Una mattina di libertà


Una mattina di libertà…
Sposati da oltre dieci anni, io Andrea e la mia dolce mogliettina Sofia, quarantenni calienti già da qualche tempo dediti alla trasgressione, pur non avendo tanto tempo a disposizione, riusciamo sempre a ritagliare qualche attimo per dare sfogo alle nostre fantasie.
Queste righe raccontano di quando, nel febbraio del 1999, in una bella mattina di sole, così raro in quel periodo dell’anno, Sofia mi propose di “prenderci la mattinata per noi” dato che nostra figlia usciva da scuola solo nel pomeriggio.
Non me lo feci ripetere due volte e, come faccio sempre in queste occasioni, subito misi in auto sia la videocamera sia la macchina fotografica. Mentre io accompagnai nostra figlia a scuola, Sofia rimase a casa per prepararsi. Verso le nove uscì dal condominio dove abitiamo truccata a puntino e indossando una minigonna che lasciava intravedere il pizzo delle calze autoreggenti che inguainavano le belle gambe e con ai piedi un paio di scarpe con i tacchi da 12 cm. Pur indossando il giaccone imbottito non potei fare a meno di pensare che anche la parte superiore dovesse essere altrettanto appetibile.
Salita in macchina, la gonna, già corta di per sé, salì ancora più in alto lasciando scoperta quasi interamente la balza delle calze: il tutto era uno spettacolo, che pur vedendomi spesso spettatore, mi lasciava senza fiato. La cosa che più mi eccitava era il fatto che lei si fosse proprio coscientemente preparata a stupire quanti avessero avuto la ventura di guardarla. Infatti, siamo partiti senza meta alcuna, con il solo obiettivo di provocare e gustarci le reazioni di quanti ci avessero notato.
Per prima cosa siamo andati a fare rifornimento e, dato che andavamo all’avventura, ci siamo recati verso un distributore a circa 30 km da casa dove non eravamo mai andati. Il distributore era situato su una grande area e le pompe, situate a gruppi, erano piuttosto distanti l’una dalle altre.
Bisogna dire che la nostra auto è alimentata a metano per cui occorre qualche minuto per fare il pieno. Data l’ora non c’era molto traffico e ci accostiamo alla pompa che rimaneva piuttosto isolata, scendo dall’auto mentre si avvicina un ragazzo dall’apparente età di 25 – 26 anni dai lineamenti interessanti.
Guardo Sofia che fissa il ragazzo da dietro le scure lenti degli occhiali e che non fa nulla per almeno tentare di coprire lo spettacolo delle sue gambe, dato che il bocchettone del metano è posto all’interno del cofano motore e quindi in posizione tale che il ragazzo poteva vedere all’interno dell’abitacolo, senza per questo fare movimenti opportuni. Lo saluto e lui mi risponde educatamente e vedo che appena alza il cofano dell’auto, mentre io facevo finta di essere intento ad altre cose, butta lo sguardo e cambia improvvisamente modo di fare: era evidente che quanto aveva appena scorto lo avesse se non altro turbato. Nel frattempo che il rifornimento era iniziato, chiedo al ragazzo se, per cortesia, mi dava un pulitina al parabrezza, il tutto detto con pacato distacco. Subito questi acconsente e inizia la pulizia del vetro con lo sguardo fisso alle gambe di mia moglie che, ad un certo punto, lentamente, fissandolo in faccia, comincia ad allargare e stringere le ginocchia lasciando più volte intravedere il nero e trasparentissimo tessuto delle mutandine che aveva indossato. Tra lavaggio e asciugatura saranno passati più di cinque minuti e solo allora mi sono accorto che il giovane, eccitato dalla visione di tutto quel ben di Dio, aveva sì attaccato la pistola del metano al bocchettone, aveva messo in moto, ma non aveva aperto la manopola della valvola, per cui la pompa girava, ma in tutto quel tempo nemmeno un fiato di metano era entrato nel serbatoio. Sempre con distacco, come se non mi fossi accorto di nulla, mentre invece ero eccitatissimo, feci notare questo al ragazzo che, sempre più inebetito, provvide alla bisogna ed io, per ringraziarlo, chiesi pure di controllare il livello dell’olio, operazione che permise al giovane bello ma inesperto ragazzo, di bearsi ancora dello spettacolo delle gambe ora accavallate ora scavallate, ma sempre poco coperte di Sofia che, nel frattempo si accarezzava con la scusa di rimettere a posto le calze. Mentre pagavo non potei fare a meno di notare il tremore delle mani del improvvisato spettatore e l’eccitazione che lo aveva fatto diventare balbuziente. Nel ringraziarlo con un sorriso, sono risalito in auto e l’ho salutato mentre la mia mano accarezzava l’interno coscia di Sofia, che si era anche girata per salutarlo anche lei con l’immagine del suo triangolo nero in cima al bianco delle sue gambe. Siamo ripartiti e Sofia, appena lasciata l’area di servizio, ha voluto con mano sentire la mia eccitazione e abbiamo percorso i restanti chilometri che ci separavano dal mare raccontandoci le nostre rispettive sensazioni per quanto appena successo.
Arrivati al mare lungo una stradina che d’estate è molto frequentata ma in febbraio è rifugio di coppiette e di guardoni, ho fermato l’auto in un parcheggio di fronte alla spiaggia deserta e ho iniziato con la telecamera a riprendere Sofia che, eccitatissima da quanto era successo poco prima, cominciava a masturbarsi con dolcezza. Dopo qualche minuto, con lei un po’ più rilassata mi sono ricordato che dovevo andare a riconsegnare dei video alla videoteca per adulti della nostra città, per cui, poiché erano quasi le undici, ci siamo diretti in centro. Arrivati davanti alla videoteca ho invitato Sofia ad entrare in modo da potersi rendere conto, lei che non c’era mai stata, di cos’era una videoteca per adulti. Entrati all’interno, ho salutato il titolare che conosco da tempo e dopo aver riconsegnato il video, ho accompagnato mia moglie nella visita del locale….subito mi sono accorto che tutte quelle copertine esposte le davano un senso di eccitazione, forse anche perché, data l’ora antimeridiana non c’era nessun socio, e ho cominciato a commentare alcune immagini mentre cercavo di palpeggiarla, sperando che il mio amico guardasse….
Sofia si sentiva addosso gli occhi del titolare e ciò non le dispiaceva. A quel punto le ho fatto la proposta se volesse posare per qualche foto lì nel video club: lei mi ha risposto che se al padrone andava bene….non c’erano problemi.
Uscii fuori a prendere la macchina fotografica e scattai un intero rullino all’interno del video club a Sofia che prima un po’ titubante, poi sempre più a suo agio mostrò le sue grazie allo sbalordito titolare che, da dietro il bancone, osservava con gli occhi iniettati di sangue le movenze e le pose che mia moglie andava prendendo senza mai però spogliarsi completamente. Uscimmo ridendo e soddisfatti di questa incursione e, dato che ci trovavamo in ballo, Sofia mi chiese di andare in un nuovo sexy shop da poco inaugurato a qualche chilometro di distanza dal centro città.
Quale fu la mia sorpresa quando, entrati nel locale, mi trovai di fronte un ambiente luminoso ampio e ben strutturato e, sorpresa maggiore, dietro il bancone, un bel ragazzo di non più di venticinque anni. Iniziammo a girare per gli scaffali e vedevo che Sofia era interessata al ragazzo quindi le chiesi se avesse in mente qualcosa; alla sua affermativa risposta cominciai a pensare a come rompere il ghiaccio, infatti seppure interessato alle fattezze di mia moglie, il ragazzo, abituato a veder passare anche delle signore, non si era scomposto più di tanto. Passando di fronte a degli scaffali con dei video privati, chiesi se era materiale “veramente” privato oppure del finto – privato, il ragazzo mi rispose che quelli che avevano materiale privato se lo tenevano stretto; a quel punto allora gli chiesi se era disponibile a che noi girassimo qualche scena nel locale; lui rispose che ben volentieri avrebbe acconsentito ma poiché era ora di chiusura, ci ha chiesto di ripassare più tardi, intorno alle 14, ora in cui lui sarebbe tornato e, dato che avrebbe aperto solo alle 15.30 avevamo a disposizione più di un’ora per “girare”.
Alle 14 precise eravamo di fronte all’ingresso e appena entrati Sofia ha chiesto se era possibile provare qualcuno degli abiti sexy esposti in vetrina; ricevutone uno, con calma, mentre io giravo la riprendevo, lentamente cominciò a spogliarsi di fronte al ragazzo che, avendo mangiato la foglia, ci aveva invitato a tornare a quell’ora proprio per godersi lo spettacolo. Indossato un abito molto osé e con movenze degne della migliore prostituta, iniziò a girare per il locale accarezzando tutti i finti falli che le capitavano a tiro e chiedendo spiegazioni sugli oggetti esposti al sempre più eccitato commesso. Arrivati dietro il bancone, guardandolo fisso negli occhi, lo fece appoggiare ad uno sgabello e, piano piano, ma con decisione gli mise una mano sulla patta sentendolo già eccitato. Iniziò ad accarezzarlo con dolcezza e, sempre molto lentamente, cominciò a sbottonargli la patta, infilò la sua manina all’interno e tirò infine fuori un cazzo di ottime proporzioni che, senza indugio, iniziò a baciare….. Il pompino durò diversi minuti dato che ogni volta che il ragazzo dava segno di essere sul punto di godere, Sofia si bloccava e lo faceva tornare indietro. Per me che assistevo a quella scena, vedere le esperte labbra e la ineguagliabile lingua di mia moglie attorno a quel giovane cazzo, mi procurava un piacere così intenso che lunghi brividi percorrevano la mia schiena ed andavano a indurire il mio desiderio.
Ad un certo punto Sofia si voltò verso di me con gli occhi lucidi e mi chiese se poteva scoparselo. Non ero io a dover dare a lei il permesso: poteva fare quello che voleva. Allora si tolse gli slip fradici di umori e infilato un profilattico al giovane inebetito, si pose alla pecorina per farsi possedere. Con la sua mano fra le gambe prese il cazzo del giovane e lo guidò nella sua fica con un mugugno di piacere.
Il ragazzo andò avanti e indietro non più di dieci volte e venne senza nemmeno rendersene conto lasciando Sofia al primo gradino del piacere….Smisi di riprendere, posai il video sul bancone e presi io il posto del giovane ma troppo frettoloso stallone (quanti ne abbiamo incontrati così!) e mi diedi da fare per far godere come meritava la mia mogliettina puttana, sexy e tanto calda……
In macchina, erano quasi le sedici, tornando a casa Sofia mi baciò con tutto l’amore di questo mondo.
Questa è una nostra giornata pazza di cui conserviamo il dolcissimo ricordo, tante foto e un video bollente.

Riunione di lavoro


Una sera organizzai una riunione di lavoro a casa nostra, Marina (mia moglie, 34 anni) odia queste cose, per lei sono una palla mortale.
Prima che arrivino tutti la prendo e mettendogli una mano sul culo gli dico:” mi raccomando, questa sera devi essere stupenda, questo contratto è molto importante per noi.”
Arrivano, sono Giulio (il direttore, 50 anni), Gianni (amministratore 45 anni).
Marina indossa un mini di pelle che al più piccolo movimento mette in bella mostra le minuscole mutande.
Dopo circa un’ora di riunione, la chiamo chiedendogli di servire gli spuntini e lo champagne.
Prende il vassoio dalla cucina, e lo appoggia sul tavolino, così facendo si china facendo intravedere il culo.
“Dio, sei fortunato ad avere una moglie così,” Giulio, e Gianni accenna col capo in segno di assenso.
“Lo so, molto fortunato,” confermo mentre la tiro a ma facendola sedere sul mio grembo.
Le nostre labbra si incontrano in un bacio e non appena le nostre bocche si aprono, le nostre lingue cominciamo una pigra esplorazione l’uno dell’altra,
le mie mani alzano la gonna così da far scivolare la mano oltre l’elastico delle mutandine ed immergere le dita profondamente nella sua umida femminilità.
“Oh, è così bagnata,” annuncio al mio impaziente pubblico.
“Cosa sta facendo la mia succhiatrice?”
Mormoro accarezzando i suoi capelli con l’altra mano.
“Sei pronta a mostrare ai miei amici che puttana lasciva sei?”
“Oh, caro, sono così eccitata,”
“Devo assaggiare della sborra. Per favore, puoi darmi dello sperma?”
Giulio e Gianni si sporgono in avanti, impazienti di osservare e cercano di nascondere le protuberanze che crescono sotto il loro jeans.
“Sì, mia bella piccola puttana , ti darò della sborra.”
“Mi vuoi, Giulio? Gianni? Sono una calda, sporca puttana, spasimo per il cazzo di un uomo sulla mia fica bagnata.”
Gianni è seduto, stordito.
Giulio si è già alzato ed ha l’inguine vicino al viso di mia moglie, una mano accarezza i suoi capelli mentre l’altra sbottona i jeans.
Scivola giù dal mio grembo e Giulio entra nella sua bocca.
“Sì,” mormora mentre la sua lingua si muove sul cazzo di Giulio,
“Così, Giulio. Dagli un po’ di sborra alla nostra puttana.”
Il lungo cazzo di Gianni entra profondamente nella sua femminilità scivolosa mentre rinnova i suoi sforzi sopra il cazzo di Giulio, lo spinge dentro e fuori dalla sua bocca.
Il corpo di Giulio si tende e geme ed il suo cazzo sprizza un caldo getto di sperma che scivola giù per la gola di mia moglie fino a farne traboccare dall’angolo delle labbra.
“Sì, questo è quello che voglio,” mormora, la lunga virilità rigida di Gianni l’impala ancora e poi ancora mentre Giulio continua ad agitarsi ed il suo cazzo sprizza di nuovo.
“Ohhh, così,” accarezza le sue mammelle attraverso la sottile stoffa della camicetta mentre il suo corpo si muove al ritmo dei colpi di Giulio ed alle spinte di Gianni.
“Sì, mi piace il gusto della tua eiaculazione, Giulio,”
“Ma voglio di più…dammi la tua sborra, Gianni! La voglio!”
A queste parole Gianni non può resistere più a lungo e grugnisce mentre la riempie con la sua viscosità calda.
Crolla esausta mentre Gianni e Giulio lo estraggono.
“Mia dolce puttana, Giulio non ti ha impalata. Cosa puoi fare a proposito di questo?
Ohhh, sono così eccitata… e non sono venuta! Oh, Giulio, vuoi far godere la tua piccola puttana stasera?
Così dicendo Giulio si alza gli gira attorno e glielo pianta nel culo.

Ho firmato un contratto che quasi quasi mi mantiene ancora adesso che sono passati più di 5 anni.

Esame a domicilio


Sono una studentessa siciliana, ho ventitrè anni, studio a Roma. Un mio amico mi ha convinto a inviare con la sua posta elettronica il racconto che qui vi propongo, il quale non è inventato, ma risponde a ciò che veramente mi è accaduto di tre mesi fa.
Avevo dovuto sostenere un esame, un “preaccertamento scritto”, superato il quale si può accedere all’orale; ma il mio voto (nonostante l’impegno profuso nel preparare la materia) non era stato un granché. Così il giorno in cui il prof. riceve, mi recai da lui per chiedere spiegazioni, consigli e, chissà, convincerlo a migliorare il mio punteggio. Del resto ero stata sempre presente a lezione e avevo partecipato attivamente al gruppo di ricerca.
Il prof. non si mostrò insensibile al mio problema e mi rispose che mi capiva, che non dovevo farne un dramma, che si stupiva della bassa valutazione da me avuta. Mi aveva spesso notata in aula. Magari sì, poteva migliorare il mio voto. Mentre diceva quest’ultima cosa, fece un lieve movimento col braccio destro, portando la mano a raspare sulla patta. Feci finta di non notarlo, ma lui insistette e indugiò a carezzarsi vistosamente perché io non avessi più dubbi circa il senso del suo gesto. Poi mi porse un biglietto con un indirizzo e un numero di cellulare. Lo presi meccanicamente, esterrefatta. Se ne andò salutandomi con un “Arrivederci signorina, se vuole se ne può riparlare questo pomeriggio alle 17,30; mi telefoni prima di venire”. Potete immaginare la mia confusione? Che fare? Accettare l’invito? Per andare dove a fare che? Non fare nulla e affrontare il prof. all’orale? Denunciarlo? Ma per cosa, per un bigliettino da visita? E poi, a dire il vero, è un bell’uomo, poco più che quarantenne, non è nemmeno sposato, lo ammetto mi piace. Basta: torno in appartamento, pranzo con un panino, gli telefono, lascio un messaggio in segreteria telefonica: “Confermo la mia presenza all’appuntamento delle 17,30”.
Riordino casa, poi faccio la doccia, quindi mi vesto: mi guardo allo specchio, sono una bella ragazza, magra e minuta ma con due belle tette e con un culo alto e sodo che è apprezzatissimo da chi mi conosce intimamente, capelli mediamente lunghi, ricci e neri, che fanno contrasto con la mie pelle chiara. So cosa piace agli uomini: indosso autoreggenti rosa chiaro e una minigonna viola; sopra metto una maglietta aderente in tulle rosa, che vela soltanto il mio seno sodo. Infine calzo gli stivaletti nuovi. Ho lasciato l’intimo nei cassetti. Cappottino, borsetta, e mi reco all’appuntamento.
Suono al citofono, una voce maschile mi risponde “Sali”. Non esito più, mi vado sciogliendo sempre più, mi rendo conto d’essere bagnata.
Alla porta dell’appartamentino trovo il prof., che mi fa entrare: appende cappotto e borsetta; ma prima io ne estraggo una scatola di preservativi. Lui s’accorge, mi sorride, mi prende per mano e mi conduce in un salottino. Sopresa! Lì ci sono altri due uomini, trentenni, i suoi assistenti, la commissione d’esame al completo! Mi offrono da bere e subito cominciano con i complimenti: mi dicono che sono molto arrapante, iniziano a palparmi. Uno è alle mie spalle, l’altro davanti mi chiede di uscire la lingua e con la sua me la lecca: le loro mani mi percorrono le cosce, scoprono con piacevole meraviglia che non porto gli slip, mi sfilano la maglietta. Il prof. guarda. La vodka che ho bevuto comincia a riscaldarmi… o forse sto veramente prendendo gusto all’orgia: ansimo, ho una gran voglia di leccare, struscio il culo sul cazzo del tizio che mi sta alle spalle. Loro si eccitano: mi dicono che sono una troietta e che mi avrebbero dato tutto quello per cui ero andata a casa loro. I due assistenti si denudano in fretta: sono magri ma muscolosi, hanno un buon odore. Uno si sdraia sul tappeto, faccio appena in tempo a controllare: ha già messo il preservativo su di un cazzo pericolosamente grosso, dritto e lungo, mi fanno posizionare su di lui e io comincio a cavalcare. Sento quel cazzo scorrere nella mia fica bagnata, durissimo. Lui intanto mi tocca il seno, mi strizza i capezzoli. L’altro massaggia il mio buco di dietro, lo inumidisce con la saliva, d’un tratto con un colpo ben assestato mi infila la sua asta su per il deretano. Ragazzi! Dolore? Piacere? Si mischiano. Il prof., che aveva solo guardato lo spettacolo, ora richiama la mia attenzione afferrandomi per i capelli dalla nuca e facendomi storcere la testa verso di lui: “Sono io il presidente di questa commissione e come vedi sono molto rigido: suca!”.
Mentre gli altri due mi scopano, io mi impegno nel pompino, per farmi apprezzare dal prof. Gli succhio delicatamente le palle, quindi inizio a percorrere l’asta con la lingua, dedicando colpi sapienti al glande turgidissimo. Sono eccitatissima: quei tre cazzi stanno riempiendo contemporaneamente ogni mio buco! Il prof., per una voglia improvvisa, mi infila il cazzo in bocca in profondità, rischio di soffocare, però inizio a succhiarglielo con grande piacere: non capisco più niente, mi gira la testa, ma continuo a succhiare. Quello dietro a me se ne viene stringendomi le chiappe, quello sotto resiste alla grande. Adesso il prof. mi incoraggia: “Ti piace succhiarmelo, eh? Sei bravissima”. Allora io lecco, succhio, lecco, lo afferro con la mano, me lo infilo tutto in bocca, dentro e fuori e dentro, e succhio, succhio a più non posso: finalmente eiacula; io ingoio tutto, ma senza sentire il sapore della sborra, perché il prof. mi caccia in profondità il cazzo e mi tiene con entrambe le mani la testa. Sono frastornata. I due che son venuti si staccano da me: il prof. si accascia sul divano, il giovane assistente che mi aveva inculato si libera del preservativo zeppo di sperma. Quello che è impalato nella mia fica, invece, sembra d’acciaio e resiste ancora. Ma anche lui si sfila da me e si toglie il preservativo: i due mi fanno alzare e si vanno a sedere accanto al prof. Poi mi guardano con aria inquisitoria e il prof. mi dice: “Sei molto brava. Lo immaginavo: ti si legge negli occhi. Vieni, vogliamo guardarti da vicino mentre ci lucidi il cazzo”. Mi inginocchio davanti ai tre. Sento afferrarmi da più mani per i capelli e i loro membri si intrufolano tutti insieme tra le mie labbra. Cerco di slargarmi le mascelle per ospitarli tutti, ma non ci riesco. Mi rimane in bocca il più grosso e duro, quello che ancora non ha sborrato. Gli altri due, bagnati di sperma, cominciano a lucidarmi il viso, sulle guance, sul collo, sotto il naso, dentro le orecchie.
Mi sento veramente troia. Non che non sapessi già d’esserlo: non era la prima volta che mi lasciavo coinvolgere in un’orgia insieme ad alcuni amici e colleghi di studio al pensionato universitario, per gioco e per passione. Ma ora tutto succedeva per “interesse”: volevo il voto alto e perciò avevo accettato quello strano esame, in cui del resto mi sentivo “preparatissima”. “Vediamo cosa sai fare per farmi sborrare”, mi disse il ragazzone che spompinavo. Mi guardarono con aria di sfida: volevano vedere come sarei riuscita a vincere il super-cazzone. Mi venne voglia di prendere l’iniziativa. Catturai quel bastone di carne fra le tette e lo feci languidamente scendere su e giù. La mossa ebbe effetto: l’assistente sembrò rilassarsi sul divano e io cominciai a leccargli il glande che s’ingrossava sempre più. Gli altri due erano di nuovo tornati duri e si misero ad armeggiare con i condom. Dissi loro che no, non dovevano metterli: volevo sentire la loro carne pulsante dentro di me, il calore della loro sborra invadermi la pancia. Il prof. ruggì: “Ti sfondo il culo”. Mi sollevarono di nuovo e in un attimo fui sdraiata sul prof., a sua volta disteso supino sul divano: la mia schiena poggiava sul suo torace sudato e il mio culo sentiva il suo cazzo urgere all’entrata dell’ano. Faticarono un po’ per farlo penetrare, aiutandolo con le mani: lo sentii salire lentamente lungo il retto. Quando io stessa confermai che era entrato tutto, le mani del prof. mi afferrarono i fianchi a mi strattonarono ripetutamente in alto e in basso. Una penetrazione con i fiocchi! Nel frattempo il super-cazzone mi alzò le gambe e si appoggiò le mie caviglie sulle spalle; poi mi entrò in fica e mi pompò con ritmo incalzante, con potenti e continui colpi di reni. Cominciavo a godere e mi misi a mugolare, incitandoli a sfondarmi. Sentivo che dicevano che ero la più troia di tutte, che io sì meritavo un voto alto, non le altre gatte moscie a cui avevano già fatto lo stesso “esame”; apprezzavano che non avevo fatto storie e che ero andata subito al sodo senza ipocrisie da falsa verginella. Il terzo si piazzò davanti alla mia faccia: cercavo di raggiungergli il cazzo con la lingua, ma i movimenti degli altri due mi impedivano di muovere liberamente la testa. Fu lui perciò a prendermi per i capelli e a schiaffarmi in bocca il pene: mi chiavò furiosamente, facendo scorrere il membro dentro e fuori per l’intera sua lunghezza, sino a intasarmi la gola con la cappella e a tapparmi la bocca con le palle. Una improvvisa soddisfazione mi pervase e mi lasciai andare, abbandonandomi alla loro voglia bestiale di chiavarmi. E godetti selvaggiamente: le mie ginocchia si strinsero alla testa del super-cazzone mentre i tacchi degli stivaletti si infilzavano quasi nella sua schiena, affondai le unghia delle mani sulle cosce del prof. disteso sotto di me, sgranai gli occhi per far capire a quello che spompivano di lasciarmi libera la bocca per gridare il mio orgasmo. Gridai, e i tre mi seguirono nell’orgasmo: sentii il prof. ringhiare che mi stava inondando l’intestino di sborra, quello che mi scopava davanti si sfilò da me e indirizzò i suoi fiotti interminabili sulla mia pancia e sul mio seno, l’altro menandoselo forsennatamente mi bagnò il viso di sborra bianca e densa ordinandomi di aprire la bocca.
Rimasi per qualche minuto rilassata e inerte, nella morsa dei due corpi che stavano sotto e sopra di me, sul divano. Poi ci staccammo, spossati. Fui accompagnata in un bagnetto dove mi sciacquai il volto. Ancora fradicia di sperma mi rivestii, sentendo il maglioncino appiccicarsi ai seni e alla pancia umidi. Chiesi del voto e dell’esame. Il prof. mi assicurò che si sarebbe ricordato al momento dell’orale, aggiungendo che mi avrebbe certamente dato il voto massimo perché lo merito e non per ricambiare con un “favoritismo” i miei “favori”. Ancora seminudi mi accompagnarono alla porta e mi salutarono. Guardai l’orologio: erano le 19,30, in tempo per andare a mensa.

La confessione di Maura


Maura era finalmente riuscita a realizzare il suo sogno erotico più grande grazie alla complicità della sua amica Barbara.
Quella sera io e Marco, il marito di Barbara, ci eravamo dedicati anima e corpo al piacere della mia compagna. Come previsto dall’amica superati i primi attimi d’imbarazzo e una volta capito che io non ero geloso del suo corpo, si è lasciata andare totalmente al piacere di quella piccola orgia improvvisata.

Passano alcuni giorni in cui Maura continua a ripetermi quanto era stata piacevole quell’esperienza, mi racconta del senso di libertà provato nell’attimo in cui ha abbandonato tutte le sue, poche, remore.
Stava cambiando. O meglio, secondo me, stava riscoprendo se stessa. La sensualità tarpata dai pochi ma lunghi anni del suo precedente matrimonio stava tornado in superficie. Lo notavo da come faceva l’amore, da come mi parlava di sesso, dai giochi che mi proponeva e dalla felicità con cui accettava le mie fantasie.
La cosa mi piaceva, eravamo sulla strada per diventare una vera coppia aperta, in grado di godere dei piaceri del sesso in molte delle sue forme e di regalarci degli attimi di calda tenerezza solo per noi.
Per questo non mi ha stupito ne ingelosito la sua confessione dell’altra sera.

Dopo cena, seduto sul divano, stavo girando i vari canali televisivi alla ricerca di qualche programma o film che risvegliasse la mia attenzione, quando Maura, che indossa ancora un tailleur da lavoro, entra in sala e spenta la TV si siede al mio fianco dicendomi:
– Devo raccontarti una cosa. Oggi pomeriggio ho rivisto, per motivi di lavoro, quel mio collega vittima del nostro gioco, quello che avevo abbandonato in quel locale dopo avergli fatto credere per tutta la sera che volevo scoparmelo.
Be, sai, mi sentivo in colpa con lui e al contempo il ricordo di quella sera continuava ad eccitarmi. Poi con la mente sono tornata alla sera che tu e Marco mi avete presa in due, ho ripensato alle tue parole quando affermavi che non sei geloso del mio corpo e….-
– Continua…- la incito io.
– E cosi ho nuovamente giocato con lui… questa volta fino in fondo. Insomma mi sono fatta scopare nella sala riunioni del mio studio.
Quello stravedeva per me dai tempi dell’università e ci ha sempre, più o meno velatamente, provato. Lo sai quanto mi piace sentirmi desiderata, così quando l’ho visto davanti alla mia scrivania non ho resistito alla tentazione di farlo sbavare e di farglielo scoppiare dall’eccitazione.
Posso raccontarti il resto?-
Riesco solo a dire: – Continua…!-
Lei allora riprende: – Con una scusa lo lascio ad analizzare alcuni documenti e corro in bagno. Tiro su la gonna e mi tolgo gli slip e le calze, poi tolgo anche il reggiseno, mi pettino e mi ripasso le labbra. Mentre mi guardo allo specchio penso che sono proprio carina e che adesso lo faccio impazzire, mi sistemo bene il vestito e torno da lui che sta ancora studiando i documenti. Gli arrivo alle spalle, in silenzio, mentre gli appoggio una mano sulla spalla lo sento sussultare, non so se per la sorpresa o per il contatto. Mi chino sopra la sua spalla e gli premo una tetta contro mentre scendo con il viso a fianco del suo, vicinissimo. Lui accetta la mia pressione e non si sposta, ruota leggermente la faccia verso di me, sento il suo respiro sulle labbra allora gli parlo di lavoro, molto lentamente sfiorando a volte le sue labbra con le mie. Quando intuisco che non resiste alla tentazione di baciarmi mi allontano e mi siedo sulla scrivania di fronte a lui, faccio in modo che la gonna salga molto in su e noto i suoi occhi che misurano le mie gambe. Il suo sguardo mi eccita, allora appoggio una gamba sulla sua sedia in modo che i suoi occhi possano intrufolarsi fra le mie cosce ma senza andare troppo oltre, non voglio che si accorga che sotto non ho niente. Penso che se prima ha notato che indossavo le calze e ora non le ho più la sua fantasia dovrebbe correre e consentirgli di capire, ma forse pretendevo troppo da un uomo in quello stato d’eccitazione.
Lui suda, ha la fronte imperlata dal sudore, mentre lo guardo fisso negli occhi lui sostiene il mio sguardo. Sento una sensazione di pressione allo stomaco e un calore osceno si impossessa dell’inguine.
Non resisto, alzo la gamba sulla sedia e la sposto alla sua sinistra, poi appoggio anche l’altra sulla sua destra. Le mie gambe sono così leggermente divaricate davanti a lui che ancora tentenna, gli dico: ” Puoi!” e finalmente sento le sue mani che mi accarezzano le caviglie. Chiudo gli occhi mentre le sento salire molto lentamente, sono calde, morbide ma trasmettono una forza, come dire… carica d’erotismo. Le mani mi accarezzano l’esterno delle cosce poi passano all’interno, le sento avvicinarsi alla vagina, allora spingo leggermente avanti il pube divaricando il più possibile le gambe, maledico la gonna troppo stretta. All’improvviso i miei peli sentono il tocco delle sue dita, lascio andare un sospiro di piacere più per lui che per un reale piacere. La sorpresa di trovarmi senza slip, con quello che la cosa implica, unita al mio sospiro sortiscono l’effetto che cercavo, lui incomincia a balbettare frasi del tipo: “Oh mio Dio…è tanto tempo che…ti voglio…etc.”
Allora con dei piccoli movimenti delle anche faccio salire ancora un po’ la gonna in modo da potermi aprire di più. Le sue mani ce non hanno mai abbandonato i miei peli ora possono trovare le labbra, sento che si fanno spazio in me, sento che le sto bagnando, trovano l’ingresso e gli infila leggermente un dito seguendone il contorno. Questa volta il gemito di piacere è reale, prendo la sua testa e me la porto in mezzo alle gambe. Penso di avere urlato quando ho sentito la sua lingua umida su di me. Mi sono appoggiata sui gomiti e con le mani ho tentato di tirare ancora più su la gonna, poi lo lasciato fare.-

Mentre racconta tutto questo noto che Maura si eccita sapendo di fargli piacere ho iniziato a toccargli le gambe. Seguendo la sua storia ho ripetuto le azioni che lei descriveva sino a trovarmi con le mie dita che giocavano con la sua vagina eccitatissima sotto gli slip.
Approfitto di un attimo di pausa nel racconto per sfilargli le mutandine e per consentirgli di riordinare le idee la bacio mentre mi risiedo al suo fianco.
Quando spingo il mio dito medio dentro di lei la sento fremere e ansimare ma la sua mano mi ferma e riprende a narrare.

-Quella lingua mi stava facendo veramente godere, mi trasmetteva passione, desiderio e piacere. Una mano mi accarezzava il basso ventre fin dove poteva arrivare e l’altra univa le sue dita al gioco della lingua, stavo per perdere il controllo del mio corpo così l’ho fermato, ho preso la sua testa per i capelli e l’ho tirata su sino alla mia bocca. L’ho baciato e quando la mia lingua ha trovato la sua ho sentito il mio sapore. Un senso di calore è sceso dalla mia lingua sino giù dove la sua mano non si era fermata e sono venuta. Un orgasmo secco, violento ma breve che non mi ha lasciata del tutto soddisfatta. Mentre venivo continuavo a baciarlo perché il mio sapore nella sua bocca mi faceva godere.-

Maura che nel frattempo si è goduta il mio leggero ditalino allunga una mano in direzione del mio membro e me lo accarezza attraverso i pantaloni. Con la mano libera mi sbottono, libero il pene e lo offro a lei che subito lo brandisce con decisione.
Come preludio a quello che sta per raccontare all’improvviso tuffa il suo viso verso di me e lo ingoia due, tre volte provocandomi uno spasmo di piacere.
Quindi, come se niente fosse, si ricompone e torna alla sua storia, non prima però che io prenda la sua mano e la riporti sul mio membro ormai gonfio e quasi dolorante.

Lei continua: – Baciandolo le mie mani cercano i suoi genitali, li afferro e sento il mio gesto riflettersi sulla sua lingua. Salgo verso il suo pene, lo sento gonfio e roccioso attraverso i pantaloni.
Mi stacco dalle sue labbra e gli dico: ” Spogliati!”. Lui si slaccia la cravatta con un gesto maldestro che quasi lo soffoca, trattengo a stento una risata, lui potrebbe interpretarla male. Mentre gli apro i pantaloni si toglie la camicia. Prendo in mano il suo membro e lentamente inizio a menarglielo, scappellandolo tutto. Lui gode, lo vedo dalla sua espressione.
A questo punto ruoto sul sedere e gli mostro le spalle, le sue mani mi sfilano la giacca del tailleur, quindi scivolo un poco in avanti e mi lascio cadere sulla schiena, sdraiata sulla scrivania con la testa oltre il bordo. Il suo pene è all’altezza della mia bocca, reclino la testa per prenderlo e lui me lo appoggia alle labbra.
Sapevo di essere uno spettalo molto erotico per lui, il mio corpo disteso, leggermente inarcato con il seno che premeva contro la stoffa leggera della camicia, le gambe aperte con la gonna a livello del pube… la cosa mi eccitava molto!

Mentre parla scivolo davanti a lei, ai suoi piedi. Gli tiro un po’ in su la gonna, lei mi aiuta, mi tuffo in mezzo alle sue gambe e affondo la lingua nella sua vagina. Lei ha una contrazione nel ventre, spinge in su il pube ma non smette di raccontare le sua storia. Allora mentre la ascolto mi dedico a leccarla lentamente, con dolcezza. Lei continua:

– In quella posizione prendo in bocca il suo pene, non è comodo ma la situazione, come ti ho già detto mi eccita. Con la testa così reclinata vedo solo i suoi testicoli ma sento che mi sta sbottonando la camicia. Mi libera il seno e lo prende con tutte e due le mani stringendolo forte. Una mano scivola sul mio stomaco verso il ventre, cerca di raggiungere il pube ma la gonna la disturba. Poi, all’improvviso un tocco umido sul capezzolo mi fa rabbrividire di piacere. Mi succhia e bacia il seno mentre una sua mano ha raggiunto la vagina e vi immerge un dito, lo estrae e mi spalma i miei umori sul seno poi lo lecca nuovamente. Sento che la sua cappella si sta ingrossando ulteriormente quando lui si ritrae da me abbandonando la mia bocca che ancora lo cerca.-

Io continuo a leccarla dolcemente, mi eccita a dismisura quello che racconta e la voce con cui ora lo sta facendo. Una voce resa roca e profonda dal piacere che sta provando, a volte le sue parole sono solo un lievemente sussurrate seguite poi da un rapido respiro che si ripercuote nella sua zona bassa.
Nonostante questo non perde il filo del racconto:

– Rimango i quella posizione- dice Maura- in attesa di una sua mossa. Lui riprende a massaggiarmi il seno. Allora allungo all’indietro le braccia e con le mani cerco il suo membro. Quando lo trovo me lo porto sopra la faccia e lo lecco per tutta la lunghezza, scendo sino ai testicoli e lecco anche loro. Non voglio farlo godere troppo, sento che è vicino ad esplodere e io, nonostante l’orgasmo di prima voglio ancora qualcosa da lui.
Rallento il ritmo della mia lingua. Lentamente sento che anche le sue mani si calmano, ora non stringono più con forza il seno ma lo accarezzano, scorrono ai suoi lati, nel solco scendendo sino al ventre. Sono calde e piano piano le sento rilassarsi.
Ora sento che posso prenderlo dentro di me senza farlo venire sul colpo.
Smetto di leccarlo e gli dico che ora voglio altro da lui. Mi alzo a sedere e ruoto verso di lui, tolgo la camicia e gli chiedo di aiutarmi a sfilare la gonna. I suoi occhi si illuminano mentre afferra il bordo della gonna sui miei fianchi. Mi appoggio sui gomiti e inarco il corpo sollevando il sedere mentre appoggio le gambe su una sedia. Mentalmente mi vedo, mi piaccio e sento di piacergli. La stoffa che scivola sulle mie gambe mi provoca un brivido. Quando la gonna arriva ai miei piedi sento le sue mani che prendono delicatamente le mie scarpe accarezzandole. Mi chiede di tenerle addosso, gli piacciono le scarpe con i tacchi alti.
Sposto il sedere al limite del bordo della scrivania, appoggio una gamba su una sedia, lui ne prende un’altra e la pone alla distanza giusta per consentirmi di appoggiare l’altra gamba.
Mi ritrovo così seduta di fronte a lui a gambe larghe, decido di lasciarlo fare, di aspettare le sue decisioni e di assecondarle.
Chiudo gli occhi. Le sue mani si appoggiano sulle gambe, salgono, arrivano ai fianchi. Sento i suoi fianchi con l’interno delle mie cosce, ora voglio solo più sentirlo dentro, non riesco a pensare ad altro.
Apro gli occhi e fisso i suoi. Le sue pupille sono completamente dilatate. Abbasso lo sguardo e osservo il suo pene che punta la mia vagina. Lo prego di prendermi. La posizione non è delle migliori, lui è un po’ troppo in alto, ma come lo appoggia al buco entra senza difficoltà. Sono eccitatissima e quasi non lo sento entrare talmente sono dilatata. Mi procura un piacere maggiore vederlo entrare dentro di me. Lui spinge fino in fondo poi inizia un movimento lento e corto che non mi basta. Mi appoggio nuovamente sui gomiti e inizio a contrarre i muscoli pubici, prima seguendo il suo ritmo poi dettandolo io.
Sono troppo eccitata e lo sento appena, penso che se almeno mi toccasse potrei godere di più. Visto che non si decide la mia mano sopperisce alla sua mancanza. Questa cosa lo eccita molto e tra un ansimo e l’altro il suo ritmo rallenta.
Voglio di più allora cambio tattica, decido io cosa fare.-

Maura mi allontana dalla sua vagina, che non ho mai smesso di baciare e leccare, e mi fa sedere sul divano. Si alza in piedi e mentre si tira su la gonna mi dice:

– A quel punto l’ho spinto fuori da me verso il divanetto nell’angolo, l’ho fatto sedere e sono andata sopra di lui.-

Mentre diceva questo, Maura, ripeteva la scena con me. Mi viene sopra e aspetta che io gli guidi dentro il mio pene. Mi fissa negli occhi con la bocca socchiusa mentre scende accogliendolo. E’ eccitatissima, allarga al limite le gambe per prenderlo tutto, poi inizia a muoversi lentamente gustandosi ogni sfumatura di quella penetrazione. Mi bacia, soffocandomi quasi con la sua lingua.
Gli sbottono la camicia confermando il mio sospetto: è senza reggiseno e le tette mostrano dei leggeri arrossamenti come dei delicati succhiotti. Inizio a pensare che mi sta raccontando una storia vera, allora mi eccito ancora di più e la prego di continuare il suo racconto.

Lei continua: – A cavallo di lui prendo il suo pene e me lo guido dentro, lo faccio affondare nel mio ventre muovendo il pube per farlo entrare fino in fondo. Prendo una sua mano e me la porto sulla vagina mentre mi sollevo un poco. Finalmente inizia a toccarmi nel modo giusto. Mi appoggio sulle sue spalle e attacco la mia danza. Riesco a muovermi come voglio, a contrarmi nel modo giusto…così come sto facendo adesso con te.
La sua mano si rivela più abile del previsto e inizio nuovamente a godere…No, non mi toccare tu, altrimenti non riesco a finire la storia-

La voce di Maura adesso da chiari segni di piacere, è rotta da ansimi e ha continue variazioni di tono…è molto eccitante.

– Mi piace, sento dal suo respiro che sta per arrivare all’orgasmo anche lui.
Il pensiero che gli sto dando quello che per tanto tempo ha desiderato mi da il colpo finale, mi avvicino nuovamente al piacere.
Vedo che lui non sa cosa fare, non riesce più a trattenersi. Tu sai che da quando abbiamo iniziato a giocare con Barbara e Marco prendo la pillola. Con la voce resa calda e sensuale dal piacere gli dico che può riempirmi.
A queste parole esplode. Lo sento pulsare dentro di me e questa sensazione mi fa venire.

Termina la frase con la voce distorta dal piacere, si sta muovendo come una matta al che mi urla:

– OOH! Ti prego RIEMPIMI!-

Questa frase rompe tutto il mio controllo e vengo in lei. Il mio orgasmo è immediatamente seguito dal suo. Lei si lascia andare all’indietro trattenuta dalle mie mani, spinge il pube completamente contro di me e io sento i suoi muscoli che saltellano al ritmo del suo orgasmo.
Al termine si reclina verso di me, mi afferra la testa e mi bacia con passione mentre ancora trattiene dentro di se il mio membro.
Si muove ancora per un po’, in modo da sfruttare al massimo gli ultimi rimasugli di piacere.
Quindi si alza e per andare a cambiarsi, dal mio sguardo intuisce che voglio sapere se quello che mi ha raccontato è realmente accaduto ma dal suo sorriso carico di malizia intuisco che non lo saprò mai.
Dopo tutto è bello e molto eccitante stare con una donna che a distanza di anni riesce ancora ad essere un po’ misteriosa.

Da quel giorno in crociera


Figa

La prima volta in figa.

Erano i primi giorni di un luglio di pochi anni fa quando io e Alfredo ci siamo sposati. A 25 anni io, Monica, ragioniera ma impiegata come commessa in un negozio di abbigliamento, e 28 anni lui, laureato ed impiegato in banca, abbiamo coronato il nostro lungo fidanzamento. Per sposarci prima abbiamo atteso che Alfredo terminasse gli studi e poi trovasse lavoro.
Una volta che Alfredo fu assunto fissammo la data ed iniziammo i preparativi. Non avevamo problemi economici ma comunque organizzammo una cerimonia piuttosto semplice. Dopo l’immancabile pranzo di nozze io ed Alfredo trascorremmo la “mitica” prima notte nella nostra nuova casa.
Dal punto di vista sessuale non fu certo una notte memorabile. Con Alfredo erano anni che facevamo l’amore. Non c’era quindi quella tensione che caratterizza una prima volta. Per di più eravamo entrambi stravolti da una giornata lunga, emozionante e stressante.
Alfredo fu comunque dolcissimo. Mi spogliò lentamente dedicandosi ad ogni centimetro del mio corpo. Poi io feci altrettanto con lui e, alla fine, fu dentro di me sino all’orgasmo che ci lasciò entrambi appagati e felici.
Quell’orgasmo rappresentava per noi il primo tentativo mirato al concepimento di un bambino a cui avevamo deciso di puntare subito. Proprio per questo, da più di tre mesi, avevo interrotto la pillola e, nei nostri ultimi rapporti, avevamo sempre fatto ricorso al profilattico. Non era certo il mio periodo più fecondo, avevo finito le mie cose da pochi gironi, ma… tentar non nuoce.
Il giorno successivo fu quello della partenza per il viaggio di nozze. Si era occupato di tutto Alfredo. Io mi ero limitata a preparare le valige sulla base delle indicazioni che mi aveva fornito dato che la destinazione, per me, rappresentava una sorpresa. Ero convinta che la nostra meta sarebbe stata un’isola tropicale perciò rimasi delusa quando, anziché un aeroporto, la nostra prima destinazione fu un porto dove ad attenderci c’era, peraltro, una stupenda nave.
Ero amareggiata comunque cercai di non darlo a vedere. Una volta a bordo attendemmo la partenza e poi ci dedicammo ad una prima visita della nave. Devo ammettere che era immensa e bella. Non mancava niente ma era proprio l’idea della crociera che non mi ispirava.
Dopo la cena ci ritirammo nella nostra cabina e, non sapendo che fare, finimmo col restare lì a fare l’amore. Eravamo entrambi più riposati e tranquilli rispetto alla notte precedente e ciò influì positivamente. Prima di addormentarci per la stanchezza Alfredo aveva per due volte depositato il suo seme dentro di me che, se durante il rapporto ero disposta a tutto, senza alcuna remora, contemplavo un unico finale.
Alfredo assecondava questo mio desiderio e non mandò sprecata neppure una goccia del suo sperma.
Il giorno successivo ci svegliammo presto. Dopo colazione Alfredo cerco di propormi qualcosa da fare ma, visti i miei continui rifiuti, fini col condurmi in cabina dove facemmo nuovamente l’amore. A parte un breve bagno, in una delle piscine, la giornata prosegui nella nostra cabina, resa fresca dall’aria condizionata, dove ci dedicavamo alla lettura e… al nostro piacere.

Il secondo giorno di navigazione prosegui come il primo. Solo delle brevi interruzioni per un bagno in piscina, per il pranzo, o per una passeggiata tra gli infiniti ponti, poi sesso e ancora sesso nel nostro nido d’amore dove ormai giravamo quasi costantemente privi di vestiti.
La crociera non mi piaceva e l’unico aspetto positivo sino a quel momento erano i continui rapporti con l’uomo che avevo sposato e da cui volevo un figlio. Per il resto continuavo a fuggire da ogni iniziativa tesa a rendere più gioiosa la navigazione. Quella sera comunque mi lasciai convincere da Alfredo e passammo un paio d’ore in una sala adibita a discoteca. Prima di mezzanotte ci decidemmo a rientrare in cabina ma, nel tragitto, transitammo nei pressi di un’altra sala dove un gruppo stava suonando musiche di Elton John. Ci fermammo ad ascoltare e poi ci sedemmo ad un tavolo libero. Per circa un ora, bevendo un long drink, che in realtà per me era una semplice coca-cola, restammo ad osservare le coppie che ballavano sulla piccola pista intorno alla quale erano disposti i tavoli.

Il giorno seguente iniziò e proseguì, sino al pranzo, come i precedenti. La routine venne interrotta dai nostri vicini di tavolo che, italiani come noi, nell’attesa tra una portata e l’altra attaccarono discorso.
Erano una coppia, marito e moglie, molto più anziana rispetto a noi ma, comunque, entrambi affabili e spigliati. Inizialmente provai una certa avversione per l’invadenza di Roberto e Lucia ma poi accettai il dialogo scoprendo che, anche loro, la sera precedente erano nella sala dove avevamo concluso la serata.
Finito il pranzo io ed Alfredo raggiungemmo la cabina per cambiarci e quindi recarci in piscina ma la nudità dei nostri corpi ci suggerì, ancora una volta, un altro tipo di svago.
Per la sera puntammo decisamente per la sala del ballo tralasciando la discoteca. Notai che tra coloro che ballavano vi era anche la coppia con cui avevamo parlato a pranzo e non potei far a meno di commentare la scollatura e lo spacco dell’abito che indossava la donna. Erano, a mio avviso, entrambi eccessivi anche se, nonostante l’età, lei era sicuramente ancora una donna piacevole come mi confermò Alfredo con i suoi continui sguardi verso di lei.
Quando già stavo pensando di proporre ad Alfredo di fare ritorno in cabina si è avvicinato Roberto che, con fare molto galante, si è rivolto a me chiedendomi “potrei avere il piacere di un ballo?” e rivolgendo lo sguardo verso Alfredo “se suo marito non ha niente in contrario?”. Con mio disappunto Alfredo accetto e io mi ritrovai a dover rifiutare l’invito con la scusa che non sapevo ballare, cosa peraltro vera dato che, le poche volte che avevo frequentato la discoteca, avevo ballato generi del tutto diversi. Roberto non si dette per vinto e si dichiarò felicissimo di potermi insegnare qualche passo. Rifiutai ancora, questa volta sostenendo che mi dispiaceva lasciare mio marito da solo al tavolo, ma ancora una volta Roberto non si arrese offrendo ad Alfredo la possibilità di ballare con Lucia. Quel porco di Alfredo si dimostrò subito entusiasta dell’idea, sebbene non avesse mai ballato in vita sua, e così fui costretta ad accettare e a ballare con Roberto.

Dopo circa mezzora, quando tornammo tutti a sederci allo stesso tavolo, mi ero già pentita del mio precedente atteggiamento e, divertita, partecipavo alla conversazione che, Roberto, con intelligenza e simpatia teneva sempre viva.
Nel resto della serata, tra un ballo e l’altro, appresi che Roberto e Lucia, la cui età era a cavallo dei 50 anni, erano sposati da quasi trenta, abitavano con i loro due figli vicino a Torino, lui era un imprenditore e lei insegnava in un liceo.
Era ormai tardi quando, dandoci appuntamento al mattino successivo, lasciammo la sala per raggiungere le rispettive cabine. Per la prima volta dalla partenza io ed Alfredo ci addormentammo senza fare l’amore.

Trascorremmo gran parte del giorno successivo con Roberto e Lucia. La serata poi fu interamente dedicata al ballo con loro due nella veste di nostri maestri personali. Se il comportamento di Roberto nei miei confronti era inappuntabile, non altrettanto potevo dire di quello di Alfredo. Si stringeva e si strusciava di continuo contro il corpo di Lucia e non perdeva occasione per sbirciare nella sua scollatura. Con le mani poi sembrava un polipo. Si posavano dappertutto meno dove dovevano stare. Lucia non si dimostrava infastidita più di tanto limitandosi a far risalire la mano lungo la schiena quando, ballando, questa scendeva troppo in basso.
Se la cosa, in parte, mi infastidiva non volevo certo fare una scenata di gelosia né tantomeno apparire gelosa nei confronti di Lucia. In fondo tra noi c’era una differenza di età di quasi trent’anni e, sia Roberto che Lucia, potevano essere i nostri genitori.
I giorni seguenti passammo molto tempo con Lucia e Roberto. Lui si dimostro sempre pieno di attenzioni e riguardo nei miei confronti sino alla sera in cui, notandomi accaldata, mentre ballavamo, mi propose una pausa per prendere una boccata d’aria fresca. Accettai volentieri e, mentre Alfredo e Lucia continuavano a ballare, usci con Roberto. Camminammo su un ponte esterno sino a poppa dove ci fermammo a parlare guardando le luci della nave che si riflettevano tremolanti sul mare nero che pareva infinito. Mi resi conto che era una situazione strana. In viaggio di nozze, romanticamente, passeggiavo con un uomo che aveva il doppio dei miei anni e che avevo conosciuto solo pochi giorni prima.
Riemersi dai miei pensieri scossa da un brivido di freddo provocato dalla fresca brezza notturna. Roberto notò la cosa e subito si tolse la giacca che posò sulle mie spalle. Lo ringraziai con lo sguardo lasciandomi stringere a lui che, cingendomi con il braccio destro, mi massaggiava delicatamente per scaldarmi. Lo lasciai fare provando piacere per il tepore che il suo corpo e la sua mano mi davano. Non mi preoccupai neppure quando la sua mano si sposto dal mio braccio sul mio fianco e poi sulla schiena.
Solo quando la mano scese delicatamente sul fondo schiena per posarsi sulle natiche mi resi conto che la situazione stava degenerando. Il mio primo istinto fu di schiaffeggiarlo e scapparmene via, ma esitai. Nella mia mente immaginavo i possibili sviluppi di una mia simile reazione e mi resi conto che, probabilmente, neppure Alfredo avrebbe creduto al mio racconto. Mi staccai comunque da Roberto guardandolo male e mi diressi verso la sala seguita da lui.
In sala raggiungemmo i nostri rispettivi coniugi i quali, seduti al tavolo, ridevano divertiti e, facendo come se non fosse successo niente, ci unimmo a loro.

Quando rientrammo in cabina fui tentata di raccontare ad Alfredo cosa era successo ma, l’entusiasmo con cui ricordava la giornata trascorsa con Roberto e Lucia, mi fece desistere dal mio proposito e tenni la cosa per me. Roberto in seguito si comportò perfettamente tornando ad essere premuroso e garbato senza mai eccedere e, se subito avevo cercato di mantenerlo a distanza, ripresi ad avere fiducia in lui quasi cancellando quello che era successo.
Giungemmo così all’ultima sera e, come al solito, dopo una cena che si era protratta più del consueto, raggiungemmo la sala cominciando a ballare.
Per l’occasione avevo indossato un mini abito di colore rosso con una generosa scollatura sulla schiena che mi obbligava a non indossare il reggiseno. L’elasticità del tessuto che fasciava il mio corpo mi indusse ad indossare anche un tanga ridottissimo.
Per uscire dalla cabina faticai a sottrarmi agli assalti di Alfredo ma eravamo già in ritardo e, anche se era dal mattino precedente che non facevamo l’amore, avremmo dovuto attendere ancora. Anche Lucia era vestita in modo elegante e succinto ma, per lei, era una cosa abituale. Mi stupii comunque nel vedere i suoi seni che sembravano voler schizzare fuori da un top scintillante e aderente su cui portava una camicetta sbottonata e comunque così trasparente che non avrebbe nascosto niente.

In sala quella sera vi era molta più gente. Le musiche e, conseguentemente l’ambiente, erano molto più allegre del solito. I balli latino-americani la facevano da padrone e, guidata da Roberto, volteggiavo divertita. Ballai anche con Alfredo ma, come ballerino, doveva ancora imparare molto. In compenso ne approfittava per strusciarsi sul il mio corpo tanto da farmi percepire la sua erezione. Facendo la finta offesa l’ho allontanato da me per raggiungere i nostri amici al tavolo.
Appena seduta Lucia mi ha fatto arrossire dicendomi “lo hai proprio fatto eccitare!”. “Mi auguro che non si comporti così anche quando balla con te!” gli ho risposto imbarazzata. “Altroché sei proprio fortunata ad avere a disposizione un mandrillo come lui, pare instancabile” sono state le parole di Lucia che mi hanno confermato l’interesse di Alfredo per lei.
Il discorso è finito lì quando proprio lui, il mandrillo, ci ha raggiunti proponendoci un brindisi. Roberto ha ordinato una bottiglia di champagne con cui abbiamo brindato al nostro matrimonio, alla vacanza, alla nostra amicizia.

Era passata la mezzanotte e, finalmente, la pista era un po’ più libera. Roberto mi ha invitata a ballare e volentieri l’ho seguito. Durante il ballo mi sono resa conto che la distanza tra i nostri corpi andava progressivamente diminuendo e, contemporaneamente, la mano di Roberto si abbassava lungo la schiena. Non sapevo che fare. Ancora una volta avrei voluto reagire bruscamente ma l’idea di una scenata in mezzo alla pista mi terrorizzava ancora di più. Cercavo una via di fuga. Ho più volte incrociato lo sguardo di mio marito che però pareva divertito e mi incoraggiava complimentandosi con me.
Neppure Lucia sembrava capire il mio stato d’animo. Roberto intanto continuava a condurmi abilmente stringendomi a se. Ora i nostri corpi erano a stretto contatto e la sua mano poggiava bassa sulla schiena con i polpastrelli che sentivo premere ben sotto il bordo superiore del tanga.
Finii col rinunciare ad ogni opposizione. Se la cosa non preoccupava né mio marito, né Lucia, non vedevo perché dovevo preoccuparmene io che, in fondo, mi divertivo, piacevolmente abbracciata ad un uomo affascinante il quale mi cullava al ritmo di una musica dolce e romantica. Stretta a Roberto ho continuato a ballare con la testa poggiata sul suo petto fremendo ogni volta che la sua mano aumentava la pressione sulla schiena per legarmi a lui, oppure scendeva a carezzarmi palesemente le natiche.

Quando i musicisti si sono presi una pausa e noi abbiamo fatto ritorno al tavolo ero quasi dispiaciuta. Alfredo mi ha riempito di complimenti per come avevo ballato confidandomi che con Roberto formavamo la coppia più sensuale della serata e che avevamo gli sguardi di tutti puntati addosso. Rimasi sorpresa. Non un accenno al modo in cui Roberto mi cingeva o alla sua mano che, non poteva aver notato, si era più volte posata sui miei glutei. Lucia fece altrettanto riempiendoci di apprezzamenti.
Quando la musica riprese arrivò la seconda bottiglia di champagne e una lunga serie di brindisi che finirono con l’aumentare l’allegria del gruppo o perlomeno ad allentare la tensione che mi assaliva ogni volta in cui Roberto mi rivolgeva la parola o toccava anche accidentalmente una parte del mio corpo.
Era ormai tardi quando Roberto ha proposto un ultimo ballo. “Io rinuncio ma voi fate pure” sono state le parole di Alfredo che pareva aver esagerato con l’alcol e, pur mantenendo il controllo, preferiva tornare in cabina. “Mi dispiace Roberto ma forse è meglio che vada con mio marito”. “No, no ballate pure, divertiti io ti aspetto sveglio. Buonanotte a tutti” e così dicendo, dopo aver baciato me sulla bocca e Lucia sulle guance, Alfredo si è allontanato.

Lo guardavo andarsene quando Roberto mi ha preso per mano per condurmi al centro della pista. Mi ha fatto ballare stretta a lui con la mano nuovamente poggiata sulla parte nuda della mia schiena. Ero tesa, mi mancava la protezione che, la sola presenza di Alfredo, mi assicurava. Temevo il piacere che quel ballo mi stava dando. Temevo di perdere il controllo. Temevo la presenza di Lucia.
Lucia. Ho cercato in lei un appoggio ma, quando i nostri sguardi si sono incrociati, sono solo riuscita a leggere sulle sue labbra “lasciati andare” e l’ho fatto. Mi sono stretta a Roberto tornando a poggiare la testa sul suo petto. Lui ha percepito il cambiamento e, mentre mi baciava teneramente i capelli, su cui potevo sentire espandersi il suo caldo alito, la sua mano è tornata a scendere ora sulle natiche ora, percorrendo la schiena, all’interno del vestito penetrando dal bordo della scollatura sino ad oltre il sottile elastico del tanga. I fremiti di piacere avevano ormai lasciato il posto a pura eccitazione ma poi la musica è finita ed in un attimo di lucidità mi sono staccata da Roberto dirigendomi al tavolo dove Lucia ci ha accolto con un sorriso radioso.
“Devo andare, grazie di tutto e buonanotte”.
“Buonanotte Monica” è stato il saluto di Roberto accompagnato da un casto bacio sulla guancia.
“Buonanotte cara ma, Roberto, non lasciarla andare da sola, accompagnala”.
“Non disturbarti non è un problema”.
“Figurati se ti lascio andare da sola, non si sa mai. Torno subito Lucia.”.
“Tranquillo ti aspetto qui, buonanotte Monica”.
“Buonanotte”.
Mi sono così diretta verso la mia cabina accompagnata da Roberto. Stavamo scendendo le scale quando Roberto mi ha chiesto:
“Lucia ti ha fatto vedere le foto che abbiamo fatto sviluppare.
“No! Sono belle?”.
“Ce ne sono alcune tue stupende! Devi vederle.”
“Ora è tardi magari domattina prima dello sbarco”
“Ma no ci vuole solo un attimo e così domani avremo il tempo per farvi fare anche dei duplicati”.
“Ma Alfredo e Lucia ci aspettano”.
“Facciamo in un minuto, vieni” e cosi ci siamo diretti verso la loro cabina.
Sono entrata titubante e, dopo che Roberto mi ha dato le foto, mi sono seduta a guardarle. Lui, nel frattempo, ha acceso un lettore CD portatile e le note di un valzer hanno invaso la stanza. Poi si è avvicinato a me con due calici in mano offrendomene uno.
“Mi concedi un ultimo ballo?”
“Sei un diavolo non ti si può negare niente” e prendendo il calice mi sono alzata avvicinandomi a lui.
Ho bevuto con piacere prima di abbracciarmi a Roberto. Era fantastico. Come se le bollicine dallo spumante fossero passate nel sangue. Mi sentivo come se la stanza non esistesse ondeggiando stretta a Roberto che, come se fosse una cosa naturale, mi carezzava con una mano la nuca e con l’altra mi baciava sul collo risalendo sino all’orecchio per poi scendere lentamente sin sulla spalla lasciata nuda dal vestito.
Non avevo la forza di oppormi, sapevo che non era giusto, ma non volevo negarmi quel piacere.
Roberto ha capito che poteva osare, che non avrebbe incontrato opposizione, e lo ha fatto. Le sue mani sono scese sensualmente lungo i miei fianchi e poi sul sedere. Mi ha stretto a se, il mio bacino strusciava contro il suo mentre il vestito risaliva scoprendo quel poco che, normalmente, celava.
Avrei voluto baciarlo ma lui si è inginocchiato davanti a me poggiando il viso sul ventre piatto con le mani che percorrevano, lente, le mie gambe.
Ha fatto salire l’abito sino a scoprire le parti intime protette ora solo dal sottile strato di stoffa bianca che costituiva la mia biancheria. Attraverso il tessuto ha preso a baciarmi sul pube e, inducendomi con le mani ad allargare le gambe, è sceso verso il clitoride gonfio e le grandi labbra che, ben depilate, sporgevano solcate al centro dal tessuto del tanga, umido e ripiegato su se stesso.
Ansimante, in piedi, ho stretto la testa tra le mani infilando le dita a pettine tra i capelli di Roberto che ha continuato a deliziarmi sino a quando il mio corpo è stato scosso dai fremiti di un orgasmo che non potevo più trattenere.

Dopo aver atteso che mi calmassi Roberto si è rialzato e, finalmente, mi ha baciata. Un bacio intenso, carnale, un bacio che aveva il sapore del mio piacere. Con le mani sono scesa verso il pene di Roberto con l’intenzione di ricambiare il piacere che mi aveva dato ma lui mi ha preceduta dirigendomi verso il letto. Mi ha fatta sedere sul bordo e poi si è inginocchiato davanti a me. Le sue mani hanno percorso le cosce esternamente risalendo sino a raggiungere il tanga che poi hanno tirato verso il basso sfilandomelo. Mi sono sdraiata mentre una mano si è poggiata sul ventre teso carezzando la parte superiore del pube e giocherellando con il ridotto triangolo di peli. Le labbra invece si sono unite in una sorta di bacio con le labbra della mia fica. La sua lingua era fantastica. Si infilava profonda in me, guizzava sul clitoride poi scendeva verso l’ano spingendo come per profanarlo. Inarcavo la schiena per il piacere e per facilitare il lavoro di Roberto che non si è fermato sino a quando non mi ha sentito nuovamente vibrare di piacere.
“Prendimi, penetrami” gli ho detto con voce rotta dal piacere, vincendo qualsiasi remora che ancora potevo avere. Roberto mi ha penetrata ma non con il suo cazzo bensì con un dito che facilmente si è introdotto nella cavità vaginale per poi iniziare il classico movimento va e vieni. “Siiii, cosiiiii, ancora, ancora” ed un secondo dito si è aggiunto al primo mentre mi contorcevo facilitando la penetrazione di un terzo dito diretto però all’ano. Con le mani serravo forte l’avambraccio di Roberto dettando il ritmo del movimento delle sue dita nella mia passera spingendole dentro con tutta la forza che avevo.
Prima che raggiungessi un nuovo orgasmo procurato dalle sue dita, saldamente piantane nelle mie due aperture, e dalla sua bocca che, esperta, succhiava il clitoride gonfio, Roberto mi ha fatta alzare in piedi.
Le sue dita agivano, dentro di me, su un punto sensibilissimo, presumo il famigerato punto “G”. Ha continuato sino a quando, faticando a reggermi sulle gambe, il mio corpo è stato scosso dall’ennesimo orgasmo. Un orgasmo per me diverso dal solito e piacevolmente intenso. Un orgasmo che mi ha fatto temere di perdere il controllo della mia vescica ma così non era. La mia infatti era solo una sensazione dettata dalla manipolazione di Roberto e la mia vagina, l’interno delle mie cosce, la mano e l’avambraccio di Roberto, erano si fradici, ma ciò era dovuto ai miei umori ed alla saliva.
Sfinita mi sono seduta sul letto mentre Roberto si è rialzato. Mi sono così trovata all’altezza giusta del suo pene. Senza che ci fosse bisogno di parole ho slacciato i pantaloni ed abbassato i boxer scoprendo quello che avevo desiderato ma che comunque era stato più che degnamente sostituito. A dir la verità non credo di aver mai avuto, né prima di allora, né in seguito, tanti orgasmi e provato tanto piacere senza che nel rapporto vi fosse la penetrazione vera e propria.
Il pene di Roberto, contrariamente a quanto mi aspettavo, non era ancora in erezione ma non ha tardato a rispondere alle stimolazioni della mia bocca. Succhiandolo, baciandolo, leccandolo sono riuscita in pochi minuti a fargli raggiungere la piena erezione poi mi sono sdraiata sollevando e divaricando le gambe mentre con le mani mi allargavo le labbra della fica. In quella posa oscena sono tornata a supplicare Roberto di penetrarmi, anzi di scoparmi, fottermi, sfondarmi. Avevo perso il controllo. Avevo provato un piacere intensissimo, per me nuovo, e desideravo provarne ancora e ricambiare quando ricevuto.
Roberto è tornato ad inginocchiarsi in mezzo alle mie gambe, mi ha attirata a se, prendendomi per le cosce, quel tanto per avvicinarmi a lui abbassando il mio bacino che ora sporgeva dal letto. Poi ha puntato il glande ed è scivolato dentro di me con una facilità estrema. Il mio gemito di piacere era quasi un urlo. Quasi temessi una fuga ho immediatamente serrato le gambe intorno ai fianchi del mio amante che lentamente cominciava a muoversi dentro di me. Afferrandolo sui fianchi con le mani e muovendo il ventre cercavo di accelerare il ritmo ma Roberto continuava imperterrito con la sua cadenza. Intanto le sue mani avevano raggiunto il mio seno. Quando mi ha strizzato i capezzoli, provocandomi una breve fitta di dolore mi sono resa conto che ero ancora vestita e sino a quel momento, Roberto, non aveva ancora visto né il seno né tantomeno i miei capezzoli turgidi, sensibili e particolarmente pronunciati tanto da essere stati, soprattutto in gioventù, frequente motivo di imbarazzo. Ho quindi afferrato i seni “a coppa” ed esibendoli gli ho chiesto di baciarmeli. Non ho dovuto ripetere il mio invito. Le sue labbra si sono posate prima su un capezzolo, poi sull’altro. I baci si alternavano a delicati morsi poi la sua bocca si univa alla mia soffocando i miei gemiti di piacere ed infine ritornava ad uno dei capezzoli ancora turgido e duro.
Da Roberto non una parola, continuava a muoversi con il suo ritmo, si rialzava per guardarmi poi tornava a piegarsi su di me per dedicarsi ai miei seni ed alla mia bocca. Sembrava quasi che la cosa non dovesse avere più fine anche se dentro di me sentivo il piacere che tornava a salire.
Improvvisamente però si è fermato. Si è sdraiato sul letto al mio fianco ed ha lasciato che salissi sopra di lui. Penso che neanche un minuto sia trascorso prima che il cazzo tornasse a riempire la mia passera. In ginocchio sopra il mio amante ora ero io a dettare il ritmo ed avevo uno scopo: far godere quell’uomo che mi aveva dato tanto piacere. In quella posizione ne ho approfittato per sfilarmi il vestito offrendomi, finalmente, nuda. Poi mi sono riversa su Roberto baciandogli il volto, la bocca, il petto. Strusciavo il mio seno nudo sul suo corpo mentre, tenendo il suo pene profondamente dentro di me, roteavo lentamente i fianchi. Le sue mani intanto carezzavano la mia schiena, i miei seni e poi le mie natiche. Natiche su cui, poco dopo, si è focalizzata l’attenzione di Roberto. Ha iniziato a carezzarle, ad allargarle seguendo e dettando il ritmo dei movimenti. E’ riuscito anche a farmi ridere ricordandomi che era lui il maestro di ballo e, riassumendo, da quel momento il controllo della situazione e l’iniziativa.
Non mi ha sorpresa quando prima con un dito e poi con due ha violato il mio ano. Era l’ovvio coronamento delle sue azioni e, a me, piaceva.
La preparazione non è durata molto, non ce n’era bisogno. Il mio corpo era estremamente rilassato e votato al piacere. Pronto ad accogliere il sesso di quell’uomo anche nel didietro e, Roberto, non ha atteso oltre. Mi ha fatta rialzare e sdraiare bocconi. Si è quindi posizionato tra le mie gambe sollevandomi il ventre mentre io, con le mani, allargavo il culo. Ha lubrificato con un po’ di saliva lo sfintere poi ha spinto il suo membro dentro. Non ho provato dolore né lui ha incontrato resistenza. E’ stato subito piacevole anche perché le sue dita, da subito, hanno cominciato a dedicarsi al clitoride. Lo incitavo con frasi irripetibili ero io stessa a spingere il ventre per dare maggior impeto alla penetrazione ero convinta che il mio intestino avrebbe accolto il suo sperma e che ciò mi avrebbe fatto raggiungere nuovamente l’orgasmo.
Quando poi ha estratto il cazzo per reintrodurlo subito nella mia fica ho toccato il cielo con un dito. Quell’alternanza si è ripetuta due, tre, quattro e non so più quante volte sino a quando ho nuovamente raggiunto il culmine del piacere.
“Godo ancoraaaaa…, mi fai godere ancoraaaaa…” sono state le mie parole che hanno rappresentato una sorta di messaggio per Roberto che si è subito rialzato e, dopo aver osservato la mia faccia stravolta, sorpresa e delusa, mi ha afferrato facendomi girare in posizione supina. Mi ha quindi sollevato le gambe e si è steso con tutto il peso del suo corpo su di me poggiando le mie gambe sulle sue spalle.
Il repentino spostamento ha solo ritardato, prolungandolo, il mio orgasmo, che è giunto non appena gli affondi di Roberto sono ripresi accompagnati da un dito che si è insinuato con decisione nel mio ano.
Ero in preda ad una sorta di delirio. Cercavo la sua bocca, l’ho baciato con foga, gli ho morso il labbro, gli ho graffiato la schiena mentre lui liberava il suo seme dentro il mio ventre.

Siamo rimasti ancora alcuni minuti immobili mentre io, rendendomi conto di ciò che avevo fatto, e sentendomi colpevole per il piacere provato, piangevo a singhiozzi sciogliendomi in lacrime che Roberto ripuliva dolcemente dal mio viso con i suoi baci e le sue carezze..
Solo quando ho smesso di piangere lui si è rialzato. In fretta mi sono rivestita aiutata da Roberto. Volevo lasciare quella camera e l’ho fatto senza neanche lavarmi. Indossando il tanga che ancora umido dei miei precedenti umori si è impregnato del liquido seminale del mio amante.
Sono uscita senza salutare Roberto che in quel momento ritenevo colpevole di ciò che era successo tra di noi. Spettinata, rossa per lo sforzo fisico, per il piacere e per il pianto ho aperto la porta trovandomi di fronte Giulia. In un attimo mi è crollato il mondo addosso. Ero certa che lei avrebbe capito ciò che era successo. Senza parole per alcuni istanti ho atteso terrorizzata la sua reazione e le conseguenze che ne sarebbero derivate anche per il mio matrimonio appena celebrato.
Ma non è successo niente di ciò che temevo. Giulia mi ha sorriso, mi ha baciata teneramente sulle labbra e, dopo una carezza, mi ha augurato la buona notte.
Sono corsa via, ho raggiunto la mia cabina dove Alfredo già dormiva. Mi sono infilata sotto la doccia calda, quasi bollente, rivivendo quei momenti che mi apparivano orribili.
Il giorno seguente la crociera è finita. Siamo sbarcati e tornati a casa. Alfredo non ha mai saputo ciò che è successo ed il mio ricordo di quei fatti, nel tempo, è cambiato. Ho smesso di incolpare Roberto o me stessa. E’ stato un momento unico e piacevole un’avventura non cercata, non voluta, ma a cui non ho saputo e/o voluto rinunciare.
Oggi ritengo che sia stato giusto così.
Roberto e Giulia sono ancora nostri amici nonché i padrini di nostra figlia che è nata il febbraio dell’anno dopo. Si giusto nove mesi dopo la crociera. Di ciò che è successo quella notte non né abbiamo mai parlato.
La mia vita con Alfredo è felice. Qualche inevitabile problema dovuto alla convivenza, alla gravidanza, alle accresciute responsabilità dell’essere genitori, ma comunque felice. E quella notte in crociera è ormai un ricordo piacevole che segretamente condivido con Roberto e, ne sono certa, con Giulia.

Con il tempo poi è maturata in me la volontà di dare una svolta al nostro rapporto. I miei propositi nascevano dal fatto che, dopo la gravidanza e la relativa astinenza forzata, Alfredo aveva più volte fantasticato di possibili rapporti a tre in cui, di volta in volta, coinvolgeva altri uomini o donne. Erano propositi che svanivano con il termine del rapporto ma che, col tempo, si erano fatti sempre più insistenti.
Si è così sviluppata in me l’idea di accontentare Alfredo, di metterlo alla prova e, nel contempo, di approfittarne per il mio piacere. La decisione di coinvolgere Roberto e Giulia fu spontanea.

Come sempre negli ultimi anni l’ultima domenica prima del Natale era l’occasione per passare una giornata con Roberto e Giulia e scambiarci i regali. Quest’ultimo Natale non è stato diverso ed ero decisa ad approfittarne per una svolta nel mio rapporto con Alfredo e per riprovare il sapore, il piacere, di quell’avventura ormai lontana. Nonostante fossi ormai decisa non riuscii a dare corpo ai miei propositi.
Il problema, involontariamente, fu risolto dai nostri amici i quali ci proposero di trascorrere con loro la notte di fine anno. Grazie alla disponibilità dei miei superammo il problema della bambina e ci accordammo per trascorrere tre giorni con Giulia e Roberto nella loro casa di montagna. Non potevo chiedere di meglio era l’occasione che cercavo.

Il 30 dicembre li abbiamo raggiunti. Dopo esserci sistemati nella nostra camera siamo usciti, tutti insieme, per prenderci un aperitivo. Siamo quindi rientrati per la cena e poi abbiamo trascorso la serata giocando a ramino, una passione comune. Non era tardi quando ci siamo augurati la buonanotte raggiungendo ciascuno la propria camera.
Giulia ed Roberto occupavano quella matrimoniale mentre noi ci siamo sistemati in una camera con due letti singoli abitualmente usata dai loro figli. Non avevo nessuna intenzione di dormire per cui ho raggiunto Alfredo nel suo letto ed ho cominciato a baciarlo mentre una mano si posava sul suo pene. C’è voluto poco perché il suo cazzo si indurisse gonfiandosi nella mia mano poi mi sono infilata sotto le lenzuola ed ho iniziato a lavorarlo di bocca. Di tanto in tanto sospendevo il pompino per far parlare Alfredo ma lui continuava a preoccuparsi solo che io facessi piano per non farci sentire. Le mie intenzioni invece erano proprio opposte. Ho comunque continuato a succhiargli il cazzo sino a quando mi sono arrivati in gola i suoi schizzi di sperma. Ho ingoiato tutto continuando a leccare l’uccello di mio marito sino a quando ha perso l’erezione, poi sono risalita ed ho reclamato la mia dose di piacere.
Alfredo non ne voleva sapere. Aveva paura che ci potessero sentire, non voleva far rumore. Per un attimo ho temuto che, nonostante i propositi più volti espressi, non gli avrebbe mai messi in opera e con ciò anche i miei progetti di coinvolgere altri nei nostri rapporti sarebbero naufragati.
Io comunque ormai ero troppo eccitata per cui mi sono allontanata da Alfredo decisa a fare da sola. Nel mio letto ho cominciato a toccarmi i seni ed in mezzo alle gambe dove ero completamente bagnata. Lui mi guardava nella luce soffusa dell’abat-jour e, soprattutto, sentiva i miei gemiti sempre più forti. Ha continuato ad implorarmi di smettere, di fare piano, ma alla fine si è arreso e mi ha raggiunto infilandosi con la testa in mezzo alle mie gambe. Pochi colpi di lingua e l’azione della sue dita ed ho raggiunto l’orgasmo. Forse nel tentativo di fami stare zitta si è gettato sopra di me per baciarmi. La sua lingua aveva il sapore dei miei umori. I suoi baci erano sempre più appassionati, carichi di eccitazione che ben presto si è trasmessa al suo uccello che è tornato in uno stato, se non di piena eccitazione, sufficientemente duro da consentire la penetrazione. Questa volta non ho dovuto faticare. E’ stato sufficiente allargare le gambe e dirigere, con le mani, il pene verso la mia apertura. Alfredo ha spinto e mi è entrato dentro. Si muoveva piano mantenendosi dentro di me ed era piacevole. Lo è stato ancora di più quando abbiamo sentito rumori e gemiti inconfondibili provenire dall’altra camera.
Per Alfredo è stata come una scossa. Si è alzato sulle braccia cominciando a spingere con maggior decisione. Se prima si preoccupava di farmi stare zitta ora continuava a chiedermi se mi piaceva, quanto mi piaceva ecc..
La prova di quanto mi piacesse farmi scopare l’ha avuta poco dopo quando mi sono sciolta in un secondo orgasmo questa volta libera di esternare tutto il mio piacere.
Quando mi sono calmata Alfredo ha ripreso a parlarmi e a farmi proposte oscene. Io l’ho provocato chiedendogli di farmi il culo. Sapevo che la cosa lo attirava perché dopo il parto avevo sempre cercato di evitare i rapporti anali poiché, al momento della penetrazione, provavo molto dolore. Come pensavo ho colto nel segno. Alfredo si è fermato e guardandomi in faccia mi ha detto “girati troia che ti rompo il culo”.
Dopo avermi fatta inginocchiare sul bordo del letto lui è sceso e si è posizionato dietro di me. Mi ha quindi lubrificato l’ano con i miei umori mentre con la saliva faceva la stessa cosa con il suo cazzo. Poi ha appoggiato il glande sul suo obiettivo ed ha spinto piano, piano ed in fine con un’unica spinta è sprofondato nel mio intestino.
Anche volendo non avrei potuto trattenere l’urlo di dolore ed Alfredo non si è minimamente preoccupato di ciò, anzi. Ha subito cominciato ha pomparmi con decisione riempiendomi di insulti con l’unica gioia di un suo dito che si muoveva convulso sul clitoride.
Ha continuato a fottermi imperterrito sino a quando abbiamo sentito Lucia incitare Roberto a sborrargli in faccia poi, nella loro camera, è calato il silenzio. Alfredo che ormai aveva perso il controllo ha ulteriormente accelerato il suo ritmo già frenetico. Tenendosi saldamente ai miei fianchi spingeva con violenza sbattendo rumorosamente sulle mie natiche. Con le dita ho cercato di procurarmi un minimo di piacere ma, anche se fisicamente non è arrivato, sono rimasta pienamente soddisfatta quando Alfredo si è scaricato dentro di me. Le sue parole “godo troia, ti riempio il culo di sperma, godooo…”, pronunciate con tono sostenuto, sono state accolte da un mio “siiiii…” carico di soddisfazione.
Mi sono addormentata con il culo che mi bruciava ma contenta per come ero riuscita a trascinare Alfredo in quel gioco eccitante. Ero poi impaziente e curiosa di vedere gli sviluppi che la situazione creatasi durante la notte avrebbe avuto la mattina seguente quando tutti ci saremmo guardati negli occhi consapevoli che i rumori dei nostri rispettivi amplessi avevano costituito un veicolo di eccitazione per ognuno.

Ci alzammo tardi per fare colazione. Io e Alfredo abbiamo indossato una tuta ginnica, Roberto si è presentato già vestito mentre Lucia indossava una leggera e corta vestaglia che le metteva in mostra le gambe e lasciava intuire la forma dei seni straordinariamente sodi.
Proprio da Lucia è arrivato l’unico commento a quanto successo mentre, in cucina, preparavamo la colazione. “Stanotte vi siete dati da fare” sono state le sue parole a cui ho risposto che anche loro non erano certo stati da meno a quanto avevo sentito. “Tutto merito vostro, Roberto sembrava tornato un ragazzino tanto era eccitato al pensiero dal sentirvi fare l’amore”. “Avresti dovuto vedere Alfredo, ha perso il controllo e mi ha fatto anche male”. “Beh i tuoi non mi sembravano proprio lamenti di dolore?” “In effetti pensandoci bene mi ha dato proprio una bella ripassata di cui sentivo proprio il bisogno.” “Beata te che hai sempre a disposizione un mandrillo simile”. “Non posso lamentarmi poi ieri sera si è proprio lasciato andare e comunque non credo che neanche tu possa lamentarti?” “No, in effetti Roberto si difende ancora sopperendo alle carenze fisiche con l’esperienza e lasciandomi libera come io faccio con lui”.
Il nostro discorso è terminato così e, dopo la colazione, con l’aiuto degli uomini ci siamo dedicate ai preparativi per la cena di fine anno.
Preparativi che sono andati avanti per tutto il giorno intervallati da varie pause trascorse allegramente grazie a Roberto il quale riusciva sempre a trovare un argomento interessante o comunque a farci ridire con le cose più disparate.
Giunti ormai a sera, prima gli uomini, e poi noi donne ci siamo dati una lavata e poi cambiate d’abito. Lucia mi ha invitato a farlo nella sua camera dove potevamo usufruire di un ampio specchio.
Ero certa che Lucia avrebbe indossato qualcosa di elegante e sexy come suo solito. Dal canto mio non volevo essere da meno e per l’occasione ho indossato una mini gonna in tessuto elasticizzato di color argento con sopra una camicia completamente trasparente sotto la quale avrei voluto indossare un reggiseno sempre color argento e sopra a tutto un ampio panciotto da portare sbottonato.
Lucia invece ha indossato un mini abito blu con una fascia bianca che dalla scollatura saliva per girare intorno al collo. La scollatura era tanto ampia sul davanti quanto sul dietro e costringeva Lucia a non indossare il reggiseno. Anch’io ho quindi rinunciato al reggiseno mantenendo comunque il panciotto abbottonato solo in parte.
Mentre ci cambiavamo non ho potuto non esprimere a Lucia un apprezzamento per il suo seno, giustamente abbondante e incredibilmente sodo. Lei mi ha sorriso confidandomi che Roberto alcuni anni prima, in occasione di un anniversario, le aveva “regalato” un intervento estetico per rifarsi il seno. Mi ha anche invitata a toccarle il seno per saggiarne la consistenza ma ho declinato l’invito annotando scherzosamente che più che un regalo per lei era Roberto ad essersi fatto un bel regalo.
Quando finalmente siamo tornate nella sala siamo state accolte dai complimenti dei nostri uomini.

Roberto si è quindi fatto avanti porgendoci un pacchettino con un ampio fiocco rosso. Era un pensierino però costituiva un gesto simpatico e, visto il contenuto, anche appropriato; soprattutto in relazione ai miei propositi per quella sera. Il regalo era infatti una giarrettiera rossa che Lucia ha subito calzato posando il piede sulla sedia su cui era seduto Alfredo al quale ha offerto una chiara visione di ciò che celava sotto il vestito. Una visione tanto ampia che non si è neppure accorto che io facevo altrettanto con Roberto.
Dopo un brindisi abbiamo iniziato la cena gustando i vari piatti preparati per l’occasione. Prima delle 23,00 avevamo terminato con la frutta ed il dolce e, nell’attesa della mezzanotte di fine secolo ballavamo e ridevamo con le musiche trasmesse dai vari programmi televisivi.
L’immancabile brindisi ha suggellato l’arrivo del nuovo millennio coronato dagli immancabili baci, abbracci ed urla di gioia.
Poi è stato il momento per Alfredo di dare sfogo al bambino che c’è in lui sparando un’infinità di botti, da quelli piccoli a quelli che nulla hanno da invidiare ai veri e propri fuochi d’artificio. Io e Lucia ci siamo godute lo spettacolo dal terrazzo mentre Roberto correva dietro ad Alfredo.
Terminato lo show i due uomini sono tornati in casa visibilmente soddisfatti. Un ennesimo brindisi poi, interrompendo la quiete che immancabilmente era sopraggiunta, Roberto ha proposto di vivacizzare la serata con un gioco.
Quando Roby e Lucia hanno descritto il gioco mi luccicavano gli occhi. Si trattava di una sorta di gioco dell’oca con la particolarità che prevedeva una serie di penitenze a carattere erotico – sessuale. Avrei accettato subito ma Alfredo indugiava considerando troppo spinte le penitenze. Roby non ha insistito ripiegando su un gioco più semplice in cui per penitenza, chi perdeva, doveva togliersi un capo di vestiario. Con l’accordo che ognuno era libero di fermarsi quando voleva dichiarandosi sconfitto, e in questo caso avrebbe dovuto pagare una cena nei giorni a seguire, abbiamo iniziato a giocare.
Un gioco semplice, l’omino nero, in cui perdeva chi alla fine restava con in mano il Jack di picche. Non contava l’abilità ma la sola fortuna che inizialmente è stata avversa agli uomini ed in particolare a Roberto rimasto con in mano la carta perdente per ben tre volte. Poco male per lui che si è privato di giacca, cravatta e cintura.
La prima delle donne a risultare sconfitta sono stata io che, anche se con fare provocante, mi sono sfilata la giarrettiera. Ben più sfavillante è stata Lucia che alla prima sconfitta si è subito sfilata l’abito rimanendo in calze, reggicalze, mutandine e scarpe dal tacco vertiginoso. Roberto era allegro e divertito. Io non vedevo l’ora di perdere per poter seguire l’esempio di Lucia mentre Alfredo non riusciva a distogliere lo sguardo dai seni di Lucia. Quando poco dopo ho perso mi sono tolta il panciotto mettendo in mostra, anche se protetti dal tessuto trasparente della camicia, i miei seni sormontati dai capezzoli duri e sporgenti che evidenziavano la mia eccitazione. Ancora qualche giro e, prima che Lucia si spogliasse completamente, Roby ha nuovamente proposto il “gioco dell’oca”. Tutti, questa volta io compresa, ci siamo dichiarati favorevoli ed Alfredo non è stato capace di tirarsi indietro.
Siamo così passati al nuovo gioco che di penitenza in penitenza faceva aumentare l’eccitazione del gruppo. Per scontare le penitenze, come in una sorta di tacito accordo, ciascuno sceglieva il proprio consorte e così dopo le prime carezze ed i baci tradizionali si è arrivati a carezze più intime ed accenni di veri e propri rapporti orali. Quando Lucia con un tiro fortunato ha raggiunto la casella finale esultando per la vittoria sapevamo che avrebbe dovuto scegliere un partner con cui avere un rapporto completo. Io ero convinta che avrebbe scelto suo marito ma non è stato così. Con la scusa che il nuovo anno andava accolto con qualcosa di particolare Lucia ha comunicato la sua scelta. “Scelgo Monica”.
Sorpresa sono rimasta seduta sino a quando mi si è avvicinata invitandomi ad alzarmi. Mi ha quindi abbracciato conducendomi in un lento ballo culminato poco dopo in un bacio vero, carico di tensione, eccitazione e piacere. Nel momento in cui Lucia ha percepito il mio rilassamento ha dato inizio all’esplorazione del mio corpo privandomi dei pochi capi di vestiario che ancora indossavo. Per non essere da meno ho fatto altrettanto abbassandole lo slip. Era comunque lei a condurre i giochi ed ha continuato a farlo abbassandosi per sfilare il mio ridotto tanga. Nel farlo la sua bocca ha indugiato a lungo sui miei seni dedicandosi con attenzione ai capezzoli che duri e sporgenti costituiscono una vera e propria attrazione. E’ scesa ancora sin sul mio ventre poi mi ha tirato a se facendomi sdraiare e stendendosi sopra di me nella classica posizione del sessantanove. Era la mia prima esperienza lesbo ma quando ho sentito la sua lingua insinuarsi tra le labbra umide della mia fica sapevo cosa dovevo fare. Era lì, perfettamente depilata, dalle labbra gonfie e già aperte. Non dovevo far altro che avvicinarmi ancora un po’ ed estrarre la lingua e l’ho fatto assaporando gli umori di un’altra donna.
Non ho avuto il tempo per perfezionare i miei primi approcci che il piacere che Lucia mi dava ha preso il sopravvento distogliendomi da lei per gustarmi a pieno la sua lingua, le sue dita che mi hanno dato un primo celere orgasmo.
Lucia non si è fermata. Ha continuato la sua azione sino a quando ho superato l’acme del piacere, poi si è rialzata. “Così non va bene. Sono io ad aver vinto e quindi ero io che dovevo godere non te! Vorrà dire che sceglierò ancora.” Detto questo Lucia si è diretta verso mio marito il quale, seduto sulla sedia, si stava lentamente menando l’uccello. Quando si è inginocchiata davanti a lui ingoiando profondamente il pene di Alfredo sapevo che ormai nulla ci avrebbe più fermati. Ho atteso un attimo poi con una finta protesta “e no quello è mio” mi sono unita a Lucia in un doppio pompino che probabilmente Alfredo sognava da una vita.
Abbiamo continuato a lavorare il cazzo con la bocca per alcuni minuti poi Lucia si è alzata sollevando una gamba mi ha scavalcata e si è calata sul pene di mio marito. Sono rimasta per un po’ lì, inginocchiata, a leccare i succhi vaginali di Lucia che colavano lungo l’uccello di Alfredo. Poi mi sono avvicinata a Roberto il quale mi ha sorriso carezzandomi il volto prima che mi chinassi per estrarre il suo pene e dedicarmi a lui con la passione ed il desiderio che erano cresciuti in me da quel nostro unico rapporto sino ad indurmi a cercare, provocare ciò che finalmente stava succedendo.
I miei sforzi sono stati premiati velocemente ed ho potuto sentire il sesso del mio amante crescere nella mia bocca sino all’erezione completa sottolineata come da un canto di vittoria dalle urla di Lucia che, cavalcando forsennatamente su Alfredo, raggiungeva l’orgasmo. Nel momento in cui mi apprestavo ad alzarmi, per imitare Lucia e prendermi la mia tanto sospirata dose di cazzo, proprio lei ha reclamato il suo uomo. “Anche te Roberto. Un altro, ne voglio un altro!” sono state le sue parole che mi hanno sorpreso lasciandomi lì ad osservare il trio che andava componendosi con Roby che si è posizionato dietro Lucia. Dopo essersi piegato sulle gambe non ha faticato affatto a penetrarla posteriormente mentre Alfredo continuava lentamente a muoversi dentro di lei. I gemiti, i sospiri, le parole di incitamento di Lucia erano un fiume in piena ed i due uomini non si facevano scrupoli affondando i colpi sempre in modo più deciso e violento. Nell’impeto dell’amplesso il membro di Alfredo è uscito dalla passera ed io ho subito risposto all’appello di Lucia indirizzandolo nuovamente dentro di lei. Poi non mi è restato altro da fare che leccare i testicoli dei due maschi imperlati di umori e sudore. Quando infine Roberto ha scaricato il suo sperma nell’intestino della moglie e Alfredo ha fatto altrettanto nel grembo di Lucia a me è toccata la pulizia, prima del pene di Roberto poi dell’ano dilatato e violaceo di Lucia ed infine della sua vagina e del cazzo di Alfredo che sebbene non più in erezione era rimasto ben inserito mentre il suo proprietario si dedicava con la bocca ai seni di Lucia.
Non so se per merito mio oppure per il piacere di manipolare quei duri seni ma fattostà che velocemente il sesso di Alfredo ha ripreso consistenza e lui ne ha subito approfittato. Si è rialzato tenendo in braccio Lucia e, quasi ignorandomi, l’ha fatta sedere sul tavolo e poi dopo averle sollevato ed allargato le gambe ha affondato la sua lingua dentro di lei. Pochi colpi di lingua sul clitoride poi il pene di Alfredo è tornato a penetrare a fondo nel ventre della sua amante.
Roberto mi ha chiamata a se e mi ha baciata mentre mi faceva sedere, come Lucia sul margine opposto del tavolo. Mi sono lasciata andare sdraiandomi sul duro legno mentre, con la maestria che già avevo avuto modo di apprezzare, la bocca, la lingua e le dita di Roberto scendevano lungo il mio corpo sino a raggiungere l’antro del piacere.
Non so quanto abbia goduto Lucia o Alfredo ma sino a quando non siamo stati interrotti Roberto mi ha dato tanto piacere da distogliermi da tutto ciò che succedeva intorno a noi.
Era ormai mattina, il volto di Lucia era stravolto, probabilmente quanto lo era il mio, quello di Alfredo era soddisfatto anche se chiaramente stanco. Tenendomi stretta per mano ad Alfredo, ci siamo buttati sul letto matrimoniale dove, dopo poche effusioni, ci siamo assopiti tutti insieme.

Il risveglio è stato dolce. Era la lingua di Lucia quella che saettava sul mio collo. Erano le sue labbra umide a giocare con il mio lobo ed erano le sue mani ad insinuarsi tra le mie gambe. Sentivo i suoi seni duri sulla mia schiena mentre il mio respiro si faceva sempre più affannoso. Alla fine non ho resistito e mi sono girata verso di lei per baciarla, per toccarla, per leccarla. Le nostre effusioni sono andate avanti sino a quando ho sentito altre mani posarsi sul mio corpo. Erano quelle di Alfredo che evidentemente era stato svegliato dai nostri rumori. Un bacio con mio marito, uno sguardo d’intesa, poi ognuno ha ripreso la propria attività cercando di dare e ricevere piacere. Indubbiamente però in quel frangente io ero la più fortunata trovandomi in mezzo tra una donna abilissima ed esperta ed un uomo che amavo tanto da averlo sposato. In quella posizione ho raggiunto l’orgasmo provocato dalle dita dei due che abilmente si muovevano dentro di me ora insieme nella mia passera poi separatamente in vagina e nell’ano. Il gioco è continuato sino a quando Alfredo ha sostituito le dita con il pene che, con non troppe difficoltà, ha spinto nel mio posteriore. Lucia intanto continuava a sditalinarmi concedendosi delle brevi pause solo per portare le dita fradice di secrezioni alla mia bocca. Un nuovo orgasmo è giunto poco dopo e, mentre ancora gemevo, Alfredo si è girato tenendomi stretta a se. Mi sono così ritrovata sopra di lui con Lucia che subito si è gettata in mezzo alle mie gambe per succhiare il piacere che colava dalla mia vulva.
Solo quando Alfredo mi ha detto “succhiagli l’uccello” mi sono accorta che anche Roberto era sveglio lì al mio fianco. Ho allungato una mano verso di lui che si è avvicinato e, stando in ginocchio, ha accostato il pene alle mie labbra che, subito, lo hanno accolto risucchiandolo in gola. A quel punto Lucia si è rialzata dicendo “credo che tu sia pronta per una doppia penetrazione” ed è quindi scesa dal letto. Si, mi sentivo pronta ed aspettavo che Roberto si sostituisse alla moglie per riempire la mia fica con il suo membro che, lentamente, aveva preso consistenza.
Ho strabuzzato gli occhi e quasi morso il pene di Roberto nel momento in cui davanti a me si è ripresentata Lucia con legato in vita un fallo artificiale di proporzioni più che considerevoli. Lo ha esibito a lungo mentre con la mano lo lubrificava usando la sua saliva. Alfredo ha fatto altrettanto con la mia passera, anche se non credo ce ne fosse bisogno, sino a quando Lucia si è inginocchiata in mezzo alle nostre gambe. A quel punto Alfredo ha affondato il suo uccello nel mio culo poi con le mani ha allargato le labbra della mia fica. Ho sentito la plastica fredda del fallo toccare il clitoride per poi muoversi ripetutamente dall’alto al basso sino a trovare la giusta posizione per poi iniziare a penetrare dentro di me. In quel momento ho avuto un flash che mi ha riportato al mio primo rapporto. Per un istante ho temuto di provar dolore ma così non è stato. L’attrezzo è scivolato nel mio ventre sino a toccare l’utero per invertire quindi la sua corsa. Poi Lucia è tornata a spingere e, piano piano, i suoi movimenti sono diventati regolari ed anche Alfredo ha ripreso muoversi. Le paure sono svanite rapidamente e sono tornata a concentrarmi sull’uccello che avevo in bocca. Mi sono dedicata a Roby con impegno sin quando ho potuto ma infine il piacere ha preso il sopravvento ed il mio corpo ha cominciato ad agitarsi sempre più freneticamente scosso da due orgasmi consecutivi di cui il secondo generato dall’espandersi del caldo liquido seminale di Alfredo nel mio intestino a cui ha fatto da contrasto due potenti affondi da parte di Lucia che mi hanno fatto urlare per il dolore – piacere.
Ero distrutta tanto da non avere neppure la forza di dedicarmi a Roberto, anzi, era lui che teneramente si prendeva cura di me ed in particolare dei miei capezzoli che, nella posizione in cui ancora mi trovavo e dopo esser stati più volte succhiati, si elevavano sopra i miei seni ancora più pronunciati di quanto già non fossero normalmente.
Se io non avevo l’energia per prendermi cura di Roberto Lucia era più che disponibile. Si è infatti ritratta liberandomi il ventre da quella ingombrante e piacevole presenza che, dopo aver slacciato alcune cinghie, ha fatto sparire dentro di se standosene seduta, a gambe larghe, sul bordo del letto. Mentre Alfredo mi ha abbracciato stretta, per poi farmi girare su di un fianco, Roberto è sceso dal letto per porsi di fronte alla moglie. E’ durato almeno venti minuti il lavoro di Lucia sull’uccello di Roberto. Io ed Alfredo siamo rimasti lì a seguire la scena apprezzando l’abilità di Lucia premiata alla fine da un’abbondante serie di schizzi di sperma da lei indirizzati sulla faccia e sui seni.
Poco dopo anche Lucia ha avuto il suo meritato orgasmo ottenuto grazie a continue e violente penetrazioni con il fallo artificiale che, per un riflesso incondizionato, facevano arcuare anche il mio corpo come se fossi io a subire quei possenti colpi.
Per diverso tempo siamo rimasti nel letto in silenzio poi uno alla volta ci siamo fatti la doccia e, la colazione/pranzo successiva, ha dato inizio alla giornata.

Il giorno dopo eravamo tornati a casa con un ottimo ricordo e la promessa di ripetere a breve “l’incontro”. Alfredo non si dimostrava geloso, anzi, era forse ancora più impaziente di me di rinnovare l’esperienza vissuta con i nostri amici. La successiva occasione fu però una delusione per tutti. Roberto e Giulia ci fecero visita ma non ci fu il tempo per dedicarci al nostro piacere e solo Alfredo riuscì ad approfittare dell’occasione per un veloce pompino da Giulia mentre io e Roberto ci intrattenevamo con la piccola ed i nonni nella stanza attigua.
Arrivammo quindi al successivo appuntamento ancora più carichi di eccitazione e desiderio. La scusa, per lasciare la bambina ai nonni, era data dal derby tra Torino e Juventus e, in effetti, Roberto aveva procurato i biglietti sapendo che Alfredo era un tifoso della Juve. Il giorno in questione raggiungemmo Torino e la casa di Roberto e Lucia nella tarda mattinata. Giusto in tempo per una rapida visita all’ampio appartamento situato in centro, un aperitivo ed un pranzo veloce e, poi, Alfredo e Roberto sono usciti per recarsi allo stadio dato che, l’incontro, era stato anticipato al pomeriggio anziché alla sera come inizialmente previsto.
Io e Lucia restammo da sole ma, nonostante il cambio d’orario, Lucia aveva organizzato il pomeriggio. Mentre sistemavamo la cucina mi ha infatti comunicato che avremmo fatto visita ad una coppia di loro amici e, poco dopo, con la sua auto, ci siamo diretti in un quartiere di periferia. Parcheggiata l’auto nei pressi di un grande edificio Lucia ha citofonato avvertendo del nostro arrivo. Siamo saliti in ascensore al sesto piano del palazzo dove, sul pianerottolo, abbiamo trovato ad attenderci un ragazzo, poco più che ventenne, di bell’aspetto e dal fisico atletico o, come si suol dire palestrato. Il ragazzo, che con un corto guinzaglio teneva fermo un cane di grossa taglia, ha salutato Lucia e ci ha invitate ad entrare. Ho seguito Lucia all’interno dell’appartamento mentre lei, rivolta al giovane, a chiesto: “Antonio dov’è?”.
“Si è appena fatto la doccia e ci sta aspettando in camera”. Prima ancora di aver sentito la risposta si è diretta verso la stanza dimostrando di ben conoscere l’appartamento che poi ho appreso essere di sua proprietà e dato in affitto. Ad un suo cenno l’ho seguita per fermarmi sulla porta della camera mentre lei si è avvicinata al letto. A quindi aperto la pelliccia lasciandola poi cadere a terra restando con il solo reggiseno, calze e reggicalze, il tutto di colore nero. Mentre Lucia si sedeva sul bordo del letto chinandosi per baciare Antonio cercavo di capire come avevo fatto a non accorgermi che sotto la pelliccia era praticamente nuda. Nello stesso tempo ripensavo sorpresa alla coppia di amici composta da due uomini e non da un uomo ed una donna come avevo pensato quando Lucia mi aveva preannunciato che avremmo fatto visita a “dei loro amici”. La sorpresa si è tramutata in sbalordimento quando una mano di Lucia si è portata prima sulla coscia di Antonio e poi, spostando un lembo dell’accappatoio, è risalita sino ad impugnare il pene che, rapidamente, ha raggiunto la piena erezione mostrandosi in tutta la sua dimensione più che considerevole.
Ero ancora immobile sulla porta quando Lucia ha, comodamente, ingoiato quel membro teso. “Ciao, io sono Antonio” sono state le parole che hanno richiamato la mia attenzione. Balbettando ho risposto con il mio nome mentre per la prima volta incrociavo il mio sguardo con il secondo ragazzo, anche lui di circa venti anni, moro, carino, muscoloso e, come già detto, ben dotato.
“Ed io sono Michele” mi ha invece annunciato il ragazzo che ci aveva ricevute accostando da dietro la sua bocca al mio orecchio mentre le sue mani si poggiavano sui miei fianchi. Un primo fremito ha percorso il mio corpo seguito subito da un secondo quando, voltandomi istintivamente verso di lui, Michele ha appoggiato le sue labbra alle mie che si sono schiuse per consentire il contatto delle nostre lingue.
Mi sono subito lasciata andare anche se ricordo di aver avuto un attimo di esitazione quando il mio nuovo cappotto di “Max Mara”, di cui ero tanto fiera, è finito a terra e Michele lo ha scostato con i piedi. Le sue mani che si infilavano sotto il maglione a collo alto raggiungendo rapidamente i seni mi hanno fatto dimenticare la sorte del cappotto. Sospinto da Michele il maglione è risalito e per consentirgli di sfilarlo ho alzato le braccia sopra la testa. Michele però non lo ha tolto completamente lasciandomi con il maglione avvolto in torno ai polsi che lui teneva sollevati ed appoggiati contro lo stipite della porta. La sua bocca, le sue labbra, la sua lingua continuavano a danzare sul mio collo, sulla mia nuca e su tutti quei punti che, solo sfiorati dall’alito caldo mi procuravano fremiti di piacere.
Nel frattempo, con una mano Michele mi ha slacciato i pantaloni che subito sono finiti a terra dove, ancora una volta con i piedi, sono stati tenuti fermi da Michele per consentirmi di sfilarli dalle caviglie.
Ora indossavo, oltre alle calze autoreggenti, un completino in seta color perla composto da un top, sotto il quale sporgevano evidentissimi i capezzoli duri, e coulotte ampie sulle cosce ma comunque aderenti sul posteriore ad evidenziare il mio culo sodo ed alto che , provocatoriamente, strusciavo contro il pube del mio amante.
Finalmente Michele mi ha liberata per spogliarsi anche lui. Ho avuto il tempo di girarmi ma prima di riuscire a liberare i polsi dal maglione Michele mi ha nuovamente bloccato le braccia riportandole alte sopra la testa. Continuando a baciarmi si è sfilato i pantaloni poi la sua mano libera si è infilata sotto la mia biancheria scendendo in mezzo alle gambe per inserire subito due dita tra le mie labbra umide ed accoglienti. Gli ho morso la lingua per il piacere che, come sempre, è rapidamente divenuto un vero e proprio orgasmo.
Gli apprezzamenti che ne sono seguiti avrebbero offeso anche la più navigata delle battone ma, nel momento, mi hanno solo creato un po’ d’imbarazzo anche se, quando Michele si è rivolto ad Antonio dicendogli “questa è anche più troia di Lucia”, quasi ne ero fiera.
Quel mio primo orgasmo ha comunque segnato la fine dei preamboli. Michele infatti mi ha indicato il letto facendomi sedere a fianco di Lucia che, supina e a gambe larghe veniva energicamente montata da Antonio.
Pochi istanti e mentre ancora ero intenta a sfilare il maglione Michele ha fatto altrettanto con le coulotte per poi spingermi indietro. Mi sono rapidamente ritrovata nella stessa posizione di Lucia con nel ventre l’uccello di Michele che non aveva niente da invidiare a quello del suo compagno e, come potevo piacevolmente constatare, mi riempiva a dovere spinto sempre più profondamente nella cavità uterina.

Ero fianco a fianco con Lucia ma tanto presa dal piacere da non rendermi conto della sua presenza sino al momento del suo orgasmo. I suoi gemiti, per niente sommessi, mi hanno trascinata ad un nuovo orgasmo che ho raggiunto tenendomi stretta per mano a quella che era diventata per me una sorta di guida.
Superato l’acme del godimento i due maschi si sono invertiti la posizione e non ho potuto non notare che Antonio utilizzava meglio dell’amico quel grosso attrezzo che avevano tra le gambe o comunque lo faceva in modo più gradevole per me che apprezzavo i suoi affondi possenti e decisi ma non frequenti. Un ritmo moderato che mi lasciava a lungo piena del suo cazzo.
Quelle mie considerazione sono state rapidamente spazzate via dal susseguirsi degli eventi. Dai rapidi cambi di posizione e di partner. Dal piacere degli orgasmi e dal dolore, fortunatamente solo iniziale, della penetrazione anale.
Ero partecipe ad un orgia stupenda. Puro sesso, senza un briciolo di sentimento che aveva invece caratterizzato le mie precedenti esperienze. Puro sesso dicevo energico, intenso, eccitante, lussurioso ma anche affaticante tanto che ad un certo punto il mio corpo sudato e privo di forze e diventato una sorta di oggetto nelle mani dei due uomini e di Lucia che agiva da regista senza sottrarsi ai suoi doveri ed al suo piacere.
La fine, o quella che pensavo potesse rappresentare la degna fine di quel pomeriggio è giunta quando Antonio e Michele mi hanno messa in mezzo. Il mio primo e vero sandwich con due cazzi piacevolmente grandi e duri. Come se ciò non fosse sufficiente erano anche abilmente manovrati tanto che, anche dopo aver scaricato il loro sperma nelle mie viscere, hanno continuato a muoversi sino ha portare anche me all’orgasmo che Lucia mi ha costretto a sfogare con la faccia premuta sulla sua passera larga e fradicia di umori che mi hanno impiastricciato il volto stravolto dal piacere.

Finalmente è tornata la quiete. Ognuno è rimasto fermo e silenzioso rilassando il corpo e la mente dopo quell’amplesso sfrenato. Lucia sdraiata a gambe larghe. Io con la testa poggiata sul suo ventre che si muoveva al ritmo affannato del respiro. Antonio ancora sdraiato sotto di me con il pene ormai privo di vigore ma comunque sempre dentro di me. Solo Michele si è mosso per sfilarsi da dietro di me e sdraiarsi al nostro fianco.
Ricordo piacevolmente quei momenti di rilassatezza carichi di esaltazione per quanto fatto. Ricordo ancora la gioia che provavo nel sentire il mio ano rilassarsi e contrarsi per richiudersi. Ricordo le dita di Antonio che raccoglievano lo sperma che fuoriusciva dall’ano e tornavano ad infilarsi con delicatezza nel mio posteriore quasi a voler porre un argine alla diga che l’uccello di Michele aveva rotto.
Ricordo poi la lingua di Lucia che pazientemente ha ripulito tutto risucchiando lo sperma, massaggiando lo sfintere livido e le labbra vaginali gonfie e tumefatte. Poi il gioco è ripreso.
Prima uno, poi l’altro, hanno presentato il cazzo davanti alla bocca che lo ha accolto senza esitazione. Lucia, sotto di me nella classica posizione del “69” faceva altrettanto. Una ruota che è continuata anche quando i due uccelloni hanno ripreso la loro consistenza ma a quel punto non affondavano più nella bocca di chi gli aveva ridato vita, ma nella più calda ed ospitale fregna, oppure nel più eccitante secondo canale ormai largo ed accogliente come il primo.
Spesso comunque venivamo lasciate sole a lesbicare procurandoci piacere con la lingua e le dita come avevo imparato proprio imitando la mia prima ed unica amante donna, Lucia. Una lesbicata lunga durante la quale lei mi ha fatto parlare molto chiedendomi se mi era piaciuto, cosa avevo provato, cosa sarei stata disposta a provare ancora.
“Tutto, tutto” gli ho più volte risposto senza rendermi conto che la sua insistenza non era casuale.
“Fatemi di tutto, voglio godere” ho ribadito mentre Antonio si parava davanti a me con il cazzo in mano.
In quel momento è successo ciò che mi ha sconvolto più di quanto avesse fatto prima Roberto in crociera e poi Lucia nei nostri rapporti successivi.
A sorprendermi non è stato il pene di Antonio che tornava a chiedere di essere spompinato dopo qualche minuto di assenza ma il contatto del mio corpo con quello del cane, “Rocco” lo chiamavano, che condotto da Michele, è salito sul letto e mi è montato sopra come se fossi la sua cagna. Il mio istinto è stato quello di scappare ma Antonio mi ha bloccato mentre Lucia cercava di rassicurarmi.
“Non voglio, vi prego mi fa schifo”.
“Non dire così, senti com’è eccitato, come ti desidera” mi ha risposto Lucia mentre “Rocco” si muoveva disordinatamente sopra di me ed il suo pene oscillava tra le mie gambe sbattendo da una parte all’altra.
“Guarda quanto ti vuole, guardalo” ha continuato Lucia mentre Antonio mi ha forzato ad abbassare la testa per vedere sotto il mio ventre il pene del cane che ondeggiava. Un pene rosso e segnato dalle vene come se fosse stato spellato. Un pene dal glande a punta che di umano aveva solo la consistenza e la forma.
“Lasciatemi” ho urlato. “Lasciatemi” ho ripetuto con tono supplichevole.
Lucia non si è lasciata commuovere. “Volevi provare tutto, volevi godere. Vedrai ti piacerà. Rocco ci sa fare te l’assicuro”.
Sono state le sue ultime parole poi ho visto la sua lingua protendersi verso il pene dell’animale che impugnava, alla base, con una mano. Subito dopo ha preso a succhiare quel pene provocando un grugnito da parte del cane.
“No vi prego, questo no”. Ho continuato a supplicarli ma Antonio non mi mollava e Lucia non desisteva mentre il cane serrava le zampe anteriori sui miei fianchi movendosi ritmicamente. Ero bloccata da tutti loro. Quando abbassavo la testa vedevo Lucia che si lavorava il pene di “Rocco” con la bocca. Se la rialzavo Antonio era pronto a sbattermi in faccia il suo cazzo con il quale comunque mi percuoteva come se fosse un bastone.
Non provavo neppure piacere dalle dita di Lucia o di Michele che giocherellavano con il mio clitoride.
“Sei sicura di non volerlo succhiare un po’?” mi ha sfacciatamente chiesto Lucia ricevendo in risposta un secco “No”.
“Non sai cosa ti perdi” mi ha detto sbattendomi ripetutamente il pene del cane sul ventre, sul pube proprio come Antonio stava facendo col suo uccello sul mio volto.
Ho abbassato la testa ed ho nuovamente visto il cazzo di “Rocco” che stretto alla base dalla mano di Lucia era ora ancora più gonfio che in precedenza. Rosso e lucido di saliva sbatteva sulla mia pelle.
Non ho visto quando mi ha penetrato. Antonio mi ha infatti costretta a sollevare la testa tirandomi per i capelli della nuca e, quando sentendo l’animale entrare dentro di me ho urlato, mi ha riempito la bocca con il suo cazzo.
Il cane ha continuato a muoversi come già faceva in precedenza stringendomi a se con le zampe anteriori. Erano movimenti frenetici e convulsi che, inevitabilmente, dopo poco, grazie anche alle attenzioni che Lucia dedicava al mio clitoride ed al cazzo di Antonio che affondava nella mia gola, sono diventati piacevoli.
Tanto più mi piaceva, tanto più piangevo per la vergogna di ciò che mi stavano facendo anzi per ciò che io mi stavo facendo fare dato che avevo cessato ogni tipo di reazione ed in fondo la mia opposizione si era limitata alle parole.
Non saprei dire quanto è durato ma alla fine “Rocco” ha schizzato il suo sperma dentro il mio ventre riempiendomi di un liquido caldo che, quando finalmente Michele ha fatto allontanare il cane, è colato lungo le mie cosce dove la lingua di Lucia era in attesa.
Non ho goduto ma onestamente non posso dire di non aver provato piacere. E non potevo certo nascondere agli altri il fremito di piacere che a scosso il mio corpo.
Per me comunque non era ancora finita. Antonio in preda all’eccitazione affondava il suo uccello nella mia bocca bloccandomi la testa con le mani. Faticavo a respirare ma lui si fermava solo per sbattermi dolorosamente in faccia il cazzo come fosse un manganello. Poi anche queste brevi “pause” sono terminate quando Michele si è unito a lui. Ero sempre con la bocca piena e faticavo con le mani a frenare l’impeto dei due tanto che ad un certo punto, per poter respirare ho urlato: “nel culo, mettetemelo nel culo”.
La mia implorazione fortunatamente è stata accolta ed Antonio, con un unico affondo, mi è sprofondato nel culo. Non ho potuto urlare perché gia Michele mi aveva riempito la gola col suo cazzo. Entrambi non mollavano. Antonio mi tirava a se afferrandomi per i fianchi. Michele premendo le mani sulla nuca mi costringeva invece ad ingoiare tanto cazzo quanto non avrei mai creduto di poter contenere.
Finalmente poi i due sono giunti all’apice del piacere. Prima Michele mi ha schizzato in gola un fiotto caldo e denso di sperma a cui ne sono seguiti altri che ha indirizzato sul mio volto. Poi anche Antonio, dopo una serie impressionante di affondi nel mio posteriore, si è portato davanti alla mia faccia e menandosi furiosamente l’uccello mi ha riempito il volto di sborra che poi a cosparso con cura usando il cazzo.

Dopo un ultimo bacio sulla fica da parte di Lucia, la quale per tutto il tempo non aveva mai interrotto la sua azione sul mio clitoride e che incredibilmente avevo sentito godere senza che neppure l’avessi toccata, mi sono rialzata.
Ero stravolta. Lucia mi ha aiutata a raggiungere il bagno dove si è presa cura di me e del mio corpo. Abbiamo fatto una lunga doccia insieme. Poi mi ha asciugata, pettinata, truccata e rivestita.
Dopo aver salutato i due ragazzi ed anche “Rocco” abbiamo fatto ritorno a casa.
Era già passata l’ora di cena ma i nostri rispettivi mariti non avevano ancora fatto ritorno.
Sono rimasta seduta sul divano ad aspettare mentre cercavo di capire cosa avrei dovuto raccontare ad Alfredo. Come avrei potuto descrivere ciò che avevo fatto e/o come avrei potuto nasconderglielo.
Quando i due sono arrivati Lucia aveva già preparato tutto per la cena.
Un pasto consumato in un silenzio irreale rotto solo in alcune circostanze da Roberto o da Lucia. Dopo la cena ed i saluti io ed Alfredo ci siamo messi in viaggio per far ritorno a casa.
Non so come abbiano trascorso il pomeriggio Roberto ed Alfredo. Lui non lo ha chiesto a me ed io non l’ho chiesto a lui. E’ certo che per entrambi è stata una giornata sconvolgente e già sono preoccupata per ciò che potrà succedere questa estate. Lucia e Roberto ci hanno proposto quindici giorni in Corsica ad agosto. Mio marito ha accettato entusiasta anche se non mi è parso del tutto sincero. Io ho fatto altrettanto ed ora aspetto che arrivi agosto in uno stato misto di paura e speranza.

L’appetito vien mangiando. Ovvero “il nostro secondo trio”


Quanti di voi hanno letto, e spero apprezzato, la nostra avventura con Chiara che ha fatto vivere, a me e ad Enrica, una notte e un giorno pieni di emozione e passione, sa che quella è stata la prima volta in cui ci siamo lasciati coinvolgere in un rapporto a tre.
Evidentemente ci è piaciuto perché tornati alla nostra vita quotidiana nei nostri rapporti, purtroppo non quotidiani, ma molto intensi, non è mai mancata la voglia di evocare un’altra donna che fosse lì con noi a prendere e a dare piacere così come aveva fatto la nostra amica Chiara.
Quando, con molta tristezza, salutammo Chiara ricevemmo da quest’ultima in regalo uno dei due falli di gomma con cui lei ed Enrica si erano sollazzate. Enrica aveva scelto quello con le cordine che permettevano ad una donna di legarselo in vita, perché, disse, aveva una certa idea che naturalmente si guardò bene di spiegarmi
Per qualche tempo quell’attrezzo venne usato dalla mia Enrica nelle nostre scopate per provare quel piacere in più che le dava la sensazione della doppia penetrazione, oppure per scoparsi da sola nei momenti in cui mi desiderava ma non avevamo la possibilità di vederci.
Un bel giorno mentre ci amavamo con la solita passione Enrica cominciò a ricordare una mia passata fantasia. Una delle prime volte in cui avevamo iniziato ad evocare la presenza di un’altra donna, o di un altro uomo, io avevo espresso il desiderio di farmi un’altra mia collega, Sara. Mentre scopavo Enrica le raccontavo tutto quello che avrei voluto fare a quella splendida mora. Le dicevo di quanto mi sarebbe piaciuto poggiare il mio cazzo duro in mezzo alle sue tettone per farmi fare una bella spagnola che avrei concluso irrorandole la faccia di sborra; oppure di come l’avrei volentieri scopata alla pecorina, prima in fica e poi nel buchetto più stretto, ecc.
Naturalmente quella era rimasta una pura fantasia, un momento di particolare eccitazione che rimaneva fra me ed Enrica, un gioco che finiva dopo le nostre scopate.
Intanto, però, avevamo vissuto quella splendida esperienza con Chiara per cui il fatto che Enrica avesse ripreso dopo tanto tempo quella fantasia proprio su Sara, e il ricordo della risposta che mi diede quando aveva scelto il regalo di Chiara, provocò in me una fortissima eccitazione e il desiderio pressante che Sara fosse a nostra completa disposizione nel nostro letto.
Enrica, naturalmente, si accorse di quanto mi fossi eccitato al pensiero di farmi Sara: “porco!… mi stai scopando alla grande… mi fai morire… siii!… pensi a lei, vero…porco?… pensi a lei e ti fotti la mia fica… continua…così… dai… mi fai venire…. Ora, si… vengo!…”
Mai come quella volta il mio cervello andò completamente in tilt mentre, a mia volta, godevo nella bellissima fica di Enrica che continuò a lungo a gemere per l’intenso piacere che stava provando. Un piacere intensissimo mi svuotò di ogni forza, le braccia non mi sorressero e mi accasciai sul corpo della mia donna. Restammo immobili l’uno sull’altra per molto tempo, aspettando che i nostri respiri affannosi tornassero regolari.
“La voglio anch’io…” affermò Enrica, “voglio guardarti mentre le fai ingoiare tutto il tuo cazzo, voglio farmi leccare la fica mentre la fotti… voglio scoparla insieme a te…” intanto percorreva con la bocca il mio corpo, leccandomi e baciandomi, fino a raggiungere il mio pene che prese subito a tormentare. “…lascia fare a me… e tra qualche giorno l’avremo tutta per noi… oh, come sarà bello leccare e succhiare il tuo cazzo insieme a lei… vederlo schizzare sperma sulle nostre facce…ora fottimi ancora, tesoro… vieni, prendimi da dietro… così… fottimi la fica… dammelo tutto, mi piace tanto… ti amo…mi piace come mi scopi… si, fallo uscire tutto e poi affondami dentro ancora, Ah!, così, si… ancora… ancora… non fermarti più… lo sento pulsare.. com’è tosto!… lo vedo, sai?… lo immagino mentre affonda dentro me, vedo la sua pelle che si ritira quando affonda e poi torna su quando lo ritiri… colpiscimi forte… Oh, si… strapazzami le tette mentre mi fotti, si dai…che voglia di cazzo che ho… del tuo cazzo, amore mio. Inculami ora… piano… fallo lentamente… mi piace prenderlo lentamente dentro… uhm! Fa ancora un po’ male… ma è bellissimo, sai? Mi piace tanto quando mi fotti il culo… ecco ora sei tutto dentro… sta fermo… fatti sentire…piano… fottimi piano, ti voglio godere a lungo… voglio godermi a lungo il tuo palo che mi fotte il culo… resisti più che puoi amore mio… fammi impazzire!”.
Il mattino dopo Enrica era già alle costole di Sara. Avevano sempre avuto, in ogni caso, dei buoni rapporti per cui non le fu difficile trasformare un normale rapporto fra colleghi in una solida amicizia.
Del resto Sara era sempre stata una ragazza abbastanza loquace e non aveva fatto mistero di qualche confidenza abbastanza personale anche con me.
Alta, mora, come ho già detto, un fisico prorompente appena appannato da qualche filo di grasso di troppo, due tette che si potevano immaginare imponenti quando portava magliette strette, due cosce dritte e sode che un paio di volte, scherzando, ero riuscito ad afferrare con una mano.
Aveva un fidanzato gelosissimo e che, a suo dire, la trattava piuttosto male tanto che spesso mi aveva confidato che stava per lasciarlo. Tutte le volte però non aveva avuto il coraggio di farlo.
Fu proprio di questa situazione che approfittò Enrica. Dopo aver consolidato il suo rapporto di amicizia con Sara, approfittò di una violenta lite che quest’ultima aveva avuto con il fidanzato per via di un’altra con cui, pare, fosse andato a letto.
Enrica ormai parlava con Sara assolutamente di tutto; erano diventate così intime che parlavano di sesso, scambiandosi pareri, esperienze fatte, voglie e addirittura le posizioni preferite. Inoltre Enrica l’aiutava molto a superare le sue paure ed insicurezze; insomma l’aiutava anche sul piano psicologico.
Naturalmente le confidenze di Sara furono l’occasione, per me ed Enrica, per nuovi stimoli fantasiosi nei nostri incontri di letto; ci sentivamo un po’ vermi, lo ammetto, però tutto restava rigorosamente tra me ed Enrica, confinato nei nostri momenti di “ginnastica da letto”.
Quando Sarà scoprì le corna da parte del suo ragazzo, Enrica non ci pensò un attimo: gli disse immediatamente che, prima di lasciarlo, gli doveva rendere pan per focaccia tradendolo con un altro.
Sara ammise di averci pensato e di averne molta voglia, ma era frenata dal pensiero di farlo col primo che capitava e, comunque, non era sicura di riuscire a farlo veramente.
A quel punto Enrica, dopo averla convinta che comunque aveva bisogno di una esperienza diversa, forte, gli disse di stare tranquilla, che avrebbe pensato lei a tutto, nella massima discrezione. Sara doveva soltanto lasciarsi andare, per una sera, pensando soltanto al proprio piacere e non se ne sarebbe pentita. In ogni caso avrebbe potuto tirarsi indietro in qualsiasi momento, i loro rapporti non ne avrebbero minimamente risentito.
Ottenuto il consenso di Sara, la invitò a cena per la sera successiva promettendogli una serata indimenticabile e facendosi promettere che si sarebbe fidata ciecamente di lei.
Naturalmente venne immediatamente ad avvertirmi e così, finalmente, mi ritrovai seduto sul comodo divano di Enrica ad aspettare Sara mentre Enrica finiva di preparare la tavola.
Sarà diventò rossa come un peperone quando mi vide, ma Enrica fu lesta a rasserenarla con mille moine e impegnandola negli ultimi preparativi per la cena.
Il clima cordiale che instaurammo mentre mangiavamo e diversi bicchieri di vino contribuirono a far rilassare Sara tanto che fu facile ad Enrica introdurre qualche argomento “piccante”, a cominciare dal classico cibo afrodisiaco, continuando con argomenti più consistenti, per finire con la banana mangiata a mo’ di pompino.
Io stesso non mancai di palpare le cosce ora dell’una ora dell’altra incontrando debolissime resistenze.
Terminata la cena Enrica sottolineò quanto si fosse eccitata a causa dei nostri discorsi e come desiderasse qualcosa di più piccante in quanto non poteva certo rimanere con quella voglia addosso.
Non attese una nostra risposta, tanto aveva già in mente tutto quello che doveva accadere quella sera, e propose il classico strip poker, che però, per essere più veloci, avremmo fatto con le classiche carte napoletane. In pratica si trattava di individuare un capo di abbigliamento e farlo togliere alla persona che avesse preso dal mazzo la carta più bassa.
Per quanto mi riguardava diedi immediatamente il mio assenso; Sara, invece, cercò di introdurre qualche distinguo ma fu interrotta immediatamente da Enrica che se la portò in bagno con la scusa di darsi una sciacquata. Quando tornarono erano entrambe allegre e decise ad iniziare il gioco. Era evidente che Enrica, ancora una volta, era riuscita a far cadere le indecisioni di Sara. Per parte mia avevo approfittato della loro assenza per accendere il nostro piccolo registratore a cassette che usavamo per registrare le nostre scopate allo scopo di risentirci, dopo, per eccitarci di nuovo, e lo avevo nascosto in un luogo sicuro.
Cominciammo il gioco e fui subito costretto a togliere la giacca e la camicia, ma ad Enrica andò, si fa per dire, ancora peggio perché essendo a casa sua aveva indossato degli indumenti più comodi, una gonna ed una maglietta, per cui dopo un quarto d’ora aveva già il bel seno scoperto, mentre Sara conservava ancora il reggiseno che, comunque, lo copriva ben poco, la gonna e l’intimo. Naturalmente quando Enrica, con movenze da spogliarellista, si tolse il reggiseno non mancai di esternare il mio apprezzamento per la sua solidità e la bellezza dei capezzoli ritti ed eccitati, rimarcando quanto sarei stato felice di succhiarli e accarezzarli. Enrica prese spunto dalle mie affermazioni per proporre di passare a un gioco più concreto. L’idea era di scrivere su dei bigliettini un compito “particolare”; ciascuno di noi avrebbe pescato tra i biglietti ed avrebbe dovuto assolverlo senza tirarsi indietro e rispettando rigorosamente quanto ci fosse scritto.
Eravamo tutti e tre molto eccitati, e la proposta fu subito accolta senza remore anche da Sara che mi sembrava ormai se non del tutto coinvolta, perlomeno interessata a ciò che sarebbe potuto accadere.
In ogni caso, per non forzarla troppo ed anche per tirare il gioco più a lungo possibile, decidemmo che non era certo il caso di cominciare subito a impegnarci in compiti tipo “fatti scopare”, ma con qualcosa di meno brutale ma ugualmente impegnativo ed eccitante. Oltre a compiti di spogliarello, visto che avevamo ancora parecchi vestiti addosso, sui bigliettini scrivemmo cose del tipo “bacia il sesso di…, accarezza il sesso di…”, ecc; il compito forse più impegnativo era quello di simulare un pompino o leccata di una delle due fiche. L’unico punto di discussione si aprì, date le residue remore di Sara, quando proposi che le due ragazze avrebbero dovuto assolvere al compito descritto sul biglietto estratto anche se si fosse trattato di accarezzarsi o baciarsi tra di loro. Su questo punto ci fu una breve discussione che fu superata quando Enrica affermò che il gioco doveva presupporre comunque un elemento di rischio, altrimenti non ci sarebbe stato gusto.
Promessoci reciprocamente, ancora una volta, che da quel momento in poi non ci saremmo tirati indietro di fronte a niente, cominciammo il gioco.
Fu Enrica, per diritto di anzianità, la prima a pescare un bigliettino il quale recitava: “Togli le mutande a Sara e poi baciale la fica una volta sola”. Sara diventò immediatamente rossa in viso, ma non oppose la minima resistenza quando Enrica le si inginocchiò davanti e infilò le mani sotto la sua gonna; tenne gli occhi bassi, su Enrica, per tutto il tempo che questa si prese per sfilargli gli slip; li alzò al soffitto quando le labbra della mia donna si avvicinarono al suo sesso per baciarla dolcemente e si girò di lato per non farmi guardare.
Terminato il compito di Enrica toccò a Sara estrarre un nuovo biglietto in cui trovò scritto: “accarezza il sesso di Enrica, tempo 1 minuto”. Guardai preoccupato Sara, temendo una reazione negativa che in effetti ci fu, anche se meno decisa di quanto mi sarei aspettato. Anche in quel caso, comunque, Enrica fu pronta a trovare una soluzione. Affermò che capiva la situazione di Sara ed era pronta ad accettare una deroga, anche se sarebbe stata l’unica della serata, ma alla sola condizione che avrebbe comunque assolto il compito accarezzando il mio sesso. Sara si scusò con Enrica chiedendogli di avere pazienza: non si sentiva e non era certo una verginella in fatto di sesso, ma per lei trovarsi ad accarezzare una donna era una situazione del tutto nuova ed aveva bisogno di un po’ di tempo per abituarsi; poi mi si avvicinò e lentamente mi posò la mano sul cazzo, da sopra i pantaloni che purtroppo avevo ancora addosso. Guardava fisso in basso mentre strusciava il palmo della mano sul mio pene eccitato, ma le sollevai dolcemente il viso e avvicinandomi fino a quasi sfiorarle le labbra le sussurrai: “brava, così… che bella manina dolce hai!… lo hai fatto diventare duro… lo senti?”
Purtroppo quel minuto finì troppo presto; Enrica, inflessibile, fece smettere Sara e mi invitò a pescare il mio bigliettino. “Accarezza il culo di Sara per 30 secondi” recitava quello che presi. Ben felice mi posizionai alle sue spalle ed afferrai subito i suoi glutei nudi. Sara protestò debolmente che avrei dovuto accarezzarla da sopra la gonna, ma non si sottrasse minimamente così potei riempirmi le mani a mio piacimento di quel culo tondo arrivando anche a toccarle con le dita il buchetto provocandole un brivido di piacere che avvertii distintamente.
Il successivo biglietto estratto da Enrica le comandava di succhiare i capezzoli di Sara per ben tre minuti. Con grande piacere osservai Sara che si distendeva sul divano e diceva ad Enrica di essere pronta. Enrica, visibilmente felice ed eccitata assolse il compito con grande passione tanto che Sara dopo pochi secondi chiuse gli occhi, poggiò una mano sulla testa di Enrica e si abbandonò alle carezze sapienti della sua bocca.
Un gemito di disapprovazione, da parte di entrambe le ragazze, accolse il mio stop, alla fine del tempo previsto, ma le regole dovevano essere rispettate ed ora toccava a Sara estrarre il successivo biglietto. “bacia il cazzo di Donato e simula un pompino, durata 3 minuti” comandava il biglietto ed io maledii il fatto di avere ancora i pantaloni, però quel gioco era eccitante proprio per questo in fondo. Sara non ebbe il coraggio di guardarmi negli occhi; si inginocchiò davanti a me e poggiò le labbra sui miei pantaloni all’altezza del bozzo ben visibile, poi aprì la bocca e iniziò ad andare su e giù con la testa non disdegnando, ogni tanto, di tirar fuori la lingua simulando di leccarmelo. Durante la finta fellatio la incoraggiai lodando la bellezza della sua bocca rammaricandomi, nello stesso tempo, di non poter penetrare davvero in quella bocca carnosa.
Terminato anche quel compito toccava a me estrarre un nuovo biglietto ed ebbi la sfortuna di pescare un “spoglia Donato” che mi costrinse a denudarmi davanti alle due ragazze mentre avrei voluto che quel biglietto fosse capitato a Sara. Comunque feci buon viso a cattivo gioco e improvvisai lo spogliarello incitato da Enrica e Sara che, sedute sul divano, lanciavano piccoli gridolini ad ogni mio movimento.
Alla fine presentai il mio cazzo teso davanti ai loro occhi movendolo con le mani ora verso il viso di Enrica, ora verso il viso di Sara, chiedendo ad entrambe se gli piacesse e se lo volevano in bocca. Entrambe mi illusero aprendo la bocca, avvicinandosi al mio palo proteso e poi ritraendosi poiché, come dissero, il gioco non lo prevedeva e le regole andavano rispettate.
Terminato il mio compito, via via estraemmo tutti gli altri biglietti ed alla fine restammo tutti e tre completamente nudi e più che mai eccitati.
Ma avevamo tutta la notte davanti a noi per cui decidemmo di giocare ancora o, perlomeno, furono le due ragazze a deciderlo poiché io avevo espresso chiaramente il desiderio, carezzando lascivamente le cosce polpose di Sara, di potermela finalmente scopare. Purtroppo ero in minoranza e dovetti acconsentire a un nuovo gioco che consisteva nel raccontarci a vicenda l’esperienza sessuale più bella che ci fosse capitata nei minimi particolari.
Cominciò Enrica che raccontò l’incontro a tre che avevamo avuto con Chiara, senza però ancora rivelare che l’uomo ero io. Quel racconto suscitò un notevole interesse in Sara che di continuo chiedeva ad Enrica di scendere sempre più nei particolari e di spiegargli le sensazioni che aveva provato. Quando gli chiese di fargli vedere le posizioni che aveva assunto proposi immediatamente che allo scopo sarebbe servito fargliele vedere praticamente visto che eravamo in tre. La proposta fu accettata ma alla condizione che avremmo evitato di… “arrivare al sodo”, avremmo cioè soltanto assunto una determinata posizione senza andare oltre.
La cosa era di una eccitazione pazzesca: mi ritrovai con Sara sotto di me, il cazzo a pochi millimetri dalla sua fica e non potevo prenderla. Mi posizionai, poi, davanti alla sua bocca, le mani che avevano afferrato la sua testa e che la tiravano verso il mio pene, ma non potei riempirle la bocca, come avevo fatto con Chiara; poi Enrica si mise sotto di Sara e cominciò a muoversi come la stesse chiavando mentre io, da dietro, le appuntai il cazzo al buchetto. Spinsi un po’, non potendone più, provocando un grido di dolore che fece scomporre quel magnifico quadretto.
Le ragazze mi richiamarono all’ordine. Ci risistemammo sul divano, l’uno vicino all’altro, e ricominciammo il gioco del racconto.
Toccava a me. Raccontai il primo incontro che avevo avuto con Enrica (per chi fosse interessato veda il racconto “finalmente una donna”). Alla fine Sara mi gratificò affermando che l’avevo veramente eccitata e che non vedeva l’ora di proporci la sua esperienza, dalla quale non potemmo non desumere che avevamo sottovalutato la sensualità di quella ragazza.
Ci raccontò della prima volta che aveva veramente goduto con un uomo, un ragazzo che aveva conosciuto al mare in campeggio. All’anagrafe Beniamino, ma si faceva chiamare Benny, con la ipsilon, sottolineava, e a dispetto del nome buffo aveva, ci confidò Sara, un fascio particolare e soprattutto un cazzo che si rivelò davvero notevole.
Si erano conosciuti nella discoteca all’aperto del campeggio ed avevano ballato a lungo, quasi senza parlarsi. Ad un certo punto Sara cominciò a sentire nel basso ventre l’eccitazione di Benny e le sue mani che dalle reni, lentamente, scendevano sempre più giù, fino all’attaccatura delle natiche. L’abbigliamento di Sara naturalmente era piuttosto minimo: solo una maglietta che gli arrivava all’inizio delle cosce e, sotto, il costume. Ballando Benny non aveva smesso un attimo di guardare nell’incavo dei suoi seni e, incoraggiato, dal silenzio di Sara, aveva iniziato a far scendere sempre più giù le sue mani, fino a cominciare a sentire i suoi glutei tondi. Alla fine le aveva chiesto di andare a fare una passeggiata. Sara assentì e si trovò a camminare con quel quasi sconosciuto nella pineta del campeggio, con Benny che teneramente l’abbracciava sempre più stretta. Camminando si ritrovarono in una radura ben riparata dove presto scoprirono la presenza di due coppie che, sdraiate a pochi metri l’una dall’altra, si baciavano strettamente avvinghiate senza curarsi della presenza degli altri. Evidentemente erano due coppie di amici che avevano deciso di appartarsi insieme per evitare eventuali incontri indesiderati che una coppia isolata può subire. Restavano comunque tutti vestiti, nonostante la foga delle loro carezze.
Sara e Benny rimasero a lungo a guardarli, non visti, incapaci di distogliere gli occhi da quello spettacolo, fino a che Benny non palpò, deciso, il sedere della nostra amica stringendo quei due favolosi globi di carne. Prese per mano Sara e la condusse a non più di 6 metri dalle due coppie che solo allora si accorsero della nuova presenza interrompendo le loro effusioni per capire cosa volessero i due nuovi arrivati. Si tranquillizzarono subito, però, quando videro Sara e Benny che si sdraiarono a loro volta e subito cominciarono a baciarsi e toccarsi per tutto il corpo.
Benny andò subito al sodo stringendo con la mano aperta il sesso di Sara che allargò subito le cosce per facilitargli il compito e confermargli che era a sua completa disposizione; nel contempo allungò la mano per accarezzare il suo cazzo da sopra i pantaloncini. “Avrei voluto infilare subito la mia mano nei suoi pantaloncini per afferrare il suo cazzo che sentivo lungo e durissimo, ma il piacere che mi faceva provare quella mano in mezzo alle cosce mi illanguidì a tal punto che mi abbandonai completamente. Sdraiata a terra, le braccia e le cosce aperte, sentivo la sua mano che correva, impaziente, dalla mia fica al mio seno, per poi tornare alla fica e poi ancora al seno, fino a quando non si fermò per un attimo, mi guardò negli occhi, scostò il costume e infilò un dito nel mio sesso aperto, fradicio di umori. Rimestò a lungo con le dita nella mia fica e intanto mi baciava i seni che io stessa gli offrii tirandoli fuori da sotto la maglietta, poi, leccandomi, scese verso il mio pube. Mi inarcai per aiutarlo a togliermi il costume, schiusi le cosce… e la sua bocca in un attimo fu sulle mie labbra provocandomi un lunghissimo gemito che i nostri…(me li ero praticamente dimenticati) diciamo colleghi non potettero non sentire. Infatti guardando verso di loro, irrigidendomi per qualche momento, scoprii che entrambe le coppie avevano interrotto le loro effusioni e ci stavano guardando. Potevamo distinguerci perfettamente perché gli alberi non riuscivano comunque a nascondere il chiarore della luna e a quel punto pensai che avremmo potuto avere delle noie ma notai subito che dopo qualche attimo, pur continuando a guardare verso di noi, ricominciarono a toccarsi tra di loro evidentemente eccitati dallo spettacolo che stavamo offrendo. Una delle due ragazze infilò una mano nei pantaloni del suo uomo che si irrigidì per un attimo e subito si girò verso la compagna baciandola appassionatamente. Mi piacque pensare che forse loro erano venuti in quel posto solo per limonare un po’, ma i mugolii che involontariamente erano usciti dalla mia bocca, provocati dalle carezze di Benny, la vista della sua testa tra le mie cosce aperte che non lasciava alcun dubbio su cosa stesse facendomi, insomma la nostra passionalità, li aveva portati a osare qualcosa di più”.
A questo punto del racconto di Sara la mia mano, meccanicamente, corse a carezzare lentamente il mio cazzo teso ed anche Enrica, notai, si stava accarezzando. Sara a sua volta le carezzò con una mano le cosce e poi, lentamente, sostituì la sua mano a quella di Enrica carezzandole dolcemente la fica.
Guardandola negli occhi continuò il suo racconto.
“Intanto Benny si era accorto che mi ero distratta ed aveva sollevato la testa ma fui subito pronta a spingerlo di nuovo verso il mio fiorellino perché continuasse la sua meritevole opera. Mi abbandonai di nuovo alle sensazioni che la sua lingua mi provocava e tornai a spiare cosa facessero le altre due coppie. I due più vicini si erano di nuovo sdraiati; si baciavano e intanto la ragazza aveva ancora la mano dentro i pantaloni di lui. Potevo nettamente distinguere il “rigonfiamento mobile” provocato dal su e giù di quella mano.
L’altra coppia era più distante tanto che in pratica ne distinguevo solo le sagome ma capii che il ragazzo stesse leccando la fica della donna. Era sicuramente lui, poiché vedevo bene il seno scoperto della ragazza che ansimava per il piacere.
Benny intanto mi afferrò con entrambe le mani i seni mentre si dedicava decisamente a succhiare e leccare la mia clitoride. Cominciai a gemere più forte incapace di trattenermi e dopo un po’ venni attirando la testa di Benny sul mio pube e muovendomi col bacino per strusciarmi di più sulla sua bocca. Mi rilassai solo quando l’ultimo palpito dell’orgasmo lasciò il mio corpo e il mio sguardo andò spontaneamente ai nostri vicini. Ci stavano guardando. Sono sicura che mi avevano ammirato per tutto il tempo in cui avevo goduto. Se mi avessero detto, solo qualche ora prima, che mi sarei trovata in quella situazione, sono sicura che sarei morta di vergogna al solo pensiero, invece mi rilassai completamente mentre carezzavo la testa di Benny che si era sdraiato su di me, con la testa abbandonata sul seno. A fugare ogni paura, inoltre pensò la ragazza più vicina a noi la quale mi sorrise strizzandomi l’occhio. Aveva ancora la mano dentro ai pantaloni del suo amico; la tolse, gli poggiò le mani sulla testa spingendolo in basso, verso il suo pube, si tolse da sé le mutandine e poi lo attirò verso la sua fica invitandolo chiaramente a fargli lo stesso servizio di cui avevo goduto io.
L’uomo dell’altra coppia era in ginocchio davanti alla sua donna sdraiata. Guardò per qualche secondo le evoluzioni dei suoi amici, poi tirò sulle sue spalle le gambe della ragazza e cominciò anche lui a slinguarla facendomi capire che era già da un pezzo nuda”.
Sara interruppe ancora il suo racconto per un po’; il tempo di cambiare di posto per venirsi a sedere in mezzo, tra me ed Enrica. Tornò con la mano a stuzzicare la fica di Enrica e poi, da quanto lo aspettavo!, scese lentamente anche verso il mio pene sempre eretto. Mi guardò con aria lasciva e affermando che ora era completamente libera da ogni remora ed eccitata come non mai, lo afferrò saldamente e poi iniziò lentissimamente a farmi una sega. Ci assicurò che tutto quello che stava raccontandoci era assolutamente vero e poi ricominciò.
“Lo spettacolo che mi offrivano le due coppie, in modo particolare quella più vicina, era incredibilmente bello tanto che ero già di nuovo eccitata e vogliosa di carezze, ma come me lo era Benny che si sedette sul mio seno e non c’era certo bisogno di parole per capire cosa volesse. Glielo accarezzai col palmo della mano per un po’ e poi, abbassati quanto bastava i pantaloncini, lo tirai fuori. Ragazzi che sberla di cazzo aveva! Avevo immaginato che fosse grosso quando prima lo avevo accarezzato ma l’asta che mi si parò davanti andava al di là di ogni aspettativa, era grosso e lungo; più lungo di questo che sto menando ora… non ti offendere Don, anche il tuo è bello… lo senti come te lo meno? Ti piace, vero?…piace anche a me tenerlo tra le mani… attento a non venire però… mi piace sentirlo in mano ma… mi piace di più in altre parti… hai detto che hai voglia di scoparmi… ti voglio anch’io… voglio sentire tutto il tuo cazzo dentro di me… voglio godere e farti godere come non mai… ma abbi pazienza.
Dunque, dove ero rimasta… Ah, già, al cazzone di Benny. Credo che anche la mia vicina fosse rimasta sbalordita dalle dimensioni di Benny perché proprio quando lo tirai fuori sentii distintamente un suo gemito più forte; del resto non potevo darle torto, quel palo duro quasi mi sconvolse e desiderai immediatamente di sentirmelo dentro la fica. Capivo bene, però che Benny voleva prima qualcos’altro che peraltro non mi dispiaceva. Così cominciai a leccarlo lungo il tronco tenendolo ben stretto in mano mentre la muovevo su e giù; mi dedicai presto alla punta dove concentrai le attenzioni della mia lingua prima di imboccarla e succhiarla provocando fremiti continui nel corpo di Benny il quale cominciò a sussurrarmi di sbocchinarlo per bene, di fargli sentire la lingua, di succhiarlo, ecc. Lo accontentai volentieri seguendo tutte le sue indicazioni per un po’, ma in quella posizione non potevo girare la testa per guardare quello che avveniva a pochi metri da me, così lo feci sdraiare promettendogli che lo avrei “servito” meglio stando più comoda.
Mentre cambiavamo posizione guardai verso gli altri. La coppia più vicina a noi si era lanciata in uno stupendo 69, mentre l’altra aveva deciso di passare a cose più concrete, infatti l’uomo aveva messo la sua ragazza alla pecorina e se la stava sonoramente scopando, sentivo distintamente i loro gemiti e le invocazioni della ragazza a penetrarla più a fondo.
Benny, intanto, reclamava la sua parte. Mi posizionai in modo che alzando gli occhi potessi sbirciare verso le altre coppie e presi ad andare su è giù sul suo cazzo lentamente. Chiudevo le labbra sulla punta, poi mi spingevo giù ingoiandone più che potevo, di nuovo risalivo sulla punta, la leccavo, la succhiavo e poi ancora giù per poi risalire ancora e ricominciare. Quante porcate mi diceva Benny! Ogni tanto alzavo gli occhi per sbirciare gli altri. Purtroppo i corpi della coppia a noi più vicina mi impedivano di guardare bene anche l’altra di cui potevo gustare solo il busto dell’uomo, che si dimenava freneticamente avanti e indietro, e soltanto sentire i gemiti della ragazza che veniva scopata. Tuttavia lo spettacolo che mi offriva l’altra ragazza, proprio di fronte a me, era sufficiente a fare aumentare sempre più la mia eccitazione e la voglia di fare qualunque porcata. Muoveva il proprio corpo avanti e indietro su quello del compagno in modo da sfregare il suo pube sulla bocca di quest’ultimo e nello stesso tempo pompare il suo cazzo duro ingoiandolo quasi completamente ogni volta che si protendeva in avanti. Mi eccitava vedere quella bocca inghiottire e rilasciare quel palo di carne mentre facevo lo stesso servizio al mio amante.
Intanto la ragazza presa alla pecorina venne, sussurrando parole che non compresi e ciò mi fece venir voglia di sentire anch’io la mia fica piena. “prendimi ora”, sussurrai a Benny, “ma fallo piano, questo bastone che ti ritrovi può essere pericoloso…”. Benny si mise su di me e fui io stessa a guidarlo verso le mie piccole labbra. Delicatamente Benny entrò tutto dentro la mia passerina e mi riempì come mai mi sono sentita. Gli afferrai le natiche per tenerlo fermo, chiedendogli di farmi abituare alla presenza del suo cazzo e continuai a guidarlo quando cominciò a muoversi piano dentro e fuori di me. Intanto un rantolo mi annunciò che uno dei due ragazzi stava godendo; era quello più lontano che dalla posizione che aveva dedussi si era fatto fare prima una spagnola per poi sborrare in bocca alla sua donna. Gli altri due intanto continuavano il 69, ma ad un tratto la ragazza si sollevò, le belle tette all’aria, e venne dimenandosi sulla bocca del suo amico. Terminato l’orgasmo guardò per qualche momento verso di me e poi si abbassò di nuovo, afferrò il cazzo dell’uomo e tenendolo ben dritto ritornò ad ingoiarlo con buona lena. Era chiaro che di li a poco avrebbe avuto anche lei la bocca piena di sperma. Difatti, dopo qualche secondo i muogolii della ragazza e l’irrigidimento dell’uomo mi confermarono che anche loro erano giunti al termine della loro gioiosa fatica.
Era tempo anche per me di godermi per bene il cazzo che Benny continuava a rimestare nella mia fica, ora non avevo più distrazioni, per cui incitai il mio uomo a fottermi più forte, consapevole del fatto che gli altri mi guardavano e sentivano benissimo: “chiavami, scopami, fottimi… dai… così… spaccami la fica… che cazzo che hai… lo sento fino in gola…” andai incontro ai suoi colpi freneticamente continuando a dire porcate a ruota libera e…venni, venni in un modo meraviglioso; non so se fu merito degli attributi di Benny o del fatto che fossi eccitata dalla presenza di estranei, ma non ho mai più goduto con l’intensità di quella volta.
Benny ebbe la delicatezza di lasciar defluire il mio piacere e poi mi chiese se poteva venirmi dentro. Al mio diniego disse che era un peccato non poter riempire la mia bella fica, ma lo rassicurai promettendogli un gran pompino con ingoio finale che lo avrebbe fatto impazzire. Lo feci uscire da me e gli andai sopra cominciando a leccare i suoi pettorali davvero notevoli per poi pian piano scendere verso la sua mazza tesa. Prima di imboccarla guardai verso quelli che ormai consideravo miei amici. Non mi sorpresi quando mi accorsi che ci guardavano, seduti e teneramente abbracciati. Toccava a me ora; avevo già offerto lo spettacolo del mio orgasmo e ora gli dovevo il finale.
Il cazzo di Benny vibrava nella mia bocca, aveva piccole scosse ogni volta che lo colpivo con la lingua o scendevo giù a inghiottirne quanto più potevo. Benny mi incitava ad essere porca, ma non avevo certo bisogno di sentirmelo dire. Me lo misi nell’incavo tra i seni e lo menai a lungo mentre ne succhiavo o slinguavo la punta e quando Benny quasi mi gridò che non ne poteva più lo imboccai decisa stringendolo con le labbra e lo pompai fino a quando, tremando, non mi riversò in gola una quantità enorme di sperma che mi affrettai a ingoiare.
Ci riposammo per un po’ di tempo e poi, in silenzio, ci rivestimmo. Solo la ragazza che era stata più vicina a noi, prima di andarcene, mi sussurrò: “è stato bellissimo”, poi ciascuno si incamminò verso il campeggio.
Per me però la serata non era ancora finita. Infatti poco prima di arrivare in prossimità delle prime tende Benny si fermò stringendomi forte e baciandomi prese la mia mano e se la portò sul cazzo di nuovo duro. Mi sussurrò che ero stata grande e che mi voleva ancora e non faticò minimamente per convincermi perché al solo pensiero di riavere quel bel cazzo dentro nuovi flussi di piacere andarono ad aggiungersi agli umori lasciati dal precedente orgasmo.
Mi ritrovai sulla spiaggia, lontano da occhi indiscreti, con Benny che mi brancicava da per tutto mentre mi diceva tutto quello che avrebbe voluto farmi. A fatica mi staccai da lui, raggiunsi la battigia, assaporai a pieni polmoni la brezza marina, mi spogliai lentamente e, infine mi sdraiai sulla sabbia con le cosce aperte. “Sono tua”, dissi semplicemente. Benny mi si parò immediatamente dinanzi nudo e col cazzo svettante. Si distese su di me immergendosi profondamente nella mia fica in fiamme. Mi amò a lungo facendomi godere più volte e io seppi ringraziarlo facendolo godere altre due volte nella mia bocca.
Nei giorni successivi ebbi altri incontri bollenti con Benny, e inoltre divenni amica della ragazza della prima sera, quella che avevo visto meglio, Serena. Divenimmo tanto amiche che una sera, dopo aver congedato Benny, mi chiese se tra me e lui c’era qualcosa di serio ed alla mia risposta negativa mi confessò che avrebbe voluto provarci. Il ricordo di quel bel cazzo che aveva visto e i resoconti che puntualmente gli avevo fatto delle nostre successive scopate l’avevano infiammata e desiderava anche lei sentirsi piena di quel cazzo meraviglioso.
Cosa non si fa per amicizia! Dissi a Serena che non avevo nulla in contrario, anzi, era meglio che mi prendessi un po’ di riposo perché negli ultimi tre giorni avevo scopato come una matta con Benny.
Il giorno dopo Benny non si vide. Verso le 21,00 le mie amiche di tenda uscirono con i loro ragazzi, anche perché sapevano che normalmente verso quell’ora ero già impegnata con Benny. Quando arrivò gli si leggeva in faccia che era del tutto spompato. Feci finta di essere gelosa e lo trattai male e lui cercò di negare di essere stato con un’altra offrendomi di fare l’amore. Mi spogliò e cominciò a leccarmi prima i seni, poi la fica con l’evidente intenzione di farmi godere nella speranza che mi calmassi. La cosa non gli riuscì perché gli afferrai il cazzo dicendogli che avevo voglia di essere scopata subito. Il pene reagì subito alle mie sollecitazioni ma non certo come sapevo riuscisse a fare; in ogni caso lui spense le mie recriminazioni penetrandomi e baciandomi in bocca. Il poverino ci mise molto impegno tanto che riuscì a farmi godere e poi mi presentò il solito conto: pompino con ingoio, ma la quantità di sperma che uscì fuori alla fine non era nemmeno lontanamente paragonabile a quella delle sere precedenti.
Sapevo che Serena sarebbe venuta a trovarmi, perciò, con la scusa della gelosia, lo buttai fuori dicendogli di non riprovare a ripresentarsi con il cazzo flaccido che aveva.
Seppi poi da Serena che avevano passato quasi tutta la giornata in tenda a scopare e Benny gli aveva fatto vedere le stelle facendomi rimpiangere di non prendere la pillola perché mi descrisse una serie di orgasmi incredibili, culminati con un piacere terribile quando le aveva allagato la fica col suo sperma. Inutile dire che il giorno dopo andai in farmacia e la pressi anch’io. L’ultima notte, sulla battigia, mi tolsi lo sfizio: lo feci godere dentro due volte ed avrei volentieri approfittato anche della terza, ma Benny volle salutare la mia bocca, irrorandola per l’ultima volta”.
Durante il racconto di Sara avevo più volte dovuto fermare la sua mano che mi menava il cazzo, per non godere. Quando smise il suo racconto gli chiesi se davvero avesse vissuto quell’esperienza. “tutto quello che vi ho raccontato è vero”, rispose Sara, “com’è vero che ora ho voglia di sdraiarmi e abbandonarmi completamente a voi… sono vostra fatemi quello che volete… anche tu, Enrica, baciami… leccami, fammi quello che vuoi… fammi fare ciò che vuoi… voglio abbandonarmi come quelle notti sulla spiaggia… voglio godere con voi…”.
Naturalmente non ce lo facemmo ripetere due volte. L’assalimmo con le mani e le bocche, leccandole e carezzandole tutto il corpo, concentrandoci, dopo aver assaggiato ogni centimetro della sua pelle, io sulla fica ed Enrica sul buchetto di dietro. Enrica mugolava forte e ciò ci spingeva a impegnarci sempre di più su quel bellissimo corpo che si apriva, voglioso, alle nostre voglie. Lasciai Enrica tra le cosce di Sara e avvicinai il mio cazzo alla bocca di questa strusciandolo sulle sue labbra. “questo non sarà una sberla ma ti darà piacere comunque, te lo assicuro… non ci hai detto se Benny ti ha fatto il culo, ma non credo… era troppo grosso vero?” Sara non poteva fare altro che annuire con la testa visto che ormai le avevo infilato metà del mio cazzo in bocca. “Vedi, il vantaggio di un cazzo normale sta nel fatto che lo puoi prendere tranquillamente nel culo e stasera avrai questo piacere… ti chiaverò la fica… ti sborrerò in gola e poi mi farò il tuo bel culetto… sapessi da quanto desidero fotterti…quante volte in ufficio mi è venuta la tentazione di metterti a pecorina e farmi il tuo culo tondo.. ora sarà mio…finalmente”!
Sara mugolava come una cagna in calore; aveva afferrato il mio cazzo con la mano e me lo menava avanti e indietro mentre glielo spingevo in bocca; intanto Enrica con la sua abile lingua la stava portando al settimo cielo. Me ne accorsi e chiesi ad Enrica di farmi posto contando sul fatto che non ci sarebbe voluto molto per farla godere. Presi a chiavarla subito vigorosamente con colpi profondi ai quali Sara rispondeva venendomi incontro col bacino, segno evidente che apprezzava il servizio che le stavo rendendo. Intanto Enrica le succhiava i capezzoli o almeno tentava di farlo perché le mie spinte facevano sobbalzare i bei seni di Sara; uno spettacolo meraviglioso.
Enrica lasciò i capezzoli per tuffarsi sulla bocca di Sara; le lingue si intrecciavano e sparivano l’una nella bocca dell’altra, lunghi mugolii sottolineavano il piacere delle due donne fino a che il grido di Sara, che divenne un gorgoglio nella bocca di Enrica, annunciò l’orgasmo di quella splendida ragazza. Quanto miele fluiva dal suo sesso pieno del mio cazzo!
La baciai anch’io rallentando il ritmo dei miei colpi fino a fermarmi per far defluire la mia eccitazione. Non potevo venirle dentro e, comunque, desideravo la sua bocca. Gli occhi lucidi di Enrica, però, ed un suo bacio appassionato chiedevano chiaramente di spegnere anche la sua eccitazione, per cui la feci sdraiare a terra, vicino al divano su cui Sara giaceva abbandonata e la penetrai dolcemente scopandola e leccandole i seni, come sapevo le piaceva.
Tuttavia resistetti solo pochissimi minuti poiché l’eccitazione era alle stelle. “Scusami, Enrica”, le dissi, e lei: “non ti preoccupare, lo so che vuoi farti la sua bocca… ma fammi godere… leccami, mangiami la fica… come sai fare tu”.
La feci godere con la bocca e poi aspettai che si riprendesse dall’orgasmo perché volevo che vedesse lo spettacolo di Sara che mi succhiava e beveva il mio sperma. Mi sedetti in poltrona ed invitai Sara a compiere il suo dovere. La ragazza venne verso di me in ginocchio, e in quella posizione cominciò a mordicchiare il mio pene abbandonato sul pube. Lo leccò tutto fino ai testicoli e poi lo imboccò suggendolo lentamente mentre Enrica la incitava a ingoiarlo tutto ed io le dicevo quanto fosse bella col mio cazzo in bocca e quanto avessi desiderato quel momento. Ben presto Sara applicò un ritmo costante al suo pompino; mi rilassai completamente, chiusi gli occhi per meglio concentrarmi sulle sensazioni che quella bocca stupenda mi regalava, le inondai la bocca con numerosi schizzi di sperma.
Quando mi riebbi, Enrica e Sara si baciavano con gusto leccandosi e succhiandosi le lingue. “È buono lo sperma del mio uomo, vero?” chiese Enrica. Solo allora Sara capì che ero io l’uomo di cui spesso le aveva parlato Enrica. Sorrise, dopo un attimo di esitazione, e rispose: “insomma, mi avete fottuta”. “E no”, rispose pronta Enrica; “finora ti ha fottuta solo Donato, ma rimediamo subito… andiamo a letto… vedrai che ti combino!”
In camera tirò fuori dal cassetto il fallo di gomma regalatole da Chiara e lo indossò velocemente, poi si fece ammirare maneggiando il dildo come se stesse facendogli una sega, chiese a Sara di aprire le cosce promettendogli che l’avere fatta impazzire di piacere e si piazzò su di lei strusciandole il cazzo finto sul pube e tra le grandi labbra. Lentamente la penetrò e fu accolta con grande piacere da Sara che le esternò tutta la sua approvazione con frasi inequivocabili.
Mi godetti a lungo le evoluzioni delle due ragazze che si presero l’un l’altra prima nella posizione canonica, poi alla pecorina, e poi di lato o con le cosce sulle spalle. Quando Enrica, mentre stavano leccandosi a vicenda le fiche, cominciò a stuzzicare col fallo di gomma il culetto di Sara, il mio cazzo cominciò a dare segni di ripresa e allora mi avvicinai, mi misi dietro ad Enrica che aveva il culo all’aria e cominciai a strusciare il pene tra le sue natiche; Sara ne approfittò per imboccarlo e dargli qualche succhiata, ma Enrica la richiamò all’ordine perché era sul punto di godere. Difatti di lì a poco venne sulla bocca di Sara e poi le ricambiò il piacere succhiandogli la clitoride mentre le infilava tutto il cazzo nella fica.
Dopo il reciproco orgasmo, le ragazze si abbandonarono sdraiate l’uno a fianco all’altra e io ne approfittai per sedermi su di loro a gambe larghe, col cazzo ben in vista davanti ai loro occhi. Iniziarono subito a giocarci con le mani e con le lingue fino a che non fu di nuovo in piena erezione.
Menandomelo lentamente Sara sottolineò che, certo, il cazzo di gomma aveva il vantaggio di non ammosciarsi mai, ma un bel cazzo duro di carne non aveva comunque paragoni perché ti pulsa dentro, è caldo, e poi ti gratifica con quei fiotti bollenti di sborra che a lei piacevano tanto; tanto che si ripromise di riprendere la pillola perché, disse, baciandomi sulla punta, “ora che ti ho incontrato voglio approfittare ancora dei tuoi servigi”.
Intanto Enrica dopo aver rassicurato Sara che mi avrebbe volentieri diviso con lei tutte le volte che voleva, reclamò la sua parte di cazzo “vero”, e, mettendosi alla pecorina, invitò me a penetrarla e Sara a sdraiarsi sotto di lei a succhiarle il bottoncino. L’accontentammo entrambi volentieri e in poco tempo grazie ai mie colpi violenti ed alle succhiate di Sara la portammo all’orgasmo.
Per ringraziarmi della bella cavalcata Enrica mi disse che avrebbe preparato per me il culo di Sara per cui se la portò in bagno dove la fece entrare nella vasca da bagno e cominciò ad ammorbidirgli il buchetto con acqua calda e sapone. Anche in quel caso godetti di uno splendido spettacolo. Enrica aveva fatto piegare Sara e mentre con una mano le carezzava la fica e la clitoride, con l’altra le massaggiava il culetto, fino a che non riuscì a infilarle dentro tutto il dito medio. Sara mugolava che era un piacere e alla fine affermò che non vedeva l’ora di sentirsi il mio cazzo nel culo.
Naturalmente una volta tornati a letto Enrica completò l’opera leccandola e lubrificandole il buchetto e finalmente si rivolse a me dicendomi: “ora… è pronta… inculala… ma sta attento a non venire… dobbiamo fare tante cose ancora”.
Mi posizionai dietro Sara prendendola per le natiche, Enrica guidò il mio cazzo sul buchetto, spinsi provocando un grido di dolore, ma non mi fermai incitato da Enrica che intanto dava consigli a Sara su come comportarsi. Lentamente, ma deciso, penetrai dentro, fermandomi di tanto in tanto per darle modo di abituarsi a quella nuova presenza. Sara gridava con la faccia affondata nel cuscino, consolata da Enrica che le prometteva un grande piacere dopo il dolore. Quando fui completamente dentro, nonostante la gran voglia di muovermi in quello stretto budello, mi fermai, mi piegai sul corpo di Sara baciandole e leccandole il collo e la schiena, mentre Enrica, sotto di lei, le succhiava i capezzoli.
Fu Sara stessa che dopo un po’ cominciò lentamente a muovere il bacino avanti e indietro: “Ora, si… mi piace… fa ancora male, ma… il piacere è più grande… muoviti, muoviti… inculami… così!… Uhm…porco!, mi hai rotto il culo… mi hai fatto un gran male ma mi piace… mi sento così porca!…e mi piace… mi piace sentirti duro… aprimi… aprimi tutta!…”
Enrica intanto era scivolata con la testa fra le sue cosce dove cominciò a martoriarle la clitoride provocando ancora di più l’eccitazione di Sara che ci invitò a usarla come meglio credevamo, a incularla, leccarla, chiavarla… a nostro piacimento.
Rallentammo per qualche momento per non far salire troppo la tensione e godere troppo presto, ma Sara non resistette dal tuffarsi con la bocca sulla fica di Enrica esposta davanti al suo viso. Enrica lasciò fare per qualche minuto, poi si sollevò, indossò il suo fallo di gomma e tornò a sdraiarsi sotto Sara invitandola a penetrarsi. Sara non ci pensò due volte e ben presto fu piena in entrambi i buchi.
Baciò in bocca Enrica e poi ci incitò a sconvolgerla. Cominciammo a dare colpi violenti a turno, io nel culo, Enrica nella fica, provocando ogni volta un grido alla gola di Sara che intanto non smetteva di sottolineare quanto godesse nel sentirsi piena di due cazzi, di come la fottevo bene nel culo, di quanto fosse bello baciare la bocca di Enrica mentre strusciava i propri capezzoli contro quelli di lei. “Godo… Godo di culo e di ficaaaaaa!” gridò alla fine mentre si dimenava tra i due cazzi.
Dopo divenne languida e non finiva più di ringraziarci per tutto il piacere che le avevamo fatto provare ed affermò che quando volevamo era a nostra disposizione, aperta a qualsiasi esperienza con noi. Enrica ne fu felice ma osservò che il modo migliore per ringraziarla era rendergli lo stesso servizio, così dopo una rapida puntata in bagno a ripulirci delle tracce di sangue che Sara aveva lasciato, fummo di nuovo pronti a darci piacere.
Sara espresse il desiderio, prima di arrivare a farci insieme Enrica, di incularla lei stessa, perciò indossò il pene finto e penetrò nel buchetto iniziando subito a fotterla riempiendola di cazzo e di numerose ingiurie. Lo spettacolo era delizioso e non potevo fare a meno di parteciparvi. Mi misi dietro Sara e gli puntai il cazzo tra le chiappe dove lo strusciai a lungo prima di penetrala nella fica.
Giocammo a lungo in quella posizione che non ci permetteva di prenderci completamente ma era eccitantissima, poi andai ad offrire il mio cazzo alla bocca di Enrica e Sara mi aiutò spingendo a più non posso da dietro in modo da dettare lei stessa il ritmo alla sua bocca fino a che Enrica non ne potè più: “ora!… vieni a scoparmi anche tu… quella porca mi sta facendo impazzire… mi incula alla grande… riempimi anche del tuo cazzo… così!… fermi!… fatemi sentire… dai… dai, fottetemi, scopatemi culo e fica… ah! È terribile… più forte… più in fondo… Sara… Oh, Sara! Che bello! Spingi… spingi… Donato sta per venire lo sento… dai, amore, vieni… riempimi la fica di sborra… lo sai che mi piace sentirti schizzare… AAhh! Eccola… eccola… Sara, mi sta allagando la fica di sborra… tesoro ancora… resisti, ancora pochi colpi e… eccomi, vengo… vengo… mi fate godereeee!”
Le ragazze si accasciarono esauste sul mio corpo. Enrica tremò a lungo prima di rilassarsi e baciarci dolcemente.
Sarà però aveva ancora voglia di godere e così, anche a mo’ di ringraziamento finale per noi, si sdraiò con le cosce oscenamente spalancate, si infilò il cazzo di gomma nel culo e mentre lo menava su e giù si masturbò davanti a noi invitandoci a godere di quanto fosse porca, fino a che non venne gridando.
Stremati, ci addormentammo abbracciati, ma nella notte dovetti subire un nuovo attacco da parte di quelle assatanate che si alternarono sul mio cazzo fino a che non godettero ancora e poi mi deliziarono con un doppio pompino alla fine del quale si divisero equamente le ultime gocce di sperma rimastomi.

Panna…


Linda era eccitata come non mai.
Tante volte aveva sognato di fare all’amore con lui, con il marito della sua collega di studi; sentirsi un minimo in colpa, ora, la eccitava ancora di piu’, mentre lui ne contemplava il corpo nudo; cosi’ credeva almeno, visto che le aveva chiesto di prestarsi ad un gioco, senza dirle di cosa si trattava, chiedendole di fidarsi di lui.
Aveva una voglia matta di essere presa in realta’, di sentirlo sopra e dentro di lei, ma aveva acconsentito; se nella realta’ aveva la stessa fantasia che dimostrava nei suoi racconti, la cosa prometteva di essere molto interessante; sentiva che si stava bagnando la figa mentre pensava queste cose, gli occhi chiusi da un sottilissimo foulard di seta nera che lui le aveva messo dopo averla spogliata con esasperante lentezza (l’unica cosa che le aveva dato fastidio… moriva dal desiderio di vedergli il membro nudo….); si porto’ la mano sul sesso, ma lui era li’, ora, e gliela scosto’ dolcemente, rimettendogliela sul fianco; senti’ un rumore di qualcosa di metallico, poi di qualcos’altro che veniva poggiato sul suo comodino; era venuto con un misterioso pacchetto con una carta come di pasticceria, che aveva messo in frigorifero; forse era quello, l’avrebbe scoperto presto penso’.
Senti’ le sue mani accostarsi ai suoi seni per accarezzarglieli, le sue dita le sfioravano con sapienza i capezzoli, che si alzarono subito, seguiti da tutto il seno e da un inarcarsi spontaneo dei fianchi a quel contatto tanto desiderato, che finalmente si andava realizzando.
Poi lui si scosto’ ed il qualcosa di metallico, freddo, le si poso’ sul capezzolo inturgidendolo; si giro’ e le lascio’ sopra qualcosa di morbido e fresco; prima su una mammella, poi sull’altra; la cosa si ripete’ due o tre volte, poi le sue mani presero a spalmarle sul seno quella cosa che cercava di indovinare cosa fosse; la risposta fu lui a dargliela, dandole la cosa metallica, un cucchiaino da caffe’, da succhiare… era panna; le aveva ricoperto i seni di panna, dandole una sensazione che mai avrebbe immaginato; sentiva il seno che le tirava per la voglia, voglia che lui prese a soddisfare iniziando a leccarla prima tutt’intorno il seno destro, poi sopra, mentre con la sinistra le accarezzava il capezzolo dell’altro, mandando su e giu’ rapide le sue dita mai cosi’ dolci.
Di colpo le prese capezzolo e parte del seno con tutta la bocca, risucchiandolo, facendola gemere, mentre la sua eccitazione montava, anche per il contatto del pene eretto che ora sentiva nitido sulla sua coscia; le sali’ ancora piu’ sopra, passando a ripulirle l’altro seno, il sinistro; era il piu’ sensibile, quello dalla parte del cuore; assieme al seno vibrava come non mai la sua vulva, ansiosa di essere aperta ed esplorata da quella parte di lui che ora sentiva sulla parte piu’ interna delle sue gambe, che la porto’ a spostarle per fargli capire che era ora di montarla, proprio come la panna…
Lui se ne accorse, e si tiro indietro; fremeva perche’ lui non la toccava, finche’ non senti’ di nuovo le sue mani su di lei, carezzarne le labbra del sesso con le sue labbra unte di panna; divarico’ le sue gambe quanto piu’ poteva per lasciargli il campo libero, anche se sentiva che non avrebbe resistito ormai a lungo prima di venire; si sentiva risucchiata da lui, dalla sua voglia, mentre la succhiava senza sosta, infilandole di tanto in tanto la lingua nella fica ormai ripiena dei suoi umori; venne con una intensita’ mai provata quando le prese la clitoride in bocca, si senti’ spaccare, e riunire dentro di lui che le risucchiava l’anima…

Le tolse la benda e lei lo vide sorridente, con un baffo di panna ancora in faccia mentre la guardava; facendosi forza si tiro’ su’ e glielo lecco’ via, poi lo bacio’; la sua mano ne percorse il torso nudo, scoprendo la sensibilita’ dei suoi capezzoli, poi si fermo’ a toccare il suo sesso, che ancora non aveva visto.
Sentirlo tra le mani le piacque, era umido, duro, ricoperto delle voglie di tutti e due; si scosto’ per vederlo, tenendolo per l’asta; aveva il glande gonfio, bene separato dal resto da una pelle tesa come un tamburo; si chino’ su di lui e lo prese in bocca per un istante; basto’ a farlo vibrare e a far gemere lui.
Penso’ di rendergli il favore e cerco’ la panna sul comodino; se ne riempi’ le mani e prese a ricoprigli il membro con questa, fino a nascondere del tutto la punta; poi lo prese in bocca con decisione e, con piacere, inizio’ a succhiarlo, cercando di trovare il ritmo che piu’ gli piaceva; vide che amava un ritmo fluido, che quello che piu’ gli piaceva era quando andava su e giu’, veloce, senza stringere troppo; la panna le rendeva facile ed ancor piu’ piacevole quel gioco; vi uni’ un piccolo colpo di lingua sulla lingua quando arrivava su in cima; ad un certo punto senti’ che i suoi spasmi aumentavano, con una mano prese un altro po’ di panna e la porto’ sul glande, poi succhio con maggiore intensita’ e rimase ferma, lasciando che la panna e il suo sperma dolce le riempissero il palato.

Poi si lasciarono cadere entrambi sul letto; lei continuava a passarsi la lingua sulle labbra, le dita sulla fica pulsante; aspettava che lui si riprendesse…