posto più eccitante per sentire il tuo corpo, ormai abbronzato dal sole e muscoloso per le nuotate tonificanti dei giorni precedenti.
Maschera, boccaglio, pinne, boa, piombi: c’è tutto.
Inizio la nuotata per portarmi al largo. L’acqua è limpidissima, pulita, priva di correnti ed a poco a poco che le mie bracciate si fanno sempre più vigorose e potenti, il fondale cambia aspetto: dalla sabbia vicino alla riva, si intravedono i primi massi rocciosi, le alghe, i pesci.
Dopo circa 10 minuti di nuoto, mi immergo.
Breve l’immersione è la prima, ma quanto basta per capire che la sagola è troppo corta per andare sotto e l’acqua mi permette di andarci con facilità. Ci saranno 20-25 metri di fondale completamente visibile.
Mi tolgo le pinne, il boccaglio, il costume e già sono eccitato. Mi immergerò solo con l’aiuto dei piombi.
Il cazzo è già duro. Proprio così. L’apnea mi fa’ un effetto indurente al membro.
Attaccato alla boa inizio a respirare per ossigenarmi.
E’ bellissimo sentire l’aria che ti pervade i polmoni. Avidamente ne incamero più che posso.
Un respiro profondo, un altro respiro profondo, un altro respiro profondo.
GIU’.
I piombi lentamente mi portano in fondo. Compenso l’aria negli orecchi. E’ una sensazione bellissima, sono rilassato, tranquillo, la mente sgombra da qualsiasi problema. Il mio unico pensiero è rimanere sott’acqua il più a lungo possibile.
GIU’.
L’acqua si fa’ più fresca ma si sopporta. La pressione mi comprime il corpo, il cazzo si ammoscia un pò, mi sfrego il capezzolo del petto con una mano, è piacevolissimo, eccitante. Mi tocco il culo sodo e duro.
Tutto OK.
Guardo l’orologio, 20 secondi per arrivare in fondo. Circa 20 metri. Mi fermo. Guardo. Una vista incredibile: pesci che mi passano accanto, mitili che si aprono e si chiudono. Che bello.
Tam, tam, tam, tam, il ritmo del cuore si sente in tutto il corpo, la voglia di tornare su’ però ha il sopravvento. Lascio i piombi e risalgo. Vedo la boa in superficie che si avvicina.
Lentamente. E’ troppo piacevole stare sospesi senza fiato. Morbido. Un ultima bracciata.
Fiuuuuuuuuuuuuuu ehhhhhhhhhhhh, fiuuuuuu, ehhhhh. Riprendo fiato.
45 secondi sott’acqua: OK.
Mi riposo un pò, recupero i piombi, poi inizio a ventilare.
GIU’.
Tutta un’altra cosa, più facile compensare, più facile sentire il mio corpo, più tutto.
Arrivato sul fondo inizio a nuotare a rana, come i pescatori di perle della Polinesia, per vedere cosa c’è di così spettacolare nel fondo, ma più che altro per creare quel clima d’eccitazione ed ebbrezza che provo solo quando sono sott’acqua, senza respiro.
Le spalle che si muovono in sincronia con le gambe. Il petto che prima era gonfio della quantità della preziosissima aria presa in superficie, ora è schiacciato dalla pressione dell’acqua, ma sempre tosto.
Sfrego il cazzo sul fondale. Mi eccito come una bestia e più mi eccito più voglio rimanere sotto. Che meraviglia qua sotto. Vedere una sirena non mi sorprenderebbe affatto.
Tam, tam, tam, tam. Il cuore che batte sempre più lento, sempre più duro. Lo sento di più in tutto il corpo. Ora si che mi piace. Ritrovo me stesso dopo la lunga stagione invernale coperto di maglioni giubbotti ecc., che fanno perdere le sensazione del corpo con la natura.
Sento il torace reclamare aria. E’ come se avessimo ingaggiato una lotta fra me e lui. Trattengo ancora un pò. Risalgo.
Fiuuuuuuuuuuuuuu ehhhhhhhhhhhh, fiuuuuuu, ehhhhh. Riprendo fiato.
Anche in superficie è bellissimo. Guardo l’orologio e leggo con orgoglio 1,30 minuti in movimento, a circa 20 metri di profondità.
Tre minuti di riposo ed ancora giù. Una sensazione incredibile muoversi senza peso. E così via, altre immersioni, arrivando a stare in acqua per un’ora, aumentando il tempo di permanenza sott’acqua: 2,10 minuti. E’ una forma di masturbazione che ho scoperto da fanciullo. Più stavo sotto, più si induriva fino a farmi eiaculare senza mastrurbarmi l’uccello. E’ ora di rientrare a riva per riposarmi, poi ritornerò.
Mano a mano che mi avvicino alla riva, mi sembra di notare una figura sulla spiaggia. C’è qualcun altro che è arrivato. Più interessato a vedere chi è la persona con la quale mi toccherà condividere quel giorno quella spiaggia solitaria, arrivo massiccio e poderoso a nuoto, con in testa una intensa sensazione di piacere.
Distolto dal benessere che ho provato fino a quel momento e scoprire chi è quella figura sulla spiaggia, emergo dalle acque completamente nudo, dimentico del costume.
La sensazione di imbarazzo per essere nudo di fronte ad uno sconosciuto, mi pervade. Ma vedere piacevolmente che la persona in piedi di fronte a me, quasi ad accogliermi come se fossimo grandi amici, è una donna sui 25 anni, capelli lunghi mori, carnagione dorata, occhi neri, alta 1,70 m circa, gambe lunghe e sode, due seni da urlo. E’ coperta solamente da un perizoma dal quale escono due natiche che sembrano scolpite nel marmo.
E questa chi è? Mi domando. Comunque mi giro per recuperare la boa ed infilarmi il costume.
Mi sento sussurrare “Che fai?”
Mi volto. E’ lei. Con una voce sensuale e profonda, mi parla dopo avermi toccato il sedere per richiamare la sua attenzione.
“Beh, mi copro, non mi sembra carino!”
“Non lo fare, siamo soli qui’ e se ti fa piacere posso togliermi le mutandine.”
OPS. Mai nessuna si era rivolta a me con quella voce, mai nessuna mi aveva detto una cosa simile.
“No è meglio di no, questo è uno scherzo” Afferro le mutande e me le infilo.
“OK come vuoi. Posso mettermi vicino a te? Mi sento così sola.”
“Va bene.”
Mentre va’ a prendere il suo asciugamano, la seguo con lo sguardo. Andatura decisa, forte, con quelle gambe che ancheggiano per la potenza dei muscoli più che per civetteria. Per raccogliere le sue cose, una borsa ed un telo, noto che non piega i ginocchi, da quanto è agile e flessibile.
Torna verso di me. Nel frattempo ho già sistemato le mie cose e sono in piedi a farmi abbracciare dal calore del sole. Mentre la vedo tornare, non posso fare a meno di notare i suoi bei seni che oscillano, grossi, tosti, ad ogni suo passo sulla sabbia, leggermente a goccia, forse una quinta, capezzoli che sembrano due bilie di vetro, sia per dimensioni che consistenza, incastonati su aureole scure di dimensioni come un nastro di scotch. Un anello piccolo e carino intacca l’ombelico, che muove insieme al ventre con scioltezza, ma che mi fa pensare ad idee molto trasgressive.
L’aiuto a sistemare le sue cose e prima di sederci “Io mi chiamo Massimo.” “Io mi chiamo Eva.”
Al suono del suo nome con quella voce morbida, calma, calda, sensuale, mi sembra di essere nel paradiso terrestre.
“Mi piaci.” Mi dice.
“E’ tutto uno scherzo” le rispondo.
“No!” risponde scocciata “Ti ho visto gli altri giorni qui sulla spiaggia e ti ho spiato. Poi ieri in paese finalmente ti ho notato più da vicino e mi hai colpito.”
“Chi ioooo? Uno sconosciuto? Ma fammi il piacere.” Ribatto fra l’indifferenza e la presa di giro.
“Puoi crederci o no, però è così.” Risponde, sempre calma ma decisa.
Beh, considerato tutto perché dovrebbe mentirmi.
Iniziamo a parlare e dopo un paio d’ore sappiamo tutto di entrambi.
“Vengo qui perché adoro fare il bagno nuda.” Con naturalezza.
“Immagino tu sia una provetta nuotatrice.” Rispondo quasi per farle un test e colpito da quell’affermazione.
“Si. Da piccola per scherzo giocavo con amici ed amiche e mi accorsi che avevo la possibilità di restare in apnea più a lungo degli altri. Un giorno a sedici anni mi accorsi che dopo un paio di immersioni in cui la pancia mi aveva battuto più forte del solito, tornata a riva, prima di andare via mi tolsi i costume e nelle mutandine vi era uno strano liquido bianco.” Inizio ad immaginare come poteva essere quel giorno per lei ed il cazzo mi diventa barzotto.
Continuando nel racconto …. “L’indomani dopo essermi abituata all’apnea, riprovai a tenere la testa sotto per più tempo. Mi accorsi che il mio corpo era pervaso da una strana sensazione: i capezzoli così come il seno diventavano più turgidi e sensibili. Mi accorsi che la cosa era molto piacevole. Non avevo mai provato qualcosa di simile. Ripresi fiato riprovai a scendere giù con l’intento di scoprire cosa fosse questa nuova sensazione. Totalmente abbandonata all’acqua mi tolsi il top del bikini ed iniziai a sfregarmi le tette, che ogni giorno diventavano sempre più grosse. Era bellissimo, mi piaceva da matti. Non solo ma mi sembrava di rimanere più a lungo sott’acqua. Risalii. Ancora ripresi fiato e giù. Il piacere mi avvolgeva e le mani conoscevano diversamente il mio corpo. Mi toccavo morbidamente, delicatamente, mi accarezzavo. Ero in estasi. Poi dopo un’altra immersione dopo essermi pizzicata e masturbata i capezzoli bene bene, mi tolsi anche le mutande e quel liquido bianco che avevo visto il giorno prima, si dissolse nell’acqua. Era bellissimo, anche se non sapevo ancora cosa fosse.
Da allora di bagni in mare ne seguirono altri, fino a che un giorno mi spogliai delle mie credenze e della pudicizia che mia madre mi aveva abituato: mi misi un dito fra le gambe ed iniziai a toccarmi. C’era qualcosa nella mia passerina che fino ad allora avevo usato solo per fare pipi, ….” Si interrompe vedendo il mio viso con un’espressione fra l’incredulo ed il cretino, la bega che è cresciuta fra le mie gambe e che ormai ha occupato tutto lo spazio disponibile del mio costume. A quel punto me lo sento duro, nodoso ed eccitatissimo, tanto che anche i capezzoli del mio villoso petto sono diventati turgidi come quello di una mamma che allatta il bambino.
“Ti vedo imbarazzato, devo smettere?”.
“No!!!!” Quasi urlai, come svegliatomi improvvisamente da un bellissimo sogno “Continua pure se ti fa’ piacere.” Le risposi con finta flemma. La storia aveva preso una bella piega.
“Era un umido quasi oleoso, gelatinoso, all’epoca non sapevo cosa fosse, ma mi dava una gioia da matti, farmelo uscire fuori.”
“Successivamente d’estate riprovai quelle sensazioni che erano sempre più controllate e consapevoli: stava godendo sborrando dal mio clitoride.”
“Lo sviluppo e lo sport mi hanno portato ad avere questo fisico. La passione dell’acqua è stata anche per questa esperienza da adolescente che ho avuto.”
“Immagino che tu abbia il fidanzato.”
“No!” E’ la secca risposta. “Ho avuto dei ragazzi che stavano con me solo perché dicevano che ero molto bella, mi volevano solo scopare, ma non mi volevano dare l’unica cosa che veramente volevo: condividere l’amore per il mare, così come l’ho scoperto io a sedici anni. Pensa, sono ancora vergine!”.
Grab. Stavo quasi affogandomi nella sorsata d’acqua che stavo prendendo dalla bottiglia.
Ripresomi dalla notizia. “Perché mi dici ciò?”
“Perché sono convinta che noi due abbiamo tante cose in comune e mi ispiri fiducia.” La sua conclusione mentre si risistema sull’asciugamano.
E’ vero. Tutto quello che lei aveva passato lo avevo passato anch’io. Da piccolo nella vasca da bagno mi divertivo a mettere la testa sott’acqua e starci il più a lungo possibile. Un giorno sentii il pisello che si muoveva, si rizzava, si intostava ed avevo come lo stimolo di fare la pipi, ma era più piacevole e più restavo sotto sforzandomi e più era piacevole. Quando vidi quello che avevo fatto nella vasca, mi accorsi che non era pipi, ma un liquido gelatinoso che fluttuava nell’acqua senza mischiarsi ad essa. Con il passare del tempo scoprii che quello era sperma, sbora, succo delle palle e che quindi mi ero fatto una sega senza masturbarmi direttamente il fallo.
Penso che la passione del mare è forte per me per lo stesso motivo di Eva.
Eva. Oltre che la sua voce è morbido anche il suo nome.
Ci rilassiamo sui teli senza profferire altra parola.
Guardo l’orologio. Le cinque. Giusta l’ora per un nuovo tuffo.
“Io vado a fare un bagno…”. “…. Aspetta vengo con te!” finisce lei quella frase.
Dalla borsa tira fuori la maschera, il boccaglio e le pinne.
Non ci posso credere. Una donna con la mia stessa passione ed il piacere per l’apnea.
Si vede che prima non mi ha detto bugie. Movimenti dolci e potenti allo stesso tempo, bracciata dopo bracciata. In acqua è ancora più bella che sulla terra. La osservo a lungo: di fianco, di dietro, immergendomi anche dal sotto: è bellissima. Cosa ho fatto per meritarmi questo? Niente o forse tutto.
Non ci penso più e mi concentro solo nel godermi la nuotata in compagnia.
“Qua sotto non è fondo, ma è bello.” Mi dice. Prende un semplice respiro e giù. Incredibile la facilità dei suoi movimenti e della loro armonia.
Vado sotto anch’io e lo spettacolo che vedo è meraviglioso: anemoni, pesci coloratissimi e … Eva.
Questa bellissima donna sembra una sirena, altro che se sa scendere in apnea. Lei e l’acqua sono una cosa sola.
Mi sorride, mi fa cenno di avvicinarmi e mi indica una tana con due murene. Il caso vuole che loro sono teneramente abbracciate, in atteggiamento da corteggianti. Rimaniamo a vederle per qualche secondo. La testa inizia a girarmi e non solo per l’ossigeno che sta consumandosi nel mio corpo.
Eva mi stringe la mano. Non posso fare a meno di osservare quanto dolce sia il suo sguardo. E’ bellissima. Mi fa cenno di risalire. Risaliamo lentamente. Il suo corpo elastico e sinuoso è la più bella cosa che ho mai visto sott’acqua.
Fiuuuuuu, ehhhh.
Riprendiamo fiato “Complimenti sei veramente brava”. “Non ti sottovalutare.” Risponde lei.
Dopo qualche minuto di affiatamento ormai siamo perfettamente sincronizzati, anche se per orgoglio maschile voglio essere il primo scendere e l’ultimo a risalire, pur se mi costa un pò più di fatica.
Ne vale la pena, così non mi perdo un istante del nuoto subacqueo di Eva.
Appena fuori dall’ennesima immersione, mi sento afferrare per i fianchi ed in un attimo il mio costume non è più al suo posto.
Eva l’ha tolto. Mi giro ed appassionatamente mi bacia sulla bocca. Prende fiato e scende giù. Con la sua bocca si ferma all’altezza del mio ventre. Inizia a baciarlo, lentamente risale quanto basta per succhiarmi i capezzoli.
Credo di morire, tanta è l’estasi del momento. Abbracciata a me sotto il pelo dell’acqua sento nettamente ogni fibra tesa dei muscoli del suo corpo. Finalmente sento anche quel sodo petto di cui mi sono innamorato sin dal primo momento che l’ho visto.
Riemerge, sempre lentamente e si attacca alla mia bocca come ad un autorespiratore.
Le sue labbra turgide e carnose, la lingua che entra nella mia bocca, cadono anche i miei ultimi tabù cavallereschi, se mai li ho avuti. E’ mia solo mia nient’altro che mia. Ed io altrettanto suo.
Senza chiederle il permesso le strappo il perizoma che ha tenuto fino a quel momento. I nostri costumi sono liberi nell’acqua così come noi.
Un profondo respiro e ci inabissiamo, sapendo cosa fare senza esserci mai parlati.
A circa 10 metri di profondità ci sono dei massi che si prestano bene a quello che ho in mente.
Le faccio cenno di aspettare un momento. Mi sistemo sul fondo sabbioso, stesso a pancia in alto, con le gambe bloccate dalle rocce e le braccia tese dietro la testa affondate dai piombi. Sembra sia una scena già provata. Con agilissimi ed eleganti movimenti, Eva si avvicina a me e comincia ad accarezzarmi, con tutto il suo corpo. I capelli lunghi che si muovono lenti nell’acqua sono uno spettacolo vederli. La sua bocca indugia a lungo sul mio petto. Seduta con le gambe aperte sul mio addome, mi succhia i capezzoli. Io sento la morbidezza della sua vagina aperta su di me, che mi bacia l’ombelico. Sono in estasi così tanto che è lei a far cenno di risalire, indicandomi gli spasmi dell’addome. Non li ho sentiti.
Risaliamo. Io sempre dopo di lei e con il cazzo ritto e duro che sfida la freschezza dell’acqua.

Riprendiamo fiato. Ci guardiamo negli occhi come per dirci “Finalmente quello che ho cercato nella vita è arrivato.”
GIU’.
Con i pesi sistemati sulle gambe, mi posiziono in ginocchio sul fondo. Lei arriva leggiadra, acqua nell’acqua. In verticale a testa all’ingiù mi offre prima la sua bocca. Con le mani abbracciata alla mia vita, si spinge giù lentamente. I suoi seni sono di fronte al mio viso, poi quell’ombelico con il piercing molto sexy ed infine è la volta della carnosa vulva. Con le gambe divaricate abbraccia la mia testa come tentacoli di un polpo e prendo in bocca la sua fica, morbida, depilata non completamente, un piccolo ciuffetto elegante sul monte di venere. Iniziamo a leccarci a vicenda. Le nostre lingue schizzano e si muovono velocemente, Inizio un bacio con la passione di un bacio infinito. Lei contraccambia inserendo il mio cazzo, che malgrado l’acqua non più calda continua ad essere sufficientemente duro, nella sua calda ed accogliente bocca. Sarà ancora vergine e non avrà avuto rapporti sessuali, ma è incredibile come si sia messa in bocca magistralmente la mia gonfia fava, come se lo sappia da sempre, coma sia impresso nel suo DNA. Chissà. La mamma …
La’ sotto lecco e succhio, lecca e succhia. I nostri ritmi sono sempre più potenti mano a mano che gli spasmi del diaframma, per l’esaurimento dell’ossigeno, si fanno più forti.
CAZZO CHE BELLO.
Risaliamo e guardandoci ci tocchiamo masturbandoci ed eccitandoci.
E’ bellissima quando raccoglie i floridi seni con le mani, dolcemente, con due dita si stringe i capezzoli, poi se li mette in bocca mordicchiandoli. Le nostre lingue escono porcamente dalle bocche sempre più avide di carne.
E così via altre due tre immersioni a questo ritmo, con questo tema: masturbandoci più che mai.
Come una gara di resistenza che vince chi sta di più sott’acqua o chi viene per ultimo.
Ancora grazie ai pesi mi accomodo in fondo, lei si accomoda su di me. Io succhio, lei succhia, io succhio, lei succhia. Chi smetterà per primo?
Guardo l’orologio, già due minuti. Il diaframma reclama per il super lavoro a cui lo sottopongo. Anche la pancia di Eva si contrae piè velocemente, più fortemente. Non molliamo. Sembra che abbiamo una missione da compiere: VENIRE!!!
In un appassionatissimo 69 sottomarino, ecco che le cosce di lei si aprono di più, la sua passera si appiccica di più alla mia bocca, il suo corpo si contrae di più schiacciandomi con forza la testa sul fondo. Forse vinco, il suo clitoride si espanso notevolmente ed è così duro che per quanto lo morda, lei non accenna a togliermelo di bocca. Un’altra contrazione, ecco che viene.
No un momento, cosa sta uscendo dalle mie palle? Cos’è che scorre nel mio cazzo? Cos’è che sta iniziando a succhiare Eva? E’ sperma caldo, che esce a fiotti, lussurioso, goduto e voluto.
Ma che gara e gara, qui siamo così intenti nel procurarci piacere l’uno con l’altro che non esiste altra cosa al mondo se non quella dell’orgasmo della vita.
Nello stesso istante in cui Eva si nutre della mia sborra, io mi nutro di quel liquido che a sedici anni aveva visto nelle mutandine: sborra clitoridea, succo del piacere, premio per quell’immersione senza respiro, che sembrava non smettere mai.
Ci lasciamo andare, risalendo esausti, senza energie, se non quella di masturbarmi l’uccello e lei la sua bella passera. Non c’è traccia nell’acqua salata di quei liquidi corporei che avevamo notato da adolescenti: ce ne eravamo succhiati ogni singola goccia.
Fiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu, ehhhhhhhhhhhhhhhhhhhh, fiuhhhhhhhhhhh, ehhhhhhhhhh.
All’unisono riprendiamo fiato. Ci abbracciamo e continuiamo a baciarci come se non avessimo fatto niente fino adesso.
Decidiamo di tornare a riva, nudi, con una serie di sensazioni che ci pervadono contemporaneamente: eccitati, stanchi, estasiati, rilassati.
Ci stendiamo al sole sui nostri teli per riposarci di quella eccelsa fatica sottomarina.
A poco a poco ci riscaldiamo sotto i raggi del sole.
Sono le sette. Mi guardo in giro solo ora per vedere se non c’è nessuno che ci guarda.
Negativo. Siamo soli. Mi sento scorrere un braccio lungo il collo. Eva mi accarezza il torace e con le sua mani dai diti lunghi, affilati, dalle unghie smaltate lunghe e curate, afferra con naturale maestria e decisamente la bega nodosa che si è risvegliata a quel tocco felino che Eva mi ha dato.
“Ti voglio ancora!” mi sentii sospirare nell’orecchio.
Mi giro. Il suo volto è luminoso. I morbidi capelli le coprono maliziosamente i seni. Non so’ cosa mi è preso, ma senza ritegno o riguardo la spingo dolcemente con la schiena sulla sabbia ed inizio a leccare golosamente quei seni.
La pelle abbronzata, il sudore, il sapore del sale sulla pelle: vera estasi.
Il mio uccello riprende vigore e lei “Tutto dentro!” Dopo aver resa ancora mi turgida la fava, già comunque nodosa, con un massaggio rinfrancate tra quelle tettone, la penetro nella sua morbida ed atletica passera, nuovamente lubrificata da quel succo divino emesso dal suo clitoride in piene erezione e che solo le donne possiedono al solo scopo del piacere sessuale. La bacio. Mi ansima caldamente nell’orecchio. La pressione del sangue mi sale, mi riscaldo ancora di più. La bega dura si fa spazio nell’apertura vaginale di Eva. Mi piace, le piace.
I gemiti caldi, sensuali, da far godere solo sentendola respirare. Mi lecca i capezzoli. Poi io lecco i suoi. Il suo bacino prima passivo, ma ad ogni leccata, ad ogni spinta sempre più vigorosa, ad ogni gemito, ora sempre più attivo, come se volesse andare incontro al piacere senza stare ad aspettarlo.
Incredibile ci conosciamo solo da 5 ore e ci comportiamo come se fossimo amanti da 5 anni.
E’ così intenso il piacere che quando veniamo, contemporaneamente, è come se in quell’istante la morte ci avesse portati via dalla terra. Gridiamo insieme, dall’intenso piacere che ci siamo provocati. Solo quando scaricatole tutto il contenuto delle mie palle nella sua calda ed adulta passera, mi ritraggo e mi accorgo che le esce del sangue: era davvero vergine.
Ancora una volta eravamo stesi a riposare da quelle fatiche che tutti gli esseri umani vorrebbero apprezzare almeno una volta al giorno.
La invito a venire a casa mia, un piccolo appartamento affittato per le vacanze.
Dopo cena si stende mollemente sul letto e si addormenta.
Rimetto a posto le cose in cucina, vado in bagno per la toilette notturna, ancora più accurata visto che non avrei dormito da solo. Entro nella camera da letto. Lei giace su un lato, di schiena a me, completamente nuda. Leggo un paio di pagine del mio libro. Prima di spegnere la luce, osservo la naturale bellezza delle sue curve: le spalle larghe, i muscoli della schiena belli tonici, la vita stretta, i fianchi che si allargano, il culo tondo e muscoloso quanto basta, le gambe tornite, accavallate lasciano intravedere sia la base della vagina che il buco del culo, i piedi eleganti ed i capelli sparsi sul letto. Clic, la luce è spenta. Ripenso alla splendida giornata che ho trascorso con Eva: unica. Me la ricorderò per tutta la vita. Adesso mi aspetta una notte di intenso riposo. Sono rilassato e malgrado tutto ancora pieno di energie.
Dopo qualche minuto sento che il letto si muove. E’ Eva. Si gira dolcemente, si appoggia su di me con quei seni sodi e mi sussurra “Che ne pensi di me?”
Che vuole dire? Mah! L’unico effetto che ha quella frase è di farmi irrigidire completamente il membro. “Un’altra volta!!” Stupito penso.
Sembrava che quella voce così sensuale fosse un nuovo ritrovato per farmelo rizzare. Altro che viagra, penisstresching o pompette. Come se uscisse qualcosa dalla sua bocca capace di invadere nel mio corpo, come un’iniezione di qualcosa che risveglia in me tutti gli ormoni, gli enzimi, le cellule del mio corpo atte al solo piacere sessuale.
Una cosa è certa: io non la sto costringendo a fare niente. Quindi nel peggiore dei casi penso che anche se poco ma per me qualcosa quella giunonica ragazza prova.
Dopo quella riflessione avvenuta in pochi secondi, accendo la luce. Lei si è staccata da me un attimo prima.
Lo spettacolo che mi si presenta non ha pari con i molti giornali o film porno che ho in tutta la mi vita.
Con le gambe divaricate e raccolte verso di se ha preso a massaggiarsi la vulva, selvaggiamente, sguaiatamente.
La lingua fuori da quelle carnosissime labbra, il labbro superiore morso dai suoi bianchissimi denti. In un attimo è sopra di me e non posso fare a meno di evitarla. Come se l’avessi voluto!!!!
Non è violenta, è solo decisa che io le procurerò un altro orgasmo. Anzi, ci procureremmo un altro orgasmo.
Inizia a succhiare e leccare il mio petto, gli orecchi, mi bacia sulla e nella bocca. La lingua scopa la mia bocca, le nostre salive sono un miscuglio di piacere. Il suo ventre è appiccicato al mio. Le sposto i capelli la bacio e la lecco sul collo. BINGO. Emette un grido di intenso piacere. Le nostre gambe si intrecciano, si accarezzano. I nostri ginocchi premono i nostri sessi. I nostri respiri sono all’unisono.
Penso che sia dura per me soddisfarla, dopo un pompino ed una scopata a distanza di poche ore. Malgrado tutto quel cocktail di donna mi fa passare la stanchezza non appena mi dice “Massimo”.
Si gira su stessa. Le gambe divaricate sulla mia pancia, la vulva che bacia il mio ventre. Le sue chiappe sono a portata di bocca. Sembrano due scogli tanto toniche. Si china. Mentre le mie mani sono andate a toccare i seni ed i capezzoli grossi e duri come acini d’uva, dopo averlo massaggiato adeguatamente con le sue voluttuose mani, si mette il mio turgido uccello in bocca.
Calda, la sua bocca è accogliente e capace di prendere un altro uccello in contemporanea, sento la lingua che spennella il glande grande come la cappella di un fungo. Un morso per niente doloroso, anzi ulteriormente eccitante. Insaliva parecchio l’asta del mio pene e ciò incrementa il nostro piacere. Scivola ora velocemente, ora lentamente e profondamente. La sua lingua ora mi colpisce velocemente la base della cappella, ora la arrotola, ora lecca l’asta dell’uccello come fosse un cono gelato. Sudiamo e la cosa invece di metterci a disagio ci eccita ancora di più: escono fuori i nostri animaleschi odori. Perfetto in un momento dove conta solo il nostro istinto animale. Arriva a metterselo tutto in bocca, fino alle palle, odorose di sesso. Sento che respira profondamente come quando scende sott’acqua, ma questa volta per gustare intensamente l’odore dei miei coglioni. Ancora una volta la sua vagina gronda di desiderio. Trasale di piacere quando le avventuro un dito dentro. Il suo clitoride è come il mio cazzo: massimamente eretto.
“Aspetta.” Mi dice.
Si gira e con tutti quegli umori gocciolanti, carichi di piacere all’eccesso, si accomoda il mio uccello dentro la sua fica. I movimenti ritmici sono sublimi. Dopo un paio di minuti, le prendo le mani e lei le mie. Ci afferriamo con forza e passione, baciandoci selvaggiamente nello stesso istante in cui i nostri corpi esplodono di piacere.
Ah, si, ah si, ah si. Interminabili quelli spasmi.
Ci addormentammo esausti e contenti.
L’indomani dopo una ricca colazione tornammo sulla spiaggia, per poi fare il bagno e godere nuovamente l’uno dell’altra.

Una leggenda del paese vicino dice che in queste splendide acque esistono creature sottomarine capaci di catturare gli uomini che si immergono e violano la pace di alcuni luoghi.
Noi l’avevamo trovata.

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