Trasloco


Erano due settimane che mi ero trasferita in quel condominio, avevo da poco finito di svuotare tutti gli scatoloni e sistemare l’appartamento, ancora un paio di giorni e le mie ferie sarebbero finite. Agosto quell’anno era stato parecchio caldo e l’afa era insopportabile non vedevo l’ora di farmi una bella doccia. Quando sono andata in bagno ho controllato che tutto fosse a posto, ma mi sono ricordata di un piccolo particolare: era la fine del mese e le mestruazioni sarebbero arrivate puntuali il giorno seguente e nel mio bagno non c’erano assorbenti. Così in fuseaux azzurri e magliettina bianca, stanca e sudata sono scesa al mini-market che c’era all’angolo. Il negozio era piccolo e non molto ben rifornito così mi sono accontentata di quello che c’era, una confezione di tampax maxi, e dei lines notte. Ed è stato mentre aprivo il portone del condominio che ho incontrato la mia vicina di casa, una tipa sui trentacinque anni, carina, alta ,castana capelli lunghi e formosa. Indossava un paio di pantaloni bianchi di lino, un perizoma nero di pizzo che chiaramente si vedeva sotto i pantaloni, e una camicia credo di seta bianca un po’ scollata, scarpe con il tacco e portava una borsa della spesa. Ci siamo salutate e mentre aspettavamo l’ascensore mi sono accorta che mi fissava. Il suo sguardo oscillava dai miei seni che spingevano la magliettina orgogliosi della loro quarta misura abbondante, e le confezioni di assorbenti che avevo in mano.
-Abbiamo fatto scorta ? – chiese lei.
-Si , sai com’è nei traslochi si dimentica sempre qualcosa -.
L’ascensore si è aperto e siamo uscite sul pianerottolo e mentre stavo entrando in casa
-Non è che me ne presti un paio ?-
-….Certo, ….accomodati . – risposi io un po’ stupita.
Ho appoggiato il tutto sul tavolo in cucina e ho aperto il frigor, mentre lei faceva lo stesso con la sua spesa .
-Vuoi qualcosa da bere, un succo ?-
Ne ho versati due bicchieri e li ho appoggiati davanti a noi. Ci siamo sedute e mentre lei si guardava intorno e mi faceva i complimenti per la casa, piccola ma carina- io aprivo le confezioni di assorbenti e ne sfilai due di una e due dell’altra e glieli porsi. È in quel momento che ho capito di essere lesbica, quel semplice gesto di uno scambio di intimità, mi ha fatto bagnare tutta, ero eccitatissima e credo che se ne sia accorta anche lei.
-Posso avere ancora un po’ di succo per favore ?-
Mi sono alzata e mi sono diretta al frigor che si trovava dietro di lei e mi sono abbassata a prendere la bottiglia, è stato in quel momento che la sua mano si è appoggiata in mezzo alle mie gambe e il suo medio si è spinto tramite le mie mutandine e i fuseaux, su per la vagina. Ho avuto un fremito e la bottiglia del succo mi era caduta rovesciandosi per terra. Mi sono appoggiata al frigor mentre lei strusciava la sua mano avanti e indietro, poi l’altra mano si è portata su per i fianchi fino a infilarsi sotto la mia maglietta , far fuoriuscire le mie tette dal reggiseno e mettersi a giocare coi miei capezzoli. Mi fece girare rimanendo sempre dietro di me e mi fece appoggiare la pancia sul tavolo, i miei pantaloni scesero fino a metà gamba, mi scostò le mutandine bagnate e disse
– Vediamo come stai con un tampax-. Sentii la strappo della carta, e la punta dell’assorbente entrare un pelino nella vagina
-Ma non qui…- disse e lo alzò fino ad arrivare all’ano, lo inumidì con i miei umori inserì l’applicatore fino a metà e con un sussulto pensai che era la prima volta che qualcuno mi toccava lì e soprattutto era la prima volta con una donna. Il Tampax entrò velocemente, lei sfilò l’applicatore e ne leccò la punta. Poi la sua lingua proseguì su per la mia schiena, le sue mani accarezzavano freneticamente i mie seni, poi una di esse si avviò verso la sua borsa delle spese e ne estrasse un cetriolo di grandi dimensioni,
– La prossima volta, porto un vibratore- mi sussurrò all’orecchio mentre me lo faceva leccare, lo tolse dalla mia bocca e mentre io ansimavo sentii le mutandine che erano tornate al loro posto spinte dal vegetale all’interno del mio corpo, le sentii uscire e abbassare al ginocchio -Che buon’odore che hanno le tue mutandine, me le regali così stasera mi masturbo pensando a te , e io ti regalo le mie così tu farai un bel massaggino alla tua passerina bagnata.- e dicendo così il cetriolo entrò tutto nella mia vagina. Entrò e uscì.
Entro e uscì. Entrò e uscì… e venni. Ho raggiunto l’orgasmo più lungo e intenso della mia vita. Stavo ancora ansimando mentre lei continuava a far entrare e uscire il cetrioli quando togliendolo del tutto mi disse
– Piscia !!! – .Non ho resistito e ho scaricato al vescica, mentre lei continuava a infilare e togliere il medio dal mio buco , la sua mano si allagò , le mie mutandine con i fuseaux anche, il suo dolce visino fece forza per entrare tra le mie gambe e ricevere quella pioggia dorata e berne un po’. Adesso ansimava anche lei.
-Sdraiati sul pavimento pancia all’aria…- Eseguii quello che sembrava un ‘ordine, lei si accucciò sopra di me, con la faccia e i capelli tutti bagnati dalla mia urina, si abbassò pantaloni e perizoma visibilmente bagnato, alle caviglie , e cioè sopra la mia faccia , e urinò anche lei, sul mio corpo , alzandosi e abbassandosi , avanti e indietro, sulla mia vagina, sulla mia pancia sulla mia maglietta e i miei seni, in bocca…e mentre era lì sopra la mia faccia prima il mio indice destro, poi due dita , poi tre, poi cinque , tutta la mano destra fino al polso entrò nella sua vagina grondante. Venne . E per l’ora successiva ci alternammo in quei giochi lesbici. Quando uscì dalla porta sfilai il tampax dall’ano e lo buttai, mi alzai da terra e sul tavolo vidi il suo perizoma bagnato accanto al cetriolo. Sapevo cosa avrei fatto quella sera.

Sorelle incontentabili


–    Ho ragione io !!!
– E invece ti dico che ho ragione io !!! Perché non posso averla per stasera !?!
– Perché è mia, no ?!?! prenditene un’altra..
– Ma non me la puoi prestare per stasera !? io ieri ti ho prestato la cintura…
Stiamo a tavola, e siamo alle solite. Le mie sorelle maggiori strillano, e mio padre e mia madre assistiamo ogni sera allo show.
Non è che non si vogliono bene, anzi, stanno sempre assieme.. e che hanno pochissimo in comune: il fatto di essere due belle ragazze, di essere vanitose, e di essere sempre in competizione tra di loro. Per tutto.
-Basta !!! – tuona mia madre, sbattendo il pugno sul tavolo – Stefi, tu presterai la borsetta nera a tua sorella , e tu Dani presterai la borsetta bianca a Dani…. possibile che quello che ha una di voi lo deve sempre avere l’altra !? siete incorreggibili…
Finito di mangiare mi alzo da tavola stanco e disgustato di vedere sempre queste scene.
Sono proprio due piaghe, penso stendendomi sul letto. E fossero piccole hanno 23 e 22 anni, sembro più grande io di loro che di anni ne ho 19….. Se non avessero quel carattere infame..
E’ proprio vero, quello che deve avere l’una deve avere pure l’altra….. anche l’altra….
Peccato perché anche se sono differenti l’una dall’altra sono proprio carine… sono entrambe piccoline di statura sul metro e sessanta, ma sono ben fatte, ed eleganti…
Stefania la più grande, si fa per dire mi arriva al mento, è bionda, capelli alle spalle, con sapienti colpi di sole, un fisico esile e tonico dopo anni di palestra, non ha grossi seni ma sono piccoli sodi e appuntiti, belle gambe, ed il culo, Dio che culo, rotondo sodo a mandolino.. porta sempre perizomi per mostrarlo bene.. anche se è sempre altera, controllata, elegante. Una principessa. Veste sempre alla moda ed è sempre curatissima.
Daniela invece è tutto l’opposto: una forza della natura, esuberante spontanea. Ha un corpo morbido, soffice rotondo, due beni sodi e rotondi, una capigliatura lunga e corvina come i suoi occhi. I suoi jeans fasciano gambe morbide ed un sedere burroso.
Mi accarezzo per solidarietà la bestia sotto la patta.
Ahhh me le scoperei decisamente entrambe, per motivi diversi se non fossero le mie sorellone.. vederle godere entrambi sarebbe una gioia troppo immensa… ora che ci penso non hanno nemmeno le mestruazioni…
Ciò che ha l’una deve avere pure l’altra.. …
Un piano diabolico. Ma c’ho poco tempo.

Preparo due pezzi di carta scribacchiati e mi alzo vado prima in camera dell’una poi dell’altra.
Per fortuna si stanno ancora preparando per uscire (una festa di laurea, penso). Infilo lesto i due bigliettini nelle borsette che si sono prestate a vicenda, piazzandoli in posti strategici… poi torno sul letto in camera mia.
Dopo una mezz’ora le vengono a prendere. Prima di uscire vengono entrambe a salutarmi.
-Ciao Luca – dice Stefi sporgendosi per darmi un bacetto sulla guancia, splendida nella sua mini nera e canotta scura.
-Addio fratellino mio, a presto- mi abbraccia Dani, facendomi sentire la morbidezza della profonda scollatura del suo vestito.
-Ciao ragazze…- saluto distratto. Le vedo andare via, sogghignando tra me e me. Bene si sono scambiate le borsette !!!!
In ognuna c’è un biglietto stropicciato del genere:
“Tesoro, ti voglio solo ringraziare della splendida notte che mi hai dato. E’ stato fantastico, come abbiamo fatto l’amore…ti sembra strano come siamo andati avanti fino all’alba !?! Per fortuna che nessuno ha sentito niente.. eri bellissima e mi è dispiaciuto non poter urlare tutto il mio piacere….
Mi raccomando, però: non dire niente, NIENTE a tua sorella. Non capirebbe.
Spero di …ci siamo capiti, presto
Luca”
Se conosco bene le mie sorellone, in questa casa fra poco succederanno cose turche….

Il pomeriggio del giorno dopo (sabato) rientro a casa dopo una partita di calcetto. Sono sporco come un mulo e un po’ dolorante ovunque. Giro per casa cercando i superstiti.
Dani sta leggendo un giornale in cucina , alza lo sguardo e sorride.
– Ciao frattelino, che hai combinato !?1
– Un massacro a calcetto…. c’è qualcuno !?!
– No, Ma e Pà sono andati alla casa al mare, tornano lunedì sera e Stefi è per negozi. Poi va da Alice. Siamo soli io e te.
– Ah, bene io vado a lavarmi- le dico stanco…
Sto per uscire dalla stanza quando mia sorella mi chiama alzandosi dalla sedia.
– Ah, guarda Luca la doccia è rotta, si è otturata stamattina- dice stringendosi le spalle – devi per forza usare la vasca da bagno del bagno di mamma.
– Poco male, tanto non ho niente da fare.. se qualcuno mi vuole sto nella vasca da bagno.
– Va bene.

Entro fischiettando nel bagno aprendo l’acqua calda. Per curiosità mentre la vasca da bagno si riempie vado a controllare l’altro bagno: la doccia funziona a meraviglia.
Mi levo i vestiti sporchi ed entro nell’acqua bollente. Mi tiro velocemente una sega, pensando a mia sorella di là, che sta pensando il modo migliore per scoparmi… se veramente passerà all’attacco, devo durare il più a lungo possibile.
Dopo essere venuto nell’acqua, aggiungo il bagno schiuma ,mi immergo sciogliendomi i muscoli in una marea di bollicine.
Dopo un po’ una testa fa capolino.
-Ciao fratellino, come va !?! – entra con un sorriso che illumina la stanza fumosa di vapore acqueo- ho già letto due volte il giornale… che palle il sabato pomeriggio mi annoio a morte… vuoi un po’ di compagnia !?!
– Prego mia principessa, si sieda sul trono- le rispondo ridendo indicando il water.
– la principessa è un’altra in famiglia- risponde lei incrociando le gambe.
Mia sorella composta sulla tazza: ora noto che indossa i soliti jeans, una camicia beige di jeans da cui… svettano i capezzoli induriti. Ehi, non ha il reggiseno, e ha tre bottoni sbottonati….
Parliamo del più e del meno per un po’, con lei che cerca di sbirciarmi nella schiuma in mezzo alle gambe ed io che infilo l’occhio nella scollatura. I suoi seni li conosco bene, li ho visti mille volte in piscina, li ho pure palpati allegramente, ma è sempre un piacere vederli, e lei lo sa.
Faccio per allungarmi per prendere il sapone, ed alzo un gemito fingendo un dolore alla schiena.
-Cos’hai, piccolo !? ti fa male la schiena -chiede preoccupata Dani.
– Niente, un piccolo strappo, una notte di sonno e mi passa.. però non riesco a lavarmi bene la schiena.
– Ho capito- dice tirandosi in una crocchia i capelli, per non bagnarli- ci penso io.. passami la spugna.
Si arrotola le maniche della camicia, poi le passo la spugna, che mi spreme scherzosamente in faccia ridendo….poi comincia a lavarmi la schiena, sia con la spugna che con l’altra mano con un movimento lento,sensuale… che non tarda a fare effetto sulle mie parti basse.
– perché poi l’altra sera la fe….- si blocca ammutolita.
– Che c’è !?! – dico mentre mi giro verso il bordo dove è ora seduta.
– ah niente- si gira attorno arrossendo visibilmente- non riesco a trovare dove …dove stanno i sali.. ah eccoli…
Schizza come un razzo verso la mensola dall’altra parte del bagno. Faccio finta di rilassarmi socchiudendo gli occhi.
-Certo che fa proprio caldo qui dentro- mormoro per farla arrossire ancora di più.
-Eh sì, che caldo…- dice mordendosi il labbro infeririore.
Ad un certo punto la spio che sorride fra sé e se.
– uffa perché i sali sono così in alto non ci arrivo…oooh cazzo..
Con un movimento maldestro fa cadere il barattolo che sta vicino ai sali su di lei. Guarda caso è il barattolo del borotalco, che l’imbianca tutta la camicietta ed i jeans…
– Che disastro !! Sono proprio una frana – si dispera guardandosi allo specchio- per fortuna che avevo i capelli raccolti…sembro un fornaio ubriaco…
– Non ti lamentare, non è successo nulla …
Cerca di scuotersi la polvere bianca da dosso, ma senza riuscirci. Il vapore ha reso tutto una colla ..si siede stizzita sul bordo davanti a me.
– che strazio- si lamenta scuotendo la polvere- odio essere così sporca.
– Non è vero…- mormoro ancora ad occhi chiusi- hai solo bisogno anche tu di un bagno Dani si illumina: si alza e lentamente comincia a sbottonare la camicia imbrattata. Emergono subito due seni da terza mondiale, con due capezzoli piccoli e turgidi.
– bene- dice gettando la camicia all’aria e sbottonandosi i jeans- allora lo ritengo un invito.
Cerco di mantenere la calma mentre mia sorella si sta spogliando davanti a me come se fosse la cosa più naturale del mondo, ora si sta sfilando i jeans e gli slip con un colpo solo.
– Prego, tanto c’è posto per tutti e due – le rispondo vedendo incantato il ciuffo nero che s’immerge nell’acqua.
Daniela è immersa fino alla punta dei seni, si appoggia sull’altro lato della vasca chiudendo gli occhi.
– ahhh hai proprio ragione, Luca, l’acqua è splendida.
– Adesso – le rispondo -il minimo che possa fare è lavarti la schiena….
Lei si gira con un movimento aggraziato e mi porge la schiena, reggendosi per i bordi.
La sua schiena è molto bella e la lavo lentamente, in un silenzio tranquillo. sento piccoli mormorii di piacere. Non ci posso credere, sto in una vasca da bagno con mia sorella nuda davanti a me…
Le mie mani scivolano dalla schiena ai fianchi, al sedere pastoso.
– Ehi Luca ..quella non è la schiena- mi dice, senza una traccia di rimprovero…
– No, hai ragione è un culo bellissimo – le rispondo massaggiando le natiche.
– Ma dai, che Stefi ha un culo più bello del mio – dice girandosi di scatto, mettendo un piccolo broncio.. – dovrei fare più ginnastica, lo so ma….
– Non è più bello, è diverso – le rispondo prendendola per le spalle- e poi tu hai delle cose che Stefi non ha …
– Cosa !? – chiede illuminadosi.
– Due tette bellissime, sode e rotonde, con due capezzoli giusti, né troppo piccoli né troppo grossi- le rispondo palpandole gustosamente le mammelle – guarda come stanno su…
Non si ritrae dal mio tocco, anzi una mano scatta in avanti nell’acqua e mi afferra il cazzo, con una presa solida ma leggera.
– ecco… ohh allora si vede che ti piacciono- mi dice iniziando a masturbarmi leggermente.- guarda qua che cosa ti è venuto.. complimenti fratellino, è bello grosso.
Una mia mano abbandona il seno e scivola giù, passando per l’ombelico. Arrivo fino al cespuglio, e comincio a titillare un clitoride già aperto a corolla.
– oohhh ma cosa fai… mmmmm – dice scuotendosi dal piacere.
– Ora !? un po’ di immersione !!!
Mi getto in avanti trattenendo il fiato. Dani spalanca le cosce appoggiando i piedi fuori dal bordo della vasca .Anche se vedo poco a causa dell’acqua torbida comincio a leccare le grandi e le piccole labbra, ed il clitoride pronunciato. Vado alla rinfusa anche per mancanza di ossigeno .Mia sorella mi stringe la faccia sulla fica, sbattendo il bacino in avanti, a costo di annegarmi.
Quando non ce la faccio più riemergo. Fra i due quella più ansante è lei, penso che ha appena avuto un orgasmo..
-mmm …vieni Luca ora ti faccio veder la vera specialità di tua sorella Dani- mormora con voce roca- montami sopra.. dai.. fottimi.. scopami brutto maiale..
Non mi faccio pregare due volte. Mi metto in ginocchio fra le sue gambe e appoggio il mio cazzo all’entrata della sua passera, poi con un affondo lento ma deciso la penetro, attento a non schiacciarla con il mio peso. Oddio, sto scopando con mia sorella, nella vasca da bagno…
– aah-sssììì.. dai..- urla mentre entrambi aumentiamo il ritmo facendo uscire tutta l’acqua per terra -ancora più forte…brutto porco ti piace scopare tua sorella Dani, eh !?!
Ora che ci faccio caso, Dani ha una fica stupenda.. usa i muscoli vaginali come se fossero dei guanti.. mi avviluppa tutto, e si muove anche bene per stare in una vasca da bagno. Mi sfiora sapientemente ovunque, sulle spalle, i capezzoli, il collo.
– aaah daaai cossìììì che bbello… ancora… mmmm
E’ un piacere vedere il suo viso arrossato dalla goduria e dall’aria calda e umida, ha gli occhi umidi e ciuffi di capelli le scappano dalla crocchia rendendola ancora più desiderabile…
Per fortuna che prima sono venuto altrimenti sarei durato pochissimo… stringo i denti per darle più piacere possibile.
Oramai metà acqua della vasca è per terra, il rumore dei nostri corpi uniti sembra quella di un enorme sturalavandino…. mia sorella getta scomposta la testa da tutte le parti…
-Oddio , Luca- urla sguaiata, abbrancandomi con le gambe – sto arrivan… sto venendo.. aaaaaarrgghhh… Luccaaaaaaaa !!!!
Il suo orgasmo è quasi contemporaneo al mio…la inondo di un mare di sperma che imbianca l’acqua.. cerco di non schiacciarla abbattendomi sull’altro lato della vasca.
Dopo alcuni minuti in cui riprendo fiato, si alza e mi si mette a cavalcioni, bloccandomi le gambe…
– Oh Dani, è stato stupendo, ha ragione sei proprio bravissima..
– Uhmf – sbuffa mettendo le mani sui fianchi, mentre i suoi seni sobbalzano leggermente- spero che la lezione ti sia piaciuta…allora sono meglio io, vero !?!
– Non capisco – fingo disorientato – di cosa parli, io..
– Di quella troia di nostra sorella, ecco della principessa sul pisello- stizzisce, puntandomi un dito sul petto – e non fare niente, so tutto, anche se l’ho scoperto per caso…
– Beh, hai ragione….- arrossissco secondo il metodo Strasberg studio’s…
– Dico io – continua lei arrabbiata – ma se proprio dovevi scopare con qualcuno in famiglia, perché non sei venuto da me !? Sono ANNI che ammiro il tuo bel cazzone.. secondo te… non mi ero accorta come mi guardavi !? e come guardi quella mazza di scopa di Stefi… e pensare che un giorno stavo pure per saltarti addosso…e TU vai da quella stronza….
Oh dio mio…ci risiamo
– lo so , che quella ti ha dato il culo, vero !? e chissà quante pompe ti ha fatto, a scuola è famosa per questo…ma io scopo molto meglio di lei, uffa..
– è vero – annuisco dolcemente, cercando di calmarla-
– certo che.. veramente lo pensi !? – si illumina ad un tratto.
– Ti ripeto è vero… Stefi ha.. altra esperienza ma tu.. tu sei un’altra cosa…
– Graaaazie fratellino, vieni qua- si abbassa su di me e mi dà un sonoro bacio sulla bocca, sento la sua lingua indiavolata che mi lotta dentro e poi si rialza..
– Mmm hai pure un buon sapore.. che fratello perfetto – dice sorridendo..
– Ti sciogli i capelli, Daniela.. per piacere hai dei capelli meravigliosi.
Annuisce sorridendo e alza le braccia per sciogliersi il nodo poi si gira a destra e sinistra.
Nel fare ciò seguo ipnotico il movimento dei suoi seni sodi.
– E ora !? – mi dice con susseguo- che cosa vuoi fare !?!
– Beh, non c’è altro in cui tu sei esperta, Dani….- azzardo fissandole i seni.
Lei segue il mio sguardo e arriccia la bocca in una smorfia.
– E bravo fratellino- mi dice facendomi il solletico – a quanto pare la stronza ti ha detto tutto,
eh !?! però andiamo di là. Qua stiamo scomodi…
Si alza, e la sua fica cola un misto di acqua, sperma e umori. Mi prende per mano e mi porta in camera sua.
– Ma siamo tutti bagnati, Dani..
– E chi se ne frega.. fai presto e seguimi…
Salto sul letto di camera sua, stendendomi di schiena e divaricando le gambe, poi con un sorriso eroticissimo afferrandosi le tette mi fa l’occhiolino.
– dai, Luca, si parte….
Mi monta a cavalcioni, appoggiando il mio cazzo di nuovo gonfio nel canale in mezzo ai seni. I capelli le fanno una splendida corona nera intorno al viso. Mi avviluppa il cazzo stringendo forte i suoi seni attorno all’asta e poi va su e giù….
La sensazione è bellissima, ogni tanto al termine in fondo del movimento mi picchietta la lingua sul glande.
– aahh, aspetta Dani, girati su di me… tanto sei piccola , non è giusto che godo solo io…
– mmmm che fratellino consideroso… dai, arrivo
Si stende su di me e mi ritrovo quella splendida fica cespugliosa davanti al mio naso… dall’odore forte si direbbe che non è bagnata solo per la gita nell’acqua calda…
Lei riperende la spagnola e io comincio a tracciarle con la lingua il bordo delle grandi labbra per poi passare alle piccole…lei sobbalza contenta mentre la afferro per le chiappe, mettendole un dito nell’ano…
-aah..bravo cosìiii..- dice ansante mentre manda sensazioni stupende al mio cazzo con i suoi seni.
Il suo movimento è costante è sempre più veloce. Non ci vuole poco che lei viene di nuovo inondandomi..
-aaaaaahh ..ohhhh, dai fratellino, vieni anche tu…Dio mio mi hai slabbrato i seni…dia bagnami tutta di sperma con il tuo bel cazzone…
e’ troppo sentire queste parole.. le vengo in faccia come un geyser. Si accascia di lato sul letto oramai bagnatissimo di tutto e di più.
Con un sforzo titanico mi alzo dal letto e vado in bagno per prenderle un asciugamano. Non voglio che prenda freddo. E’ così distrutta che non ce la fa nemmeno a rialzarsi.

La sera quando stiamo tutti insieme a cena. Mi guarda mandandomi risini e occhiatine veloci, a me e poi a Stefi. Non posso fare a meno di risponderle dopo tutto quello che mi ha fatto.
– Hai l’aria rilassata Dani.- dice mia madre contenta.
– E sì, ho fatto un bel bagno – risponde sospirando Daniela – e poi ho fatto un po’ di ginnastica con Luca, ci voleva proprio…
Stefi fa finta di niente, ma quando ci alziamo da tavola non vista dagli altri mi guarda con occhi di fuoco, poi va in camera sua sculettando ritmicamente e languidamente come un orologio sexy… sì il bello deve ancora.. venire…

Sorelle incontentabili


–    Ho ragione io !!!
– E invece ti dico che ho ragione io !!! Perché non posso averla per stasera !?!
– Perché è mia, no ?!?! prenditene un’altra..
– Ma non me la puoi prestare per stasera !? io ieri ti ho prestato la cintura…
Stiamo a tavola, e siamo alle solite. Le mie sorelle maggiori strillano, e mio padre e mia madre assistiamo ogni sera allo show.
Non è che non si vogliono bene, anzi, stanno sempre assieme.. e che hanno pochissimo in comune: il fatto di essere due belle ragazze, di essere vanitose, e di essere sempre in competizione tra di loro. Per tutto.
-Basta !!! – tuona mia madre, sbattendo il pugno sul tavolo – Stefi, tu presterai la borsetta nera a tua sorella , e tu Dani presterai la borsetta bianca a Dani…. possibile che quello che ha una di voi lo deve sempre avere l’altra !? siete incorreggibili…
Finito di mangiare mi alzo da tavola stanco e disgustato di vedere sempre queste scene.
Sono proprio due piaghe, penso stendendomi sul letto. E fossero piccole hanno 23 e 22 anni, sembro più grande io di loro che di anni ne ho 19….. Se non avessero quel carattere infame..
E’ proprio vero, quello che deve avere l’una deve avere pure l’altra….. anche l’altra….
Peccato perché anche se sono differenti l’una dall’altra sono proprio carine… sono entrambe piccoline di statura sul metro e sessanta, ma sono ben fatte, ed eleganti…
Stefania la più grande, si fa per dire mi arriva al mento, è bionda, capelli alle spalle, con sapienti colpi di sole, un fisico esile e tonico dopo anni di palestra, non ha grossi seni ma sono piccoli sodi e appuntiti, belle gambe, ed il culo, Dio che culo, rotondo sodo a mandolino.. porta sempre perizomi per mostrarlo bene.. anche se è sempre altera, controllata, elegante. Una principessa. Veste sempre alla moda ed è sempre curatissima.
Daniela invece è tutto l’opposto: una forza della natura, esuberante spontanea. Ha un corpo morbido, soffice rotondo, due beni sodi e rotondi, una capigliatura lunga e corvina come i suoi occhi. I suoi jeans fasciano gambe morbide ed un sedere burroso.
Mi accarezzo per solidarietà la bestia sotto la patta.
Ahhh me le scoperei decisamente entrambe, per motivi diversi se non fossero le mie sorellone.. vederle godere entrambi sarebbe una gioia troppo immensa… ora che ci penso non hanno nemmeno le mestruazioni…
Ciò che ha l’una deve avere pure l’altra.. …
Un piano diabolico. Ma c’ho poco tempo.

Preparo due pezzi di carta scribacchiati e mi alzo vado prima in camera dell’una poi dell’altra.
Per fortuna si stanno ancora preparando per uscire (una festa di laurea, penso). Infilo lesto i due bigliettini nelle borsette che si sono prestate a vicenda, piazzandoli in posti strategici… poi torno sul letto in camera mia.
Dopo una mezz’ora le vengono a prendere. Prima di uscire vengono entrambe a salutarmi.
-Ciao Luca – dice Stefi sporgendosi per darmi un bacetto sulla guancia, splendida nella sua mini nera e canotta scura.
-Addio fratellino mio, a presto- mi abbraccia Dani, facendomi sentire la morbidezza della profonda scollatura del suo vestito.
-Ciao ragazze…- saluto distratto. Le vedo andare via, sogghignando tra me e me. Bene si sono scambiate le borsette !!!!
In ognuna c’è un biglietto stropicciato del genere:
“Tesoro, ti voglio solo ringraziare della splendida notte che mi hai dato. E’ stato fantastico, come abbiamo fatto l’amore…ti sembra strano come siamo andati avanti fino all’alba !?! Per fortuna che nessuno ha sentito niente.. eri bellissima e mi è dispiaciuto non poter urlare tutto il mio piacere….
Mi raccomando, però: non dire niente, NIENTE a tua sorella. Non capirebbe.
Spero di …ci siamo capiti, presto
Luca”
Se conosco bene le mie sorellone, in questa casa fra poco succederanno cose turche….

Il pomeriggio del giorno dopo (sabato) rientro a casa dopo una partita di calcetto. Sono sporco come un mulo e un po’ dolorante ovunque. Giro per casa cercando i superstiti.
Dani sta leggendo un giornale in cucina , alza lo sguardo e sorride.
– Ciao frattelino, che hai combinato !?1
– Un massacro a calcetto…. c’è qualcuno !?!
– No, Ma e Pà sono andati alla casa al mare, tornano lunedì sera e Stefi è per negozi. Poi va da Alice. Siamo soli io e te.
– Ah, bene io vado a lavarmi- le dico stanco…
Sto per uscire dalla stanza quando mia sorella mi chiama alzandosi dalla sedia.
– Ah, guarda Luca la doccia è rotta, si è otturata stamattina- dice stringendosi le spalle – devi per forza usare la vasca da bagno del bagno di mamma.
– Poco male, tanto non ho niente da fare.. se qualcuno mi vuole sto nella vasca da bagno.
– Va bene.

Entro fischiettando nel bagno aprendo l’acqua calda. Per curiosità mentre la vasca da bagno si riempie vado a controllare l’altro bagno: la doccia funziona a meraviglia.
Mi levo i vestiti sporchi ed entro nell’acqua bollente. Mi tiro velocemente una sega, pensando a mia sorella di là, che sta pensando il modo migliore per scoparmi… se veramente passerà all’attacco, devo durare il più a lungo possibile.
Dopo essere venuto nell’acqua, aggiungo il bagno schiuma ,mi immergo sciogliendomi i muscoli in una marea di bollicine.
Dopo un po’ una testa fa capolino.
-Ciao fratellino, come va !?! – entra con un sorriso che illumina la stanza fumosa di vapore acqueo- ho già letto due volte il giornale… che palle il sabato pomeriggio mi annoio a morte… vuoi un po’ di compagnia !?!
– Prego mia principessa, si sieda sul trono- le rispondo ridendo indicando il water.
– la principessa è un’altra in famiglia- risponde lei incrociando le gambe.
Mia sorella composta sulla tazza: ora noto che indossa i soliti jeans, una camicia beige di jeans da cui… svettano i capezzoli induriti. Ehi, non ha il reggiseno, e ha tre bottoni sbottonati….
Parliamo del più e del meno per un po’, con lei che cerca di sbirciarmi nella schiuma in mezzo alle gambe ed io che infilo l’occhio nella scollatura. I suoi seni li conosco bene, li ho visti mille volte in piscina, li ho pure palpati allegramente, ma è sempre un piacere vederli, e lei lo sa.
Faccio per allungarmi per prendere il sapone, ed alzo un gemito fingendo un dolore alla schiena.
-Cos’hai, piccolo !? ti fa male la schiena -chiede preoccupata Dani.
– Niente, un piccolo strappo, una notte di sonno e mi passa.. però non riesco a lavarmi bene la schiena.
– Ho capito- dice tirandosi in una crocchia i capelli, per non bagnarli- ci penso io.. passami la spugna.
Si arrotola le maniche della camicia, poi le passo la spugna, che mi spreme scherzosamente in faccia ridendo….poi comincia a lavarmi la schiena, sia con la spugna che con l’altra mano con un movimento lento,sensuale… che non tarda a fare effetto sulle mie parti basse.
– perché poi l’altra sera la fe….- si blocca ammutolita.
– Che c’è !?! – dico mentre mi giro verso il bordo dove è ora seduta.
– ah niente- si gira attorno arrossendo visibilmente- non riesco a trovare dove …dove stanno i sali.. ah eccoli…
Schizza come un razzo verso la mensola dall’altra parte del bagno. Faccio finta di rilassarmi socchiudendo gli occhi.
-Certo che fa proprio caldo qui dentro- mormoro per farla arrossire ancora di più.
-Eh sì, che caldo…- dice mordendosi il labbro infeririore.
Ad un certo punto la spio che sorride fra sé e se.
– uffa perché i sali sono così in alto non ci arrivo…oooh cazzo..
Con un movimento maldestro fa cadere il barattolo che sta vicino ai sali su di lei. Guarda caso è il barattolo del borotalco, che l’imbianca tutta la camicietta ed i jeans…
– Che disastro !! Sono proprio una frana – si dispera guardandosi allo specchio- per fortuna che avevo i capelli raccolti…sembro un fornaio ubriaco…
– Non ti lamentare, non è successo nulla …
Cerca di scuotersi la polvere bianca da dosso, ma senza riuscirci. Il vapore ha reso tutto una colla ..si siede stizzita sul bordo davanti a me.
– che strazio- si lamenta scuotendo la polvere- odio essere così sporca.
– Non è vero…- mormoro ancora ad occhi chiusi- hai solo bisogno anche tu di un bagno Dani si illumina: si alza e lentamente comincia a sbottonare la camicia imbrattata. Emergono subito due seni da terza mondiale, con due capezzoli piccoli e turgidi.
– bene- dice gettando la camicia all’aria e sbottonandosi i jeans- allora lo ritengo un invito.
Cerco di mantenere la calma mentre mia sorella si sta spogliando davanti a me come se fosse la cosa più naturale del mondo, ora si sta sfilando i jeans e gli slip con un colpo solo.
– Prego, tanto c’è posto per tutti e due – le rispondo vedendo incantato il ciuffo nero che s’immerge nell’acqua.
Daniela è immersa fino alla punta dei seni, si appoggia sull’altro lato della vasca chiudendo gli occhi.
– ahhh hai proprio ragione, Luca, l’acqua è splendida.
– Adesso – le rispondo -il minimo che possa fare è lavarti la schiena….
Lei si gira con un movimento aggraziato e mi porge la schiena, reggendosi per i bordi.
La sua schiena è molto bella e la lavo lentamente, in un silenzio tranquillo. sento piccoli mormorii di piacere. Non ci posso credere, sto in una vasca da bagno con mia sorella nuda davanti a me…
Le mie mani scivolano dalla schiena ai fianchi, al sedere pastoso.
– Ehi Luca ..quella non è la schiena- mi dice, senza una traccia di rimprovero…
– No, hai ragione è un culo bellissimo – le rispondo massaggiando le natiche.
– Ma dai, che Stefi ha un culo più bello del mio – dice girandosi di scatto, mettendo un piccolo broncio.. – dovrei fare più ginnastica, lo so ma….
– Non è più bello, è diverso – le rispondo prendendola per le spalle- e poi tu hai delle cose che Stefi non ha …
– Cosa !? – chiede illuminadosi.
– Due tette bellissime, sode e rotonde, con due capezzoli giusti, né troppo piccoli né troppo grossi- le rispondo palpandole gustosamente le mammelle – guarda come stanno su…
Non si ritrae dal mio tocco, anzi una mano scatta in avanti nell’acqua e mi afferra il cazzo, con una presa solida ma leggera.
– ecco… ohh allora si vede che ti piacciono- mi dice iniziando a masturbarmi leggermente.- guarda qua che cosa ti è venuto.. complimenti fratellino, è bello grosso.
Una mia mano abbandona il seno e scivola giù, passando per l’ombelico. Arrivo fino al cespuglio, e comincio a titillare un clitoride già aperto a corolla.
– oohhh ma cosa fai… mmmmm – dice scuotendosi dal piacere.
– Ora !? un po’ di immersione !!!
Mi getto in avanti trattenendo il fiato. Dani spalanca le cosce appoggiando i piedi fuori dal bordo della vasca .Anche se vedo poco a causa dell’acqua torbida comincio a leccare le grandi e le piccole labbra, ed il clitoride pronunciato. Vado alla rinfusa anche per mancanza di ossigeno .Mia sorella mi stringe la faccia sulla fica, sbattendo il bacino in avanti, a costo di annegarmi.
Quando non ce la faccio più riemergo. Fra i due quella più ansante è lei, penso che ha appena avuto un orgasmo..
-mmm …vieni Luca ora ti faccio veder la vera specialità di tua sorella Dani- mormora con voce roca- montami sopra.. dai.. fottimi.. scopami brutto maiale..
Non mi faccio pregare due volte. Mi metto in ginocchio fra le sue gambe e appoggio il mio cazzo all’entrata della sua passera, poi con un affondo lento ma deciso la penetro, attento a non schiacciarla con il mio peso. Oddio, sto scopando con mia sorella, nella vasca da bagno…
– aah-sssììì.. dai..- urla mentre entrambi aumentiamo il ritmo facendo uscire tutta l’acqua per terra -ancora più forte…brutto porco ti piace scopare tua sorella Dani, eh !?!
Ora che ci faccio caso, Dani ha una fica stupenda.. usa i muscoli vaginali come se fossero dei guanti.. mi avviluppa tutto, e si muove anche bene per stare in una vasca da bagno. Mi sfiora sapientemente ovunque, sulle spalle, i capezzoli, il collo.
– aaah daaai cossìììì che bbello… ancora… mmmm
E’ un piacere vedere il suo viso arrossato dalla goduria e dall’aria calda e umida, ha gli occhi umidi e ciuffi di capelli le scappano dalla crocchia rendendola ancora più desiderabile…
Per fortuna che prima sono venuto altrimenti sarei durato pochissimo… stringo i denti per darle più piacere possibile.
Oramai metà acqua della vasca è per terra, il rumore dei nostri corpi uniti sembra quella di un enorme sturalavandino…. mia sorella getta scomposta la testa da tutte le parti…
-Oddio , Luca- urla sguaiata, abbrancandomi con le gambe – sto arrivan… sto venendo.. aaaaaarrgghhh… Luccaaaaaaaa !!!!
Il suo orgasmo è quasi contemporaneo al mio…la inondo di un mare di sperma che imbianca l’acqua.. cerco di non schiacciarla abbattendomi sull’altro lato della vasca.
Dopo alcuni minuti in cui riprendo fiato, si alza e mi si mette a cavalcioni, bloccandomi le gambe…
– Oh Dani, è stato stupendo, ha ragione sei proprio bravissima..
– Uhmf – sbuffa mettendo le mani sui fianchi, mentre i suoi seni sobbalzano leggermente- spero che la lezione ti sia piaciuta…allora sono meglio io, vero !?!
– Non capisco – fingo disorientato – di cosa parli, io..
– Di quella troia di nostra sorella, ecco della principessa sul pisello- stizzisce, puntandomi un dito sul petto – e non fare niente, so tutto, anche se l’ho scoperto per caso…
– Beh, hai ragione….- arrossissco secondo il metodo Strasberg studio’s…
– Dico io – continua lei arrabbiata – ma se proprio dovevi scopare con qualcuno in famiglia, perché non sei venuto da me !? Sono ANNI che ammiro il tuo bel cazzone.. secondo te… non mi ero accorta come mi guardavi !? e come guardi quella mazza di scopa di Stefi… e pensare che un giorno stavo pure per saltarti addosso…e TU vai da quella stronza….
Oh dio mio…ci risiamo
– lo so , che quella ti ha dato il culo, vero !? e chissà quante pompe ti ha fatto, a scuola è famosa per questo…ma io scopo molto meglio di lei, uffa..
– è vero – annuisco dolcemente, cercando di calmarla-
– certo che.. veramente lo pensi !? – si illumina ad un tratto.
– Ti ripeto è vero… Stefi ha.. altra esperienza ma tu.. tu sei un’altra cosa…
– Graaaazie fratellino, vieni qua- si abbassa su di me e mi dà un sonoro bacio sulla bocca, sento la sua lingua indiavolata che mi lotta dentro e poi si rialza..
– Mmm hai pure un buon sapore.. che fratello perfetto – dice sorridendo..
– Ti sciogli i capelli, Daniela.. per piacere hai dei capelli meravigliosi.
Annuisce sorridendo e alza le braccia per sciogliersi il nodo poi si gira a destra e sinistra.
Nel fare ciò seguo ipnotico il movimento dei suoi seni sodi.
– E ora !? – mi dice con susseguo- che cosa vuoi fare !?!
– Beh, non c’è altro in cui tu sei esperta, Dani….- azzardo fissandole i seni.
Lei segue il mio sguardo e arriccia la bocca in una smorfia.
– E bravo fratellino- mi dice facendomi il solletico – a quanto pare la stronza ti ha detto tutto,
eh !?! però andiamo di là. Qua stiamo scomodi…
Si alza, e la sua fica cola un misto di acqua, sperma e umori. Mi prende per mano e mi porta in camera sua.
– Ma siamo tutti bagnati, Dani..
– E chi se ne frega.. fai presto e seguimi…
Salto sul letto di camera sua, stendendomi di schiena e divaricando le gambe, poi con un sorriso eroticissimo afferrandosi le tette mi fa l’occhiolino.
– dai, Luca, si parte….
Mi monta a cavalcioni, appoggiando il mio cazzo di nuovo gonfio nel canale in mezzo ai seni. I capelli le fanno una splendida corona nera intorno al viso. Mi avviluppa il cazzo stringendo forte i suoi seni attorno all’asta e poi va su e giù….
La sensazione è bellissima, ogni tanto al termine in fondo del movimento mi picchietta la lingua sul glande.
– aahh, aspetta Dani, girati su di me… tanto sei piccola , non è giusto che godo solo io…
– mmmm che fratellino consideroso… dai, arrivo
Si stende su di me e mi ritrovo quella splendida fica cespugliosa davanti al mio naso… dall’odore forte si direbbe che non è bagnata solo per la gita nell’acqua calda…
Lei riperende la spagnola e io comincio a tracciarle con la lingua il bordo delle grandi labbra per poi passare alle piccole…lei sobbalza contenta mentre la afferro per le chiappe, mettendole un dito nell’ano…
-aah..bravo cosìiii..- dice ansante mentre manda sensazioni stupende al mio cazzo con i suoi seni.
Il suo movimento è costante è sempre più veloce. Non ci vuole poco che lei viene di nuovo inondandomi..
-aaaaaahh ..ohhhh, dai fratellino, vieni anche tu…Dio mio mi hai slabbrato i seni…dia bagnami tutta di sperma con il tuo bel cazzone…
e’ troppo sentire queste parole.. le vengo in faccia come un geyser. Si accascia di lato sul letto oramai bagnatissimo di tutto e di più.
Con un sforzo titanico mi alzo dal letto e vado in bagno per prenderle un asciugamano. Non voglio che prenda freddo. E’ così distrutta che non ce la fa nemmeno a rialzarsi.

La sera quando stiamo tutti insieme a cena. Mi guarda mandandomi risini e occhiatine veloci, a me e poi a Stefi. Non posso fare a meno di risponderle dopo tutto quello che mi ha fatto.
– Hai l’aria rilassata Dani.- dice mia madre contenta.
– E sì, ho fatto un bel bagno – risponde sospirando Daniela – e poi ho fatto un po’ di ginnastica con Luca, ci voleva proprio…
Stefi fa finta di niente, ma quando ci alziamo da tavola non vista dagli altri mi guarda con occhi di fuoco, poi va in camera sua sculettando ritmicamente e languidamente come un orologio sexy… sì il bello deve ancora.. venire…

Io schiavo


Torno dopo qualche ora.

Arrivo tutta felice mi diede un bacio in fronte, mi slego e mi porto fuori con lei.
Mi vestii molto velocemente come mi era stato ordinato: fui costretto a indossare sotto i jeans un paio di reggicalze, ed un paio di mutande rosa, dalla vite in su indossavo un reggiseno nero e una camicia maschile non molto elegante che si adattava ai jeans. Insomma avevo la biancheria intima di una donna di sotto e quella di un uomo di sopra. La situazione precipito quando mi accorsi che la mia padrona mi si avvicino con un paio di scarpe da donna e mi ordino di indossarle io rimasi un po’ perplesso ma poi me li misi. Scesi le scale a fatica mentre lei mi torturava con numerosi insulti.

“Schiavo forza cammina non ti fermare o vedrai cosa ti aspetta”.
Appoggiato alla ringhiera camminavo piano piano cercando di non scivolare, non c’è l’ ha facevo più ma finalmente arrivai.
“Andiamo merda, sali in macchina” io in silenzio e senza farmi vedere da nessuno m’intrufolai in macchina “ok merda ora andiamo in centro” per un momento impallidii al pensiero di dover scendere con quelle scarpe in mezzo a tanta gente.
Rimasi in silenzio e avevo un po’ di paura.
Dieci minuti dopo arrivammo in un luogo dove la macchina si fermo Giusi mi diede una leggera spinta che mi fece capire che dovevo scendere preso da una vergogna che mi saliva per tutto il torace e la schiena non pensai minimamente di accontentarla poi avvertii un brivido di piacere non so come ma mi venne istintivo scendere in mezzo alla folla.
Guardavo tutti ma pochi guardavano me non mi vide quasi nessuno per fortuna, senza pensare segui la mia adorata padrona che mi condusse in un grosso appartamento, un po’ antiquato, vi erano grossi quadri che raffiguravano grandi eroi del passato e grosse donnone che falsificavano la ricchezza di quei tempi lei mi condusse lungo un corridoi di circa cento metri con quei tacchi mi facevano male i piedi e guarda caso la mia padrona mi ordino di camminare in ginocchio appioppandomi un collare pieno di peli (era stato usato da un cane).
Arrivammo finalmente ad un porta nera dove vi era un cognome al quanto strano vichinghe-los non avevo mai sentito dire nulla del genere. Giusi suono alla porta io mi spaventai e feci per alzarmi ma sentii Giusi che si sedette su di me, la notai soltanto adesso era vestita con una vertiginosa minigonna di pelle che mostrava affascinanti gambe dei tacchi a spillo altissimi e una camicetta a dolci scollature di un bel colore viola, portava una collana lunga all’altezza del seno. Ed era truccata davvero bene non che io la vedessi da quella posizione ma me la ricordai. Portava delle calze nere che io vedevo e ammiravo scesi con l’ ho sguardo cercando di rivedere il dolce piede ma fui interrotto nel pieno dei miei pensieri dal rumoroso, non forte ma acutissimo stridolio della porta né usci una bella donna dai capelli neri lievemente arricciati. Portava una bella gonna sopra il ginocchio di pelle nera con una vertiginosa spacca che dava sfogo ad una buona parte di coscia che non era coperta da calzatura non portava niente hai piedi e fu per questo che ebbi un’immediata erezione il busto era molto snello e ricoperto da una camicetta bianca che faceva trasparire buana parte del seno. Mi sembro che le due si conoscessero quando parlò mi fece paura:
“ho sorellina come stai, questa e la merda di schiavo che avevi detto, ma e brutto e zotico guarda ti regge a malapena ma dove l’ ho hai trovato”
Erano sorelle io guardavo naturalmente senza parlare nella più totale sottomissione, ma vide la mia padrona attorcigliare le sopracciglia in senso di rancore con sua sorella ed, infatti, un momento dopo le disse che con me si sarebbero divertite cosi Aliana cosi si chiamava si rivolse a me con uno sguardo crudele
“Hei merda ma lo sai cosa ti aspetta non lo immagini nemmeno ora vedrai”
Cosi entrai in quell’ambiente da me sconosciuto dove vi erano poster di tutti i tipi raffiguranti scene erotiche, e posizioni animalesche
“Vai merda leccaci i piedi dai” si misero una accanto all’altra e mi esposero i loro piedini cominciai a leccare i piedi di Aliana con tutto l’amore che avevo e provai una sensazione che mai avevo provato. Un immensa emozione la mia padrona m’insultava e la sorella era in preda all’eccitazione ad un tratto sentii entrare qualcuno smisi di leccare e vidi che era un cane un grosso alano, ricevetti un enorme schiaffo da Aliana seguito da una pedata di Giusi:
“Guarda che nessuno ti ha detto di smettere” tuonarono in coro, cosi mi fecero capire che meritavo una bella punizione, ricordo che ebbi una bell’erezione a quelle parole.
Mi fecero mettere in posizione sdraiata verso l’alto ed invitarono Rochy a salirmi sopra, gli divaricarono le gambe e mi dissero che Rochy era come un padrone per me e che in questo momento voleva venirmi in bocca. Senza avere un minuto di esitazione presi quel grosso cazzo in bocca e lo succhiai.
Ricevetti moltissimi insulti da parte delle due donne:
“succhia succhia merda vediamo se ti è diventata dura brutto animale io dico di si, ma vediamo”
“ho frocio ti diventa dura quando lo lecchi ad un cane ma che schifezza sei, sei un errore della natura”
“una puttana in calore scommetto che se ti scopasse ti ecciteresti ancora di più vero animale merda senza ritegno” io intanto continuavo a succhiare finche non sentii un liquido venirmi in bocca mi staccai e subito mi ordinarono di tenera la bocca aperta e di non ingoiare la sborra canina che in effetti aveva un pessimo gusto lo feci aprii la bocca e dimostrai loro che avevo il seme di quel cane in bocca, fermo cosi mi dissero vidi Aliana alzarsi la gonna dalla parte della spacca e mostrarmi la sua deliziosa figa:
“fermo fermo”
Mi ripete volevo leccarla ma aspettai l’ordine non mi venne dato. Mi dissero in coro invece: ”
“bevi cane”
Un secondo dopo mi sentii la bocca piena di urina
“bevi tutto, merda”
Lo feci senza tanta volontà ma lo feci. Vidi il cane allontanarsi e le due che gia tramavano qualcosa, cosa c’era nella mente della mia padrona Giusi e in quella di Aliana, che si era rilevata un’ottima dominatrice e che ormai potevo credere come mia seconda padrona. Le due donne mi mostrarono nuovamente i piedi ed io inizia loro un duplice accenno alla sottomissione, iniziai a leccare il dolce piede sottile e delicato di Aliana e a massaggiare quello acuto, e col grosso pollicione di Giusi, iniziarono nuovamente ad insultarmi:
“allora cacchetta ti e piaciuto il cazzone del mio cane”
Inizio Aliana, che poi continuò ad insultarmi e io intanto leccavo il suo piede, lo baciavo con passione, facendo scivolare la mia lingua tra quella carne soffice, che per me era la parte più bella di una donna, sì il piede e un oggetto che credo faccia senso a tutti, e nessuno può capire i sentimenti di una persona sotto il potere di una donna se non l’ ha mai provato. Le dita soffici sotto la mia lingua, scivolavano accompagnati dalla mia saliva, mi sentivo nelle loro mani e questo accresceva ancor di più la mia libidine, la sofferenza stranamente mi dava piacere, un piacere immenso che da vita e conferma la mia teoria che l’uomo e soltanto un animale, e come gli animali gode istintivamente.
“sì a tutti i froci piace ma non ti preoccupare fra poco ne proverai un altro cazzo quello di mio marito”
In men che non si dica mi ritrovai un omone enorme di frode agli occhi e il suo cazzone di fronte al viso:
“leccalo merdaccia dai leccalo”
Disse quell’omone con la sua voce rauca e forte, anche se tremante per l’eccitazione, non avevo mai preso in bocca il cazzo di un uomo e mi faceva schifo, anzi tuttora mi fa schifo, decisi che non l’ ho avrei messo in bocca per nessuna ragione, non so perché ma mi faceva molto più effetto di quello del cane, ma tutto mi passo quando sentii la voce tremante ed eccitata della mia padrona che mi ordino
“dai leccalo merda leccalo ho se no ti puoi scordare i miei piedi leccalo ho detto merda facchino incivile depravato cagna merda della natura non mi fare perdere tempo dai lecca fai finta che sia la mia fica forza che poi forse te l’ ha do”
A quelle parole io che ero ancora vergine, mi eccitai tantissimo e prima di ricevere un ceffone dall’omone presi il suo cazzo in bocca, e l’ ho leccai, non mi piacque per niente era un lurido cazzo schifoso, pieno di sporcizia, ma questo mi eccitò grazie anche agli insulti delle mie padrone, che intanto mi mettevano i piedi in faccia e mi facevano assaporare il loro fetore. L’uomo venne in pochissimo tempo e a me venne da vomitare ma non l’ ho feci incitato ad ingoiare tutto dai tre.
Subito dopo fui costretto a preparare loro la cena mi diedero una gonnellina cortissima da cameriera e una maglietta nera tutta scollata, un paio di scarpe a tacco alto da donna delle pulizie e mi fecero servire la cena, mentre servivo le mie padrone mi toccavano il sedere naturalmente nudo e i coglioni una di queste volte Aliana invece di accarezzare me li strizzo e io emisi un gridolio,
“non l’ ho fare più merda non ti voglio sentire più gridare, hai capito, mettiti a terra e leccaci i piedi, che poi noi prepareremo la cena a te”
Mi accucciai sotto il tavolo ed iniziai a leccare i piedi che preferivo, quelli di Aliana, i più delicati e soffici, quelli che mi davano maggiore eccitazione, ma fui rimproverato e mi fu ordinato invece di togliere le luride scarpe dell’omone e di leccare i piedi a lui. Gli tolsi delicatamente le scarpe e ricevetti il forte odore dei suoi piedi sudati gli tolsi anche le calze e l’odore aumento:
“puzzano molto vero merdaccia, adesso mettitele vicino al naso, e odorale profondamente l’ ho senti vero, l’ ho senti” m’incitava Giusi mentre col piede mi strofinava le palle provocando una maggiore erezione del mio sesso.
Restai con le calze sopra il naso sopportando quel terribile odore per una buana mezzora poi vidi i tre sorridere, era un sorriso malizioso che mi faceva pensare a non so quale tortura che cosa avrebbero fatto ora.
Vidi Aliana uscire dalla sala da pranzo e tornare col grosso cane mi eccitai subito quando lo vidi non so perché ma il pensiero della nuova prova di sottomissione mi faceva rizzare le carni, poi capii.
Teneva in una mano il guinzaglio, nell’altra una ciotola per cani, l’appoggio vicino a me e gli mise dentro delle crocchette per cani, non sapevo cosa fare aspettai un ordine poi vidi il cane che iniziava a mangiare, lo guardai intensamente mentre il suono della lingua, e della gola che ingoiavano le crocchette, era dominante nella stanza silenziosa, la saliva del cane scendeva nella ciotola e le crocchette erano masticate e ributtate dal cane, ad un certo punto Giusi fermo il cane si alzo la gonna e urinò dentro la ciotola, poi ci sputo lo stesso fecero Aliana e suo marito.
“eccoti servita la cena nostro padrone mangia dai mangia”
L’odore delle urine era mescolato con quella della saliva del cane e le crocchette avevano assorbito in maniera brillante. Mi chinai e mi fu appostato un piede in faccia era Aliana che mi chiedeva di ringraziarla
” Vi ringrazio mie padrone per la splendida cena che mi avete preparato mangerò tutto con estrema devozione non potevo sperare in una cena più buona di questa col puro rifiuto dei miei padroni L’urina, vi ringrazio”
Poi intervenne Giusi che mi disse che mancava un goccetto di sale, cosi mi ordino di masturbarmi e di venire dentro la mia cena, in maniera da insaporirla meglio.
Mi diede il suo piede e mi disse di leccarlo mentre mi masturbavo.
Fu la più bella sega di tutta la mia vita, mi eccitai tantissimo sentendo l’odore del piede, un odore che era profumo e mentre la mia lingua s’infilava tra le dita dei suoi piedi, il mio cazzo sbrodolante venne, andando ad unire all’urina, alle crocchette, e alla saliva dell’animale anche il mio seme.
Subito dopo il piede di Aliana si accovaccio dietro la mia testa e mi spinse a mangiare quel succo, che io leccai come un cane fa, quando e assetato e a bisogno di acqua. Piano piano assaporai quel liquido e mangiai per bene le crocchette. Faceva davvero ribrezzo a pensarci, ero accovacciato per terra con il piede di Aliana sopra la testa che mi derideva, Giusi che si masturbava nel vedere la scena, il marito se n’era andato per fortuna, e la mia lingua che attraversava quel miscuglio di urina e sborra di saliva e crocchette per cani, e quello che era più imbarazzante non era tutto questo ma era il mio cazzo che si rizzava sempre di più, e fu per questo che nonostante il pessimo sapore, continuai a leccare quella e mangiare quella porcheria, fino a che non l’ ha finii tutta. Ebbi un grosso senso di vergogna e mi venne in mende di abbandonare tutto di alzarmi e scappare via ma il mio cazzo era in estrema eccitazione cosi nella speranza di poter fare la prima scopata della mia vita rimasi in silenzio. Le due non si aspettavano che sarei riuscito a bere tutto e rimasero tanto sorprese da non riuscire a muoversi per alcuni secondi. Lo stupore di Aliana che mi guardava il mio dolce viso in quel momento triste si sedette vicino a me accarezzo il mio viso togliendo le ultime gocce che scivolavano vicino alle labbra, e mi diede un bacio profondo bellissimo fu il più bel bacio della mia vita mi venne quasi voglia di scoparla ma non l’ ho feci non mi fu ordinato.
Giusi riprese il controll0o della situazione e mi ordino di andare subito da lei leccargli nuovamente i piedi.
“ora che sappiamo che sei disposto anche a questo ti useremo meglio ancora”
Mi diede il collare per cani e mi lego al termosifone lasciandomi lì per qualche ora.

Merlino


Jerom trovava tutto assolutamente pazzesco ed anche un poco umiliante. Si considerava un archeologo serio e non un cacciatore di sogni ed inoltre era fermamente convinto che l’epoca degli Shliman fosse da molti anni terminata. Non era serio impegnarsi in ricerche solo sulla base di vecchi romanzi e se Shliman era riuscito a scoprire Troia seguendo le indicazioni di Omero ( e dei suoi traduttori) Jerom pensava che quel fatto poteva essere considerato una delle più clamorose “Botte di culo” della storia.

Ma quello che pensava Jerom non contava, l’università aveva ricevuto un’offerta di quelle che non si potevano rifiutare ed il rettore aveva pensato bene di dare l’incarico a lui. Aveva appena parlato con lui quando, rientrato furente nel suo ufficio lo aveva trovato ingombro di grossi scatoloni contenenti vecchi manoscritti.
Tutti parlavano di un unico argomento naturalmente, la leggenda del mago Merlino e del suo tesoro, un’autentica idiozia, ma Jerom sapeva di doversi rassegnare. Il rettore era stato chiaro, doveva dedicarsi anima e corpo a quell’incarico e sino a quando non l’avesse portato a termine non gli avrebbe affidato nessun altro incarico. Priorità assoluta.

Suo malgrado Jerom decise di incominciare subito e chiamò Glenda, la segretaria dell’istituto. “Per favore Glenda mi dia una mano, dobbiamo suddividere e catalogare tutta questa merda…” disse e se ne pentì subito. Glenda era una donna di quarant’anni, cattolica irlandese e molto religiosa. Vestiva molto seriamente e non amava il turpiloquio, a Jerom non sfuggì l’occhiata di riprovazione che gli lanciò. Era una delle poche che non si faceva scrupolo di dirgli quello che pensava, forse per quello gli piaceva. Gli altri molto spesso si sentivano in dovere di trattenersi, per rispetto alla sua deformità, e questo faceva incazzare tremendamente Jerom.

Da bambino aveva molto sofferto per la sua condizione, ma poi aveva imparato ad accettarla, anche se non era facile essere alto poco più di un metro e quaranta, portarsi dietro ad ogni passo una schiena deforme ed una gamba zoppicante. Non erano menomazioni tali da limitarlo seriamente, ma erano sufficienti per destare fastidio e sconcerto negli altri e per metterli a disagio.
Oltre a sua madre e suo padre, Jerom nella sua vita aveva incontrato solo due persone che non si sentissero a disagio per quel suo aspetto poco piacevole, la prima era appunto Glenda, la segretaria dell’istituto, la seconda si chiamava Muriel, ora aveva circa 45 anni e di professione faceva la puttana. L’unica donna con la quale Jerom fosse mai stato.
Lui le si era presentato impacciatissimo e timoroso di un rifiuto che non sarebbe stato capace di accettare, ma lei aveva saputo metterlo a suo agio. Dopo quel giorno Jerom era tornato da lei con regolarità e tra loro si era anche instaurato un rapporto di vera amicizia. Jerom spesso ridacchiava pensando a quante volte lei mentre stavano nudi nel letto gli aveva detto “Jerom ragazzo mio il Signore è giusto ricordatelo sempre…. Ti ha fatto tanto grosso e forte qui….. che in qualche modo doveva compensare…….” Mentre accarezzava a fatica l’enorme ed instancabile membro di Jerom.

Iniziò un lungo e noiosissimo lavoro per aprire i pesanti scatoloni, catalogare e riporre i tomi che contenevano. Le cose migliorarono un poco quando finalmente Jerom iniziò a leggere i documenti. Il passato lo affascinava anche quando si trattava di stupide leggende. Amava la quotidiana fatica di decifrare ed interpretare gli antichi scritti, quel linguaggio arcaico e misterioso e ben presto si accorse che la leggenda di Merlino non era poi così noiosa. Incominciò a divertirsi a ritrovare negli antichi scritti riferimenti a cose luoghi o personaggi che esistevano ancora o semplicemente erano entrati a far parte della storia o delle tradizioni popolari.

Dopo un paio di settimane, il rettore lo mandò a chiamare, Jerom raccolse i suoi appunti ed andò nel suo ufficio. Provò subito un gran fastidio nel vedere che il rettore non era solo, nel grande ufficio vi erano altre due persone. Ronald lo accolse con un grande sorriso “Finalmente….non vedevo l’ora di presentarti al signor Fuller, la persona che finanzia la tua ricerca. Stavo appunto dicendogli che sei stato talmente impegnato nelle tue ricerche da non trovare nemmeno un attimo di tempo per relazionarmi sui tuoi progressi…..”.

Fuller e la donna che sedeva al suo fianco si voltarono a fissarlo mentre lui goffamente si muoveva verso di loro, e quello che lesse sui loro visi non gli piacque per nulla. In particolare l’espressione del viso della ragazza lo fece infuriare… ma era abituato e seppe controllarsi. “Piacere di conoscerla professor Mitchel, io e mia figlia siamo ansiosi di sapere quando ritiene che potranno incominciare le ricerche vere e proprie e come ha pensato di muoversi….” Disse Fuller.

Jerom conosceva quell’uomo, era famoso per tutta l’Inghilterra, ed ora aveva anche riconosciuto la ragazza, la figlia di Fuller che compariva quasi ogni giorno sui giornali scandalistici di Londra per i suoi flirt con personaggi famosi. “L’archeologia studia il passato e come il passato non conosce la frenesia dell’epoca moderna….” Replicò subito Jerom “La mole di documenti che mi avete fornito è impressionante e prima di decidere una strategia occorre analizzare e catalogare tutte le informazioni disponibili…” cercò di prendere tempo.

“Ed è proprio per questo che i signori Fuller sono qui…. Tutti i documenti che ti sono stati forniti sono proprietà della signorina Edith, che li ha raccolti con passione nel corso degli anni, trasformando la sua passione infantile per la leggenda di Merlino in un vero e proprio approfondito studio….” Gli rispose immediatamente il rettore. “Come tu stesso ha constatato la più completa documentazione esistente al mondo…. E lei l’ha studiata per anni. Fortunatamente la signorina a appena terminato l’anno scolastico ed è pronta a collaborare con te, aiutandoti a aggirarti più celermente tra tutti quei tomi….”.

Per poco Jerom non esplose. Non poteva crederci, Ronald sapeva benissimo come lui lavorasse, sapeva benissimo che a malapena aveva imparato a sopportare che Glenda si aggirasse nel suo ufficio mentre lavorava ed ora… ora gli stava proponendo che quella stupida ragazzina… quella puttanella gli facesse da assistente

Tentò una disperata difesa “Non credo sia necessario, ancora qualche giorno ed avrò terminato… e poi tu sai che io lavoro meglio da solo…” ma Ronald la respinse con facilità ed anzi affondò il colpo dando a Jerom una nuova pessima notizia “Può darsi comunque che ti possa tornare utile per un’analisi finale… per essere certo di non aver trascurato nulla. E poi e bene che voi due incominciate ad affiatarvi dal momento che la signorina Fuller seguirà la spedizione quando si passerà alla fase operativa….”

A Jerom non restò che rassegnarsi e lanciò una fugace occhiata alla giovane che gli sorrideva. Ne trasse un presagio di disgrazia, misto ad un fremito che non gli era sconosciuto. Edith Fuller doveva avere poco più di vent’anni, biondissima e dai lineamenti raffinati non smentiva l’impressione che trasmetteva dalle pagine dei giornali indossando una minigonna vertiginoso ed una camicetta molto scollata dietro il labile paravento della raffinata giacca.

Sin dal giorno successivo prese il suo posto alla facoltà passando quasi tutto il suo tempo nell’ufficio di Jerom. Per il poveretto l’unica consolazione era la comprensione di Glenda che disapprovava anche più di lui l’abbigliamento e gli atteggiamenti della ragazza. Ma una cosa fu costretto ad ammettere, la ragazza aveva veramente studiato quei documenti ed in molti casi era anche riuscita ad interpretare correttamente i più intricati passaggi della lingua arcaica.

A meno di un mese dall’inizio, Jerom si era fatto un’idea precisa ed anche se non aveva affatto mutato la sua opinione iniziale, era pronto a discuterne con il rettore ed i Fuller. “Allora Jerom, dicci a che conclusioni sei giunto…” gli domandò Ronald mentre i Fuller attendevano pazientemente “La leggenda di Merlino da secoli ha grande piede in Inghilterra, ne parlano un po’ tutti i documenti che abbiamo analizzato e la sua presenza viene segnalata praticamente ovunque… e molte volte in periodi coincidenti…” non seppe trattenersi dal commentare “Comunque catalogando tutti i dati in nostro possesso è possibile individuare strani buchi a cadenze più o meno regolari e per durate generalmente lunghe nei quali non è dato di rintracciare notizie del famoso Mago”. Continuò prendendo poi ad esporre i dati.

“Naturalmente in i documenti che parlano delle favolose ricchezze accumulate dal Mago sono innumerevoli però nessuno ne parla mai in base a constatazione di fatto, ma sempre facendo riferimento a voci o deducendone l’entità da donazioni pubbliche ricevute dal Merlino…… Nella tabella che vedete abbiamo catalogato le proprietà conosciute del mago, ville castelli poderi, ed a fianco di ognuno gli elementi certi di cui disponiamo ad oggi. Come potete vedere molti sono ancora esistenti, di altri si conosce la certa distruzione… ma esiste un certo numero di possedimenti dei quali è stato possibile individuare solo informazioni generiche.” Jerom fece una lunga pausa per accertare se era riuscito a catturare l’attenzione di tutti, e ne fu compiaciuto.

“Contrassegnati in giallo vedete alcune località… sono quelle per le quali disponiamo del minor numero di informazioni, ma sono anche, per una strana coincidenza, quelle che si trovano più vicino ai luoghi in cui è sempre stata segnalata la presenza del mago prima di quelle sue misteriose sparizioni di cui ho parlato prima….. è da qui che cominceremo, dando la caccia ai nascondigli segreti di Merlino….”

Non ebbe nemmeno il tempo di gustare la soddisfazione di essere riuscito a conquistare la platea dal momento che subito dopo si ritrovò catapultato nei preparativi per la spedizione e soprattutto a dover subire il pauroso lievitare del numero di persone coinvolte. Jerom avrebbe voluto, almeno nelle fasi iniziali circondarsi solo di pochi e fidati collaboratori, ma Ronald impose una spedizione massiccia che coinvolse numerosi studenti. “Così potremo ispezionare contemporaneamente molti più posti….” Disse il rettore “Già ma i costi andranno alle stelle….” Commentò Jerom sperando che servisse a dissuaderlo. “Non ti preoccupare dei costi…. Fuller paga bene, ma esige il massimo impegno….” Troncò la discussione Ronald.

Meno di una settimana dopo una nutrita spedizione partiva in grande stile per raggiungere la remota località nel Galles dalla quale avevano deciso d’iniziare le ricerche, ed il giorno successivo fissavano il loro campo in una sperduta località alla sommità di una collinetta che dominava le alture circostanti.
Mentre gli addetti iniziavano a montare le attrezzature del campo, Jerom, stese le carte su di un improvvisato tavolo ed iniziò a guardarsi intorno per poi tornare alla carta. A volte segnava alcuni punti con un evidenziatore prima di tornare nuovamente a scrutare l’orizzonte.

Ben presto gli altri lo notarono e con suo disappunto si ritrovò circondato dagli studenti, cercò di ignorarli, ma la voce di Edith Fuller, lo costrinse a sospendere il suo lavoro. “Che cosa stai facendo Jerom…” domandò la ragazza… sospirando Jerom rispose “Sta individuando i punti dai quali incominceremo la ricerca….” Disse ma subito Edith lo incalzò “Fantastico… questo vuole dire che tra poco ci dirai anche che cosa dovremo cercare dal momento che sino ad ora non lo hai fatto….” Jerom annuì “Dobbiamo cercare un’antica costruzione, probabilmente non di grandi dimensioni…. Un piccolo castello dimenticato, probabilmente ricoperto dalla vegetazione o semi sepolto…. Per questo sto cercando d’individuare tutte le sporgenze apparentemente anomale del terreno… e da domani ci divideremo in gruppi ed incominceremo a cercare…” visto che era stato costretto ad interrompersi decise che avrebbe sfruttato l’occasione per spiegare a tutti il da farsi e continuò “Ognuna delle squadre raggiungerà un punto prefissato ed incomincerà le ricerche, farà fotografie, piccoli sondaggi del terreno… vi verranno forniti anche dei sonar da utilizzare solo nel caso di indizi favorevoli… per cercare di vedere sotto al terreno. Ogni sera ci raduneremo per analizzare quanto raccolto e decidere il da farsi……”.

Jerom non amava parlare in pubblico anche se sapeva farlo molto bene, accortosi di aver creato eccitazione tra gli studenti decise di liberarsene per tornare al lavoro tranquillo “Ora andate, dovete sistemare il campo e riposarvi, la giornata di domani sarà certamente lunga e faticosa….” Con sollievo li vide allontanarsi parlottando rumorosamente
E tornò a concentrarsi sull’individuazione dei punti più interessanti.

S’interruppe solo al crepuscolo, e si accorse che gli altri si erano già radunati per la cena, passò a ritirare un piatto e poi andò nella sua tenda riprendendo a studiare i documenti che si era portato. Ben presto però incominciò ad irritarsi per le grida di allegria e le risate che giungevano dai ragazzi che si erano radunati intorno al fuoco. In particolare lo irritava la risata argentina di Edith Fuller, che aveva imparato a riconoscere “Con tutti quei ragazzi che le ronzano attorno chissà come si diverte la puttanella…” pensò con irritazione, poi distolse il pensiero cercando di tornare a concentrarsi.

Lentamente i rumori del campo si spensero e lui ritrovò la sua calma lavorando sino a tarda notte prima di abbandonarsi al sonno ristoratore. L’indomani il lavoro iniziò di buon ora, Jerom compose le squadre, assegnò i settori e poi tutti partirono per iniziare le ricerche. La giornata trascorse per tutti veloce, mentre l’entusiasmo della ricerca li spingeva a non fermarsi mai. La sera si ritrovarono e sembrava che tutti avessero fatto sensazionali scoperte…. Ci volle tutta la calma di Jerom per riuscire ad analizzare con calma quanto avevano trovato e riconoscere che non si trattava di nulla d’importante. Se ne andarono tutti un poco delusi e sconfortati.

Le ricerche continuarono nei giorni successivi senza apprezzabili progressi, smorzati gli entusiasmi iniziali tutti lavoravano con più calma e la sera non erano più affranti. Per cui spesso si trattenevano sino a tarda ora intorno al fuoco parlando o ridacchiando come era logico attendersi da giovani studenti. Jerom non si univa mai al gruppo, ma anche nelle rare occasioni in cui aveva avuto modo di osservargli non gli era sfuggito che Edith aveva rapidamente conquistato una posizione di rilievo nel gruppo. Era sempre al centro dell’attenzione, e faceva anche di tutto per rimanervi.

Spesso l’aveva notata civettare con numerosi ragazzi e da qualche giorno la sera si cambiava indossando abiti eleganti ma sempre più sexy, spesso anche Jerom si sentiva strano e si soffermava a fissarla, accarezzando con lo sguardo le sue lunghe e perfette gambe e cercando di sbirciare il generoso seno dalle ampie scollature. Se ne pentiva subito e si rimproverava aspramente per quella debolezza. Di giorno Edith poi non gli forniva alcun alibi per prendersela con lei e sfogare in qualche modo la rabbia che andava accumulando e lavorava quanto e come gli altri senza mai creare problemi.

I giorni passavano ed il gruppo incominciava a demoralizzarsi, il numero delle località ancora da esplorare si riduceva e tutti incominciavano a dubitare di riuscire a trovare quanto cercavano. “Forse converrebbe passare all’altra area che avevi individuato… qui, ormai è chiaro, non troveremo mai nulla….” Aveva detto una sera qualcuno, ma Jerom era stato inflessibile “Ci sposteremo solo quando avremo esplorato tutta la zona”.

La tensione nel gruppo però continuava a salire, e Jerom ne soffriva, diventando ogni giorno più nervoso. La notte lavorava sino a tarda ora ma malgrado questo stentava sempre ad addormentarsi e molte volte dopo pochi minuti di sonno si ridestava senza riuscire a prendere sonno. Ad aggravare la situazione ci si mise anche il clima, con un caldo decisamente insolito per quelle zone solitamente fresche. Una notte dopo essersi a lungo rigirato sulla brandina si alzò ed uscì dalla tenda. Il campo era silenzioso e lo percorse cercando di non far rumore. La notte era splendida con una grande e luminosissima luna che creava ombra irreali sul paesaggio circostante. Uscì dal perimetro del campo e si diresse verso il ruscello che distava poche centinaia di metri con l’idea di farsi un bagno rinfrescante.

Non era la prima volta che raggiungeva il ruscello di notte dal momento che ogni qualvolta aveva dovuto lavarsi lo aveva fatto di notte. Non voleva in alcun modo correre il rischio che qualcuno potesse accidentalmente vedere il suo corpo deforme mentre si lavava. Camminava quindi sicuro e silenzioso potendosi dedicare all’individuazione dei piccoli ostacoli che gli sbarravano la strada dal momento che conosceva benissimo la direzione da tenere.
Ad un tratto si arrestò bruscamente senza che niente lo ostacolasse.

Rimase fermo ed in silenzio per alcuni secondi poi quasi certo di essersi sbagliato stava per riavviarsi quando il suono si ripetè. Non poteva sbagliarsi, la risata di Edith era inconfondibile anche se la ragazza evidentemente si sforzava di renderla il più sommessa possibile. Poi udì anche la voce dell’uomo che stava con lei. Non riusciva a distinguere le parole dal momento che era ancora molto distante.
Senza nemmeno rendersene conto iniziò a muoversi con grande circospezione verso il punto da cui erano giunte le voci.
Si arrestò nuovamente quando i due ripresero a parlare. Questa volta riusciva ad intendere quello che dicevano.

“Cazzo, ma è gelata….” Disse il ragazzo e subito dopo si sentì la risatina di Edith “E che cosa dovrei dire io ??? Tu almeno hai il costume… ma io sono nuda…” Jerom ebbe un fremito pensando al corpo nudo della ragazza. “A questo rimediamo subito…” rispose il giovane “Ecco fatto adesso siamo pari….” Continuò e subito gli fece eco la risata della giovane che maliziosamente disse “Ma Robert, spiegami una cosa…. Io avevo sempre creduto che l’acqua gelata facesse un certo effetto ed invece…..”. “Dipende dal fisico….. certamente sul prof. Jerom farebbe l’effetto che dici tu… ma su di me ne fa un altro….ti dispiace ??? Preferiresti trovarti di fronte il piccoletto con il suo pisellino flaccido” Rispose il ragazzo ridendo “Non mi ci far nemmeno pensare…. Pensa se oltre che piccolo come lui fosse anche storto….” Rispose Edith unendosi alla risata del ragazzo.

Jerom fece un passo indietro come per fuggire a quelle parole, ma si arrestò subito “Mi fa piacere che tu apprezzi le cose belle….” Disse l’uomo “Non ti montare la testa Robert… ho visto di meglio….” Ribattè Edith poi Jerom la sentì correre nell’acqua ed uscire inseguita da Robert “Forse hai visto di meglio…. Ma non dovresti esprimere giudizi così superficiali….” Disse il giovane “Davvero ??? e cosa dovrei fare secondo te per esprimere un giudizio più ponderato ???” Ridacchiò Edith “Non saprei…..ma potresti incominciare a saggiarne la consistenza….” Disse Robert con voce arrochita dall’eccitazione “Davvero me lo lasceresti toccare ??? e magari me lo faresti anche assaggiare …” lo stuzzicò Edith con voce falsata da bimba piccola .

Il gemito che provenì dalla direzione in cui si trovavano i due non lasciò dubbi a Jerom su cosa Edith avesse fatto subito dopo aver pronunciato quelle parole, ma poco dopo non ebbe più dubbi….”ne eri così orgoglioso…. Come vedi non è tanto grande se sono riuscita a prendertelo in bocca tutto senza alcuna fatica….” Jerom sentì una nuova fortissima fitta di desiderio all’inguine mentre il membro gli si tendeva quasi dolorosamente. “Forse se continui diventerà ancora più grosso…..” le suggerì Robert e subito osceni sciacquii confermarono a Jerom che Edith aveva seguito il consiglio.

“Non credo che tu possa fare di meglio… vediamo se così riesci a sentirlo di più….” Disse Robert, pochi secondi in cui si sentirono i due muoversi e poi dal buio arrivò un inconfondibile gemito di Edith . Nessuno dei due giovani parlò più mentre i loro gemiti crescevano continuamente d’intensità, Jerom, incominciò lentamente ad indietreggiare poi si voltò con decisione e si diresse verso il campo mentre lontano si alzava il prolungato gemito di piacere di Edith travolta dall’orgasmo al quale ben presto si unirono i rochi mugolii di Robert.
Jerom non riuscì a dormire quella notte tormentato dalle immagini che non aveva visto ma così vivamente immaginato quella notte. Fu molto difficile per lui iniziare come se nulla fosse una nuova giornata. Da quel giorno ogni notte uscì dalla sua tenda e si aggirò per il campo e sulla collina nella segreta speranza di incontrare nuovamente Edith.

Mentre nel gruppo cresceva la demoralizzazione Jerom, abituato alle difficoltà delle ricerche non ci faceva caso, ma in lui cresceva ogni giorno la tensione che gli provocava la vista di Edith. Meditava ormai da tempo di fuggire da quel posto, di allontanarsi almeno per qualche giorno. Per tanto non gli parve vero quando una sera, tornando dal loro posto di ricerca, due studenti riportarono alcuni oggetti.
Subito si creò una grande agitazione. A Jerom era bastata una rapida occhiata per capire che, pur risalendo all’epoca giusta, gli oggetti non potevano certo appartenere al “Favoloso” tesoro di Merlino. Erano per lo più stoviglie di scarso pregio, ma anche il medaglione che i ragazzi pomposamente chiamavano “Gioiello” sembrava più la rozza opera di qualche contadino desideroso di far felice la sua consorte piuttosto che opera di un abile artigiano di quall’epoca.

Solo il disegno del medaglione lo lasciava un poco perplesso, era molto insolito soprattutto per le proporzioni tra la figura di uomo centrale e le altre figure stilizzate di uomini ed animali. Gli sembrava di aver già visto qualche cosa di simile, ma non riusciva a ricordare. Si riscosse dai suoi pensieri mentre i ragazzi gli chiedevano insistentemente un parere “Non posso esprimere un giudizio così…. Certamente è un ritrovamento interessante “mentì, ” credo che dovrò tornare a Londra per fare qualche esame più accurato e consultare dei documenti….” Fece finta di non accorgersi che quella notizia ai ragazzi non fece affatto dispiacere “Faremo così, io partirò domattina mentre voi da domani vi concentrerete nel luogo del ritrovamento ed inizierete una ricerca sistematica, suddividerete l’area in piccoli quadrati di qualche metro di lato, ed ognuno di voi passerà al setaccio il proprio quadrato prima di passare ad esaminarne un altro….” Si dilungò a spiegare tutti i dettagli sforzandosi di vincere l’impazienza che lo attanagliava.

L’indomani mattina lasciò il campo molto presto, e quasi subito si sentì sollevato anche se era consapevole che non avrebbe potuto protrarre troppo a lungo la sua assenza. Gli oggetti che portava con se erano ben misera cosa, e non avrebbe certo potuto tenere a bada Ronald per molto tempo. Ma qualche giorno gli bastava, era certo che sarebbe riuscito a ritrovare il suo equilibrio lontano dai ragazzi e soprattutto da Edith.

Giunse a Londra nel tardo pomeriggio e si recò subito all’università a riferire a Ronald. Si era preparato una bella storiella che non avrebbe convinto del tutto Ronald, ma certamente lo avrebbe aiutato a prendere tempo. “Sarei stato portato ad escludere che questi oggetti possano essere un buon indizio… ma questo medaglione…sembra realizzato da una persona non abile, forse un contadino, ma il soggetto è tanto insolito, voglio consultare i miei archivi. Non vorrei trascurare un’indizio importante per superficialità….” Disse quando lesse la perplessità negli occhi di Ronald. Il rettore annuì “Sei sempre stato un tipo scrupoloso… tieni solo presente che non mi piace pensare a quei ragazzi senza una guida per troppo tempo…”.

Uscì dall’ufficio soddisfatto, le cose erano andate come si era aspettato, si diresse verso il proprio studio, e entrando salutò con insolita allegria Glenda che lo guardava stupita “Ha già trovato il tesoro per caso ?? ” domandò incuriosita dall’umore di Jerom. Lui scosse la testa “Sono solo contento di tornare alle comodità della vita moderna…. Dopo due settimane di brandina la mia vecchia e contorta schiena incomincia a protestare…” scherzo Jerom destando in Glenda ancora maggior stupore.

Voleva subito liberarsi dell’impegno dell’analisi dei reperti con l’idea di liberarsene il più in fretta possibile per poi essere pronto in qualunque momento a rispondere alle domande di Ronald. Non appena terminato avrebbe potuto dedicarsi alle cose che veramente lo interessavano e non a quella stupida ricerca che, ne era certo, non avrebbe mai portato a nulla.

Lavorò tutta la notte, e quando la mattina successiva Glenda arrivò in ufficio lo svegliò, si era addormentato sulla poltrona “Vuole che le porti un caffè ?” gli domandò lei “Grazie le sarei grato, poi non appena mi sarò schiarito le idee le vorrei dettare le mie conclusioni, così potrà preparare il rapporto per il rettore….” Le disse “Allora riparte già oggi ?” domandò Glenda, “Non ci penso neppure…. Aspetterò che Ronald perda la pazienza e sfrutterò il tempo per fare cose più interessanti….. lei non mi tradirà vero ???” scherzò lui, e lei gli sorrise “Sarò muta come un pesce….”.

Meno di mezz’ora dopo Glenda sedeva davanti alla sua scrivania e Jerom iniziò a parlare mentre lei stenografava con rapidità. Come spesso gli accadeva, Jerom mentre parlava approfittava della concentrazione di Glenda per guardarla.
Malgrado si vestisse sempre in modo austero, si pettinasse con i capelli raccolti sulla nuca e portasse sempre occhiali dalla montatura enorme, Glenda era tutt’altro che una brutta donna. Era abbastanza alta, con un corpo ben modellato e non ancora appesantito dagli anni, i polpacci, unica parte del corpo chiaramente visibile sotto il vestito grigio, erano ben modellati, la giacca era ben riempita da un seno che Jerom sospettava essere gonfio e deliziosamente sodo.
Finoto di parlare delle stoviglie, allungò la mano e prese il medaglione.

Non sarebbe stato facile inventare qualche cosa di interessante o delle conclusioni apprezzabili, prese a giocherellarvi mentre iniziava a parlare. Spesso si fermava cercando di raccogliere le idee, ma non era facile, si poteva dire tutto o non dire nulla, giocando sulla mancanza di proporzioni tra le varie figure, inventarsi oscuri messaggi che l’antico, e scarsamente abile, artigiano aveva voluto trasmettere con quel medaglione.
Ma in quel momento Jerom si sentiva più attratto dalle gambe di Glenda piuttosto che da quelle stupidaggini. Molte volte aveva cercato d’immaginarsi la pienezza delle sue cosce, d’indovinare se le portasse collant o molto più sensualmente calze e reggicalze, ed anche quel giorno tornò a fantasticare. Quanto gli sarebbe piaciuto vedere un poco oltre il bordo di quella lunga gonna che pareva inchiodata sotto al ginocchio …..

Glenda si mosse sulla seggiola, come se volesse mettersi più comoda…. Jerom trattenne a stento un gemito. Senza che lei se ne accorgesse, la gonna su di un lato era risalita, impigliata in qualche punto della seggiola. La voce di Jerom per poco non si ruppe ed egli continuò a parlare aspettandosi che lei si accorgesse di quanto stava accadendo.
Il suo sguardo era libero di spingersi ben oltre il ginocchio, accarezzare la coscia piena e liscia, sino al termine della calza ed all’attacco del reggicalze.

Non indossava biancheria sofisticata o sexy, le calze erano abbastanza dozzinali, il reggicalze bianco sembrava tolto dal baule della nonna, eppure l’eccitazione che provò Jerom fu grandissima. Il membro si erse prepotentemente premendo con forza sulla stoffa dei pantaloni e costringendolo a muoversi per trovare una posizione meno costrittiva. Apparentemente senza accorgersi di nulla Glenda continuava a stenografare. Si mosse solo per slacciarsi la giacca che la impacciava nella scrittura.

Lo sguardo di Jerom si spostò avido verso la bianchissima camicetta seguendo avido la forma del seno che spingeva sotto la stoffa. Jerom sentì che non sarebbe riuscito a resistere a lungo. Le sue dita giocherellavano freneticamente con il medaglione mentre il suo sguardo cercava di spingersi nelle profondità delle piccole aperture tra due bottoni. Con uno sforzo di volontà cercò di dominarsi e di riprendere il controllo. Si mise il medaglione in tasca e cercando di assumere un atteggiamento assolutamente normale disse “Per oggi può bastare Glenda, la chiamerò io quando ho di nuovo bisogno….” Disse e la vide alzarsi. Distolse lo sguardo pensando “Cazzo, avrei bisogno adesso… ma non per stenografare….”.
Sobbalzò quando lei giunse al suo fianco, la guardò e vide che lei fissava l’enorme bozzo che aveva nei pantaloni… abbassò lo sguardo vinto dalla vergogna. Lei rimaneva li vicino a lui, e lui non aveva il coraggio di alzare lo sguardo. Sobbalzo quando vide la gonna di Glenda cadere a terra. Sorpreso sollevò lo sguardo e si ritrovò di fronte le gambe della donna, alzò ancora un poco lo sguardo e vide che lei gli sorrideva, mentre continuava a spogliarsi.
Muto la vide togliersi la giacca, slacciare e sfilare la camicetta. Credette di morire nel vederla portarsi le mani dietro la schiena e slacciare il reggiseno liberando i prosperosi e sodi seni.

Il suo sguardo si puntò sul pube di Glenda sognando che lei si togliesse anche le mutandine. Non dovette attendere molto prima che il bianco sipario si abbassasse lasciandolo libero di ammirare il delicato vello pubico della donna. Se tutto fosse finito li Jerom si sarebbe comunque sentito l’uomo più felice della terra. Ma Glenda non cessò di stupirlo. Si accucciò tra le sue gambe e sempre sorridendogli gli slacciò i pantaloni. La sua mano s’infilò delicatamente nelle mutande e ne estrasse l’immenso e tesissimo membro, prese ad accarezzarlo mentre lo scappucciava scoprendo il glande che pareva esplodere per l’eccitazione.

Poi si chinò su di lui e lo accolse in bocca. Mai nemmeno nelle sue più sfrenate fantasie Jerom aveva sognato una cosa simile. Glenda lo stava succhiando, e lo faceva con passione, gemendo di piacere, affondandosi l’enorme bastone in gola, dilatandosi le labbra oltre ogni immaginabile limite mentre la sua lingua frullava impazzita. Jerom non riusciva a crederci. Glenda, la riservata e religiosissima Glenda. L’inavvicinabile ed asessuata Glenda sembrava la più scatenata delle puttane. Non poteva nemmeno confrontare quei giochi con quelli di Muriel, l’unica altra donna che avesse conosciuto, e dire che Muriel esercitava la più vecchia professione del mondo da almeno 20 anni….

Pareva che Glòenda intuisse ogni suo pensiero, ogni suo desiderio e si affrettasse subito a soddisfarlo. Non appena lui lo desiderò lei si staccò da lui, si sollevò e gli salì a cavallo calandosi sul suo membro ed affondandoselo nel ventre mentre si chinava ad offrire i grossi seni all’avida bocca.. Impresse lei il ritmo ai prosperosi fianchi, accelerando sino alle soglie dell’orgasmo per poi rallentare quando lui si trovava alle soglie del baratro del piacere.
Si alzo e si stese sul piano della scrivania scosciandosi oscenamente quando lui ebbe il desiderio di vedere il proprio membro scorrere nel suo caldo ventre. Non si ritrasse ed anzi offrì dolcemente la calda bocca quando lui volle godere ed ingoiò con lunghe e golose boccate il fiume di sperma che lui le scaricò in gola.

Jerom affranto per le troppe emozioni si accascio sulla seggiola guardandola incredulo rivestirsi e ricomporsi ripulendosi il viso dalle piccole tracce di sperma che rimanevano con un fazzolettino di carta… tornare la solita Glenda prima di uscire dall’ufficio.

A sua volta Jerom si ricompose e mentre tornava alla sua scrivania notò che Glenda aveva lasciato a terra le sue mutandine. Le raccolse e non seppe trattenersi dall’aspirarne il dolce profumo, poi ridacchiando se le mise in tasca e si mosse per andare a riportargliele. Glenda si stava alzando dalla sua scrivania ed aveva nuovamente riassunto il suo aspetto di austera ed efficiente segretaria “Glenda mi scusi credo…” iniziò a dire mentre le sorrideva “Mi scusi solo un attimo professore

Quando arrivò da Glenda lei stava uscendo “Glenda…” inizio a dire, ma lei lo interruppe subito “Mi scusi un momento… torno subito” disse ed uscì dall’ufficio. Un poco sorpreso che lei gli desse ancora del lei dopo quanto era accaduto, Jerom la vide entrare nel bagno che stava di fronte all’ufficio. Si voltò per rientrare nel suo studio, ma fu richiamato dal rumore dipassi affrettati alle sue spalle. Era Glenda che rientrava precipitosamente. Aveva un’espressione tanto sconvolta che Jerom si preoccupò “E’ accaduto qualche cosa ?? Non stai bene ???” domandò preoccupato, ma lei lo fissò solo per un attimo, ed a Jerom parve che arrossisse “Nulla… nulla di importante… sto benissimo, ma deve assentarmi per un’oretta circa….” Farfugliò cercando invano di darsi il solito dignitoso contegno.

Jerom la vide rovistare nella borsa…poi uscire quasi di corsa ripetendo ossessivamente “Non è possibile… non è possibile…”. Attonito Jerom rientrò lentamente nell’ufficio domandandosi che cosa fosse accaduto. Due cambiamenti d’umore così improvvisi non erano nelle stile di Glenda solitamente così fredda e distaccata… già, ma non era certo nello stile di Glenda nemmeno quanto accaduto nel suo ufficio pochi minuti prima. Lei così religiosa, sposata da vent’anni con due figli.

Jerom si sedette alla sua scrivania cercando di riflettere e di capire perché Glenda gli forse apparsa sconvolta prima di fuggire dall’ufficio. Si accorse di avere ancora in tasca le sue mutandine. Ad un tratto un pensiero gli percorse la mente. Non era possibile… non era possibile che lei andando in bagno si fosse accorta di non indossarle e per questo fosse tanto sconvolta… No, semplicemente avrebbe dovuto immaginare di averle dimenticate nel suo ufficio. Scartò con forza il pensiero che però si riaffacciò alla sua mente.

Certo una donna come la Glenda che conosceva sarebbe rimasta sconvolta accorgendosi di non indossarle, ne era certo, ma questo avrebbe significato che non si ricordava di aver fatto all’amore con lui pochi minuti prima… e questo era impossibile…..
Nulla era impossibile, pensò ad un tratto Jerom. Sino a pochi minuti prima mai avrebbe creduto possibile di fare all’amore con Glenda ed invece…. Cosa stava accadendo ??? Jerom non lo sapeva, ma era certo che stesse accadendo qualche cosa di strano.

Decise di fare una pausa. Di uscire a fare colazione. Lasciò un messaggio per Glenda nel caso fosse ritornata prima di lui ed uscì per andare al bar. Percorse il lungo corridoio ed arrivò davanti all’ascensore. Pigiò il pulsante e prenotò la discesa. Stava aspettando l’arrivo della cabina quando alle sue spalle sentì una voce “Jerom, non sapevo fossi tornato….ma sono così contenta di vederti….” Jerom riconobbe subito la voce di Ellen, la moglie di Ronald. Fece una smorfia e poi si voltò sorridendo falsamente.

Non gli era mai piaciuta Ellen, non che non fosse bella, anzi, con il suo metro e settanta di altezza, la sua capigliatura rossa naturale ed il suo fisico da modella Ellen era una bellissima donna, ma era anche una terribile Snob, sempre al di sopra degli altri, sia per la consapevolezza di essere bella che per l’orgoglio di essere la moglie del rettore.
“Ciao Ellen, come mai da queste parti….” Disse per cortesia Jerom porgendole la mano che lei strinse con sufficienza “Sono passata a salutare Ronald prima di andare a fare compere…. Tu piuttosto hai l’aspetto di chi ha dormito in ufficio…” replicò la rossa assumendo l’espressione leggermente disgustata che Jerom tanto detestava.

Jerom annuì dolentemente “Già appunto… stavo andando a fare colazione….” Disse “Buona idea… vengo anch’io così mi racconterai tutto della tua caccia al tesoro di Merlino….” Jerom sperava di togliersela dai piedi in fretta, e si maledisse. L’ascensore arrivò e lei lo spinse ad entrare “Dove pensavi di andare ?” domandò “Al bar dell’università… è vicino…” balbettò lui e lei fece un’espressione disgustata “E’ un posto squallido…. No, andremo al Piccadilly, andiamo con la mia macchina e poi ti riporto io…” Jerom sapeva che non era possibile opporsi ad Ellen e rassegnato fece una smorfia di accettazione. Seguì docilmente Ellen alla macchina lei aprì con il telecomando e salì sull’alto sedile della Range Rover. La corta gonna risalì scoprendo generosamente le sue cosce lunghissime e perfettamente modellate, sino al bordo di pizzo delle calze autoreggenti. La reazione di Jerom fu immediata e mentre saliva in macchina al suo fianco lui si preoccupò di nascondere la crescente erezione.

Ellen ripartì guidando nervosamente e strombazzando a tutti “Mi devi raccontare tutto Jerom…. Questa storia di Merlino è così affascinante….” Cinguettò Ellen con la sua solita intonazione da principessa. Approfittando del fatto che lei guardava la strada, Jerom sbirciò nuovamente le sue gambe. Mentre rispondeva “Certamente Ellen… ma secondo me non è altro che una stupida leggenda…” scatenando la reazione di lei, dentro di se pensava “Altro che raccontarti di questa stupida storia… io te lo metterei volentieri nel culo brutta presuntuosa snob che non sei altro…”.

“Non fare il modesto Jerom, questa sarà la scoperta del secolo vedrai, ho fiuto io…” rispose Ellen, “Anzi pensandoci bene, non dobbiamo parlarne liberamente in pubblico, meno persone sanno e meglio è…. sai che facciamo, non andiamo più al Piccadilly, ma a casa mia, ti preparerò una colazione con i fiocchi mentre tu mi racconti tutto la storia e le tue recenti scoperte….”.

Jerom rimase esterrefatto di fronte alla proposta, Ellen non amava averlo intorno, non voleva mai che Ronald lo invitasse alle feste che davano per il personale dell’università e lui non stentava a capire perché “certamente stonerei con il raffinato arredamento della casa…” avevo pensato mille volte sogghignando amaramente.

Tentò di opporsi con un timido “Non voglio farti perdere tempo…” ma non vi fu assolutamente nulla da fare. Quando arrivarono a casa Ellen lo fece accomodare in cucina, gli versò un bicchiere di latte e gli pose davanti un vassoio di biscotti. “Incomincia con questi mentre io vado a cambiarmi. Non vorrei sporcarmi il vestito…”. Jerom la guardò uscire sculettando sugli altissimi tacchi a spillo e si domandò “Perché le belle donne debbono esser tutte così stronze….” Mentre non riusciva a staccare gli occhi dal perfetto sedere di Ellen.

Lei rientrò alcuni minuti dopo “Caffè, uova e bacon va bene ???” trillò entrando. “Benissimo…..” rispose farfugliando Jerom mentre per poco non si strozzava con il biscotto che stava mangiando. Bevve un sorso di latte mentre la fissava stupito. Ellen indossava una cortissima vestaglietta di seta che le arrivava poco sotto l’attaccatura delle natiche. Jerom sospettava che sotto non indossasse nulla. “Avanti racconta mentre io preparo….” Disse lei sorridendogli.

Malgrado l’erezione ormai dolorosa, Jerom iniziò a raccontare, senza sapere nemmeno lui se quando stava dicendo aveva un senso o meno, non gli interessava, l’unica cosa che lo interessava era potere continuare a guardare Ellen mentre preparava le uova. Lei gli portò il caffè e si chinò leggermente in avanti nel servirlo. Il suo sguardo potè sfiorare i deliziosi seni di medie proporzioni, leggerissimamente spruzzati delle efelidi tipiche delle rosse naturali. Jerom fece un terribile sforzo per non interrompere il suo racconto.

“Ecco qua le tue uova…” disse Ellen trionfante portandogliele. Jerom si mise a mangiarle e lei si sedette proprio davanti a lui. Ad un tratto lei lo interruppe “Ti dispiace se faccio colazione anch’io ???” gli domandò “Ma prego, ne vuoi un po’… non l’ho ancora toccato…” disse lui lei fece una smorfia sorridendo “No stai tranquillo mi servo da sola…” rispose e poi si alzò.
Jerom riprese a mangiare, ma si arrestò subito. Ellen aveva girato intorno al tavolino da colazione e si era portata al suo fianco. Si era accovacciata ai suoi piedi.

Lui si voltò a guardarla e notò che la vestaglia si era aperta. Il suo sguardo rimase bloccato sulla sottile peluria rossa del pube di Ellen “Ho una fame…..” ridacchiò lei mentre la sua mano si posava sul membro di Jerom ed iniziava ad accarezzarlo “Dio mio quanto è grande… è quasi più grosso del suo padrone…” continuò ed una volta tanto quell’allusione alla sua altezza non infastidì l’incredulo Jerom. Il rumore della zip che si abbassava fece fremere i suoi nervi ipertesi. La calda mano di lei lo raggiunse e lo estrasse dalla morsa dei pantaloni.

“Whoow, è bellissimo….. muhhh” Ellen si era gettata a capofitto sul suo cazzo e lo aveva accorto in bocca conficcandoselo profondamente in gola al primo affondo. A Jerom cadde la forchetta. Ellen iniziò a pomparlo con foga inaudita. Lui abbandonato ogni ritegno si sporse, con la mano scostò la vestaglia e raggiunse i piccoli seni cercando avidamente i capezzoli.. Li trovò duri come pietre preziose ed emise un gemito di piacere. Ellen si arrestò un attimo, Gli sfilò i pantaloni e poi facendogli allargare la gambe, v’immerse la testa e prese a leccargli e succhiargli lo scroto.
“Brutta troia… scommetto che mi leccheresti persino il culo se te lo chiedessi….” Pensò l’esterrefatto Jerom ed ai suoi pensieri fece subito eco la voce di Ellen… “Vieni un poco più avanti…si ecco così…” le sue mani l’avevano guidato a sedersi sul bordo della seggiola. Agile la rossa si chinò sotto di lui e pochi secondi dopo Jerom sentì la sua tumida lingua saettargli tra le natiche e sfiorargli lo sfintere.

La piccola mano di Ellen non smetteva di masturbarlo, la mano di lui raggiunse la vagina trovandola madida d’umori. Jerom ebbe una gran voglia di penetrarla. “Cazzo ho voglia di sentirti dentro…” esclamò Ellen rialzandosi. Con poche mosse si liberò della vestaglia e si mostrò per qualche attimo a lui. Era stupenda, alta snella, perfettamente modellata. Gli salì a cavallo e si lasciò cadere sull’enorme membro affondandoselo nel ventre con un gemito di piacere. Le mani di Jerom si portarono sulle perfette natiche accarezzandole, guidandole nel movimento al ritmo che preferiva mentre il suo volto si perdeva tra i seni di lei.

“Cazzo Jerom, ma ti rendi conto… stai scopando la moglie del tuo capo il rettore….” Sentì la voce di Ellen cinguettare, ma non seppe distinguere se fosse realmente lei a parlare o semplicemente i suoi pensieri. Con forza insospettata si alzò reggendola… la portò alla parete e ve la appoggiò lei sollevò le cosce e le avvolse intorno alla sua vita mentre lui prendeva a scoparla con foga inaudita. “Che bella vendetta Jerom… con questo vai a pari con tutti i soprusi che Ronald ti ha fatto subire….” Era sempre Ellen a parlare, ma era come se dalla sua bocca scaturissero i suoi stessi pensieri… ma a Jerom non importava. L’unica cosa che l’interessasse era godere di quello stupendo corpo… interamente a sua disposizione.

La fece stendere a terra. La scosciò oscenamente e prese a leccarla, il profumo di lei era intensissimo e piacevolissimo, gli umori colavano dal ventre di lei scivolando persino nel solco delle natiche. Le sue dita li seguirono e presero a stuzzicare lo sfintere di Ellen “Sono vergine lì… nemmeno Ronald mi ha mai scopata li…. Ma se vuoi…” gemette lei. Jerom voleva…voleva quel culetto impertinente più di ogni altra cosa al mondo. La rovesciò e prese a leccarla furiosamente tra le natiche, si fece strada con le dita, poi la fece le fu sopra. Il glande si fece largo tra le natiche, si appoggiò allo sfintere ed iniziò a spingere. Sul volto di Ellen si dipinse una smorfia a metà tra il piacere ed il dolore…. Entrambi insopportabili. Jerom non si fermò. Millimetro dopo millimetro penetrò in lei sino a che il suo pube non venne a contatto con le natiche di Ellen.

Iniziò a muoversi, sbattendo sonoramente contro le sode carni che risuonarono oscenamente, ad ogni affondo il gemito di Ellen si faceva più intenso ed era sempre difficile distinguere se si trattasse di dolore o di piacere. Jerom arretrò sino a che il membro non sfuggì dalle carni di lei che però rimasero oscenamente dilatate. Col le dita raccolse l’umore che ancora colava copioso dal ventre di Ellen e si lubrificò il glande, poi tornò a violare lo stretto passaggio che nel frattempo si era contratto e stantufò sino a che non si trattenne più ed iniziò a godere scaricando caldissimi getti di sperma nell’intestino della rossa..

Giacquero a lungo così sino a che Lui non si mosse prendendo a ricomporsi “Devi andare….???” Domandò lei e Jerom annuì “Mi vesto e ti accompagno….” Disse Ellen alzandosi. Lui scosse la testa “Non ce n’è bisogno, mi arrangio…” la fermò lui. Ellen strinse le spalle e disse “Come vuoi…”
Jerom usci e giunto in strada chiamò in un Taxi, ma non si fece portare in università, ma andò a casa. Aveva bisogno di riflettere.

Non appena giunto a casa, Jerom si gettò sul letto cercando di riprendere il controllo della propria mente, ma non era facile. Stentava a credere a quanto era accaduto, ogni momento doveva cercare di convincersi che quello non era un sogno tanto tutto appari a irreale. Jerom non aveva mai avuto una donna in vita sua, se non Muriel a pagamento ed all’improvviso…. Due donne che conosceva da anni, che mai avevano mostrato alcun interesse per lui se non professionale, almeno nel caso di Glenda, si erano gettate tra le sue braccia comportandosi come vere puttane… dando corpo ad ogni suo sogno più segreto…..

Si tormentava senza riuscire a darsi una spiegazione credibile, il sudore imperlava la sua fronte tanta era la tensione che lo attanagliava. Jerom si sollevò ed estrasse il fazzoletto dalla tasca asciugandoselo. Qualcosa uscì dalla tasca cadendo sul letto e lui guardò che cosa fosse, e vide il medaglione ritrovato due giorni prima. Non ricordava di esserlo messo in tasca, lo prese e lo appoggiò sul comodino distrattamente, tornando ad arrovellarsi.

Poi ad un tratto un assurdo pensiero gli attraversò la mente… il medaglione….era l’unica cosa nuova della sua vita possibile che…..scartò con forza l’ipotesi rimproverandosi aspramente “Sono uno scienziato…. Come posso fare simili assurde ipotesi ???? Deve esistere una spiegazione razionale….”ma il tarlo aveva iniziato a lavorare inarrestabile nella sua mente.

Ora ricordava, lo aveva in mano e ci giocherellava quando la gonna di Glenda si era sollevata mentre lui pensava alle gambe di lei… ed ora sapeva di averlo intasca quando Elle si era gettata tra le sue braccia….ma era tutto così impossibile…così pazzesco. Improvvisamente si alzò d andò nel suo studio. Accese il computer ed aprì il collegamento che aveva con quello dell’università. Lo aveva fatto attivare alcuni anni prima per poter lavorare anche da casa, quando gli venia qualche buona idea.

Per una buona mezz’ora pigiò i tasti con scarsi risultati, poi inserendo l’ennesima chiave di ricerca comparve una nuova pagina. Si trattava della traduzione di un antico scritto su Merlino “Merlino è amato da tutti, tutti lo ascoltano e seguono i suoi consigli egli è il saggio pastore che custodisce le greggi di Artù…..” scriveva l’antico narratore. “Uomini, donne animali…. Ogni essere del creato segue docilmente il volere del grande mago, tremo solo al pensare che cosa accadrebbe se l’avidità e la sete di potere albergasse nel cuore di Merlino come in quello della maggior parte degli uomini….” Jerom iniziò a sfogliare freneticamente le pagine ed ad un tratto si arrestò di fronte ad un’illustrazione. Era una scena che ritraeva Merlino nella sala del trono, al fianco di Artu. Jerom iniziò ad ingrandire l’immagine. Ingrandendo perdeva molto in definizione, ma restava comunque comprensibile. Si concentrò sull’immagine del mago restò come pietrificato nel fissare il medaglione che portava al collo.

Per molti minuti continuò a fissare ora lo schermo ora il medaglione…. Malgrado molte logiche differenze sembravano proprio essere la stessa cosa……
Jerom spense il computer sopraffatto dall’emozione, combattendo ancora con se stesso per rifiutare l’assurda tesi che andava formulando nella sua mente “Il medaglione di Merlino…..” Scosse la testa rifiutando per l’ennesima volta l’ipotesi “Glenda è sempre stata gentile con me….mi avrà visto strano, sconfortato e presa dalla pietà avrà cercato di fare qualche cosa per aiutarmi…” si disse, poi cercò d’inventare qualche cosa che giustificasse anche il comportamento di Ellen “Quell’arpia avrà certamente in mente qualche cosa….l’avrà fatto per piegarmi ai suoi voleri e tra qualche giorno ne avrò la conferma… quando si deciderà a chiedermi quello che vuole…..”. Annuì con forza, quasi a volersi forzare a convincersi che le cose stavano realmente così “Certamente è così… se provassi con un’altra non accadrebbe certamente nulla….” Si disse “Ad esempio con Debby….è una brava ragazza ma poveretta non sopporta nemmeno la mia vista…” rafforzò il suo convincimento.

Debby era la cameriera del ristorante sotto casa, dove a volte si fermava la sera a cenare. Poco più che ventenne, non molto alta ed un poco rotondetta, ma con due seni enormi e sodissimi sui quali Jerom aveva mille volte fantasticato nelle sue notti solitarie. Guardò l’orologio, le 19,30. “Farò una prova… tanto debbo pur mangiare qualche cosa…” si disse.
Si preparò velocemente e fece per uscire. Poi istintivamente, posò il medaglione sul mobiletto dell’ingresso “Vediamo prima se senza questo la ragazza si comporta come al solito…..poi tornerò a riprenderlo …” si disse ed uscì.

Scese al ristorante e si sedette ad un tavolo libero. Con la mano chiamò Debby e notò la leggera smorfia che la ragazza fece. Lei prese la sua ordinazione velocemente… senza mai fissarlo, poi lo servì, sempre efficiente e gentile, ma sempre senza fissarlo palesando l’abituale disagio di fronte alla deformità di Jerom. Finito il pranzo lui risalì nell’appartamento ed attese. Sapeva che verso mezzanotte la ragazza sarebbe uscita per prendere l’ultimo autobus. Alle 11 e 30, Jerom si mise in tasca il medaglione ed uscì nuovamente.
Spostò la macchina posteggiandola vicino alla fermata dell’autobus, poi scese e si allontanò sino ad un punto dal quale poteva vedere l’uscita del ristorante. Si mosse quando la vide uscire quando furono a pochi metri dalla fermata la raggiunse “Buona sera Debby…” disse e la ragazza si voltò a guardarlo “Sorridimi per favore…” pensò lui. Debby sorrise e rispose “Buonasera Professore come mai fuori a quest’ora ???” era la frase più lunga che gli avesse mai rivolto emozionantissimo Jerom rispose “Un’emergenza debbo andare all’università….se vuoi ti do un passaggio sino a casa…” “Volentieri professore… odio gli autobus la notte…” rispose la ragazza. Il cuore di Jerom pulsava all’impazzata.

Salirono in macchina e dopo essersi fatto dare l’indirizzo partì Fissò la curva decisa che i seni di Debby disegnavano sotto la camicetta “quanto mi piacerebbe poterli guardare meglio…” pensò.
“Fa un caldo tremendo questa sera…” la voce di Debby fece eco ai suoi pensieri mentre la ragazza armeggiava con le bocchette dell’aria della macchina indirizzandosele addosso. Poi facendo fremere Jerom, si slacciò alcuni bottoni della camicetta, ed il suo sguardo potè insinuarsi nella scollatura e sfiorare la pelle levigata dei seni della giovane. “Non è possibile… non può essere vero….” Pensò il povero Jerom.
Debby abitava in periferia, le strade erano deserte, Jerom decise di osare l’inesorabile… Deviò in un viottolo secondario… Debby non disse nulla. Giunto al limite dell’illuminazione pubblica arrestò la macchina e spense il motore. Si voltò verso la giovane e vide che gli sorrideva. Allungò la mano infilandola nella camicetta aperta ed ebbe una fitta di piacere sfiorando la calda pelle dei seni.
Debbi prese a slacciarsi la camicetta poi se la sfilò e si tolse anche il reggiseno. I suoi seni erano grandi e sodi, li accarezzò avidamente….pensò al suo membro tra quelle deliziose carni….

Debbi si mosse, lo fece appoggiare allo schienale e si stese tra i due sedili. Le sue mani armeggiarono con i pantaloni di lui estrassero delicatamente i membro già eretto poi le labbra della giovane lo sfiorarono per poi dischiudersi . La tumida lingua si protese ed iniziò a leccarlo per tutta la lunghezza quindi lo accompagnò mentre affondava nella calda bocca. lo insalivò per bene poi avanzò e lo spinse nel profondo solco tra i due seni,, strinse le carni intorno all’asta ed iniziò a muoversi massaggiandoglielo con i suoi fantastici seni. Come al solito le azioni incominciarono a coincidere coni desideri di Jerom e la ragazza si spinse a baciarlo mentre non smetteva di agitare i seni. Lui allungò la mano e sollevò la gonna scoprendo le giunoniche natiche di Debby.
Le dita s’infilarono sotto le mutandine sfiorando la pelle vellutata di lei.

Pochi minuti dopo, reclinato il sedile, Debby si trovava carponi, la gonna rivoltata sui fianchi, Jerom alle sue spalle che la penetrava scopandola con foga, sbattendo rumorosamente contro il suo ampio culo. I grossi seni sobbalzavano nell’aria al ritmo dei colpi di Jerom che li fissava estasiato mentre Debby gemeva ed agitava i fianchi assecondando il suo ritmo. Malgrado avesse già fatto all’amore due volte in meno di 24 ore, il desiderio di Jerom sembrava inesauribile e lui volava veloce verso il piacere. Immaginò il membro sussultante stretto tra i seni di Debby…. Lo sperma che eruttava con foga indicibile le bianche gocce che imbrattavano il petto ed il viso della giovane. Sentì Debby spostarsi, staccarsi da lui e stendersi, accarezzandosi i seni invitante.

Avanzò e diede corpo alle sue fantasia…. , salì su di lei e depose il grosso membro tra le fantastiche tette della ragazza, con le mani richiuse dolcemente le sode carni intorno all’asta ed iniziò a muoversi. Non ci volle molto prima che iniziasse a gemere di piacere mentre lo sperma eruttava violento dal glande che sussultava impazzito…..Debby spalancò la bocca catturando le bianche gocce che le piovevano addosso…poi lo ripulì amorevolmente. Jerom non aveva più dubbi. Quello era il medaglione di Merlino.

Avventura marina


Sono su una spiaggia deserta. Il mare è di un bellissimo color verde smeraldo. Dicono che in quella cala di mare vi siano tante cose da vedere nei fondali.
Una leggenda del paese vicino dice che in queste splendide acque esistono creature sottomarine capaci di catturare gli uomini che si immergono e violano la pace di alcuni luoghi.
L’acqua.
In essa ci si perde. Senza peso, liberi nei movimenti, è la cosa più incredibile in cui si possa stare, è il posto più eccitante per sentire il tuo corpo, ormai abbronzato dal sole e muscoloso per le nuotate tonificanti dei giorni precedenti.
Maschera, boccaglio, pinne, boa, piombi: c’è tutto.
Inizio la nuotata per portarmi al largo. L’acqua è limpidissima, pulita, priva di correnti ed a poco a poco che le mie bracciate si fanno sempre più vigorose e potenti, il fondale cambia aspetto: dalla sabbia vicino alla riva, si intravedono i primi massi rocciosi, le alghe, i pesci.
Dopo circa 10 minuti di nuoto, mi immergo.
Breve l’immersione è la prima, ma quanto basta per capire che la sagola è troppo corta per andare sotto e l’acqua mi permette di andarci con facilità. Ci saranno 20-25 metri di fondale completamente visibile.
Mi tolgo le pinne, il boccaglio, il costume e già sono eccitato. Mi immergerò solo con l’aiuto dei piombi.
Il cazzo è già duro. Proprio così. L’apnea mi fa’ un effetto indurente al membro.
Attaccato alla boa inizio a respirare per ossigenarmi.
E’ bellissimo sentire l’aria che ti pervade i polmoni. Avidamente ne incamero più che posso.
Un respiro profondo, un altro respiro profondo, un altro respiro profondo.
GIU’.
I piombi lentamente mi portano in fondo. Compenso l’aria negli orecchi. E’ una sensazione bellissima, sono rilassato, tranquillo, la mente sgombra da qualsiasi problema. Il mio unico pensiero è rimanere sott’acqua il più a lungo possibile.
GIU’.
L’acqua si fa’ più fresca ma si sopporta. La pressione mi comprime il corpo, il cazzo si ammoscia un pò, mi sfrego il capezzolo del petto con una mano, è piacevolissimo, eccitante. Mi tocco il culo sodo e duro.
Tutto OK.
Guardo l’orologio, 20 secondi per arrivare in fondo. Circa 20 metri. Mi fermo. Guardo. Una vista incredibile: pesci che mi passano accanto, mitili che si aprono e si chiudono. Che bello.
Tam, tam, tam, tam, il ritmo del cuore si sente in tutto il corpo, la voglia di tornare su’ però ha il sopravvento. Lascio i piombi e risalgo. Vedo la boa in superficie che si avvicina.
Lentamente. E’ troppo piacevole stare sospesi senza fiato. Morbido. Un ultima bracciata.
Fiuuuuuuuuuuuuuu ehhhhhhhhhhhh, fiuuuuuu, ehhhhh. Riprendo fiato.
45 secondi sott’acqua: OK.
Mi riposo un pò, recupero i piombi, poi inizio a ventilare.
GIU’.
Tutta un’altra cosa, più facile compensare, più facile sentire il mio corpo, più tutto.
Arrivato sul fondo inizio a nuotare a rana, come i pescatori di perle della Polinesia, per vedere cosa c’è di così spettacolare nel fondo, ma più che altro per creare quel clima d’eccitazione ed ebbrezza che provo solo quando sono sott’acqua, senza respiro.
Le spalle che si muovono in sincronia con le gambe. Il petto che prima era gonfio della quantità della preziosissima aria presa in superficie, ora è schiacciato dalla pressione dell’acqua, ma sempre tosto.
Sfrego il cazzo sul fondale. Mi eccito come una bestia e più mi eccito più voglio rimanere sotto. Che meraviglia qua sotto. Vedere una sirena non mi sorprenderebbe affatto.
Tam, tam, tam, tam. Il cuore che batte sempre più lento, sempre più duro. Lo sento di più in tutto il corpo. Ora si che mi piace. Ritrovo me stesso dopo la lunga stagione invernale coperto di maglioni giubbotti ecc., che fanno perdere le sensazione del corpo con la natura.
Sento il torace reclamare aria. E’ come se avessimo ingaggiato una lotta fra me e lui. Trattengo ancora un pò. Risalgo.
Fiuuuuuuuuuuuuuu ehhhhhhhhhhhh, fiuuuuuu, ehhhhh. Riprendo fiato.
Anche in superficie è bellissimo. Guardo l’orologio e leggo con orgoglio 1,30 minuti in movimento, a circa 20 metri di profondità.
Tre minuti di riposo ed ancora giù. Una sensazione incredibile muoversi senza peso. E così via, altre immersioni, arrivando a stare in acqua per un’ora, aumentando il tempo di permanenza sott’acqua: 2,10 minuti. E’ una forma di masturbazione che ho scoperto da fanciullo. Più stavo sotto, più si induriva fino a farmi eiaculare senza mastrurbarmi l’uccello. E’ ora di rientrare a riva per riposarmi, poi ritornerò.
Mano a mano che mi avvicino alla riva, mi sembra di notare una figura sulla spiaggia. C’è qualcun altro che è arrivato. Più interessato a vedere chi è la persona con la quale mi toccherà condividere quel giorno quella spiaggia solitaria, arrivo massiccio e poderoso a nuoto, con in testa una intensa sensazione di piacere.
Distolto dal benessere che ho provato fino a quel momento e scoprire chi è quella figura sulla spiaggia, emergo dalle acque completamente nudo, dimentico del costume.
La sensazione di imbarazzo per essere nudo di fronte ad uno sconosciuto, mi pervade. Ma vedere piacevolmente che la persona in piedi di fronte a me, quasi ad accogliermi come se fossimo grandi amici, è una donna sui 25 anni, capelli lunghi mori, carnagione dorata, occhi neri, alta 1,70 m circa, gambe lunghe e sode, due seni da urlo. E’ coperta solamente da un perizoma dal quale escono due natiche che sembrano scolpite nel marmo.
E questa chi è? Mi domando. Comunque mi giro per recuperare la boa ed infilarmi il costume.
Mi sento sussurrare “Che fai?”
Mi volto. E’ lei. Con una voce sensuale e profonda, mi parla dopo avermi toccato il sedere per richiamare la sua attenzione.
“Beh, mi copro, non mi sembra carino!”
“Non lo fare, siamo soli qui’ e se ti fa piacere posso togliermi le mutandine.”
OPS. Mai nessuna si era rivolta a me con quella voce, mai nessuna mi aveva detto una cosa simile.
“No è meglio di no, questo è uno scherzo” Afferro le mutande e me le infilo.
“OK come vuoi. Posso mettermi vicino a te? Mi sento così sola.”
“Va bene.”
Mentre va’ a prendere il suo asciugamano, la seguo con lo sguardo. Andatura decisa, forte, con quelle gambe che ancheggiano per la potenza dei muscoli più che per civetteria. Per raccogliere le sue cose, una borsa ed un telo, noto che non piega i ginocchi, da quanto è agile e flessibile.
Torna verso di me. Nel frattempo ho già sistemato le mie cose e sono in piedi a farmi abbracciare dal calore del sole. Mentre la vedo tornare, non posso fare a meno di notare i suoi bei seni che oscillano, grossi, tosti, ad ogni suo passo sulla sabbia, leggermente a goccia, forse una quinta, capezzoli che sembrano due bilie di vetro, sia per dimensioni che consistenza, incastonati su aureole scure di dimensioni come un nastro di scotch. Un anello piccolo e carino intacca l’ombelico, che muove insieme al ventre con scioltezza, ma che mi fa pensare ad idee molto trasgressive.
L’aiuto a sistemare le sue cose e prima di sederci “Io mi chiamo Massimo.” “Io mi chiamo Eva.”
Al suono del suo nome con quella voce morbida, calma, calda, sensuale, mi sembra di essere nel paradiso terrestre.
“Mi piaci.” Mi dice.
“E’ tutto uno scherzo” le rispondo.
“No!” risponde scocciata “Ti ho visto gli altri giorni qui sulla spiaggia e ti ho spiato. Poi ieri in paese finalmente ti ho notato più da vicino e mi hai colpito.”
“Chi ioooo? Uno sconosciuto? Ma fammi il piacere.” Ribatto fra l’indifferenza e la presa di giro.
“Puoi crederci o no, però è così.” Risponde, sempre calma ma decisa.
Beh, considerato tutto perché dovrebbe mentirmi.
Iniziamo a parlare e dopo un paio d’ore sappiamo tutto di entrambi.
“Vengo qui perché adoro fare il bagno nuda.” Con naturalezza.
“Immagino tu sia una provetta nuotatrice.” Rispondo quasi per farle un test e colpito da quell’affermazione.
“Si. Da piccola per scherzo giocavo con amici ed amiche e mi accorsi che avevo la possibilità di restare in apnea più a lungo degli altri. Un giorno a sedici anni mi accorsi che dopo un paio di immersioni in cui la pancia mi aveva battuto più forte del solito, tornata a riva, prima di andare via mi tolsi i costume e nelle mutandine vi era uno strano liquido bianco.” Inizio ad immaginare come poteva essere quel giorno per lei ed il cazzo mi diventa barzotto.
Continuando nel racconto …. “L’indomani dopo essermi abituata all’apnea, riprovai a tenere la testa sotto per più tempo. Mi accorsi che il mio corpo era pervaso da una strana sensazione: i capezzoli così come il seno diventavano più turgidi e sensibili. Mi accorsi che la cosa era molto piacevole. Non avevo mai provato qualcosa di simile. Ripresi fiato riprovai a scendere giù con l’intento di scoprire cosa fosse questa nuova sensazione. Totalmente abbandonata all’acqua mi tolsi il top del bikini ed iniziai a sfregarmi le tette, che ogni giorno diventavano sempre più grosse. Era bellissimo, mi piaceva da matti. Non solo ma mi sembrava di rimanere più a lungo sott’acqua. Risalii. Ancora ripresi fiato e giù. Il piacere mi avvolgeva e le mani conoscevano diversamente il mio corpo. Mi toccavo morbidamente, delicatamente, mi accarezzavo. Ero in estasi. Poi dopo un’altra immersione dopo essermi pizzicata e masturbata i capezzoli bene bene, mi tolsi anche le mutande e quel liquido bianco che avevo visto il giorno prima, si dissolse nell’acqua. Era bellissimo, anche se non sapevo ancora cosa fosse.
Da allora di bagni in mare ne seguirono altri, fino a che un giorno mi spogliai delle mie credenze e della pudicizia che mia madre mi aveva abituato: mi misi un dito fra le gambe ed iniziai a toccarmi. C’era qualcosa nella mia passerina che fino ad allora avevo usato solo per fare pipi, ….” Si interrompe vedendo il mio viso con un’espressione fra l’incredulo ed il cretino, la bega che è cresciuta fra le mie gambe e che ormai ha occupato tutto lo spazio disponibile del mio costume. A quel punto me lo sento duro, nodoso ed eccitatissimo, tanto che anche i capezzoli del mio villoso petto sono diventati turgidi come quello di una mamma che allatta il bambino.
“Ti vedo imbarazzato, devo smettere?”.
“No!!!!” Quasi urlai, come svegliatomi improvvisamente da un bellissimo sogno “Continua pure se ti fa’ piacere.” Le risposi con finta flemma. La storia aveva preso una bella piega.
“Era un umido quasi oleoso, gelatinoso, all’epoca non sapevo cosa fosse, ma mi dava una gioia da matti, farmelo uscire fuori.”
“Successivamente d’estate riprovai quelle sensazioni che erano sempre più controllate e consapevoli: stava godendo sborrando dal mio clitoride.”
“Lo sviluppo e lo sport mi hanno portato ad avere questo fisico. La passione dell’acqua è stata anche per questa esperienza da adolescente che ho avuto.”
“Immagino che tu abbia il fidanzato.”
“No!” E’ la secca risposta. “Ho avuto dei ragazzi che stavano con me solo perché dicevano che ero molto bella, mi volevano solo scopare, ma non mi volevano dare l’unica cosa che veramente volevo: condividere l’amore per il mare, così come l’ho scoperto io a sedici anni. Pensa, sono ancora vergine!”.
Grab. Stavo quasi affogandomi nella sorsata d’acqua che stavo prendendo dalla bottiglia.
Ripresomi dalla notizia. “Perché mi dici ciò?”
“Perché sono convinta che noi due abbiamo tante cose in comune e mi ispiri fiducia.” La sua conclusione mentre si risistema sull’asciugamano.
E’ vero. Tutto quello che lei aveva passato lo avevo passato anch’io. Da piccolo nella vasca da bagno mi divertivo a mettere la testa sott’acqua e starci il più a lungo possibile. Un giorno sentii il pisello che si muoveva, si rizzava, si intostava ed avevo come lo stimolo di fare la pipi, ma era più piacevole e più restavo sotto sforzandomi e più era piacevole. Quando vidi quello che avevo fatto nella vasca, mi accorsi che non era pipi, ma un liquido gelatinoso che fluttuava nell’acqua senza mischiarsi ad essa. Con il passare del tempo scoprii che quello era sperma, sbora, succo delle palle e che quindi mi ero fatto una sega senza masturbarmi direttamente il fallo.
Penso che la passione del mare è forte per me per lo stesso motivo di Eva.
Eva. Oltre che la sua voce è morbido anche il suo nome.
Ci rilassiamo sui teli senza profferire altra parola.
Guardo l’orologio. Le cinque. Giusta l’ora per un nuovo tuffo.
“Io vado a fare un bagno…”. “…. Aspetta vengo con te!” finisce lei quella frase.
Dalla borsa tira fuori la maschera, il boccaglio e le pinne.
Non ci posso credere. Una donna con la mia stessa passione ed il piacere per l’apnea.
Si vede che prima non mi ha detto bugie. Movimenti dolci e potenti allo stesso tempo, bracciata dopo bracciata. In acqua è ancora più bella che sulla terra. La osservo a lungo: di fianco, di dietro, immergendomi anche dal sotto: è bellissima. Cosa ho fatto per meritarmi questo? Niente o forse tutto.
Non ci penso più e mi concentro solo nel godermi la nuotata in compagnia.
“Qua sotto non è fondo, ma è bello.” Mi dice. Prende un semplice respiro e giù. Incredibile la facilità dei suoi movimenti e della loro armonia.
Vado sotto anch’io e lo spettacolo che vedo è meraviglioso: anemoni, pesci coloratissimi e … Eva.
Questa bellissima donna sembra una sirena, altro che se sa scendere in apnea. Lei e l’acqua sono una cosa sola.
Mi sorride, mi fa cenno di avvicinarmi e mi indica una tana con due murene. Il caso vuole che loro sono teneramente abbracciate, in atteggiamento da corteggianti. Rimaniamo a vederle per qualche secondo. La testa inizia a girarmi e non solo per l’ossigeno che sta consumandosi nel mio corpo.
Eva mi stringe la mano. Non posso fare a meno di osservare quanto dolce sia il suo sguardo. E’ bellissima. Mi fa cenno di risalire. Risaliamo lentamente. Il suo corpo elastico e sinuoso è la più bella cosa che ho mai visto sott’acqua.
Fiuuuuuu, ehhhh.
Riprendiamo fiato “Complimenti sei veramente brava”. “Non ti sottovalutare.” Risponde lei.
Dopo qualche minuto di affiatamento ormai siamo perfettamente sincronizzati, anche se per orgoglio maschile voglio essere il primo scendere e l’ultimo a risalire, pur se mi costa un pò più di fatica.
Ne vale la pena, così non mi perdo un istante del nuoto subacqueo di Eva.
Appena fuori dall’ennesima immersione, mi sento afferrare per i fianchi ed in un attimo il mio costume non è più al suo posto.
Eva l’ha tolto. Mi giro ed appassionatamente mi bacia sulla bocca. Prende fiato e scende giù. Con la sua bocca si ferma all’altezza del mio ventre. Inizia a baciarlo, lentamente risale quanto basta per succhiarmi i capezzoli.
Credo di morire, tanta è l’estasi del momento. Abbracciata a me sotto il pelo dell’acqua sento nettamente ogni fibra tesa dei muscoli del suo corpo. Finalmente sento anche quel sodo petto di cui mi sono innamorato sin dal primo momento che l’ho visto.
Riemerge, sempre lentamente e si attacca alla mia bocca come ad un autorespiratore.
Le sue labbra turgide e carnose, la lingua che entra nella mia bocca, cadono anche i miei ultimi tabù cavallereschi, se mai li ho avuti. E’ mia solo mia nient’altro che mia. Ed io altrettanto suo.
Senza chiederle il permesso le strappo il perizoma che ha tenuto fino a quel momento. I nostri costumi sono liberi nell’acqua così come noi.
Un profondo respiro e ci inabissiamo, sapendo cosa fare senza esserci mai parlati.
A circa 10 metri di profondità ci sono dei massi che si prestano bene a quello che ho in mente.
Le faccio cenno di aspettare un momento. Mi sistemo sul fondo sabbioso, stesso a pancia in alto, con le gambe bloccate dalle rocce e le braccia tese dietro la testa affondate dai piombi. Sembra sia una scena già provata. Con agilissimi ed eleganti movimenti, Eva si avvicina a me e comincia ad accarezzarmi, con tutto il suo corpo. I capelli lunghi che si muovono lenti nell’acqua sono uno spettacolo vederli. La sua bocca indugia a lungo sul mio petto. Seduta con le gambe aperte sul mio addome, mi succhia i capezzoli. Io sento la morbidezza della sua vagina aperta su di me, che mi bacia l’ombelico. Sono in estasi così tanto che è lei a far cenno di risalire, indicandomi gli spasmi dell’addome. Non li ho sentiti.
Risaliamo. Io sempre dopo di lei e con il cazzo ritto e duro che sfida la freschezza dell’acqua.

Riprendiamo fiato. Ci guardiamo negli occhi come per dirci “Finalmente quello che ho cercato nella vita è arrivato.”
GIU’.
Con i pesi sistemati sulle gambe, mi posiziono in ginocchio sul fondo. Lei arriva leggiadra, acqua nell’acqua. In verticale a testa all’ingiù mi offre prima la sua bocca. Con le mani abbracciata alla mia vita, si spinge giù lentamente. I suoi seni sono di fronte al mio viso, poi quell’ombelico con il piercing molto sexy ed infine è la volta della carnosa vulva. Con le gambe divaricate abbraccia la mia testa come tentacoli di un polpo e prendo in bocca la sua fica, morbida, depilata non completamente, un piccolo ciuffetto elegante sul monte di venere. Iniziamo a leccarci a vicenda. Le nostre lingue schizzano e si muovono velocemente, Inizio un bacio con la passione di un bacio infinito. Lei contraccambia inserendo il mio cazzo, che malgrado l’acqua non più calda continua ad essere sufficientemente duro, nella sua calda ed accogliente bocca. Sarà ancora vergine e non avrà avuto rapporti sessuali, ma è incredibile come si sia messa in bocca magistralmente la mia gonfia fava, come se lo sappia da sempre, coma sia impresso nel suo DNA. Chissà. La mamma …
La’ sotto lecco e succhio, lecca e succhia. I nostri ritmi sono sempre più potenti mano a mano che gli spasmi del diaframma, per l’esaurimento dell’ossigeno, si fanno più forti.
CAZZO CHE BELLO.
Risaliamo e guardandoci ci tocchiamo masturbandoci ed eccitandoci.
E’ bellissima quando raccoglie i floridi seni con le mani, dolcemente, con due dita si stringe i capezzoli, poi se li mette in bocca mordicchiandoli. Le nostre lingue escono porcamente dalle bocche sempre più avide di carne.
E così via altre due tre immersioni a questo ritmo, con questo tema: masturbandoci più che mai.
Come una gara di resistenza che vince chi sta di più sott’acqua o chi viene per ultimo.
Ancora grazie ai pesi mi accomodo in fondo, lei si accomoda su di me. Io succhio, lei succhia, io succhio, lei succhia. Chi smetterà per primo?
Guardo l’orologio, già due minuti. Il diaframma reclama per il super lavoro a cui lo sottopongo. Anche la pancia di Eva si contrae piè velocemente, più fortemente. Non molliamo. Sembra che abbiamo una missione da compiere: VENIRE!!!
In un appassionatissimo 69 sottomarino, ecco che le cosce di lei si aprono di più, la sua passera si appiccica di più alla mia bocca, il suo corpo si contrae di più schiacciandomi con forza la testa sul fondo. Forse vinco, il suo clitoride si espanso notevolmente ed è così duro che per quanto lo morda, lei non accenna a togliermelo di bocca. Un’altra contrazione, ecco che viene.
No un momento, cosa sta uscendo dalle mie palle? Cos’è che scorre nel mio cazzo? Cos’è che sta iniziando a succhiare Eva? E’ sperma caldo, che esce a fiotti, lussurioso, goduto e voluto.
Ma che gara e gara, qui siamo così intenti nel procurarci piacere l’uno con l’altro che non esiste altra cosa al mondo se non quella dell’orgasmo della vita.
Nello stesso istante in cui Eva si nutre della mia sborra, io mi nutro di quel liquido che a sedici anni aveva visto nelle mutandine: sborra clitoridea, succo del piacere, premio per quell’immersione senza respiro, che sembrava non smettere mai.
Ci lasciamo andare, risalendo esausti, senza energie, se non quella di masturbarmi l’uccello e lei la sua bella passera. Non c’è traccia nell’acqua salata di quei liquidi corporei che avevamo notato da adolescenti: ce ne eravamo succhiati ogni singola goccia.
Fiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu, ehhhhhhhhhhhhhhhhhhhh, fiuhhhhhhhhhhh, ehhhhhhhhhh.
All’unisono riprendiamo fiato. Ci abbracciamo e continuiamo a baciarci come se non avessimo fatto niente fino adesso.
Decidiamo di tornare a riva, nudi, con una serie di sensazioni che ci pervadono contemporaneamente: eccitati, stanchi, estasiati, rilassati.
Ci stendiamo al sole sui nostri teli per riposarci di quella eccelsa fatica sottomarina.
A poco a poco ci riscaldiamo sotto i raggi del sole.
Sono le sette. Mi guardo in giro solo ora per vedere se non c’è nessuno che ci guarda.
Negativo. Siamo soli. Mi sento scorrere un braccio lungo il collo. Eva mi accarezza il torace e con le sua mani dai diti lunghi, affilati, dalle unghie smaltate lunghe e curate, afferra con naturale maestria e decisamente la bega nodosa che si è risvegliata a quel tocco felino che Eva mi ha dato.
“Ti voglio ancora!” mi sentii sospirare nell’orecchio.
Mi giro. Il suo volto è luminoso. I morbidi capelli le coprono maliziosamente i seni. Non so’ cosa mi è preso, ma senza ritegno o riguardo la spingo dolcemente con la schiena sulla sabbia ed inizio a leccare golosamente quei seni.
La pelle abbronzata, il sudore, il sapore del sale sulla pelle: vera estasi.
Il mio uccello riprende vigore e lei “Tutto dentro!” Dopo aver resa ancora mi turgida la fava, già comunque nodosa, con un massaggio rinfrancate tra quelle tettone, la penetro nella sua morbida ed atletica passera, nuovamente lubrificata da quel succo divino emesso dal suo clitoride in piene erezione e che solo le donne possiedono al solo scopo del piacere sessuale. La bacio. Mi ansima caldamente nell’orecchio. La pressione del sangue mi sale, mi riscaldo ancora di più. La bega dura si fa spazio nell’apertura vaginale di Eva. Mi piace, le piace.
I gemiti caldi, sensuali, da far godere solo sentendola respirare. Mi lecca i capezzoli. Poi io lecco i suoi. Il suo bacino prima passivo, ma ad ogni leccata, ad ogni spinta sempre più vigorosa, ad ogni gemito, ora sempre più attivo, come se volesse andare incontro al piacere senza stare ad aspettarlo.
Incredibile ci conosciamo solo da 5 ore e ci comportiamo come se fossimo amanti da 5 anni.
E’ così intenso il piacere che quando veniamo, contemporaneamente, è come se in quell’istante la morte ci avesse portati via dalla terra. Gridiamo insieme, dall’intenso piacere che ci siamo provocati. Solo quando scaricatole tutto il contenuto delle mie palle nella sua calda ed adulta passera, mi ritraggo e mi accorgo che le esce del sangue: era davvero vergine.
Ancora una volta eravamo stesi a riposare da quelle fatiche che tutti gli esseri umani vorrebbero apprezzare almeno una volta al giorno.
La invito a venire a casa mia, un piccolo appartamento affittato per le vacanze.
Dopo cena si stende mollemente sul letto e si addormenta.
Rimetto a posto le cose in cucina, vado in bagno per la toilette notturna, ancora più accurata visto che non avrei dormito da solo. Entro nella camera da letto. Lei giace su un lato, di schiena a me, completamente nuda. Leggo un paio di pagine del mio libro. Prima di spegnere la luce, osservo la naturale bellezza delle sue curve: le spalle larghe, i muscoli della schiena belli tonici, la vita stretta, i fianchi che si allargano, il culo tondo e muscoloso quanto basta, le gambe tornite, accavallate lasciano intravedere sia la base della vagina che il buco del culo, i piedi eleganti ed i capelli sparsi sul letto. Clic, la luce è spenta. Ripenso alla splendida giornata che ho trascorso con Eva: unica. Me la ricorderò per tutta la vita. Adesso mi aspetta una notte di intenso riposo. Sono rilassato e malgrado tutto ancora pieno di energie.
Dopo qualche minuto sento che il letto si muove. E’ Eva. Si gira dolcemente, si appoggia su di me con quei seni sodi e mi sussurra “Che ne pensi di me?”
Che vuole dire? Mah! L’unico effetto che ha quella frase è di farmi irrigidire completamente il membro. “Un’altra volta!!” Stupito penso.
Sembrava che quella voce così sensuale fosse un nuovo ritrovato per farmelo rizzare. Altro che viagra, penisstresching o pompette. Come se uscisse qualcosa dalla sua bocca capace di invadere nel mio corpo, come un’iniezione di qualcosa che risveglia in me tutti gli ormoni, gli enzimi, le cellule del mio corpo atte al solo piacere sessuale.
Una cosa è certa: io non la sto costringendo a fare niente. Quindi nel peggiore dei casi penso che anche se poco ma per me qualcosa quella giunonica ragazza prova.
Dopo quella riflessione avvenuta in pochi secondi, accendo la luce. Lei si è staccata da me un attimo prima.
Lo spettacolo che mi si presenta non ha pari con i molti giornali o film porno che ho in tutta la mi vita.
Con le gambe divaricate e raccolte verso di se ha preso a massaggiarsi la vulva, selvaggiamente, sguaiatamente.
La lingua fuori da quelle carnosissime labbra, il labbro superiore morso dai suoi bianchissimi denti. In un attimo è sopra di me e non posso fare a meno di evitarla. Come se l’avessi voluto!!!!
Non è violenta, è solo decisa che io le procurerò un altro orgasmo. Anzi, ci procureremmo un altro orgasmo.
Inizia a succhiare e leccare il mio petto, gli orecchi, mi bacia sulla e nella bocca. La lingua scopa la mia bocca, le nostre salive sono un miscuglio di piacere. Il suo ventre è appiccicato al mio. Le sposto i capelli la bacio e la lecco sul collo. BINGO. Emette un grido di intenso piacere. Le nostre gambe si intrecciano, si accarezzano. I nostri ginocchi premono i nostri sessi. I nostri respiri sono all’unisono.
Penso che sia dura per me soddisfarla, dopo un pompino ed una scopata a distanza di poche ore. Malgrado tutto quel cocktail di donna mi fa passare la stanchezza non appena mi dice “Massimo”.
Si gira su stessa. Le gambe divaricate sulla mia pancia, la vulva che bacia il mio ventre. Le sue chiappe sono a portata di bocca. Sembrano due scogli tanto toniche. Si china. Mentre le mie mani sono andate a toccare i seni ed i capezzoli grossi e duri come acini d’uva, dopo averlo massaggiato adeguatamente con le sue voluttuose mani, si mette il mio turgido uccello in bocca.
Calda, la sua bocca è accogliente e capace di prendere un altro uccello in contemporanea, sento la lingua che spennella il glande grande come la cappella di un fungo. Un morso per niente doloroso, anzi ulteriormente eccitante. Insaliva parecchio l’asta del mio pene e ciò incrementa il nostro piacere. Scivola ora velocemente, ora lentamente e profondamente. La sua lingua ora mi colpisce velocemente la base della cappella, ora la arrotola, ora lecca l’asta dell’uccello come fosse un cono gelato. Sudiamo e la cosa invece di metterci a disagio ci eccita ancora di più: escono fuori i nostri animaleschi odori. Perfetto in un momento dove conta solo il nostro istinto animale. Arriva a metterselo tutto in bocca, fino alle palle, odorose di sesso. Sento che respira profondamente come quando scende sott’acqua, ma questa volta per gustare intensamente l’odore dei miei coglioni. Ancora una volta la sua vagina gronda di desiderio. Trasale di piacere quando le avventuro un dito dentro. Il suo clitoride è come il mio cazzo: massimamente eretto.
“Aspetta.” Mi dice.
Si gira e con tutti quegli umori gocciolanti, carichi di piacere all’eccesso, si accomoda il mio uccello dentro la sua fica. I movimenti ritmici sono sublimi. Dopo un paio di minuti, le prendo le mani e lei le mie. Ci afferriamo con forza e passione, baciandoci selvaggiamente nello stesso istante in cui i nostri corpi esplodono di piacere.
Ah, si, ah si, ah si. Interminabili quelli spasmi.
Ci addormentammo esausti e contenti.
L’indomani dopo una ricca colazione tornammo sulla spiaggia, per poi fare il bagno e godere nuovamente l’uno dell’altra.

Una leggenda del paese vicino dice che in queste splendide acque esistono creature sottomarine capaci di catturare gli uomini che si immergono e violano la pace di alcuni luoghi.
Noi l’avevamo trovata.

Passione in motel


Aprì gli occhi improvvisamente e dal soffitto si vide riflessa negli specchi. In un attimo si ricordò del bar, dell’uomo che vi aveva incontrato e del motel.
“Finalmente ti sei svegliata dormigliona”
Si girò verso la voce e lo vide. Alto, sulla quarantina. “Niente male davvero” pensò.
Era completamente nudo e Giulia vide che il suo membro oscillava mentre lui si avvicinava al letto. Si stava eccitando.
“Sei una bambina birichina” le disse “stanotte mi hai fatto impazzire”.
Giulia non ricordava molto, si era presa una sbronza colossale, ma sapeva di essere brava nel sesso ed era sicura di averlo fatto urlare dal piacere.
“Vieni qui” gli sussurrò.
L’uomo non se lo fece ripetere due volte e si inginocchiò sul grande letto ad acqua. Le afferrò le gambe e le aprì di scatto. Poi affondò il viso in mezzo alle cosce di lei, cominciando leccarle piano piano il clitoride turgido. Giulia inarcò la schiena per il piacere ed allargò di più le gambe per farsi penetrare meglio dalla lingua assetata di lui. I suoi gridolini di piacere lo eccitavano e si mise a leccarla più forte. Poi si mise sopra di lei, girandosi, per offrire alla sua bocca smaniosa il cazzo già in tiro. Lei non si fece pregare e lo ingoiò avidamente. Prese a succhiarlo come un cono gelato, su e giù, stringendolo con la lingua, mentre lui le infilava un dito nel buco più nascosto e continuava a leccarle la fica bagnata.
“Si, si, così, succhiamelo troia!” la incitava.
Le piaceva farsi insultare mentre scopava e lui lo sapeva.
Continuò a leccare e succhiare quel cazzo grosso e succoso fino a che non lo sentì fremere ed una calda cascata di sperma le invase la bocca e le scese sul collo.
“Sei proprio una cagnetta lussuriosa” le disse “mi hai fatto sborrare come un animale”.
Giulia non si fermò e continuò a leccare tutta la sborra. Se lo rimise in bocca e lo fece indurire nuovamente.
“Ti piace succhiare cazzi, vero troia? Dai, si, fammi godere ancora. Si, così te lo infilo nella fica bagnata e ti scopo come una cagna!”.
Si, le piaceva il sapore di un bel cazzo sbrodoloso, le piaceva farsi scopare così brutalmente.
“Scopami mio bel cazzone” gli rispose “fammelo sentire tutto”.
Lui non se lo fece dire di nuovo e la fece girare con la faccia al muro.
“Tieniti forte troiaccia, perché ora ti farai la scopata della tua vita”.
Le allargò le gambe e le infilò il grosso cazzo nella fica sbrodolante, poi cominciò a pomparla.
“Godi brutta zoccola, prendi questo cazzone, senti quanto è grosso!”
“Si, si, dammelo tutto!” Giulia stava davvero godendo come una pazza, lui era ben dotato.
Le palle di lui sbattevano veloci contro il suo culo mentre la pompava alla pecorina. Era un piacere infinito, qualcosa mai provato.
Ad un certo punto lui si fermò. “Adesso, mia bella troia, veniamo alla parte migliore”. Tolse il membro bagnato dalla fica e lentamente lo infilò nel buchino più piccolo. Giulia emise un grido di dolore ma lui non si fermò. “Non mi dire che ti fa male piccola acchiappacazzi”.
“No, continua” replicò lei, ormai troppo eccitata per fermarsi. Riprese a martellare a gran ritmo sfondandole il culo e facendola gridare di dolore e piacere.
“Oh si, si, si” diceva lei ad ogni colpo. “Mi piace, dammelo!”
“Troia! Ti spacco il culo, godi mignottona!” continuava ad eccitarla con questo gergo da animale mentre la sbatteva contro il muro. Le aveva afferrato i fianchi così da farla muovere a suo piacimento. Giulia era sfiancata dal piacere. Si infilò due dita nella fica e si mise a masturbarsi mentre il grosso cazzo dell’uomo si agitava nello sfintere. Era un amante instancabile ma stava per cedere. Giulia si sentì improvvisamente inondare dal piacere infinito dell’orgasmo mentre l’uomo le inondava il culo del suo abbondante sperma.
“Sei proprio una troietta vogliosa” le disse soddisfatto “davvero una pigliacazzi con i fiocchi”.
Lei lo ricambiò con una sguardo sensuale e si diresse verso il bagno. Si infilò sotto la doccia sperando che lui la raggiungesse e ricominciasse a farle provare quel piacere immenso. Ma non venne.
Quando uscì dal bagno si accorse che l’uomo se ne era andato. Le aveva lasciato 200.000 lire sul comodino ed un biglietto: “per te e per la stanza, mia piccola troia” c’era scritto.
“E’ la prima volta che mi pagano per scopare” disse a voce alta e infilò i soldi in borsa. Poi si vestì ed uscì dalla camera. Pagò il motel e salì sulla BMW, diretta a casa.