Desiderio (II parte)

6qNI7H1VW3Sonia finì di preparare il pranzo giusto in tempo per il rientro di Federico che, mentre era seduto a tavola, fremeva per finire e potersi infilare in camera. Lei si rendeva conto di ciò e se la rideva sotto sotto. Addirittura cercò, sadicamente, di ritardare al massimo la “liberazione” del figlio, chiedendogli di fare delle sciocchezze per tenerlo occupato.
Quando, finalmente, disse a Federico che poteva andare che avrebbe finito lei, si commosse nel vedere la felicità dipinta sulla sua faccia. (????)
Passarono le ore e non accadeva niente, già, che cosa doveva accadere? Di certo non poteva entrare e dirle qualcosa in modo diretto. Ma le sembrava strano il fatto che non uscisse dalla sua stanza, nella quale regnava il silenzio assoluto. Quando, verso sera, iniziò a sentire l’inconfondibile rumore della tastiera, a velocità isterica, si rassicurò.
A cena riuscì finalmente a vederlo, erano tutti seduti a tavola. Carlo e Sonia discutevano e cercavano di coinvolgerlo, visto che sembrava assente e non volevano chiedergli spiegazioni per non sembrare invadenti, senza, però, riuscire a distrarlo dai suoi pensieri.
Si destò solamente quando Sonia disse che nella mattinata era passato il nipote. La sua reazione fu immediata, disse “Come mai Gianni non era a scuola? E che voleva?”
“Ha marinato la scuola e mi ha anche raccomandato di non dire niente ai suoi, quindi tenetevela per voi. Non voleva niente, abbiamo preso il caffè e parlato di un po’ di cose”.
Carlo gli disse che non capiva come mai quel ragazzo doveva essere così scalmanato, avrebbe dovuto iniziare a mettere giudizio alla sua età.
Allora Sonia prese la palla al balzo per fare un commento che avrebbe colpito di sicuro Federico “Che vuoi, a volte i ragazzi si comportano così, ma dopo crescono e passa tutto. E poi Gianni è un caro ragazzo, sempre disponibile e con un’energia che sembra non finirgli mai, a volte è difficile stargli dietro ma sa dare delle belle soddisfazioni, quando vuole”.
Il marito prese queste affermazioni normalmente, non sapeva lui! Mentre Federico che sapeva tutto,
lo aveva visto più volte durante il pomeriggio, chiuso in camera sua, che cosa voleva intendere sua madre.
Quando si fece ora di andare a letto, Sonia passò a dare la buona notte al figlio, che trovò al computer. Si domandava cosa stesse scrivendo e non vedeva l’ora che arrivasse il mattino per rimanere sola in casa e poter leggere.
Arrivata a letto, si avvicinò a Carlo, in quello che ormai era diventato un rituale, per fargli capire che aveva intenzione di farlo. Questa volta lasciò la luce del suo comodino accesa, in modo che le riprese non fossero tanto scure, infatti non le era piaciuta la qualità delle riprese fatte in camera.
Il tutto durò molto poco, almeno rispetto a quanto era durato con Gianni nel pomeriggio. E dopo a nanna, insoddisfatta come al solito.
Al mattino, rimasta sola in casa, si precipitò in stanza di Federico. Per prima cosa vide le riprese del giorno prima. Si eccitò tantissimo a rivedersi, si dovette masturbare, era troppa l’eccitazione che le procuravano.
Compiaciuta per ciò che aveva visto, accese il computer. Lesse ciò che il figlio aveva scritto.
Inizialmente ci rimase un poco male, Federico ha utilizzato un linguaggio molto pesante nei suoi confronti, forse la sua non era stata una buona idea. Continuando a leggere si rese conto che si stava sbagliando. Anche se i vocaboli utilizzati dal figlio erano forti, si capiva che gli era piaciuto lo spettacolo che lei e Gianni avevano dato. Addirittura iniziavano a piacergli quei termini con cui l’apostrofava, “puttana”, “zoccola” ecc..
Si stava eccitando di nuovo. Iniziò a toccarsi, prima in modo distratto e dopo sempre più consapevolmente, fino a quando si abbandonò sulla sedia e, preso un evidenziatore che si trovava sulla scrivania, si portò all’orgasmo.
Ritornata lucida, sistemò la stanza eliminando le tracce del suo passaggio e ritorno in salotto.
Si adagiò su di una poltrona e si mise a pensare a quello che Federico aveva scritto. Non aveva disapprovato il fatto che sua madre e il cugino avevano fatto del sesso, anzi era contento di essere figlio di una “porca”. A ripensare a quella parola gli venne una piccola fitta fra le gambe.
Ormai si sentiva davvero una porca! Sapeva benissimo di aver oltrepassato un limite che le avrebbe cambiato la vita. Anche Federico si era accorto del suo cambiamento e il suo unico dispiacere era che non poteva godere anche lui della madre, anche se il fatto che Sonia lo aveva fatto con il nipote gli aveva dato delle speranze.
Persa in questi pensieri fu riportata alla realtà dallo squillo del telefono, era Carlo che le annunciava che sarebbe tornato a casa per pranzo ma subito dopo doveva preparare la valigia perché doveva raggiungere una filiale della ditta con dei grossi problemi. Si sarebbe fermato lì sino al martedì successivo.
Abbassato il telefono, Sonia si rese conto che, dato che era mercoledì, si sarebbe trovata sola in casa con Federico per cinque giorni e sei notti. Pensò che era il momento giusto per una situazione del genere.
Nel pomeriggio, prima che Carlo, volle fare l’amore con lui, come per farsi perdonare di quello che aveva fatto e di quello che voleva fare.
Poco dopo la partenza del marito arrivò un corriere che doveva consegnare degli oggetti che lei e Carlo avevano ordinato durante il loro ultimo viaggio. Si trattava di un uomo di circa quaranta anni, dall’aspetto rude ma con un certo fascino. Iniziò subito a stuzzicarlo, a fare la maliziosa.
Finito di scaricare lo fece accomodare in cucina per offrirgli un caffè. Quando il tizio capì che poteva combinare qualcosa, si fece sotto e le tastò il culo. Sonia non si sottrasse al palpeggio anzi, dimeno un poco il fondoschiena. Fu subito stretta dalla quelle braccia forti che la rovistarono dappertutto. Le aveva aperto la camicetta e vedendo che portava il reggiseno a balconcino le disse “Devi essere proprio una grande porca tu” e si mise a succhiargli i capezzoli mentre con una mano si insinuava sotto la gonna per rovistare anche lì. Sonia allungò una mano sulla patta dell’uomo e fu meravigliata dal sentire che era ben fornito. Si stava bagnando tutta con quel trattamento. Quando sentì una pressione sulle spalle si inginocchiò docilmente davanti a lui e gli estrasse dai pantaloni un membro di tutto rispetto che prese subito in bocca. Lo sentì crescere maggiormente fra le sue labbra.
“Hai una bocca fatta apposta per ciucciare cazzi” si senti fiera di quello che sentiva come un complimento.
La fece alzare e, dopo averle fatto poggiare le mani al lavello, le alzò la gonna sulla schiena, le abbassò le mutandine sino alle ginocchia e la penetrò senza tanti complimenti.
“Allora zoccola, che ne dici del mio bastone? Ti basta?” e l’afferrò per i seni che dondolavano per i colpi che riceveva.
La risposta fu “Si, lo sento sino in gola”.
Sonia vide, riflesso nei vetri della finestra che stava sopra il lavello, il figlio che li osservava pensando di non essere visto. La sua presenza aumentò l’eccitazione di lei che immaginava ciò che si presentava agli occhi di Federico, sua madre china, la gonna tirata sulla schiena, le mutandine a metà gamba, il seno di fuori e uno sconosciuto che la stava prendendo in modo bestiale.
Con questa fotografia fissa in mente, venne rumorosamente. Poco dopo anche lo sconosciuto raggiunse l’orgasmo e le scaricò tutto dentro, senza chiedere il permesso.
Le gambe di Sonia tremavano, era stato un orgasmo travolgente, grazie alla presenza del figlio.
Lo sconosciuto si diede una sistemata e, dandole una palpata al sedere le disse “Complimenti, sei proprio una gran maiala, se capito di nuovo da queste parti vengo a farti il culo” e se ne andò lasciandola in quelle condizioni.
Sonia si diresse, lentamente, in bagno per farsi una doccia mentre sentiva che Federico rientrava in camera sua di corsa, senza cercare non fare rumore.
La cena trascorse tranquilla. Madre e figlio si studiavano a vicenda, senza dirsi nulla, giusto lo stretto necessario. Nella serata si trovarono a vedere la televisione insieme.
Sonia si sistemò sul divano, stesa, e ne approfittò per scoprire un poco le gambe, subito scrutate da Federico. Si stava eccitando da come la guardava il figlio. Decise di fargli vedere bene tutto,
iniziò a muoversi come per cercare una posizione, spostando di continuo le gambe.
Federico non riusciva a distogliere lo sguardo da quella carne che desiderava tanto, era una dolce tortura per lui. Rimase sconcertato quando si rese conto che sua madre era nuda sotto la vestaglia, anche se la luce era poca ne era sicuro.
La televisione, alla fine, non fu vista da nessuno dei due. Quando si fece ora di andare a letto, Sonia si alzò e si chinò verso il figlio per dargli il bacetto della buona notte, da brava madre.
Federico si ritrovò con gli occhi immersi nella scollatura della vestaglia di Sonia che, essendo molto sbottonata sul petto, gli permise di vedere il seno materno.
La nottata passò, anche se un poco agitata, per entrambi.
Al giovedì mattina, Sonia, rimasta sola in casa, si dedicò alle sue solite letture, gli scritti del figlio su di lei.
Inutile dire come accompagnò la lettura, ormai per lei è diventato un classico, leggere e masturbarsi. I vocaboli con i quali Federico l’apostrofava nei testi non le davano più fastidio, aumentavano il suo livello di eccitazione.
I suoi timori di esagerare erano ormai un ricordo, specialmente dopo aver letto ciò che il figlio desiderava, lei! Ardentemente. Ormai per lui si stava tramutando in una malattia. Il vederla fare sesso con gli altri non gli dava fastidio, era solo invidioso del fatto che lui non poteva averla.
Per il pranzo si fece trovare con in dosso un pantacollant aderentissimo e una camicia, corta, particolarmente slacciata sopra. Sotto aveva optato per un tanga, per far sì che la forma del sedere risultasse particolarmente delineata.
Il povero Federico apprezzò molto l’abbigliamento, anche se soffriva per il non poterla toccare.
Nel pomeriggio non accadde nulla di particolare, ognuno per la sua strada.
Il pensiero di Federico era rivolto alla madre, al suo corpo. Mentre Sonia pensava a cosa avrebbe potuto organizzare per la sera, la concretezza delle madri! La scelta cadde su di un film al cinema e una pizza. Quando chiese al figlio se per lui andava bene questa programma per la serata, quasi non aspettò la risposta, si diresse subito in camera per cambiarsi.
Federico si un paio di jeans e un maglione e andò a bussare alla porta della camera dei genitori per dire alla madre che si stava facendo tardi.
Quando ebbe il permesso di entrare trovò Sonia armeggiare con una giarrettiera, finita di sistemare, con calma, si abbassò la gonna e, rivolgendosi al figlio, disse che era pronta e potevano andare. Al ché, Federico, si destò dall’immobilità in cui era caduto alla visione della madre in quella condizione, e scese in garage a prendere la macchina.
Durante il tragitto verso la pizzeria sbirciava di continuo la madre. Infatti si era preparata in modo superbo. La gonna era abbastanza sopra il ginocchio, seduta com’era lasciava quasi intravedere il bordo delle calze, e la camicetta, indossata sotto la giacca, era particolarmente trasparente e slacciata, tanto che si poteva apprezzare appieno della curva dei seni, senza scorgere la stoffa del reggiseno. Optarono per uno di quei locali dove si può mangiare senza sedersi ai tavoli, avrebbero rischiato di perdere troppo tempo.
Si accomodarono su due sgabelli e ordinarono. Data l’altezza degli sgabelli, Sonia si ritrovò a esporre le gambe in modo molto provocante.
Federico non era il solo nel locale ad esserne attratto, tutti i maschi presenti non disdegnarono un’occhiata verso di lei.
Consumarono le loro ordinazioni conversando e divertendosi, anche se Federico aveva il suo da fare per non farsi trovare sempre con gli occhi sul corpo della madre.
Arrivati al cinema, si siedono in una delle ultime file. Non c’era molta gente, il film era in programmazione già da molto tempo.
Dopo una decina di minuti dall’inizio della proiezione, Federico si accorge che un tizio si era seduto accanto a sua madre.
Era l’uomo seduto all’inizio della fila e che si era dovuto alzare per farli passare.
Sonia sembrava non essersi accorta di nulla, sembrava attratta dalle scene che si susseguivano sullo schermo.
Quando Federico vide, con la coda dell’occhio, la mano di lui posarsi sulla coscia di sua madre,
stava per reagire ma…
Sonia si strinse a lui, poggiando la testa sulla sua spalla. Questa mossa lo aveva bloccato, non sapeva che fare. Vedeva la mano di quell’uomo che si muoveva sulla sua carne, la gonna era stata spostata in alto, ormai si vedeva ben oltre il bordo delle calze.
A questo punto Federico si rese conto che sua madre voleva quel contatto. Quando la mano arrivò alle sue mutandine, strinse il braccio del figlio che ormai si ritrovava con un’erezione mostruosa.
Si trattava di una situazione particolare, poteva avvertire le sensazioni che sua madre provava da quel contatto.
Quando Sonia raggiunse l’orgasmo Federico rischiò di bagnarsi senza toccarsi, tanta era l’eccitazione che si era scatenata in lui.
Era come se partecipasse anche lui, questa volta non stava solo vedendo o ascoltando, questa volta “sentiva”, attraverso l’esiguo contatto fra il suo corpo e quello di sua madre.
Federico, alla fine del primo tempo, si voltò per cercare il volto dello sconosciuto che, involontariamente, gli aveva regalato tanto ma non c’era, scomparso nel nulla.
Durante il rientro a casa, madre e figlio, parlano come se non fosse accaduto nulla, naturalmente nessuno dei due ha seguito il film.
Prima di andare a letto, Federico, scrisse di getto tutto quello che era accaduto quella sera, comprese le sue emozioni. Dando sfogo alla sua eccitazione che ormai gli stava provocando dei fastidiosi dolori, per quanto era stata trattenuta. Si addormentò contento.
Venerdì mattina. Sonia legge e rimane pensierosa tutto il giorno. Questa volta il figlio aveva superato se stesso. Ciò che aveva scritto la colpì profondamente, la sconvolse.
Federico aveva scritto di quanto fosse stato bello per lui la serata passata con la madre e di come avesse goduto di quello che era accaduto al cinema.
Fin qui tutto normale. Solo che questa volta aveva anche scritto che il suo desiderio era ormai giunto ad un livello esagerato, rischiava di uscire pazzo se non avesse avuto il corpo di sua madre. Era deciso, ci avrebbe provato!
Sonia ha sempre saputo che prima o poi sarebbe arrivato questo momento ma l’euforia in cui viveva, per le nuove esperienze fatte, le aveva fatto dimenticare tutto.
In lei si stava risvegliando il timore di infrangere un tabù sociale e culturale troppo grosso, il nipote è un conto il figlio è tutt’altra cosa. Il dilemma che si portava dentro doveva essere risolto al più presto. Sonia prese una decisione quando, infilandosi la mano nelle mutandine, si rese conto che si era bagnata tutta al solo pensiero di lei ed il figlio.
A pranzo si ritrovarono a parlare di come era andata la giornata per entrambi. Sonia, dopo un poco, ne approfittò per fare una proposta a Federico.
“Sai, oggi ho visto un vecchio film e mi è venuta la nostalgia delle serate che io e tuo padre passavamo a ballare, era fantastico”
“Non sapevo che vi piacesse ballare”
“A te piace?”
“Non so, non ho mai provato”
“Se stasera non hai nessun impegno potremmo andare in un locale che hanno appena aperto non troppo distante da qui. Che ne dici?”
“Va bene ma dovrai insegnarmi tutto, io sono proprio bianco in questo campo”
“D’accordo, per questa sera io sarò la tua insegnante di ballo personale”
Cosi trascorsero il resto del pomeriggio ognuno immerso nei propri impegni, anche se tutti e due avevano la mente alla serata ed a quello che sarebbe potuto accadere.
Federico, fattasi l’ora di uscire, si preparò e si presentò in camera della madre che trovò già pronta con una camicetta leggera, e scollata, abbinata ad una gonna che le arrivava sopra il ginocchio e con uno spacco laterale abbastanza audace.
“Che ne dici, sto male vestita così?” e, posizionando le mani all’altezza dei seni le fece scendere lungo i fianchi, sino alle cosce.
Al povero Federico mancarono le parole, lo scorrere di quelle mani gli aveva era stato come una lunga scossa che lo aveva percorso per tutto il corpo.
“No, ti sta molto bene, una favola.”
Dirigendosi verso la macchina gli occhi di Federico erano puntati sul culo di sua madre che gli ondeggiava davanti, in modo tremendamente attraente.
Da bravo cavaliere aprì la portiera per far salire Sonia che, accorgendosi che dallo spacco della gonna si intravedeva l’orlo delle calze disse “Forse ho esagerato con questa gonna?”
Ma fu pronta la risposta del figlio “Che dici, al più farai venire un infarto a qualche poveretto”
Sonia scoppiò a ridere e ringraziò il figlio per il particolare complimento.
Il viaggio per arrivare alla sala da ballo trascorse con Sonia che raccontava al figlio delle serate che era solita passare da ragazza a ballare.
Gli raccontò anche che fu in una di quelle sere che lei e suo padre fecero l’amore per la prima volta, dopo aver passato diverse ore a ballare.
Giunti a destinazione, si sedettero ad un tavolo e bevvero qualcosa, osservando la pista, quasi piena, e facendo commenti sui vari personaggi particolari presenti.
Dato che non avevano cenato, nessuno dei due, l’alcool ingerito gli provocava un certo bruciore dentro che decisero di combattere buttandosi nella mischia della pista.
Sonia iniziò a spiegare a Federico come doveva muoversi e dove doveva mettere le mani. Il povero ragazzo, sentendo il corpo della madre strusciarglisi addosso, si sentiva in delirio e gli veniva difficile concentrarsi sui passi.
Erano già passate quasi tre ore da quando erano arrivati ed avevano già bevuto un paio di drink, non erano brilli ma di certo l’alcool li stava aiutando ad a far cadere quei pochi muri che li dividevano. Infatti i loro corpi si trovavano sempre più a contatto, nel turbine del ballo.
Ormai l’erezione che Federico si ritrovava sotto i pantaloni non era un segreto per Sonia che la sentiva, prepotente, premerle addosso.
Fermatisi per riprendere fiato, si divisero, lei andò in bagno e lui si diresse al bancone del bar a per bere dell’acqua.
Mentre Sonia si dava una sistemata davanti il grande specchio della toilette una donna che faceva altrettanto accanto a lei le disse
“È davvero un bel locale, e poi c’è bella gente”
“Già, è bello ed è frequentato da gente che sa come comportarsi, non ci sono i soliti imbecilli che ti ronzano attorno”
“Senti ti volevo chiedere se quel ragazzo con cui balli è con tè o lo hai incontrato qui?”.
“È il mio accompagnatore, perché?”
“Niente, mi è sembrato un tipo interessante e ci avevo fatto un pensierino, volevo sapere se era libero”
“Mi dispiace, sarà per un’altra volta, gli raccomanderò di venire di nuovo qui”
“Ma dimmi, com’è a letto, da come si muoveva mentre ballavate credo che se la sappia cavare”
“A dirti la verità ancora non lo so, ma conto di scoprirlo giusto questa sera, se ci rivedremo ti farò sapere”
Nel frattempo Federico si era accomodato al bancone del bar e aveva chiesto dell’acqua. Il barman, trovandosi solo con lui, fece degli apprezzamenti su Sonia, e gli disse che aveva visto spesso delle donne mature con dei ragazzi giovani, ma “quella” che stava con lui aveva un qualcosa di particolare, qualcosa in più!
“Ma dimmi una cosa, come scopa?”
“Finora sono solo riuscito a vederla scopare, ed è una vera bomba, ma spero proprio di poterla provare questa sera.”
Federico vide rientrare sua madre in sala e la raggiunse. Ballarono per un’altra mezzora circa, prima di andarsene.
In macchina risero per tutto il viaggio di ritorno, dei tizi incontrati nel locale e delle piccole gaffe di Federico che in fondo non se l’era cavata poi tanto male per essere la prima volta che ballava quel tipo di musica.
Arrivati a casa decisero di fare una scorpacciata di gelato e si diressero dritti in cucina. Erano entrambi abbastanza accaldati e Sonia decise di mettersi in libertà togliendosi la gonna e rimanendo con la sola camicetta che le arrivava a coprire a malapena l’orlo delle calze. Il povero Federico rischiò l’infarto nel vedere la madre in quelle condizioni, si riprese solo quando Sonia gli disse di alleggerirsi, quindi si tolse i vestiti e rimase con i soli boxer, esibendo un leggero rigonfiamento che si faceva notare, e si sedette.
Sonia prese dal freezer una vaschetta di gelato e la posò sul tavolo davanti al figlio, dopo prese un cucchiaio e si sedette sulle gambe di Federico che la cinse alla vita, poggiando la mano sulla sua coscia. Era lei che prendeva il gelato e divideva i bocconi una volta per uno. Continuavano a ridere e fare battutine, ogni tanto Federico le faceva il solletico, e Sonia si contorceva tutta, strofinando la gamba sui boxer del figlio che ormai contenevano a stento l’erezione in atto.
Con uno di questi movimenti bruschi, del gelato finì sulla camicetta di Sonia che, senza preoccuparsi più di tanto, se la tolse rimanendo con il solo intimo addosso. Nell’allungarsi per posare l’indumento appena tolto si poggiò su Federico, intrappolandogli il viso fra i seni e avverti il profondo respiro che il figlio fece immerso nelle sue rotondità.
Quando si staccarono, regnò il silenzio per alcuni secondi, sino a quando Sonia, non resistendo più a quella tortura, disse
“Che c’è, hai una faccia strana?”
“No, niente, è solo che …… niente, una sciocchezza”
“E no, adesso devi dirmelo, lo sai che sono curiosa da morire, adesso devi dirmi che ti è preso”
“È solo che … vedendo … il tuo seno … mi è venuto in mente l’immagine di un bimbo che si allatta e mi chiedevo se tu mi avevi allattato oppure no”
“Certo che ti ho allattato, anzi, sembrava che non volevi fare altro. Eri perennemente attaccato al mio seno. Pensa che per farti dormire alcune volte ho dovuto attaccarti al seno, anche se avevi appena mangiato”
“Davvero?! E non ti facevo male?”
“No, eri delicato, mi rilassava allattarti. Mi ricordo ancora come facevo, ti portavo con la bocca vicino al seno – e attirò a sé Federico – liberavo il capezzolo – spostò la coppa del reggiseno – lo posavo sulle tue labbra e tu facevi tutto il resto”
Federico, ritrovatosi con il capezzolo materno fra le labbra, iniziò a succhiare, come se dovesse davvero allattarsi.
Sonia chiuse gli occhi e si mise ad accarezzare dolcemente la testa del figlio mentre con la gamba continuava a strofinarsi sulla sua erezione.
Ormai era finito il tempo delle finzioni, era giunto il momento di appagare il desiderio di entrambi.
Le mani di Federico si mossero sul corpo di Sonia. Una raggiunse il seno libero, afferrandolo e torturandolo di attenzioni, l’atra si posò su di una natica e ne saggiò la consistenza.
“Ohhh … piccolo mio, come mi fai sentire bene … senti quanto bene fai sentire la tua mamma” e prese la mano del figlio che aveva sul seno e se la portò fra le gambe, stringendosela forte contro.
Le dita di Federico si immersero in quell’antro caldo e umido che era il sesso della madre, insinuandosi sotto il tessuto delle mutandine già fradicio dei suoi umori.
Federico si staccò dal seno materno e disse “Quanto ti DESIDERO MAMMA!” e si fissarono per un istante, prima che Sonia abbassasse il capo per unire le loro bocche in un bacio profondo e carnale.
“Anch’io ti desidero tesoro, tanto”
Sonia si alzò dalle gambe del figlio e si sedette sul tavolo, davanti a lui che allungò le mani e tirò le mutandine, levandole. Adesso si ritrovava sua madre, seduta sul tavolo, con le calze ed il reggiseno abbassato che conferiva ancor più impertinenza a quei capezzoli appuntiti che puntavano verso l’alto. Era un’immagine estremamente forte, Federico sentiva il sangue pulsargli forte nelle vene. Mise le mani sui polpacci della madre e le fece scorrere per tutte le gambe, sino ad arrivare alla carne libera dalle calze. Fece un profondo respiro e immerse il viso nel sesso materno.
Sonia afferrò il figlio per i capelli e lo tirava a sé, sentire quella lingua darle piacere era come una droga, gli ci volle poco per raggiungere un orgasmo come non le era mai capitato di averne.
Federico continuò a muovere la lingua in quella carne ormai del tutto bagnata sino a quando non si sentì tirare per i capelli.
Aveva paura che fosse già tutto finito, invece Sonia si alzò e si accovacciò fra le sue gambe e, liberatolo dai boxer, accolse la sua erezione in bocca, impegnandosi come una forsennata nell’opera di dargli piacere. Dato lo stato del figlio, ormai in quelle condizioni da troppo tempo, tale piacere non tardò ad arrivare, esplodendole nella bocca. Federico non si era preoccupato di avvertirla, sapeva che non le disgustava, aveva visto!
Grazie alle continue attenzioni della bocca materna, Federico si ritrovò di nuovo in erezione, pronto a proseguire.
Sonia si alzò e si portò, cavalcioni, sopra del figlio e si abbassò lentamente, facendolo penetrare dentro di lei.
Ne seguì una cavalcata sfrenata, dove i due si cercavano costantemente, si toccavano, si baciavano, si stringevano forte l’un l’altro. Fino all’orgasmo che li colse, prima lui e subito anche lei.
Adesso erano fermi, abbracciati, nel silenzio riempito solamente dai loro respiri irregolari.

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