I nostri vicini di casa

Dopo quel pomeriggio durante il quale Marco si era vantato delle sue passate prodezze sessuali, nella mia mente era entrato un tarlo. L’aver sentito che Marco aveva sodomizzato, oltre a Diana, anche altre donne, mi aveva fatto venire una voglia matta che sverginasse anche il mio culo. Era diventata un ossessione. Continuavo ad immaginare come sarebbe stato, e mi trovavo sempre con la fica bagnata. Quando mio marito aveva tentato di sodomizzarmi, era stato sempre un fiasco. Sentivo sempre molto dolore e costringevo mio marito a desistere. Ero convinta che non avrei mai più avuto voglia di provare prenderlo nel secondo canale. Invece!
Un giorno presi il coraggio a due mani e decisi di parlarne con Diana. Facendo finta di niente, portai il discorso sugli omosessuali. “Chissà che gusto ci provano a prenderlo nel culo.” Buttai lì. Lei, sogghignando, mi disse “Chi non l’ha provato, non riesce neanche ad immaginare quali sensazioni si provano.”
Le sue parole mi provocarono un brivido che percorse tutto il mio corpo dalla testa ai piedi.
Le chiesi “Com’è stata la prima volta?”
“Guarda che non è poi così tremendo, se lo fai bene, anzi!”
“Dici giusto! Se lo fai bene! Pur volendolo sia io che Vincenzo, non ci siamo mai riusciti. Mi hai fatto venire voglia di provare con un altro uomo più esperto di Vincenzo. Magari con Marco.” Buttai lì.
“Per me! Il fatto è che a Marco non gli si rizza più. Massimo ti può mettere nel culo un fallo finto. Ma questo lo può fare anche Vincenzo.”
“Tu non preoccuparti! Ci penso io a farglielo rizzare. Sono convinta che se riesce a non pensarci per qualche attimo, il cazzo gli diventa duro.”
“Contenta tu! Ma tuo marito cosa dirà? Non vorrai mica tenerlo all’oscuro? A meno che non coinvolgi anche lui in un gioco allargato”
“Certo che deve essere d’accordo. E non solo lui, anche tu. So bene che sarete tutte e due entusiasti. Se non ho interpretato male i vostri sguardi, non vedete l’ora di saltare uno addosso all’altro. Non lo neghi, eh! Allora avevo visto bene. E’ Vincenzo il tuo amore segreto!”
Andammo avanti a parlarne e concordammo che non l’avremmo fatto lì in casa. Saremmo dovuti andare in qualche posto tranquillo. A Diana venne in mente che la sua ex collega ed amica Lella possedeva una casetta in montagna e che diverse volte l’aveva loro offerta. Decidemmo che andava bene. Diana telefonò all’amica, la quale si dispiacque di non poterla accontentare, perchè avevano previsto di andare su loro per una castagnata. Sarebbe stata libera, però, il fine settimana successivo. Diana le disse che andava benissimo e si misero d’accordo dove e quando incontrarsi per le chiavi. Diana, poi, chiamò sua madre per pregarla di invitare al mare i quattro ragazzi per il successivo fine settimana.
Concordammo di non svelare i nostri piani ai mariti fino a quando non fossimo stati nella casa, pronti per iniziare le danze.
Contavo i giorni che mancavano all’incontro. L’eccitazione era fortissima. Mi ritrovai a masturbarmi quando ero sola in casa. Una volta, mentre mi facevo il bidè e il mio pube e il mio ano erano insaponati, mi resi conto che il sapone intimo permetteva al mio dito di introdursi nel buchetto, senza alcuna difficoltà. La notte assalivo letteralmente Vincenzo, trasmettendogli la mia eccitazione. Mio marito mi chiedeva compiaciuto cosa ci stesse succedendo e scopavamo selvaggiamente fino a quando non stramazzavamo esausti.
Qualche sera prima della partenza, comunicai a mio marito che eravamo invitati a passare il fine settimana in montagna. Lui ne fu contento.
Arriviamo, ora, al pomeriggio fatidico. Dopo che i nostri uomini accettarono di scambiarsi le compagne.
Ero seduta sul divanetto con a fianco Marco. Mi girai verso di lui e incominciai a carezzargli la faccia, passando le mie dita lievemente sulle orecchie, passando ai capelli. Aprii la mia bocca ed attirai Marco verso di me. Lui aprì a sua volata le labbra e le incollò sulle mie, introducendo la sua lingua nella mia bocca a cercare la mia lingua per poi avvolgerla con la sua, mentre le sue mani mi palpavano il seno da sopra il maglioncino. Io evitai, volutamente, di far scendere le mie mani sotto la sua cintura.
Con la coda dell’occhio vidi che anche Vincenzo e Diana avevano rotto il ghiaccio. Anzi. Dopo poco si alzarono e sparirono dalla nostra vista. Immaginai che fossero entrati in una camera da letto.
Continuammo a baciarci e a toccarci per qualche minuto, poi senza parlare ci alzammo e ci dirigemmo a nostra volta verso una camera. Capimmo dai mugolii quale fosse ancora libera.
Ci spogliammo uno di fronte all’altra continuando a guardarci negli occhi. Lui era già tutto nudo, io indossavo ancora le mutandine.
No!” mi disse “Voglio levartele io!”
Mi si avvicinò e, appoggiando le mani attorno alle mie tette, mi strizzò i capezzoli, che erano già duri. Poi pian piano, sempre carezzandomi, arrivò alle mutandine. Con un gesto inaspettato, me le strappò. La cosa mi eccitò. Percepivo la sua violenta carica sessuale repressa. Mi sentivo tutta bagnata. Lui infilò un dito nella vagina e incominciò a masturbarmi. “No, aspetta! Mettiamoci sul letto.” Gli dissi. Mi distesi sul letto, sollevai le ginocchia ed aprii le gambe offrendo al suo sguardo la fica già in attesa del piacere.
“Leccamela! Fammi godere con la tua lingua” Gli chiesi con voce roca.
Marco s’inginocchiò tra le mie gambe e si buttò subito con la bocca aperta sulla mia passera invitante. Mi baciò all’interno delle gambe, passò al monte di venere. Leccò il liquido vischioso che colava dalle grandi labbra, me le mordicchiò delicatamente, le aprì con la lingua. Scavando nel profondo della mia intimità, trovò il clitoride che era diventato duro e sensibile. Per meglio lavorarmelo, alzò le mie gambe, facendole appoggiare sulle sue spalle. Fece guizzare la lingua in continuazione, frizionando il clitoride e le pareti fradice della mia fica. Le sue mani, intanto strizzavano i miei capezzoli, divenuti duri e gonfi per il piacere. Io continuavo a dimenarmi, sbattendo la testa da una parte all’altra, emettendo gridolini di lussuria. “Oooohhhh! Che bello! Mi fai sentire un piacere immenso! UUUUUMMMMM” Quando avvertii il sopraggiungere dell’orgasmo, m’inarcai e sospinsi il mio bacino contro la bocca di lui. Passai le mie dita tra i suoi capelli per trattenere la sua testa contro di me.
“Vengooo! Vengoooo! Bevi il mio nettare! Bevilo tutto!” Il mio corpo era come scosso da corrente elettrica. Un fortissimo orgasmo mi scosse tutto il corpo ed inondai la faccia di Marco del mio nettare. Lui, senza staccare la sua bocca, continuò a leccarmi, facendo mantenere sempre alta la mia eccitazione. Avevo già goduto, ma il piacere persisteva. Lui non smetteva mai. Voleva farmi godere un’altra volta. Guaivo come una cagna. Non riuscivo a spiccicare neanche una parola. Solo gemiti e guaiti. Ero tesa come una corda di violino. I miei sensi erano tutti in allerta, aspettavano il godimento che non tardò ad arrivare. Il mio corpo tremò come se fosse percorso dalla corrente elettrica e continuò a tremare mentre la bocca e la lingua di Marco erano sempre dentro di me, fino a quando, infine, incominciai a rilassarmi. Il piacere che continuavo a provare non era più intenso come prima. Era languido, appagante.
Marco sollevò la sua faccia. Aveva la bocca e i baffi inzuppati dei miei umori.
Sorridendogli, lo invitai a baciarmi sulla bocca. Si distese su di me e con la bocca aperta cercò la mia. La mia lingua ispezionò tutta la sua bocca in cerca dei miei umori. Poi gli leccai i baffi e il mento ripulendoli. Continuai a leccarlo cercando di eccitarlo con parole che non avevo mai pronunciato prima d’allora.
“E’ come se avessi leccato la mia fica. Sento il suo sapore e il suo odore che sa di mare. Sei stato eccezionale. Mi hai donato un piacere che non finiva più. Due orgasmi uno di seguito all’altro. Non so quando è finito l’uno e quando è iniziato l’altro. Mi hai fatto guaire come una cagna, anzi come una maiala. Mia hai fatto sentire troia e mi è piaciuto.”
I risultati non si fecero attendere. Sentii sopra di me qualcosa che cresceva e diventava duro. Gli chiesi di distendersi al mio fianco. Continuai a sbaciucchiarlo, scendendo pian piano verso il suo pube, continuando a dirgli parole sconce. Quando giunsi all’altezza dell’inguine glielo presi in mano. Non era ancora del tutto duro. Lo feci andare su e giù titillandolo con la lingua. Poi introdussi nella bocca la cappella roteando la lingua intorno ad essa. Lo sentivo crescere. Lo introducevo sempre di più e con sempre maggiore difficoltà riuscivo a contenerlo nella bocca. Era lungo e grosso. E lo volevo sentire dentro la mia fica.
Lo abbandonai per un attimo per sistemarmi seduta sopra di lui. Non ci fu bisogno di indirizzarlo. La mia fica l’accolse trepidante avvolgendolo man mano che penetrava.
Era tutto conficcato nella fica e sentivo i peli del suo pube solleticarmi le grandi labbra.
Andavo su e giù, prima lentamente, poi accelerando i movimenti. Marco da sotto spingeva il suo bacino rispondendo prima all’unisono, poi accelerando sempre di più.
Ad un tratto, penso sentendosi sicuro della sua erezione, volle cambiare posizione. Voleva essere lui a scoparmi. Mi fece distendere sul letto con le gambe aperte e, con un colpo solo, mi fu tutto dentro.
Digrignando i denti, piangevo con irrazionale delizia mentre affondava il suo massiccio cazzo dentro e fuori della mia fica. Le labbra della mia vulva, trascinati dal membro mentre usciva, aspettavano spudoratamente con gioia il suo ritorno. Mentre la sua asta affondava nella mia sensuale più profonda intimità, un gran caldo si sviluppava nella mia vagina. Marco pompava dentro e fuori di me con crescente intensità e velocità, mi martellava ripetutamente. Nei suoi occhi brillava una luce nuova. Si sentiva padrone della situazione. Menava colpi sempre più forti e, mentre io sentivo raggiungere l’orgasmo, percepii che stava venendo.
Lo sentii ingrossarsi e indurirsi ancora di più, lo sentii fremere dentro di me, dopo di che percepii un calore che inondava la mia vagina. Con le gambe mi avvinghiai ai suoi fianchi per godere tutto il suo sperma. La mia fica strinse, spremendolo, il suo pulsante grosso membro, succhiando avidamente ogni goccia del suo caldissimo sperma. Il mio orgasmo era amplificato dal caldo liquido che schizzava sulle pareti vaginali.
I miei rantoli si confondevano con quelli di Marco. Egli rabbrividiva di piacere.
“Ohhhh! Mmmm!”
Non finiva più di eiaculare. Si vede che per la lunga astinenza aveva accumulato una grossa quantità di liquido.
Lo sentivo ancora dentro la mia fica. Il suo enorme membro manteneva la sua consistenza. Era tuttora duro e guizzante.
Dopo attimi interminabili d’immensa lussuria, io ero esausta ma non paga. Rilasciai la presa. Con la fica piena zeppa del suo sperma che trasbordava dalle mie viscere, ridevo come un’isterica.
Marco, fermamente dentro di me, ansimava, ma non sembrava per niente stanco.
“Oh, finalmente! Che scopata! Sei stata eccezionale.”
“Adesso, se vuoi, ci riposiamo; ma dopo mi devi sverginare il culo” gli sussurrai con voce roca.
“Non c’è bisogno di aspettare” mi rispose con gli occhi che gli brillavano per la mia richiesta.
Mi fece distendere a faccia in giù, sistemò due cuscini sotto la mia pancia, si sistemò dietro di me tra le gambe allargate e incominciò a leccarmi il buchino con la lingua.
“Usa il sapone intimo che sta sul comodino” Gli chiesi.
Marco spruzzò un po’ di sapone sul buco e sul suo cazzo. Lo spalmò bene sulla sua cappella e con un dito mi lubrificò l’ano.
Appoggiò la sua grossa cappella sull’apertura del mio ano, rilassai i muscoli e incominciò ad entrare, affondò tre o quattro colpi decisi, togliendomi il fiato, la vista mi si annebbiò. Sentii un dolore lancinante ed emisi un grido acuto.
“Ahi! Che male! Che Male!”
“Rilassa i muscoli e vedrai che sarà tutto più facile”
Ebbi la sensazione che ci fosse qualcun altro nella stanza. Guardai verso la porta e vidi mio marito e Diana che ci stavano guardando. Volevo sorridere loro, ma non credo di esserci riuscita del tutto. Avevo male, ma ero bramosa di prenderlo tutto nel culo.
Cercai di stare rilassata il più possibile e sentii che la dura verga di Marco, ben lubrificata dal sapone intimo, seguitò ad entrare lentamente fino in fondo nello sfintere che non opponeva resistenza alcuna.
Finalmente il mio culo non era più vergine!
Incominciò lentamente, tirando il suo membro quasi tutto fuori, lasciando dentro solo la cappella, per poi riaffondare. Una strana sensazione di soddisfazione mi pervadeva mentre il mio ano veniva stantuffato piano piano. Quando i muscoli del mio stretto canale divamparono incominciai a sentire piacere. Marco stantuffava il mio ano con il suo grosso membro. Io guaivo di lussuria. Una scopata anale era molto più sconvolgente che una chiavata vaginale. Tutte le sensazioni erano dilatate.
Quando Marco andava indietro la mia immaginazione amplificava la lunghezza del suo membro e pregustava già il rientro.
Mentre pian piano veniva fuori, ogni vena e increspatura del suo enorme membro accarezzava delicatamente le sensibili pareti della mia stretta apertura anale.
Egli lo tirò fuori fino alla punta e si fermò, come aspettando la mia reazione.
Solo la cappella era dentro l’avido bollente canale del mio tenero retto.
Singhiozzavo in attesa, con il mio sedere ben proteso in implorante richiesta che il suo cazzo riempisse di nuovo il bramoso buco.
Egli mi canzonava e mi chiese cosa volessi da lui, mentre rimaneva lì fermo.
“Voglio che mi scopi il culo. Rompimelo. Voglio sentire il tuo bel cazzone tutto dentro. Riempi tutto le mie viscere con il tuo bollente sperma”
Allora Marco mi ricompensò con quello che io desideravo.
Affondò tutto il suo membro nel fremente pertugio
Con la faccia sul letto, affondai le mie unghie nelle lenzuola, in estasi con gli occhi chiusi, mentre Marco fendeva i suoi colpi, sbattendo le sue palle sulla mia fica, solleticando le grandi labbra con i suoi coglioni…era tutto dentro di me!
Lo strinsi nello sfintere contraendo i muscoli anali per tutta la lunghezza del suo grosso membro.
Lo rilasciai, lui lo estraeva lentamente per poi riaffondare ancora, in modo deciso.
Poi il ritmo divenne sempre più rapido.
All’inizio cercai di controbattere ad ogni suo colpo, spingendo indietro il mio sedere per accogliere avidamente ogni millimetro della nodosa asta, poi l’andatura divenne frenetica. Egli aveva un incredibile resistenza, tanto che persi la cognizione del passare del tempo.
Ero fuori di me. Continuavo a piangere e gridare mentre un orgasmo dopo l’altro sconvolgevano le pareti della mia fica.
Una furiosa palla di fuoco avvampava il mio ano.
Venni quando con un colpo affondò più profondamente. Rimase un attimo in quella posizione.. era il preludio alla sua eiaculazione.
Non sapevo di poter avere un orgasmo anale, ma vi assicuro che è una cosa immensamente piacevole. I muscoli del mio ano si raggrinzivano e stringevano il membro mentre mi riempiva il culo del suo bollente sperma. Lo sentivo scaldarmi tutte le viscere.
Rimanemmo avvinghiati per qualche minuto con il suo cazzo che incominciava a perdere di consistenza, fino a quando non fuoriuscì, lasciando colare tutta la sborra sulle labbra della fica, andando a finire sul cuscino.
Si staccò da me e si distese al mio fianco. Mi liberai dei cuscini e mi avvicinai a lui.
Lo baciai con passione e gratitudine.
“E’ stato stupendo! Grazie per avermi fatto provare sensazioni nuove e sublimi. Sei un proprio un bellissimo toro da monta. Hai fatto godere immensamente la tua vacca.”
“Sono io che devo ringraziarti. Grazie a te ho ritrovato fiducia nella mia virilità. Mi hai fatto riprovare piacere a fare sesso. Senti come ti desidero ancora” mi disse portando la mia mano sul suo cazzo. Stava ritornando a rizzarsi. Presi un fazzolettino di carta e lo pulii delicatamente. Dopo di che incominciai a baciarlo. Volevo essere scopata anche in bocca.
Lo presi in mano e feci scendere giù la pelle, scoprendo la cappella rossa paonazza. C’era un filino di liquido che veniva fuori dallo spacco. Lo leccai con la lingua. Poi passai la lingua tutto intorno alla base della cappella, sentendo rabbrividire il cazzo per il piacere. Scesi verso la base, continuando a leccarlo. Mi soffermai sulle palle, prendendole in bocca. Scesi verso il suo ano, solleticandone l’apertura. Risalii verso la sommità dell’asta e l’introdussi lentamente nella mia bocca, facendo roteare la lingua intorno al prepuzio.
A questo punto Marco prese in mano l’iniziativa. S’inginocchiò davanti a me, a mia volta in ginocchio. Lo indirizzò verso la mia bocca in attesa e con un colpo secco me lo infilò tutto in gola.
Respiravo a fatica con le narici dilatate, ma non volevo tirarlo fuori.
Marco mi teneva la testa ben ferma mentre menava fendenti dopo fendenti.
Per me era un’esperienza nuova anche questa. Prima di quella volta, ero io a fare i pompini a mio marito.
Mentre Marco mi stava scopando lui. Era lui che andava avanti e indietro. E la cosa mi piaceva. Lo sentivo sbattere contro le pareti della mia gola solleticandomela. Le sue palle sbattevano contro il mio mento.
Sentivo la fica che sbrodolava sulle gambe. Aspettavo il suo orgasmo con un misto d’apprensione e di lussuria.
Invece Marco levò le mani dalla mia testa e si ritrasse. Mi fece distendere sul fianco e lo stesso fece lui, però al contrario. Il suo cazzo era all’altezza del mio viso, mentre la sua bocca era già sulla mia fica.
Prontamente ingoiai il suo cazzo e lo tenni per un attimo tutto dentro. Attesi che Marco incominciasse leccarmi la fica, dopo di che iniziai a muovere la testa avanti indietro lentamente. Non volevo farlo venire. Volevo che raggiungessimo l’orgasmo nello stesso tempo.
La sua lingua mi frugava fino in nel fondo della vagina, senza dimenticarsi di solleticare il clitoride. La mia lingua avviluppava la sua asta, soffermandosi maggiormente intorno al prepuzio.
Quando sentii che una vampata di calore arrivava dalla parte più interna del mio corpo per emergere nella mia fica e realizzai che stava sopraggiungendo un nuovo orgasmo, accelerai il ritmo per provocare l’orgasmo anche a Marco.
Sentii il suo cazzo indurirsi e ingrossarsi ancora di più. Lo sentii fremere dentro la mia bocca, mentre un caldo getto di sperma andava a sbattere contro la parete della mia gola.
Altri numerosi schizzi si aggiunsero al primo, colmandomi la bocca. Facevo appena a tempo ad ingoiare avidamente il vischioso e sapido liquido, che sentivo la bocca ancora piena. Lo ingoiai tutto.
Strizzavo il suo cazzo per non perderne neanche una goccia. La mia fica intanto si contraeva spasmodicamente; sborrava copiosamente e inzuppava il muso di Marco che a sua volta leccava deliziosamente tutto il liquido, provocandomi piacere dopo piacere.
Dopo non so quanto tempo, ci acquietammo. Marco si girò e mi baciò. Gli umori della mia fica si confusero con lo sperma nella mia bocca. Fu una cosa che mi fece venire brividi di lussuria per tutto il mio corpo. Fosse stato per me, avrei subito ricominciato a fare l’amore, ma Marco volle riprendere fiato ed aveva fame.
Ci alzammo dal letto. Andammo in bagno a rinfrescarci. Marco indossò un paio di boxer, mentre io mi misi gli slip. Mentre Marco andò a sentire se anche Vincenzo e Diana si univano a noi, io preparai la cena.
Quando tornammo a letto verso mezzanotte, dopo aver mangiato e chiacchierato amabilmente con mio marito e la sua compagna, ci prendemmo tutto il piacere che fummo in grado di darci, fino a quando non si decise di tornare a casa. Quello che successe dopo, lo sapete già.