L’archivio

Sono stato molto contento di ricevere la vostra lettera e soprattutto la foto della tua bellissima moglie, amico mio sei davvero un uomo fortunato se puoi sperimentare le “nostre” fantasie con una donna così.
Ti invio questo racconto che ho scritto apposta per lei e se mi manderai foto più esplicite da cui ricavare ispirazione potrò fare anche meglio.

E’ orami più di un mese che svolgo il mio servizio civile presso un archivio calmo e polveroso, non mi posso lamentare perché è un luogo calmo dove posso studiare e riposarmi lontano dallo stress dell’università.
La mia presenza però non è passata inosservata ed circa una settimana fa’ mi sì è avvicinata una collega che sì disse dispiaciuta del fatto che io stessi sempre per conto mio, di come, visto che avrei dovuto passare lì dieci mesi, era meglio avere delle amicizie.
Detto questo mi offrì un caffè e mi salutò con un bacio innocente.
Il mio lavoro consiste nel rimettere al loro posto i testi dopo la consultazione ed è quindi ovvio che io lavori dopo l’orario di chiusura.
Due giorni fa’ verso le sei Paola, questo è il nome della mia collega, mi chiese di darle una mano con dei pesanti volumi.
Paola è più grande di me ha circa trentacinque anni ma conserva intatta la sensualità di una diciottenne arricchita dalla malizia che solo una vera donna può avere ed in più sono innamorato del suo splendido culo che lei fascia sempre con strette gonne eleganti.
Quel pomeriggio quindi non mi dispiacque trattenermi.
Stavo aiutando Paola con un volume quando sentii la carne calda del suo seno contro la mia schiena, io ero appoggiato sul tavolo e lì per lì pensai ad un caso ma il mio corpo aveva già cominciato a rispondere, mi girai ed inciampai in lei che mi era quasi a ridosso.
Vidi il suo seno turgido attraverso la sua camicetta e immediatamente il mio pene sì gonfio, lei attenta a questo particolare non disse nulla ma sì piegò per prendere un documento.
Sentii la sua mano calda che sì faceva strada attraverso la mia patta fino al mio uccello; a quel punto non capii più nulla.
Da sopra la vedevo con le labbra attorno al mio cazzo che le toccava la gola, sentii un gemito soffocato che mi mando in estasi e poi lei prese a pompare.
Era incredibile, la sua lingua disegnava la curva del mio glande con perfezione chirurgica mentre con i denti mi procurava delle sottili fitte alla base del pene.
Le strinsi la testa fra le mani e la obbligai ad andare più a fondo, quasi con violenza, lei per nulla intimorita spingeva il mio cazzo contro le pareti della sua gola come se volesse soffocarsi.
La sua foga fu tanta e tale che ben presto fui prossimo a venire, lei accorgendosene mi disse di avvertirla quando sarebbe stato il momento, io pensavo per staccarsi, ed invece eccola lì a spingerselo giù in gola per farsi inondare da un fiume di lucente sperma, che bevve tutto con devozione ed avidità.
Io a quel punto mi sentii in dovere di ripagarla di quel magnifico pompino, la sollevai e la misi sul tavolo, lei intanto sì era già tirata su la gonna e mi guardava con un sorriso osceno.
La voglia era troppo grande, le strappai le mutande e mi tuffai sul suo monte fradicio di umori, la mia lingua cercava inesorabile il suo clitoride che fiero era eretto.
Lo morsi con ardore e lei fu scossa da un brivido di dolore e sensualità.
Sentivo il suo grilletto sbattere contro i miei incisivi che la torturavano e la facevano gemere, poi mi dedicai a quelle splendide labbra scarlatte, erano ricolme dei sui succhi che mi riempivano la bocca e colavano copiosi dagli angoli del mio sorriso estasiato.
Succhiai quelle labbra con avidità finche lei non venne con un lungo gemito.
“Ora siamo pari” pensai ” andiamo in vantaggio”.
La presi con forza e la girai e finalmente l’oggetto del mio desiderio era lì davanti a me. Il suo fiore bruno era perfetto circondato da un culo sodo e carnoso,
” ti prego” disse lei
“scopami dietro” ed io presi a massagiarle l’ano con un dito umido dei sui succhi.
Lo sfintere sì rilassò subito e lei incomincio ad indispettirsi di quel mio giocare al gatto col topo.
La vidi bruciata dal desiderio e la penetrai di slancio.
Emise un lungo prolungato rantolo che mi gonfio di passione.
Una sottile, impercettibile goccia di sangue usci dalle sue carni e questo non fece altro che spingermi al massimo, lo sciocco delle sue natiche sui miei fianchi era la musica che mi spingeva alla carica con un furore che non avevo mai provato, lei gemeva ma mi incitava ad andare sempre più forte finché non venni nuovamente in lei che sfinita passo il suo dito lubrico a raccogliere il mio seme prima di portarselo alla bocca.
Si rimise un po’ a posto e mi infilò le sue mutandine lacere nella tasca dei pantaloni e se ne andò senza dirmi una parola .
Credo che questi dieci mesi voleranno in un attimo.

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