Desiderio


Iniziò subito, uscendo a comprare alcuni capi di biancheria intima che ormai da troppo tempo non indossava più, come reggicalze e mutandine di pizzo trasparenti, oltre ad altri che non aveva mai provato ad indossare come perizoma e quei reggiseni che lasciano scoperti i capezzoli. Si sentì un poco imbarazzata a fare quegli acquisti, quindi non andò al suo solito negozio, ma ad uno nuovo, dove non era mai entrata. Si divertì molto a scegliere, come non le era mai capitato. Rientrata a casa, sapendo che Federico lasciava le telecamere a registrare per poi cancellare ciò che non serviva, lo aveva scritto, si diresse in camera sua a fare la passerella per lui. Si sentiva ubriacata dall’euforia del momento, addirittura si masturbò sul letto con indosso uno dei completini che aveva acquistato, facendo attenzione di mettersi a favore di telecamera.
A pranzo si presentò con un vestito abbottonato sul davanti, anzi sbottonato, tanto che quando camminava non ci si doveva sforzare per vedere l’orlo delle calze e quando si chinava si godeva, dalla scollatura, di un panorama splendido.
Andò avanti così per un’intera settimana, torturando il figlio in mille modi diversi, leggendo e vedendo il materiale prodotto da Federico il giorno successivo.
Capì che comunque stava esagerando, gli stava facendo del male e questo non lo voleva, era suo figlio, gli voleva bene. Ormai lo aveva caricato troppo, era come una pentola a pressione, pronta ad esplodere se qualcuno(a) non apriva la valvola. Aveva anche paura che da un momento all’altro gli sarebbe saltato a dosso, per violentarla. Già, forse era proprio quello che ci voleva, ma era pur sempre sua madre, non poteva arrivare a tanto, anche se sembrava l’unica soluzione possibile.
Non sapeva che fare, di certo non poteva parlarne con nessuno. Si ricordò che nei racconti letti c’era quello di una madre che aveva un rapporto incestuoso con il proprio figlio e nel documento c’era anche la sua e-mail. Trovò l’indirizzo e, utilizzando il suo di computer, le scrisse. Ebbe una risposta e per circa una settimana si scrissero continuamente. Alla fine decise che l’avrebbe fatto.
Il pomeriggio successivo, dopo pranzo, iniziò con un doccia-spettacolo, al fine di alzare la temperatura dell’ambiente. Uscita dal bagno, con solo l’accappatoio corto in dosso, andò a bussare alla porta del figlio.
Federico rimase a bocca aperta per qualche secondo quando Sonia gli chiese se poteva andare in camera sua a darle una mano a passarsi la crema che le aveva prescritto il dermatologo.
Lei non rimase ad aspettare la risposta del figlio, ma si diresse in camera sua dove la trovò Federico, stesa a pancia sotto e con l’accappatoio sceso sino alla vita.
Il ragazzo prese la crema che la madre gli indicò ed iniziò a passargliela sulla schiena.
Sonia si congratulò con lui per come la massaggiava, diceva che la faceva rilassare. Quando disse di aver finito e stava per andarsene lei lo fermò chiedendogli se potesse continuare con il massaggio.
Federico non sapeva se essere felice perché avrebbe avuto ancora possibilità di toccare quel corpo oppure se si doveva sentire sofferente per il protrarsi di quella che, per un certo verso, era una tortura, quella del toccare e non toccare.
Si unse nuovamente le mani ed iniziò a percorrere la schiena di sua madre con tutta la maestria che aveva e, dicendo che la posizione per lui era scomoda, salì sul letto e gli si mise a cavallo sopra, senza appoggiarsi, almeno inizialmente.
Sonia emetteva dei sospiri di tanto in tanto, sia perché il massaggio era davvero rilassante, sia perché voleva rendere l’atmosfera il più calda possibile. Infatti dopo un paio di quei sospiri il figlio iniziò a passare con le mani sempre più vicino ai suoi seni e il suo bacino, con movimenti ritmici, veniva a contatto con il suo fondoschiena.
Nel frattempo, ogni volta che scendeva lungo la schiena con il massaggio, scostava sempre di più l’accappatoio, riuscendo a intravedere l’inizio del solco delle natiche. Federico non poteva credere ai suoi occhi e sperava che la madre non si ribellasse.
Quando Sonia gli disse di fermarsi un attimo, pensò che fosse finito tutto, invece lei si levò del tutto l’accappatoio e gli disse di continuare.
Il povero Federico non poteva crederci, aveva sotto gli occhi il tanto agognato culo di sua madre. Riprese il massaggio e, gradatamente, arrivava sempre più giù con le mani, arrivando a soffermarsi maggiormente sulle natiche. Sonia iniziava ad eccitarsi sempre di più e gli chiese di scendere anche alle gambe che le dolevano particolarmente.
Lui ne fu entusiasta da un lato e deluso dall’atro, tutto il corpo di sua madre lo attirava, quindi poterne lambire il più possibile era ben accetto ma abbandonare quella parte appena conquistata era un dolore.
Per agevolare l’operazione, Sonia divaricò leggermente le gambe per potergli permettere di sistemarsi fra esse. Con quest’operazione portò alla vista di Federico il cespuglio di peli del suo sesso che subito gli occhi di lui catturarono in modo famelico.
Ormai la situazione era rovente e le tappe si stavano bruciando velocemente, infatti Federico, scorrendo le lunghe gambe della madre dall’interno, arrivava sempre più su, arrivando a toccarle il sesso.
Federico, accorgendosi che era tutto bagnato, si sentì autorizzato ad andare oltre, toccando le grandi labbra che scottavano.
I contatti erano comunque sempre brevi e timorosi ma Sonia fece si che il massaggio si focalizzasse emettendo un flebile “si..” quando le sue mani si trovavano proprio fra il suo cespuglio, autorizzando il figlio.
La mano di Federico si soffermò sempre più, sino a fermarsi definitivamente, seguita da un “oh, mamma……”
Sonia gli rispose “bravo, continua così, mi fai sentire molto bene! Anzi, aspetta che mi giro” e si girò.
Adesso al povero ragazzo stava per venire un infarto, aveva sotto di lui tutto il corpo di sua madre, NUDO! Stette fermo, per alcuni secondi che sembrava non finissero mai, a rimirare nella sua interezza quel corpo, ma presto ritornò a dedicare la sua attenzione al sesso tanto ambito.
Iniziò a giocarci con le dita, dilatandolo e penetrandovi con una, due e tre dita, rigirandole dentro e facendo contorcere sua madre che ormai era in delirio. Riusciva a dire solamente “sii..”, senza aprire gli occhi.
Federico, ormai appagato dal contatto che stava provando, decise di assaporare quel miele che si trovava sulle dita, quindi si chinò ed iniziò ad annusare quell’antro. Quell’odore lo face sentire al settimo cielo, decise di andare oltre, iniziò a baciarlo, come se fosse una bocca, introduceva la lingua come a cercare quella della partner ipotetica. Percorreva tutte le labbra con la sua lingua, non lasciava niente di inesplorato.
La povera Sonia non resistette a questo trattamento, ebbe un orgasmo travolgente, come era da tempo che non ne aveva. Nel godere, afferrò la testa del figlio e la strinse forte fra le sue gambe, come se volesse farlo entrare con la testa dentro di lei. Ripresasi, lo tirò verso l’alto, facendolo strisciare con la bocca lungo tutto il suo busto, soffermandosi sui seni che Federico prese a baciare, a percorrerli in senso rotatorio con la lingua, partendo dalla base sino ad arrivare ai capezzoli che prese a succhiare.
Sonia iniziò a spogliarlo, dicendogli che quello che stavano facendo era contro natura, che non si doveva fare, che se si sarebbe saputo in giro era la fine, ma non smetteva di spogliarlo. Dal canto suo, Federico, era ancora attaccato al suo seno. Una volta finito di spogliarlo, Sonia, prese in mano il sesso del figlio come per soppesarlo, valutarlo. Era grande e duro, ci giocò per un poco con le mani e dopo lo prese in bocca, donandogli un grande piacere.
Federico assaporava quel lavoretto ad occhi chiusi, per non perdere nemmeno un attimo di quella stupenda esperienza, ma non durò molto lo stesso, dato che il suo orgasmo arrivò prepotente a riempire la bocca di sua madre che ebbe di che fare per riuscire a ingoiare.
Lo ripulì tutto, si potrebbe dire amorevolmente, e Federico ritornò subito pronto. Sonia non resistette oltre e si sistemò a quattro zampe sul letto, come aveva letto che lui sognava di prenderla, invitandolo ad entrare.
Federico non si fece pregare, si porto dietro di lei e la penetrò con calma, fermandosi appena si trovò tutto dentro. Fermo come una statua, assaporava quel momento e quel contatto, ad occhi chiusi. Sonia, finalmente piena, non resisteva a quella che per lei era una tortura, quindi iniziò a muoversi, per farselo scorrere dentro. Il figlio, ripresosi, l’afferrò per i fianchi ed iniziò a muoversi, variando di continuo la velocità, ora lento, ora veloce, provocando ben presto un nuovo orgasmo a sua madre.
alla quale non resistettero più le braccia che si piegarono e poggiò la testa sul letto, mantenendo il bacino in alto, offrendo una visione più ampia del suo dolce forellino a Federico.
Il ragazzo, rallentando il movimento, iniziò a passarle le dita nel solco delle natiche, soffermandosi sempre più sul buchino che iniziò a forzare.
Sonia, ripresasi, capì che cosa aveva in mente e si limitò a dire
“fai piano, è da molto che nessuno lo usa”.
Allora Federico uscì da lei per puntare al suo ano. Iniziò a spingere, lentamente, fino a quando il glande non entrò e si fermò per dare il tempo alla madre di rilassarsi. Quando sentì che era pronta, si portò tutto dentro, sino alla radice, iniziando subito a muoversi lentamente. Sonia, passato il dolore iniziale, cominciava ad assaporare le sensazioni che gli procurava la sodomizzazione, assecondando i movimenti. Federico allungò le braccia sino
ad afferrarle i seni, li adoperava come maniglie, stringendoli e torturando i capezzoli con le dita.
Il movimento si faceva sempre più convulso sino a quando l’orgasmo arrivò a Federico che si scaricò dentro la madre che nel sentire il calore del suo sperma dentro venne di nuovo.
Caddero sul letto, con Federico che uscì da lei, ansanti e soddisfatti. Rimasero in silenzio per un poco, quel tanto che gli bastò per riprendere il fiato e organizzare le idee.
Il primo a parlare fu lui
“Sei fantastica mamma, sono quasi morto dal piacere!”
Sonia si sentì gratificata dalle parole del figlio e gli rispose
“Adesso che scriverai, lo racconterai su Internet?”
Federico capì che sua madre aveva letto i suoi racconti e riuscì solo a dire
“Ma allora tu hai letto tutto quello che ho scritto su di tè?” uscendo da lei e sdraiandosi al suo fianco.
A questo punto, Sonia, gli raccontò tutto, cercando di spiegargli le sue sensazioni e le motivazioni che l’avevano portata a quel punto.
Federico l’abbracciò e le diede un bacio, ringraziandola per tutto e gli chiese anche se aveva intenzione di ripetere quello che avevano appena fatto.
La risposta di Sonia fu
“Adesso siamo diventati amanti, sarà il nostro segreto, non dovrà saperlo nessuno ed in cambio ti chiedo solo una cosa, che tu mi faccia partecipe della tua vita su Internet”.
Ed iniziò per entrambi una nuova vita, nascosta e felice, fatta di sesso.

In viaggio


( “….che nasce dalla scommessa, dall’eventualità che in qualche bar ci si incontri per poi…..”)
di Manuela e Angelo

Questa cosa….E’ una cosa molto piccola, quasi banale, che mi è successa pochi giorni fa. Si vede che il mio cervello sta iniziando ad armeggiare coi pensieri anche quando non li cerco compiutamente…..

E’ da poco che possiedo una macchina….. Una cosetta da niente, una Fiat Uno di seconda mano grigia metallizzata che un amico mi ha ceduto con una gentilezza incredibile sapendo che stavo cercando quattro ruote per muovermi a un prezzo inaccettabile (nel senso di bassissimo!!!!!)… Praticamente ho pagato il passaggio di proprietà e basta… Ha un sacco di chilometri ma per le mie esigenze e per le condizioni perfette della macchina è stato un miracolo vero e proprio……
Mi da un senso di libertà averla, sapere che in qualsiasi momento posso prendermi su e partire…. Mi piace molto guidare, mi da un senso di “potrei andare ovunque”…. Metto su le mie musiche e via…. Non ho mai fatto molta strada come chilometri di percorrenza da sola…. Sarà che essendo una ragazza, per un classico modello di educazione stereotipato ai miei non ha mai fatto molto piacere sapermi in giro in macchina…. Ma a Vale piace come guido, si fida…. E dice che la mia “trappolina” mi somiglia molto….. “Sembra normalissima e non è appariscente ma ad ogni sguardo nuovo ti accorgi che è davvero speciale e magica”…. Al solito le sue parole sono sempre eccessivamente generose nei miei confronti……..
Sta di fatto che per il mio primo viaggio lungo in terra di Toscana ho proprio scelto il giorno “migliore”: nebbia e pioggerellina, di quelle da mal di testa… Sono andata piano piano, così ho deciso di spostare l’appuntamento che avevo quel pomeriggio all’indomani mattina e di passare la sera in un albergo che mi ha indicato Vale….. Telefono dal cellulare e prenoto…. Ma la stanchezza mi indica di fermarmi a bere qualcosina di caldo al primo posto che trovo… Mancherà ancora mezz’oretta per arrivare, nessuno mi corre dietro….

Così incrocio un baretto che sembra carino e mi fermo…. E’ un paesino molto piccolo su una strada di percorrenza provinciale…. Sembra aperto da poco, è nuovo… E’ già buio, non vedo l’ora che questo inverno gelido finisca…. saranno le sette, sette e mezza… Non c’è nessuno a parte il barista. Il locale non è nulla di eclatante, cioè…Molto carino. Un vecchio juke-box, un camino (e già li la cosa mi mette di buon umore perché l’idea di una chinamartini calda vicino al fuoco mi risolleva un po’….). Comunque nulla di non già visto…. Ma è pulito e l’atmosfera è bella, come la musica di sottofondo….

Mi siedo al banco un attimo a chiedere informazioni al gestore sui posti dove devo andare l’indomani. Poi prendo le mie scartoffie, mi tolgo il cappotto e mi siedo allo sgabello del banco più vicino al fuoco….. Mi metto li appollaiata, un po’ stropicciata dal viaggio e mi viene da ridere mentre faccio esercizi di equilibrismo pericolosi sullo sgabello alla Alba Parietti….. Indosso un tailleurino carta-da-zucchero, camicetta bianca. Odio questo vestito, mi sa da impiegata modello, ma stamattina passando da casa dei miei a fare il cambio dei vestiti non avevo voglia di stare a discutere con la mamma e così me ne sono uscita agghindata da brava bambina come aveva stabilito lei…. Mi vedo li vestita da quella che a scuola era la prima della classe (mentre nella realtà dei fatti non è mai stato così!!!)…. Ma a volte può andare bene quel tipo di abbigliamento, e per l’appuntamento di lavoro che ho avuto nel il travestimento ha funzionato…. Solo che passando a salutare Vale prima di partire ho voluto fare la brillante e tenerlo sulla corda…. Mi piace giocare con lui, fargli sempre dei piccoli rilanci, marcare la mia presenza e non farlo mai stare tranquillo… Mi sono tolta gli slip e glieli ho lasciati sulla scrivania nel momento che era andato a controllare che il livello dell’olio della macchina non fosse sotto limiti accettabili: sa che se aspetta che lo controlli io….. Poi tra una cosa e l’altra sono rimasta così…: la gonna non era troppo corta, e l’idea mi divertiva ;… Fare la “manarina” nel mio primo viaggetto indipendente per lavoro in macchina…. E via cinquecento kilometri in due parti, prima e dopo il primo appuntamento in Emilia…… Però questo vestito mi ricorda uno che indossava una ragazza figlia di amici dei miei quando faceva catechismo millenni fa…e i miei coetanei le sbavavano dietro perché “facevano sesso” quelle gambe velate da calze autoreggenti di cui, per millesimi di secondo, avevano intuito il pizzo, non la pelle, solo il pizzo (ma ai miei amici bastava per andare in orbita!); e quelle scarpe col tacco….. Sono li che sorseggio la chinamartini calda immersa nella lettura delle mie scartoffie e intanto con la mano sulle gambe ho un sospetto….. Porca miseria…. calze smagliate…. Un altro paio! Non bastano quelle che mi fa sempre fuori quello spirito maligno del mio uomo….. Mi do un’occhiata, ma così facendo mi scopro un po’ troppo le cosce. E nel frattempo è entrato uno… Che sembrava sfinito da una giornata pallosa di lavoro, tipo uno dei lunedì che odio io in ufficio…. Ma in effetti oggi è lunedì! Solo che per me è speciale, perché sono in gita, per lui meno…. Sta di fatto che per un secondo penso se lo spettacolo involontario che ho dato non ha tenuto conto che sotto non ho…. No… sono di profilo nei suoi confronti…. Però quel profilo, anche se discretamente e dietro un giornale a mo’ di “spia da due lire” me lo ha ricalcato centimetro per centimetro. E come mi succede spesso si è soffermato sul sedere per dei lunghissimi secondi….. La cosa, non mi imbarazza, non so…. Sono fuori casa, l’atmosfera è comunque tranquilla e la persona rassicurante…. e mi viene il desiderio e soprattutto l’istinto di divertirmi un po’…. E inizio a lavorarmelo un po’…. Voltandomi con lo sguardo fintamente assorto e le gambe accavallate incrocio il suo sguardo, accenno un sorriso gentile e poi riprendo posizione….

Appoggio un gomito sul banco, disaccavallo le gambe e le allungo un po’ dalla sua parte schiudendole appena…. Bravo così, non ti perdi un movimento, eh?…. Perfetto piccolo, voglio farti impazzire, voglio rendere speciale questo tuo rientro a casa…. E allora apro le gambe un po’ di più…. Quasi mi collassa quando intravede che sotto…. Mordicchio la matita, con la mano mi accarezzo casualmente la gamba…. Mi giro appena per controllare il barista. Regolare. Guarda facendo finta di non vedere, è di schiena a me e lustra in modo improbabile i bicchieri. Ho dato un incentivo all’igiene dell’ambiente….
Perfetto comunque, mi lasciano fare… Il quarantenne si accende una sigaretta. Io accendo me stessa, e mi accarezzo tra le cosce, lentamente…. poi entro con due dita, a fondo…. lui i movimenti li segue….. impacciato, eccitato…. Sfilo la mano quando si avvicina…. Sono eccitatissima ma gioco sulla difensiva…. Si siede vicino a me, non dice una parola…. Giro appena lo sguardo, incrocio il suo…. Non so perché, gli porgo le dita, quelle con cui mi toccavo, gliele faccio succhiare… Guardo il suo cazzo gonfio sotto la stoffa dei pantaloni, sento le sue mani gentili sotto la giacca, sbottonare la camicetta, accarezzarmi le tette, le dita serrare dolcemente i capezzoli duri… Gli sfilo le dita dalle labbra, la sua lingua che mi ha divaricato le dita leccando nel mezzo mi ha figurato ben altra divaricazione e ben altra leccata….. gli prendo la mano, la porto tra le mie cosce….. Sono bagnatissima e in un attimo sento una delle sue dita penetrarmi a fondo….. chiudo gli occhi e mi mordo le labbre appoggiandomi con i gomiti al banco e aprendo al massimo le cosce per lasciarlo esplorarmi meglio…. Mi solleva la gonna fino a scoprirmi il culo completamente, sento la cosce appoggiare sul legno dello sgabello… Il barista vede tutto, capisce, lascia fare, gli sta più che bene…. Lui, il quarantenne, è dietro di me con lo sgabello…. mi accarezza… una mano tra le cosce avanti, una dietro ad accarezzarmi il culo…. poi scende, mi tiene il culo con tutte due le mani, inizia a baciarmelo, a leccare proprio li…. d’istinto spigo il culo verso il suo viso, verso quella lingua che mi sta facendo impazzire….. Mi sento cattiva, mi giro, mi sollevo sul banco del tavolo, apro le gambe, mi tiro il suo viso tra le cosce, mi masturba leccando, mi si infila anche dietro…. Gli accarezzo i capelli gemendo… Adesso il viso del barista lo ho dritto di fronte….. Infoiato, non lo vedo bene ma si sta masturbando, un occhio alla porta e uno a noi…. Mi sollevo un po’, tanto da potere arrivare tra le gambe di lui e tirarglielo fuori, durissimo, bollente, masturbarlo un po’…. Sto esplodendo…. Scivolo dal banco, mi punto a gambe divaricate di schiena, gli dico “Inculami, non ne posso più…” . Fa a tempo a strusciarmelo un po’ sulle gambe che sento il getto bollente scivolare sulle cosce…..

E’ allora che mi scuoto di scatto….: nooooooooo! La chinamartini sul vestito nooo!!!!!!! Che idiota che sono…… Non gravi danni ma il vestito è inservibile….. Bah, meglio, tanto non mi piaceva…. Mi guardo attorno….. Meglio che paghi e vada verso l’albergo…. mi sa che dopo queste fantasie a occhi aperti ho bisogno di mettermi in una vasca d’acqua calda e finire la fantasia la, con tutto il tempo che voglio……

MANUELA

….e ora visto dall’altra parte…..

SENZA PAROLE
(Visto che ultimamente le dediche vanno di moda, questo è… per una giovane leonessa…)

Sono stanco. Ho gli occhi che mi bruciano, la bocca amara e secca per le troppe Marlboro fumate. La testa pesante. Questa nebbia maledetta… Già sorbirsi 400 km un giorno si e uno no non è facile, soprattutto sapendo che vedrai sempre le stesse facce, farai sempre gli stessi discorsi… l’anziano gestore contrario alle novità, la titolare belloccia che pretende sempre sconti extra. Il cliente moroso da blandire e minacciare… è una noia continua, pesante… i 400 km diventano 800… e con questa nebbia… meno male che sono quasi arrivato. Dieci minuti, e sono a casa. Non che sia molto diverso, ma almeno potrò rilassarmi. Le spalle mi fanno male, sono irrigidite … decido di accendere l’ennesima sigaretta. Ormai non le conto più. Rallento, e chiudo gli occhi per qualche secondo. Per riposarli un attimo. Tanto… gli ultimi chilometri li conosco a memoria, potrei davvero farli ad occhi chiusi. Cerco di stirare un po’ i muscoli. Dovrei fare un po’ di palestra. Dovrei… Sono tante, le cose che dovrei fare. E sono anche di più le cose che vorrei fare… E invece faccio sempre le stesse cose. E la noia mi riempie le giornate. E mi stanca. Dio, come sono stanco… Maledetta nebbia.
‘Fanculo, è ora di cambiare. Devo darmi una mossa. Non posso continuare così. Rischio di morire. Mentalmente, è ovvio. Anzi, forse sono già in coma. Dovrò cercare di fare qualcosa. Qualsiasi cosa, purché si cambi. Ecco, un bel colpo di sterzo. Non alla macchina, naturalmente. Un colpo di sterzo metaforico. Altrimenti si finisce fuori strada. Anche se non mi dispiacerebbe, un po’ di fuori strada. Certo, ci sono dei rischi. Ma almeno sarebbe qualcosa di nuovo… Che cazzo di pensieri, stasera! Sarà la stanchezza. O la nebbia. O la noia.
Toh!… C’è un bar. Strano! Non ci avevo mai fatto caso, prima. E si che faccio questa strada da 10 anni, quattro volte a settimana… Non può essere che l’abbiano aperto da poco. Anche l’altro giorno, non ricordo di averlo visto… quasi quasi mi fermo a prendere un goccio, ne ho bisogno per tirarmi su. Non bevo, in genere, perché sto sempre in macchina. Ma un cicchetto di tanto in tanto… E poi, sono quasi arrivato. Ma sì! Giusto un goccetto, tanto per levare quest’amaro dalla bocca… E poi sono curioso, voglio vedere che tipo di locale è… Non è nuovo, si vede. Forse le altre volte ero sempre distratto. Bah!…Entriamo…
Mmmhh… niente di nuovo sotto il sole. Locale pulito, ma non nuovo. Niente di particolare, un bar come diecimila altri. Il barista, sulla cinquantina, guarda la partita in tv. Non c’è molta gente. Anzi, non c’è quasi nessuno. Forse per la nebbia. La gente preferisce stare a casa… C’è solo una ragazza, seduta al banco. Il barista si accosta, e gli chiedo un cognac. Mi piace il cognac, è forte e profumato. E aromatico. Mentre lo scaldo fra le mani, il barista torna alla partita. Guardo la ragazza, appollaiata uno sgabello più in là. E’ giovane, avrà un 25 o 26 anni… caruccia. Non bellissima, ma caruccia. Visetto pulito, da ragazza perbene. Classica figlia di famiglia. Indossa un tailleurino carta-da-zucchero, camicetta bianca. Scommetto che a scuola era la prima della classe, o quasi. E magari la domenica fa catechismo ai ragazzini. La gonna è corta, ma non troppo. Sembra una segretaria, o qualcosa del genere. Mmmhh!.. Belle gambe. Seduta sul trespolo, la gonna si è un po’ ritirata. Mica male, la coscia! E pure il culetto, che sporge in parte dallo sgabello, è notevole. Anzi, è proprio degno di attenzione. Chissà se glielo ha dato, al suo capo… o al suo ragazzo… beato lui! O loro. Mah!
Sta bevendo un tè, o una tisana, ed è immersa nei suoi pensieri. Chissà che pensa… o a chi pensa. Forse sta aspettando il suo lui… peccato però! Magari, con un po’ di faccia tosta, avrei potuto cercare di agganciarla. Buona questa! E chi è arrivato, Alain Delon? Mi accosto ad una bella ragazza, e questa casca ai miei piedi… Ah! Ah! Angelo, svegliati!… I sogni sono belli, ma sono sogni… Però è una tipetta che attizza. Ottimo questo cognac, ci voleva!…
Si volta e mi guarda. E mi fa un sorriso. Ehi! Calma. E’ solo un sorriso. Avrà notato che la guardavo… però è carina davvero. I capelli legati le stanno bene. Le mettono in risalto il viso, e non si vede trucco. Quasi quasi attacco bottone… male che va, mi manda al diavolo. Punto. Oppure, mi toccherà fare storie col fidanzato, quando arriva… meglio finire il cognac e tornare nella tana, altrimenti… e adesso che fa? Si gira verso di me, e mi guarda. Disaccavalla le gambe. Si intravede l’orlo della calza. Orca miseria! Ma che intenzioni ha, di abbordarmi? Sarebbe il colmo… oddio, io mi dichiaro disponibile fin da adesso… o forse si vuole solo divertire a provocare, a far venire i bollori ad un quarantenne sconosciuto. Probabile. Ma non la facevo così…perversa. Non sembrava. Mai fidarsi delle apparenze…e che faccio adesso? Sto al gioco? Quasi quasi… Ma, e poi?…
Ma sì! Chissenefrega… mmmhh! Ha aperto un po’ di più le gambe. Vuol farmi arrapare. E ci riesce benissimo. Mi sta già venendo duro. Dai, piccola! Ancora un po’… fammi vedere se porti le mutandine, e di che colore sono… Cazzo! Pare che non ce l’ha… A meno che i miei occhi non mi tradiscono…Sta tirando su la gonna, e… no! Non ce l’ha. Cristo! Che pelliccetta. Nera, folta e ricciuta. E che fica!! L’uccello mi fa male. Se non lo metto comodo, mi si spezza… bella veduta! La migliore che mi sia capitata negli ultimi dieci anni… Speriamo che il barista non si accorga di niente… E adesso? Si tocca?…Vuole farsi un ditalino davanti a me? Puttana miseria! Sto sudando. Se continua un altro po’, finisce che tento di violentarla… ma è più probabile che mi violenti lei…non sono il tipo. Però… mmmhh!.. si sta sgrillettando di gusto, la piccola. Forse ha capito che non c’è pericolo. Guarda come le piace… ha chiuso gli occhi, e ha un’aria… non ce la faccio, io mi tiro una sega. E se il barista si accorge di quello che succede… vaffanculo anche a lui. Tanto, chi lo conosce… adesso la troietta si massaggia la fica… ci infila un dito, fino in fondo… io ci infilerei qualcosa d’altro, altro che dito… lo tira fuori… e me lo porge?!?! E’ un invito all’assaggio? Mi avvicino… mi metto il dito in bocca. Lei sorride apertamente. Il dito ha un sapore… è caldo, forte e profumato. E aromatico. Sa di femmina. E che femmina! Mi dà alla testa, molto più del cognac. Il cazzo è diventato di ferro, e rischio di venire ad ogni momento.
Col suo dito in bocca, allungo le mani verso la camicetta. La apro, e le appoggio sulle tettine. Sono belle, giovani, non molto grandi… provo a pizzicarle i capezzoli. Lei mi prende una mano e se la porta sulla fica, premendo, forte… faccio entrare un dito, e sento un getto di liquido che cola. E’ arrapatissima, anche lei… io ormai, non sono più io… le tiro su la gonna, fino ai fianchi, e le scopro il culo. E’ anche meglio di quanto pensassi. Avvicino l’altro sgabello. Un ginocchio per parte, china sul bancone, a cosce ben larghe. Il barista si è girato e ci guarda. E no, bello! Questa è per me. Tu guarda, se vuoi, e non rompere i coglioni. Passo la mano sulla fica e me la ritrovo bagnata. La lecco… oddio, quant’è buono! E’ ambrosia. Puro nettare di femmina. Sposto la lingua sul buco del culo, e lo insalivo per bene. Poi provo a farla entrare dentro. Lei geme un pochino, e spinge il culo verso di me. Sembra che gradisca l’operazione.
Il buco cede senza troppi sforzi. Forse è abituata a prendere cazzi da dietro, o forse è la lingua che non va tanto in profondità, per quanto io mi sforzi. Ma è magnifico. E per completare l’opera, le infilo un dito nella fica. E poi un secondo. Li muovo, e lei sbrodola che è un piacere. Le piace. E piace anche a me. Molto. Mi piace da morire… Scendo a lappare direttamente alla fonte, è incredibile quanto miele cola… le dita le passo nel culo, aprendo il buchetto e spingendo a fondo. Sospira, semisdraiata sul bancone, a cosce aperte… il barista guarda, allibito, o arrapato… che guardi pure! Lo spettacolo è di prima qualità. Libero il cazzo, prima che mi scoppi, ma non provo nemmeno a sfiorarlo, se no… continuo ad affondare le dita e la lingua in quei buchi così…fantastici… e poi decido (?!) di tentare qualcosa di più. Salgo sul poggiapiedi degli sgabelli, e in precario equilibrio mi accingo ad incularla, ma… non faccio in tempo. E’ bastata l’idea, per darmi il colpo di grazia… e lo sperma si sparge sulle natiche e cola sulle cosce…
Mi sento strano. Esaltato, e nello stesso tempo svuotato. Il cazzo è ancora dritto, ma… sento che il momento “magico” è finito. E infatti la ragazza si raddrizza, si ripulisce con dei fazzolettini, si rassetta il tailleurino. La guardo come un idiota… vorrei dire qualcosa, qualche parola, ma non ci riesco, e resto lì a guardarla. Lei tira fuori una banconota e la lascia sul bancone, uno sguardo rapido, un sorriso ancora più rapido… e non c’è più.
Recupero un minimo di lucidità, e rimetto dentro l’uccello, nel caso entrasse qualcuno non interessato alla…merce. Ci vuole un cognac, e stavolta lo bevo quasi d’un fiato. Tento di schiarirmi le idee, ma sono più nebulose che mai. Che faccio? Tento di seguirla? E dove? E poi? Ma posso lasciare le cose così, senza un seguito? Certo che lasciarsi scappare una ragazza così… ma che altro potevo fare? Che altro posso fare? Pago, e risalgo in macchina.
Sono stanco, e gli occhi mi bruciano. Forse è la nebbia. Forse. Meno male che sono quasi arrivato…