A Parigi

Finalmente dopo tanto tempo di lavoro assiduo senza pause (faccio la segretaria presso un notaio), potevo partire per una settimana di vacanza a Parigi.
Decisi di portarmi solo una valigia in cui avevo messo tutto, pure la macchina fotografica (il mio passatempo preferito) ed incautamente buona parte dei soldi che mi servivano.
All’aeroporto di Parigi fui colta da una triste sorpresa, perché il mio bagaglio era stato smarrito alla partenza, per cui mi trovavo quasi al verde e con l’albergo ancora da pagare, avendo versato soltanto una piccola caparra.
Confidavo sulla comprensione del direttore, che gentilmente mi concesse un paio di giorni di dilazione per il pagamento dell’intera settimana (era previsto che fosse anticipato) in modo da consentire al mio bagaglio di essere rintracciato ed inviatomi.
Allo scadere dei 2 giorni mi recai ancora all’aeroporto, ma della mia valigia si era persa ogni traccia.
Il direttore si arrabbiò tantissimo, lamentandosi che anche se mi avesse cacciato il giorno stesso avrebbe perso i soldi dei pernottamenti già trascorsi, più il mancato guadagno per una camera sfitta per il resto del tempo.
Chiesi perdono, spiegando pure che in fondo non avevo molte colpe (anche se mettere i soldi nella valigia è stata una mossa poco intelligente) ed offrendomi di lavorare per il resto del soggiorno in modo da ripagare quanto dovuto.
A quelle parole gli occhi del direttore brillarono e mi ordinò di seguirlo.
Andammo a piedi in un piccolo vialetto ed entrammo in una vecchia casa a 3 piani dall’aspetto degradato.
Il direttore parlò con una anziana signora truccata pesantemente, non potevo sentire cosa dicessero, ma ad un tratto la signora mi guardò ed annuì.
Il direttore se ne andò dicendomi di fare ogni cosa che mi fosse chiesta, pena l’essere denunciata alla polizia per il mio mancato pagamento, io non osavo protestare, non volevo che la mia vacanza finisse in modo così brutto, in una prigione francese.
La vecchia senza neppure chiedermi il nome mi condusse al piano superiore, mi fece spogliare e vestire con una leggera vestaglia trasparente e mi condusse in una stanza con un grande specchio ed un foro al centro bordato da un morbido anello di gomma rosa.
Mi disse di sedermi accanto a tale foro ed attendere.
Dopo qualche minuto nella stanza accanto sentii entrare una persona e subito dopo dal foro uscì un pene eretto, di medie dimensioni e fui davvero sorpresa, la vecchia mi spinse la testa per farmi capire che dovevo baciarlo.
Non sono bravissima in queste cose e per paura di far arrabbiare la vecchia cercai di fare del mio meglio alternando leccate sulla sua punta a succhiate.
Dopo pochi attimi sentii già le prime gocce segno che stava per arrivare al piacere, con una occhiata severa la vecchia mi fece capire che avrei dovuto bere tutto il seme e chiudendo gli occhi lo feci…..
Trascorsi il resto della settimana in questo modo, cominciavo alle 9 di mattina e senza pause (se non le attese tra i vari clienti) arrivavo fino alle 2 di notte.
La sera c’erano davvero tanti clienti, tanto che spesso la vecchia mi ordinava di metterci più impegno in modo da sveltire le operazioni.
Quello che mi sconvolse però fu il penultimo giorno, alla fine di una prestazione un ragazzo mi salutò pronunciando il mio nome, era un cliente dello studio in cui lavoro, capii solo in quel momento che quello che pensavo fosse uno specchio dalla parte opposta era un vetro da cui potevo essere tranquillamente osservata senza che io vedessi niente.
Finalmente venne il giorno della partenza, di Parigi non avevo visto quasi niente, in compenso all’aeroporto trovai la mia valigia ad attendermi che era arrivata qualche ora dopo la mia visita, mi consolai pensando che in fondo avevo risparmiato i soldi della vacanza e stanca più che alla partenza salii sul mio aereo di ritorno.

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