Il fascino di Mara

Metà agosto, anche Luciana e Gino erano partiti per le ferie, mi avevano lasciato il numero di Mara nel caso ci fossero stati problemi al forno, ero molto tetato di chiamarla per farmela ma qualcosa risolse i miei dubbi, ricevetti una telefonata da Agnese che mi invitava a pranzo per il giorno dopo, l’invito era esteso a Mara e su questo Agnese aveva insistito.
chiamai Mara
“Ciao Mara come va!”
“Mimi che piacere, io bene e tu”
“ti ho chiamato perché siamo stati invitati a pranzo dalla vedova xxxx, vuole conoscerti” lei era interdetta
“la vedova xxxx”
“si vuole fare un pranzo come l’ultima volta da Luciana e Gino”
“però, hai capito, va bene ma prima ci vediamo noi due per l’aperitivo” ero contento “certo, dove e a che ora”
“da Luciana alle 10 ho le chiavi” ci salutammo pregustando quanto sarebbe successo il giorno dopo.
Bussai all’appartamento di Luciana puntualissimo, Mara aprì, era sconvolgente indossava un paio di short talmente aderenti da evidenziare il solco tra le natiche e una maglietta smanicata attraverso cui premevano i capezzoli durissimi, mi fece entrare e mi tasto il pacco
“sento che hai gradito il mio abbigliamento”
le afferrai i capezzoli
“sei una troia così comi fai sballare”
“spiegami della vedova xxxx?” mi chiese e io le raccontai di come io e Gino avessimo fottuto lei e la figlia distruggendo i loro tabù
“e così vogliono farmi, e da ieri che ci penso e mi eccito, senti” e prendendomi una mano se l’appoggio sulla fica, era un lago
“togliti gli short senò li macchi” si appoggio al uro e li sfilò da una gamba, non fece a tempo a riappoggiare la gamba a terra che mi ero gia inginocchiato e tuffato sulla sua fica passando la lingua su tutto il taglio ansimò
“che irruenza, ti piace la mia patatina” annuì prendendo il clitoride tra le labbra e suggendolo con passione, esplorandole nel contempo il culetto con un dito, continuai a lavorarmela tra i suoi gemiti fino a quando venne
“vogliooo qualcosa di durooo” gemette, la girai piegandola e le sbattei l’uccello nella fica limandola con forza
“cominciamo beneeee” disse stavo per venire, perciò sfilai il belino e la inculai d’un colpo
“porcooo, sfondami” sborrai inondadola e lei venne di nuovo.
Ci calmammo
“Mi basta come aperitivo andiamo a gustare il piatto forte” e si ricompose e indosso uno spolverino leggero che occultava per il momento le sue grazie, e raggiungemmo la villetta di Agnese.
Ci aprì Federica, la figlia, sorridendoci indossava una maglietta che le faceva da miniabito ci fece accomodare, e rimase a bocca aperta quando Mara si tolse lo spolverino, una sua mano si posò autonomamente su una tetta di Mara che la guardò
“le vuoi vedere piccola” lei assentì Mara si alzò la maglia
“leccamele per bene” le ordinò, Federica obbedì con trasporto incoraggiata dal fatto che Mara le aveva alzato la maglietta e la stava sditalinando, le lasciai sole a conoscersi e cercai Agnese.
Agnese era curva sul tavolo e stava impastando indossava una vestaglietta corta, mi portai dietro di lei e tirato fuori il cazzo mi incollai alla sua schiena
“Buongiorno Agnese” lei trasalì ma si appoggiò a me
“ottimo se questo è l’inizio” le alzai l’indumento sotto era nuda, presi a giocare strofinandole l’uccello tra le chiappe
“Mimi, se ci vedono” risposi
“tranquilla stanno facendo amicizia a colpi di lingua” e le infilai il glande nello sfintere premendo sino ad entrare tutto
“pianooo, è quasi vergine” io pompavo ora di gran lena e la sgrillettavo, sentimmo delle voci
“quella troia, è mia madre disse Federica presentandola a Mara che rispose
“bella gnocca e con buoni gusti” era già nuda salì sul tavolo si sdraio e mise la fica davanti al viso di Agnese dicendo
“vuoi assaggiarmela” Agnese presa dall’inculata prese a leccarla senza discutere, Federica si avvicinò e prese a leccare le tette di Mara e a toccarle il clitoride, data la vicinanza infilai una mano tra le coscie di Federica e la sditalinai.
Venimmo tutti insieme cercando di non urlare per non spaventare i vicini, Agnese eclamò
“l’impasto è rovinato, e tutto addosso a Mara” io aggiunsi “bene non servono neanche i piatti, mangiamolo da lì” e ci lanciammo su Mara .

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