Il ritorno di Elena

Il congresso al quale doveva Partecipare si annunciava noioso, ma Giorgio non poteva sottrarsi, tenersi aggiornato per ogni professionista è un’obbligo più che una scelta. Tutto quello che poteva fare era cercare di rendere meno noiosa la permanenza, decise quindi di portare con se Regina.

Partirono il giorno prima dell’inizio del congresso, Giorgio aveva fatto riservare due camere, ma quella notte stessa non seppe resistere alla tentazione d’avere Regina per una notte intera a propria disposizione.

L’indomani mattina gli costò molta fatica alzarsi per andare al congresso.

Le fatiche della nottata ed il poco sonno l’avevano provato ed a metà mattinata uscì dalla sala per recarsi al bar, bisognoso di un robusto caffè. Entrò nel locale e si recò alla cassa, quando il suo sguardo cadde su di una procace bionda, vestita con un minuscolo abito Nero che lasciava generosamente scoperte le belle cosce.

L’ampio decoltè che lasciava scoperte le spalle, poco più in giù la stoffa si piegava morbidamente sotto la decisa spinta di due seni che Giorgio immaginò grandi ma sodi. La guardò apertamente, con interesse, ed anche lei lo squadrò attentamente.

Giorgio passò oltre e giunto alla cassa si mise in coda subito dietro un uomo alto, elegantemente vestito, dai capelli brizzolati. L’uomo si voltò
“Anche tu qui per il congresso ?” domandò senza formalismi
“Si, ma per reggere ho bisogno di un caffè doppio” scherzò Giorgio
“Ti capisco, io ho adottato un altro sistema, mi sono portato mia moglie, ti assicuro che con lei vicina non c’è il pericolo di addormentarsi ” ribattè l’uomo.

Stuzzicato dalle battute dello sconosciuto, Giorgio replicò
“Anch’io ho fatto qualche cosa del genere, mi sono portato la segretaria, ma questa mattina l’ho lasciata in albergo, era troppo stanca….”, ridacchiarono assieme.

Era arrivato il loro turno, pagarono le rispettive ordinazioni e l’uomo, invitò Giorgio al suo tavolo
“Così ti presento mia moglie” disse, e con gran sorpresa di Giorgio lo condusse al tavolo della bionda che aveva adocchiato all’ingresso.

“Da come reagirà, capirò molto su di lei” pensò Giorgio, l’occhiata che le aveva dato entrando, non poteva essere passata inosservata e non poteva essere in alcun modo fraintesa, come avrebbe reagito la misteriosa bionda ?. L’uomo poggiò sul tavolo l’ordinazione
“Cara ho incontrato questo simpatico collega alla cassa e l’ho invitato al nostro tavolo ” disse alla moglie “Elena ti presento … che stupido non conosco nemmeno il tuo nome” disse l’uomo
“Giorgio, mi chiamo Giorgio ed è un piacere fare la sua conoscenza signora” replicò Giorgio, stringendo delicatamente la mano della bionda mentre la fissava diritto negli occhi.

“Ed io ho un nome troppo complicato da ricordare” disse l’uomo,
“Ma chiamami pure Domenico” disse l’uomo stringendo a sua volta la mano a Giorgio.
Si sedettero e rimasero a lungo a chiacchierare, e Giorgio non perse occasione per sondare con le sguardo Elena. Poco prima che si lasciassero, lanciò l’idea che avrebbero potuto rivedersi la sera per la cena, Domenico accettò e Giorgio si rivolse ad Elena
“In questo viaggio mi accompagna la mia segretaria, posso portare anche lei ?” domandò con un pizzico di malizia,
“Ma certo, non vedo il problema” rispose lei con un sorriso.

La sera Giorgio, fece vestire Regina in modo molto provocante e truccare in modo vistoso, e si divertì a stuzzicare Elena durante tutta la cena non perdendo occasione per dimostrarle il suo totale controllo sulla giovane. Domenico parve subito molto colpito da Regina anche se ovviamente si conteneva cercando di non ingelosire Elena. Quando dopo cena si lasciarono, Giorgio, mentre abbracciava la bionda le sussurrò in un’orecchio
“Domattina non andrò al congresso, trova una scusa e raggiungimi in albergo” poi staccandosi non le lasciò il tempo di replicare andando subito a salutare io marito.

L’indomani, si fece portare la colazione a letto ed attese pazientemente in camera per vedere se Elena avrebbe accettato o no il suo invito.
Verso le dieci il telefono squillò, rispose ed era la reception, sogghignò soddisfatto nel sentire che Elena era arrivata
“Fatela salire” rispose e riattaccò, infilò la vestaglia e si preparò a riceverla.
Quando aprì ed Elena entrò, appariva molto incerta ed imbarazzata, ma si scosse con una battuta
“Non vedo la tua bella segretaria” ma Giorgio non si scompose
“Speravo che tu venissi e le ho lasciato la notte libera” replicò con un sorriso sicuro.

“Tua moglie sa che sei venuto al congresso con la segretaria ?” insistette Elena Giorgio annuì
“Sa questo e molto di più” rispose con voce carica di sottintesi
“E non ha nulla da obiettare ?” domandò Elena
“Il nostro è un rapporto un poco particolare, diciamo diplomaticamente che Cristina è felice quando io sono felice” le spiegò Giorgio.

Nel frattempo l’aveva fatta accomodare in salotto
“Perché mi hai invitata qui?” domandò Elena
“Perché dal primo momento che ti ho vista ti ho desiderata, ho desiderato di poterti insegnare il vero piacere” rispose Giorgio, calcando il tono sulla parola insegnare
“Non sono una scolaretta, cosa ti fa pensare di potermi insegnare qualche cosa ?” domandò punta sul vivo
“Nulla lo ammetto, ma non credo che tu abbia mai vissuto le esperienze che vorrei farti vivere io” continuò Giorgio.

Elena appariva incerta esitante, ma allo stesso tempo curiosa
“Sentiamo, cosa vorresti insegnarmi” lo stuzzicò dopo un breve silenzio
“Non so se sei pronta, ma se non ti scandalizzi mi piacerebbe mostrartelo, che ne dici ?” le domandò
“Non mi scandalizzo facilmente con mio marito guardiamo spesso filmini porno, lo eccitano molto, ed il linguaggio usato non è certo da educande, quindi puoi parlare liberamente” rispose Elena assumendo un’aria sicura.

Giorgio annuì, poi si spostò e sollevò il telefono, compose il numero della camera di Regina ed appena lei rispose disse con tono imperioso
“Vieni subito da me”. Elena parve sorpresa dal tono
“Chi hai chiamato” domandò
“Regina, la mia segretaria” rispose lui con tranquillità. Poco dopo Regina entrava nella stanza.

Giorgio la prese sotto braccio, e si rivolse verso Elena
“Dal momento che hai visto filmini porno con tuo marito, non ti scandalizzerai se adesso Regina mi succhierà un poco il cazzo” le disse con un sorriso, e le due donne arrossirono violentemente, guardandosi a vicenda. La sua mano spinse Regina ad Inginocchiarsi, e la giovane scostò la vestaglia e distogliendo lo sguardo da Elena, impugnò il membro ancora flaccido e se lo portò alla bocca iniziando a succhiarlo.

“Forse ora tu stai inorridendo nel vedere la sottomissione di questa giovane ai miei ordini, ma se ti assicurassi che a lei piace, che in questo momento si sta eccitando proprio per l’assurdità della situazione ci crederesti ?” domandò fissando Elena mentre il suo membro s’ingrossava rapidamente tra le labbra di Regina.

La bionda appariva scossa, ma continuava a fissare la scena incapace di muoversi nemmeno per fuggire. Giorgio decise di calcare la mano
“Se non ci credi vieni qui e toccala” le disse con tono energico. Elena distolse lo sguardo e lo fissò in viso
“Vieni qui e toccala” ripetè Giorgio con tono ancora più energico. Elena scosse la testa
“Non è possibile, quella povera ragazza….” Disse in tono accorato
“Questa puttanella gode degli ordini che le do, nel soddisfare i mie desideri, anche quelli più abietti. Vieni qui e verificalo tu stessa” Giorgio ripetè per la terza volta con ancora maggiore energia.

Elena all’improvviso si alzò e li raggiunse, s’inginocchiò a fianco di Regina e mentre la giovane continuava a succhiare il cazzo ormai completamente eretto, allungò una mano ed accarezzò Regina tra le gambe, poi sollevò lo sguardo stupito verso Giorgio
“Avevo ragione, ed ho ragione anche nel pensare che ora anche tu ti stai eccitando” disse, poi si staccò da Regina, e protese il membro verso la bocca di Elena
“Succhialo tu ora” le ordinò, e dopo una breve esitazione anche Elena protese la mano e guidò il glande paonazzo verso le morbide labbra e la capace bocca incominciando a succhiarlo.

Giorgio le afferrò i lunghi capelli biondi, ed iniziò a muoverle la testa, accentuando sempre più il movimento mentre il membro si spingeva sempre più profondamente nella gola della donna.
“Accarezzala” ordinò a Regina e la giovane prese ad accarezzare i grossi seni, le belle cosce, risalendo sino al pube.

Giorgio, sempre tenendola per i capelli, la fece staccare dal suo cazzo ed alzare, e la condusse sul letto, si tolse la vestaglia rimanendo nudo, mentre anche Regina si spogliava, poi spinse la giovane a raggiungere Elena sul letto e Regina iniziò a spogliare Elena
“Ora Regina ti leccherà, Qualche cosa in contrario ?” domandò con voce autoritaria, ma l’unica risposta che ebbe fu il gemito di Elena quando la lingua di Regina le sfiorò il clitoride.

Giorgio si allontanò e ritornò con delle corde che si era procurato, salì sul letto e prese un polso di Elena incominciando a legarla
“Cosa stai facendo ?” domandò la donna con voce roca per l’eccitazione ma allo stesso tempo preoccupata
“Non fare domande” rispose secco Giorgio mentre incominciava ad assicurare la corda alla spalliera del letto.

Continuò il suo lavoro sino a che Elena non fu bloccata sul letto, poi spinse Regina a calarsi con la vagina sul volto di Elena e premendo sul bel culo della ragazza fece si che la giovane strusciasse il sesso sul viso della donna
“Leccala” le ordinò ed Elena ebbe un’attimo d’esitazione, ma quando le dita di Giorgio presero a solleticarle il clitoride la bionda trasse un sospiro e chiuse gli occhi incominciando a leccare Regina.

Poi Giorgio affondò il suo membro nella calda vagina e prese a scoparla, mentre Regina alternava le sue attenzioni tra il clitoride di Elena ed il membro che scorreva pochi millimetri più in basso. Bastarono pochi minuti perché Giorgio la sentisse fremere e gemere in preda all’orgasmo, contorcendosi nella ferrea morsa delle corde.

Si staccò da Elena e si spostò, portandosi alle spalle di Regina
“Guarda ed impara, tra poco toccherà a te” disse sorridendo ad Elena, prima di spingere il glande eccitato nel profondo solco delle chiappe di Regina. Vide chiaramente l’espressione atterrita di Elena quando il suo membro iniziò a scivolare nel culo della giovane, affondando sempre più profondamente, dilatando le giovani carni mentre Regina si mordeva le labbra per trattenere i gemiti di dolore.

Elena fissava stregata quel membro che a pochi centimetri dai suoi occhi affondava nel culo di Regina. Giorgio stantuffò per un po’, poi si staccò, fissando sorridente Elena
“No, non voglio, slegami subito” iniziò a dire la bionda, strattonando le corde che la immobilizzavano.

Ma per tutta risposta Giorgio si allontanò e ritornò con una pallina che spinse a forza nella bocca di Elena per poi legarla saldamente alla nuca. Ormai dalla bocca di Elena uscivano solo suoni soffocati.
Giorgio slegò le corde che le serravano le caviglie e tornò a legarle, questa volta alla spalliera del letto, in modo che Elena si ritrovasse oscenamente scosciata e ripiegata su se stessa.
Afferrò Regina per i capelli e la spinse a leccare il roseo forellino anale di Elena. Lui si allontanò nuovamente e tornò con un sottile fallo di gomma che legò ai fianchi Di regina
“Preparami la strada” ordinò alla giovane.

Poi si stese a fianco di Elena accarezzandole i capelli e stuzzicandole il clitoride, mentre Regina, appoggiava la punta del fallo di gomma al culo della bionda.
Quando iniziò a spingere dilatando lo sfintere, Elena iniziò a dibattersi e mugolare, Giorgio rispose stropicciando con decisione i grossi capezzoli.

Regina affondava sempre più profondamente il fallo di gomma nel culo di Elena Giorgio si spostò strusciando il membro tesissimo sulle belle tette della bionda., poi si alzò in piedi sul letto offrendolo alla bocca di regina
“Insalivalo bene. Elena probabilmente non l’ha mai presto nel culo e non voglio farle troppo male ” disse ridacchiando e la lingua di Regina prese a scorrere lungo tutta l’asta, depositandovi un sottile strato di saliva.

Soddisfatto Giorgio spostò Regina rimanendo padrone del corpo di Elena.
Strusciò il glande sul forellino ancora dilatato per la precedente penetrazione del fallo di gomma, poi fissando le bella bionda negli occhi, iniziò a spingere con decisione. Il corpo di Elena iniziò a dibattersi selvaggiamente nel vano tentativo di sottrarsi, mentre dalla sua gola sfuggivano gemiti a mala pena soffocati.

Lentamente ma inesorabilmente Giorgio affondò nello stretto passaggio, si voltò verso Regina
“Sai cosa devi fare” le disse, e la giovane prontamente si allontanò, e ritornò poco dopo con la macchina fotografica, iniziando a scattare foto. Giorgio incominciò ad accelerare il ritmo, dando più forza agli affondo, poi iniziò a giocare, estraendo il membro, per osservare l’ano di Elena oscenamente dilatato contrarsi lentamente per tornare nuovamente a violarlo con colpi decisi.

Il gioco si protrasse a lungo, Elena non si dibatteva più e gemeva sommessamente agli affondo più decisi. Giorgio si staccò e si mosse rapido salendole a cavallo dei grossi seni. Con rapide mosse le tolse la pallina che le impediva di parlare
“Bastardo, io te la farò pagare…” sibilò la bionda
“Tu non farai nulla altrimenti il tuo maritino vedrà le foto che Regina ha scattato poco fa, anzi ora completerai il tuo lavoro di puttana, bevendo la mia sborra” le rispose Giorgio con voce tagliente. Vide lo sguardo smarrito della bionda che lo eccitò terribilmente e prese a masturbarsi velocemente.

“Sto per venire, spalanca la bocca troia” le ordinò e rassegnata Elena spalancò la bocca, tira fuori la lingua” continuò Giorgio, ed anche questa volta la bionda obbedì. Lui avanzò appoggiandole il glande sulla lingua protesa, accelerò il ritmo della mano e poco dopo iniziò a godere. I densi e copiosi schizzi esplosero in rapida successione, imbrattando il viso ed i capelli della bionda, colando nella bocca spalancata, e sulla lingua protesa e ben presto Elena fu costretta ad iniziare ad ingoiare, mentre Regina continuava a scattare foto.

Pochi minuti dopo la bionda si rivestiva e fuggiva sconvolta, e Giorgio rimasto solo incominciò a pensare che dopo tutto doveva considerarsi in debito con Domenico, il marito di Elena, avrebbe dovuto fare qualche cosa per sdebitarsi……e forse quella sarebbe stata l’occasione per divertirsi ancora un po’…..
Il pomeriggio si recò al congresso con Regina, e tenne d’occhio da lontano l’alta e riconoscibilissima sagoma di Domenico. Quando lo vide alzarsi ed uscire dalla sala, fece un cenno a Regina che si alzò a sua volta per raggiungerlo.

L’aveva istruita affinché seducesse l’uomo e lo conducesse nella sua camera d’albergo, attese qualche istante poi uscì a sua volta, senza farsi notare li osservò. Regina era imbarazzatissima, ma quello in fondo era il suo fascino, saper mescolare il vestito provocante ed il pesante trucco da gran puttana con la timidezza di una vergine. Domenico sembrava interessatissimo e la accarezzava con lo sguardo Giorgio non ebbe più dubbi e li precedette all’hotel.

Si nascose in bagno e controllò la macchina fotografica. Non ci volle molto prima che sentisse la porta della camera aprirsi e le voci dei due. Passò qualche altro minuto, e le chiacchiere cessarono.
Con precauzione aprì la porta e si diresse verso la camera. Domenico era seduto sul bordo del letto, Regina inginocchiata davanti a lui con la testa china sul suo grembo glielo stava succhiando, la mano di lui appoggiata sulla nuca dettava il ritmo al pompino. Giorgio scattò la prima foto.

Ne seguirono molte altre, mentre Regina s’impegnava per soddisfare ogni desiderio dell’uomo accogliendo il membro tra le grosse tette, succhiandogli avidamente le palle, facendosi scopare in ogni posizione possibile, cavalcandolo oscenamente scosciata con il membro eccitatissimo profondamente affondato nel giovane culetto.

Il maschio a quel punto non seppe più trattenersi ed accelerò il ritmo, il membro sfuggì dallo stretto passaggio e scaricò copiose bordate di sperma sul piatto ventre di Regina. I due si accasciarono sul letto esausti e Giorgio scattò l’ultima foto, prima d’uscire silenziosamente dalla stanza.

La macchina fotografica che aveva usato era modernissima, non aveva bisogno di sviluppo, ma solo di un computer, e lui sapeva dove procurarselo. Meno di venti minuti dopo, tornò alla stanza, con alcune stampe delle foto meglio riuscite.

Domenico stava rivestendosi, e rimase di sale quando lo vide comparire
.”Bene bene, così non hai saputo resistere al fascino di Regina ?” disse Giorgio con un sorriso sarcastico, Domenico farfuglio qualche cosa
“Non è come pensi, non devi credere…” disse imbarazzatissimo Ma Giorgio continuò
“Certo che non è come sembra, è molto peggio, approfittarti così di una ragazzina, tu un uomo felicemente sposato, cosa direbbe tua moglie se vedesse queste…” disse, iniziando a gettare verso Domenico le stampe delle foto che aveva scattato poco prima.

L’uomo assunse un’aria disperata, richiudendosi nelle spalle
“Che cos’è un ricatto, dimmi che cosa vuoi ” disse sollevando a fatica lo sguardo verso Giorgio.
“Ricatto, che brutta parola, diciamo che io ti farò il favore di non divulgare le tue foto, e tu ne farai uno a me, che ne dici?” sghignazzò Giorgio.

Affranto Domenico annuì
“Bene vedo che sei un tipo ragionevole, ed oltre tutto sei fortunato, con una moglie bella come la tua, te la caverai con poco….” Gli disse dandogli una pacca sulle spalle. A quelle parole Domenico
trasalì “Avevi detto che non avresti divulgato le foto, cosa centra mia moglie ?” domandò preoccupato
“Stai tranquillo, non ho alcuna intenzione di farle sapere di questa tua piccola scappatella, voglio solamente divertirmi con lei e perché no, farla divertire” rispose Giorgio.

Per un’attimo gli occhi di Domenico avvamparono a quelle parole, poi tornò a rassegnarsi e scosse la testa
“Impossibile, non posso far nulla …Elena non si farebbe mai convincere…” iniziò a farfugliare.

“Ma nessuno parla di convincerla, a volte le donne hanno bisogno che qualcuno le guidi, e tu dovrai solo portarla in un luogo tranquillo ed appartato. Ne conosci qualcuno ?” Domenico rimase a lungo pensieroso, poi iniziò a rispondere “Veramente abbiamo una casa di campagna, ma non so…”

“Andrà benissimo, non ti preoccupare, scrivi qui l’indirizzo” gli disse porgendogli un taccuino. Domenico scrisse l’indirizzo
“Benissimo, ora gli ultimi dettagli, posteggerai l’auto ben in vista davanti a casa” iniziò a dettare Giorgio
“A proposito che auto hai ?” domandò
“Una tempra SW” rispose l’uomo Giorgio annotò poi riprese
“Il prossimo week-end andrete in campagna, e la sera, tu ti accerterai di lasciare la porta aperta, hai capito bene ?” concluse Giorgio, e Domenico annuì.

Giorgio gli allungò i vestiti e l’uomo si rivestì in gran fretta, ma prima che se n’andasse, Giorgio raccolse le copie delle foto e gliele diede
“Tienile pure come ricordo, io posso stamparne tutte le copie che voglio, quando voglio” disse ridacchiando mentre Domenico usciva dalla stanza quasi correndo..

Domenico, era stato a lungo indeciso ma alla fine, aveva parlato con Elena e l’aveva convinta ad andare a trascorrere il fine settimana nella loro casa di campagna.

Aveva seguito le istruzioni di Giorgio, e lasciato ben in vista la sua Tempra SW, ma sino ad allora non era accaduto nulla, ed era già Sabato sera.
La tensione l’attanagliava, ed Elena se n’era forse accorta e vi erano stati alcuni momenti di tensione tra loro.

Lei avrebbe voluto uscire, ma lui non riusciva a staccarsi dal pensiero di quello che sarebbe potuto accedere se Giorgio fosse arrivato e non l’avesse trovato. Si vedeva già sputtanato da migliaia di foto sparse per le strade della sua città.

La sera dopo cena si mise sul divano fingendo di guardare la televisione, e dapprima Elena, si sedette al suo fianco restandosene buona, poi iniziò a stuzzicarlo, stringendosi a lui, strusciando il suo seno sodo contro la sua spalla.

In circostanze normali Domenico avrebbe risposto prontamente, ma quella sera, si sentiva bloccato dalla troppa tensione. Elena gli mordicchiò il lobo dell’orecchio e gli sussurrò “Dal momento che non hai voluto uscire, dovremo trovare qualche cosa da fare per ingannare il tempo, dammi solo qualche minuto per prepararmi e raggiungimi in camera, ho una sorpresina”. La sua voce era roca per l’eccitazione.

Elena si alzò e si allontanò sculettando e Domenico non poté fare a meno di lanciare una lunga occhiata alle sue bellissime gambe, ed alle sode natiche che muovevano il leggero tessuto della gonna.

Appena Elena scomparve alla vista, Domenico incominciò a domandarsi come sarebbe andata, temeva che per la prima volta, non sarebbe stato in grado di tener adeguatamente testa a sua moglie. La tensione l’aveva svuotato di ogni energia. Quando sentì la voce argentina della moglie chiamarlo, a fatica spense il televisore e si alzò.

Stava per incamminarsi quando il suo corpo s’irrigidì tutto, mentre una voce alle sue spalle diceva
“Mi sembra tu abbia un’aria stanca, forse sarebbe meglio tu tornassi a sederti, alla tua dolce mogliettina penseremo noi”.

Domenico si voltò e si trovò di fronte 4 uomini vestiti di nero e mascherati da dei passamontagna
“Chi siete che cosa volete” balbetto, mentre una scarica d’adrenalina gli si riversava nel sangue facendolo fremere. L’uomo che sembrava essere il capo sorrise ma non rispose, si voltò invece verso due suoi compagni, due uomini altissimi e molto robusti che rapidamente si portarono a fianco di Domenico afferrandolo strettamente.

“Sei un tipo troppo irruente, ma hai bisogno di riposarti e noi, da buoni amici, ti aiuteremo” disse l’uomo. Domenico cercò di opporsi, ma i due uomini con poche mosse lo legarono, gli appiccicarono una striscia di nastro adesivo sulla bocca e lo fecero stendere a terra.

Domenico sentì nuovamente la voce di Elena chiamarlo e volse istintivamente lo sguardo verso la porta. Pochi istanti dopo sua moglie compariva dicendo
“Che cosa stai combinando, io sono pronta da…” la voce le morì in gola vedendo i quattro uomini

“Chi siete, che cosa volete, dov’è mio marito” balbettò volgendo spasmodicamente lo sguardo attorno alla ricerca di Domenico. Pochi istanti dopo si ritrovò circondata dai 4 uomini. Domenico vide che cercava di coprirsi dal momento che indossava una sottoveste cortissima e trasparentissima di coloro rosso acceso. I bei seni dai capezzoli eccitati erano perfettamente visibili, come le lunghe gambe fasciate da calze a rete nere e sorrette da un delicatissimo reggicalze di pizzo.
Dal bordo inferiore della sottoveste, s’intravvedevano di tanto in tanto il baluginare del pelo pubico.

Il capo dei 4, si voltò verso Domenico che osservava impotente e gli disse
“Scusa la domanda amico, ma come hai fatto a sposare una simile troia ?”.
Elena avvampò offesa
“Come si permetta, andatevene immediatamente o…” non finì la frase, uno dei quattro la colpì con un pesante ceffone e lei rotolò a terra.

Non le diedero nemmeno tempo di riprendersi e forti mani l’afferrarono e sollevarono portandola sul divano. Il capo dei 4 le si parò davanti e per la prima volta Elena e Domenico videro la pistola, una grossi pistola con il silenziatore
“Stai bene a sentire puttana” iniziò con voce tagliente che fece sobbalzare Elena “sappiamo benissimo che stavi preparandoti a goderti l’uccello di tuo marito in tutti i modi possibili ed immaginabili. Ma un solo cazzo è troppo poco per una troia come te”.

Fece una pausa, e nella stanza calò il silenzio rotto solo dai singhiozzi di Elena
“Noi vogliamo solo aiutarti a soddisfare i tuoi desideri, in cambio di un poco di piacere. Non ci deludere, sarà meglio per te” concluse, e per essere più eloquente iniziò a muovere la canna della pistola sul suo bel corpo, sino a giungere alle morbide labbra.
La pressione si accentuò dolorosamente ed Elena terrorizzata dischiuse le labbra. Il grosso cilindro del silenziatore le affondò in bocca.

“Non è molto buono vero, molto meglio un bel cazzo, grosso e caldo…” sghignazzò l’uomo, poi continuò
“Credo che rimarrai entusiasta di questo. Kafar vieni qui, questa troia non vede l’ora di succhiare il tuo bel bastone nero”.

Il più robusto dei due uomini che avevano immobilizzato Domenico, si fece avanti e giunto davanti ad Elena si slacciò i pantaloni e ne estrasse un immenso membro. Sino ad allora ne Domenico ne Elena nella concitazione degli avvenimenti si erano accorti che l’uomo era un negro.
Elena distolse lo sguardo, ma il capo l’afferrò subito per i capelli e con uno strattone che la fece gemere, la costrinse a voltarsi verso Kafar, il negro iniziò ad agitare il membro semieretto sbattendolo sul viso e sulle labbra di Elena che però mantenne la bocca ostinatamente chiusa.

“Non c’è nulla di peggio di una puttana che si finge virtuosa. Carlo, forse tu riuscirai a convincerla”, un altro uomo si fece avanti. Carlo si fece avanti, afferrò bruscamente Elena e la fece alzare, poi con mosse rapide ed esperte le legò le mani dietro alla schiena e si chinò a legarle le caviglie.

Elena non poteva più muoversi, lui la prese e la fece inginocchiare sul divano. Senza l’appoggio delle braccia, Elena cadde in avanti ed il suo viso finì proprio sul membro del negro che si era seduto sul divano.
Le
mani di Carlo sollevarono la già corta sottoveste scoprendo le natiche sode e rotonde. L’uomo si sfilò la cinghia dei pantaloni. Sotto lo sguardo atterrito di Elena l’alzò e la calò con forza sulle rosee natiche.

Vi fu un urlo ed una grossa striscia rossa comparve sulle natiche di Elena, poi i colpi si ripeterono in rapida successione, mentre il corpo di lei sussultava per il dolore. .Nessuno parlava, ma ben presto Elena capì che per sottrarsi a quel supplizio, doveva accontentare i suoi torturatori.

In una breve pausa a fatica sollevò la testa e le morbide labbra avvolsero l’immenso glande del negro che nel frattempo si era eccitato mostruosamente. Con un grugnito di piacere Kafar accolse il morbido tocco della lingua di Elena. Domenico, immobilizzato ed impotente si accorse con orrore che il suo membro si era prepotentemente eretto all’oscena vista di quell’enorme membro scuro che scorreva tra le labbra di Elena.

Elena cercò di accelerare i tempi, voleva far godere il negro il più in fretta possibile e prese a succhiare con foga rabbiosa. Ma ad un tratto la cintura la colpì nuovamente
“Non aver fretta puttana, vogliamo il meglio che sai fare non una sveltina. Smettila di succhiare come una mignotta da strada, e facci vedere qualche cosa di più raffinato” la minacciò Carlo mentre sollevava nuovamente la cintura.

Elena obbedì ed iniziò a scorrere la tumida lingua su tutta l’asta scendendo a leccare e succhiare i duri coglioni di Kafar. Il negro prese a spogliarsi, mentre anche gli altri tre facevano altrettanto.
Gli uomini si diedero il cambio, Kafar e Carlo si allontanarono per lasciar spazio agli altri due.

Presero Elena e le slegarono le braccia da dietro la schiena, ma solo per legarle nuovamente, questa volta davanti ed unendole strettamente alle caviglie. Elena si ritrovò stesa su di un fianco impossibilitata a muoversi
“Giorgio, vuoi incominciare tu a gustare la bocca di questa troia mentre io gioco un poco con lei ?” disse il quarto uomo
“Con piacere Marco” rispose Giorgio mentre Elena lo guardava riconoscendolo, ma senza dire nulla.

Giorgio le spinse il membro in bocca ed iniziò a chiavarla in gola.
Marco invece si allontanò un istante e tornò iniziando a spalmare della crema lubrificante sulla vagina d’Elena poi le sue dita iniziarono a penetrarla, prima due, poi tre
“Forse non sarebbe stata necessaria nemmeno la crema lubrificante, sentissi com’è larga” disse Marco sghignazzando, poi richiuse le dita della mano a cono, e spinse con decisione.

Elena sobbalzò e gemette soffocata dal cazzo di Giorgio, mentre la mano di Marco le affondava nella vagina. Giorgio si chinò su di lei e le strappò la sottoveste incominciando a palpare rudemente le tette per poi strizzarle dolorosamente i capezzoli.

Marco continuava a spingere, le sue dita affondavano sempre più, mentre Elena tremava per il dolore e la sua vagina si dilatava sempre di più.

Era giunto ormai al palmo, prese a spingere con decisione ancora maggiore e millimetro dopo millimetro la sua mano scomparve nel ventre dio Elena.

Al terzetto si aggiunse Carlo, applicò grosse pinzette metalliche ai capezzoli di Elena ed iniziò a dare piccoli strattoni in modo che i dentini affondassero dolorosamente nella carne tenera e sensibilissima.
L’urlo di Elena fu soffocato ancora una volta dal cazzo di Giorgio.

Giorgio passò a Marco la pistola
“Sono sicura che ha lei i cazzi non bastano mai, infilale questa nel culo” gli disse e Marco prese la pistola dalle sue mani e con la mano libera iniziò a premere con il silenziatore sull’ano di Elena penetrandolo.

Eccitatissimo mosse la mano con maggior forza nella vagina di Elena, poi la estrasse e v’immerse il grosso membro iniziando a scoparla
“Cazzo, mi ci vorrebbe il cazzo di Kafar, questa troia l’ha talmente larga che cui ballo dentro” disse con finta rabbia.
“A questo possiamo rimediare, vedo poco distante un forellino sicuramente più stretto ed invitante, ora è occupato dal silenziatore della pistola, ma penso potrebbe benissimo accogliere il tuo cazzo. Sarà un poco sporco e necessiterà di una pulita, ma dopo potrai goderne liberamente” gli rispose Carlo.

I tre uomini si staccarono da Elena
“Kafar, vai a vedere se trovi un catino o qualche cosa di simile” disse Giorgio al negro che si allontanò. Nel frattempo Marco, aveva slegato Elena, che affranta e dolorante non era comunque riuscita a muoversi. Carlo ritornò portando una grossa peretta.
“Giorgio tienila ferma” disse e Giorgio fatta stendere Elena sul divano le salì a cavallo immobilizzandola con il proprio peso.
“Unisco l’utile al dilettevole ridacchiò mentre stringeva i seni di Elena intorno al proprio cazzo iniziando a massaggiarselo con le carni sode ed elastiche.

Con l’aiuto di Marco, Carlo fece sollevare le gambe ad Elena, poi immerse la peretta nello sfintere della donna. Elena ebbe un piccolo sussulto e subito dopo il liquido iniziò a riempirle rapidamente l’intestino. All’inizio provò solo un lieve fastidio, la prima peretta finì, ma subito ne iniziò una seconda e poi una terza, sino a che la pressione del liquido divenne dolorosa, ed Elena incominciò a lottare contro l’impulso impellente di liberarsene.

Il suo ventre ora non era più piatto e liscio, ma gonfio e dolorante.
Kafar era tornato portando un grosso catino di plastica, Giorgio si tolse e Elena fu fatta sollevare ed accosciare sul catino, Marco la teneva sollevata, con le grosse mani sui seni ed il membro eccitato che le premeva sulla schiena. Carlo le diede uno strattone attraverso la catenella che univa le pinze metalliche che tormentavano i rosei capezzoli.

“Per fare una buona pulizia il liquido deve rimanere a lungo nell’intestino. Guai a te se te ne liberi prima che io ti conceda il permesso” disse Carlo e per rendere più convincenti le parole diede un nuovo doloroso strattone alla catenella.

Elena iniziò a lottare contro i dolori e gli stimoli sempre più pressanti, iniziò a sudare freddo, trattenuta solo dai continui ed imperiosi ordini di Carlo. Perse la cognizione del tempo, concentrandosi nello sforzo di resistere, sconvolta dal dolore che le proveniva dal ventre e dai capezzoli martoriati.

Alla fine non ce la fece più, e vergognandosi della debolezza del suo corpo, incurante della voce di Carlo e del dolore ai capezzoli, si scaricò del liquido che la tormentava. Barcollante fu condotta in bagno e fatta lavare, poi la riportarono nella sala. Fu fatta chinare sulla spalliera di una seggiola, le legarono le caviglie ed i polsi alle gambe di legno e lei si ritrovò ancora una volta impossibilitata a qualunque movimento.

“Voi due l’avete troppo grosso, quindi io sarò il primo ad inculare questa troia, e dopo di me sarà Carlo” disse Giorgio sghignazzando. Si portò alle spalle di Elena strusciando l’eccitatissimo membro nel solco perfetto delle natiche “Domenico, hai mai gustato, il culo di tua moglie, è veramente divino te lo assicuro” disse e subito dopo appoggiò il glande allo sfintere di Elena e spinse con decisione.

Le pareti interne erano ancora lubrificate dal liquido del precedente clistere, e senza troppe difficoltà affondò completamente in lei.
Elena cacciò un’urlo straziante, e continuò a gemere mentre lui l’inculava con forza, sbattendo sonoramente il pube contro le sode chiappe. Le sue mani si portarono a palpare i seni, afferrarono la catenella strattonandola leggermente.

Poi si staccò e fu la volta di Carlo che affondò nel culo di Elena.
Prese a sbatterla continuando a schiaffeggiare sonoramente le chiappe ormai arrossatissime. Dopo di lui Marco affondò nello stretto budello e le sue ben più generose dimensioni la fecero urlare a lungo di dolore.

Quando anche l’immenso membro d’ebano di Kafar la violò Elena quasi non svenne per il dolore.

Non si rese nemmeno conto di quanto stava accadendo. Sentiva solo le mani dei maschi che le muovevano a loro piacimento. Giorgio e Carlo si stesero a terra, e fecero aderire l’uno all’altro i membri. Marco e Kafar la fecero calare sui membri uniti che le affondarono nella vagina.
Marco rapido si portò alle spalle di Elena e riaffondò il suo enorme membro nel culo della donna mentre Kafar soffocava i suoi gemiti affondandole il cazzo in gola ed afferrandola per i capelli imprimendo il ritmo al pompino.

Non seppe mai quanto durò il suo tormento, Domenico guardava la scena incredibile della moglie riempita oltre ogni limite dai cazzi scatenati dei 4. Li vide eccitarsi sempre più, stantuffare in quel meraviglioso corpo senza riguardo all’ossessiva ricerca del piacere, poi li vide staccarsi rapidamente da lei stenderla a terra e scaricare in rapida successione un diluvio di sperma sul suo corpo.

Le calde e bianche gocce di sperma le ricoprirono il volto, i capelli, il ventre ed i seni e gli uomini le spalmarono usando i membri come pennelli, poi sghignazzando iniziarono a urinarle addosso.

Umiliata, distrutta dal dolore Elena fu abbandonata a terra mentre gli uomini si rivestivano prima di andarsene Giorgio l’afferrò per i capelli e la trascinò vicino a Domenico
“il tuo povero maritino sarà esasperato dopo aver visto quanto sei troia, per consolarlo, fagli almeno un pompino” le ordinò. Elena non ebbe la forza di ribellarsi e con gesti meccanici liberò il membro di Domenico dai pantaloni.

Nonostante tutto ebbe la forza di sollevare lo sguardo sul marito quando si accorse di quanto fosse eccitato, poi si chinò ed iniziò a succhiarlo, mentre i quattro scomparivano sghignazzando……

One thought on “Il ritorno di Elena

  1. Majalman ha detto:

    Odio la violenza, vuoi mettere sentirti adorato dalla tua lei? No queste sono azioni da criminali.
    Fatevi amare, dalla moglie, dalla sorella dalla figlia, da tutti ma senza violenza; Si deve farle godere quasto sì, un poco di fervore , ma mai violenza. Sarete ripagati, sempre. Io, con la mia sorellina che ho sempre adorato, spesso mi da il buon giorno succhiandomi l’uccello giaà duro da sé …Meravigliosi risvegli.

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