Vendetta (parte VI)

Erano passati due giorni dall’umiliazione dei miei cugini, dei quali non avevo avuto più notizie, ed io ero ormai deciso ad affrontare Gerry, per regolare i conti in sospeso con lei; la sera le proposi perciò di guardare una cassetta, dicendole che si trattava di una sorpresa. Lei si accomodò pigramente sul divano, con l’aria di una che si aspetta qualcosa di palloso, tipo filmini di nozze o vacanze degli altri, ma quando il nastro partì si mise subito a sedere sull’orlo del cuscino, rigida, torcendosi nervosamente le mani: avevo messo il nastro della notte passata con Laura e Barbara nella stessa stanza in cui ci trovavamo in quel momento. Dapprima scorsero le immagini della scopata con Laura, e Gerry, forse stentando a credere ai suoi occhi, anche per la non eccelsa qualità delle immagini, restò a lungo in silenzio, senza muoversi. All’improvviso però saltò per aria urlando: “Brutto bastardo, cosa cazzo credi di fare? Cosa ti fa pensare che io voglia starmene seduta qui a guardare mentre ti scopi una ragazzina?”, ma io non mi scomposi, limitandomi a dire “Siediti, e aspetta, che poi c’è una sorpresa; non te la immagini?”
Gerry restò impressionata dal mio tono e non rispose nulla, ma si andò a sedere su una sedia nell’angolo della stanza opposto a quello in cui mi trovavo io. Sul video all’improvviso fece la sua comparsa Barbara, e devo dire che quelle immagini fredde non le rendevano affatto giustizia, anche se si poteva intuire che era di una bellezza sicuramente superiore a Laura; l’apparizione di un’altra ragazza fece letteralmente sbavare di rabbia Gerry, che si alzò e mi scagliò contro una rivista che si trovava sul tavolino fra noi due: “È questa la tua sorpresa? Eh, è questa? Farmi vedere tutte le troiette che ti sei scopato. Mi fai schifo, stronzo.” e fece per andarsene, ma la mia voce la gelò: “Sono solo due, e comunque le ho scopate una alla volta, mentre tu …”.
Lei si voltò, terrea in viso, col corpo sconvolto da violenti tremori, e farfugliò: “Che vuoi dire?”, ma io non le risposi direttamente, dicendole invece: “Ad ogni modo non è questa la sorpresa, e se te ne stai seduta la potrai vedere tra poco.” Rassegnata Gerry tornò a sedersi, ed io accelerai l’avanzamento del nastro fino a giungere al punto in cui, nel mio lavoro artigianale di montaggio, avevo inserito il filmato della sua scopata coi miei cugini. La guardai in viso, cercando di intuire quel che le passava per la mente, ma lei scoppiò a piangere e si nascose il volto tra le mani. Per un paio di minuti si sentirono solo i suoi singhiozzi strazianti, poi finalmente mi giunse il flebile suono della sua voce: “E adesso?”.
“Adesso, – risposi io – è opportuno parlare per chiarire un po’ di cosette. Tanto per cominciare le due troiette sono, anzi no, erano, le ragazze dei tuoi amanti; la mora la prima, è Laura, e stava con Andrea, mentre la seconda, la bionda, è Barbara, la ex di Marco; è ovvio che io ho scelto di scoparmi quelle due proprio perché tu ti facevi fottere dai loro ragazzi, così come loro sono venute a letto con me per vendicarsi a loro volta. Ora, chiarito che io ho agito per vendetta, e non per infedeltà, resta da capire cosa ha spinto te a fare quello che hai fatto. Se vuoi avere la gentilezza di dirmi qualcosa, ti suggerirei di partire dall’inizio: quando è cominciata, come e, se me lo sai dire, anche perché”.
Gerry continuò a piangere per alcuni minuti, ma lentamente riuscì a riprendere il controllo di sé, ed infine disse: “Aprile; è cominciato tutto in Aprile.”
“Alla faccia – risposi io – all’epoca i due ganzi erano ancora minorenni, te li sei scelti proprio giovani, eh?”
“Senti, evita almeno di fare commenti, perché per me è già fin troppo penoso parlare di certe cose, e non so nemmeno perché ho accettato di farlo.”
“D’accordo, tu vai avanti a raccontare, e io cercherò di trattenere commenti ed osservazioni.”
“Ad Aprile, dicevo, ho …, sono stata …, si, insomma, ho cominciato a scopare coi tuoi cugini. Ti ricordi che c’era stata quell’esplosione di caldo pazzesco, che tutti i meteo dicevano che si annunciava un’estate torrida? Noi eravamo andati a casa loro una Domenica, alla fine del mese, per non so più quale ricorrenza della tua famiglia. Sai che ho sempre odiato quel genere di cose, che sono sempre stata a disagio in mezzo ai tuoi parenti ricchi e altolocati, ma quel giorno le cose andavano abbastanza bene, c’era un clima disteso, o forse ero io che sentendomi meglio che in passato non mi sentivo più sotto esame.
Dopo pranzo, mentre gli altri tuoi parenti se ne erano andati, noi avevamo accettato l’invito di tua zia a fermarci, e a godere della loro piscina, che quell’anno era stata riempita in anticipo proprio per affrontare il caldo insopportabile. Noi non avevamo costumi ma tua zia era riuscita a procurarcene un paio; tu eri francamente ridicolo nei boxer di tuo zio, almeno due taglie più della tua, mentre io mi sentivo scoppiare nel costume olimpionico di tua zia, che è leggermente più bassa di me , e soprattutto secca e senza seno.
Avevamo passato circa un ‘ora vicino alla piscina a chiacchierare e a prendere il sole, ma nessuno di noi aveva osato fare il bagno, perché l’acqua sembrava comunque fredda, e avendo pranzato da poco era meglio evitare rischi inutili. Io avevo finito per addormentarmi su una sdraio, e al mio risveglio tu e tua zia non c’eravate più; trovai solo il biglietto in cui mi informavi che eravate dovuti andare a prendere tuo zio, che aveva voluto accompagnare dei vostri parenti che abitavano in un’altra città, e che sulla via del ritorno aveva avuto un guasto. Dicevi che saresti stato di ritorno verso le sei di sera, ma che se ci fossero stati contrattempi mi avresti avvisato. Guardai l’orologio, erano le quattro e mezzo, non avevo dormito molto, e anche voi dovevate essere appena partiti. Decisi di provare lo stesso a fare un bagno, anche perché se avessi aspettato ancora il sole sarebbe sceso troppo e poi avrei avuto freddo, una volta uscita dall’acqua.
Mi tuffai, e l’impatto coll’acqua fu sconvolgente; dire che mi sembrò gelida è dire poco: il mio corpo restò come bloccato da una fitta di dolore, che mi attraversava tutti i muscoli, rendendomi difficile ogni movimento. Superato lo choc iniziale cominciai a muovermi con più scioltezza, ma la temperatura dell’acqua era testimoniata dalla dolorosa erezione dei miei capezzoli, tesi all’inverosimile.
Fu a quel punto che fecero la loro entrata in scena i tuoi cugini, che non avevo più visto da quando ci eravamo alzati da tavola. Emergendo dopo una nuotata in apnea li vidi in piedi vicino alla vasca, e sentii Andrea dire: “Te l’avevo detto che qualcuno si era tuffato.” e Marco rispondere: “Beh. a me sembrava assurdo che qualcuno potesse fare il bagno in quell’acqua gelida. Ehi, Gerry, com’è l’acqua?”.
“È un brodo, ragazzi; – dissi io – coraggio, tuffatevi.”
“Mah, e Stefano? e nostra madre? dove sono andati?”
“Guarda quel biglietto.”
Marco prese il foglio, lo lesse e lo passò al fratello. I due si guardarono per un secondo, poi cominciarono a spogliarsi; non avevano costumi da bagno con sé, e non volendo salire in casa a cambiarsi decisero di fare il bagno coi boxer. In pochi secondi erano di fronte a me in mutande, ma devo dire che la cosa lì per lì non mi causò affatto imbarazzo, non ci vedevo nulla di male, li consideravo quasi come due bambini, due creature asessuate.
Beh, mi sbagliavo. Si tuffarono simultaneamente in acqua, ed evidentemente anche per loro il primo contatto fu tremendo, perché riemersero con facce sconvolte, annaspando e bestemmiando; subito si rivolsero contro di me, schizzandomi violentemente negli occhi, per punirmi di averli ingannati. Cominciammo a giocare, come si fa sempre nell’acqua, spruzzi, spinte, immersioni per andare ad afferrare da sotto chi nuota in superficie, e cose del genere, ed in varie occasioni ebbi l’impressione che certi contatti coi tuoi cugini non fossero del tutto casuali.
Stavo arrampicandomi sulla scaletta per uscire dall’acqua, anche perché mi sembrava più prudente porre fine a certi giochi non proprio innocenti, quando Andrea disse: “Ehi, ma quello è un costume della mamma, no?”, e Marco di rimando: “Ma si, è uno dei suoi. Anche se bisogna dire che addosso a Gerry fa tutt’altra figura; lo riempie decisamente meglio.”. “Diciamo pure che lo riempie troppo.”, chiosò Andrea, ed allora mi accorsi che nuotando e giocando il seno era scivolato fuori dal costume, già in partenza troppo corto e stretto. Mi affrettai a ricoprirmi e mi distesi nuovamente sulla sdraio, per asciugarmi cogli ultimi tiepidi raggi di sole.
Dopo poco anche i tuoi cugini uscirono dall’acqua e si distesero su dei lettini vicino a me, ma io preferii ignorarli, anche quando sentii Marco dire: “L’acqua era così fredda che il mio cazzo si è ridotto alle dimensioni del pistolino di un bambino appena nato; non riesco più a trovarlo.”, e Andrea in tutta risposta fece una gran risata e disse: “Parla per te, io il mio ce l’ho ancora bello grosso.”. Quel discorso mi eccitò, anche perché pensai che ciò che rendeva ancora bello grosso il cazzo di Andrea fosse il fatto che lui aveva potuto vedere meglio del fratello le mie tette mentre uscivo dall’acqua.
Quando fui asciutta mi alzai e mi diressi verso la cabina-spogliatoio in giardino, dove c’erano i nostri abiti; hai presente com’è fatta, no? Un vano centrale, sulla destra i due spogliatoi, e sulla sinistra un locale con la doccia ed uno coi servizi igienici. Andai prima al gabinetto, poi mi diressi verso la doccia; stavo per entrare quando pensai che non mi conveniva lavarmi, perché non avevo con me nulla con cui asciugarmi, e con rammarico decisi che avrei aspettato di essere a casa per togliermi di dosso il cloro. Mi voltai verso lo spogliatoio quando all’improvviso dalla doccia giunse il rumore di uno scroscio d’acqua; uno dei tuoi cugini doveva essersi alzato dopo di me, ed era entrato in cabina mentre io ero nel gabinetto. Silenziosamente mi accostai alla porta per cercare di capire chi fosse, Marco o Andrea, pensando di fargli qualche scherzo. Mi colpì la scoperta che la porta non era chiusa, ma solamente accostata, e non so perché, ma sentii l’irrefrenabile impulso a sbirciare, pur sapendo che dentro c’era sicuramente un ragazzo nudo. Restai scioccata quando, spingendo leggermente la porta, riuscii a scorgere Marco che se lo menava, cercando di farselo venire duro; evidentemente diceva il vero a proposito dell’effetto dell’acqua fredda.
Ancora oggi mi chiedo che cosa mi abbia spinto a fare quello che ho fatto; spalancai la porta, entrai, e mentre lui, imbarazzatissimo, cercava di coprirsi e farfugliava scuse, io dissi: “Serve una mano?”. Non aspettai la sua risposta, ma scostandogli le mani afferrai il suo cazzo moscio e lo massaggiai lentamente, studiando nel contempo l’allentarsi della tensione sul suo viso; quando cominciai ad avvertire che il sangue tornava ad affluire copioso al suo cazzo mi inginocchiai e, superando tutte le remore che mi avevano sempre frenato, glielo presi in bocca. Era una sensazione indescrivibile: il getto di acqua calda mi colpiva sulle spalle, e mi causava un piacevole languore per tutto il corpo; sentivo il calore del suo cazzo pulsante nella mia bocca, l’odore del suo sesso, in cui avvertivo una punta di odore di piscio, segno che anche lui, come spesso fate voi maschi, aveva deciso di pisciare nella doccia, pensavo al fatto che ti stavo tradendo, e me ne vergognavo ed al tempo stesso mi eccitavo. Quando lui, afferrandomi la testa, disse: “Succhiamelo per bene, troia.”, io, anziché incazzarmi, godetti, e sentii come una liberazione; si, con lui potevo fare tutto, tutto quello che con te non avevo mai accettato, proprio per evitare che tu mi considerassi una puttana.”
“No, scusa se ti interrompo, ma non ho capito: tu ti rifiutavi di fare certe cose con me, il tuo ragazzo, perché pensavi che fossero cose da puttana, e tu, giustamente, non ti consideravi tale, ma poi hai deciso di farle con un ragazzino, oltretutto pure mio parente? È questo il motivo delle tue azioni, che con me non eri libera di fare la puttana?”
“Più o meno; è difficile da spiegare, credo entri in ballo la psicologia dei ruoli. Sai cos’è, no? Io, con te, dopo aver passato anni, quando mi sentivo male, a dipingere il piacere sessuale come qualcosa di negativo, di sporco, quando poi mi sono sentita meglio non ho avuto il coraggio di smentire tutte quelle mie affermazioni, e così ho deciso che i miei rapporti con te si sarebbero limitati all’ essenziale, a quegli atti cioè per i quali, essendo del tutto secondo natura, non si poneva il rischio di un giudizio negativo; avrei invece rifiutato tutti quegli atti contro, od oltre natura, quelli cioè non strettamente necessari nell’economia della riproduzione, e che perciò si presentavano come diretti principalmente alla ricerca di un piacere particolarmente intenso. Io volevo essere la tua ragazza, non la tua puttana, o meglio, volevo che tu mi considerassi la tua ragazza, e che tu non potessi mai pensare di me che ero anche puttana. Con tuo cugino invece ho capito che, non avendogli mai detto niente in passato circa il mio disprezzo e disgusto per certe pratiche sessuali, ora che quelle valutazioni negative erano scomparse potevo tranquillamente agire senza timore di smentire me stessa; lui aveva aspettative su di me diverse dalle tue, vedeva in me non la ragazza, ma l’amante, ed è logico aspettarsi che l’amante sia disinibita, sia un po’ troia. Capisci?”
“Per capire posso anche capire, ma accettarlo no, non ci riesco: ma porca troia, cosa cazzo ti costava lasciarti andare con me, visto che ero io il primo ad aspettarmi certe cose da te. Non ci hai mai pensato a questo, che dato che ero io a chiederti certe prestazioni, evidentemente non pensavo che ciò potesse sminuirti ai miei occhi? Vabbè, senti, lasciamo perdere, per ora, e continua a raccontare: voglio sapere come, da un pompino sotto la doccia, sei arrivata a farti scopare a sandwich nel nostro letto.”
“Non puoi proprio fare a meno di essere così sgradevole?”
“Sgradevole io, guarda che sei tu quella che mi ha tradito e nel farlo mi ha anche ricoperto di insulti, quasi che fosse per colpa mia, e non per tua scelta, se tra noi non accadevano certe cose.”
Gerry accusò il colpo, e sul suo viso calò un’ombra; evidentemente aveva capito che mi riferivo alle frasi scambiate coi miei cugini mentre scopavano, e intuiva che quelle, più ancora che il tradimento in sé, potevano avermi offeso e umiliato; io infatti potevo adesso capire le ragioni del suo comportamento, ma per chiunque altro ne fosse a conoscenza, in primo luogo i miei cugini, io ero solo il cornuto impotente. Restò a lungo silenziosa, a capo chino, poi si decise a ricominciare il suo racconto.
“Ero rimasta al punto in cui sotto la doccia avevo capito che mi si presentava l’occasione di sperimentare tutto quello che mi ero fin lì negata. Ebbi un orgasmo nel sentirmi dare della troia, un orgasmo dalle cause puramente cerebrali; non mi era mai capitato. Così come non mi era mai capitato di provare ancora voglia di fare l’amore subito dopo aver avuto un orgasmo; ti ricordi quella volta che io avevo goduto silenziosamente, ancora durante i preliminari, e tu non te ne eri accorto, e non capivi come mai io non solo non arrivassi mai a godere, ma provassi perfino fastidio? Ti eri incazzato come una bestia quando avevi saputo che per più di un’ora mi avevi scopata cercando di farmi godere, e cercando soprattutto di evitare di godere tu per primo, e io alla fine ti avevo detto che era inutile, perché avendo goduto prima non provavo più interesse nella cosa e non riuscivo più ad eccitarmi. Avevi detto che era assurdo che una donna fosse sfinita dopo un solo orgasmo, raggiunto oltretutto senza penetrazione, e che quello al limite avrebbe dovuto fare da aperitivo, da stuzzichino in vista di un piacere più intenso ed appagante dopo. Beh, con tuo cugino andò così, il primo orgasmo mi fece aumentare la voglia di spingermi oltre.
Smisi di succhiarlo e gli dissi: “Chiama tuo fratello, così vedremo se ce l’ha ancora bello grosso, o se adesso è più grosso il tuo. Ma non dirgli niente, voglio che sia una sorpresa.” Marco si limitò ad affacciarsi sulla porta della cabina e da lì chiamò Andrea, che penso fosse ancora vicino alla piscina. Io nel frattempo mi ero tolta il costume, e quando Marco ritornò nel locale doccia restò a fissarmi a bocca aperta; lo raggiunse in quel momento Andrea, che avvicinandosi diceva qualcosa tipo: “Che cazzo c’è, hai visto il solito ragno, fifone?”. Arrivato sulla soglia si fermò a sua volta, ed io gli dissi: “E allora, sono proprio un ragno così brutto? Coraggio, non vi mangio, non sono mica una vedova nera.”
In men che non si dica anche Andrea fu nudo e tutti e due mi erano addosso, mi palpavano, mi baciavano, mi frugavano colle loro dita nelle mie parti più intime; ero estasiata, mi sembrava di impazzire sentendo le loro mani che mi toccavano senza alcun riguardo, senza passione o sentimento, obbedendo solo ai più bassi istinti, le loro lingue che mi ricoprivano di bava, i denti che straziavano la mia carne nei punti più delicati e sensibili, i loro cazzi duri, vogliosi, che sfregavano sul mio corpo cercando di trarre da quei rabbiosi contatti stimoli piacevoli, che alleviassero la loro eccitazione. Provavo un sentimento di degradazione, ad essere preda inerte di quei due maschi, che mi faceva sentire come mai prima in vita mia: che godessero pure di me, quei due, senza alcun ritegno, io ero lì solo per dare e ricevere piacere fisico.

Non so dirti chi fu a spingermi in ginocchio, ma senza nemmeno accorgermene mi ritrovai con un cazzo in bocca: non ebbi nemmeno bisogno di agire, che so, di succhiare, o di muovere la lingua; tutto quel che feci fu di serrare le labbra attorno a quel cazzo, mentre il proprietario lo muoveva avanti e indietro, tenendomi ferma la testa, scopandomi letteralmente la bocca, fino ad arrivare all’orgasmo. Dapprima non riuscii nemmeno a sentire il sapore del suo sperma, che mi schizzò dritto in gola, e che io istintivamente deglutii; solo in un secondo momento, quando si tirò indietro, e mi ordinò di ripulirgli la cappella colla lingua, sentii un leggero sapore dolciastro, piuttosto sgradevole, ma non me ne importò nulla, e deglutii anche quello. Mi alzai, e vidi che il cazzo che avevo appena finito di succhiare era quello di Andrea, che adesso stava appoggiato alla parete, per riprendere fiato. Marco mi afferrò subito da dietro, facendomi chinare il busto in avanti, per quanto era possibile in quello spazio ristretto; mi ritrovai col viso premuto sul torace del fratello, che presi a baciare trasognata, mentre Marco mi faceva leggermente divaricare le gambe. Quando ritenne che fossi abbastanza scosciata cominciò a strusciarmi il cazzo lungo il solco tra le natiche, spingendosi poi in avanti, fino a percorrere col glande le grandi labbra e giungere a stimolarmi il clitoride: era una sensazione fantastica, gli stimoli che il suo cazzo donava alla mia vulva si sommavano a quelli che le sue mani regalavano alle mie tette, mentre anche Andrea mi accarezzava le spalle e la nuca, ed io mi inebriavo del contatto col suo torace muscoloso. Avrei voluto restare in quella situazione per sempre, dilatando all’inverosimile ogni istante di godimento, ma all’improvviso Marco si abbassò dietro di me, e nel rialzarsi mi infilò il cazzo nella vagina fradicia di acqua ed umori della mia eccitazione. La penetrazione mi lasciò senza fiato, tanto sconvolgente fu l’ondata di piacere che dal mio ventre si propagò per tutto il corpo; ora non volevo più aspettare, volevo che mi scopasse con forza, a fondo, volevo godere nel sentirlo dentro di me, volevo che anche lui godesse nel profondo delle mie viscere. Cominciai a muovermi assecondando il suo ritmo, in un crescendo di eccitazione per entrambi, e quando una delle sue mani, abbandonate le tette, si portò sul clitoride, gridai tutto il mio piacere con quanto fiato avevo in gola, subito seguita da Marco, che con un rantolo animalesco incominciò a spruzzare il suo seme dentro di me.
Ci vollero alcuni minuti perché ci riprendessimo appieno dall’orgasmo, minuti nei quali restammo silenziosamente abbracciati tutti e tre sotto la doccia, ma infine mi riscossi, e nel timore che voi poteste tornare prima del previsto, mi affrettai a scacciarli e mi lavai. Sai che dicono che molte donne in casi simili si sentono sporche? Beh, io invece mi sentivo benissimo in quel momento, e fu solo dopo, quando ti vidi arrivare, che capii la gravità di quel che ti avevo fatto, e desiderai sprofondare. Ricordi che quella sera dissi di sentirmi male, e attribuii la cosa al fatto di essermi dapprima addormentata sotto il sole e poi di aver fatto il bagno gelido? In realtà stavo male psichicamente, al pensiero di quel che era successo.
Prima che voi arrivaste avevo ovviamente detto ai tuoi cugini che dovevano scordarsi l’accaduto, perché si trattava di un evento destinato a non ripetersi, ma in cuor mio speravo che invece la cosa avesse un seguito. Quando ti vidi però cercai di convincermi che era meglio che tutto finisse lì, restando confinato in quella cabina in giardino, che avrebbe dovuto custodire per sempre quel segreto terribile, ed anche la sera e la notte, qui a casa nostra, mi sforzai di cancellare quel fatto dalla mia vita. Quando però il Lunedì mattina tu uscisti per andare al lavoro io, sola in casa, cominciai ad avvertire il peso delle rinunce che mi ero imposte; sapevo che avrei rimpianto per sempre le sensazioni che avevo provato con quei due ragazzi, perché con te non avrei mai trovato il coraggio di lasciarmi andare nello stesso modo, e fu per questo che quando suonò il citofono e sentii la voce di Andrea venne meno ogni proposito di tenerli alla larga, e li feci salire senza esitazione.
Da quel giorno cominciarono a venire qui con regolarità; a volte la mattina, perché saltavano la scuola, a volte di pomeriggio; nelle ultime settimane poi non si poneva nemmeno più il problema della scuola, e a volte hanno passato qui anche tutto il giorno, come quando tu sei andato a quel congresso a Milano. La storia delle lezioni private era ovviamente inventata, e mi permetteva di non rispondere al telefono senza farti nascere sospetti, e al contempo doveva servire a convincerti a non passare da casa, quand’anche ne avessi avuto la possibilità, per venirmi a trovare, come facevi talvolta in passato. Questa storia faceva però nascere un problema: io avrei dovuto guadagnare parecchio da tutte quelle ore di lezione, ma in realtà non era così, e tu questo avresti potuto vederlo benissimo, visto che abbiamo il conto corrente in comune; è stato allora che i tuoi cugini hanno deciso di cominciare a darmi dei soldi, e questo mi ha fatto sentire ancora più puttana. Mi eccitava terribilmente essere pagata per scopare con loro, ed il pensiero che loro pagassero ed avessero quindi dei “diritti” su di me mi ha aiutato a superare anche le ultime paure, a concedermi senza ritegno. Sono stati quasi due mesi di sesso sfrenato, senza inibizioni, ma sono stati anche mesi di sofferenza, perché quando loro se ne andavano e tu tornavi a casa io venivo schiacciata dai sensi di colpa; hai notato anche tu che negli ultimi tempi stavo male, e mi hai anche suggerito di tornare a contattare la psichiatra, ma cosa potevo dirle: “Sa, dottoressa, sto malissimo perché tutti i giorni o quasi, appena Stefano esce di casa per andare al lavoro, io scopo coi suoi cugini.”? Cosa credi che mi avrebbe potuto dire, che io non sapessi già per conto mio; o smettere di scopare con Marco e Andrea, o smettere di stare con te.”
Io ero ammutolito, perché nella mia immaginazione non mi ero mai spinto a considerare una situazione così compromessa; mai avrei pensato che Gerry si potesse degradare al punto di accettare soldi dai miei cugini per farsi scopare. Il particolare delle prestazioni a pagamento fece però scattare un altro ricordo: la videocassetta porno di cui Gerry era protagonista.
“Sei sicura di avermi raccontato tutto?” le chiesi a bruciapelo.
“Beh, a meno che tu non voglia sentirmi descrivere per filo e per segno come mi hanno scopato quella volta e come invece quell’altra, o quanti pompini ho fatto a Marco e quanti ad Andrea, se tu non mi chiedi di scendere così nei dettagli, allora si,, ti ho detto tutto sulla mia storia coi tuoi cugini.
“E su altre storie?”
“Cosa intendi dire? Non ci sono altre storie?”
“Ne sei sicura? A me invece risulta il contrario. Può darsi che, con tutte le volte che ti sei fatta sbattere, tu non abbia riconosciuto l’episodio immortalato nella videocassetta che ti ho fatto vedere, ma ti assicuro che in quell’occasione non vi limitavate a scopare, ma guardavate anche una cassetta, portata da Andrea, che aveva te per protagonista, e che a detta dei miei cari cugini faceva di te la nuova regina delle pornostar. Ora, sei sicura di non dovermi dire niente su quella cassetta?”
“Io …, ecco …, avrei preferito non parlarne, perché è una cosa che trascende la storia con Marco e Andrea, e che oltretutto mi sta causando altri problemi, grossi problemi; ma forse è meglio così, che venga fuori tutta la storia, senza tener segreto nulla.
Ti ho detto che venivano qui pressoché tutti i giorni, ma un giorno ebbi una sorpresa tremenda: era il loro ultimo giorno di scuola, il giorno fra l’altro in cui tu eri andato al congresso, ed eravamo d’accordo che loro sarebbero venuti qui dopo le lezioni, che come sai, per consuetudine, l’ultimo giorno finiscono alle undici. Sapevamo di avere comunque tutto il resto della giornata a disposizione, e quindi non era un problema rinviare il momento dell’incontro. Quando suonarono io aprii la porta e mi diressi poi in camera, dove mi stesi nuda sul letto, perché quel giorno, complice forse il fatto che sapevo che saremmo stati insieme a lungo come mai prima, ero particolarmente eccitata, e morivo dalla voglia di cominciare. Fu uno choc tremendo per me quando entrarono in casa e mi accorsi che non erano venuti da soli: si erano portati dietro tutti i loro compagni di classe, ed in tutto erano dodici i liceali che fecero irruzione nella stanza in cui io giacevo nuda. Cercai di oppormi, ma fu tutto inutile, mi immobilizzarono e Andrea mi violentò, per scaldarmi a dovere, disse; la cosa orribile fu che io godetti, e non riuscii a nasconderlo, e perciò da quel momento non potei neppure più recitare la parte di quella che non voleva. Fui travolta dalla mia eccitazione e per otto ore, quasi ininterrotte, fui solo un oggetto sessuale nelle mani di una banda di giovinastri viziati; i tuoi cugini gli avevano detto che ero la loro puttana personale, e che per soldi avrei fatto tutto quello che mi fosse stato chiesto, ed allora i loro amici presero a trattarmi come la peggiore delle battone. Mi infilavano banconote in bocca, e pretendevano che non le sputassi finché non finivano di scoparmi, mi facevano camminare in ginocchio per casa, raccogliendo i soldi che seminavano, e all’improvviso mi saltavano addosso e cominciavano a fottermi lì dove eravamo, sul pavimento, sul tavolo in cucina: uno addirittura volle che lo spompinassi sul terrazzo. È assurdo, lo so, ma quanto più mi umiliavano e tanto più io godevo e volevo essere trattata male. Per buona parte della giornata non facemmo altro che scopare, sperimentando tutte le nostre fantasie, poi a Marco venne l’idea di filmare alcune scene, e prese la tua nuova videocamera e cominciò a dirci, come un regista, cosa dovevamo fare, cercando di ricreare situazioni da film porno: doppie penetrazioni, pompini fatti mentre qualcuno mi inculava, ecc. La scena finale, che segnò anche il termine della giornata, fu girata in camera da letto, ed io non avevo un ruolo attivo perché ero letteralmente stravolta; si disposero tutti intorno a me, distesa sul letto, e si masturbarono fino a coprirmi di schizzi della loro sborra in tutto il corpo. Sparate anche le ultime cartucce si rivestirono, mi gettarono addosso un’ultima manciata di banconote, e se ne andarono. Io feci una fatica tremenda a sollevarmi, a lavarmi e a mettere lenzuola e copriletto in lavatrice; ricordi che ti dissi che avevo rovesciato una bottiglia di aranciata? In realtà erano ricoperte di sperma e liquidi vaginali.
Dopo quell’episodio pensai di aver toccato il fondo, e provai un profondo disgusto di me stessa; pensai che forse quella nausea mi avrebbe dato la forza di porre fine a quella storia, che ormai stava degenerando rapidamente, ma ancora una volta i miei buoni propositi erano destinati a fallire. Seppi infatti che Marco e Andrea avevano fatto una copia del nastro per ognuno dei partecipanti al festino, e il terrore che quelle copie potessero essere fatte circolare per vendicarsi di me se mi fossi rifiutata di continuare ad incontrarli mi indusse ad accettare ancora i loro appuntamenti.
Ora sai tutto, e sai anche qual è il problema che mi angustia più di ogni altro: voglio recuperare tutte le copie di quel nastro.”
“Forse posso aiutarti, – dissi – anche se non so bene perché dovrei farlo. Guarda.” e mandai avanti il nastro nel videoregistratore fino a giungere al punto in cui cominciava la scena dei miei cugini intenti a spompinarsi nella cascina della violenza. Gerry non mi chiese nulla di come mi fossi potuto procurare un simile filmato, ma capì subito l’uso che intendevo farne: era un’ottima merce di scambio per riavere quello che la interessava.
L’indomani ci recammo dai cari cugini, mostrammo il filmato in nostro possesso e, superato il momento d’ira dei due, che finalmente capivano l’origine della violenza di cui erano stati vittime, ottenemmo la restituzione del nastro originale e della copia vhs in loro possesso; accompagnati da loro facemmo poi il giro di tutti gli amici partecipanti all’orgia, ottenendo da ciascuno di loro la consegna della copia personale. Al termine del blitz consegnai ai due mortificati cugini il nastro originale della loro performance omosex, ma ne conservai ovviamente una copia, per timore che qualche copia delle prodezze di Gerry fosse sfuggita alla nostra ricerca. Chissà perché da allora i miei cugini evitano accuratamente di farsi vedere quando vado a trovare i miei zii.
P.S.
Sono passati tre anni dall’epoca dei fatti descritti in questo racconto, e nel frattempo io, oltre ad essere giunto ad una piena affermazione professionale, entrando in società coi miei vecchi datori di lavoro, ho raggiunto una posizione che non esito a definire ideale per quanto riguarda la mia vita sentimentale e sessuale. Barbara è diventata mia moglie, mi ha dato un figlio maschio ed ora è in attesa di una femmina; Gerry però non è affatto uscita dalla mia vita, perché eventi troppo significativi ci legavano, e così ora è, se così si può dire, la mia amante. È un’amante anomala, alla luce del sole, pienamente accettata da Barbara, al punto che spesso, e per lunghi periodi, coabita con noi; in questo suo nuovo ruolo si sente finalmente libera di assecondare le sue inclinazioni sessuali e i nostri rapporti non conoscono più momenti di noia, e anche senza raggiungere chissà quali vette di trasgressione sono decisamente appaganti. Dal momento che non sono un egoista, e dato soprattutto che so benissimo che un uomo solo non può riuscire a soddisfare due donne vogliose, nella mia vita c’è spazio anche per Max; è stata Barbara a volerlo rivedere, per ripetere con più calma le esperienze della famosa notte in cascina, ma anche Gerry non si è lasciata sfuggire l’occasione di saggiarne le qualità amatorie. Formiamo così un quadrato anomalo, dato che io e mia moglie, stretti dal nostro vincolo matrimoniale, siamo comunque quasi sempre insieme durante i vari incontri, incontri che invece non vedono necessariamente la presenza di entrambi gli altri componenti di questo strano ménage. Un’ultima cosa: la videocamera continua ad essere fedele compagna della nostra vita sessuale.